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	<title>Arezzo Polis &#187; Gianfranco Fini</title>
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		<title>Governo, siamo al 24 luglio</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 17:05:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/11/08/governo-siamo-al-24-luglio/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/11/848-silvio-berlusconi-thumb-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="848-silvio-berlusconi-thumb" title="848-silvio-berlusconi-thumb" /></a>di Giorgio Frabetti- Con il voto sul rendiconto si è aperta la crisi di Governo. No, non siamo al filo del rasoio, 314 a 311: ci speravano Cicchitto, Napoli nella &#8220;quota 310&#8243;: una specie di &#8220;linea del Piave&#8221;, una linea psicologica di inferiorità recuperabile. Una previsione, un auspicio traditi dalla dura realtà del voto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8752" title="848-silvio-berlusconi-thumb" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/11/848-silvio-berlusconi-thumb.jpg" alt="848-silvio-berlusconi-thumb" width="404" height="302" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>- Con il voto sul rendiconto si è aperta la crisi di Governo. No, non siamo al filo del rasoio, 314 a 311: ci speravano Cicchitto, Napoli nella &#8220;quota 310&#8243;: una specie di &#8220;linea del Piave&#8221;, una linea psicologica di inferiorità recuperabile. Una previsione, un auspicio traditi dalla dura realtà del voto di oggi: con 321 astensioni (virtuali voti contrari, anche se il regolamento della Camera dei Deputati non li conteggia come tali), le Opposizioni stavolta sono riuscite ad ottenere una (pur negativa) maggioranza assoluta, lasciando il Governo all&#8217;umiliante quota 308. Berlusconi, colto di sorpresa, ha dovuto ammettere &#8220;il Governo ha un problema di numeri&#8221; (meno male che se ne è accorto, è dal 14 dicembre 2010 che Napolitano glielo ripete!). Siamo al 24 luglio, appena terminato il voto del Gran Consiglio: il Berlusconi di questi giorni potrà ancora sedere sulla Poltrona di Palazzo Chigi, ma è uno <em>zombie</em>, un fantasma: tradito dai fedelissimi, tallonato dalla Lega finalmente unita nel chiedergli un &#8220;passo indietro&#8221; (&#8221;di lato&#8221; come lo chiama Bossi per indorare la pillola), tallonato da una Dirigenza (Verdini, La Russa, Alfano e simili) pronta a rovesciarlo nella speranza di salvare il salvabile di un partito a pezzi e di dissociare la propria sorte da quella del Caimano. Si apre una crisi al buio, non illudiamoci, molto peggio di quella del 1994: almeno allora avevamo una certezza, l&#8217;Europa, oggi questa sta venendo meno. Allora pareva sufficiente affidarsi ai maghi della contabilità nazionale e della finanza; oggi, non più. Esca di scena, Silvio, abbia un sussulto di dignità: non lo diciamo per partito preso; è evidente che tali numeri proiettano sull&#8217;Italia nei mercati esteri un&#8217;immagine di precarietà esiziale (lo spread ha sfiorato il 5% per tutta la giornata). Ma l&#8217;opposizione non si nasconda alle sue responsabilità. Se davvero vuole un dibattito parlamentare per certificare la fine di Silvio, lo provochi, ma per dimostrare che essa ha un programma vero ed è pronta ad assumersi responsabilità di governo. Questo è il tempo delle decisioni difficili, non dei demagoghi e dei tribuni.</p>
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		<title>Resoconto di una giornata politica: luci su Renzi e ombre su Fini</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 12:04:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/10/30/resoconto-di-una-giornata-politica-luci-su-renzi-e-ombre-su-fini/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/10/BigbangRenzi-495x346.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="BigbangRenzi-495x346" title="BigbangRenzi-495x346" /></a>di Federico Mugnai- Firenze, 29 Ottobre 2011. Tre amici appassionati di politica partono da Arezzo in tarda mattinata per passare una intensa giornata nel capoluogo fiorentino. Dapprima si fermano all’Obihall (ex Saschall) storico luogo di convegni della destra italiana, prima del Msi, poi di An e ieri sede del primo Congresso regionale di Fli, il nuovo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8652" title="BigbangRenzi-495x346" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/10/BigbangRenzi-495x346.jpg" alt="BigbangRenzi-495x346" width="495" height="346" />di<strong> Federico Mugnai-</strong> Firenze, 29 Ottobre 2011. Tre amici appassionati di politica partono da Arezzo in tarda mattinata per passare una intensa giornata nel capoluogo fiorentino. Dapprima si fermano all’Obihall (ex Saschall) storico luogo di convegni della destra italiana, prima del Msi, poi di An e ieri sede del primo Congresso regionale di Fli, il nuovo partito di Gianfranco Fini. La curiosità è molta, perché il nostro cuore batte a destra e dopo le speranze svanite con il Pdl sarebbe bello ritrovare l’entusiasmo nei militanti di Fli, confortante sapere che idee nuove sgorgano dalle loro menti e accendono il dibattito all’interno del consesso. Nonostante la genuina passione per la politicà, l’onestà morale che contraddistingueva  la stragrande maggioranza dei militanti, abbiamo francamente assistito ad un congresso noioso, dove non c’era nulla da decidere se non acclamare il coordinatore regionale, lanciare qualche frecciatina al Pdl e a Berlusconi, rivendicare la propria provenienza politica e parlare dei vari problemi della Toscana. Tutto talmente piatto, talmente prevedibile e standard che quasi abbiamo provato tenerezza e pena a guardare quel manifesto con l’immagine di Fini, uomo politicamente sbiadito come il suo partito. Forse potrà aumentare i consensi, ma se ciò avverrà sarà più per demerito del Pdl che per merito di Fli. Siamo usciti da quel congresso con poche certezze e tanta tristezza in cuore, perché non eravamo più abitutati ad una destra senza carattere, senza fermento e senza idee. Allora abbiamo deciso di andare alla stazione della Leopolda, da Renzi, quel giovanottto di 36 anni, sindaco di Firenze che vuole cambiare il volto del Pd e della politica. Ci siamo ritrovati immersi nel suo Big Bang, insieme ad almeno duemila persone con un fermento e una carica emotiva che ci trascinava, ci inghiottiva e ci rendeva felici. Felici di vedere in un ragazzo di 36 anni che si ribella ai vertici del partito, quella volontà di rinnovare, di cambiare il sistema, di farlo con coraggio e senza paura, con consapevolezza e soprattutto in modo innovativo, aprendo ai media, alla tecnologia, portando con sé idee nuove in politica. Renzi chiamava sul palco politici, cittadini, chiunque volesse intervenire e gli faceva una domanda semplice: cosa faresti se tu fossi presidente del Consiglio? E allora in cinque minuti l’interessato doveva rispondere, mentre Renzi prendeva appunti e finito il tempo si sentiva il rumore roboante del Big Bang. Renzi commentava, accennava con il capo, si confrontava alla pari con tutti e poi ripartiva con un’altra persona a cui poneva la stessa domanda. Tutto così bello, così innovativo, così emozionante. La politica che suscita emozioni non ha colori. Ieri ci siamo sentiti più vicini a Renzi che a Fini; sarà perché il Muro di Berlino della Seconda Repubblica sta crollando, sarà perché avevamo “fame” di una politica nuova, eppure quel ragazzo del Pd ha lasciato tracce importanti nel nostro cuore. Alla sera le critiche feroci di Bersani, Vendola e De Magistris nei confronti di Renzi ci hanno rassicurato nei nostri convincimenti.</p>
