<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Arezzo Polis &#187; tremonti</title>
	<atom:link href="http://www.arezzopolitica.it/tag/tremonti/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.arezzopolitica.it</link>
	<description>Cultura politica, dibattito pubblico.</description>
	<lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 12:15:10 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.2</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>La Speranza, nuovo nome della Politica</title>
		<link>http://www.arezzopolitica.it/2011/09/02/la-speranza-nuovo-nome-della-politica/</link>
		<comments>http://www.arezzopolitica.it/2011/09/02/la-speranza-nuovo-nome-della-politica/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 20:42:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Gianfranco Fini]]></category>
		<category><![CDATA[pdl]]></category>
		<category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[tremonti]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.arezzopolitica.it/?p=8218</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/09/02/la-speranza-nuovo-nome-della-politica/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/09/berlusconi_bossi_fini-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="berlusconi_bossi_fini" title="berlusconi_bossi_fini" /></a>Redazione- Immersi nell&#8217;incertezza della crisi, forse ci stiamo abbandonando alla retorica, dirà qualcuno. E invece no. Se c&#8217;è un antidoto per i momenti difficili, per i momenti in cui la realtà sembra non dare scampo a qualsiasi prospettiva positiva, questo è proprio l&#8217;antidoto giusto. Sperare, cosa significa? Può significare tante cose è vero, può essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8230" title="berlusconi_bossi_fini" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/09/berlusconi_bossi_fini.jpg" alt="berlusconi_bossi_fini" width="482" height="300" />Redazione</strong>- Immersi nell&#8217;incertezza della crisi, forse ci stiamo abbandonando alla retorica, dirà qualcuno. E invece no. Se c&#8217;è un antidoto per i momenti difficili, per i momenti in cui la realtà sembra non dare scampo a qualsiasi prospettiva positiva, questo è proprio l&#8217;antidoto giusto. Sperare, cosa significa? Può significare tante cose è vero, può essere un vacuo <em>flatus vocis</em>, un ennesimo espediente retorico (e perchè no, agitatorio) in cui rifugiarsi, per anestetizzare paure, ansie. Invece no, nel vocabolario della Politica, della vera Politica, la speranza significa una cosa sola: tornare a sperare nel futuro, nell&#8217;ordine che verrà. Può esserci una Politica senza questo statuto costitutivo della Speranza? Noi francamente siamo convinti di no. Certo, la politica si è sempre nutrita di sogni, di irrazionalità anche e diciamocelo chiaro di &#8230; &#8220;magia&#8221;: senza questo <em>quid</em> per così dire &#8220;magico&#8221;, la Politica sarebbe mero giuoco machiavellico, insensato.  Anche il Comunismo, il fascismo, il Nazionalsocialismo senza l&#8217;alimento delle Speranze che avevano alimentato (e estorto) non sarebbero mai esistiti. Quindi, diciamolo senza tema di passare per retorici o fanfaroni: torni la Politica a dare Speranze. Ma attenzione. La Politica va alimentata di &#8230; &#8220;visioni&#8221;: di visioni del futuro; lo abbiamo del resto detto tante volte, senza l&#8217;alito della Profezia, non esiste la Politica. Ma la Profezia non è l&#8217;inconsulta agitazione che portò ai totalitarismi; è un moto che parte da una &#8220;visione&#8221; corretta della storia, da una base di &#8220;razionalità&#8221; (anche se razionalità e profezia vanno malamente d&#8217;accordo). La Ns. visione è la visione, la Speranza di una Rivoluzione Liberale (quella senza la quale del resto non sarebbe esistito nemmeno il centrodestra). Ma attenzione: ieri queste istanze si muovevano con il volto sorridente di Silvio che proponeva un nuovo &#8220;Miracolo italiano&#8221; stile anni &#8216;60; ieri queste istanze si muovevano con i volti tirati e irosi di Fini che poneva con astiosa acrimonia la Questione Morale; ieri queste istenza avevano il volto di Alfano che proponeva il &#8220;rinnovamento del PDL&#8221;, ovvero più democrazia interna, più primarie, più collegialità. Oggi, l&#8217;onda di speculazione che ha investito l&#8217;Europa, ha alluvionato la Ns. piccola politica, rivelando un tragico vuoto, un <em>malstrom</em> che rischia di tutto travolgere e tutto portare con sè nel vortice di una spirale recessiva inquietante. Ma attenzione il vuoto non è tanto e solo italiano, il vuoto è di questo Occidente, allo sbando nel gestire la crisi, il periodo delle &#8220;vacche magre&#8221;, dopo tanti decenni di &#8220;vacche grasse&#8221;. Eh già, perchè il <em>boom</em> del mercato globale ha portato con sè un giocattolo, la globalizzazione che è esploso in mano un pò a tutti, a Berlusconi, a Sarkozy, alla Merkel, a Obama. Pareva la globalizzazione un Paese della Cuccagna, dove ognuno poteva prelevare in abbondanza; non una comunità dove, alla prima difficoltà, sarebbe occorso rimboccarsi le maniche, e venirsi incontro anche sacrificando qualcosa di proprio. La stessa UE, in fondo, è divenuta una specie di ombra, una crisalide catatonica, paralizzata e scavalcata da un Direttorio Francese-Tedesco, per altro messo a dura prova nella sua <em>leadership</em> dagli eventi di agosto. La tempesta borsistica che ha investito l&#8217;Europa è dipesa in larga parte proprio dall&#8217;assenza di un Baricentro, di un Governo Comune. E dai dubbi, sempre più conclamati a livello globale, che Grecia, Spagna e Portogallo non riescano nella quadratura del cerchio imposta da FMI e UE di tagliare il debito e di crescere nello stesso tempo: come può una Nazione in <em>default</em> si domanda qualcuno risorgere se non può contare sulla svalutazione della propria moneta per rilanciare la propria industria? Non vogliamo certo figurare come quelli che hanno la verità in tasca. Ma certo vogliamo figurare come quelli che a gran voce reclamano che nello spazio politico italiano si prenda sempre più coscienza di queste dinamiche globali e internazionali della crisi. Basta con la politica che &#8220;si guarda l&#8217;ombelico&#8221;: come se il &#8220;miracolo italiano&#8221; dovesse dipendere dal contributo di solidarietà, dall&#8217;IVA e da altre cose. Come se dai &#8220;conti in ordine&#8221; dovesse scaturire il nuovo <em>boom</em>. La Politica oggi ha bisogno di una nuova visione; il centrodestra ha bisogno di una visione più larga dei problemi che sola la conduca a quel <em>reframing</em> (rinnovamento), tanto conclamato nell&#8217;assise del Consiglio Nazionale PDL che ha issato Angelino Alfano alla segreteria del Partito. Sono vent&#8217;anni che i moderati invocano un nuovo &#8220;miracolo italiano&#8221;; ma occorre una politica di centrodestra che ravvivi i vecchi obiettivi liberali con un nuovo protagonismo dell&#8217;Italia nei principali <em>dossier</em> dell&#8217;economia mondiale: è da questa che sempre più dipendono i nodi della crisi italiana. Un centrodestra che imposti in modo nuovo il tema dell&#8217;Europa: ieri l&#8217;Europa era l&#8217;asse franco-tedesco, a partire da una visione fortemente &#8216;revisionista&#8217; dell&#8217;Europa e dei problemi dell&#8217;economia globale. Prendiamo, cioe&#8217;, atto che sì l&#8217;Italia è uno dei Paesi più indebitati d&#8217;Europa e del mondo, ma che il <em>deficit</em> è un problema, una fragilità che investe tutti gli Stati Europei che hanno condiviso l&#8217;avventura dello Stato Nazionale e dello Stato Sociale (lo abbiamo detto: la Germania ha il problema Ddr!); un problema da cui deve partire una condivisione della soluzione perchè, con la (pure ipotetica) prospettiva di una propagazione del default greco-spagnolo-portoghese, nessuno Stato può pensare di sfuggire alle grinfie della speculazione (e forse della recessione). Si è molto parlato ad esempio di <em>Eurobond</em>: un&#8217;ipotesi da tempo avanzata da Tremonti, oggi condivisa anche da Scalfari e con qualche distinguo da Romano Prodi. Stabilizzeranno i <em>deficit</em> UE? Serviranno a proteggere l&#8217;area Euro da speculazioni? Intanto parliamone, anzi, inondiamo i giornali, con discussioni, ipotesi, dibattiti. Un altro <em>dossier</em> che non può essere ignorato è il rapporto USA-Cina, il divario tra Stati che importano e si indebitano troppo e (USA, Europa) e Stati che esportani e risparmiano troppo (Cina, Brasile, Germania). Non pensate che abbiamo steso in queste parole un compendio di economia, perchè non era la Ns. intenzione. Noi ci limitiamo solo a porre domande, perchè crediamo che, nell&#8217;incertezza, sia essenziale farsi domande, mantenere vigile il giudizio critico: se c&#8217;è anche una minima <em>chanche</em> di speranza, abbiamo il dovere morale di parlarne, perchè parlare di un problema significa già essere orientati alla soluzione. Perchè solo agendo da protagonisti (e non da pedine) sui problemi del mercato globale, solo dando respiro internazionale alla Politica economica, il centrodestra potrà guadagnare <em>chanches</em> reali di rinnovamento e di consenso, seminando speranza e fiducia dove oggi c&#8217;e&#8217; scoramento. Agire solo sulle misure interne (la Manovra, tra l&#8217;altro è stata &#8220;predeterminata&#8221; dall&#8217;UE) non serve. Smettiamo, quindi, di &#8221;guardarci l&#8217;ombelico&#8221;: se il centrodestra vuole ritrovare il ruolo di protagonista della storia propria, dell&#8217;Italia e dell&#8217;Europa, se il centrodestra &#8220;post-berlusconiano&#8221; non vuole diventare il libano dei &#8220;diadochi&#8221;, dei &#8220;capetti&#8221; che litigano fino a dilaniarsi per la successione al pur glorioso <em>leader</em>, se il centrodestra vuole ritornare il riferimento del Paese, questa è l&#8217;ora per dimostrare di essere all&#8217;altezza dei compiti che lo attendono.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.arezzopolitica.it/2011/09/02/la-speranza-nuovo-nome-della-politica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tremonti e l&#8217;Europa che verrà</title>
