<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Arezzo Polis &#187; mafia</title>
	<atom:link href="http://www.arezzopolitica.it/tag/mafia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.arezzopolitica.it</link>
	<description>Cultura politica, dibattito pubblico.</description>
	<lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 12:15:10 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.2</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Destra dove sei? Ovvero, i &#8220;forconi&#8221; dell&#8217;antipolitica</title>
		<link>http://www.arezzopolitica.it/2012/01/20/destra-dove-sei-ovvero-i-forconi-dellantipolitica/</link>
		<comments>http://www.arezzopolitica.it/2012/01/20/destra-dove-sei-ovvero-i-forconi-dellantipolitica/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 23:01:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[arezzopolis]]></category>
		<category><![CDATA[forconi]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni falcone]]></category>
		<category><![CDATA[governatore della regione sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[governo monti]]></category>
		<category><![CDATA[Lega Nord]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Monti]]></category>
		<category><![CDATA[paolo borsellino]]></category>
		<category><![CDATA[pdl]]></category>
		<category><![CDATA[Raffaele Lombardo]]></category>
		<category><![CDATA[regione sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[siciliana]]></category>
		<category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[umberto bossi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.arezzopolitica.it/?p=9322</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2012/01/20/destra-dove-sei-ovvero-i-forconi-dellantipolitica/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2012/01/movimento-forconi-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="movimento-forconi" title="movimento-forconi" /></a>di Giorgio Frabetti- Sarebbe troppo facile salutare e biasimare come ennesima fiammata di “anti-politica” la protesta in atto in Sicilia (di autotrasportatori in particolare, ma seguita a ruota da altre categorie, pescatori e agricoltori), che sta paralizzando l’isola, causando pesanti rincari dei generi di prima necessità (già di fatto scarsi e praticamente razionati) e forti spinte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-9323" title="movimento-forconi" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2012/01/movimento-forconi.jpg" alt="movimento-forconi" width="467" height="270" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>- Sarebbe troppo facile salutare e biasimare come ennesima fiammata di “anti-politica” la protesta in atto in Sicilia (di autotrasportatori in particolare, ma seguita a ruota da altre categorie, pescatori e agricoltori), che sta paralizzando l’isola, causando pesanti rincari dei generi di prima necessità (già di fatto scarsi e praticamente razionati) e forti spinte speculative. Come fanno ridere al cospetto di questi siciliani incavolati gli <em>Indignados</em> che anche sabato scorso hanno inscenato la loro protesta a Roma! Qui si fa sul serio: la defezione dal circuito produttivo degli autotrasportatori sta mettendo in ginocchio l’isola e ambisce a mettere in ginocchio la Nazione. Non siamo al “biennio rosso”, ma non siamo lontani come scenari relativamente a disagi e precarietà diffusa indotta. La crisi della <em>Seconda Repubblica</em> presenta sintomatici parallelismi ed analogie con la crisi della <em>Prima</em>. Ora come allora, i Governi Tecnici (frutto dell’eclissi della Politica) mettono fisiologicamente in subbuglio le categorie, accrescendone lo spirito agitatorio e le pretese “acquisitive”: ed è naturale, la crisi finanziaria (ora come allora) costringe <em>obtorto collo</em> a riscrivere clausole del Patto Sociale e del sotteso scambio Politico-Corporativo, mettendo in tensione i “diritti e privilegio acquisiti”. Salvo circostanze davvero eccezionali (la cui ricorrenza però è tutt’altro che scontata), nel Ns. sito abbiamo sempre manifestato scetticismo rispetto all’ipotesi di Governo Tecnico come quello di Mario Monti, nato dalla fretta e con l’assemblaggio di una maggioranza di partiti di dubbio affidamento, che finora ha sempre scansato la responsabilità di scelte impopolari e, per questo, fisiologicamente condannato a vita grama (salvo eventi eccezionali, ripetiamo). Non possiamo comunque notare che accanto alle analogie con la crisi della Prima Repubblica, nei giorni nostri ci sono significative peculiarità: mentre la crisi della <em>Prima Repubblica</em> portò con sè la secessione (virtuale) del Nord, la crisi della <em>Seconda</em> si palesa con la secessione (virtuale) del Sud. E’ nato un leghismo del Sud? Difficile dirlo: allo stato, pur nei controversi resoconti portati da stampa e analisti, le analogie con l’Insorgenza leghista ci sono tutte: nessuno può mettere in dubbio il carattere comunque spontaneo della protesta, una “protesta di pancia”, di ceti produttivi, che, in qualche modo, paventano di non essere considerati e tutelati nelle pesanti manovre finanziarie che lo Stato sta imponendo. Certo, conosciamo le possibili obiezioni a questa analisi: che la Lega era movimento di gente che “si era fatta da se” al di fuori dell’assistenzialismo di Stato, mentre autotrasportatori, ma soprattutto pescatori meridionali ragionano più in un’ottica di assistenzialismo (vedi protesta dei pescatori sui paventati tagli agli aiuti UE). E che la protesta sicula presenta l’ombra della mafia. Ma non sopravvalutiamo le differenze: sia la protesta del Nord di ieri, sia la protesta del Sud di oggi è una protesta che ha pur sempre ad oggetto il “patto fiscale” Stato-cittadino: che lo si consideri come rivendicazione <em>no tax</em> (come classicamente la protesta leghista) o come protesta contro i tagli ai trasferimenti pubblici (come nel Sud). Certo, però, la prepotenza della protesta degli autotrasportatori una cosa la dimostra: mafia o non mafia, la forza della protesta dei “padroncini” dimostra come nel Sud si sia consolidata, accanto alla massa di precari e di disoccupati “cronici”, una forte componente di micro-imprese ed autonomi dalle precarie condizioni che rivendica soggettività sindacale, sociale ed economica e che in fondo tende ad invertire il <em>clichè</em> che vede la contrapposizione tipica del leghismo anni ’90 tra Lavoratore <em>self made man</em> (Settentrionale) e Burocrate nullafacente e “imboscato” (Meridionale). Ma c’è una differenza ancora più di sostanza: ieri il leghismo produsse un vero “mutamento di paradigma” della politica italiana con la “rivoluzione berlusconiana”; l’impressione invece è che, nella crisi della Politica attuale, questa protesta preluda ad un incrudelirsi del corporativismo in una deriva pan-sindacalista tipo “biennio rosso”, magari benedetta dalla Sinistra e da qualche capobastone meridionale, ma senza prospettive riformatrici. E c’è da preoccuparsi che questo “pandemonio” si stia verificando in Sicilia: da sempre l’isola ha anticipato tendenze politiche e sociali nazionali e, quindi, nulla di strano se a breve un simile “quarantotto” si estenderà in tutta la penisola: sarebbe il disastro! Dove sei Destra? Quando sei apparsa sulla scena politica nella crisi degli anni ’90 hai infuso speranze di una politica più pragmatica, vicina ai lavoratori, salvando la Repubblica da una grave crisi di consenso. Perché non esci dalla demagogia e non torni sanamente protagonista della vita Nazionale, facendo sentire protagonisti lavoratori e ceti medi? E’ colpa tua se la Seconda Repubblica, partita dal “marasma” (1992-93), nel “marasma” torna.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.arezzopolitica.it/2012/01/20/destra-dove-sei-ovvero-i-forconi-dellantipolitica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Italia dei mille Schettino</title>
		<link>http://www.arezzopolitica.it/2012/01/19/litalia-dei-mille-schettino/</link>
		<comments>http://www.arezzopolitica.it/2012/01/19/litalia-dei-mille-schettino/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 14:55:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume e società]]></category>
		<category><![CDATA[arezzopolis]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[costa crocere]]></category>
		<category><![CDATA[francesco schettino]]></category>
		<category><![CDATA[guicciardini]]></category>
		<category><![CDATA[italietta]]></category>
		<category><![CDATA[machiavelli]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[mandolino]]></category>
		<category><![CDATA[msac]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
		<category><![CDATA[piero gobetti]]></category>
		<category><![CDATA[preti]]></category>
		<category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[spaghetti]]></category>
		<category><![CDATA[vaticano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.arezzopolitica.it/?p=9319</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2012/01/19/litalia-dei-mille-schettino/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2012/01/francesco-schettino-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="francesco-schettino" title="francesco-schettino" /></a>di Giorgio Frabetti- Schettino difeso dai Paesani in quel di Sorrento: ma sono “usciti pazzi” questi individui, o c’è da essere orgogliosi di un personaggio simile? Ma chi è costui da essere salutato dai paesani se non un eroe, comunque con tanta riverenza? Si sa, a pensar male si fa peccato … ma ci si prende [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-9320" title="francesco-schettino" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2012/01/francesco-schettino.jpg" alt="francesco-schettino" width="432" height="270" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>- Schettino difeso dai Paesani in quel di Sorrento: ma sono “usciti pazzi” questi individui, o c’è da essere orgogliosi di un personaggio simile? Ma chi è costui da essere salutato dai paesani se non un eroe, comunque con tanta riverenza? Si sa, a pensar male si fa peccato … ma ci si prende sempre (o quasi)! Conoscendo gli italiani, conoscendone purtroppo l’abbastanza innato servilismo è probabile che l’individuo appartenga ad una famiglia sufficientemente potente. Non diciamo altro. In Italia, la solidarietà anche nelle malefatte evidenti è quasi sempre prerogativa di chi è potente. Disgrazia per i poveracci e i “fuori casta” che non contano la classica beata “minchia”, in Italia l’illegalità è uno stigma di prestigio per chi è potente: l’illegalità non è, come in altri Paesi, la rottura del patto sociale, quanto la ciliegina sulla torta della distinzione sociale. Altrove è il merito, il lavoro, l’onestà, da noi … Paradossalmente, nemmeno il Silvio Nazionale ha avuto l’onore delle armi che ha conosciuto Schettino: a Silvio e ai suoi in quel 12 novembre (giorno di dimissioni) è stato riservato il boato di una folla arrabbiata e mancava poco che si arrivasse alle monetine di Craxi (in compenso c’è stato il “ditone” di Formigoni, inconsulta reazione del leader cattolico alla protesta della folla). Ma la storia di Schettino non è l’unica storia di compiacenza e forse omertà che si conosca in Italia. Troppo comodo, parlare dell’omertà del Sud. Qualcuno vada a Parma e chieda di Tanzi: vedrà una coltre di gelo e silenzio imbarazzato. No, certi atteggiamenti omertosi e di tolleranza dell’illegalità non sono solo al Sud: ovunque in Italia, da Milano a Palermo, si trovi una famiglia importante, il servilismo italico porta i cittadini comuni ad atteggiamenti compiacenti e tolleranti, tali da far digerire anche le più gravi illegalità, senza che queste vengano stigmatizzate come in altri Paesi. Perché questo? Nei Paesi più civili la critica pubblica è un diritto, in Italia … un peccato, perché … “a pensare e a parlare male” è peccato. In compenso, se a parlare male si fa peccato, è anche vero che “i panni sporchi si lavano in famiglia”: ossia, se è peccato criticare pubblicamente, ricattare privatamente invece si può, in nome di una “doppia morale” le cui origini non sapresti se attribuire vuoi a degenerazioni clericali o avvocatesche. Non per niente, non siamo una Nazione: la siamo stata, non la saremo più. Se questo è il tessuto connettivo di una Nazione, ebbene noi siamo l’Austria allo sfacelo alla vigilia dell’<em>Anchluss</em>, pronta ad essere divorata dal gigante di turno (Germania o chi per essa). Inutile, questi atteggiamenti, queste doppiezze ci rendono inaffidabili verso il resto del mondo e forse ci stanno in questi giorni condannando ad una crisi e ad un attacco speculativo da farci sfiorare il baratro della Grecia. Ma come può vederci un inglese, un tedesco? Finchè non ci daremo un contegno, tedeschi, inglesi ci considereranno sempre degli eterni saltimbanchi, degli eterni lunatici. Possiamo anche essere geni nella Ns. capacità di gestire da veri equilibristi le situazioni più difficili. Ma l’arte di arrangiarsi, può servire a famiglie, individui magari; non ad una Nazione, che ha bisogno di ben altra costruttività, operatività e moralità. Stando così le cose, l&#8217;<em>Italian Life</em> &#8220;Spaghetti-mafia-mandolino&#8221; è inesorabilmente condannato ad uscire dalla storia.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.arezzopolitica.it/2012/01/19/litalia-dei-mille-schettino/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La guerra che noi preferiamo: Zagaria assicurato alla Giustizia</title>
		<link>http://www.arezzopolitica.it/2011/12/08/la-guerra-che-noi-preferiamo-zagaria-assicurato-alla-giustizia/</link>
		<comments>http://www.arezzopolitica.it/2011/12/08/la-guerra-che-noi-preferiamo-zagaria-assicurato-alla-giustizia/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 11:49:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume e società]]></category>
		<category><![CDATA[antonio manganelli]]></category>
		<category><![CDATA[arezzopolis]]></category>
		<category><![CDATA[camorra]]></category>
		<category><![CDATA[gigi di fiore]]></category>
		<category><![CDATA[gomorra]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[michele zagaria]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