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		<title>Caro Fini, chi di moglie ferisce di moglie perisce!</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 10:01:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/10/28/caro-fini-chi-di-moglie-ferisce-di-moglie-perisce/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/10/gianfranco-fini-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="gianfranco-fini" title="gianfranco-fini" /></a>Redazione- Non si illuda FLI che esista un &#8220;effetto Fini&#8221;; che Fini sia il &#8220;re Mida&#8221; capace col suo carismo di risollevare le sorti elettorali del Terzo Polo: il Fini di Ballarò di questi giorni è un uomo rancoroso e bilioso; un uomo che suscita pena e forse tenerezza. Un uomo politico appannato, che insegue gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8641" title="gianfranco-fini" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/10/gianfranco-fini.jpg" alt="gianfranco-fini" width="450" height="299" />Redazione-</strong> Non si illuda FLI che esista un &#8220;effetto Fini&#8221;; che Fini sia il &#8220;re Mida&#8221; capace col suo carismo di risollevare le sorti elettorali del Terzo Polo: il Fini di Ballarò di questi giorni è un uomo rancoroso e bilioso; un uomo che suscita pena e forse tenerezza. Un uomo politico appannato, che insegue gli effettacci della peggiore politica mediatica; non quel carismatico Gianfranco, che spesso si è distinto per la capacità di saper pungere gli avversari senza sporcarsi le mani, di essere lontano nello stile da certi atteggiamenti di alcuni deputati del Pdl e della Lega. Non era Fini quel politico che aveva fondato Fli, non solo perché espulso dal Pdl, ma soprattutto per dar voce ad una destra nuova nei contenuti, lontana dalla caciara e dal populismo demagogico berlusconiano-leghista? Ebbene, dare del populista all&#8217;ultimo Fini è fargli quantomeno un complimento. Quando ribatte alle posizioni bossiane sulle pensioni di anzianità, dicendo che la moglie di Bossi ha ottenuto la pensione a 39 anni, questo è mettersi al livello di quella &#8220;macchina del fango&#8221; che pure Fini ha tanto conculcato contro Berlusconi. Scendere a livello così personale nella polemica politica significa toccare il fondo: lasci Fini a certi giornali, a certi politici di centrodestra l&#8217;onere di condurre la dialettica politica in tali bassifondi! Nemmeno la spregiudicatezza politica giustifica un simile livello. Purtroppo, quello che Fini sta facendo è colpire con il pugnale un uomo a terra: perchè tale è la maggioranza berlusconian-bossiana, fallita miseramente sul piano politico ed istituzionale, lasciando tante macerie e pochi bagliori a chi gli succederà. Ma non è che Fini stia dando prova di sapersi meritare quella tanto agognata successione. Non si lamenti, comunque, Fini se il giorno successivo alla Camera gli esponenti leghisti siano insorti e abbiano in modo altrettanto meschino fatto riferimento ad alcuni problemi giudiziari avuti dall’ex moglie del Presidente della Camera. Fango su fango insomma. Chi di moglie ferisce, di moglie perisce verrebbe da dire!</p>
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		<title>Diciamo basta a Berlusconi, Fini e Bossi!</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 16:42:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/10/09/diciamo-basta-a-berlusconi-fini-e-bossi/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/10/umberto-bossi-silvio-berlusconi-e-gianfranco-fini-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="umberto-bossi-silvio-berlusconi-e-gianfranco-fini" title="umberto-bossi-silvio-berlusconi-e-gianfranco-fini" /></a>di Federico Mugnai- “Forza gnocca!”, “Secessione!”, “Il bipolarismo è morto” sono le tre esternazioni rispettivamente di Berlusconi, Bossi e Fini di questi ultimi giorni. Gli stessi che solo tre anni fa furono artefici di una grandiosa vittoria alle elezioni politiche, ottenendo la più vasta maggioranza parlamentare dal dopoguerra in poi. Oggi quei giorni trionfali per il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8491" title="umberto-bossi-silvio-berlusconi-e-gianfranco-fini" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/10/umberto-bossi-silvio-berlusconi-e-gianfranco-fini.jpg" alt="umberto-bossi-silvio-berlusconi-e-gianfranco-fini" width="500" height="333" />di <strong>Federico Mugnai-</strong> “Forza gnocca!”, “Secessione!”, “Il bipolarismo è morto” sono le tre esternazioni rispettivamente di Berlusconi, Bossi e Fini di questi ultimi giorni. Gli stessi che solo tre anni fa furono artefici di una grandiosa vittoria alle elezioni politiche, ottenendo la più vasta maggioranza parlamentare dal dopoguerra in poi. Oggi quei giorni trionfali per il centrodestra, densi di speranze nell’elettorato moderato, appaiono ricordi sbiaditi di epoche tramontate. Tramontate come i leader in questione, improponibili chi per un verso chi per un altro. Eppure sia Berlusconi e Bossi da un lato e Fini da un altro non demordono, magari si punzecchiano e si fanno la guerra come accade spesso tra Silvio e Gianfranco dopo la famosa cacciata del Pdl di quest’ultimo risalente al Luglio 2010. Eppure dovrebbero constatare lo stato di declino economico, morale e sociale in cui versa l’Italia, prima di farsi la guerra a vicenda, prima di dire sciocchezze che irritano un intero popolo che ogni giorno è sempre più indignato. Va bene la crisi, vanno bene i sacrifici, ma i cittadini non sono disposti ad essere presi in giro ulteriormente da una politica autoreferenziale e carnevalesca in certi toni e comportamenti. In un periodo così fosco è inaccettabile che un Presidente del Consiglio, anche solo per scherzo, vedendo il Pdl crollare nei sondaggi, affermi che la sostituzione del nome con “Forza