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	<title>Arezzo Polis &#187; gomorra</title>
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	<description>Cultura politica, dibattito pubblico.</description>
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		<title>La guerra che noi preferiamo: Zagaria assicurato alla Giustizia</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 11:49:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/12/08/la-guerra-che-noi-preferiamo-zagaria-assicurato-alla-giustizia/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/12/zagaria-michele-camorra-111207121543_big-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="zagaria-michele-camorra-111207121543_big" title="zagaria-michele-camorra-111207121543_big" /></a>di Giorgio Frabetti- Forse non ci sarà quel &#8220;totale ripristino della legalità&#8221; auspicato dal Capo della Polizia Manganelli, ma è certo che la cattura della &#8220;Primula rossa&#8221; della mafia casalese Michele Zagaria segna un grande successo a favore della lotta alla criminalità organizzata casalese. Non c&#8217;è comunque da esultare: le catture seguono la circolazione delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-9021" title="zagaria-michele-camorra-111207121543_big" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/12/zagaria-michele-camorra-111207121543_big.jpg" alt="zagaria-michele-camorra-111207121543_big" width="428" height="285" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>- Forse non ci sarà quel &#8220;totale ripristino della legalità&#8221; auspicato dal Capo della Polizia Manganelli, ma è certo che la cattura della &#8220;Primula rossa&#8221; della mafia casalese Michele Zagaria segna un grande successo a favore della lotta alla criminalità organizzata casalese. Non c&#8217;è comunque da esultare: le catture seguono la circolazione delle èlites all&#8217;interno delle varie Cupole criminali, normalmente se un boss si fa catturare o è &#8220;scaricato&#8221; dai compari o è lui a invocarlo, per proteggere sè stesso e la sua famiglia. Si sa, le cose funzionano così: ad un boss arrestato segue un altro boss che prende il potere, morto un Papa se ne fa un altro. Non c&#8217;è nessun esoterismo in quanto andiamo dicendo: niente &#8220;trattativa tra Stato e Antistato&#8221;: la Polizia si sa opera così. Ma la Polizia non può sostituirsi alla società civile; è da essa che deve partire il salto di qualità per la sconfitta delle mafie. Una società civile che purtroppo nel Sud (come denunciato da Gigi Di Fiore e da Rosaria Capacchione) tende a farsi sentire contro le mafie solo quando ci sono i riflettori dei media puntati addosso (per qualche fatto di sangue di solito): No, Signori, la lotta alle mafie si fa anche (e soprattutto) con i riflettori spenti. E non c&#8217;è alternativa al &#8220;salto di paradigma&#8221; etico-politico-culturale che la lotta alla mafia esige. Solo la fine di certo spirito di clan del Sud (che porta talora a tollerare parentele compromettenti), solo la fine della cultura che vede nella Mediazione dei &#8220;Compari&#8221; la risorsa per risolvere ogni problema possono costituire ribellione efficace contro la camorra e tutte le mafie. Il popolo meridionale è un popolo fiero, intraprendente, capacissimo di &#8220;arrangiarsi&#8221;; ma &#8220;arrangiarsi&#8221; oltre un certo segno, quando cioè lo Stato è debole e incapace di far introiettare un sano ethos pubblico (come sempre nel Meridione) significa una sola cosa: legge della jungla. E lì ha la meglio inevitabilmente il più forte, il più violento: con una spirale negativa che pare non avere freni. Comprenda il Sud che contro le mafie non resta che intraprendere una lunga e tenace guerra: la guerra che noi preferiamo!</p>