		<category><![CDATA[questione meridionale]]></category>
		<category><![CDATA[roberto saviano]]></category>
		<category><![CDATA[rosaria capacchione]]></category>
		<category><![CDATA[società civile]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.arezzopolitica.it/?p=9020</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/12/08/la-guerra-che-noi-preferiamo-zagaria-assicurato-alla-giustizia/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/12/zagaria-michele-camorra-111207121543_big-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="zagaria-michele-camorra-111207121543_big" title="zagaria-michele-camorra-111207121543_big" /></a>di Giorgio Frabetti- Forse non ci sarà quel &#8220;totale ripristino della legalità&#8221; auspicato dal Capo della Polizia Manganelli, ma è certo che la cattura della &#8220;Primula rossa&#8221; della mafia casalese Michele Zagaria segna un grande successo a favore della lotta alla criminalità organizzata casalese. Non c&#8217;è comunque da esultare: le catture seguono la circolazione delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-9021" title="zagaria-michele-camorra-111207121543_big" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/12/zagaria-michele-camorra-111207121543_big.jpg" alt="zagaria-michele-camorra-111207121543_big" width="428" height="285" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>- Forse non ci sarà quel &#8220;totale ripristino della legalità&#8221; auspicato dal Capo della Polizia Manganelli, ma è certo che la cattura della &#8220;Primula rossa&#8221; della mafia casalese Michele Zagaria segna un grande successo a favore della lotta alla criminalità organizzata casalese. Non c&#8217;è comunque da esultare: le catture seguono la circolazione delle èlites all&#8217;interno delle varie Cupole criminali, normalmente se un boss si fa catturare o è &#8220;scaricato&#8221; dai compari o è lui a invocarlo, per proteggere sè stesso e la sua famiglia. Si sa, le cose funzionano così: ad un boss arrestato segue un altro boss che prende il potere, morto un Papa se ne fa un altro. Non c&#8217;è nessun esoterismo in quanto andiamo dicendo: niente &#8220;trattativa tra Stato e Antistato&#8221;: la Polizia si sa opera così. Ma la Polizia non può sostituirsi alla società civile; è da essa che deve partire il salto di qualità per la sconfitta delle mafie. Una società civile che purtroppo nel Sud (come denunciato da Gigi Di Fiore e da Rosaria Capacchione) tende a farsi sentire contro le mafie solo quando ci sono i riflettori dei media puntati addosso (per qualche fatto di sangue di solito): No, Signori, la lotta alle mafie si fa anche (e soprattutto) con i riflettori spenti. E non c&#8217;è alternativa al &#8220;salto di paradigma&#8221; etico-politico-culturale che la lotta alla mafia esige. Solo la fine di certo spirito di clan del Sud (che porta talora a tollerare parentele compromettenti), solo la fine della cultura che vede nella Mediazione dei &#8220;Compari&#8221; la risorsa per risolvere ogni problema possono costituire ribellione efficace contro la camorra e tutte le mafie. Il popolo meridionale è un popolo fiero, intraprendente, capacissimo di &#8220;arrangiarsi&#8221;; ma &#8220;arrangiarsi&#8221; oltre un certo segno, quando cioè lo Stato è debole e incapace di far introiettare un sano ethos pubblico (come sempre nel Meridione) significa una sola cosa: legge della jungla. E lì ha la meglio inevitabilmente il più forte, il più violento: con una spirale negativa che pare non avere freni. Comprenda il Sud che contro le mafie non resta che intraprendere una lunga e tenace guerra: la guerra che noi preferiamo!</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.arezzopolitica.it/2011/12/08/la-guerra-che-noi-preferiamo-zagaria-assicurato-alla-giustizia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Intervista sulla destra prima parte. Quale Destra &#8220;possibile&#8221;? I precedenti: la Destra Storica e il Trasformismo</title>
		<link>http://www.arezzopolitica.it/2011/02/04/intervista-sulla-destra-01a-partequale-destra-possibile-i-precedenti-la-destra-storica-e-il-trasformismo/</link>
		<comments>http://www.arezzopolitica.it/2011/02/04/intervista-sulla-destra-01a-partequale-destra-possibile-i-precedenti-la-destra-storica-e-il-trasformismo/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 22:45:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro manzoni]]></category>
		<category><![CDATA[antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[arezzo polis]]></category>
		<category><![CDATA[benedetto croce]]></category>
		<category><![CDATA[beppe grillo]]></category>
		<category><![CDATA[bocciatura decreto federalismo]]></category>
		<category><![CDATA[bunga bunga]]></category>
		<category><![CDATA[claudio quarantotto]]></category>
		<category><![CDATA[comunione e liberazione]]></category>
		<category><![CDATA[curzio malaparte]]></category>
		<category><![CDATA[destra storica]]></category>
		<category><![CDATA[don rodrigo]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[genova]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni giolitti]]></category>
		<category><![CDATA[giulio tremonti]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe prezzolini]]></category>
		<category><![CDATA[indro montanelli]]></category>
		<category><![CDATA[intervista sulla destra]]></category>
		<category><![CDATA[lega]]></category>
		<category><![CDATA[lilli gruber]]></category>
		<category><![CDATA[lucia mondella]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[marco travaglio]]></category>
		<category><![CDATA[michele santoro]]></category>
		<category><![CDATA[micromega]]></category>
		<category><![CDATA[nicole minetti]]></category>
		<category><![CDATA[paolo flores d'arcais]]></category>
		<category><![CDATA[pdl]]></category>
		<category><![CDATA[promessi sposi]]></category>
		<category><![CDATA[roberto calderoli]]></category>
		<category><![CDATA[roberto saviano]]></category>
		<category><![CDATA[ruby]]></category>
		<category><![CDATA[sara giudice]]></category>
		<category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[umberto bossi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.arezzopolitica.it/?p=6335</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/02/04/intervista-sulla-destra-01a-partequale-destra-possibile-i-precedenti-la-destra-storica-e-il-trasformismo/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/02/Prezzolini-21-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="Prezzolini 2" title="Prezzolini 2" /></a>(Redazione) Inizia oggi, per 12 settimane, una serie di post di commento alla celebre opera Intervista sulla Destra (1977) curata dal giornalista veterano del Borghese Claudio Quarantotto, dove il grande Giuseppe Prezzolini ha modo di esprimere, con forma lucida, sintetica e accattivante, il percorso storico della Destra italiana ed internazionale, condendolo con la sua personale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-6337" title="Prezzolini 2" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/02/Prezzolini-21.jpg" alt="Prezzolini 2" width="400" height="286" />(Redazione) Inizia oggi, per 12 settimane, una serie di post di commento alla celebre opera<em> Intervista sulla Destra</em> (1977) curata dal giornalista veterano del <em>Borghese</em> Claudio Quarantotto, dove il grande Giuseppe Prezzolini ha modo di esprimere, con forma lucida, sintetica e accattivante, il percorso storico della Destra italiana ed internazionale, condendolo con la sua personale esperienza. Si è molto parlato in questi giorni, a causa delle tristi vicende del <em>Ruby Gate</em>, della necessità di rinnovamento delle Istituzioni e delle classi dirigenti, e di un avvicendamento dei giovani. Crediamo essenziale per i giovani che intendono lavorare per una Destra nuova tenere sempre aggiornata con la critica storiografica e delle idee la loro visione politica. Lo sbocco del Ns. dibattito, collegandoci a Prezzolini e Quarantotto, sarà quella di verificare quale &#8220;Destra possibile&#8221; sia percorribile dall&#8217;Italia nell&#8217;attuale marasma che sta investendo tutto il sistema politico (e non solo la Destra).-</strong>di <strong>Giorgio Frabetti</strong>- “Tutti i guai dell’Italia incominciano dal Risorgimento, cioè prima ancora che nasca, come Stato. Il Risorgimento è una rivoluzione fatta senza il popolo. Fu esclusivamente la Rivoluzione di una classe –quella media- “eroico abuso” imposto al Paese da una minoranza. Fra i combattenti del Risorgimento trovi soltanto avvocati, professori, mercanti, preti, studenti e qualche raro operaio mazziniano. Non c’è un solo contadino tra i “Mille” di Garibaldi. Il popolo, a parte le Giornate di Milano, la resistenza di Roma e Venezia, si tenne lontano dalla lotta, come se non lo riguardasse. L’Italia nacque male, cioè fra il disinteresse e qualche volta l’ostilità, della maggioranza dei suoi figli … L’Unità, perciò, è soprattutto il risultato del genio politico e diplomatico di Cavour”. Questi sono i passaggi più forti della “Giornata prima” di quella famosa <em>Intervista sulla Destra</em> concessa dal quasi centenario Giuseppe Prezzolini al giornalista veterano del <em>Borghese</em>, Claudio Quarantotto, poi riunita in un volume di grande e crescente successo dal 1977 in avanti. Come non cominciare da queste parole, proprio in questi giorni di vigilia del 150° anniversario dell’Unità d’Italia? Proprio quando ormai non si contano i <em>pamphlet</em> intonati (per lo più pessimisticamente) al declino del senso nazionale degli italiani? Ai fini della Ns. esposizione, basterà seguire la narrazione della “Giornata Prima” dell’Intervista sulla Destra per rendersi conto che tale giudizio costituisce lo stretto e rigoroso contraltare del taglio narrativo scelto da Prezzolini per raccontare l’esperienza della Destra Storica in Italia e alla costruzione della Destra Storica come <em>Camelot</em> (mito) che ben si coglie nel seguente passaggio: “Appena un gruppo di idealisti – quell’aristocrazia spirituale, come la chiama Croce che è la Destra Storica- tenta di ‘fare gli italiani’, ecco che viene cacciato dal Governo da un altro gruppo, che continua quella politica, ma peggiorandola fra corruzioni, scandali, che segnano una volta per tutte la vita italiana”. Si noti come in questo passaggio alla costruzione della Destra storica come <em>Camelot</em> (politico) si accompagna già la definizione del “trasformismo” come “mito negativo”, un po’ come avviene per i personaggi dei fumetti in cui le virtù dell’eroe positivo si evidenziano sempre in contrapposizione con l’eroe negativo. E’ poi sintomatico come Prezzolini liquidi con poche parole il “trasformismo” (“fa parte del carattere nazionale”) ritenendolo degenerazione particolaristica inevitabile all’immaturità nazionale degli italiani. Quando Prezzolini parla della Destra Storica di Minghetti ne parla con grande ammirazione, come si trovasse a rievocare “un’età dell’oro” mai più ritrovata. Sottoscrive apertamente il giudizio di Croce: “La Destra Storica fu tanto e forse più arditamente riformatrice della Sinistra”, ovvero di Giovanni Spadolini, quando definisce la Destra “l’unica classe politica autenticamente rivoluzionaria” del Risorgimento. <strong>Rivoluzionaria, necessariamente imparentata con la Rivoluzione Francese e non conservatrice, perché come dice Prezzolini, “ non può conservare nulla della vecchia Italia, dove non c’è niente da conservare. Non è reazionaria perché reazionari sono gli ‘ultras’, legati al Vaticano, ai Borboni o al ‘vecchio ordine’ in genere.” Ed ancora lo stesso Prezzolini afferma che la Destra storiac “era rivoluzionaria, ma in un senso liberale. Voleva lasciare la libertà agli individui dando loro uno Stato: uno Stato libero, nel quale si potesse esercitare la libera concorrenza.” </strong>In questo, la Destra Storica viene a contrapporsi alla politica del “compromesso” inaugurata da De Pretis fino a Giolitti per arrivare al “consociativismo” dei giorni Nostri (in una dialettica che Prezzolini ricollega alla vittoria dei “furbi” sui “fessi”). In questi passaggi, oltre ad essere perfettamente delineata quell’interpretazione dell’immaturità etico-politica degli italiani che sarà tanto cara a Gobetti e Salvemini oltreché agli azionisti (per arrivare alla teoria del &#8220;berlusconismo&#8221; come espressione di &#8220;alienazione etico-politica degli italiani&#8221; di Flores d&#8217;Arcais e dintorni), non può farsi a meno di notare un relativo “corto circuito” storiografico della posizione prezzoliniana. Un “corto circuito” indotto dalla sintesi di cui Claudio Quarantotto si scusa vivamente nella prefazione (raccomandando al lettore di non prendere il testo per un testo di storiografia o politologia rigoroso), ma che comunque deve essere rettamente inteso ed interpretato. Anticipando le puntate che vedremo successivamente, cioè, si può dire che  questo <em>Camelot</em> della Destra Storica è qualcosa di molto di più complesso (si badi) di un semplice ideale didascalico e moraleggiante di “buon governo”. Di che cosa si nutre questo mito? Anzitutto, della esperienza storica: in questo, Prezzolini condivide il giudizio di Benedetto Croce, quello secondo il quale con la Destra Storica inizia per l’Italia un’èra di “governo illuminato”. Alla prepotenza di Principi dediti solo all’intrigo o di Chierici maneggioni e opportunisti, si sostituisce una classe politica (di cui il simbolo è il Conte di Cavour) che non è composta solo di letterati e retori, ma anche di imprenditori, Proprietari terrieri, tecnici (Cavour, Ricasoli etc.), con il culto della competenza e del pragmatismo e che, per questo, diventa l’avanguardia naturale delle grandi riforme come l’introduzione del matrimonio civile, l’introduzione della scuola di Stato, l’unità amministrativa, la statalizzazione delle ferrovie, il risanamento del bilancio (che raggiungerà il pareggio nel marzo 1876), le leggi sulla tutela del lavoro delle donne e dei fanciulli e le prime assicurazioni contro gli infortuni (al riguardo non possiamo negare la filiazione di questo mito politico fin nell’importantissima opera pubblicistico-propagandistica di Massimo Rocca nei primi anni del fascismo e nel suo culto per “i