gnocca” risolleverebbe il suo partito. Gli italiani, già fin troppo disgustati dai particolari delle feste a Palazzo Grazioli, mentre fanno mille sacrifici per arrivare alla fine del mese, non tollerano più sentire certe cose. A Silvio pare proprio che la lezione non sia servita; cade sempre nell&#8217;ossessione del &#8220;bunga bunga&#8221;. Allo stesso modo Bossi con quell’aria un po’ contadina e rozza è ritornato al ritornello della secessione, dopo aver predicato per anni (a nostro avviso anche in maniera lucida e sensata) il federalismo. Un passo indietro che segna la crisi di identità e di prosettive della Lega Nord che pare non abbia saputo fare il salto qualitativo di diventare un partito nazionale, arroccandosi invece nel suo gretto provincialismo. Fini invece si ritrova adesso con un pugno di mosche, un partito come Fli schiavo dell’antiberlusconismo più becero, con accanto personaggi come Granata e Briguglio che stridono assai con i propositi liberali che propone il partito. Chi segue la politica e segue Fini, si accorge che ha davanti un uomo che con toni sicuri e a volte presuntuosi dice cose di cui forse nemmeno lui è convinto. E’ questa mediocrità dell’uomo Fini che ha fatto di lui un eterno secondo in politica; va bene rinnovare con il tempo le idee, magarli anche cambiarle, ma le capriole a volte possono dare alla testa a chi le fa, ma soprattutto generare sfiducia nell’elettorato. Quando Fini afferma entusiasta che “il bipolarismo è morto”, anche se lo ha detto per sponsorizzare il Terzo Polo di cui fa parte, non solo ha rinnegato sé stesso e si è smarcato completamente dalla destra europea (cui tanto i finiani fanno riferimento), ma non si è accorto che con il bipolarismo si rafforza la democrazia e l’alternanza politica? Insomma questa è in poche parole la salute di cui gode il centrodestra al momento. Noi moderati ci ritroviamo soli, senza conforto e speranze.Il crepuscolo degli idoli genera delusione, amarezza, magari un pizzico di nostalgia, ma anche un pò di rabbia. Basta Berlusconi, basta Bossi, basta Fini verrebbe da dire, mentre attoniti constatiamo come la nostra amata Nazione si sgretoli e sia oramai allo sbando. L’incubo dell’8 Settembre non è poi così remoto.</p>
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		<title>La Speranza, nuovo nome della Politica</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 20:42:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/09/02/la-speranza-nuovo-nome-della-politica/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/09/berlusconi_bossi_fini-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="berlusconi_bossi_fini" title="berlusconi_bossi_fini" /></a>Redazione- Immersi nell&#8217;incertezza della crisi, forse ci stiamo abbandonando alla retorica, dirà qualcuno. E invece no. Se c&#8217;è un antidoto per i momenti difficili, per i momenti in cui la realtà sembra non dare scampo a qualsiasi prospettiva positiva, questo è proprio l&#8217;antidoto giusto. Sperare, cosa significa? Può significare tante cose è vero, può essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8230" title="berlusconi_bossi_fini" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/09/berlusconi_bossi_fini.jpg" alt="berlusconi_bossi_fini" width="482" height="300" />Redazione</strong>- Immersi nell&#8217;incertezza della crisi, forse ci stiamo abbandonando alla retorica, dirà qualcuno. E invece no. Se c&#8217;è un antidoto per i momenti difficili, per i momenti in cui la realtà sembra non dare scampo a qualsiasi prospettiva positiva, questo è proprio l&#8217;antidoto giusto. Sperare, cosa significa? Può significare tante cose è vero, può essere un vacuo <em>flatus vocis</em>, un ennesimo espediente retorico (e perchè no, agitatorio) in cui rifugiarsi, per anestetizzare paure, ansie. Invece no, nel vocabolario della Politica, della vera Politica, la speranza significa una cosa sola: tornare a sperare nel futuro, nell&#8217;ordine che verrà. Può esserci una Politica senza questo statuto costitutivo della Speranza? Noi francamente siamo convinti di no. Certo, la politica si è sempre nutrita di sogni, di irrazionalità anche e diciamocelo chiaro di &#8230; &#8220;magia&#8221;: senza questo <em>quid</em> per così dire &#8220;magico&#8221;, la Politica sarebbe mero giuoco machiavellico, insensato.  Anche il Comunismo, il fascismo, il Nazionalsocialismo senza l&#8217;alimento delle Speranze che avevano alimentato (e estorto) non sarebbero mai esistiti. Quindi, diciamolo senza tema di passare per retorici o fanfaroni: torni la Politica a dare Speranze. Ma attenzione. La Politica va alimentata di &#8230; &#8220;visioni&#8221;: di visioni del futuro; lo abbiamo del resto detto tante volte, senza l&#8217;alito della Profezia, non esiste la Politica. Ma la Profezia non è l&#8217;inconsulta agitazione che portò ai totalitarismi; è un moto che parte da una &#8220;visione&#8221; corretta della storia, da una base di &#8220;razionalità&#8221; (anche se razionalità e profezia vanno malamente d&#8217;accordo). La Ns. visione è la visione, la Speranza di una Rivoluzione Liberale (quella senza la quale del resto non sarebbe esistito nemmeno il centrodestra). Ma attenzione: ieri queste istanze si muovevano con il volto sorridente di Silvio che proponeva un nuovo &#8220;Miracolo italiano&#8221; stile anni &#8216;60; ieri queste istanze si muovevano con i volti tirati e irosi di Fini che poneva con astiosa acrimonia la Questione Morale; ieri queste istenza avevano il volto di Alfano che proponeva il &#8220;rinnovamento del PDL&#8221;, ovvero più democrazia interna, più primarie, più collegialità. Oggi, l&#8217;onda di speculazione che ha investito l&#8217;Europa, ha alluvionato la Ns. piccola politica, rivelando un tragico vuoto, un <em>malstrom</em> che rischia di tutto travolgere e tutto portare con sè nel vortice di una spirale recessiva inquietante. Ma attenzione il vuoto non è tanto e solo italiano, il vuoto è di questo Occidente, allo sbando nel gestire la crisi, il periodo delle &#8220;vacche magre&#8221;, dopo tanti decenni di &#8220;vacche grasse&#8221;. Eh già, perchè il <em>boom</em> del mercato globale ha portato con sè un giocattolo, la globalizzazione che è esploso in mano un pò a tutti, a Berlusconi, a Sarkozy, alla Merkel, a Obama. Pareva la globalizzazione un Paese della Cuccagna, dove ognuno poteva prelevare in abbondanza; non una comunità dove, alla prima difficoltà, sarebbe occorso rimboccarsi le maniche, e venirsi incontro anche sacrificando qualcosa di proprio. La stessa UE, in fondo, è divenuta una specie di ombra, una crisalide catatonica, paralizzata e scavalcata da un Direttorio Francese-Tedesco, per altro messo a