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	<title>Arezzo Polis &#187; pensioni</title>
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		<title>Pensioni: riforme sì, ma senza &#8220;porcate&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Aug 2011 10:36:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/08/31/pensioni-riforme-si-ma-senza-porcate/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/08/calderoli-21-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="calderoli-21" title="calderoli-21" /></a>di Giorgio Frabetti- Dopo nemmeno 48 ore il Governo ha ritirato l&#8217;ipotesi di introdurre nella Manovra-bis una misura che, nelle pensioni di anzianità, sterilizzava ai fini dell&#8217;anzianità contributiva i riscatti per servizio militare e università, svuotando di fatto l&#8217;istituto stesso della pensione di anzianità. Una misura salutata da Calderoli come una Rivoluzione (&#8221;finalmente si va in pensione in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8199" title="calderoli-21" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/08/calderoli-21.jpg" alt="calderoli-21" width="400" height="267" />di<strong> Giorgio Frabetti</strong>- Dopo nemmeno 48 ore il Governo ha ritirato l&#8217;ipotesi di introdurre nella Manovra-bis una misura che, nelle pensioni di anzianità, sterilizzava ai fini dell&#8217;anzianità contributiva i riscatti per servizio militare e università, svuotando di fatto l&#8217;istituto stesso della pensione di anzianità. Una misura salutata da Calderoli come una Rivoluzione (&#8221;finalmente si va in pensione in base al lavoro effettivamente prestato&#8221;), partorita dal faticoso accordo di Arcore (dove si e&#8217; convenuto di limare il contributo di solidarieta&#8217; IRPEF e di impedire l&#8217;aumento dell&#8217;IVA), ma che ha suscitato le proteste di tutte le parti sociali, allineando alla protesta CGIL, anche CISL, UIL e medici: una categoria, quest&#8221;ultima, dove tra laurea e specializzazione, occorre arrivare a 30 anni per lavorare, e per la quale sterilizzare il riscatto significa di fatto precludere l&#8217;accesso alle pensioni di anzianità. Al momento, se ne sta studiando una più tenue versione da sottoporre al Consiglio dei Ministri di domani. Ora, cerchiamo di non cadere nella demagogia &#8220;un tanto al chilo&#8221;: è evidente che la revisione dell&#8217;istituto delle pensioni di anzianità, aldila&#8217; di questa svista del Governo, e&#8217; improcrastinabile per la diversa struttura demografica e lavorativa del Paese (una volta si iniziava a lavorare praticamente minorenni, mentre ora l&#8217;età di accesso al lavoro è spostato in avanti) e per il loro effettivo costo. Non costruiamo <em>taboo</em> sulla materia; semplicemente, operiamo riforme più&#8217; meditate e tempestive. La Riforma Previdenziale richiede poi interventi ulteriori e a largo raggio: ristrutturare le prestazioni di base anche con interventi positivi per le famiglie in difficolta&#8217; e per la ricollocazione dei disoccupati; e far partire finalmente la previdenza complementare, per permettere, specie ai lavoratori più giovani, di costruirsi una pensione aggiuntiva, tramite l&#8217;investimento di capitali accantonati ad esempio, da eredità etc. Un &#8220;secondo pilastro&#8221; che non è mai partito, a causa dei costi fisiologici di mediazione (insiti in tutti i Fondi di investimento) e degli scarsi incentivi fiscali. Ora, Tremonti a giugno aveva promesso che nella revisione delle aliquote per attività finanziarie, avrebbe sgravato i Piani di investimento previdenziali: andrà avanti questa riforma? Ce lo auguriamo. Certo, Calderoli ha ragione da vendere quando, come criterio di riforma delle pensioni, afferma che l&#8217;età della pensione deve essere commisurata al lavoro prestato. La Manovra, però, non propizia il tempo e la calma necessaria per interventi più strutturali. Su questo versante, per evitare abusi e contrastare troppo facili &#8220;scappatoie&#8221;, ci sono comunque anche molte altre possibilità di intervento: ad esempio,  opportuno rinforzare le misure legislative e regolamentari contro gli abusi nelle pensioni di reversibilità, ponendo fine alla triste prassi di molte immigrate (ma non solo) che sposavano vecchi moribondi per precostituirsi una posizione