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		<title>Quando Mussolini cancellò la Provincia di Caserta</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Aug 2011 22:05:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/08/24/quando-mussolini-cancello-la-provincia-di-caserta/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/08/Censura_Fascismo_2-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="Censura_Fascismo_2" title="Censura_Fascismo_2" /></a>di Giorgio Frabetti- In tempi di pubblicistica anticamorra e anticasalesi, è ritornato all&#8217;attenzione mediatica un avvenimento fino ad allora poco ricordato. Con regio decreto del 02 gennaio 1927, Mussolini procedette a cancellare con un tratto di penna la Provincia di Caserta; avendo poi cura di lodare, nel discorso dell&#8217;Ascensione del 26 maggio successivo, la disciplina con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8104" title="Censura_Fascismo_2" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/08/Censura_Fascismo_2.jpg" alt="Censura_Fascismo_2" width="402" height="366" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>- In tempi di pubblicistica anticamorra e anticasalesi, è ritornato all&#8217;attenzione mediatica un avvenimento fino ad allora poco ricordato. Con regio decreto del 02 gennaio 1927, Mussolini procedette a cancellare con un tratto di penna la Provincia di Caserta; avendo poi cura di lodare, nel discorso dell&#8217;Ascensione del 26 maggio successivo, la disciplina con cui la popolazione casertana aveva accolto il provvedimento. Una decisione controversa, su cui pesano molte ombre e dispute, tra chi (come Saviano e Di Fiore) attribuisce la decisione ad una punizione di Mussolini contro i dissidenti campani (Padovani in testa) e le loro clientele locali, ritenute pericolose per il Duce per l&#8217;aggancio con la Camorra e chi, invece, motiva la decisione di Mussolini con un più diverso orientamento di risistemazione territoriale, di una Provincia (La Terra di Lavoro, grosso modo corrispondente all&#8217;attuale casertano), ritenuta troppo ampia e disfunzionale, sia per le ambizioni di espansione territoriale del Napoletano (attraversato da pesanti tensioni demografiche), sia per le ambizioni fasciste di risistemazione e di bonifica delle Paludi del Basso Lazio. Come al solito, ognuna di queste interpretazioni contiene un pezzo di verità. Le motivazioni di ristrutturazione territoriale ebbero certo un rilievo decisivo: per non farsi bloccare dai &#8220;veti&#8221; e dalle &#8220;camarille&#8221; dei <em>clan</em> in un provvedimento tanto importante come la Bonifica dell&#8217;Agro Romano, Mussolini creò, infatti, la Provincia di Frosinone, inglobandovi la parte nord della Terra di Lavoro (Sora, Gaeta etc.), prefigurando così  l&#8217;inserimento della parte settentrionale della Terra di Lavoro nel Basso Lazio (come poi sarebbe avvenuto nel 1970 con l&#8217;itituzione formale delle Regioni). Non è comunque da escludere che in quello scorcio 1926, anno di tre attentati alla persona del Duce e anno del &#8220;diciotto Brumaio&#8221; di Mussolini e della conseguente stretta sui partiti di opposizione e dei dissidenti, abbia anche pesato nella ristrutturazione dell&#8217;Ex- Terra di Lavoro la volontà di Mussolini di difendersi da eventuali altri attentati, che avrebbero forse potuto avvenire più facilmente da una zona considerata &#8220;infida&#8221;: in questo, quindi, non è da escludere che, smembrando di fatto la storica &#8220;Terra di Lavoro&#8221;, il Duce abbia operato ad hoc per creare  una specie di &#8220;zona cuscinetto&#8221; (attraverso i nuovi distretti del Basso Lazio), ovvero l&#8217;equivante del &#8220;Rubicone&#8221;, del &#8220;Pomerio&#8221; per gli antichi romani (è curioso comunque che una delle celebri località create dal fascismo con la Bonifica si chiami proprio &#8230; Pomezia!). Come nel caso della lotta alla mafia, in Mussolini giocarono comunque anche altre decisive considerazioni di prestigio. In quello scorcio 1925-26, con un&#8217;opinione pubblica fiancheggiatrice ancora diffidente verso il fascismo per il velleitarismo violento do Farinacci e dei suoi (ricordiamo che tra il 1925 e il 26 era Segretario del PNF proprio Roberto Farinacci), Mussolini aveva assolutamente bisogno di dimostrare la massima affidabilità nella gestione dell&#8217;ordine pubblico. La vicenda