dura prova nella sua <em>leadership</em> dagli eventi di agosto. La tempesta borsistica che ha investito l&#8217;Europa è dipesa in larga parte proprio dall&#8217;assenza di un Baricentro, di un Governo Comune. E dai dubbi, sempre più conclamati a livello globale, che Grecia, Spagna e Portogallo non riescano nella quadratura del cerchio imposta da FMI e UE di tagliare il debito e di crescere nello stesso tempo: come può una Nazione in <em>default</em> si domanda qualcuno risorgere se non può contare sulla svalutazione della propria moneta per rilanciare la propria industria? Non vogliamo certo figurare come quelli che hanno la verità in tasca. Ma certo vogliamo figurare come quelli che a gran voce reclamano che nello spazio politico italiano si prenda sempre più coscienza di queste dinamiche globali e internazionali della crisi. Basta con la politica che &#8220;si guarda l&#8217;ombelico&#8221;: come se il &#8220;miracolo italiano&#8221; dovesse dipendere dal contributo di solidarietà, dall&#8217;IVA e da altre cose. Come se dai &#8220;conti in ordine&#8221; dovesse scaturire il nuovo <em>boom</em>. La Politica oggi ha bisogno di una nuova visione; il centrodestra ha bisogno di una visione più larga dei problemi che sola la conduca a quel <em>reframing</em> (rinnovamento), tanto conclamato nell&#8217;assise del Consiglio Nazionale PDL che ha issato Angelino Alfano alla segreteria del Partito. Sono vent&#8217;anni che i moderati invocano un nuovo &#8220;miracolo italiano&#8221;; ma occorre una politica di centrodestra che ravvivi i vecchi obiettivi liberali con un nuovo protagonismo dell&#8217;Italia nei principali <em>dossier</em> dell&#8217;economia mondiale: è da questa che sempre più dipendono i nodi della crisi italiana. Un centrodestra che imposti in modo nuovo il tema dell&#8217;Europa: ieri l&#8217;Europa era l&#8217;asse franco-tedesco, a partire da una visione fortemente &#8216;revisionista&#8217; dell&#8217;Europa e dei problemi dell&#8217;economia globale. Prendiamo, cioe&#8217;, atto che sì l&#8217;Italia è uno dei Paesi più indebitati d&#8217;Europa e del mondo, ma che il <em>deficit</em> è un problema, una fragilità che investe tutti gli Stati Europei che hanno condiviso l&#8217;avventura dello Stato Nazionale e dello Stato Sociale (lo abbiamo detto: la Germania ha il problema Ddr!); un problema da cui deve partire una condivisione della soluzione perchè, con la (pure ipotetica) prospettiva di una propagazione del default greco-spagnolo-portoghese, nessuno Stato può pensare di sfuggire alle grinfie della speculazione (e forse della recessione). Si è molto parlato ad esempio di <em>Eurobond</em>: un&#8217;ipotesi da tempo avanzata da Tremonti, oggi condivisa anche da Scalfari e con qualche distinguo da Romano Prodi. Stabilizzeranno i <em>deficit</em> UE? Serviranno a proteggere l&#8217;area Euro da speculazioni? Intanto parliamone, anzi, inondiamo i giornali, con discussioni, ipotesi, dibattiti. Un altro <em>dossier</em> che non può essere ignorato è il rapporto USA-Cina, il divario tra Stati che importano e si indebitano troppo e (USA, Europa) e Stati che esportani e risparmiano troppo (Cina, Brasile, Germania). Non pensate che abbiamo steso in queste parole un compendio di economia, perchè non era la Ns. intenzione. Noi ci limitiamo solo a porre domande, perchè crediamo che, nell&#8217;incertezza, sia essenziale farsi domande, mantenere vigile il giudizio critico: se c&#8217;è anche una minima <em>chanche</em> di speranza, abbiamo il dovere morale di parlarne, perchè parlare di un problema significa già essere orientati alla soluzione. Perchè solo agendo da protagonisti (e non da pedine) sui problemi del mercato globale, solo dando respiro internazionale alla Politica economica, il centrodestra potrà guadagnare <em>chanches</em> reali di rinnovamento e di consenso, seminando speranza e fiducia dove oggi c&#8217;e&#8217; scoramento. Agire solo sulle misure interne (la Manovra, tra l&#8217;altro è stata &#8220;predeterminata&#8221; dall&#8217;UE) non serve. Smettiamo, quindi, di &#8221;guardarci l&#8217;ombelico&#8221;: se il centrodestra vuole ritrovare il ruolo di protagonista della storia propria, dell&#8217;Italia e dell&#8217;Europa, se il centrodestra &#8220;post-berlusconiano&#8221; non vuole diventare il libano dei &#8220;diadochi&#8221;, dei &#8220;capetti&#8221; che litigano fino a dilaniarsi per la successione al pur glorioso <em>leader</em>, se il centrodestra vuole ritornare il riferimento del Paese, questa è l&#8217;ora per dimostrare di essere all&#8217;altezza dei compiti che lo attendono.</p>
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		<title>Riforma della Politica: chi ben comincia &#8230;.</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 21:17:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/07/24/riforma-della-politica-chi-ben-cominci/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/07/calderoli1-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="calderoli1" title="calderoli1" /></a>Redazione- Le scene dei leghisti (con Brambilla, Tremonti) a Palazzo Reale a Monza per l&#8217;inaugurazione delle sedi distaccate di alcuni Ministeri hanno fatto arricciare il naso a non pochi, memori di infelici distccamenti di assessorati regionali (specie all&#8217;estero) che hanno inutilmente dilatato la già pesante incidenza della Politica sul budget nazionale. Non è chiaro quanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-7882" title="calderoli1" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/07/calderoli1.jpg" alt="calderoli1" width="430" height="574" />Redazione</strong>- Le scene dei leghisti (con Brambilla, Tremonti) a Palazzo Reale a Monza per l&#8217;inaugurazione delle sedi distaccate di alcuni Ministeri hanno fatto arricciare il naso a non pochi, memori di infelici distccamenti di assessorati regionali (specie all&#8217;estero) che hanno inutilmente dilatato la già pesante incidenza della Politica sul <em>budget</em> nazionale. Non è chiaro quanto questa iniziativa sia coerente con il recente piano di <em>Austerity</em> della Politica inaugurato dal Ministro Calderoli. Aldilà delle critiche che si possono formulare (più o meno pretestuose), in questa sede dobbiamo segnalare come positivo lo sforzo riformatore messo in atto dal Governo con il Ddl anticorruzione (approvato a fatica al Senato attorno al 15 giugno) e con la riforma costituzionale di riduzione dei Parlamentari (sulla cui approvazione è insorto venerdì scorso un piccolo &#8220;giallo&#8221; in seno al Governo). Certo, si potrà discutere di dettagli tecnici: ad esempio, non pare precisamente conforme a canoni di costituzionalità la proposta del Ministro