competenti” in politica). Di qui, esponenti della Destra saranno all’avanguardia di grandi inchieste sugli autentici “nervi scoperti” dell’unificazione come il Mezzogiorno (vedi le <em>Lettere Meridionali</em> di Villari), l’agricoltura (Jacini); inoltre, sarà dalla Destra che partirà la più grande pressione per le riforme strutturali dell’economia e della società italiane. Questa versione dei fatti, come anticipato, sconfina però nel vieto mito, laddove addita nella Sinistra (sempre tesa ad adagiarsi sullo <em>status quo</em> e nel compromesso) l&#8217;origine di tutti i mali. Una conclusione da rigettare senza esitazione, facendo attentamente i conti con la reale storia dell&#8217;Italia post-risorgimentale. Infatti, non è storicamente vero che i mali storici del deficit etico-politico dell’italia discendono dai Governi che, da De Pretis a Giolitti si sono susseguiti con la denominazione “trasformistica”. Se all’epoca ci furono indubbie deficienze ed errori, degenerazioni nell’uso del pubblico denaro etc. è anche vero che l’Etica Pubblica allora era attestata a livelli comunque superiori a quella di oggi. Come è altrettanto vero che il “trasformismo” (come riconosciuto anche da Prezzolini-Quarantotto) fu forse il punto di equilibrio “compensativo” tra Politica e Società Civile quasi necessario che raggiunse un sistema politico, incapacitato al classico bipartitismo, per la conclamata mancanza di una classe media, per la conclamata frammentazione in <em>clan</em> delle realtà sociali, e dove molto profondo era il divario Nord-Sud (percorso tra l’altro dai precedenti poco felici di una guerra civile Stato-Brigantaggio!). In questo senso, non  guasta concedere al “trasformismo” ottocentesco più di un’attenuante (come sempre fece Benedetto Croce) perché, pur rallentando e diluendo lo sviluppo storico dell’Italia, mise al riparo le frange sociali più deboli da riforme radicali che, in quell’epoca di Rivoluzione Industriale e di grande crisi economica, sarebbero certo andate nell’immediato a loro danno, con conseguenze difficilmente prevedibili (pensiamo alla contemporanea ondata migratoria dal Sud dell’Italia). La Sinistra trasformistica, cioè, secondo Croce, ebbe il merito di ammortizzare il costo dell’Unità d’Italia, rallentando per un periodo forse lo sviluppo economico dell’Italia, forse anche abbassando il livello dello sviluppo economico ed etico-politico dell’Italia, ma lavorando, alla fine, per l’assestamento dell’Unità Nazionale che potè consolidarsi senza essere affetta da revanchismi contro-rivoluzionari (borbonici etc.). In effetti, anche Prezzolini concede, dopo gli strali contro il “trasformismo” che questo (specie nell’epoca giolittiana) ebbe momenti “realistici” e “positivi”. In questo, non abbiamo nulla da obiettare al passaggio in cui Prezzolini fa proprio il giudizio di Emilio Gentile su Giolitti (che del trasformismo rappresenta la punta), quando denuncia comunque la sua insufficienza a far fronte ad un’epoca di grandi trasformazioni come quella a cavallo degli anni ’10, finendo per risolversi in una politica di puro compromesso e rinvio dei problemi. E con ciò è vero che Giolitti e i politici che si ispiravano alla sua scuola “trasformistica” (Orlando, Bonomi, Nitti, Facta) mancarono tutti gli obiettivi essenziali che allora avrebbero certamente stabilizzato lo Stato italiano: la riconciliazione con i Cattolici, l’inserimento dei socialisti nel potere etc.; mancanze sui quali trionferà il fascismo, anche a causa di un’evoluzione sociale e politica rispetto a cui l’Italietta liberale era effettivamente impari. Ma è anche vero che fu il fascismo a riprendere in mano queste mète (sia pure nella dialettica specialissima che conosciamo), ma con il massimo di ambizioni e anche di potenzialità realizzative (vedere la teoria di Bottai della continuità Destra Storica-Fascismo in nome della comune matrice nella Rivoluzione Francese). Ragion per cui non può stupire se è al fascismo e al suo fallimento (non al trasformismo), se si deve la vera e definitiva crisi del “senso nazionale” in Italia, con le conseguenze degenerative che sono note. Ciò posto, è d&#8217;uopo chiedersi perchè il mito della Destra Storica si diffuse così tanto anche a dispetto della verità storica? Certamente, a questo riguardo, va detto che la creazione della Destra come categoria di riferimento Ideale (<em>Camelot</em>)  politico-culturale (più che partitico) si deve ai suoi stessi esponenti politici storici. Infatti, finita l’esperienza ministeriale con l’ultimo Ministero Minghetti il 16 marzo 1876, gli uomini della Destra si eclissano sempre più dalla lotta partitica vera e propria (vedi Minghetti, Sella via via fagocitati dal “trasformismo”, oggi diremo “consociativismo” di Agostino De Pretis), per approdare all’attività pubblicistica (vedi Villari, Sonnino etc.), di Studio (vedi <em>Rassegna Settimanale</em>, rivista di punta della Destra, fondata a Firenze nel 1878), all’attività giornalistica, connotando la dialettica politica con toni accesamente intransigenti (vedi la critica di Benedetto Croce, nel primo capitolo della <em>Storia d’Italia</em> dal 1871 al 1915). Non vorremmo fare facili paragoni con la politica attuale, segnata dalla triste polarità Clientelismo diffuso-antipolitica: oggi noi sappiamo che, quando il baricentro del potere vieppiù sbilanciato sulle macchine ministeriali del potere (che omologano i partiti in una vasta massa di clientelismi e di postulanti), è assai facile, per i gruppi fuori dai circuiti del potere, fare politica con i metodi  dell’intransigenza verbale (nelle prossime puntate, vedremo poi come questo “spazio aperto” della critica politica fu poi alla base della fioritura culturale dell’Italia tra fine 800 e inizio 900 e di cui <em>La Voce</em> prezzoliniana fu certo una “punta di diamante”). Con ciò, pertanto, crediamo di poter chiudere il cerchio sui motivi che stanno alla base di questa “mitizzazione” della Destra e sul perché Prezzolini apra la sua intervista ponendovi tanta insistenza. I miti, diceva Cesare Pavese, vanno accettati in relazione al loro pragmatismo “educativo”. Ora, il <em>Camelot</em> della Destra Storica è stato frequentemente il modello-riferimento per denunciare l’insufficienza delle classi dirigenti. , ma costituisce un motivo per così dire ricorrente della storia italiana fino almeno al fascismo che, come un fiume carsico, percorre prima sotterraneamente i meandri della politica e della cultura italiana, per giungere poi a erompere in passaggi-chiave dello sviluppo nazionale. Come avremo modo di vedere ritornando sull’argomento anche nelle prossime puntate, parlare di Destra Storica significherà per lo più parlare di una classe dirigente ideale da contrapporre ad un’Italia reale, troppo gretta e provinciale, che non era all’altezza dei morti del Risorgimento. In questo senso, il mito della Destra Storica condizionerà i momenti cruciali di passaggio dell’Italietta liberale, dall’entrata in Guerra il 24 maggio 1915 all’alleanza tra borghesia conservatrice e fascismo (pensiamo all’agitazione del mito della Destra storica da parte di un fascista-anarchico, sia pure illuminato come Massimo Rocca). Sulla stessa linea, Prezzolini e Quarantotto riprendono significativamente il filone dell&#8217;esecrazione politica dell&#8217;anno in cui scrivono l&#8217;<em>Intervista</em>, il 1977, anno della “solidarietà nazionale” DC-PCI: momento <em>clou</em> del “consociazionismo” o del &#8220;neotrasformismo&#8221; italiano (con connessa gestione strumentale dell’indebitamento pubblico) e momento <em>clou</em> della latitanza della Destra al potere, ma anche di alcuni fermenti (vedi la <em>Destra Nazionale</em>, scissasi nel 1976 dal MSI per formare un’alternativa di centro-destra con la DC, vedi l’<em>Alleanza Laica</em> di Bettiza etc.). Oltre questi delimitati confini storici, però, ognuno può rendersi conto dell’attualità di questo tema per il Ns. presente politico italiano<strong>: l’assenza di una classe dirigente conservatrice non significa solo mancanza di questo o quel partito politico, significa <em>tout court</em> assenza di una classe dirigente che, pur nella varietà dei partiti e degli schieramenti, sappia guidare il Paese entro una visione coerente con la propria storia e i propri talenti! Nessuno può negare che una classe dirigente con questo imprinting all’Italia sia mancata e che, in suo luogo, abbia prosperato una classe dirigente dedita a miopi pratiche di scambio che hanno solo favorito le rendite e le pratiche di scambio fino alla ben nota degenerazione (speriamo sia l’ultima) della cd <em>Mignottocrazia</em>. </strong>A noi che viviamo nel 2011 (a 150 anni dall’<em>Unità d’Italia</em>), come possiamo recepire le parole di Prezzolini? Sono da considerarsi attuali? Il momento è propizio per ripercorrere queste riflessioni: crediamo, infatti, che con la vicenda Ruby la Destra Italiana abbia toccato il fondo (anche simbolico) della degenerazione di una politica talmente fondata sullo scambio da istituzionalizzare a momenti lo stesso <em>ius primae noctis</em>: con il potente di turno che, novello don Rodrigo, impone le proprie prestazioni sessuali alla Lucia di turno (se vuole crescere in opportunità e ceto sociale). Abbiamo non a caso rievocato il precedente manzoniano dei <em>Promessi Sposi</em>, perché riteniamo che, nella pagine di Manzoni, che non a caso tanto piacevano a Benedetto Croce, sia abbozzata per così dire la via per affrontare la dialettica tra aspirazioni ad una Politica Giusta contro la Corruzione in una chiave che comunque  può correggere il neanche troppo latente “radicalismo”, se non integralismo che può sgorgare dalla cornice interpretativa della storia italiana di Prezzolini-Quarantotto e del <em>Camelot</em> della Destra.  Se, infatti, noi “estremizziamo” in sede storiografica la contrapposizione Destra Storica-Trasformismo (come “poli” ideali di Bene e Male) noi arriviamo a quel “corto circuito” già denunciato da Giorgio Amendola circa il rapporto Reazione-Proletariato ai tempi del fascismo. Rischiamo, cioè, di vedere nel “trasformismo” un fenomeno che si ripete, universale, necessaria e perenne manifestazione dell’immaturità politica degli italiani. A seguire Prezzolini e Quarantotto, in particolare, ne discenderebbe una visione troppo manichea tra &#8220;Italia dei puri&#8221; (Destra storica etc.) e l&#8217;Italia del &#8220;particulare&#8221; (Guicciardini), volta per volta rappresentato da Depretis, Giolitti, Mussolini, Berlusconi etc. (l&#8217;antiberlusconismo propalato da Paolo Flores d&#8217;Arcais è una chiara manifestazione di questo &#8220;corto circuito&#8221; dialettico&#8221;, ma anche nelle prossime puntate ci renderemo conto della nefasta influenza di questa visione politica nel corso della storia d&#8217;Italia!). Una simile circostanza poi è tanto più grave quanto più le alternative politiche latitano e quei pochi modelli positivi che la storia attesta vengono rievocati più in nome di un astratto &#8220;modellismo politico&#8221; (per evocare il “buon tempo andato”) che per indicare una concreta azione politica: con comoda liberazione, evidentemente, da qualsiasi onere decisionale e politico (di per sè evidentemente molto scomodo). Non ci resta, quindi, che tenere alta, in questo lungo viaggio sulla Destra italiana, la lezione crociana<strong> </strong>di <strong>non giudicare mai i fatti politici (della storia e del presente) con la prospettiva dei “retori astratti”</strong> (che si cavano d’impaccio con frasi belle, quanto poco impegnative sul versante pratico), <strong>ma sempre con la prospettiva storica, che è alla fine, l’unica prospettiva davvero pratica e davvero morale e politicamente utile</strong>. Un liberalismo moderno, a detta del filosofo di Pescasseroli, deve abituarsi alla fisiologica distanza tra fatti e politica (curiosa l’assonanza, ma a segno invertito con una frase che ama ripetere anche Flores d’Arcais). Ma questa distanza che, lungi dal poter essere giudicata sotto l’insegna della facile ideologia e del semplicismo politico, deve essere soppesata alla luce del <strong>giudizio storico</strong>, <strong>il solo che, vedendo i fatti nello sviluppo del lungo periodo, può cogliere il senso reale delle vicende politiche e indicare il vero orientamento morale rispetto agli avvenimenti.</strong> Che decisamente è miglior viatico per il lavoro che condurremo nelle prossime puntate.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.arezzopolitica.it/2011/02/04/intervista-sulla-destra-01a-partequale-destra-possibile-i-precedenti-la-destra-storica-e-il-trasformismo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Giuseppe Prezzolini e il sogno di una Destra italiana normale</title>
		<link>http://www.arezzopolitica.it/2011/02/03/giuseppe-prezzolini-e-il-sogno-di-una-destra-italiana-normale/</link>
		<comments>http://www.arezzopolitica.it/2011/02/03/giuseppe-prezzolini-e-il-sogno-di-una-destra-italiana-normale/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 21:30:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[150 anni unità d'italia]]></category>
		<category><![CDATA[ABC]]></category>
		<category><![CDATA[antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[ardengo soffici]]></category>
		<category><![CDATA[arezzopolis]]></category>
		<category><![CDATA[benedetto croce]]></category>
		<category><![CDATA[bunga bunga]]></category>
		<category><![CDATA[comunione e liberazione]]></category>
		<category><![CDATA[curzio malaparte]]></category>
		<category><![CDATA[destra decente]]></category>
		<category><![CDATA[destra normale]]></category>
		<category><![CDATA[destra presentabile]]></category>
		<category><![CDATA[destra storica]]></category>
		<category><![CDATA[eugenio scalfari]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[federalismo fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[genova]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni giolitti]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe bottai]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe papini]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe prezzolini]]></category>
		<category><![CDATA[grande guerra]]></category>