		<link>http://www.arezzopolitica.it/2011/01/12/tremonti-e-leuropa-che-verra/</link>
		<comments>http://www.arezzopolitica.it/2011/01/12/tremonti-e-leuropa-che-verra/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 12 Jan 2011 22:21:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mugnai</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Churchill]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[tremonti]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.arezzopolitica.it/?p=6063</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/01/12/tremonti-e-leuropa-che-verra/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/01/tremonti_bruxelles-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="tremonti_bruxelles" title="tremonti_bruxelles" /></a>di Federico Mugnai &#8211; «Siamo sicuri che tutto sta andando bene?». L&#8217;interrogativo di Tremonti sull&#8217;attuale situazione economico-finanziaria apre a nuove prospettive per l&#8217;Europa. Non si tratta infatti della classica domanda tesa soltanto ad incutere paura; anzi si tratta di un interrogativo che propone nuovi scenari. Infatti, ha continuato Tremonti, si sta verificando una situazione per cui viene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-6075" title="tremonti_bruxelles" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/01/tremonti_bruxelles-300x212.jpg" alt="tremonti_bruxelles" width="300" height="212" />di <strong>Federico Mugnai</strong> &#8211; «Siamo sicuri che tutto sta andando bene?». L&#8217;interrogativo di Tremonti sull&#8217;attuale situazione economico-finanziaria apre a nuove prospettive per l&#8217;Europa. Non si tratta infatti della classica domanda tesa soltanto ad incutere paura; anzi si tratta di un interrogativo che propone nuovi scenari. Infatti, ha continuato Tremonti, si sta verificando una situazione per cui viene attaccato (dai mercati finanziari &#8211; ndr) un paese dopo l&#8217;altro, «come accadde fra Orazi e Curiazi».«Se si guarda al futuro geopolitico è evidente che la competizione &#8211; ha sottolineato il ministro &#8211; è tra continenti» e per questo è necessario che l&#8217;Europa abbia un ruolo nel suo insieme. «La crisi &#8211; ha detto Tremonti parlando ancora dei suoi effetti sull&#8217;Europa &#8211; ha mantenuto i confini politici ma non ha mantenuto i confini economici e il rischio è senza confini. «Se si guarda alla mappa geopolitica del mondo &#8211; ha detto &#8211; è facile vedere che le interazioni e la competizione sono tra blocchi continentali: è la fine dell&#8217;era degli Stati nazione. Ma  l&#8217;Europa, nonostante sia il blocco più grande, più ricco e storicamente più forte, non è ancora un blocco».  Per Tremonti è quindi in atto un processo di cambiamento istituzionale e politico importante in Europa. «È in atto un processo che si fonda su quattro pilastri: ruolo più attivo della Bce, il Fondo di stabilizzazione finanziaria che dovrebbe essere completato con la proposta di Eurobond, disciplina di bilancio in tutti i paesi, il semestre europeo.&#8221; Infine il grande auspicio di Tremonti, riprendendo le parole di Winston Chuchill del 1946 che guardava alle macerie dell&#8217;Europa dopo il secondo conflitto mondiale: &#8220;Che l&#8217;Europa  risorga.&#8221; Nelle parole di Tremonti è facile cogliere l&#8217;auspicio per una fase nuova dell&#8217;Euoropa, finalmente protagonista e non subalterna a nessuno. La fine della seconda guerra mondiale aveva decretato la fine dell&#8217;Europa come centro geopolitico, a favore degli Stati Uniti e dell&#8217;Urss. La caduta del Muro di Berlino avrebbe dovuto ristabilire un equilibrio tra Usa ed Europa ed invece a causa della globalizzazione ha visto l&#8217;emergere della Cina ad est. E&#8217; partendo da questa considerazione di fondo che Tremonti richiede all&#8217;Europa la creazione di una unione federale tra gli stati per uscire finalmente dall&#8217;epoca della decadenza. E&#8217; la decadenza il tratto caratteristico dell&#8217;Europa e dell&#8217;Occidente moderno; un tramonto quello dell&#8217;Occidente già previsto da Spengler a partire dagli anni venti del XX secolo e che, seppur con sbocchi finali diversi e senza grossi spargimenti di sangue si sta avverando, con il lento ed inesorabile insorgere delle potenze asiatiche. E&#8217; anche vero che per creare una Europa federale ci vuole tempo e coraggio. L&#8217;attuale Europa è solo un aggregato economico e un insieme burocratico.  Come scrive Tremonti nel suo bestseller &#8220;La paura e la speranza&#8221;: &#8220;l&#8217;Europa non sopravvive se si ferma all&#8217;economia.&#8221; E sempre nello stesso libro, Tremonti fa una riflessione che mostra l&#8217;attuale stato di prostrazione dell&#8217;Europa: &#8220;In Cina la Bibbia diventa il bestseller dei giovani. Un Paese che ha praticato l&#8217;ateismo di Stato per quasi un secolo si apre al cristianesimo! L&#8217;Europa, invece, rinnega le proprie radici giudaico-cristiane, forse perchè non si tratta di valori espressi in euro! Chi non sa difendere le proprie idee ha già perso la sfida del confronto con gli altri. Gli islamici mettono in gioco la propria vita per l&#8217;Islam, noi non sappiamo neppure dirci cristiani. Un continente che parla con una sola voce di economia, ma non di valori spirituali, è un&#8217;entità solo nominale. Questo è un segno di decadenza, molto più degli indicatori di sviluppo dell&#8217;economia.&#8221; Siamo purtroppo figli della secolarizzazione e del 68&#8242;, che non poco hanno contribuito a far emergere il pensiero &#8220;debole&#8221; . Perchè l&#8217;essenza del 68&#8242; risiede precisamente nell&#8217;assenza dei valori, nel nichilismo e nella decivilizzazione prodotta dal relativismo. Sapremo risorgere da queste macerie? Si, solo se sapremo guardare avanti senza trascurare il patrimonio ideale, culturale e storico dell&#8217;Europa.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.arezzopolitica.it/2011/01/12/tremonti-e-leuropa-che-verra/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il futuro del centrodestra italiano secondo Marcello Veneziani</title>
		<link>http://www.arezzopolitica.it/2010/11/20/il-futuro-del-centrodestra-italiano-secondo-marcello-veneziani/</link>
		<comments>http://www.arezzopolitica.it/2010/11/20/il-futuro-del-centrodestra-italiano-secondo-marcello-veneziani/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 20 Nov 2010 22:45:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mugnai</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Alemanno]]></category>
		<category><![CDATA[formigoni]]></category>
		<category><![CDATA[Gianfranco Fini]]></category>
		<category><![CDATA[marcello-veneziani]]></category>
		<category><![CDATA[pdl]]></category>