casertana porta indubbiamente lo stigma di un modus operandi tipico della prima fase della gestione dell&#8217;ordine pubblico mussoliniano, ancora legato a specifiche &#8221;emergenze&#8221; (il caso Girolimoni, la mafia, la camorra etc.), ma non ancora capace di organizzare una politica dell&#8217;ordine pubblico organica (e si direbbe &#8220;scientifica&#8221;) come sotto Leto e Bocchini. Dal punto di vista della politica criminale, comunque, si deve dire che l&#8217;azione mussoliniana fu una specie di &#8220;lato B&#8221; della clamorosa azione anticamorra realizzata nell&#8217;immediato anteguerra contro la Bella Società Riformata (che causò l&#8217;emigrazione in USA di boss di rilievo come Michele Aria e Giuseppe  Barracano: vedi <a href="http://www.bibliocamorra.it">www.bibliocamorra.it</a>). Nel vuoto di <em>leadership</em> napoletana, fu, infatti, facile per la camorra casertana rendersi autonoma e in grado di dare &#8221;filo da torcere&#8221; allo Stato; come fu relativamente facile per lo Stato reagire. Di qui, sorge in Campania l&#8217;epopea della lotta della Polizia fascista contro i &#8220;mazzoni&#8221; (la criminalità di alora) che portò decine e centinaia di arresti e condanne e la diaspora dei boss locali. Come noto, l&#8217;azione antimafia del regime fascista è stata oggetto di deplorazione: da Mack Smith a Sciascia, ad esempio, l&#8217;azione del Duce fu letta come azione strumentale e tesa a riequilibrare con la forza equilibri politici tra fascisti intransigenti e fiancheggiatori, in difficoltà nella crisi post-Matteotti: ad esempio, Sciascia vide nell&#8217;azione antimafia in Sicilia di Mussolini un tentativo del Duce di ingraziarsi gli Agrari, che, alle elezioni municipali del luglio 1925 (tra le ultime libere prima dell&#8217;avvento del regime), aveva regalato una dote non irrilevante di voti alla lista liberale di opposizione di Vittorio Emanuele Orlando (oltre a punire fascisti scomodi per gli interessi agrari come Cuoco, o fiancheggiatori infidi come il Ministro Gen. Di Giorgio, tutti coinvolti nelle inchieste di Mori). C&#8217;è qualcosa di vero in questo, anche se non può sfuggire la particolarità del contesto: la fase di &#8220;nazionalizzazione&#8221; di massa che allora l&#8217;Italia stava attraversando come frutto della partecipazione alla Prima Guerra Mondiale, stava facendo fare allo Stato italiano &#8220;passi da gigante&#8221;: basti pensare che sotto il fascismo, nasce il primo ebrione di <em>Welfare State</em>, come nasce una prima base di imposizione tributaria moderna, ovvero funzionale ad uno Stato &#8220;interventista&#8221; che opera tendenzialmente in <em>deficit</em>. Un processo che, unito al &#8220;disciplinamento militare e patriottico&#8221; auspicato da Mussolini, avrebbe dovuto portare l&#8217;Italia ad un &#8220;senso dello Stato&#8221; adeguato alla coscienza moderna, come era stato per la Francia Napoleonica e per la Germania bismarkiana. Un processo invece bloccato con la crisi della coscienza nazionale seguita alla disfatta militare e alla guerra civile tra il 1940 e il 1945: nel lungo periodo, l&#8217;interruzione di questo processo, rallentando la nazionalizzazione degli italiani, ha aggravato gli storici e cronici problemi della criminalità organizzata.</p>
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		<title>La Sinistra televisiva? Un berlusconismo senza Berlusconi. Ovvero: Saviano e Fazio visti da Sinistra</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Dec 2010 23:03:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2010/12/09/la-sinistra-televisiva-un-berlusconismo-senza-berlusconi-ovvero-saviano-e-fazio-visti-da-sinistra/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/12/fazio_saviano_vieni-via-con-me-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="fazio_saviano_vieni-via-con-me" title="fazio_saviano_vieni-via-con-me" /></a>(Redazione) E&#8217; da settembre, almeno in concomitanza con l&#8217;incredibile &#8220;gestione&#8221; mediatica dell&#8217;affaire della Casa di Montecarlo che il Ns. newsmagazine