		<category><![CDATA[il giornale nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[indro montanelli]]></category>
		<category><![CDATA[interventismo]]></category>
		<category><![CDATA[intervista sulla destra]]></category>
		<category><![CDATA[l'italiano inutile]]></category>
		<category><![CDATA[la voce]]></category>
		<category><![CDATA[lacerba]]></category>
		<category><![CDATA[Lega Nord]]></category>
		<category><![CDATA[legittima difesa]]></category>
		<category><![CDATA[leonardo]]></category>
		<category><![CDATA[lilli gruber]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[mara carfagna]]></category>
		<category><![CDATA[massimo rocca]]></category>
		<category><![CDATA[michele santoro]]></category>
		<category><![CDATA[mignottocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[mussolini]]></category>
		<category><![CDATA[nicole minetti]]></category>
		<category><![CDATA[paolo guzzanti]]></category>
		<category><![CDATA[risorgimento]]></category>
		<category><![CDATA[roberto calderoli]]></category>
		<category><![CDATA[sara giudice]]></category>
		<category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[umberto bossi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.arezzopolitica.it/?p=6310</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/02/03/giuseppe-prezzolini-e-il-sogno-di-una-destra-italiana-normale/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/02/prezzolini-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="prezzolini" title="prezzolini" /></a>di Giorgio Frabetti- Nell’Intervista sulla Destra, che pubblicheremo a brani a partire da sabato 05 febbraio prossimo, ritroveremo la più piena e spassionata testimonianza culturale del grande Prezzolini, la cui autobiografia di uomo e scrittore si intreccia in modo singolarissimo con la politica e la cultura contemporanea. Prima di procedere nell’esposizione passo passo dell’Intervista, riteniamo opportuno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-6312" title="prezzolini" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/02/prezzolini.jpg" alt="prezzolini" width="504" height="377" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>- Nell’<em>Intervista sulla Destra</em>, che pubblicheremo a brani a partire da sabato 05 febbraio prossimo, ritroveremo la più piena e spassionata testimonianza culturale del grande Prezzolini, la cui autobiografia di uomo e scrittore si intreccia in modo singolarissimo con la politica e la cultura contemporanea. Prima di procedere nell’esposizione passo passo dell’<em>Intervista</em>, riteniamo opportuno e necessario tracciare un breve profilo biografico, politico e culturale di Giuseppe Prezzolini (1882-1982), uno dei più grandi maestri della cultura e del conservatorismo italiani. Innanzitutto, riteniamo impossibile illustrarne la avvincente e complessa personalità, ignorando il maggiore contributo autobiografico offerto dall’Autore su sé stesso, ovvero l’<em>Italiano Inutile</em> (1950), ovvero la più grande prova autenticamente letteraria di Prezzolini scrittore. Non tragga in inganno l&#8217;aggettivo &#8216;inutile&#8217;: solo all&#8217;orecchio del &#8216;non iniziato&#8217; (alla letteratura) questo aggettivo può evocare un che di minimalista; solo ad un &#8216;non iniziato&#8217;, cioè, questo aggettivo potrà evocare l&#8217;idea di un libro di ricordi o testimonianze raccolte &#8216;alla buona&#8217;, in modo un pò improvvisato, un pò come oggi certi libri a buon mercato (vedi Lilli Gruber e simili). Certo, questa lettura è accreditata dallo stesso Prezzolini nella prefazione, quando dice: &#8220;l&#8217;editore mi ha chiesto qualcosa, io gli ho girato alcuni pezzi di ricordi già scritti”. Ma non dategli ascolto. Nell&#8217;aggettivo &#8216;inutile&#8217; è la chiave dove è riposta l&#8217;Intelligenza letteraria dell’opera, l’Intelligenza profonda che veicola il tema più segreto e vero dell&#8217;opera: l&#8217; &#8216;italiano&#8217; di Prezzolini è &#8216;inutile&#8217; come le memorie del Gozzi. Come Gozzi, Prezzolini è un letterato deluso dalle mode del tempo, è programmaticamente un Non Contemporaneo, un Antimoderno, un Inattuale; è soprattutto, un deluso dalla Cultura come Militanza. &#8216;Inutile&#8217; diventa da un lato la chiave per una decifrazione ironica e distaccata di un mondo di Militanza Culturale da cui l’Autore prende consapevolmente le distanze. In questo senso, il libro narra il cammino di Prezzolini dalla prima infanzia alle illusioni di militanza della giovinezza fino allo scoppio della II Guerra Mondiale, vissuta come un trauma, ovvero come la consumazione finale delle delusione di una generazione (quella &#8216;vociana&#8217;) approdata alle velleità del fascismo ovvero ad un inconcludente, ma settario e rancoroso anti-fascismo. &#8216;Inutile&#8217; come in Gozzi: alle falsità di un secolo che ha tradito le aspettative Prezzolini, infatti, contrappone un universo della Fantasia Letteraria a sfondo Autobiografico, attraverso cui, però, come Gozzi, il Nostro ritrova le sue radici profonde, ovvero il primato dell&#8217;Essere sul Divenire, ovvero la chiave per una sorta di Conversione Conservatrice. Dietro questa conversione al conservatorismo di Prezzolini, c’è tutta la consapevolezza degli errori insolubili di un liberalismo vissuto in gioventù nel segno del “radicalismo intransigente” (Croce), dietro ai sogni “eroici” del Risorgimento e al culto di un’èlites che, come la Destra Storica, sapesse farsi paladina della Civiltà e del Progresso Etico-Politico dell’Italia: dove Progresso significa una cosa sola, significa Stato Nazionale. Un vecchio vizio già della Destra Storica che Benedetto Croce nella sua <em>Storia d’Italia</em> del 1927 denuncerà come <em>tabe</em> “retorica” del liberalismo italiano e di cui il filosofo di Pescasseroli vedeva il principio prima nell’intransigenza dei superstiti della Destra Storica (come Sonnino e Franchetti), poi nell’interventismo fino al fascismo, visto come deragliamento “dannunziano” e “attivista” del liberalismo italiano (nelle cui risacche poi effettivamente il liberalismo classico post-risorgimentale in Italia naufragherà davvero). In effetti, deve dirsi che Prezzolini recepì non poco (e precocemente) questa lezione crociana della storia contemporanea. Lui, che aveva tanto calcato con la <em>Voce</em> i tasti del radicalismo interventista, ai tempi del fascismo vedeva nel movimento mussoliniano una diretta filiazione vociana (Mussolini era stato suo sostenitore ai tempi de <em>La Voce</em>), ma anche nell’antifascismo militante. Di qui, si deve la parte più controversa della sua vita, anche recentemente oggetto di reprimende severe (vedi ASOR ROSA, <em>Il Silenzio degli Intellettuali</em>, 2009). Molto criticato (e distorto) è stata l’interpretazione che gli storici e politici antifascisti hanno dato al celebre invito di Prezzolini agli intellettuali (in un articolo del 1922) a diventare, davanti al fascismo, &#8216;apoti&#8217;. Subito stigmatizzato da Piero Gobetti nel suo “Elogio della Ghigliottina”, nel tempo l’articolo ha fatto germogliare (specie nel cotè intellettuale comunista e azionista) un&#8217;interpretazione che ha cristallizzato in Prezzolini l’immagine dell’intellettuale machi avello e politicamente Agnostico, corruttore degli Intellettuali, portati così sulla “cattiva strada” di quel Rifiuto della Militanza, che avrebbe favorito il fascismo, favorendo così le note sciagure militari e sociali dell’Italia e impedendo l’evoluzione moderna e liberale dell’Italia. Un’interpretazione, per altro, ripresa e attualizzata da Eugenio Scalfari in un articolo di fondo pubblicato su <em>Repubblica</em> il 27/09/2009, a proposito del rapporto Berlusconi-Mondo della Cultura. Ora, una cosa deve essere assolutamente chiarita: con queste dichiarazioni, Prezzolini non intendeva fare pubblica apologia di fascismo: nessun dubbio, infatti, che Prezzolini ne presentisse chiaramente l’avventurismo (anche se di Mussolini restò buon amico, pur non approfittando di nulla). Prezzolini, però, si rendeva conto di avere avuto una parte di responsabilità non secondaria nel creare questo brodo di coltura del fascismo attraverso la &#8216;voce&#8217;; e onestamente e per senso di responsabilità verso la storia non intese disconoscere questo dato di fatto inoppugnabile: per questo, riteneva di non &#8216;poter bere&#8217; alla fonte dell&#8217;antifascismo (a-potos, dal greco, colui che non beve).  Più tardi, specificando questa sua posizione, e con molta lucidità, Prezzolini ebbe a far propria una frase di Curzio Malaparte, che disse della &#8216;voce&#8217;: &#8216;la voce ha creato il fascismo e l&#8217;antifascismo&#8217;. Prezzolini comunque si rirproponeva che la pregressa appartenenza “Vociana” e il richiamo ad essa anche da giovani militanti della cultura e della politica (come Gobetti) funzionasse come “fondo comune” di responsabilità e critica nazionale ed un freno contro la carica populista, demagogica e avventuriera che il fascismo stava conferendo alla vita politica italiana. Una posizione che oggi chiameremo “pre-revisionista”, per gli impressionanti punti di contatto che la visione prezzoliniana presentava con la visione politica di Rocca prima e poi di Bottai, espressa su <em>Critica Fascista</em> e poi da quest’ultimo proseguita sulla rivista <em>Primato</em> (ricordiamo che i compagni d’arme e di trincea di Bottai nella Grande Guerra ricordano che il Gerarca teneva nel suo zaino una pila di liberi di Papini, di Soffici, e di Prezzolini, a riprova del grande legame intellettuale tra questi personaggi). Dove, comunque, Prezzolini fu più lucido rispetto ai contemporanei, fu nel comprendere come la crisi dello Stato liberale non era solo una crisi sociale, ma anche una crisi di ricambio generazionale e che con la lotta fascismo/antifascismo si stava aprendo la lotta per la successione. Di qui, mentre tutti i commentatori (Croce, Gobetti) erano convinti che Mussolini sarebbe stato una semplice “parentesi autoritaria” alla Pelloux, ma destinata ad essere riassorbita dal gioco delle istituzioni liberali, Prezzolini comprese che il fascismo sarebbe durato vent’anni: il tempo di coprire una o due generazioni di classe dirigente. E non sbagliò previsione. E’ a questo punto che la testimonianza di Giuseppe Prezzolini si fa quanto mai attuale per noi, perché in fondo, il vuoto di classe dirigente che si è aperto in Italia nel primo dopoguerra, a causa di complesse vicende, non si è di fatto ancora colmato. Impressionante che questo problema fosse denunciato da Prezzolini nel 1922, come lo stesso problema fosse denunciato da Bottai prima durante il fascismo e poi nel post-fascismo nella rivista <em>ABC</em>. Una fragilità di classe dirigente, di cui la storia d’Italia ha espresso vari segni, specie nel II dopoguerra: dalla persistente prassi del “governo dei Direttori generali”, ovvero della prassi (di marca trasformistica e ministerialista) che vede le burocrazie ministeriali contare di più nel processo legislativo dello stesso parlamento (di qui, l’uso frequente del Decreto Legge o Delegato e la subalternità dei Parlamenti ai Governi, mai risolta dal fascismo ad oggi). L’altro segno è stato, nel secondo dopoguerra, il tentativo  di supplire l’assenza di un ceto politico conservatore prima (tra il 1948 e il 1974), chiamando i cattolici anche nella loro espressione gerarchica a surrogare, in chiave di stabilizzazione contro l’estremismo politico, l’assenza di un ceto politico conservatore. Con una Chiesa che ancora oggi diventa in modo non sempre acconcio pietra di paragone della legittimità delle proposte conservatrici (una prassi come dichiara Massimo Introvigne, comunque, non estranea al fusionismo conservatore che ha espresso Reagan e Bush Jr.). In secondo luogo, l’assenza di una classe dirigente conservatrice è stata resa evidente dal tentativo di supplire a questa mancanza con la costruzione del “carisma” di Silvio Berlusconi che ha dominato l’Italia per un ventennio, ma senza favorire il consolidamento di una classe dirigente liberale e conservatrice. <strong>Una cosa deve essere chiarita: l’assenza di una classe dirigente conservatrice non significa solo mancanza di questo o quel partito politico, significa tout court assenza di una classe dirigente che, pur nella varietà dei partiti e degli schieramenti, sappia guidare il Paese entro una visione coerente con la propria storia e i propri talenti! </strong>Una fragilità di ceto politico conservatore che, per altro, non è che il riflesso del fallimento di quella che (come diceva Bottai) avrebbe potuto essere la funzione storica più ovvia e naturale del fascismo: compiere il processo di unificazione nazionale, conferendo all’Italia un “nucleo duro” di classe dirigente all’altezza dei nuovi compiti “nazionali” e che, perdurando e <em>conservandosi</em> nel tempo, sola avrebbe potuto equiparare l’esperienza statuale italiana a quella europea. Fallendo il fascismo e così tragicamente, non meraviglia che il cammino politico e statuale dell’Italia si sia incagliato in modo così pesante. A conclusione di questo breve <em>excursus</em> e rimandando i lettori alle puntate dell’Intervista sulla Destra che da questo sabato e per 12 sabati usciranno nel Ns. <em>newsmagazine</em>, crediamo sia giusto porsi un’essenziale domanda: Tipi come Giuseppe Prezzolini non rinasceranno più? I tipi come Prezzolini, ma anche come gli amici Papini, Soffici &#8230; sono nati in un mondo che coltivava la serietà dell&#8217;Impegno Intellettuale, ovvero della Riflessione impegnata. Ma questo esigeva capacità di ascolto, di lettura in profondità, spirito critico. Forse che le attuali istituzioni scolastiche educano a saper leggere, allo spirito critico? Ai tempi di Prezzolini, c&#8217;erano molti analfabeti, che, però, sapevano il loro limite e contribuivano a che nella Società gli intellettuali (i &#8216;letterati&#8217;) fossero &#8216;portati&#8217; con rispetto. Oggi, c&#8217;è l&#8217; &#8216;analfabetismo di ritorno&#8217; di chi non sa effettivamente interpretare fatti ed avvenimenti, ma di chi magari è sempre stato promosso a scuola, e si crede di sapere. Forse la situazione attuale è paragonabile a quella dell&#8217;Atene classica, dominati dai Sofisti che commercializzavano le idee. Anche oggi (come in Atene), ci vorrebbe un Socrate che sa di non sapere e che ristabilisce le ragioni del &#8216;pensiero vero&#8217; e della &#8216;onesta ricerca&#8217; tra gli ignoranti e i finti sapienti. Come Prezzolini nei primi del secolo. Questo credo il contributo positivo che Prezzolini ha dato alla cultura italiana. Ha fatto onore a Prezzolini riconoscere gli errori di certo settarismo cui aveva dato luogo il movimento &#8216;vociano&#8217; e di aver sempre tenuto fede ad un rigore di critica intellettuale, specie con sé stesso.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.arezzopolitica.it/2011/02/03/giuseppe-prezzolini-e-il-sogno-di-una-destra-italiana-normale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;onore di Dell&#8217;Utri, presunto mafioso</title>