		<category><![CDATA[tremonti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.arezzopolitica.it/?p=5642</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2010/11/20/il-futuro-del-centrodestra-italiano-secondo-marcello-veneziani/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/11/Gianni-Alemanno-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="Gianni Alemanno" title="Gianni Alemanno" /></a> di Redazione- Pubblichiamo questa intervista rilasciata da Marcello Veneziani  al quotidiano &#8220;Il Foglio&#8221; sul futuro del centrodestra. Crediamo si tratti di un argomento di estrema attualità, perchè teso a dare un nuovo slancio all&#8217;immagine e all&#8217;assetto interno del Popolo della Libertà. Un contenitore che può essere sfruttato solo se agli uomini si accostano le idee, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-5643" title="Gianni Alemanno" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/11/Gianni-Alemanno.jpg" alt="Gianni Alemanno" width="230" height="345" /> di Redazione- Pubblichiamo questa intervista rilasciata da Marcello Veneziani  al quotidiano &#8220;Il Foglio&#8221; sul futuro del centrodestra. Crediamo si tratti di un argomento di estrema attualità, perchè teso a dare un nuovo slancio all&#8217;immagine e all&#8217;assetto interno del Popolo della Libertà. Un contenitore che può essere sfruttato solo se agli uomini si accostano le idee, la storia e la tradizione riformista e moderata dell&#8217;Italia. Sarebbe la migliore risposta a chi, come Fini, pretenderebbe di essere l&#8217;erede di questa tradizione, continuando però a portare avanti battaglie radicali, laiciste e relativiste che nulla hanno a che vedere con il patrimonio culturale del Pdl. Gianni Alemanno, designato da Veneziani come possibile successore di Berlusconi, pare anche a noi l&#8217;uomo in grado di raccogliere la sfida del futuro per il centrodestra italiano - </strong>Nessuno sarà più come Silvio Berlusconi, il Cavaliere taumaturgo, il fondatore del centralismo carismatico. E dunque, sublimare il centrodestra, garantire la sopravvivenza del Pdl, costituzionalizzare il berlusconismo, non è un’impresa per un uomo solo. “Da tempo penso che, quando sarà, dovrà essere una troika a prendere le redini del partito berlusconiano”. Troika composta da chi? “Gianni Alemanno, Giulio Tremonti e Roberto Formigoni”, risponde al Foglio Marcello Veneziani. L’intellettuale della destra ex missina, mai davvero tenero con la fu Alleanza nazionale, con il suo gruppo dirigente e in particolare con il suo fondatore, Gianfranco Fini, sostiene che il presidente della Camera “ha sbagliato i tempi. Si è mosso troppo presto, e male, pensando che il ciclo berlusconiano fosse concluso. Adesso è impossibile pensare che possa diventare lui il leader del centrodestra che sarà. L’esito più probabile della parabola finiana è una alleanza con l’Udc. Ha sbagliato troppo Fini in questi mesi, poteva essere il vice di Berlusconi, adesso può fare il vice di Casini”. Eppure, aggiunge Veneziani, “sarebbe un errore sottovalutarne la capacità di offerta politica. Fini ha fatto proprie alcune idee che funzionano ed è pur sempre un capiente collettore del disagio, del malcontento, che serpeggia nel Pdl. Deridere è facile, affrontare una sfida è cosa più impegnativa ma alla fine anche più appagante. A Fini bisogna sapere rispondere, da destra, e sul piano delle idee”. Veneziani non ama il presidente della Camera “ma averlo espulso dal Pdl è stato un errore sciocco”, spiega. “Fini andava assecondato. Il conflitto con Berlusconi doveva rimanere all’interno del Pdl, della fisiologia dialettica tipica di ogni partito. Invece il dissidio è tracimato in maniera inspiegabile fino a colpire la maggioranza in Parlamento e il governo. Ora è tardi per recuperare, ma lo sbaglio non va ripetuto. Fini va preso sul serio. Alcuni temi fatti propri da Fli sono argomenti fondativi della destra italiana. La legalità, il senso dello stato, la cittadinanza. Altri sono mutuati, scimmiottati, dalla cultura della sinistra. Ma non va sottovalutata la forza concorrenziale di Fini e del suo partito nei confronti del Pdl e del berlusconismo. E’ necessaria una risposta di destra, articolata, credibile”. Alemanno ci sta pensando. Può essere lui l’antidoto del Cavaliere contro Fini? “Ne ha tutte le caratteristiche, anche se dopo Berlusconi non ci sarà un altro Berlusconi e le formule si faranno necessariamente meno personalistiche. In uno scenario in cui al carisma si sostituisca la forza dei programmi, Alemanno può essere il comprimario di un ticket con Tremonti e Formigoni. Insieme, questi tre bismarckiani, riunirebbero anche l’Italia. La visione nordista e la visione centromeridionalista”. Negli ambienti alemanniani si pensa a un manifesto dei valori della destra, da dove si dovrebbe cominciare? “Alemanno deve iniziare dallo psicodramma del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia. Si dovrebbe ricordare che il patriottismo della destra non è ‘costituzionale’ ma ‘nazionale’, che ‘l’elezione diretta del premier’ è di destra mentre la ‘centralità del Parlamento’, di cui parla Fini, appartiene al vocabolario della sinistra. Alemanno, che ha già costruito un rapporto solido con Tremonti, è anche l’unico che può declinare il valore della comunità applicata all’economia sociale e di mercato. Il sindaco sa incarnare anche la sensibilità antica dei democratico cristiani, la difesa della vita, la bioetica”. E sono i punti di un manifesto. Alla fondazione Nuova Italia circola già la data di un convegno sui valori della destra nel Pdl, l’11 dicembre. Lo sta scrivendo Veneziani? “Nessuno mi ha chiesto nulla”. Non ancora.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.arezzopolitica.it/2010/11/20/il-futuro-del-centrodestra-italiano-secondo-marcello-veneziani/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Federalismo fiscale, Stato, comunità: la sfida della destra che si rinnova</title>
		<link>http://www.arezzopolitica.it/2010/05/11/federalismo-fiscale-stato-comunita-la-sfida-della-destra-che-si-rinnova/</link>
		<comments>http://www.arezzopolitica.it/2010/05/11/federalismo-fiscale-stato-comunita-la-sfida-della-destra-che-si-rinnova/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 11 May 2010 19:44:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mugnai</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[federalismo]]></category>
		<category><![CDATA[stato]]></category>
		<category><![CDATA[tremonti]]></category>
		<category><![CDATA[unità d'italia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.arezzopolitica.it/?p=4133</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2010/05/11/federalismo-fiscale-stato-comunita-la-sfida-della-destra-che-si-rinnova/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/05/bandiera_italia_unita_1-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="bandiera_italia_unita_" title="" /></a>di Giorgio Frabetti e Federico Mugnai  Specie a seguito delle polemiche tra Fini e Berlusconi alla Direzione PDL del 22 Aprile, sembra proprio che il “federalismo fiscale”, approvato in Parlamento l’anno passato con la discussa astensione del PD e la “non ostilità” di Di Pietro, stia diventando il “pomo della discordia” interna al centro-destra tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4135" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/05/bandiera_italia_unita_1-300x294.jpg" alt="bandiera_italia_unita_" width="300" height="294" />di <strong>Giorgio Frabetti </strong>e <strong>Federico Mugnai </strong> Specie a seguito delle polemiche tra Fini e Berlusconi alla Direzione PDL del 22 Aprile, sembra proprio che il “federalismo fiscale”, approvato in Parlamento l’anno passato con la discussa astensione del PD e la “non ostilità” di Di Pietro, stia diventando il “pomo della discordia” interna al centro-destra tra chi accusa la Lega (storica promotrice del decentramento fiscale) di ambizioni secessioniste e chi accusa gli ex- AN di appoggiare le ragioni “parassitarie” ed “assistenziali” di “Roma ladrona”e del centralismo. Certo, non è fausta la coincidenza in cui cade la discussione (e ormai il varo dei primi “decreti delegati”) del federalismo fiscale: la crisi greca; come negli anni ’90 la discussione coincise con la crisi dell’Italia sull’orlo della bancarotta alla vigilia del varo della moneta unica UE. La storia che si ripete? Non solo: tutto questo è il segno che il federalismo fiscale è un tema obbligato e al passo con l’attualità sociale e istituzionale dell’epoca della globalizzazione, quando lo Stato Centrale (cui è essenziale il centralismo fiscale) con il passare del tempo si è trovato più in difficoltà a intercettare la ricchezza (resasi liquida e quasi inafferrabile) e a trasformarla in “capitale politico” in servizi, politiche di qualità per lo Stato e i cittadini. Perché proprio qui, (e qui sta il segreto del “federalismo fiscale”, leggere l’omonimo libro di Tremonti del 1994 per credere!), in questa circolarità tra ricchezza e politica risiede la scommessa politica epocale del federalismo fiscale, ovvero un progresso nel modo di intendere il rapporto Stato/Economia: non ci si illude più che lo Stato “programmi l’economia” (illusione social-comumista); si pretende, però, di rendere trasparente al pubblico la “scatola nera” che trasforma l’input, la ricchezza dai privati nell’output dei servizi pubblici, opere pubbliche, sussidi etc., in una parola la “spesa pubblica”. Il federalismo fiscale, in altre parole, come insegna Tremonti, conosce tre leggi fondamentali: “vedo, voto, pago”; si tratta di un enorme passo avanti sulla via della democrazia, perché obbliga i politici, che intendono realizzare un programma a chiedere il consenso non solo sul piano delle idee e dei programmi astratti, ma anche in relazione alle risorse da impiegare. E’ comunque, in errore, chi crede che, con il federalismo fiscale il ruolo dello Stato venga sminuito per &#8220;scaricare&#8221; su agenzie locali (e in prospettiva private) funzioni pubbliche in settori e servizi vitali per la vita locale (come i servizi