pensionistica. Infine, l&#8217; intervento (annunciato dalla Lega, ma poi non attuato) sulle Pensioni di invalidità, che per altro creano un viscoso indotto di finte assunzioni a titolo di lavoro domestico &#8220;di cura&#8221;, perchè è molto facile per i familiari dichiarare prestazioni assistenziali poi non svolte. Per ora, comunque, la misura sui riscatti decisa nel vertice di lunedì (e poi successivamente ritirata), costituisce per il Governo un pesante <em>boomerang</em> politico: un ennesimo &#8220;porcellum&#8221; in veste previdenziale, una &#8220;porcata&#8221; poltica e legislativa di cui il Paese non sentiva certo la mancanza. La &#8220;porcata&#8221; vera consiste nell&#8217;infilare una norma sulle pensioni di anzianità, tanto impegnativa in un testo, la Manovra, in cui manca il tempo materiale e psicologico per riforme di più largo respiro; si decida il Governo a varare un Collegato <em>ad hoc </em>sulle pensioni.</p>
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		<title>Donne e pensioni: quando e come</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2009 21:43:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2009/03/05/donne-e-pensioni-quando-e-come/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.affaritaliani.it/static/upl/lav/lavoroonline.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>Redazione
Il 28 ottobre 2008 un gruppo di 10 parlamentari del Pd &#8211; tra i quali esperti come Pietro Ichino e Nicola Rossi, ed ex ministri come Emma Bonino e Linda Lanzillotta – scrisse al ministro del Welfare Maurizio Sacconi una lettera aperta per chiedere di innalzare da 60 a 65 anni l’età di pensione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.affaritaliani.it/static/upl/lav/lavoroonline.jpg"><img class="alignleft" src="http://www.affaritaliani.it/static/upl/lav/lavoroonline.jpg" alt="" width="420" height="200" /></a>Redazione</strong></p>
<p>Il 28 ottobre 2008 un gruppo di 10 parlamentari del Pd &#8211; tra i quali esperti come Pietro Ichino e Nicola Rossi, ed ex ministri come Emma Bonino e Linda Lanzillotta – scrisse al ministro del Welfare Maurizio Sacconi una lettera aperta per chiedere di innalzare da 60 a 65 anni l’età di pensione di vecchiaia delle donne. Nel pubblico impiego, ma anche nel settore privato. Il documento venne firmato anche da economiste come Fiorella Kostoris Padoa Schioppa e Stefania Sidoli.</p>
<p>Il governo risponde, a loro ma soprattutto ad una direttiva nello stesso senso della Commissione europea, inviando a Bruxelles il testo di un disegno di legge da sottoporre al Parlamento: prevede, nello Stato, la parità di pensione di vecchiaia uomo-donna a 65 anni entro il 2018. Si tratta, parole di Sacconi ma anche di Ichino “di un atto dovuto. Diversamente avremmo avuto un trattamento discriminatorio e saremmo stati condannati dalla Corte di Giustizia europea”. Vediamo i risvolti tecnici e politici di questa decisione.</p>
<p>•	Innalzamento graduale. Lettera a Bruxelles e poi ddl in Parlamento, presumibilmente di un unico articolo da inserire nel testo annuale di recepimento delle direttive comunitarie. Si parla esclusivamente di dipendenti dello Stato, dove il datore di lavoro è appunto la pubblica amministrazione. A partire dal 2010 ed ogni 24 mesi l’età di pensione di vecchiaia per le donne verrà innalzata di un anno: quindi 61 nel 2010; 62 nel 2012; 63 nel 2014; 64 nel 2016 e 65 nel 2018, quando si realizzerà appunto la parità.</p>
<p>•	Benefici per lo Stato e per le lavoratrici. Due miliardi e 300 milioni in otto anni saranno i risparmi per l’Inps, che potrebbero raddoppiare se il meccanismo venisse esteso ai privati. Quanto alle lavoratrici, calcolando che il trattamento di pensione di vecchiaia è pari circa all’80% dell’ultima retribuzione, e tenendo conto della dinamica degli aumenti di stipendio nel pubblico impiego (circa il 2,5% l’anno, più alta che nel privato), in otto anni esse dovrebbero recuperare il 40% di reddito: la metà come differenza tra pensione e stipendio, e l’altra meta (2,5 per otto) come aumenti retributivi.</p>
<p>•	Gia oggi in pensione più tardi. La pensione per le donne a 65 anni esiste del resto già oggi, nel pubblico e nel privato, su base volontaria. Tanto che nello Stato appena il 16% delle donne va in pensione prima dei 60 anni (cioè usufruisce del pensionamento di anzianità), il 44% ci va a 60 anni e ben il 40% si trattiene oltre i 60. La tendenza è dunque di restare al lavoro per mantenere un potere d’acquisto adeguato.</p>