		<link>http://www.arezzopolitica.it/2010/11/25/lonore-di-dellutri-presunto-mafioso/</link>
		<comments>http://www.arezzopolitica.it/2010/11/25/lonore-di-dellutri-presunto-mafioso/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 24 Nov 2010 23:26:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[forza italia]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[marcello dell'utri]]></category>
		<category><![CDATA[massimo ciancimino]]></category>
		<category><![CDATA[pentiti]]></category>
		<category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[spatuzza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.arezzopolitica.it/?p=5678</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2010/11/25/lonore-di-dellutri-presunto-mafioso/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/11/spatuzza-processo-04-large-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="spatuzza-processo-04-large" title="spatuzza-processo-04-large" /></a>di Giorgio Frabetti- Il reportage giornalistico dedicato domenica scorsa dal Fatto Quotidiano di Padellaro-Travaglio alla sentenza Dell’Utri costituisce un preclaro esempio di “duplicazione” giornalistica di inchiesta giudiziaria: un raffinato “gioco di specchi”, un sofisticato “teatrino” dove viene rifatto il processo a Dell’Utri, in un ideale “terzo grado” mediatico. In particolare, leggendo neanche troppo attentamente il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-5679" title="spatuzza-processo-04-large" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/11/spatuzza-processo-04-large.jpg" alt="spatuzza-processo-04-large" width="500" height="350" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>- Il <em>reportage</em> giornalistico dedicato domenica scorsa dal <em>Fatto Quotidiano</em> di Padellaro-Travaglio alla sentenza Dell’Utri costituisce un preclaro esempio di “duplicazione” giornalistica di inchiesta giudiziaria: un raffinato “gioco di specchi”, un sofisticato “teatrino” dove viene rifatto il processo a Dell’Utri, in un ideale “terzo grado” mediatico. In particolare, leggendo neanche troppo attentamente il <em>reportage</em> ci si accorge della tecnica (indubbiamente raffinata) di Padellaro &amp; co. di speculare sulle “asimmetrie informative” dell’Utente-Lettore. Mi riferisco non tanto all’<em>escamotage</em> (rozzo e grossolano) del titolo di apertura divenuto agevolmente famoso (<em>La mafia votò Forza Italia, avevano lo stesso programma politico</em>) quanto all’incedere del <em>reportage</em> tra stralci e riassunti della sentenza. Apparentemente, pubblicare la sentenza pare un contributo di verità e trasparenza; ma è evidente che diventa un abuso, un sofisma, quando sai in partenza che chi ti legge non sa nulla di legge e procedura penale! Con questa premessa, speculando sul lettore “pollo” ed ignorante, la mala fede giornalistica ha modo di spiegarsi pienamente e senza problemi, realizzando il curioso effetto di sovrapporre ad una “sentenza reale” (che ha assolto Dell’Utri) una “sentenza virtuale” di condanna. Come riuscirci? Scontato che l’articolo si rivolge a persone che nulla sanno di diritto (ma che verosimilmente confidano nella buona fede di chi li informa), Padellaro &amp; co. spacciano la sentenza di assoluzione per una sentenza cd “dubitativa”, le famose e infami sentenze con le quali un individuo, nel Codice fascista e fino al 1988, veniva assolto ma “per insufficienza di prove”, quindi senza raggiungere la vera riabilitazione civile. In questo copione di “duplicazione” delle sentenze, credo rivesta un ruolo-chiave l’intervista ad Ingroia uno dei PM più attivi nell’inchiesta su Dell’Utri, che nemmeno troppo implicitamente interpreta la sentenza di Appello nei termini su indicati. Un efficace congegno di influenza psicologica sui lettori, verosimilmente portati a ritenere che si Dell’Utri è stato assolto, ma è andato vicino alla condanna e solo per chissà quale cavillo (o corruzione) l’ha … “sfangata”! Per carità, non è mio interesse fare di Dell’Utri un “nuovo Tortora”, e nemmeno fare di Dell’Utri l’ennesima vittima di un errore giudiziario: non per razzismo, o classismo, ma può suscitare pietà un poveraccio (come il noto Girolimoni) che finisce stritolato nella macchina della giustizia, meno un potente che invece dispone di tutti i mezzi e influenze per uscirne. Il problema è iniziare a vedere il fatto del “processo Dell’Utri” con obiettività e senza i fumogeni della partigianeria mediatica. E l’obiettività ci riporta a ritenere che anche i passaggi di sentenza riportati da <em>Il Fatto</em> provano molto meno (in termini di rapporti Dell’Utri-mafia) di quanto lasciano intendere. Tralascierò i vari dettagli della sentenza e mi concentrerò sul passaggio-chiave che ha portato i giudici d’Appello ad assolvere Dell’Utri, la valutazione dei pentiti e specialmente le dichiarazioni di Spataro. Dice la Corte: “Le affermazioni dello Spataro risultano manifestamente connotate da un’evidente progressione accusatoria proprio nella parte in cui in dibattimento egli ha affermato, in totale e radicale contrasto con quanto invece riferito in sede di indagini preliminari, che il cognato d’Agostino si era recato a Milano sia per portare denaro a Giuseppe Graviano, sia perché cercava di inserire il figlio nel Milan e… avvicinare qualcuno in quanto i capomafia di Brancaccio ‘dicevano che avevano amicizie [Dell’Utri e Berlusconi]. Tale affermazione –prosegue la sentenza- ha ovviamente provocato l’immediato intervento della difesa dell’imputato che ha subito contestato l’insanabile divergenza di quanto dichiarato in dibattimento e quanto invece riferito … nelle indagini preliminari”. Questo passaggio ha permesso alla Corte palermitana di invalidare la testimonianza di d’Agostino (quella che era stata molto sostenuta fin dagli anni 90 da Gomez e Travaglio per provare i legami di Dell’Utri e la mafia) e di dare ascolto ad altre testimonianze, quella di certo Zagatti, frattanto morto (notare l’evidenza con cui <em>il Fatto</em> rimarca questa ferale circostanza … ). Un passaggio ineccepibile dal punto di vista procedurale: come noto, la procedura penale (art. 512 ss. C.P.P.) consente al Magistrato Giudicante di tener conto, ai fini del giudizio finale, del comportamento processuale dell’imputato (o testimone) che, in sede di indagini preliminari dichiari una cosa e in sede di dibattimento un’altra. Noi non possiamo sostituirci al Giudice ma non possiamo contestare che questo passaggio è proceduralmente ineccepibile ed è più che legittima la conclusione giudiziale di non avvalersi della testimonianza di d’Agostino: un personaggio non obiettivo, perché evidentemente troppo interessato, per la sua posizione di indagato, a dichiarazioni “sensazionali” e che, proprio per il suo ambiguo comportamento in giudizio, non ha convinto del tutto per la sua buona fede. Questo secondo me è il passaggio dirimente. L’altro aspetto è il reato di associazione mafiosa. In effetti, la prova dell’associazione mafiosa e del concorso ad esso è quanto mai difficile e problematica? Basta aver procurato “buoni uffici” per essere considerati, ai fini penali, “mafiosi” ovvero “favoreggiatori” dei mafiosi? La verità è che sul punto non è mai intervenuta una legge a specificare chiaramente i reati di mafia, né la magistratura (in sede di Cassazione) ha mostrato di saper dare indicazioni univoche. Ingroia oppone a Dell’Utri (e neanche troppo indirettamente a Berlusconi) l’argomento simile: “Se tu conoscevi con chi avevi a che fare, perché pagavi? E soprattutto, perché perseveravi?”. Io credo che sia una follia non tener conto dell’evoluzione del costume imprenditoriale e della sensibilità sociale verso la mafia. Non si può oggi imputare a Berlusconi di essersi trovato pronto a pagare alla prima estorsione (negli anni 70!), ovvero di cercare allora il “contatto”, quando serviva. Oggi, c’è una norma di <em>Confindustria</em> che espelle gli imprenditori del Sud che pagano il pizzo con l’argomento che, così facendo, mettono in atto un favoreggiamento con la mafia anche se sono succubi. Ma non è stato diverso il costume di tanti imprenditori specie negli anni ’70 davanti alle manifestazioni della criminalità? Pensiamo solo ai sequestri: prima della legge sul blocco dei beni le famiglie cercavano sempre di patteggiare con i rapitori, ma mai nessuno si è sognato di imputarle per “concorso in sequestro”! Lo stesso dicasi di Berlusconi e Dell’Utri. E’ pazzesco, quindi, valutare un comportamento di 40 anni fa (cui comunque si riferisce il processo) con parametri di valutazione sociale del presente e che allora non erano assolutamente attuali. La buona fede tecnico-giuridica porterebbe come minimo ad escludere il “dolo”! E poi, al reportage Dell&#8217;Utri manca la &#8220;prova regina&#8221;, la prova che Dell&#8217;Utri avrebbe tratto lucro dal rapporto con la mafia. Stranamente sull&#8217;argomento si tace; eppure è decisivo: una cosa, infatti è il comportamento dell&#8217;uomo siciliano che ha le &#8220;conoscenze giuste&#8221; per far tacere le estersioni, altro il soggetto che trae profitto da questa collusione: in una giurisprudenza seria, che davvero ha cuore la specificità penale delle condotte, è quest&#8217;ultima a poter essere penalmente rilevante, l&#8217;altra no. Ora come noto, l&#8217;argomento dei &#8220;soldi iniziali&#8221; di <em>Publitalia</em>, oggetto di un recentissimo aggiornamento de <em>L&#8217;odore dei Soldi</em> di Travaglio, è ormai trattato da Travaglio come fosse la &#8220;pietra filosofale&#8221; tanto è povero di riscontri e inconsistente! In conclusione, non guasta un&#8217;osservazione più generale, tratta dal &#8220;caso Dell&#8217;Utri&#8221;. Se proprio, cioè, vogliamo portare l’attenzione sul problema più vasto della lotta alla criminalità, a parziale attenuante di Ingroia e della stampa investigativa, deve dirsi che indagare in Sicilia sui politici (vedi Cuffarro) è effettivamente comodo per aprire varchi sui movimenti affaristici e finanziari della mafia. E questo non tanto per l’atavico costume dei politici di cercare voti alla mafia, quanto perché in fondo il politico, rispetto alla mafia, costituisce l’anello debole della catena, quello che spesso “crolla prima” (se non crolla lui, crolla lo <em>staff</em>) e può costituire una fonte informativa di primo interesse. Certo, in mancanza di altri filtri disponibili, l’emergenza di colpire la mafia può portare a questi procedimenti. Ma non è ora di interrogarsi se il prezzo dell’emergenza debba ricadere in larga parte non dico sui politici, quanto sulla rappresentatività delle Istituzioni elettive? Perché nessuno può negare il costo in termini di delegittimazione istituzionale è enorme. Non da oggi, siamo a raccomandare che il legislatore, recependo le buone prassi investigative emerse sappia “oliare” meglio il già esistente “doppio binario” tra misure antimafia penali e amministrative, colpendo la mafia nei suoi portafogli, nelle sue imprese, nella sua capacità di dare lavoro e apportando più severe misure (non penali, ma amministrative) contro la corruzione dei politici che intermediano affari ricorrendo a soggetti poco raccomandabili (Alfano sta oliando in questo senso il DDL Anticorruzione e quello sulla responsabilità penale delle imprese). Ma, per favore, smettiamola con la patetica e miseranda narrativa dello Stato-Mafia!</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.arezzopolitica.it/2010/11/25/lonore-di-dellutri-presunto-mafioso/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Saviano e le accuse alla Lega Nord: la disonestà intellettuale di un giacobino</title>
		<link>http://www.arezzopolitica.it/2010/11/17/saviano-e-le-accuse-alla-lega-nord-la-disonesta-intellettuale-di-un-giacobino/</link>
		<comments>http://www.arezzopolitica.it/2010/11/17/saviano-e-le-accuse-alla-lega-nord-la-disonesta-intellettuale-di-un-giacobino/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 17 Nov 2010 22:10:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mugnai</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume e società]]></category>
		<category><![CDATA[Lega Nord]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[roberto maroni]]></category>