tenta la critica e la decostruzione dei meccanismi mediatici (specie televisivi) &#8220;giustizialisti&#8221;. Eravamo ignari che queste riflessioni appena balbettate da Noi erano state in parallelo (e con ben altro spessore scientifico) enunciate su L&#8217;Occidentale dal Sociologo Alessandro Del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-5772" title="fazio_saviano_vieni-via-con-me" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/12/fazio_saviano_vieni-via-con-me.jpg" alt="fazio_saviano_vieni-via-con-me" width="400" height="258" />(Redazione) E&#8217; da settembre, almeno in concomitanza con l&#8217;incredibile &#8220;gestione&#8221; mediatica dell&#8217;<em>affaire</em> della Casa di Montecarlo che il Ns. <em>newsmagazine</em> tenta la critica e la decostruzione dei meccanismi mediatici (specie televisivi) &#8220;giustizialisti&#8221;. Eravamo ignari che queste riflessioni appena balbettate da Noi erano state in parallelo (e con ben altro spessore scientifico) enunciate su <em>L&#8217;Occidentale</em> dal Sociologo Alessandro Del Lago (Sinistra) in un libro <em>Eroi di Carta</em> pubblicato dalla Casa Editrice ManifestoLibri, mettendone in evidenza il sostanziale significato di marketing politico-editoriale. Un discorso che secondo noi conferma il complesso della Sinistra che, pur criticando la politica mediatica ed emozionale di Berlusconi, non sa che rieditare lo stesso stile (deleterio) di lotta politica. Un discorso, che, lo diciamo tra parentesi, smaschera definitivamente Roberto Saviano per quell&#8217;autentico &#8220;professionista dell&#8217;antimafia&#8221; che è. Ma </strong><strong>a Ns. avviso questo discorso vale anche per altre narrative di Sinistra, </strong><strong>ovvero per Vendola e Renzi, ovvero tutti personaggi &#8220;di rinnovamento politico&#8221; costruiti &#8221;in laboratorio&#8221; (senza contare il giornalismo di Santoro e Travaglio)-  </strong>Venerdì scorso [03/12/2010 ndr] abbiamo [L'Occidentale ndr] ricostruito <a href="http://www.loccidentale.it/articolo/saviano.0091910"><strong>la </strong><em><strong>querelle</strong></em></a> che sta infiammando la scena culturale di questi giorni. Roberto Saviano, ha scritto il professor Dal Lago, è il prodotto di un universo in cui lo spettacolo si confonde con una legalità mitizzata, in un pericoloso moralismo autoassolutorio che sconfina nel taumaturgico. Lo smascheramento di questo &#8220;eroe di carta&#8221; ha scatenato una levata di scudi a sinistra, su Repubblica e tra la destra finiana, depositari della &#8220;savianeide&#8221;, lasciando il professore a metà fra l&#8217;interdetto e l&#8217;addolorato. Per fortuna, oltre ad essere uno studioso senza paraocchi, Dal Lago è soprattutto una persona ironica: &#8221;In tutta questa bailamme non vedo l&#8217;ora di godermi i mondiali. Tifo Usa perché gli americani, nonostante Bush, le guerre e le difficoltà interne di questo periodo, mi sono simpatici. Vorrà dire che me ne andrò in America, che almeno è un posto più laico del nostro&#8221;. Ma adesso sentiamo perché, da Vendola a Saviano, è meglio non fidarsi troppo degli eroi di questa Italia di carta.</p>
<p><strong>Professor Dal Lago, chi è il &#8220;personaggio Saviano&#8221;?</strong></p>
<p>Come ho scritto nell&#8217;introduzione al mio libro, da un punto di vista letterario è molto difficile affrontare &#8220;l&#8217;oggetto Gomorra&#8221;, che ormai è un cult, dove s&#8217;incrociano continuamente la funzione dell&#8217;autore e la persona che ha assunto la funzione di paladino della legge contro il crimine, un fenomeno che va inquadrato nell&#8217;universo mediale di cui tutti facciamo parte.</p>
<p><strong>Come funzionano le articolazioni di questa realtà?</strong></p>
<p>Intorno a un libro, a un bestseller come Gomorra, si crea sempre un <em>frame </em>di massa, legato alla sua diffusione, e in cui convergono autore, testo, pubblico, e così via. Il mio saggio è stato proprio un tentativo di attraversare le varie tematiche e i diversi piani che ruotano intorno al romanzo cercando un senso, e per farlo sono partito proprio dalla sua dimensione narratologica. </p>