<p>•	Una questione di giustizia. Tuttavia l’Europa, così come anche la lettera dei parlamentari del Pd, ed oggi il governo, ne fa una questione di parità e giustizia. Riconoscere alle lavoratrici le stesse opportunità per il pensionamento di vecchiaia riservate agli uomini. Fermo restando la possibilità di usufruire della pensione di anzianità una volta raggiunti i requisiti contributivi, non si vede perché una donna debba essere allontanata dal lavoro, per vecchiaia, cinque anni prima dei colleghi maschi.</p>
<p>•	La situazione in Europa. Nei maggiori paesi la parità uomo-donna esiste già. In Francia la pensione di vecchiaia è stata portata a 70 anni su base volontaria (65 obbligatoria); in Germania a 67 su base obbligatoria entro il 2029; in Inghilterra l’età di pensionamento delle donne è stata innalzata da 60 a 65 anni ed aumenterà a 68 entro il 2046.</p>
<p>•	L’innalzamento dell’aspettativa di vita. Tutto ciò è una conseguenza della durata media della vita, o aspettativa di vita. Oggi per l’uomo è in Italia di 80,4 anni, la più alta d’Europa; per la donna di 85,3 (seconda in Europa dopo la Francia, 85,4). La durata effettiva è ovviamente più elevata perché nella statistica entrano le morti accidentali e per malattia. Nel 1950 l’aspettativa di vita degli uomini era di 66 anni, nel 1980 di 74,5.</p>
<p>•	Ma quale accanimento? Detto tutto ciò, non si capisce perché la Cgil alzi al solito le barricate; e parli di “inaccettabile accanimento”. Anche gli altri sindacati sono prudenti (l’Ugl chiede che i 65 anni siano su base volontaria: dimenti che è già così). Si tratta, al contrario, di un diritto in più per le lavoratrici.</p>
<p>•	Propaganda e realtà. Secondo la retorica corrente a cui contribuiscono non poco molti talk show, la gente sarebbe costretta a “lavorare a vita”. E questa è anche la logica che ha spinto il governo Prodi a smantellare in fretta e furia lo scalone Maroni per le pensioni di anzianità. La realtà e ben diversa. Per le fasce più basse di reddito, ma anche per le professioni più qualificate, restare di più al lavoro è un beneficio, sia economico sia professionale. Resta comunque l’opzione della pensione di anzianità.</p>
<p>•	Il Pd spaccato. La decisione del governo divide ancora di più il Pd, che Franceschini aveva pensato di compattare dietro lo slogan dello stipendio pubblico per i licenziati (incentivo alle aziende per sbarazzarsi dei lavoratori). Una parte cospicua del partito, come confermano oggi Ichino e Linda Lanzillotta, è infatti favorevole alla parità di pensione di vecchiaia uomo-donna, e chiede anzi che venga estesa al settore privato. Altri, come Enrico Letta, chiedono che si metta mano alla riforma delle pensioni, ripristinando lo scalone, per finanziare gli ammortizzatori sociali. Ma su questo ultimo punto il governo, saggiamente, frena: “In un momento come questo non vogliamo aggiungere altra incertezza” dice il ministro Sacconi.</p>
<p>•	Il sì di Ciampi. L’ex capo dello Stato, padre della “miniriforma” del 1998 (il termine è suo) benedice l’azione del governo: “Per le pensioni è’ necessario per le pensioni portare a compimento un un cammino iniziato quasi vent’anni fa, con l’accordo del luglio ’93, la riforma Dini del ’95 e la miniriforma del 1998 per la quale mi impegnai intensamente assieme all’allora sottosegretario al tesoro Laura Pennacchi, con la frustrante rottura in xtremis di Rifondazione comunista. Oggi bisogna chiudere il cerchio e smussare le curve della spesa. Nulla di precipitoso, ma se non si interviene, entro i prossimi trent’anni l’intero sistema rischierà di diventare insostenibile e collassare”.</p>
<p>•	Il governo con l’Europa, da Franceschini solo slogan. Conclusione: il governo si allinea all’Europa (e risponde anche alle sollecitazioni dei riformisti del Pd). Il neosegretario democratico, che pensava di aver trovato una mossa ad effetto con l’assegno ai disoccupati, vede sempre più il suo slogan tornargli contro come un boomerang. Ed il suo partito torna nuovamente a dividersi. Quando si parla di temi seri, di questioni europee, la questione va lasciata appunto alle persone serie. Franceschini di strada deve ancora farne.</p>