		<category><![CDATA[roberto saviano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.arezzopolitica.it/?p=5609</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2010/11/17/saviano-e-le-accuse-alla-lega-nord-la-disonesta-intellettuale-di-un-giacobino/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/11/saviano-maroni-300x184.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="saviano maroni" title="saviano maroni" /></a>di Federico Mugnai Durante la trasmissione di Lunedì &#8220;Vieni via con me&#8221; su Raitre il giornalista e scrittore Saviano ha accusato la Lega Nord di essere l’appoggio politico in Lombardia per l’Ndrangheta calabrese. Una frase che non può lasciare indifferenti, perchè viene accusato un intero partito, nonchè una comunità politica, di essere collusa con la mafia. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-5610" title="saviano maroni" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/11/saviano-maroni-300x184.jpg" alt="saviano maroni" width="300" height="184" />di <strong>Federico Mugnai</strong> Durante la trasmissione di Lunedì &#8220;Vieni via con me&#8221; su Raitre il giornalista e scrittore Saviano ha accusato la Lega Nord di essere l’appoggio politico in Lombardia per l’Ndrangheta calabrese. Una frase che non può lasciare indifferenti, perchè viene accusato un intero partito, nonchè una comunità politica, di essere collusa con la mafia. Comprendiamo perfettamente l&#8217;indignazione del ministro dell&#8217;interno Maroni e di altri esponenti leghisti. Rimaniamo invece sorpresi dalla risposta di Saviano, che prima si stupisce e si allarma delle reazioni leghiste, perchè secondo lo scrittore lui avrebbe riportato semplicemente dei fatti e precisamente un&#8217;inchiesta riguardante un consigliere regionale della Lega accusato di aver favorito la mafia sugli appalti e poi addirittura provoca il ministro Maroni paragonandolo al boss della camorra &#8220;Sandokan&#8221; Schiavone. Francamente non vogliamo entrare in merito alle inchiesta in corso, perchè a differenza di Saviano riteniamo che si possano fare considerazioni ed esprimere giudizi soltanto quando i reati a carico di un individuo e/o di un gruppo sono comprovati. Oltre a ciò, anche se fosse provato che l&#8217;esponente leghista abbia avuto rapporti con la mafia, riteniamo ingiusto che la responsabilità ricada su tutto un partito. Questo metodo lo consideriamo disonesto da un punto di vista intellettuale e morale. Crediamo infatti che si tratti dell&#8217;ennesima accusa infondata tesa a screditare l&#8217;attuale maggioranza, volendo colpire l&#8217;immagine di uno degli esponenti del Governo finora più apprezzati dal popolo italiano, ovvero il Ministro Maroni. Un metodo quello di Saviano &#8220;sporco&#8221;, perchè racconta mezze verità, tralasciando molti particolari e tirando proprio alla fine del suo lungo monologo la &#8220;bomba&#8221;. Proviamo tra l&#8217;altro un pò di disgusto nel seguire certi programmi; non perchè facciano esplicito riferimento ad una cultura che non condividiamo, ma poichè riteniamo sbagliato, nonchè arrogante l&#8217;approccio di Saviano e di Fazio al programma. Un approccio, dove Saviano recita la parte del martire che declama verità assolute. In questi giorni abbiamo letto alcune dichiarazioni come quelle del capostruttura di Raitre Loris Mazzetti che da italiani ci indignano: &#8221; Io penso che l’onestà intellettuale di Saviano non possa vivere di condizionamenti&#8221;. Ci sentiamo indignati perchè in questa frase è celata una certa dose di superiorità morale del tipo :&#8221;Saviano non è discutibile&#8221;. E’ lo stesso Mazzetti che ad Annozero disse che la parola di Saviano valeva più di quella di Gianluigi Paragone,in risposta ad una osservazione di quest&#8217;ultimo. Si arriva quindi al razzismo morale, che francamente speravamo fosse oramai una pagina chiusa, un triste ricordo della nostra storia nazionale (i cui maggiori esponenti di questo razzismo morale furono, guarda caso i comunisti e il Parto d’Azione). Invece nuovi giacobini, della peggior specie avanzano! Saviano è uno di questi. Possibile che nel suo lungo monologo si sia dimenticato di dire che infiltrazioni mafiose al Nord ce ne sono dagli anni 60&#8242; e cioè quando la Lega nemmeno esisteva? Inoltre la smetta Saviano di additare l&#8217;Italia come un paese completamente in mani alle mafie, da Nord a Sud, quando è evidente il differente peso specifico della mafia al Nord e al Sud. Quando poi si riferisce a Miglio (riprendendo una frase dello stesso di un intervista rilasciata a “il Giornale” nel 1999) per voler avallare la tesi della Lega collusa con la mafia, omette di dire che Miglio (giurista e teorico puro) stava enunciando un caso di scuola tipico del curriculum universitario di diritto pubblico, ovvero la teoria (teorica e paradossale) della mafia come “ordinamento giuridico” nella specifica accezione (teorica e didattica) fornita dal costituzionalista Santi Romano in una sua celebre opera . Infine Saviano ricorda come gli arresti dei mafiosi e il lavoro fatto dal Ministro dell&#8217; Interno (come ad esempio il recentissimo arresto del boss della camorra Iovine) e dalle forze dell&#8217;ordine non sia sufficiente per sconfiggere la mafia, ma sia soltanto qualcosa di superficiale che non demolisce la struttura mafiosa. Ricorda che la mafia va sconfitta attraverso il buon esempio di ciascun individuo. Ci troviamo in parte d&#8217;accordo con Saviano. Non è però una provocazione in stile mafioso voler demolire un partito facendo perno su un caso singolo? Forse qualche ebreo in passato avrà pure speculato sulla grande crisi del 29&#8242; facendo l&#8217;usuraio e mettendo in ginocchio qualche famiglia tedesca, ma francamente nessuna persona civile ritiene giustificabile la reazione nazista. Saviamo impari quindi ad essere onesto intellettualmente prima di predicare l&#8217;onestà altrui.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.arezzopolitica.it/2010/11/17/saviano-e-le-accuse-alla-lega-nord-la-disonesta-intellettuale-di-un-giacobino/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lo Stato e la mafia nell&#8217;annus horribilis 1992-93: un contributo di obiettività contro il &#8220;pensiero unico antiberlusconiano&#8221; (Il Fatto quotidiano, 21/11/2009)</title>
		<link>http://www.arezzopolitica.it/2009/12/02/lo-stato-e-la-mafia-nellannus-horribilis-1992-93-un-contributo-di-obiettivita-contro-il-pensiero-unico-antiberlusconiano-il-fatto-quotidiano-21112009/</link>
		<comments>http://www.arezzopolitica.it/2009/12/02/lo-stato-e-la-mafia-nellannus-horribilis-1992-93-un-contributo-di-obiettivita-contro-il-pensiero-unico-antiberlusconiano-il-fatto-quotidiano-21112009/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 01:01:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[transizione italiana]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.arezzopolitica.it/?p=2518</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2009/12/02/lo-stato-e-la-mafia-nellannus-horribilis-1992-93-un-contributo-di-obiettivita-contro-il-pensiero-unico-antiberlusconiano-il-fatto-quotidiano-21112009/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2009/11/capaci-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="capaci" title="" /></a>di Giorgio Frabetti-
Come noto, il 05 dicembre prossimo, si terrà la manifestazione detta No-B(erlusconi)-Day, manifestazione di segno ferocemente anti-berlusconiano, nata dalla galassia dei movimenti anti-premier diffusi via Internet e nella Società Civile e puntualmente cavalcata dall&#8217;ineffabile Partito dell&#8217;Italia dei Valori. Di queste tendenze, è attivissimo interprete anche Il fatto quotidiano che, nel numero del 21 novembre u.s., ha dato spazio ad un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-2565 alignleft" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2009/11/capaci.jpg" alt="capaci" width="258" height="280" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>-</p>
<p>Come noto, il 05 dicembre prossimo, si terrà la manifestazione detta No-B(erlusconi)-Day, manifestazione di segno ferocemente anti-berlusconiano, nata dalla galassia dei movimenti anti-premier diffusi via Internet e nella Società Civile e puntualmente cavalcata dall&#8217;ineffabile Partito dell&#8217;<em>Italia dei Valori</em>. Di queste tendenze, è attivissimo interprete anche <em>Il fatto quotidiano</em> che, nel numero del 21 novembre u.s., ha dato spazio ad un articolo assolutamente incredibile dell&#8217;Ex-Magistrato (e ora eurodeputato IDV) Luigi De Magistris, su una tematica che, specie dopo le prime indiscrezioni sulle dichiarazioni del pentito Spatuzza, sta diventando una nuova calda frontiera della polemica politico-giudiziaria contro Berlusconi: la presunta cointeressenza nei piani della mafia a fermare la Magistratura e l&#8217;opera di moralizzazione antimafia (avviatasi dopo la conferma del &#8216;maxi-processo&#8217; nel gennaio 1992). Perchè ho ritenuto giusto citare questo articolo, invece che ignorarlo come &#8220;ciarpame&#8221;, come &#8220;sottoprodotto&#8221; della politica? Perchè sono convinto che la polemica politica condotta sul limitare dell&#8217;odio non serve a nessuno; perchè sono fiducioso, in ultima istanza, nella razionalità delle persone, che, alla fine, non attendono altro che essere informate con pacatezza e obiettività. Inutile nascondere che la mia ambizione segreta è quella di far cambiare idea a chi stesse pensando a partecipare alla manifestazione di sabato prossimo: ma forse chiedo troppo &#8230;</p>
<p>Ma iniziamo dai fatti. Ora, l&#8217;articolo di De Magistris contiene una cronistoria della politica italiana degli ultimi anni (dal 1992 in poi), secondo la quale la <em>Seconda Repubblica</em> sarebbe stata il parto di un &#8220;patto scellerato&#8221; Stato-mafia. La trattativa Stato-mafia, in particolare, condotta a cavallo degli omicidi Falcone-Borsellino e delle stragi di mafia del 1993, non sarebbe che il &#8220;fatto fondativo&#8221; di una nuova configurazione costituzionale dello Stato, nel quale (stando all&#8217;On. De magistris) l&#8217;ordinamento statuale italiano si sarebbe finalmente adattato ai dettami del &#8220;piano di rinascita nazionale&#8221; di Licio Gelli, volti a &#8220;integrare&#8221; il potere criminale (mafioso e non) nel circuito legale del mercato della politica e dei capitali: in altre parole, con la &#8220;trattativa&#8221; è stata propiziata la nascita di una nuova classe dirigente italiana paragonabile a quella degli &#8220;Stati-mafia&#8221; dei Paesi dell&#8217;Est. Inutile dire che è questo il dato politico numero uno del discorso dell&#8217;On. De Magistris. Di questa mutazione della &#8220;costituzione materiale&#8221; dello Stato, <em>Forza Italia</em> e il centro-destra sarebbero l&#8217;avanguardia naturale, perchè proprio i partiti conservatori sarebbero ideologicamente più affini per giustificare in questa chiave i rapporti con la &#8220;criminalità organizzata&#8221; (come ai tempi della P2! Leggere la Relazione Anselmi, sul punto).</p>
<p>Scendendo poi nei dettagli della cronistoria, De Magistris accredita gli avvenimenti investigativi e stragistici del 1992-93 come espressione di un&#8217;unica &#8220;congiura&#8221; (sinarchia: pare il <em>Codice Da Vinci</em>!) volta a propiziare una strategia di compiacenza ed indulgenza dello Stato: tale indulgenza compiacente verso la mafia, secondo De Magistris, si sarebbe manifestata, addirittura in modo conclamato,  nella circostanza che, catturato Riina, il &#8220;covo&#8221; del <em>boss </em>non fu sottoposto nell&#8217;immediatezza a persquisizione, ma fu lasciato libero in modo da consentire ai &#8216;picciotti&#8217; rimasti fedeli di ripulirlo e di eliminarvi ogni traccia utile per gli inquirenti!In ogni modo, secondo De Magistris, il centro del &#8220;complotto&#8221;  non sarebbe altro che l&#8217;iniziativa del Capitano De Donno e del Generale Mori (Carabinieri del ROS) che, all&#8217;insaputa dei vertici, nel giugno-luglio 1992 avvicinano Vito Ciancimino ufficiosamente per catturare qualche importante &#8217;latitante&#8217;: ora, l&#8217;On. De Magistris aderisce alla tesi che ravvisa in questa iniziativa il &#8220;secondo fine (eversivo)&#8221; di far &#8220;venire a patti&#8221; lo Stato con la mafia, con la complicità oscura di qualche non ben precisato referente politico (in particolare, le recenti dichiarazioni del pentito Spatuzza hanno riaccreditato chiacchiere in auge dalla II metà degli anni &#8216;90 che vedrebbero soprattutto in Dell&#8217;Utri, il regista dell&#8217;iniziativa). Secondo De Magistris, questa strategia non disdegnava nemmeno di &#8216;rieditare&#8217; la strategia della tensione e degli attentati dinamitardi (così interpreta le stragi della primavera-estate del 1993 alle &#8216;città d&#8217;arte&#8217;), pur di giungere ad una stabilizzazione compiacente del sistema politico, in modo da &#8216;normalizzarlo&#8217;, mettendo così in riga giudici e politici democratici che erano riusciti a scoperchiarne la corruzione e le complicità con la mafia. Nel suo racconto, poi, De Magistris conferisce un grande risalto all&#8217;omicidio Borsellino del 19 luglio 1992 (avvenuto in Via D&#8217;Amelio, in prossimità dell&#8217;abitazione della Madre del Magistrato), accreditando l&#8217;ipotesi che il Magistrato fosse venuto a conoscenza del disegno &#8220;eversivo&#8221; e si fosse &#8220;messo di traverso&#8221;. Si coglie l&#8217;occasione di precisare, però, che questa ricostruzione ha un precedente giudiziario-giornalistico nell&#8217;inchiesta e nel &#8216;teorema&#8217; del Giudice Luca Tescaroli di Caltanissetta che indagò sugli stessi fatti negli anni &#8216;90, giungendo, però, ad un&#8217;archiviazione, ma che, tra i primi, sollevò l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica su una possibile &#8220;alleanza Stato-mafia&#8221; volta a pilotare in modo compiacente la transizione politica degli anni &#8216;90 (confluita nel libro, scritto a quattro mani con Soveria Mannelli: <em>Perchè fu ucciso Giovanni Falcone</em>, Rubettino, 2000).</p>
<p>Lungi dalle facili polemiche, deve rimarcarsi come proprio la ricostruzione dei fatti operata da De Magistris  appare ad un facile esame per quello che è: facile e vieta &#8216;dietrologia&#8217;; e questo, anche per le svariate e manifeste contraddizioni che il suo discorso rivela. Cominciamo con ordine:</p>