idrici, la sanità, l&#8217;assistenza etc.); il &#8220;federalismo&#8221; fiscale, invece, segna solo l&#8217;abbandono della logica centralista, che ha caratterizzato le politiche fiscali e pubbliche dagli anni dell’Unità d’Italia in poi, per un peculiare processo storico correlato strettamente all’esigenza di unificare un Paese e plasmarne le macroscopiche diversità linguistiche, culturali, sociali, sedimentatesi nei secoli precedenti; non può al riguardo sottacersi che la prassi &#8220;clientelare&#8221; di gestire i voti e il potere sorta in Italia con il termine spregiativo di &#8220;trasformismo&#8221; fosse in realtà un “federalismo fiscale” ante litteram, perché, nell’impossibilità di adottare un compiuto sistema di autonomie regionali dopo l’Unità d’Italia, operò certo come utile correttivo ad un centralismo che, al primo impatto e per i pesanti oneri che imponeva alle popolazioni in termini di tasse e coscrizione obbligatoria, determinò, immediatamente dopo l’Unità, gravi spinte disgregatrici e centrifughe (come il brigantaggio nei primi anni &#8216;60 dell&#8217;800, come le rivolte anarchiche ispirate da Bakunin nelle Romagne tra il 1871-73). Non a caso, un grande filosofo liberale come Benedetto Croce spese parole comprensive e non a priori malevoli sul &#8220;trasformismo&#8221; (si legga l’Intervista sulla Destra di Prezzolini/Quarantotto): per quanto certamente non fosse precisamente ortodosso con una prassi di liberalismo classico, il “sistema trasformista” (almeno per il Sud) funzionò come una &#8220;stanza di compensazione&#8221; tra centro e periferia, contro le spinte disgregatrici che provenivano dal tessuto sociale sedimentatosi nella penisola fin dal Medioevo (un insieme variegato di Stati in cui il campanilismo e il frazionismo erano forti rispetto ad una sterile identità italiana). Una prassi politico-amministrativa dalla quale, del resto, non si distaccò nemmeno una forza nazionalista quale il fascismo (ricordiamo l’ampio potere di cui i Direttori Generali e i Podestà godettero durante il regime fascista) e nemmeno i partiti del secondo dopoguerra, ma che ha fatto pagare al Sud un prezzo troppo forte in termini di dipendenza, di assistenzialismo, di anomia e passività economica; sulla quale oggi sono prosperati corruzione, mafia, camorra etc. Un pesante handicapp per il Sud, il quale, sottomesso, inibito, passivizzato nel rapporto con lo Stato, è stato via via depauperato nelle sue tradizione socio-culturali, senza riuscire ad esprimere nemmeno a livello locale le sue originarie “vocazioni politiche” (Nitti). Di qui, le principali critiche al federalismo: se, infatti, è vero che il &#8220;federalismo fiscale&#8221; presuppone un forte investimento politico nell&#8217;autogoverno delle realtà locali (in una fase nevralgica come l’allocazione fiscale), pare allora ad alcuni contraddittorio (oltrechè poco efficiente quanto a risultati) pretendere un così elevato livello di autogoverno delle Regioni in un Paese (come l&#8217;Italia) senza tener conto delle forti discrepanze regionali a livello economico, sociale, nel livello di “auto-organizzazione” politico-amministrativa e nell’allocazione del gettito fiscale (l’evasione fiscale nel Sud diventa anche il prezzo che lo Stato paga per alleggerire le gravi condizioni economiche indotte dalla presenza della criminalità organizzata); parrebbe, quindi, che a poco serva l&#8217;autogoverno fiscale delle Regioni, se non ad incrementare le divisioni e il divario economico tra Nord e Sud, e a rendere schizofrenica l&#8217;azione amministrativa dello Stato, che al Sud non potrebbe che essere paralizzata e bloccata dall&#8217;assenza di risorse (stante l&#8217;attuale gettito di &#8220;tributi propri&#8221; e di redditi disponibili per la diffusa disoccupazione): a meno di non ammettere per il Sud uno stato di permanente commissariamento! Ora, a questo riguardo dobbiamo precisare che il “federalismo fiscale”, nell’ammettere il decentramento della spesa e della tassazione, a carico degli Enti Locali, incrementa oggettivamente la responsabilità degli amministratori pubblici (e delle Comunità), togliendo l’alibi dell’ “è colpa di Roma!”, grande alibi sia dei &#8220;piagnistei&#8221; del Sud (pronto a piangere miseria anche con la Cassa del Mezzogiorno &#8230;), ma anche grande alibi leghista (&#8221;Roma ladrona&#8221;!). A questo punto, però, deve essere a tutti chiaro che il &#8220;federalismo fiscale&#8221;, lungi dall’essere un mero congegno di deregulation fiscale e amministrativa: è viceversa l&#8217;occasione per una vera (e forse l&#8217;unica) riforma della rappresentanza politica. Abituando, cioè, i politici &#8220;fin da piccoli&#8221;, fin negli incarichi locali, ad operare con la logica del &#8220;vedo, voto, pago&#8221;, ovvero abituandoli a &#8220;fare promesse&#8221; ma con il vincolo di designare le risorse per mantenere queste, il &#8220;federalismo fiscale&#8221; diventa una palestra molto utile di allenamento a quella &#8220;logica deliberativa&#8221; della politica che oggi in Italia manca tanto: il che obiettivamente favorisce la selezione (in meglio) delle èlites politiche di governo, anche per &#8230; Roma! Per questo, adottando il federalismo fiscale, l&#8217;Italia si dedica ad un investimento a lungo termine, che non diminuisce il compito della politica, ma anzi lo incrementa caricandola di significati più nuovi e penetranti a tutti i livelli (locale e centrale): un investimento, quindi, che necessita di &#8220;capitale umano&#8221;, ovvero di politici e amministratori capaci di non limitarsi alla semplice sfera amministrativa della riforma federale (che è quella che più di tutti emerge). Ora, è a tutti evidente che chi può trarre maggiore giovamento da questa &#8220;riforma della rappresentanza politica&#8221; è soprattutto il Sud, il quale, ha massimo bisogno di essere appoggiato, nelle sue croniche difficoltà, da uno Stato che esprime una classe dirigente dotata del consenso necessario per interventi forti e radicali nell&#8217;economia, nell&#8217;amministrazione, nei servizi, contro la criminalità. Ecco, quindi, che il &#8220;federalismo fiscale&#8221; diventa la cornice propizia per una stagione di riunificazione o meglio di rifondazione nazionale sulla base di un nuovo patto costituzionale tra territori e tra forze politiche. La “rivoluzione federalista” segna una netta evoluzione verso un nuovo modello “comunitario” della politica, dove le pulsioni delle Regioni (specie del Nord e del Sud) potrebbero esprimersi in un quadro armonico e bilanciato senza la “camicia di forza” del centralismo di matrice sabauda, cattolica, fascista o social-comunista. E’ prevedibile, tra l’altro, che, con l&#8217;attuazione del federalismo la forza politica della Lega potrebbe anche attenuarsi e perdere di ragione storica. A questo punto, il “federalismo fiscale” diverrebbe la “grande occasione” perché una destra comunitaria possa ritrovare in Italia un ampio consenso da Nord a Sud; diversamente, all&#8217;interno delle forze moderate assisteremo sempre a frizioni, continue divisioni e incomprensioni che rischiano di lasciare il Paese, dopo la fine del mandato di Berlusconi, a governi che ricordano troppo quelli della I° Repubblica, completamente inadatti alla mutevole e complessa realtà odierna e incapaci di trasmettere quella fiducia nelle istituzioni che solo una “rivoluzione” come quella federalista può apportare nel popolo italiano, unito indissolubilmente da Nord a Sud.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.arezzopolitica.it/2010/05/11/federalismo-fiscale-stato-comunita-la-sfida-della-destra-che-si-rinnova/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La &#8220;rivoluzione&#8221; fiscale del centro-destra: Forza Giulio!</title>
		<link>http://www.arezzopolitica.it/2010/03/26/la-rivoluzione-fiscale-del-centro-destra-forza-giulio/</link>
		<comments>http://www.arezzopolitica.it/2010/03/26/la-rivoluzione-fiscale-del-centro-destra-forza-giulio/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 09:18:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Difesa dei Consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[riforma fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[transizione italiana]]></category>