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		<title>Su Welfare e Previdenza occorre una riflessione collettiva.</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jan 2009 19:03:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2009/01/25/su-welfare-e-previdenza-occorre-una-riflessione-collettiva/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.borrello.net/famiglia/images/Borrello%20Vito%20e%20famiglia%201931.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>di Antonino Armao e Carla Fabbrini
Mentre a sinistra Dindalini e Vasai si scannano a colpi di proclami impossibili per la poltrona di Presidente della Provincia cioè, praticamente, per la spartizione della formazione che serve solo ai formatori, per la manutenzione di strade piene di buche e per gli altri enti inutili che dipendono dalla Provincia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.borrello.net/famiglia/images/Borrello%20Vito%20e%20famiglia%201931.jpg"><img class="alignleft" src="http://www.borrello.net/famiglia/images/Borrello%20Vito%20e%20famiglia%201931.jpg" alt="" width="468" height="338" /></a>di Antonino Armao e Carla Fabbrini</strong></p>
<p>Mentre a sinistra Dindalini e Vasai si scannano a colpi di proclami impossibili per la poltrona di Presidente della Provincia cioè, praticamente, per la spartizione della formazione che serve solo ai formatori, per la manutenzione di strade piene di buche e per gli altri enti inutili che dipendono dalla Provincia, intanto nel centrodestra ci si interroga sul futuro di “cose” come Scuola, Previdenza e Welfare.</p>
<p>E siccome questo è il Paese dove per ognuno che lavora ci sono due che guardano e chiacchierano, molta disinformazione è stata fatta sulla perequazione (volontaria) dell’età pensionabile delle donne da 60 a 65 anni e sulla riforma del Welfare. Sono stati espressi giudizi volutamente fuorvianti per attribuire al Governo in carica la responsabilità di riforme impopolari e penalizzanti nei confronti delle donne, suggeriti  più dalla paura di perdere dei benefici che con un vero dibattito sulla necessità ad eliminare gli squilibri sociali esistenti.</p>
<p>Il dato di partenza è  la sentenza della Corte di Giustizia Europea del 13 novembre 2008 (C-46/07) che ha dichiarato l’inadempienza dello Stato Italiano per una normativa in forza della quale i dipendenti pubblici hanno diritto a percepire la pensione di vecchiaia a età diverse a seconda che siano uomini o donne.</p>
<p>Questo privilegio o come altro lo si voglia chiamare, la Corte di Giustizia stabilisce che non è accettabile. E’ una discriminazione che viola l’articolo 141 del trattato CE che in sostanza impone agli  stati membri di  adottare tutte le misure utili ad evitare o compensare svantaggi nelle carriere professionali, al fine di assicurare una piena uguaglianza tra uomini e donne nella vita professionale.</p>
<p><span id="more-688"></span></p>
<p>Nella sua pronuncia la Corte afferma che i provvedimenti nazionali in deroga all’art. 141 CE devono, in ogni caso, “contribuire ad aiutare la donna a vivere la propria vita lavorativa su un piano di parità rispetto all’uomo mentre, la fissazione, ai fini del pensionamento, di una condizione d’età diversa a seconda del sesso non è tale da compensare gli svantaggi ai quali sono esposte le carriere dei dipendenti pubblici di sesso femminile aiutando queste donne nella loro vita professionale e ponendo rimedio ai problemi che esse possono incontrare durante la loro carriera”.</p>
<p>Non è certo con una pensione anticipata che lo Stato italiano sostiene la vita professionale delle donne e le loro pari opportunità. Alla donna lavoratrice non interessa un beneficio “in uscita” dal mondo del lavoro; interessa, di fatto, un trattamento paritario “in ingresso” e forme di tutela “in itinere”. Va tutelata, in altri termini, la vita professionale della donna, garantendole pari dignità nei confronti del lavoratore uomo.</p>
<p>In Italia hanno accesso al mercato del lavoro il 46% delle donne rispetto ad una media europea del 60%. Inoltre l’Italia è un paese spaccato in due: al nord le donne accedono al mercato del lavoro in media europea e cioè il 60%, al centro sud si precipita al 30% e in più la disparità salariale è di circa un terzo e varia dal 20% al 30% in alcuni settori.</p>