<p><strong>Cos&#8217;è Gomorra? Un&#8217;autobiografia, un racconto, un saggio&#8230;</strong></p>
<p>Credo che l&#8217;inizio del libro sia paradigmatico per capire meglio il discorso che sto facendo. Saviano racconta la leggenda metropolitana dei &#8220;cinesi che non muoiono mai&#8221;, provocando, va detto, una dura presa di posizione da parte delle associazioni che rappresentano la comunità cinese in Italia. Ebbene, Saviano non ha mai spiegato se questa storia è effettivamente una leggenda, oppure se l&#8217;ha inventata di sana pianta o se ha un fondo di verità&#8230; voglio dire che chi pretende di dire la verità sulla Camorra e inizia scrivendo una panzana non sta certo dicendo la verità.</p>
<p><strong>E allora, invenzione o realtà?</strong></p>
<p>Da un punto di vista letterario il romanzo non è che mi abbia entusiasmato un granché, tra l&#8217;altro è anche scritto male. Dal punto di vista giornalistico e del reportage semplicemente non ha senso perché l&#8217;autore non fornisce mai fonti documentali su quello che scrive. Da quello semantico, infine, siamo davanti a una logica essenzialistica, quella del bene contro il male, da cui si genera la beatificazione dell&#8217;autore, che a sua volta si rifrange sul pubblico.</p>
<p><strong>Che c&#8217;è di male nel diventare un eroe?</strong></p>
<p>L&#8217;eroicizzazione di Saviano da parte di certa politica, dei media e dell&#8217;industria culturale, è stato un errore clamoroso, che ha provocato un effetto di <em>opacità</em> rispetto al mondo reale e ha generato quell&#8217;<em>umanimismo</em> che adesso circonda l&#8217;autore. Non rimprovero a Saviano di essere di destra, gli auguro tutta la fortuna possibile e cent&#8217;anni di vita, ma personalmente m&#8217;interessava comprendere gli effetti di questa santificazione su una persona ancora in vita. Voglio dire, nel mondo culturale servirebbe più laicità, si parli di Gomorra o di qualsiasi altro argomento. I libri vanno presi come libri.</p>
<p><strong>Saviano &#8220;santo subito&#8221;?</strong></p>
<p>Saviano sembra quasi uno scrittore dai poteri taumaturgici. Ed è un rapporto complesso quello che si stabilisce tra la vittima e il taumaturgo pronto a cambiare la realtà&#8230; Penso allo straordinario saggio di Peter Brown sul protocristianesimo, sui santi, gli eremiti, i mistici, uomini che si chiamano fuori dalla realtà e che vengono considerati tali per la loro vita al limite della follia.</p>
<p><strong>Né santi né eroi, quindi</strong></p>
<p>Oggi gli unici eroi che vedo in giro sono quelli mediali, eroi che vivono in una dimensione avvolgente, <em>distraente</em>, dove il conflitto viene sterilizzato &#8211; nella prassi Gomorra non ha mosso nulla dal punto di vista della lotta contro la Camorra. La nostra società non può permettersi di creare dei santi. Nel frattempo, non arriviamo a fine mese&#8230; E poi, pensandoci bene, Saviano ha mai parlato delle implicazioni fra politica e camorra?</p>
<p><strong>Parliamo delle reazioni al suo saggio. L&#8217;ex presidente della Camera Violante l&#8217;ha pesantemente attaccata</strong></p>
<p>Mi sembra che molte di queste reazioni siano state dettate da una certa ingenuità. Violante me lo ricordo bene quando a metà degli anni Novanta scriveva che la criminalità di strada è più pericolosa del terrorismo. C&#8217;è una certa mancanza di senso politico nell&#8217;inseguire ad occhi chiusi il mito della legalità: la legge è legge, punto e basta. Quando Bassolino annuncia di voler organizzare corsi sulla legalità non serve perfettamente a nulla.</p>
<p><strong>Sofri, Flores?</strong></p>
<p>Sofri che addirittura mi riserva un editoriale in prima pagina&#8230; ma queste strane figure di &#8220;commentatori morali&#8221; che esistono solo nel nostro Paese la leggono mai la stampa straniera? Si è mai visto un attacco del genere, che ne so, sulla <em>Suddeutche Zeitung</em>? Per non dire di Flores che ha scritto &#8220;non leggete Dal Lago&#8221; ottenendo ovviamente l&#8217;effetto opposto.</p>