Calderoli di ancorare l&#8217;indennità del parlamentare alle presenze; allo stesso modo, non è stato del tutto chiarito il ruolo e le funzioni dell&#8217;<em>Autorithy</em> anti-corruzione. Ma aldilà di questi dettagli tecnici, i provvedimenti vanno nella giusta direzione nel prevedere l&#8217;incandidabilità dei &#8220;corrotti&#8221; al Parlamento e nel prevedere una sostanziosa riduzione dei deputati (anche se sul Senato Federale sono ammissibili delle provvisorie riserve&#8230;). Comunque, noi che siamo sostenitori di una &#8220;Destra dei fatti&#8221; (contro una &#8220;Destra delle chiacchiere&#8221;) non possiamo che rallegrarcene in tutta onestà. Non è comunque chiaro se il Governo avrà la forza e la capacità di portare avanti queste riforme, dopo le tempeste che di fatto l&#8217;hanno  investito mercoledì scorso con il voto sull&#8217;On. Alfonso Papa. Queste riforme esigono comunque di un mutamento di paradigma politico-culturale: in tempi normali, su questi temi si sarebbe registrata la convergenza dell&#8217;opposizione; è evidente, però, che se il PD e UDC continueranno a sollevare le barricate, ciò allontanerà ulteriormente questa pur pallida e iniziale prospettiva di rinnovamento.</p>
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		<title>Viaggio tra le rovine della destra italiana</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2011 09:40:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mugnai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/06/17/viaggio-tra-le-rovine-della-destra-italiana/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/06/fini_berlusconi_-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="fini_berlusconi_" title="fini_berlusconi_" /></a> di Redazione- Pubblichiamo questo articolo di Alessandro Campi , storico fondatore di &#8220;Farefuturo&#8221; e amico personale del Presidente della Camera Gianfranco Fini, uscito stamani sulla fondazione &#8220;Fareitalia&#8221; dell&#8217;On Adolfo Urso.  Campi è pessimista su un futuro da protagonista della destra italiana. Non ci troviamo concordi nel disfattismo di fondo che alimenta questo articolo: pare infatti un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-7634" title="fini_berlusconi_" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/06/fini_berlusconi_.jpg" alt="fini_berlusconi_" width="472" height="296" /> <strong>di Redazione- Pubblichiamo questo articolo di Alessandro Campi , storico fondatore di &#8220;<em>Farefuturo&#8221;</em> e amico personale del Presidente della Camera Gianfranco Fini, uscito stamani sulla fondazione &#8220;<em>Fareitalia&#8221; </em>dell&#8217;On Adolfo Urso.  Campi è pessimista su un futuro da protagonista della destra italiana. Non ci troviamo concordi nel disfattismo di fondo che alimenta questo articolo: pare infatti un &#8220;De Profundis&#8221; o un funerale della destra. Siamo sicuri che la destra in Italia sia morta? Non lo pensiamo e francamente speriamo di no. Sicuramente l&#8217;analisi di Campi sui fallimenti della destra durante questi venti anni di berlusconismo e riguardanti anche il triste scenario di oggi, a nostro avviso, tratteggiano un quadro perfetto. Il berlusconismo da un lato ha illuso la destra, l&#8217;ha assorbita e l&#8217;ha infine contaminata di tutti quei difetti e quelle storture che lo contraddistinguono come fenomeno politico e sociale; d&#8217;altro lato parte di questa destra quando si è ribellata con Fini un anno fa con l&#8217;uscita (o l&#8217;espulsione come preferite) dal Pdl ha dimostrato di essere immatura e poco credibile. Ciò sia per i ripetuti errori tattici di Gianfranco Fini che non ha saputo togliersi l&#8217;onta del presunto &#8220;tradimento&#8221;, con l&#8217;aspirazione di dar vita ad una destra liberale, conservatrice e nazionale, trincerandosi però in silenzi ed eccessive speculazioni antiberlusconiane, ma soprattutto per l&#8217;ineguatezza ed incostistenza politica di molti esponenti finiani che hanno così, al momento fatto naufragare il sogno di una nuova destra. Infine i delusi di Berlusconi, costretti a convivere con il Capo, non riescono ad avere quell&#8217;indipendenza di pensiero e di azione necessaria per dar voce al proprio elettorato. In questo autentico fallimento della destra, possiamo vedere nel Pdl il grande colpevole, perchè non ha saputo (e secondo noi voluto) aggregare le varie anime della destra, ma ha delegato a Berlusconi il compito di farsi portavoce della destra. Venuto meno il suo carisma e le sue capacità di suscitare speranze promettendo la cd &#8220;rivoluzione liberale&#8221; di cui non si è veduta mai traccia, la destra oggi si trova a dover forse fare una lunga traversata nel deserto. La durata di questa turbolenta transizione dipenderà dalle scelte dei vari leader, ma soprattutto dalla volontà o meno della base di ritrovare l&#8217;orgoglio di essere di destra-  </strong>L’oggetto di quest’intervento – secondo quanto concordato con la redazione – dovrebbe essere il futuro della destra italiana. Ma esiste ancora in Italia una realtà politica minimamente omogenea che possa essere definita con questo termine? Si può immaginare il futuro di qualcosa che forse ha cessato di esistere? Da qualche tempo, ragionando sulle vicende che hanno portato, all’incirca un anno fa, alla traumatica rottura tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, alla successiva diaspora del gruppo dirigente che era confluito nel Popolo della libertà provenendo da Alleanza nazionale (e prim’ancora dell’Msi) e infine alla nascita, dopo un lungo travaglio, di una formazione a tutt’oggi dai contorni incerti quale Futuro e libertà, mi sono convinto che quello che molti osservatori hanno provato a descrivere come un processo di irreversibile divaricazione determinatosi all’interno di quel gruppo a partire da scelte, orientamenti e interessi che erano divenuti con tutta evidenza inconciliabili, in realtà si configuri – soprattutto se osservato a posteriori e con un relativo distacco – come una vera e propria catastrofe politico-antropologica, come una sorta di collasso emotivo-caratteriale che ha finito per coinvolgere, al centro come alla periferia, un’intera comunità politica, la cui conseguenza estrema rischia di essere, per l’appunto, la definitiva scomparsa della destra politico-culturale dalla scena pubblica nazionale. In che senso la parabola della destra italiana, per come si è realizzata negli ultimi mesi, in un crescendo di scontri, divisioni e incomprensioni, può essere rappresentata alla stregua di una catastrofe antropologica invece che come un fenomeno, per certi versi persino fisiologico, di metamorfosi e trasformazione politica o, nel peggiore dei casi, come