<p>Fino a poco tempo fa lo stereotipo era quello delle donne che non lavorano perché fanno tanti figli. Ora abbiamo scoperto che non è vero neanche questo.</p>
<p>Perciò bisogna interrogarsi su quale sia il ruolo attuale della donna nel contesto della famiglia e della società e di conseguenza quale deve essere la funzione del Welfare a sostegno della famiglia e del lavoro, perché in questo Paese a forza di difendere privilegi che non possiamo permetterci, abbiamo raggiunto un tasso bassissimo di giustizia sociale.</p>
<p>Per riequilibrare questa situazione dobbiamo passare dal Welfare delle pensioni al Welfare to work.</p>
<p>Che cosa è il Welfare to work (in sigla W2W)? In Italia solo il 18% delle persone che perdono il lavoro o che non riescono a trovarlo ha un sistema assicurativo &#8211; un ammortizzatore sociale &#8211; che copra questo rischio con un sussidio per il tempo strettamente necessario per cercare un nuovo lavoro o per adattare le proprie competenze alla domanda del mercato. I più esposti sono proprio i lavoratori assunti con contratti flessibili, a tempo determinato.</p>
<p>Scriveva Marco Biagi che occorre &#8220;disporre anche in Italia di un nuovo assetto della regolazione e del sistema di incentivi e ammortizzatori, che concorra a realizzare un bilanciamento tra flessibilità e sicurezza&#8221;. Lo fecero fuori.</p>
<p>Occorre, quindi, disporre di un sistema assicurativo per i periodi di disoccupazione generalizzato e universale, che superi gli attuali ammortizzatori e che tuteli anche i lavoratori flessibili e precari, ma che non produca abusi e non scoraggi la ricerca di un lavoro.</p>
<p>Occorre un nuovo welfare, un nuovo patto sociale che vincoli l&#8217;erogazione di ammortizzatori sociali, di formazione personalizzata e di servizi per il collocamento, al concorso attivo del disoccupato nella ricerca del lavoro.</p>
<p>Il modello del Welfare to Work si fonda su una serie di incentivi e disincentivi che rendono sempre meno conveniente contare sul sussidio. Oltre alle misure tipiche di accompagnamento al lavoro, il welfare to work prevede, infatti, altre modalità d&#8217;intervento come il riorientamento del sistema scolastico e formativo verso le esigenze di gruppi selezionati di utenti e la definizione di un particolare mix tra il livello dei sussidi, delle retribuzioni e del prelievo fiscale sui redditi in modo da rendere sempre più conveniente l&#8217;attività lavorativa rispetto alle misure di assistenza. Altre misure di sostegno alla famiglia e l&#8217;assistenza abitativa devono rendere conciliabile, specialmente per le donne, il lavoro con la vita privata e facilitare la mobilità nel territorio.</p>
<p>Se vogliamo parlare seriamente di queste cose dobbiamo dire che questo è il progetto a cui sta lavorando il ministro del Welfare Maurizio Sacconi e nel contesto di questo progetto deve essere letta la perequazione dell’età pensionabile delle donne a quella degli uomini da 60 a 65. Altrimenti facciamo solo demagogia e “benaltrismo” a favore di questa o di quella campagna elettorale.</p>
<p>Usciamo da questa trappola, e usciamone donne e uomini, genitori e figli insieme, perchè a forza di dire che ci vuole ben altro siamo finiti in una patetica situazione  di stallo e di ingiustizia sociale. Cerchiamo di fare di necessità virtù e di cogliere una occasione storica per una riflessione collettiva sul Welfare e sul mercato del lavoro, per avviare a soluzione in chiave europea questi nostri squilibri sociali.</p>
<p>Ce lo chiede l’Europa ma ce lo chiede soprattutto la gente che soffre per il basso tasso di sviluppo dell’economia italiana e il basso tasso di equità ed efficienza del nostro mercato del lavoro.</p>
<p>Facciamo insieme le riforme che servono. E facciamole ora.</p>
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		<title>Crisi economica: chi lavora per il Paese e chi rema contro.</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jan 2009 18:38:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
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di Antonino Armao e Federico Mugnai
Da qualche settimana stiamo assistendo ad uno spettacolo disgustoso interpretato da alcuni personaggi travestiti da economisti a braccetto con alcuni importanti media italiani.