		<category><![CDATA[tremonti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.arezzopolitica.it/?p=3745</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2010/03/26/la-rivoluzione-fiscale-del-centro-destra-forza-giulio/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/03/04-GiulioTremonti-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="04-GiulioTremonti" title="" /></a>di Giorgio Frabetti- Troppa gente ha dimenticato che il fenomeno Tremonti aveva una sua storia molto tempo prima della &#8220;discesa in campo&#8221; di Silvio Berlusconi: era, infatti, noto al grande pubblico almeno dal 1986, quando, insieme con Vitaletti, il Commercialista di Sondrio aveva dato alle stampe un libello dal titolo &#8220;la fiera delle tasse&#8221;. Da allora, il Ns. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3746" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/03/04-GiulioTremonti.jpg" alt="04-GiulioTremonti" width="280" height="368" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>- Troppa gente ha dimenticato che il fenomeno Tremonti aveva una sua storia molto tempo prima della &#8220;discesa in campo&#8221; di Silvio Berlusconi: era, infatti, noto al grande pubblico almeno dal 1986, quando, insieme con Vitaletti, il Commercialista di Sondrio aveva dato alle stampe un libello dal titolo &#8220;la fiera delle tasse&#8221;. Da allora, il Ns. si guadagnò un ruolo di <em>opinion-maker</em> nella tribuna del <em>Corriere della Sera</em>, come voce dello scontento fiscale di una parte del ceto medio Lombardo-Veneto che di lì a poco darà vita alla <em>Lega </em>e contribuirà in misura decisiva all&#8217;affossamento del sistema di equilibri della<em> Prima Repubblica. </em>Da questo punto di vista, Tremonti riveste un ruolo specialissimo di avanguardia ideologica del centro-destra. Ripercorrere oggi i suoi insegnamenti, significa andare alle origini della ragione storica della presenza poltica del centro-destra, ovvero al DNA ideale del centro-destra. A inizio anno, Giulio Tremonti ha annunciato che il Governo dopo le elezioni regionali 2010 metterà mano alla riforma fiscale: la riforma si farà &#8220;non in termini di speculazione elettorale o di avventurismo demenziale ma in termini di vero riformismo&#8221;, ha detto Tremonti nell&#8217;intervista rilasciata al <em>Sole 24 Ore</em> il 17/01 scorso; se nell&#8217;immediato non è possibile ridurre la pressione fiscale, &#8220;non è affatto escluso- continua il Ministro- che nel tempo a venire si possano aprire finestre di opportunità per riduzioni fiscali&#8221;. Opportunità che dovranno, comunque, essere sottoposte &#8220;al vincolo della disciplina del bilancio&#8221;. Da decenni, Giulio Tremonti teorizza una <strong>riforma fiscale</strong> che (in controtendenza con la riforma del 1971) realizzi uno spostamento del baricentro del prelievo tributario <strong>dalle persone alle cose, ovvero dai redditi ai consumi</strong>. Ognuno, infatti, può rendersi conto che la primazia ricosciuta dal Ns. ordinamento alle imposte sui redditi genera situazioni paradossali e inaccettabili, come il <em>fiscal drug</em> che tende a livellare al ribasso i redditi dei lavoratori, rendendo sostanzialmente vane ed inefficaci politiche di rilancio della domanda dei consumi incentrate sull&#8217;aumento della disponibilità netta di reddito; senza contare le sperequazioni e le ingiustizie sociali che penalizzano le fasce di reddito intermedie, quelle con propensione a crescere: per fare un esempio, l&#8217; aliquota del 38% (introdotta da Romano Prodi e Padoa-Schioppa), colpendo la fascia di redditi che va da E. 28.000 a E. 55.000, pare fatta apposta per penalizzare i ceti emergenti. Capita così ad es. ad un libero professionista, che, in regime fiscale ordinario, guadagni ca E. 36.000, di percepire di reddito effettivo (al netto di tutto contribuzione compresa) E. 18.000, ovvero 1.500 al mese, come una &#8220;Partita IVA minima&#8221; (fiscalmente agevolato dalla l. 244/2007) con reddito lordo di ca E. 26.000. Quale propensione a crescere, a innovare a queste condizioni? Che sfacciati poi i vari Boeri e i vari tribuni di <em>Repubblica</em>  (ieri strenui sostenitori di Prodi) a tuonare contro la politica italiana (sottinteso: la destra!) che non investirebbe nelle nuove professioni e nei giovani! Un Fisco di tal fatta, allo stato attuale, premia solo i redditi bassi sotto gli E. 15.000, quelli al limite della disoccupazione: proprio quella &#8220;fascia grigia&#8221; che spesso lavora &#8220;in nero&#8221;, riusciendo anche a spuntare i vantaggi da &#8220;semi-nullatenente&#8221;  dal <em>Welfare</em> (e spesso dicharazioni ISEE favorevoli, social card, finanche aiuti dai servizi sociali!), contribuendo ad alimenare fiumi e fiumi di teorie sociologiche inconcludenti sulle cd. &#8220;trappole&#8221; del <em>Welfare</em>!  E&#8217; dagli anni &#8216;80 che Giulio Tremonti tuona contro un simile Fisco, che si guadagna dagli italiani soltanto una persistente propensione all&#8217;evasione fiscale; è dagli anni 80 che Tremonti ha fatto presente che il reddito (pietra di paragone della riforma tributaria Preti-Visentini del 1971, densa di socialemocrazia ideologica) non è affatto misura assoluta nè della ricchezza, nè della capacità contributiva di una persona: in parte, perchè a certe condizioni il reddito è tecnicamente evanescente e sfuggente (per chi non subisce ritenute alla fonte, basta non fare fattura e il reddito sparisce!), in parte perchè costituisce misura  di ricchezza troppo fragile, perchè soggetta  a troppe e mutevoli coordinate: come non dimenticare in proposito quanto diceva Luigi Einaudi, ovvero che, nell&#8217;immediato primo dopoguerra, lo stipendio di un Direttore Generale di Ministero, per effetto dell&#8217;inflazione galoppante, era sostanzialmente uguale a quello di un Capostazione! E del resto ancora negli anni 70/80 fenomeni del genere erano ampiamente riscontrabili non solo per effetto della nuova spirale inflazionistica, ma anche per effetto della cd &#8220;scala mobile&#8221; (di quel meccanismo che adeguava gli stipendi al &#8220;caro vita&#8221;). Nello stesso tempo, Tremonti ha sempre stigmatizzato lo spreco in beni di lusso pur quando (a cavallo anni 70/80) la recessione era forte e l&#8217;inflazione era a due cifre , quando, cioè, sarebbe stato logico aspettarsi rigore e austerità nei consumi! Evidentemente, l&#8217;evasione fiscale era diffusa oltre ogni immaginazione (in effetti, negli anni 80, quando Tremonti cominciava a &#8220;fare opinione&#8221;, l&#8217;ordinamento fiscale italiano aveva raggiunto un enorme grado di ineffettività, al limite della bancarotta; alla quale, per altro, l&#8217;Italia andrà vicino, come oggi la Grecia, nel 1992!).  Come contraltare, <strong>Tremonti propone una revisione completa dell&#8217;impianto della riforma tributaria del 1971, che ne sposti il baricentro dalle imposte sui redditi (sulle persone) alle imposte sui consumi</strong>: nell&#8217;età del consumismo, dice Tremonti, i redditi vanno necessariamente incrociati con la disponibilità dei beni, con le spese e il tenore di vita del contribuente per verificarne incongruenze.  Tremonti, però, non ha mai riconnesso a questa &#8220;rivoluzione fiscale&#8221; solo la finalità di rendere più effettivo ed efficiente (e forse anche &#8220;popolare&#8221;) il sistema dei controlli; Tremonti ha sempre puntato a restituire al sistema tributario la funzione di terminale effettivo ed efficace della politica economica dei governi: con sommo realismo, cioè, Tremonti ha sempe riconosciuto che la leva fiscale più efficace utilizzata nella storia dai Governi per governare l&#8217;economia sono stati i dazi: la forma più elementare e meno invasiva di &#8220;intervento pubblico nell&#8217;economia&#8221;, perchè, incidendo sui prezzi dei beni, effettivamente erano in grado di orientare i consumi e di riflesso gli investimenti del sistema produttivo, anche più degli attuali &#8220;incentivi&#8221; e fiscalizzazioni. L&#8217;anno passato, su questo tema (e sull&#8217;istanza di un riequilibrio della tassazione dai redditi ai consumi) si è registrato il parere favorevole e la disponibilità di Luigi Bonanni (Segretario CISL): segno che almeno a livello di dichiarazioni, la buona volontà di una riforma tributaria c&#8217;è. A noi non resta che incoraggiare il Ministro e dire: Forza Giulio!</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.arezzopolitica.it/2010/03/26/la-rivoluzione-fiscale-del-centro-destra-forza-giulio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sostenere la famiglia per uscire dalla crisi</title>
		<link>http://www.arezzopolitica.it/2009/11/15/sostenere-la-famiglia-per-uscire-dalla-crisi/</link>
		<comments>http://www.arezzopolitica.it/2009/11/15/sostenere-la-famiglia-per-uscire-dalla-crisi/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 20:15:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Difesa dei Consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[elisabeth warren]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[tremonti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.arezzopolitica.it/?p=2389</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2009/11/15/sostenere-la-famiglia-per-uscire-dalla-crisi/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://blogs.reuters.com/diane-bartz/files/2009/04/warren1.jpeg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>di Antonino Armao -
Lo tsunami finanziario ed economico che si è abbattuto su mezzo mondo era stato previsto con largo anticipo, anche nei particolari, da una professoressa di economia di Harvard, Elisabeth Warren, che inutilmente aveva lanciato un allarme sulla catastrofe in avvicinamento.