un esempio nemmeno molto raro nella storia di disgregazione e consunzione storica? Di culture, famiglie e tradizioni politiche entrate in crisi e poi scomparse, perché dimostratesi non più in grado di reggere le sfide della storia e di risultare attrattive e convincenti agli occhi dei loro stessi sostenitori di un tempo, ne abbiamo conosciute diverse, anche nel corso della recente storia italiana. Basti pensare agli anni terminali della cosiddetta Prima Repubblica, che furono per l’appunto caratterizzati dalla crisi di credibilità, dalla perdita di legittimazione sociale e dalla successiva rapida scomparsa di tutte le famiglie politiche (dalla democristiana alla liberale, dalla socialista alla repubblicana) che per un cinquantennio circa avevano costituito il fondamento, sul piano dei valori e dell’azione di governo, del nostro sistema politico-istituzionale. Al tempo stesso, nel corso della storia, inclusa quella nazionale, abbiamo conosciuto fenomeni assai interessanti di adattamento, trasformazione e cambiamento, in alcuni casi anche parecchio radicali. Ciò è avvenuto tutte le volte che un partito, una comunità politica o una tradizione ideologica si sono trovati dinnanzi ad un tornante della storia ed hanno dimostrato di saperlo affrontare mettendo in gioco se stessi: le proprie basi dottrinarie come i propri orientamenti programmatici, il proprio stile d’azione e finanche il proprio linguaggio. È in virtù di un profondo processo di revisione, per fare un esempio, che il movimento laburista britannico è riuscito, sotto la guida di Tony Blair, a diventare una forza di governo credibile ed autorevole dopo il lungo dominio del partito conservatore e dopo che per decenni esso era rimasto inchiodato alla sua matrice tradizionalmente marxista. Qualcosa di analogo, con riferimento all’Italia, fece Craxi quando ruppe – in una prospettiva riformista-liberale e modernizzatrice – con una certa tradizione di socialismo massimalista che aveva condannato quest’ultimo ad una perpetua subalternità al comunismo. Insomma, un movimento politico-ideologico può, da un lato, scomparire brutalmente dalla scena, quando con ogni evidenza ha esaurito il suo ciclo vitale o visto affievolirsi le ragioni ideali che lo giustificavano dinnanzi alla storia, oppure, dall’altro, può assumere – pur nel rispetto delle sue radici e delle sue aspirazioni più profonde – una configurazione inedita, all’altezza dei tempi e delle esigenze nuove che la società pone continuamente alla politica, il che significa riuscire a contemperare il cambiamento con una relativa continuità nel tempo, la forza (necessaria) dell’innovazione con la salvaguardia (altrettanto necessaria) della tradizione. La realtà alla quale ci stiamo riferendo – la destra post-missina arrivata negli ultimi mesi al suo punto massimo di disgregazione e dispersione – non rientra, a ben vedere, in nessuna di queste due categorie. Non si può dire, ad esempio, che la sua sia una crisi di identità frutto di un cambio repentino del clima storico-culturale oppure l’esito inevitabile di una eccessiva permanenza al potere. Al contrario, la destra italiana è entrata con un ruolo da protagonista nel “grande gioco” della politica solo all’indomani della traumatica scomparsa dei partiti storici dell’Italia repubblicana. Può perciò essere considerata una forza relativamente giovane, tutt’altro che logorata dalla routine, non foss’altro perché è rimasta per decenni estranea agli equilibri di potere – sociale e politico – che hanno caratterizzato il precedente regime “partitocratico”. Per di più ha potuto sfruttare a proprio favore il cosiddetto “vento della storia”, vale a dire quel vero e proprio cambio epocale rappresentato dal tracollo irreversibile dell’utopia comunista e, più in generale, dalla crisi della cultura in senso lato progressista. Ma nemmeno si può dire che le sue fibrillazioni odierne, la confusione di strategia e di identità della quale la destra italiana attualmente soffre, siano il frutto di un qualche radicale e doloroso processo di revisione dei suoi orientamenti culturali di base o del suo storico patrimonio politico. Non c’è dunque una crisi di trasformazione o di crescita, con le inevitabili tensioni che ciò comporta, che possa giustificare il marasma nel quale essa è attualmente piombata, sino a disperdere le proprie energie in mille e infruttuosi rivoli. è vero, a suo tempo, nell’ormai lontano 1995, c’è stato il lavacro purificatore di Fiuggi, che all’epoca è sicuramente servito alla destra italiana per liberarsi agli occhi degli italiani dalle scorie del nostalgismo fascista; ma a conti fatti quell’episodio si è risolto in null’altro che in una gigantesca operazione di rimozione del passato e di azzeramento della propria memoria storica<strong>. La destra liberale, conservatrice, nazionale, riformista che all’epoca fu annunciata non è mai venuta alla luce con una qualche compiutezza, e ciò per la semplice ragione che alla revisione effettiva dei propri modelli e riferimenti culturali da allora in avanti si è preferito giustapporre uno stile politico, che ci si è compiaciuti di definire pragmatico e post-ideologico e che invece è stato soltanto mimetico e opportunistico.</strong> Quanto al più recente, e ben più serio, tentativo fatto da Gianfranco Fini di definire i contorni di una destra effettivamente “nuova” – il che altro non poteva significare che dare finalmente corpo e sostanza a quanto a Fiuggi era stato semplicemente annunciato – si è scoperto, ora che anche questo tentativo sembra essersi arenato, che dal mondo della destra politico-culturale d’estrazione missina esso è stato vissuto alla stregua di un’avventura solitaria e priva di costrutto, rispetto alla quale si è preferito alzare un muro di indifferenza e fastidio, quando non si è scomodata, per liquidarlo, la categoria sempre ricorrente del tradimento. Insomma, se la destra oggi rischia di scomparire dalla scena – di diventare socialmente, politicamente e culturalmente irrilevante e sterile dopo essere stata per un cinquantennio una realtà marginale ma a suo modo vitale e piena di fermenti – non è a causa dei travagli intellettuali e dei contrasti ideali che l’attraversano (che anzi si è cercato di sfuggire per quanto possibile senza rendersi conto che solo grazie ad essi questa stessa destra si sarebbe potuta trasformare in qualcosa di realmente nuovo senza per questo dover perdere o forzatamente rinnegare le sue più antiche e autentiche matrici); e non è nemmeno perché gli elettori o la storia le hanno repentinamente voltato le spalle sino a renderla superata e condannata ad una inevitabile senescenza. Anzi, all’ombra del potere berlusconiano, che per quanto incrinato resta