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<p class="MsoNormal"><a href="http://cache.valleywag.com/assets/resources/2008/02/WallStreetBull.jpg"><img class="alignleft" src="http://cache.valleywag.com/assets/resources/2008/02/WallStreetBull.jpg" alt="" width="375" height="500" /></a><strong>di Antonino Armao e Federico Mugnai</strong></p>
<p class="MsoNormal">Da qualche settimana stiamo assistendo ad uno spettacolo disgustoso interpretato da alcuni personaggi travestiti da economisti a braccetto con alcuni importanti media italiani.</p>
<p class="MsoNormal">Cosa sta succedendo? Taluni stanno utilizzando l’attuale crisi economica globale soltanto per diffamare il Governo italiano creando un’atmosfera tetra e un pò “dark”. Questa gente ignora volutamente lo stato dei conti pubblici e anche i parametri di Maastricht ma si agitano per vendere “fumo” in dosi massicce. Dicono che “il governo minimizza la crisi”, che “ha fatto poco per fronteggiare la crisi”, che “si doveva fare di più per i lavoratori e i pensionati”, che “la social card è umiliante”, e via di questa passo. Non si vuole in questa sede fare l’apologia dell’attuale Governo o difendere tutto e comunque a prescindere. Si vuole solo fare chiarezza sull’attuale situazione economica e non alimentare il panico per puro calcolo elettorale.</p>
<p class="MsoNormal">Il 2009 sarà un anno difficile, un anno di recessione. Secondo Eurostat il Pil italiano nel 2009 calerà del 2% e il debito pubblico salirà al 109,3%, cioè aumenterà del 3,7% in più rispetto al 2008. Ma tutti gli altri Paesi Ue, tranne la Germania , soffriranno di più. Infatti in Irlanda il deficit si impennerà all’11%, all’8,8% in Gran Bretagna, al 6,2% in Spagna, al 5,4% in Francia, etc.</p>
<p class="MsoNormal"><span id="more-679"></span></p>
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<p class="MsoNormal">Se l’Italia starà meno peggio di altri Paesi europei, è solo grazie alla nostra economia che ha regole più rigide, un atteggiamento più prudente da parte delle nostre banche ma anche grazie all’accortezza del ministro Giulio Tremonti nel non bruciare le risorse pubbliche nel fuoco della crisi.</p>
<p class="MsoNormal">Infatti nel disastro globale è arrivato un segnale di incoraggiamento per le misure messe in campo dal Governo Berlusconi da parte del commissario Ue agli affari economici, Joaquin Almunia che ha giudicato l’attuale pacchetto anticrisi, “un giusto mix tra gli incentivi alla crescita e la dovuta prudenza sul fronte dei conti pubblici”. Un piano che, insieme al calo dell’inflazione darà una mano alla ripresa. Anche se ciò non impedirà un aumento fisiologico della disoccupazione. Infatti in Europa sono previsti 3,5 milioni di posti di lavoro in meno, mentre per quanto riguarda l’Italia la disoccupazione salirà entro il 2010 dal 6,7% attuale all’8,7%.</p>
<p class="MsoNormal">L’opposizione ha detto che bisognava aumentare i salari e le pensioni, che la social card è inutile e che sarebbe stato meglio se i 40 euro fossero stati aggiunti direttamente nella busta paga e che sarebbe stato utile aumentare le tasse ai ricchi e diminuirle ai poveri. Ebbene queste richieste non potevano che provenire dalla sinistra ideologica<span>  </span>ancorata anche in economia ai vecchi schemi di matrice socialista. Il tempo passa, ma la sinistra italiana è sempre la stessa, cambia nome, ma non la sostanza. Ed ecco perché.</p>
<p class="MsoNormal">Innanzitutto le pensioni.</p>
<p class="MsoNormal">A partire dal 1 Gennaio 2009, sono state adeguate in base all’aumento dell’inflazione. Dato che i prezzi dei generi alimentari, le bollette di luce e gas, le rate dei mutui diminuiranno drasticamente nel 2009 a causa della diminuzione del costo del denaro e della flessione della domanda (uno dei pochi aspetti positivi della crisi, il momento più complicato per questa categoria è oramai alle spalle.</p>
<p class="MsoNormal">Social card.</p>