Ma cosa aveva visto la Warren, che altri invece hanno ignorato, per capire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://blogs.reuters.com/diane-bartz/files/2009/04/warren1.jpeg"><img class="alignleft" src="http://blogs.reuters.com/diane-bartz/files/2009/04/warren1.jpeg" alt="" width="250" height="335" /></a>di Antonino Armao -</strong></p>
<p>Lo tsunami finanziario ed economico che si è abbattuto su mezzo mondo era stato previsto con largo anticipo, anche nei particolari, da una professoressa di economia di Harvard, Elisabeth Warren, che inutilmente aveva lanciato un allarme sulla catastrofe in avvicinamento.</p>
<p>Ma cosa aveva visto la Warren, che altri invece hanno ignorato, per capire che la crisi si stava preparando? Tutto è partito dall&#8217;analisi dell&#8217;indebitamento, anzi del “sovraindebitamento” delle famiglie &#8211; in particolare quelle che fanno parlare a noi di ceto medio &#8211; per mantenere un tenore di vita, non solo consumistico ma anche di benessere, che le risorse economiche non permettevano più. Un sovraindebitamento che si è coniugato in una unione perversa con la nuova industria del credito: dalle tessere di plastica delle carte di credito fino alla massima perversione del mercato dei derivati. Il tutto approdato ad un corto circuito con la cosiddetta bolla immobiliare con prestiti fino al 120 per cento del valore dell&#8217;immobile e in espansione geometrica con l&#8217;offerta di finanziamenti basati su seconde terze e perfino quarte ipoteche sullo stesso immobile.</p>
<p>Di qui la rincorsa nelle offerte di denaro e il consolidarsi dell&#8217;industria del credito. Un credito diventato un prodotto al consumo. E nel nuovo mondo del prestito deregolato, le famiglie vengono tempestate da inserzioni pubblicitarie e da offerte di nuovi prodotti: tutto il credito di cui potrebbero avere bisogno, e di più.</p>
<p>Arrivato lo tzunami della crisi, quale la via d&#8217;uscita? La Warren propone una &#8221;zattera&#8221;: quella della famiglia e di interventi legislativi ed economici per sostenerla e per ricreare un tessuto sociale ed economico virtuoso.</p>
<p>Si legge nel programma con cui Berlusconi ha vinto le elezioni nel giugno del 2008: <em>“La famiglia è al centro del nostro programma; per noi la famiglia è la comunità naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna; e per sostenere la famiglia noi proponiamo: meno tasse, una casa per tutti, migliori servizi sociali, mettere i giovani in condizione di costruire il loro futuro”.</em></p>
<p>Lo stesso documento però avvertiva responsabilmente che la realizzazione del programma era sottoposta a 3 vincoli esterni essenziali: la crisi economica già in atto e colpevolemente sottovalutata dal precedente Governo; i vincoli imposti dalla Unione Europea; l’instabile equilibrio dei conti pubblici italiani.</p>
<p>Ora che la crisi è esplosa in tutta la sua drammaticità, non resta da augurarsi che il Governo trovi presto il modo di spostare risorse dalla rendita improduttiva e parassitaria di cui godono certe pubbliche amministrazioni e certe regioni, al sostegno per le famiglie. E la Toscana non si senta esclusa.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.arezzopolitica.it/2009/11/15/sostenere-la-famiglia-per-uscire-dalla-crisi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Evasori, ultima chiamata: al via lo scudo fiscale</title>
		<link>http://www.arezzopolitica.it/2009/09/15/2073/</link>
		<comments>http://www.arezzopolitica.it/2009/09/15/2073/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 15:10:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[scudo fiscali]]></category>
		<category><![CDATA[tremonti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.arezzopolitica.it/?p=2073</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2009/09/15/2073/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://farm3.static.flickr.com/2335/2400003509_f626bfff8d_b.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>A cura della Redazione.
Roma, 15 set (Velino) &#8211; Da oggi e fino al 15 dicembre 2009, sarà possibile aderire allo scudo fiscale. Si potranno far rientrare in Italia, o regolarizzare, attività finanziarie e capitali detenuti all&#8217;estero e mai dichiarati al fisco italiano in violazione delle norme sul monitoraggio. Nel caso della sola regolarizzazione gli intermediari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://farm3.static.flickr.com/2335/2400003509_f626bfff8d_b.jpg"><img class="alignleft" src="http://farm3.static.flickr.com/2335/2400003509_f626bfff8d_b.jpg" alt="" width="357" height="368" /></a>A cura della Redazione.</strong></p>
<p><strong>Roma, 15 set (Velino)</strong> &#8211; Da oggi e fino al 15 dicembre 2009, sarà possibile aderire allo scudo fiscale. Si potranno far rientrare in Italia, o regolarizzare, attività finanziarie e capitali detenuti all&#8217;estero e mai dichiarati al fisco italiano in violazione delle norme sul monitoraggio. Nel caso della sola regolarizzazione gli intermediari dovranno comunicare al Fisco sia il patrimonio che il nome dell&#8217;intestatario, mentre nel caso di rimpatrio si potrà conservare l&#8217;anonimato, in quanto ciascun intermediario è tenuto a comunicare unicamente il totale dei patrimoni fatti rientrare nel complesso da tutti i suoi clienti. Per gli intermediari inoltre &#8211; banche, società di gestione del risparmio, fiduciarie, o professionisti &#8211; vige l&#8217;obbligo di segnalazione antiriciclaggio. Non potrà in ogni caso aderire allo scudo chi è già oggetto di un accertamento fiscale, o nei cui confronti è già stata accertata una violazione di obblighi tributari o contributivi. L&#8217;Agenzia delle Entrate ha diffuso una circolare &#8220;provvisoria&#8221; (non ancora firmata dal direttore, Attilio Befera), in modo da poter tener conto, in quella definitiva, dei problemi che saranno riscontrati e segnalati nei prossimi giorni dagli intermediari e dai professionisti alle prese con l&#8217;operazione &#8220;scudo&#8221;.</p>
<p>Chi deciderà volontariamente di avvalersi della sanatoria verrà &#8220;scudato&#8221; per quanto riguarda i reati tributari di omessa dichiarazione o dichiarazione infedele, risparmiandosi quindi le multe che il Dl 78/2009 ha alzato rispettivamente al 480 e al 400 per cento dell&#8217;imposta dovuta. Sarà tenuto unicamente al rientro effettivo dei capitali &#8220;scudati&#8221; in Italia. Questa volta, infatti, non basterà dichiararli lasciandoli all&#8217;estero, a meno che non si trovino in Paesi dell&#8217;Unione europea, i quali &#8220;garantiscono un effettivo scambio di informazioni fiscali in via amministrativa&#8221;, oppure in altri Paesi extra-Ue (la Norvegia, per esempio), purché sia previsto con essi un sufficiente scambio di informazioni, i quali comunque saranno presumibilmente indicati nell&#8217;apposita circolare dell&#8217;Agenzia delle Entrate.</p>
<p>L&#8217;imposta da versare allo Stato per attivare lo scudo è del 5 per cento delle attività dichiarate. In teoria, dovrebbe essere calcolata non sui capitali, ma sui rendimenti annui. Tuttavia, poiché è prevista un&#8217;aliquota del 50 per cento su un rendimento annuo presunto dal governo del 2 per cento per cinque anni, si tratta in pratica di un&#8217;aliquota del 5 per cento sui capitali emersi. Siccome è molto difficile e costoso ricostruire un quinquennio di movimentazioni su conti detenuti nei &#8220;paradisi fiscali&#8221;, e calcolare con esattezza i capitali rimasti all&#8217;estero per periodi inferiori a cinque anni, l&#8217;aliquota sui rendimenti è poco più che una &#8220;finzione giuridica&#8221; e all&#8217;atto pratico al contribuente basterà pagare il 5 per cento del capitale emerso, rimpatriato o regolarizzato. &#8220;L&#8217;aliquota è del 5 per cento a meno che non venga fornita una prova contraria&#8221;, spiegava lo scorso luglio il viceministro dell&#8217;Economia Giuseppe Vegas, chiarendo che per vedersi applicare un&#8217;aliquota minore &#8220;occorrerà dimostrare che si è fatto meno dei 5 anni&#8221;. Secondo le stime elaborate dal Sole 24 Ore, le entrate potrebbero oscillare tra 3 e 4,5 miliardi di euro, di cui il 62 per cento si prevede dalla sola Lombardia.</p>