<p>LA PRESUNTA TRATTATIVA STATO-MAFIA CONDOTTA DAI ROS.   Ora, nessuno allo stato ha chiarito la vera natura di questa operazione dei ROS: se tale iniziativa dei ROS fosse davvero una trattativa, un&#8217;operazione investigativa ordinaria, ovvero un &#8216;bluff&#8217; per &#8217;spaventare le passere&#8217;; certo, si deve riconoscere che questo aspetto è un passaggio assolutamente essenziale nella ricostruzione degli avvenimenti (e per verificare se &#8220;deviazione&#8221; ci fu o non ci fu). Ora, ha sicuramente suscitato molto scalpore la circostanza che l&#8217;operazione non risultasse formalmente autorizzata dai vertici competenti, cosa che naturalmente ha subito suscitato maliziose dispute  &#8230; .  Allo stato attuale, comunque, il comportamento dei ROS appare avvolto nella nebulosa e le certezze sono poche: in primo luogo, Massimo Ciancimino (il &#8220;supertestimone&#8221; dal quale il &#8220;popolo viola&#8221; si aspetta dichiarazioni sensazionali) avrebbe confermato ciò che già si sapeva da tempo, ovvero che il Capitano De Donno, nel giugno 1992, dopo la morte di Falcone, avvicinò il Padre Vito (allora prossimo a scontare un&#8217;altra pena pesante per associazione mafiosa) per acquisire informazioni per la cattura di qualche latitante; che il Padre non mostrò disinteresse per la proposta (anche perchè era schifato dall&#8217;esito terroristico imposto dai Corleonesi con gli attentati prima in danno a Salvo Lima, del marzo 1992, poi in danno a Falcone, nel maggio successivo); che Ciancimino-Padre, allo scopo, interpellò un interfaccia, certo Dr. Cinà, il quale fece pervenire ai Carabinieri del ROS (tramite Ciancimino) il famoso &#8216;papello&#8217; (recuperato dal figlio di Ciancimino e consegnato agli inquirenti) contenente richieste di sconti di pena per i &#8216;boss&#8217; condannati dal &#8216;maxi-processo&#8217; con la richiesta al parlamento di abrogare la &#8216;legge sui pentiti&#8217; e l&#8217;art. 41-bis; che i ROS rifiutarono la proposta e la &#8216;trattativa&#8217; si arenò (salva la cattura di Riina). Ma basta questa ricostruzione per  lanciare l&#8217;allarme dei soliti &#8221;servizi segreti deviati&#8221;?  Parrebbe di no, se si deve prestare fede all&#8217;inchiesta e all&#8217;apporto di &#8220;Anno zero&#8221;, da cui è risultato che dei contatti tra De Donno-Mori e Ciancimino fosse stata informata la Dr.ssa Ferraro, Dipendente dell&#8217;Ufficio Affari Penali del Ministero della Giustizia, già amica e collaboratrice di Giovanni Falcone (la Dr.ssa fu addirittura prima del Giudice Borsellino, il quale, per altro, con lo stesso reparto del ROS collaborava all&#8217;indagine su mafia e appalti che da qualche anno era arenata e non era approdata a nulla).  Ora, verrebbe da dire, di contro alla &#8216;dietrologia&#8217; propalata da De Magistris, che <strong>se l&#8217;operazione Mori-De Donno fosse stata un&#8217;operazione di &#8220;intelligence&#8221; seria, sarebbe stata mantenuta segreta</strong> e verosimilmente non sarebbe stata propalata alla Dr.ssa Ferraro: <strong>a maggior ragione</strong>, <strong>se</strong> l&#8217;iniziativa fosse stata <strong>&#8220;deviata&#8221;!</strong> Allo stato attuale, quindi, pare lecito escludere che l&#8217;operazione di De Donno-Mori potesse inquadrarsi in un quadro di &#8216;intelligence&#8217; in senso tecnico: in ogni modo, per quanto l&#8217;operazione appaia tuttora non chiara e decisamente non classificabile (e tale da meritare effettivamente i dovuti approfondimenti anche in sede giudiziale per la delicatezza e la gravità delle circostanza), ce ne vuole per ravvisare in questi &#8216;passi&#8217; &#8230; il nemico (come fa De Magistris) ! Anche perchè le chiavi di lettura del non chiaro comportamento di De Donno-Mori possono tranquillamente essere tante: es. nulla esclude che l&#8217;iniativa Mori-De Donno possa più agevolmente spiegarsi come operazione concorrenziale dell&#8217;Arma sulla Polizia, come ce ne furono anche altre in momenti delicati della storia d&#8217;Italia (si pensi alla concorrenza Carabinieri-Polizia ai tempi della cattura e della detenzione di Mussolini dopo il 25 luglio 1943).</p>
<p>LE STRAGI DEL 1993 ALLE CITTA&#8217; D&#8217;ARTE: Ancora più incredibile appare l&#8217;affermazione di De Magistris, quando ritiene che la sollecitazione alle stragi del 1993 sia venuta alla mafia da settori &#8217;infedeli&#8217; dello Stato (esterni, quindi, alla mafia), quando ormai gran parte delle sentenze che si sono pronunciate in merito riconoscono con quasi assoluta certezza la circostanza che <strong>la &#8217;strategia stragista&#8217;, invece, nacque per ragioni essenzialmente interne a &#8216;Cosa Nostra&#8217;</strong>. Ora, pur non potendosi negare che il quadro politico di allora, sfilacciato, era certamente propizio per una &#8217;stagione stragista&#8217; (eloquentemente, certo, il Sostituto Ingroia ha chiamato le bombe di Capaci, D&#8217;Amelio, ma soprattutto alle &#8216;città d&#8217;arte&#8217; le &#8216;bombe del dialogo&#8217;: vedi l&#8217;intervista contenuta nel libro <em>La Trattativa</em> di Maurizio Torrealta, Editori Riuniti, 2002), il contributo di De Magistris ignora che la mafia, parallelamente alla classe politica del tempo (<em>mutatis mutandis</em>!), stava attraversando una crisi sistemica e di &#8216;leadership&#8217; molto rilevante ed era dilaniata da un fortissimo dissidio interno tra i &#8216;corleonesi&#8217; (sconfitti) e gli &#8216;agrigentini&#8217;, specie Matteo Messina Denaro, che, con i suoi, sarà tra i principali animatori delle stragi. E&#8217; in nome di una &#8220;crisi di leadership&#8221; interna, quindi, che <em>Cosa Nostra</em> si avvenura sul terreno delle stragi, in cerca prevalentemente di una &#8220;prova muscolare&#8221; con lo Stato. Certo, in questo quadro, è innegabile che le bombe del 1993 di Milano, Firenze e Roma potessero rivestire per la mafia anche un&#8217;efficace funzione di intimidazione sociale e di interlocuzione politica; allo stato attuale, però, non possiamo sopravvalutare troppo la portata delle stragi, che, infine, caratterizzarono solo un breve tratto dei rapporti Stato-mafia, poco più di una &#8216;parentesi&#8217; della strategia della lotta di &#8216;Cosa Nostra&#8217; allo Stato, non un metodo strutturale e consolidato. Oggi, poi, che qualcosa di più sappiamo sui complicati assestamenti e sulle lotte di egemonia all&#8217;interno di <em>Cosa Nostra</em> seguiti alla cattura di Riina, siamo anche in grado di dire che le bombe finirono per volontà del nuovo &#8216;leader&#8217; Provenzano, refrattario alle bombe perchè queste rendevano &#8216;Cosa Nostra&#8217; antipatica alla gente a attiravano troppo l&#8217;attenzione sul suo malaffare; mentre quello che &#8216;Binu&#8217; desiderava era una mafia che lavorasse in silenzio, commettesse meno omicidi possibili e soprattutto si dedicasse agli affari (i punti sono ben trattati in <em>Limes </em>nr. 02/2005, rivista del gruppo Espresso-Carracciolo, evidentemente fuori dall&#8217;orbita berlusconiana: vedi in particolare l&#8217;articolo di Bugea, <em>Ad Agrigento si recluta l&#8217;esercito di Provenzano</em> e Messina, <em>Cos&#8217;è Cosa Nostra</em>).</p>
<p>I PRESUNTI &#8220;MOVENTI POLITICI&#8221; DELL&#8217;OMICIDIO BORSELLINO: Proseguendo, il racconto di De Magistris sui &#8220;moventi politici&#8221; della trattativa Stato-mafia (destabilizzare, per stabilizzare il sistema politico in senso moderato) si inerpica in una serie di ardite e quantomeno discutibili affermazioni raccolte  in ordine ad una supposta cointeressenza dei vertici politici alla &#8220;trattativa&#8221; prima attraverso il Ministro dell&#8217;Interno Nicola Mancino accreditato come uno che &#8220;non poteva non sapere della trattativa&#8221; (e che questa impressione diede, continua De Magistris, al Giudice Borsellino, il 01 luglio 1992, quando si trovava a Roma ad interrogare l&#8217;ancora non ufficiale pentito Gaspare Mutolo), poi attraverso Dell&#8217;Utri (come parrebbe secondo le dichiarazioni del pentito Spatuzza). In questo confusissimo quadro, Borsellino, ricevuta la rivelazione della &#8216;trattativa Stato-mafia&#8217; sarebbe stato eliminato come &#8220;testimone scomodo&#8221; sia per lo Stato sia per la mafia che stavano trattando: di qui, la &#8220;convergenza di interessi&#8221; tra Stato e Mafia all&#8217;eliminazione del Magistrato. Ora, senza voler entrare nel merito della valutazione penale di fatti relativi alla morte del Giudice Borsellino, che attualmente sono al vaglio degli inquirenti di Palermo, basterà dire che è del tutto risibile la tesi di una possibile &#8220;funzione politica&#8221; del delitto Borsellino, ovvero di un &#8220;favore&#8221; che lo Stato avrebbe fatto alla mafia (o viceversa), lasciando morire il Giudice Borsellino (qualcuno ha detto che qualcuno voleva mettere per sempre a tacere il Giudice per le rivelazioni che si accingeva a fare su mafia e politica!) : e che sia tesi risibile, lo dimostra proprio l&#8217;eterogenesi dei fini che caratterizzò <strong>il Delitto Borsellino</strong>, a seguito del quale <strong>la mafia fu messa &#8220;con le spalle al muro&#8221; e fu impossibile dare corso a qualsiasi iniziativa politica o amministrativa volta propiziare un atteggiamento più indulgente verso la mafia.</strong> Non così all&#8217;indomani della morte di Giovanni Falcone: dopo la strage di Capaci, infatti, si era effettivamente creato un clima di paura e di intimidazione presso Magistrati e Forze dell&#8217;ordine, che aveva certo favorito la mafia e aveva contestualmente favorito il blocco o quantomeno il &#8220;congelamento&#8221; delle principali iniziative legislative e giudiziarie antimafia (fu bloccato il &#8216;Decreto Martelli&#8217; del 07 giugno 1992 e fu molto contingentato il passaggio al 41-bis di molti capo-mafia: vedi sul punto, la testimonianza dell&#8217;allora Ministro della Giustizia Claudio Martelli nella puntata di &#8220;Anno zero&#8221; del 29 ottobre 2009); dopo la strage di Via d&#8217;Amelio, nulla di tutto questo fu più possibile: lo Stato, fischiato e dileggiato ai funerali della scorta del magistrato il 21 luglio 1992,  fu costretto a decretare il &#8220;carcere duro&#8221; per i mafiosi e a convertire in legge il contestatissimo &#8220;decreto Martelli&#8221;. Un pieno insuccesso per la mafia, sia dal punto di vista giudiziario, sia dal punto di vista politico e solo la dietrologia può far vedere &#8220;secondi fini&#8221; in questa disastrosa situazione. Se proprio si vuole cercare una spiegazione nel (non chiaro) comportamento della mafia, sembra più plausibile pensare che la mafia cercasse (forse in parallelo con le successsive bombe del 1993)  una &#8220;prova muscolare&#8221; contro lo Stato, per misurare la sua forza, ma con lo spirito selvaggio di rivolta e reazione all&#8217;affronto del &#8216;maxi-processo&#8217;, che, per la prima volta dal dopoguerra, aveva segnato un punto significativo a vantaggio della repressione antimafia: una &#8220;prova di muscoli&#8221; che oggi risulta tanto più verosimile e convincente a causa della momentanea prevalenza, in seno a &#8216;Cosa Nostra&#8217;, ai tempi del &#8216;delitto Borsellino&#8217; dei &#8216;facinorosi&#8217; corleonesi ed agrigentini, non ancora &#8220;messi a freno&#8221; dall&#8217;egemonia di Bernardo Provenzano.</p>
<p>I RAPPORTI MAFIA-POLITICA: Di questo passo, l&#8217;articolo è del tutto debole nella rappresentazione dei rapporti mafia politica; in particolare, è del tutto impervio seguire l&#8217;On. De Magistris quando descrive la mafia come un soggetto che, insieme a settori deviati dello Stato, si impegna per un programma politico di stampo moderato/conservatore, nel quale si vuole forzatamente vedere i tratti golpistici del &#8216;piano di rinascita nazionale&#8217; di gelliana memoria: un simile livello di coinvolgimento politico della mafia, tale da configurare una quasi-organicità della mafia con i partiti conservatori,  presupporrebbe nella <em>Cosa Nostra</em> un rapporto di &#8220;collateralità&#8221; con i partiti di centro-destra molto simile alla &#8220;collateralità&#8221; che nei decenni scorsi ha legato le &#8220;cooperative rosse&#8221; al PCI! Una ricostruzione del tutto &#8217;fantapolitica, e assolutamente non in linea con i riscontri giudiziari, i quali, viceversa, attestano un <em>modus vivendi</em> mafia-politica del tutto diverso. Non si deve, al riguardo, dimenticare il ruolo avuto dalla mafia nella cd. stagione del &#8216;milazzismo&#8217; (1958-60), quando una scissione interna alla DC siciliana, facente capo sull&#8217;On. Silvio Milazzo, portò al potere in Giunta Regionale Monarchici, Missini e Comunisti! Allo stesso modo, vanno intesi i rapporti ambigui tra mafia e cooperative rosse (che sono sullo sfondo dell&#8217;omicidio di Pio la Torre del 30 aprile 1982) e i curiosi flussi di voto verso PSI e PR (Pannella) ai tempi delle elezioni politiche del 1987 (quando Craxi e Pannella si batterono per il &#8216;referendum&#8217; per l&#8217;introduzione della responsabilità civile dei magistrati). Inutile dire, comunque, che tutto il discorso di De Magistris è volto ad accreditare nei politici dell&#8217;epoca (e di quale parte politica è noto) una sorta di &#8220;concorso esterno in associazione mafiosa&#8221;: come a dire che la politica del 1992-93 avrebbe avuto un ruolo decisivo nell&#8217;aiutare la mafia a riprendersi e a stabilizzarsi, dopo una fase di sconfitta e di crisi. Nulla di più errato: allo stato attuale, l&#8217;unico vero perno della stabilizzazione di <em>Cosa Nostra,</em> dopo le turbolenze del periodo del 1992-93, è il carisma di &#8221;Binu Provenzano&#8221; e la sua strategia di mediazione e compromesso seguita sia all&#8217;interno di <em>Cosa Nostra</em> sia al suo esterno, grazie alla quale <em>Cosa Nostra</em> è restata in piedi, senza dover più imporre fatti di sangue eclatanti e clamorosi. Ma a questo punto, cosa avrebbe potuto importare ad una mafia così fatta che al governo nazionale potesse andare il centro-destra, anzichè la Sinistra? Nulla: almeno questo è quanto io credo.</p>