<p class="MsoNormal">La social card è una carta di pagamento elettronico dal valore di 40 euro mensili (ricaricata dallo Stato ogni due mesi per 80 euro) utilizzata per effettuare acquisti di generi alimentari in tutti i negozi abilitati e per le spese domestiche di luce e gas. Tramite la carta si può infatti accedere alla tariffa elettrica agevolata. E’ indirizzata agli anziani con 65 anni o più e alle famiglie numerose con redditi o trattamenti pensionistici bassi. C’è una semplice ragione se i 40 euro mensili non sono stati aggiunti in busta paga. Con la social card il beneficiario può spendere quei soldi in negozi accreditati soprattutto in generi alimentari di prima necessità e per le spese di luce e gas. Così viene evitata la possibile dispersione di questo contributo e viene indirettamente favorito il commercio in questi settori. In Toscana la social card è stata richiesta da 16.033 persone ed è stata ottenuta da 12.332. Ad Arezzo gli aventi diritto sono stati 919 su 1244 richiedenti. Gli esclusi sono in media il 20% ma qualsiasi fosse stata la soglia di accesso, la percentuale degli esclusi sarebbe stata sempre la stessa.</p>
<p class="MsoNormal">Aumento delle tasse ai redditi medio-alti.</p>
<p class="MsoNormal">Aumentare le tasse avrebbe avuto effetti controproducenti, poiché la pressione fiscale (grazie all’aumento della stessa da parte del Governo precedente) è già molto elevata e quindi con un inasprimento non sarebbe stato difficile prevedere un aumento dell’evasione fiscale.</p>
<p class="MsoNormal">Avremmo fatto come il presidente della Regione Sardegna, Renato Soru (PD), che istituendo la tassa sulle imbarcazioni di lusso credeva di ottenere maggiori introiti dal turismo. L’effetto è stato esattamente il contrario: le imbarcazioni presenti nei porti nella costa Smeralda sono drasticamente diminuite e di conseguenza sono i diminuite le tasse riscosse, i consumi e la presenza di turisti.</p>
<p class="MsoNormal">Sconti fiscali ai bassi redditi.</p>
<p class="MsoNormal">Se il Governo avesse speso più soldi per diminuire le tasse sui salari e sulle pensioni, avrebbe innanzitutto aumentato il deficit pubblico, di conseguenza sarebbero aumentati i prezzi al consumo e avrebbe avuto a disposizione meno risorse per aiutare i lavoratori che, a causa della crisi, andranno in cassa integrazione. Infine l’attuale governo ha stanziato diversi milioni di euro per le infrastrutture, che permetteranno di arginare in parte la disoccupazione e d’altro lato a modernizzare il paese. Così quando la crisi si attenuerà il Governo non sarà costretto ad aumentare le tasse, ma semmai avrà a disposizione maggiori risorse per creare occupazione, far ripartire i consumi e poter finalmente diminuire le tasse.</p>
<p class="MsoNormal">Invece l’economia ideologica di sinistra vorrebbe guardare all&#8217;immediato, a ciò che è spendibile subito senza avere una visione del futuro. Si vorrebbe attaccare la crisi aumentando i propri debiti! E&#8217; preferibile invece difendersi dalla crisi con misure prudenti e parsimoniose per poi avere le risorse necessarie per una più sollecita e forte ripresa. Allora cosa si può e si deve fare in questo momento? Occorre responsabilità, solidarietà ed unità nazionale. Quindi una politica inversa a quella suicida sostenuta dall’opposizione. Poi ci vuole coraggio e determinazione. Infine bisogna guardare in faccia la crisi e prendere decisioni anche impopolari nel breve periodo ma che possano essere utili in futuro. Quindi in termini concreti, che cosa si potrebbe fare oltre a quello che è già stato fatto? Ad esempio, nelle aziende in difficoltà lavorare meno ma lavorare tutti, come proposto dal Ministro Sacconi, continuare ad eliminare gli sprechi della pubblica amministrazione e gli Enti inutili di cui (ad esempio) è piena la Toscana, togliere gli esosi privilegi di alcune categorie ed aziende assistite dal pubblico, regolamentare gli scioperi nei servizi pubblici, etc.</p>
<p class="MsoNormal">Ma la cosa che conta veramente adesso è avere fiducia nel sistema Paese e non farsi trascinare in un vortice cinico e autodistruttivo dai traditori che vorrebbero mettere in ginocchio il Paese per poi spartirsi le spoglie.</p>
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