<p>Contestualmente al varo del nuovo scudo, il governo si è dotato di un nuovo strumento per colpire gli evasori che esportano i loro capitali nei &#8220;paradisi fiscali&#8221;: l&#8217;inversione dell&#8217;onere della prova. Non sarà più lo Stato a dover provare che i capitali detenuti all&#8217;estero e non dichiarati sono frutto di evasione fiscale, ma il contribuente a dover provare che non lo sono. L&#8217;articolo 12 del decreto anticrisi stabilisce infatti che investimenti e attività finanziarie detenute in stati o in territori a regime fiscale privilegiato in violazione degli obblighi di dichiarazione nel quadro RW si presumono costituite ai soli fini fiscali, e salva prova contraria a carico del contribuente, con redditi sottratti a tassazione. Norme, quelle volute dal governo e contenute nel decreto anticrisi, grazie alle quali la lotta ai &#8220;paradisi fiscali&#8221; si è molto rafforzata, ha riconosciuto il direttore dell&#8217;Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, rivelando che ben 170mila nominativi sono &#8220;in questo momento sotto indagine&#8221;.</p>
<p>(Federico Punzi) 15 set 2009 11:20</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.arezzopolitica.it/2009/09/15/2073/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tremonti: perchè l&#8217;Europa ci apprezza</title>
		<link>http://www.arezzopolitica.it/2009/03/13/tremonti-perche-leuropa-ci-apprezza/</link>
		<comments>http://www.arezzopolitica.it/2009/03/13/tremonti-perche-leuropa-ci-apprezza/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 22:46:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[tremonti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.arezzopolitica.it/?p=1003</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2009/03/13/tremonti-perche-leuropa-ci-apprezza/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://mariannamadia.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/98302/TREMONTI.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>
Redazione
Via libera dell’Ecofin alla trasformazione dell’Iva agevolata al 10% per il settore delle costruzioni da regime provvisorio a permanente. “È una buona dote fiscale per la nostra politica edilizia”, ha sottolineato il ministro dell’Economia Giulio Tremonti al termine dei lavori con i colleghi europei.
 “Abbiamo ottenuto la conferma, anzi il trasferimento da temporaneo a permanente del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><strong><a href="http://mariannamadia.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/98302/TREMONTI.jpg"><img class="alignleft" src="http://mariannamadia.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/98302/TREMONTI.jpg" alt="" width="292" height="235" /></a>Redazione</strong></p>
<p class="MsoNormal">Via libera dell’Ecofin alla trasformazione dell’Iva agevolata al 10% per il settore delle costruzioni da regime provvisorio a permanente. “È una buona dote fiscale per la nostra politica edilizia”, ha sottolineato il ministro dell’Economia Giulio Tremonti al termine dei lavori con i colleghi europei.</p>
<p class="MsoNormal"><span> </span>“Abbiamo ottenuto la conferma, anzi il trasferimento da temporaneo a permanente del regime agevolato per l’Iva sull’edilizia, ristrutturazioni e riconversioni abitative”, ha annunciato, spiegando che lo schema riguarda “tutti paesi ma noi particolarmente. Il regime italiano era speciale e temporaneo, ora è speciale e permanente”.</p>
<p class="MsoNormal">L’accordo dell’Ecofin permette ai paesi membri di applicare l’Iva ridotta su base permanente su tutta una serie di settori a scelta: oltre alla ristrutturazione delle abitazioni, il regime interessa la ristorazione, le piccole riparazioni di biciclette, scarpe, pellame, abbigliamento, vettovaglie.</p>
<p class="MsoNormal">Ma non solo, la riforma tocca anche l’attività dei lavavetri, pulizia delle case private; servizi di assistenza a domicilio per giovani, anziani, persone malate o disabili; parrucchieri; libri cartacei e cd rom. Il Portogallo nello specifico ha ottenuto l’applicazione dell’agevolazione ai pedaggi per i ponti di Lisbona e Cipro per le bombolette di gas.</p>
<p class="MsoNormal">Ma l’Ecofin ha dato anche luce verde al programma di Stabilità italiano, mentre il ministro sul fronte sociale ha tenuto a sottolineare che l’Italia è ben attrezzata, e i 9 miliardi stanziati per gli ammortizzatori sono “sufficienti”.</p>
<p class="MsoNormal">Il rapporto sull’Italia è fortemente positivo” ha detto Tremonti, osservando che “il bilancio della Repubblica italiana sul 2008 chiude bene, anche meglio di quanto previsto, il 2009 vediamo, ma già aver chiuso bene il 2008 è tanto”. E sul suggerimento Ue di valutare eventuali nuove misure, incluso l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne, il titolare di via XX Settembre ha affermato. “Per noi è importante la parte sui conti” ha detto, osservando che “c’è una parte fortemente positiva sulle pensioni. L’Ue dice sempre una cosa e poi il contrario”.</p>
<p class="MsoNormal">Intanto sul fronte sociale, nessun timore di emergenze: l’Italia ha un buon apparato di strumenti per reagire. I 9 miliardi di euro per gli ammortizzatori sociali sono una cifra “rilevante e sufficiente” ha sostenuto il ministro. “Finora peraltro non c’è stato bisogno di attingere a questa riserva”, ha aggiunto, giudicando i nove miliardi “una cifra responsabile, un importo non marginale”. Nel governo, ha spiegato “si sta consolidando l’idea che l’apparato di strumenti costruito in Italia con il consenso generale nel corso dei decenni sia razionale, sia buono”.</p>
<p class="MsoNormal">Il ministro ha poi approfondito l’entità della crisi. “Continuiamo a essere in terra incognita &#8211; ha rilevato &#8211; una situazione difficile che non ha precedenti storici, non c’è mai stata una così violenta alterazione degli schemi. Sappiamo che c’è la crisi, siamo stati eletti dicendo che sapevamo che c’era la crisi e che si sarebbe aggravata, sappiamo che è terra incognita, cerchiamo di fare il meglio possibile, nel modo migliore”.</p>
<p class="MsoNormal">“La moltiplicazione di dati, previsioni e congetture non ci sembra che sia un contributo per la soluzione del problema, consentirà a qualcuno di vincere il Nobel di non so cosa &#8211; ha concluso &#8211; c’è la crisi, lo sappiamo la gestiamo nel modo più serio e responsabile. La moltiplicazione delle previsioni non è seria”.</p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p><!--EndFragment--></p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.arezzopolitica.it/2009/03/13/tremonti-perche-leuropa-ci-apprezza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tremonti: sì, ce la faremo</title>
		<link>http://www.arezzopolitica.it/2009/02/18/tremonti-si-ce-la-faremo/</link>
		<comments>http://www.arezzopolitica.it/2009/02/18/tremonti-si-ce-la-faremo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Feb 2009 19:05:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Difesa dei Consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[tremonti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.arezzopolitica.it/?p=838</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2009/02/18/tremonti-si-ce-la-faremo/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.varesepolitica.it/adamoli/files/tremonti1.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>

Redazione
Tra Asia e Stati Uniti “si è creato un G2”, con l&#8217;Asia che “produce a basso costo e gli Usa che comprano a debito”. Il ministro dell&#8217;Economica, Giulio Tremonti, spiega così una delle principali cause che hanno portato alla crisi economica. Infatti negli ultimi anni l&#8217;America, che ruotava “sull&#8217;asse del suo sistema”, si è spostata, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://www.varesepolitica.it/adamoli/files/tremonti1.jpg"><img class="alignleft" src="http://www.varesepolitica.it/adamoli/files/tremonti1.jpg" alt="" width="480" height="360" /></a></p>