<p><strong>Tutti a darle addosso&#8230;</strong></p>
<p>Aggiungerei l&#8217;attuale direzione del manifesto. Scrivo sul quotidiano comunista dal &#8216;76, quando una mia recensione su &#8220;Sorvegliare e Punire&#8221; di Foucault fece arrabbiare Franco Fortini che mi accusò di irrazionalismo. Ci scrivo gratis, per passione, e non mi sarei mai aspettato che 34 anni dopo il direttore del giornale prendesse posizione contro di me.</p>
<p><strong>Idem per il direttore editoriale di Einaudi Stile libero</strong></p>
<p>E&#8217; vero, anche Severino Cesari mi ha attaccato pesantemente. Ma a che titolo? Di intellettuale o direttore editoriale della collana Einaudi? E sopratutto perché Saviano non si difende da solo? E&#8217; un altro esempio di quell&#8217;incrocio di piani, politici, culturali, commerciali, di cui le parlavo prima.</p>
<p><strong>Ancora, i finiani di FareFuturo</strong></p>
<p>La loro difesa di Saviano è frutto di una visione nazional-popolare, l&#8217;idea di una cultura unificante, buona per tutti, fatta di icone che possono essere prese sia dal pantheon dalla tradizione di destra che di sinistra, operazione che a mio parere nasconde le stesse contraddizioni del &#8217;savianismo&#8217;. Le attribuzioni culturali, a mio parere, dovrebbero restare chiare.</p>
<p><strong>Come pensa di rispondere alle critiche?</strong></p>
<p>Mi accingo a scrivere un altro libro in cui parlerlò del &#8220;caso&#8221; sollevato da <em>Eroi di carta</em>.</p>
<p><strong>E se provassimo ad applicare il suo ragionamento anche ad altri personaggi della vita pubblica? Lo scrittore Saviano, il poeta-governatore Nichi Vendola</strong></p>
<p>Vendola mi è simpatico e da quello che so ha fatto anche bene governando la Puglia. Soprattutto, ha dato una speranza alla sinistra, non la solita immagine cupa e impiegatizia della leadership che conosciamo. Il problema è il &#8220;surplus&#8221; di mediatizzazione, la personalizzazione delle leadership, il narcisismo politico. Pensi a Bertinotti: ha cominciato a perdere voti diventando ospite fisso della tv. A quel punto si è aperto uno scollamento fra quello che si aspettavano gli elettori e il suo cravattino Missoni.</p>
<p><strong>Tornando alla ricezione di Gomorra, Lei ha parlato di un effetto &#8220;diversivo&#8221;</strong></p>
<p>In politica le risorse comunicative sono ridotte. Tutte le battaglie della sinistra e di parte dei media italiani, o perlomeno di alcune voci che scrivono sui grandi quotidiani nazionali (mi chiedo se la linea di Sofri venga sposata per intero da Repubblica), si concentrano nel campo della giustizia. Ogni cosa diventa mafia, camorra. Perché non vengono fatte anche altre battaglie?</p>
<p><strong>Perchè?</strong></p>
<p>I politici non riescono a soddisfare le necessità della società italiana. Almeno la Lega Nord è più intelligente visto che riesce a intercettare la pancia del Paese. </p>
<p><strong>E il movimento? I giovani, gli studenti, molti di loro adorano Saviano</strong></p>
<p>L&#8217;effetto che fa Saviano su spezzoni dell&#8217;Onda e del movimento studentesco è preoccupante. Alla università di Roma Tre lo scrittore ha preteso che durante la sua conferenza fossero presenti anche gli studenti del Blocco studentesco&#8230; ancora una volta l&#8217;unanimismo, la spoliticizzazione, per cui le prospettive e le proposte delle singole parti vengono sostituite da una logica culturale e apolitica. Ma in fondo questi ragazzi non hanno altro.</p>
<p><strong>Da dove nascono questi sentimenti di identificazione?</strong></p>
<p>Saviano arriva lì, fascinoso, carismatico, vestito come loro&#8230; ma questi aspetti meriterebbero una ricerca a parte.</p>
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		<title>Il &#8220;metodo Saviano&#8221;: la camorra va sconfitta prima come mito</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 17:37:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume e società]]></category>
		<category><![CDATA[camorra]]></category>
		<category><![CDATA[gomorra]]></category>
		<category><![CDATA[saviano]]></category>