<p>Alla fine dei conti, cosa resta dell&#8217;analisi di De Magistris? Ora, come già detto, l&#8217;On. De Magistris intendeva asserire che l&#8217;Italia sta diventando uno Stato-mafia come molti Paesi Ex-Sovietici. Padronissimo di farlo; quando, però, ci si addentra all&#8217;interno del suo discorso e nel merito, le sue affermazioni sono assolutamente fragili, labili e poco dimostrate (e dimostrabili): un&#8217; operazione che certamente è poco definire dozzinale (per l&#8217;indelicatezza di coinvolgere fatti di sangue e oscuri come gli avvenimenti del 1992-92), ma che, crediamo, potrà giovare a riempire le piazze nel giorno del 05 dicembre prossimo per il noto <em>Happening</em> anti-berlusconiano. Ora, se c&#8217;è qualche cittadino ancora indeciso sul da farsi, ovvero se partecipare o no alla manifestazione di venerdì, ci auguriamo che cominci ad usare la propria testa: se ciò non basterà ad indurlo a desistere dal partecipare alla manifestazione, confidiamo che il maggiore senso critico possa &#8221;aprire gli occhi&#8221; e fare quantomeno riflettere sul grado di disinformazione e di becero conformismo che si cela dietro l&#8217;antiberlusconismo apparentemente più austero e più moralista. In particolare, confidiamo nel &#8220;buon senso&#8221; perchè si comprenda l&#8217;enormità di ridurre un fatto come la nascita di <em>Forza Italia </em>e la &#8220;discesa in campo&#8221; di Berlusconi, uno dei fatti più rilevanti di rinnovamento prodotti dal sistema politico italiano degli ultimi decenni, ad un fatto criminale: si comprenda una buona volta che è stata la &#8220;bomba sociale&#8221; della <em>minimum tax</em> a produrre Berlusconi e non le bombe della mafia!</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.arezzopolitica.it/2009/12/02/lo-stato-e-la-mafia-nellannus-horribilis-1992-93-un-contributo-di-obiettivita-contro-il-pensiero-unico-antiberlusconiano-il-fatto-quotidiano-21112009/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I ‘Professionisti dell&#8217;Antimafia’ secondo Leonardo Sciascia. A vent&#8217;anni dalla morte</title>
		<link>http://www.arezzopolitica.it/2009/11/23/i-%e2%80%98professionisti-dellantimafia%e2%80%99-secondo-leonardo-sciascia-a-ventanni-dalla-morte/</link>
		<comments>http://www.arezzopolitica.it/2009/11/23/i-%e2%80%98professionisti-dellantimafia%e2%80%99-secondo-leonardo-sciascia-a-ventanni-dalla-morte/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 16:53:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume e società]]></category>
		<category><![CDATA[antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[leonardo sciascia]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[professionisti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.arezzopolitica.it/?p=2460</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2009/11/23/i-%e2%80%98professionisti-dellantimafia%e2%80%99-secondo-leonardo-sciascia-a-ventanni-dalla-morte/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2009/11/Sciascia_palazzolo1-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="Sciascia_palazzolo" title="" /></a>di Giorgio Frabetti- A vent’anni dalla scomparsa del grande Scrittore di Rocalmuto (20 novembre 1989), credo debbano ripercorrersi i passi di una delle sue più feroci polemiche, quella, cioè, da lui avviata nel 1987 sul Corriere della Sera contro i cd. “professionisti dell’Antimafia” (il termine non è usato da Sciascia). A chi legga oggi questi articoli, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-2463 alignleft" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2009/11/Sciascia_palazzolo1.jpg" alt="Sciascia_palazzolo" width="300" height="217" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>- A vent’anni dalla scomparsa del grande Scrittore di Rocalmuto (20 novembre 1989), credo debbano ripercorrersi i passi di una delle sue più feroci polemiche, quella, cioè, da lui avviata nel 1987 sul <em>Corriere della Sera</em> contro i cd. “professionisti dell’Antimafia” (il termine non è usato da Sciascia). A chi legga oggi questi articoli, pubblicati sul <em>Corriere</em> dal 10 al 26 gennaio 1987 (poi ripresi nel volume <em>A futura memoria-se la memoria ha un futuro</em>, Bompiani, 1988), resta di primo acchito la sensazione di una lettura ostica ed ermetica, al punto che si è tentati di sospettare che Sciascia si sia impelagato in un viluppo dialettico contorto e artificioso; detto in altre parole, la prima sensazione è che Sciascia stia “pirandelleggiando” (così per Pansa, che, dalle colonne di &#8216;Repubblica&#8217; dello stesso anno, fu uno dei critici più accesi delle sortite di Sciascia). Lungi dal ritenere le parole di Sciascia oscura e vuota dialettica, resta al lettore di oggi la grande testimonianza di un contributo assolutamente profetico ed anticipatore delle tendenze “giustizialiste” della politica dei giorni nostri. L’articolo del 10 gennaio 1987 (il più importante della serie, gli altri essendo repliche e precisazioni scritte da Sciascia per far fronte al vespaio di polemiche che  frattanto erano insorte) prendeva le mosse dal commento ad un libro di Dugan (discepolo del noto storico d’Italia Dennis Mack Smith) <em>La mafia durante il fascismo </em>in cui veniva trattato del “caso Alfredo Cuoco”, arrestato nel 1927 nell’ambito della campagna antimafia commissionata da Mussolini al ‘Prefetto di ferro’ Mori; additando come mafioso Cuoco, cioè, il regime scaricava uno degli esponenti più progressisti del fascismo siciliano, che più di tutti si stava opponendo all’allineamento tra fascismo e agrari in Sicilia: allineamento, invece, cercato da Mussolini e dai fiancheggiatori del fascismo per stabilizzare il regime da possibili velleità rivoluzionarie. Dopo aver additato il &#8216;caso Cuoco&#8217; come esempio conclamato di uso politico della lotta alla mafia, Sciascia giunge a denunciare le distorsioni di un movimento antimafia che diventa “strumento di potere” e “non ammette critiche, né dissensi”, in quanto facile dispositivo retorico per politici e funzionari in cerca di popolarità facile e di facile carriera: “Prendiamo- dice Sciascia- un Sindaco che per sentimento o per calcolo cominci ad esibirsi –in interviste televisive e scolastiche, in convegni, conferenze e cortei- come antimafioso: anche se dedicherà tutto il suo tempo a queste esibizioni e non ne troverà mai per occuparsi dei problemi del paese o della città che amministra […] si può considerare in una botte di ferro. Magari qualcuno, molto timidamente, oserà rimproverargli lo scarso impegno amministrativo: e dal di fuori. Ma dal di dentro, nel Consiglio Comunale o nel suo Partito, chi mai oserà promuovere un voto di sfiducia, un’azione che lo metta in minoranza e ne provochi la sostituzione? Può darsi che, alla fine, qualcuno ci sia: ma correndo il rischio di essere marchiato come mafioso e con lui quelli che lo seguiranno”. Chi non vede in queste parole, la coincidenza con l’avventura di Leoluca Orlando Sindaco della cd &#8220;primavera di Palermo&#8221; che, in nome della retorica antimafia, non solo si guadagnò l’inamovibilità dalla carica di Sindaco di Palermo per un lungo periodo, ma riuscì addirittura a portare la DC  alla maggioranza assoluta dei voti alle elezioni comunali del 1990? Di quel Leoluca Orlando che tuttora impazza nell’<em>Italia dei Valori</em> di Di Pietro, con pari demagogia giustizialista? Successivamente, l’articolo di Sciascia prosegue con la sezione tuttora più controversa (e parzialmente smentita da Sciascia negli anni successivi) quella riguardante la promozione alla Procura di Marsala del Giudice Paolo Borsellino, ritenuto dal CSM più idoneo all’incarico del concorrente Alcamo (più anziano) per specifica “esperienza nella lotta al crimine organizzato”. Ma su quale fondamento, dice Sciascia, è stata valutata questa &#8220;esperienza&#8221;? “Sul numero dei mandati di cattura o sull’esito dei processi dibattimentali?” Lo Scrittore di Rocalmuto, a questo punto, denuncia la strumentalità e l’inconsistenza di questo criterio di “specializzazione”, facendo presente come le principali istruttorie contro la mafia fin lì istruite da Borsellino siano state sempre smentite in sede dibattimentale. Come si diceva sopra, questa sezione degli interventi di Sciascia è stata la più controversa, proprio perché riguardava un Magistrato di specchiata fama antimafia, come Borsellino: successivamente, Sciascia ebbe a chiedere personalmente scusa al Magistrato per aver riferito inesattezze. In effetti, il discorso di Sciascia va contestualizzato e riferito ad un periodo in cui il maxi-processo non era concluso ancora in primo grado (sarà concluso al 16 dicembre 1987 per essere confermato in Cassazione al 30 gennaio 1992) e non poteva dirsi consolidato tutto l&#8217;insieme di tecniche istruttorie ed investigative che renderanno questo processo (di cui Borsellino sarà uno dei mentori) un piccolo classico della &#8216;procedura penale antimafia&#8217;. Inesattezze a parte, però, il discorso di Sciascia resta molto lucido e profetico su certi usi politici della funzione giudiziaria. Certo, quello che Sciascia temeva di più era che uno Stato, rimasto sin lì assente, per non dire indifferente alla lotta contro la mafia,  cominciando a distribuire facili “prebende antimafia”  a questo o a quello per lavarsi la coscienza davanti all&#8217;opinione pubblica, finisse anche per avallare e accreditare iniziative (giudiziarie, investigative e simili) avventate, immature, capaci di fare clamore ma poco concludenti quanto a risultati (un po’ come la lotta alla mafia del fascismo negli anni ’20). In realtà, Sciascia, con i suoi articoli, paventava l&#8217;insorgere, in nome della retorica antimafia, di situazioni come quella creatasi alla Procura di Catanzaro con il giudice Luigi De Magistris con le code che sono note. Sfrondato, quindi, ciò che è caduco da ciò che è tuttora valido, dagli articoli di Sciascia resta la testimonianza di un pensatore estremamente lucido, profetico, il cui contributo è da rileggere a distanza di tempo per comprendere a fondo le radici e le sorgenti del “giustizialismo”, come patologia della politica e della società italiana. Come dire: lo Stato giustizialista è come quei cattivi padri che, dopo essersi disinteressati per un lungo periodo dei propri figli, quando sono &#8220;colti in fallo&#8221; nei loro errori e responsabilità, si ergono a esempi di virtù.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.arezzopolitica.it/2009/11/23/i-%e2%80%98professionisti-dellantimafia%e2%80%99-secondo-leonardo-sciascia-a-ventanni-dalla-morte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La proposta indecente del PD</title>
		<link>http://www.arezzopolitica.it/2009/03/14/la-proposta-indecente-del-pd/</link>
		<comments>http://www.arezzopolitica.it/2009/03/14/la-proposta-indecente-del-pd/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2009 10:19:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Difesa dei Consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[carità]]></category>
		<category><![CDATA[evasione]]></category>
		<category><![CDATA[fiscale]]></category>
		<category><![CDATA[indecente]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[proposta]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.arezzopolitica.it/?p=1030</guid>
		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2009/03/14/la-proposta-indecente-del-pd/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.radio.rai.it/radiorai/online/ev_images/carita.gif" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>di Federico Mugnai
Ero indeciso se sorridere o piangere ascoltando l’ultima proposta in tema di economia del segretario del Pd, Dario Franceschini. Da uomo di destra mi veniva da sorridere, da italiano mi veniva da piangere, perché non posso pensare che la sinistra nel 2009 sia ridotta così male, quasi un rottame.
In poche parole Franceschini ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.radio.rai.it/radiorai/online/ev_images/carita.gif"><img class="alignleft" src="http://www.radio.rai.it/radiorai/online/ev_images/carita.gif" alt="" width="250" height="250" /></a>di Federico Mugnai</strong></p>
<p>Ero indeciso se sorridere o piangere ascoltando l’ultima proposta in tema di economia del segretario del Pd, Dario Franceschini. Da uomo di destra mi veniva da sorridere, da italiano mi veniva da piangere, perché non posso pensare che la sinistra nel 2009 sia ridotta così male, quasi un rottame.<br />
In poche parole Franceschini ha proposto di alzare una tantum l’irpef del 2% a danno dei ricchi (redditi superiori a 120.000 euro l’anno). Si torna al vecchio e logoro concetto dello Stato diviso tra due diverse fazioni: oppressori ed oppressi. Insomma la solita litania marxista. Invece di unire il Paese lo si vuole dividere, scindere il più possibile, creare le condizioni per la protesta continua, il disordine e la lotta di classe. Si odiano e si invidiano i ricchi, perché si ritiene che la ricchezza sia una colpa che deve essere espiata o addirittura un furto, che devono essere loro a pagare la crisi per i poveri. Insomma i ricchi sono ladroni egoisti che speculano contro i lavoratori.<br />
In uno Stato come quello italiano dove la pressione fiscale è già altissima non riesco veramente a capire con quale coraggio si è fatta una proposta di stampo social-comunista, se non per surriscaldare gli animi di quei lavoratori che appoggiano la linea estremista dello “sciopero su sciopero” annunciata con orgoglio irresponsabile dalla Cgil.<br />
Il pilastro dell’ordine e della giustizia sociale poggia su queste basi: che ciascuno guardi con serenità a ciò che è, fa o desidera, alla sua salute o malattia, alla sua povertà o benessere, alla sua gloria o meschinità , e dica in cuor suo: “non cambierei con nessuno”. Chi vuole lavorare all’ordine della società, trapianti nei cuori questa filosofia della mancanza di invidia ed invochi serenamente uno Stato che aiuti in qualsiasi momento l’individuo che adempie i suoi doveri. A differenza della sinistra che ama illudere il popolo, il governo ha messo a disposizione un’ingente cifra per sostenere il reddito dei cassaintegrati, per sostenere le famiglie, le imprese e le banche.<br />
Uno Stato che fa questa politica è uno Stato allo stesso tempo liberale e sociale, perché offre al cittadino la possibilità di esprimere le sue qualità e d’altro lato restituisce al cittadino il supporto materiale e morale quando da quest’ultimo è richiesto.<br />
Ciò che mi auspico e spero che sia fatto in futuro è questo: la lotta agli evasori e alla mafia, la diminuzione dei numero dei parlamentari e l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne a 65 anni, in modo tale da risparmiare da un lato e dall’altro investire nella creazione di nuovi posti di lavoro, per diminuire le tasse, per investire sulla ricerca e sul futuro dei giovani o per aumentare le pensioni minime.<br />
Per fare queste riforme ci vuole coraggio ma è questo lo Stato che vogliamo. Non vogliamo lo Stato di carità, perché la più grande elargitrice di elemosine è la viltà!</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.arezzopolitica.it/2009/03/14/la-proposta-indecente-del-pd/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