<p class="MsoNormal"><strong>Redazione</strong></p>
<p class="MsoNormal">Tra Asia e Stati Uniti “si è creato un G2”, con l&#8217;Asia che “produce a basso costo e gli Usa che comprano a debito”. Il ministro dell&#8217;Economica, Giulio Tremonti, spiega così una delle principali cause che hanno portato alla crisi economica. Infatti negli ultimi anni l&#8217;America, che ruotava “sull&#8217;asse del suo sistema”, si è spostata, passando dall&#8217;Atlantico al Pacifico. “Si è creata la situazione in cui l&#8217;Asia produce merci a basso costo e gli Stati Uniti comprano a debito. Una situazione di squilibrio straordinario che ha contribuito a determinare la crisi. Si è creato un G2 che ha cambiato il mondo”, dice Tremonti.</p>
<p class="MsoNormal">Il ministro torna quindi a parlare di un&#8217;altra delle cause principali che hanno portato alla crisi economica: la mancanza di regole. “Le regole sono una parte essenziale del mercato”. Ma ormai si è creata “una squadratura tra mercato e giurisprudenza”. Secondo il ministro non è solo la deregulation alla base della crisi, “nel catalogo delle cause c&#8217;è anche l&#8217;ingresso nel regno dell&#8217;anomia” che si trova in “almeno quaranta posti nel mondo, che sono come la mappa di Tortuga, dove l&#8217;unica regola è non avere regole”. Paesi senza regole fiscali né legali.</p>
<p class="MsoNormal">Tremonti sottolinea che le regole, da sole, non sono sufficienti. Occorre anche introdurre valori etici, “introdurre un patrimonio di valori che ha un ruolo fondamentale”. E nella “fabbrica delle regole il patrimonio dei cattolici è fondamentale”.</p>
<p class="MsoNormal">“Credo che l&#8217;esercizio fatto a Camaldoli e a Friburgo – conclude Tremonti &#8211; era un tentativo di economia sociale di mercato. Un tentativo di introduzione di valori etici. In questa fase storica dobbiamo fare questo esercizio dal locale al globale&#8221;.</p>
<p><!--EndFragment--></p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.arezzopolitica.it/2009/02/18/tremonti-si-ce-la-faremo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Perchè il capitalismo degenera</title>
		<link>http://www.arezzopolitica.it/2009/02/12/perche-il-capitalismo-degenera/</link>
		<comments>http://www.arezzopolitica.it/2009/02/12/perche-il-capitalismo-degenera/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 22:05:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[tremonti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.arezzopolitica.it/?p=799</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2009/02/12/perche-il-capitalismo-degenera/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://gestcredit.files.wordpress.com/2008/09/carlo-marx1.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>Redazione
Per superare la crisi economica e non entrare in una nuova servono nuove regole. “Il nuovo secolo deve, può essere il secolo del ‘legal standard’. Fatto da regole non limitate alla finanza, ma estese alla struttura sostanziale del capitalismo, come è degenerata negli ultimi anni”. È quanto scrive il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nelle conclusioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://gestcredit.files.wordpress.com/2008/09/carlo-marx1.jpg"><img class="alignleft" src="http://gestcredit.files.wordpress.com/2008/09/carlo-marx1.jpg" alt="" width="379" height="493" /></a><strong>Redazione</strong></p>
<p>Per superare la crisi economica e non entrare in una nuova servono nuove regole. “Il nuovo secolo deve, può essere il secolo del ‘legal standard’. Fatto da regole non limitate alla finanza, ma estese alla struttura sostanziale del capitalismo, come è degenerata negli ultimi anni”. È quanto scrive il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nelle conclusioni di un lungo intervento sul Corriere della Sera, nel quale affronta le patologie del capitalismo.<br />
“Senza nuove regole &#8211; sottolinea Tremonti &#8211; il superamento di questa crisi, fatto con i vari piani di salvataggio o con la bad bank, sarebbe infatti solo la preparazione della nuova”.<br />
Tremonti spiega che “la degenerazione del capitalismo si è manifestata principalmente in quattro patologie”.</p>
<p>La prima patologia: “vendere a terzi il rischio incorporandolo in nuovi prodotti finanziari. Così &#8211; scrive Tremonti &#8211; meno rischi e più guadagni. E così il rischio ha cominciato a circolare. C’è un antico detto &#8211; prosegue Tremonti &#8211; secondo cui i banchieri ti prestano il denaro come l’ombrello. Ma te lo prestano quando c’è il bel tempo e te lo ritirano quando invece viene la pioggia. Qui è avvenuto l’opposto: più debito e ancora più debito. È così che si è diffusa l’arte di vivere indebitati, grazie al buon cuore delle banche, e nella progressione di un paradigma che, basato sull’azzardo matematico dei derivati, ha creato e sta creando, effetti progressivi di crisi”.<span id="more-799"></span></p>
<p>La seconda patologia indicata dal titolare di via Venti Settembre è “la possibilità di sviluppare attività economiche e finanziarie fuori dalle giurisdizioni ordinarie”. Il problema, sottolinea Tremonti, non è solo la deregulation. “Una quota importante di capitalismo &#8211; sostiene &#8211; è entrata più che nello schema della deregulation, nel regno dell’anomia”.</p>
<p>La terza patologia: “la parte affluente e più dinamica del capitalismo è uscita dallo schema della società per azioni e ha utilizzato altri strumenti, gli hedge fund, gli equity fund. Questi sono strumenti che rappresentano un’evoluzione assolutamente esterna e alternativa rispetto allo schema legale di base proprio del capitalismo, che è appunto la società per azioni”.</p>
<p>Infine, la quarta patologia, è il fatto che “ultimo capitalismo si è liberato dal vincolo della partita doppia (distinzione fra conto patrimoniale e conto economico) e si è spostato solo sul conto economico, abbandonando la base del conto patrimoniale”. È così che, secondo il ministro, “è venuto via via configurandosi un capitalismo di tipo nuovo, di tipo take away: estrai ricchezza dal conto patrimoniale, saccheggi i valori che ci sono dentro e li porti fuori”.</p>
<p>“Che fare? &#8211; scrive Tremonti &#8211; se la crisi ha origine nella finanza, non la curi dalla parte sbagliata con gli stimoli applicati dal lato dell’economia reale”. Certo, sottolinea Tremonti “è giusto agire sulle strutture sociali ed economiche per cercare di assicurarne la tenuta”, ma se l’origine della crisi è nella finanza, “nella mancanza di fiducia fra banchieri e finanzieri, se la crisi non è una crisi di liquidità ma di solvibilità, la medicina non è nel fondere banche fallite, non è lo switch o swap fra debito privato e debito pubblico, non è creando domanda privata artificiale addizionale. Se sei drogato la cura non si fa con la droga.</p>
<p>Se il male è il debito, un eccesso di debito, continua Tremonti, “la cura non è data da altro debito addizionale, privato o pubblico che sia. Salvare tutto è missione divina. Se si pensa di salvare tutto, con l’ultima istanza dei governi, con i debiti pubblici, finisce che non si salva niente e si perdono alla fine anche i bilanci pubblici”.</p>
<p>Salvare il possibile, aggiunge, “è invece missione politica”. “Salvare le famiglie, le industrie, la parte delle banche autenticamente funzionale per lo sviluppo. Separare il resto, immettendolo in veicoli ad hoc, stabilire una moratoria di tassi e di tempi, sterilizzare i relativi valori nei bilanci. Il nome tecnico può cambiare: bad bank o chapter 11, ma la sostanza – conclude Tremonti &#8211; è la stessa, chiusa in una formula di radicale separazione del bene dal male, del funzionale dallo speculativo.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.arezzopolitica.it/2009/02/12/perche-il-capitalismo-degenera/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