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Si può non convenire con la sovraesposizione mediatica di Saviano; e si può anche non accettare alcuni aspetti di manifesta spettacolarizzazione della sua campagna anti-camorra. Ricordo, però, che le stesse accuse furono mosse a Giovanni Falcone, alla vigilia della costituzione della Super-Procura Antimafia. Ai tempi di Falcone, la testimonianza mediatica del Magistrato [...]]]></description>
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<p>Si può non convenire con la sovraesposizione mediatica di Saviano; e si può anche non accettare alcuni aspetti di manifesta spettacolarizzazione della sua campagna anti-camorra. Ricordo, però, che le stesse accuse furono mosse a Giovanni Falcone, alla vigilia della costituzione della Super-Procura Antimafia. Ai tempi di Falcone, la testimonianza mediatica del Magistrato è indiscutibilmente servita a tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica contro la mafia e nel conferire ADEGUATA COPERTURA SOCIALE all’ opera degli investigatori (favorendo anche indubbi progressi tecnici); pertanto, io credo che, per lo stesso ordine di ragioni, possa tornare sempre utile oggi contro la camorra l’esposizione mediatica di Roberto Saviano. Certo, mi rendo conto che una cosa è la denuncia, altra è l’attività investigativa e di recupero del tessuto sociale guastato dalla camorra (vedi attività di ‘Libera’…). Ma, in fin dei conti, cos’ è meglio? Parlare di camorra nei termini brutali, ma realistici, di Saviano? O piuttosto parlare di criminalità organizzata, come faceva Puzo ne ‘il padrino’, ammantandola di calore? Come dire: “sì i mafiosi uccidevano perché l’ambiente li costringeva ma in fondo erano brave e buone persone attaccate alla famiglia!” (vedi MANCUSO, Perché non possiamo non dirci mafiosi, Mursia 2005)! Lungi da noi, queste falsificazioni, oggetto, oltre tutto, di denunce recentissime da parte del Procuratore Piero Grasso (in merito ad alcune ‘fiction’ su mafia e camorra). Non vedo motivi, questo, per pensarla diversamente: già la Camorra e la mafia mettono basi di consenso, perché sono sempre attentissime nel presentarsi alla gente con il volto buono e solidale dei BENEFATTORI (che danno lavoro ai disoccupati, che non fanno pagare le bollette ai poveretti, che proteggono gli abusivi delle case popolari …) e non col loro VERO volto CRIMINALE e VIOLENTO; e, come se non bastasse, certi sceneggiatori irresponsabili pennellano ‘boss’ e ‘accoliti’ come ‘brave persone’; magari col senso della FAMIGLIA! (senza contare come questa parola FAMIGLIA evochi nel Sud arcaici e profondi sentimenti di SOLIDARIETA’, LEALTA’ ed APPARTENENZA). Il più grande servizio contro la camorra che uno scrittore-giornalista può fare è quello di mostrare le siringhe sulla sabbia della spiaggia domiziana, la brutale adesione allo spaccio di padri di famiglia &#8216;che non arrivano a fine mese&#8217; (come se la droga fosse un &#8216;pronto contro termine&#8217;!), mostrare gli artigiani veri dei tessuti che perdono il lavoro per la sfacciataggine dei falsificatori protetti dalla Camorra! Tutto questo, comunque, va bene, finchè si resta a livello LETTERARIO e GIORNALISTICO PURO: dobbiamo, comunque, guardarci dalla smania DEDUTTIVISTICA (vedi Travaglio e De Magistris) che pretende di DEDURRE RESPONSABILITA’ CRIMINALI E POLITICHE DIRETTE DEL SISTEMA DI MALAFFARE DEL SUD, come se processi sociali stratificatisi nei secoli fossero risolvibili solo additando alla pubblica piazza ‘forcaiola’ due o tre nomi eccellenti, senza mettere mano (come invece serve!) ad un’opera più lunga, complessa e paziente di bonifica della criminalità, attraverso leggi e riforme adeguate, implicanti un nuovo rapporto tra il Sud, l’Amministrazione Pubblica e il sistema delle imprese: il solo capace di isolare la criminalità. Per questo, resto convinto che non sia costruttivo usare le opere di Saviano per campagne di giustizialismo alla De Magistris, e per altre varie forme di STRUMENTALIZZAZIONI POLITICHE.</p>
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