tuttavia ancora solido, parte consistente di questa destra si sta godendo da anni una stagione di crescenti e perduranti successi mondani, come mai era accaduto nella sua storia. E allora cosa è accaduto che possa spiegare perché, ad esempio, all’interno stesso del mondo berlusconiano quelli che fino a qualche tempo fa erano considerati alleati affidabili e compagni di strada con i quali si era condivisa un’esaltante avventura politica vengano oggi sprezzantemente liquidati come “fascisti” o come esponenti, sempre più scomodi e sgraditi, di un mondo che si considera rimasto irrimediabilmente legato al passato, quasi che per essi vent’anni di storia siano trascorsi invano? Come è possibile, per fare un altro esempio, che le posizioni innovative di Fini, che sino a qualche tempo fa riscuotevano plausi e attenzioni ed erano valutate come il segno di un processo di cambiamento profondo e al tempo stesso autentico, oggi non riscuotano più alcun interesse e siano anzi guardate con crescente sufficienza? Come è possibile, per chiudere questa amara carrellata, che la destra rimasta organica al mondo berlusconiano, pur godendo di importanti spazi d’azione e di grandi responsabilità a livello governativo, non riesca a rendersi minimamente riconoscibile e visibile agli occhi dell’opinione pubblica e si trovi dunque costretta a inseguire o a subire in silenzio le battaglie e la campagne propagandistiche</p>
<p> </p>
<p>della Lega? La spiegazione che mi sono dato, sul filo della psicologia politica, è che nell’arco degli ultimi dodici mesi ciò a cui abbiamo assistito è stato il collasso per così dire nervoso, il cedimento emotivo e caratteriale, di un gruppo dirigente rimasto lungamente autoreferenziale e preda della deriva settaria che da sempre condanna all’estinzione i piccoli movimenti che basano la propria forza sulla chiusura verso il mondo circostante. Non avendo operato al suo interno, nel corso degli ultimi vent’anni, alcun sostanziale cambiamento, avendo rifiutato o rigettato qualunque innesto ricostituente dall’esterno, questo gruppo ha finito per consumarsi – come accade nei casati nobiliari che per rinnovarsi si affidano esclusivamente agli accoppiamenti tra consanguinei – in un crescendo di lotte fratricide e di contese dettate sostanzialmente da antichi livori personali e da ripicche spesso infantili. Quella che risulta, guardando anche al tono e ai contenuti delle polemiche che hanno recentemente contrapposto gli esponenti politici più rappresentativi della destra italiana, è una prova collettiva di immaturità politica che alla fine si è tradotta, più che in divisioni ideologiche e in differenti orizzonti d’azione, in litigi personali e nella rottura traumatica dei legami di solidarietà (e in alcuni di vera e propria amicizia) che erano stati il loro vero cemento. Se da un lato ha dunque negativamente pesato il logoramento indotto da un eccesso di frequentazione e confidenza, dal fatto di aver condiviso un cammino politico sin troppo lungo, sino a bruciare strada facendo qualunque stimolo e curiosità l’uno per l’altro (capita anche nelle coppie dopo tanti anni di matrimonio), dall’altro ha invece giocato un ruolo altrettanto negativo il permanere di riflessi mentali, di atteggiamenti e modi d’agire che, nei vent’anni in cui la destra italiana s’è trovata al ricoprire un ruolo pubblico eminente, sono in realtà rimasti i medesimi di quando essa costituiva un universo tenuto ai margini dalla politica ufficiale e costretto da quest’ultima ad un mortificante isolamento. Il consumarsi dei rapporti tra persone che all’improvviso, dopo aver condiviso ogni cosa, hanno semplicemente scoperto di non avere più nulla da dirsi di interessante si è insomma sovrapposto al perdurare di vecchi e rovinosi tic: il settarismo, di cui si è detto, vale a dire la tendenza a frazionarsi e dividersi in gruppi sempre più minuscoli; il senso di alterità e di diffidenza verso un mondo esterno sempre percepito come estraneo e minaccioso; lo spirito di rivincita e il risentimento tipici di chi ha introiettato nel profondo del proprio animo la condizione dello sconfitto e del perdente; la disabitudine a intrecciare relazioni sociali paritarie con chi non provenga da un percorso formativo analogo al proprio; una postura sempre aggressiva e polemica che è caratteristica notoria delle persone insicure o che credono di avere qualcosa di riprovevole da nascondere agli occhi del prossimo; e da ultimo un modo di impostare le proprie battaglie, politiche e culturali, sempre sul filo del dilettantismo e dell’improvvisazione, con un’inclinazione militante, magari anche generosamente battagliera, che sembra però denotare l’incapacità, in primis sul piano psicologico, a lasciarsi alle spalle la stagione politica eroica nella quale quel gruppo s’è formato dal punto di vista generazionale e alla quale, per quanti anni siano trascorsi da allora, esso è rimasto sentimentalmente e visceralmente legato. Ecco, è in questo senso che parlo – forse esagerando – d’una catastrofe politica, d’una crisi di identità e di strategia della destra italiana che mi sembra motivata più che altro da una somma di malumori personali e complessi stati d’animo, dall’esaurirsi della fiducia in se stessi proprio nel momento in cui essa si è trovata a capitalizzare il massimo dell’attenzione e dei consensi, dal rifiuto quasi patologico da parte del suo gruppo dirigente a mescolarsi col mondo, a mettersi seriamente alla prova dinnanzi ad una società in rapida e radicale trasformazione, a rimuovere le incrostazioni di un passato con il quale i conti non sono mai stati fatti sino in fondo. Le oscillazioni odierne della pattuglia finiana, che sonda ogni possibile strada senza decidersi a imboccarne nessuna, i silenzi e le indecisioni del medesimo Fini, l’obiettiva subalternità e la sostanziale mancanza di un progetto politico-culturale di quella parte di destra che ha deciso di affidare le proprie chance di sopravvivenza al perdurare del blocco di potere costruito da Berlusconi, la cattiva prova di sé, nel segno della disinvoltura se non del carrierismo vero e proprio, che in questi mesi hanno dato molti singoli esponenti di questo mondo: tutto ciò sembra suonare davvero come la “fine di un mondo”, come la pessima conclusione di una storia politica che avrebbe potuto avere ben altro corso se invece che perdersi in accuse reciproche di tradimento, in liti da fanciulli e in meschine vendette personali, come è accaduto, ci si fosse dimostrati per davvero – non solo sul piano delle enunciazioni retoriche – gli eredi di una tradizione che non ha mai disdegnato il rischio, l’avventura o l’andare controcorrente e che non ha mai anteposto il tornaconto dei singoli al bene comune e all’amor di patria. Suona ironico, prima che tragicamente comico, l’individualismo esasperato di cui hanno saputo dar prova, nei momenti decisivi, coloro che per anni si sono riempiti la bocca di appelli allo spirito comunitario e al senso di appartenenza! Il futuro della destra italiana? Oggi, pensando le cose che ho detto, dinnanzi ad un fallimento che mi sembra umano prima che politico, davvero non saprei quale possa essere.</p>
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		<title>E&#8217; possibile una pace tra Berlusconi e Fini?</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 16:45:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mugnai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/06/10/e-pssibile-una-pace-tra-berlusconi-e-fini/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/06/Abbraccio_Berlusconi_Fini-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="Abbraccio_Berlusconi_Fini" title="Abbraccio_Berlusconi_Fini" /></a>di Redazione- Pubblichiamo questa intervista ad Adolfo Urso uscita oggi su &#8220;Il Foglio&#8221;. Il portavoce di FLi, consapevole della grande crisi che sta attraversando il centrodestra (berlusconiano e non) auspica una pace tra Berlusconi e Fini per rilanciare una piattaforma politica unica dei moderati comprendente anche Casini da presentare alle prossime elezioni politiche. A nostro avviso la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-7566" title="Abbraccio_Berlusconi_Fini" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/06/Abbraccio_Berlusconi_Fini.jpg" alt="Abbraccio_Berlusconi_Fini" width="400" height="306" />di Redazione- Pubblichiamo questa intervista ad Adolfo Urso uscita oggi su <em>&#8220;Il Foglio&#8221;.</em> Il portavoce di FLi, consapevole della grande crisi che sta attraversando il centrodestra (berlusconiano e non) auspica una pace tra Berlusconi e Fini per rilanciare una piattaforma politica unica dei moderati comprendente anche Casini da presentare alle prossime elezioni politiche. A nostro avviso la proposta, anche se affascinante è utopistica, perchè il solco che si è venuto a creare tra Berlusconi e Fini (ma anche tra i berlusconiani e i finiani) pare non ricucibile. Berlusconi è forse destinato all&#8217;eterno logoramento politico, ma Fini se non si assume qualche responsabilità in più e non prende in mano la situazione e non esce dal pantano del Terzo Polo rischia di logorarsi altrettanto. La prima mossa per una possibile ricucitura dei rapporti tra Pdl, Fli e Udc è secondo noi un passo indietro di Berlusconi e una nuova strutturazione del suo partito. Per passo indietro intendiamo una deberlusconizzazione del Partito e la dichiarazione ufficiale da parte del cav che non si ricandiderà più. Forse a quel punto le migliori energie del centrodestra potrebbero riunirsi e far nuovamente sognare soprattutto i giovani moderati, attualmente delusi e male rappresentati-  </strong> Secondo l&#8217;ex viceministro dello Sviluppo economico e portavoce di Futuro e Libertà, Adolfo Urso, dopo la batosta alle amministrative è evidente che il centrodestra debba “ritrovare un percorso comune, con tutti coloro che si riconoscono ancora negli stessi valori e programmi del popolarismo europeo”. Per Urso è necessario “ritrovarsi nuovamente insieme in un grande partito popolare come accade nel resto d’Europa e cercare di fare le riforme e subito. Riforma fiscale e Welfare per rilanciare l’economia italiana e garantire la coesione sociale, riforma della Giustizia e liberalizzazioni per rendere più efficiente ed efficace l’azione dello stato e del mercato. Per ricostruire il centrodestra è questa l’agenda politica che bisogna mettere in campo”. Ritrovando, però, il dialogo con il Pdl: “Non credo alle posizione terziste. Se è vero che le elezioni amministrative hanno fatto emergere la crisi del berlusconismo è altrettanto vero che hanno evidenziato come il paese si senta profondamente bipolare. La nostra alternativa o la nostra funzione deve essere quella di rinnovare, per questo è indispensabile il dialogo. Aspettare la prossima legislatura per farlo vuol dire voler male al paese, perché a quel punto, senza riforme, il paese sarà collassato”.</p>
<p> </p>
<p>Sulla sua posizione all’interno di Futuro e Libertà Urso non ha dubbi: “Mi sono confrontato con chiarezza, ho detto quello che penso, ho spiegato la prospettiva strategica di un partito che è nato nel centro destra per rinnovarlo, e oggi le ragioni delle nostre denunce sono ancora più valide rispetto ad un anno fa. Non dobbiamo esimerci dal tentare di trovare soluzioni comuni altrimenti anche Fli sarà parte del problema”. Se il partito di Gianfranco Fini non dovesse seguire questa linea “lavorerò perché si creino le condizioni. Ci vuole un processo di rinnovamento che ancora non è stato delineato all’interno del Pdl, aldilà del segnale troppo flebile che arriva dalla nomina di Angelino Alfano. Ci sono tante intelligenze, tanta passione dall’una e dall’altra parte”.</p>
<p> </p>
<p>Pdl è sinonimo di centrodestra, ma secondo Urso Futuro e Libertà “negli ultimi tempi è apparso sempre più antagonista del centrodestra piuttosto che all’interno del centrodestra. Credo che vada ripreso il percorso iniziale di Fli, quello della forza collocata a destra che intendeva parlare con chiarezza”, con l’obiettivo di costruire e rinnovare la coalizione all’interno di “un sano bipolarismo”. Senza riforme però, l’obiettivo sarebbe comunque fallito.</p>
<p> </p>
<p>E poi ci sono le primarie: “Devono essere fatte da qui a un anno, aperte a tutti coloro che sottoscrivono i valori e i programmi del popolarismo europeo. Solo questo è il percorso costituente di un nuovo centrodestra.  Sarebbe molto bello se i quattro leader storici che hanno fondato il centrodestra italiano  –Berlusconi, Fini, Casini e Bossi – magari possano dire di volere non solo ricomporre l’aria attraverso un processo che sale dal basso con milioni di persone che vi partecipano, ma che dicano anche che tutti e quattro non si candidano e facciano crescere una nuova classe dirigente. Questo gli consentirebbe di diventare dei padri nobili”. E’ necessaria, dunque, la riapertura del dialogo tra Fini e Berlusconi: “Chi vuole e chi può si deve incamminare su questa strada e sono convinto che gli altri verranno, superando rancori e recriminazioni. Il progetto condiviso per le riforme può portare a superare lacerazioni di varia natura, talvolta anche personali”.</p>
<p>Infine sul referendum: “Per me sono quattro ‘no’ e non può essere che così”. Quelle che si chiede di abrogare, infatti, “sono leggi che abbiamo votato in Parlamento consapevolmente e responsabilmente, nessun motivo per cambiare idea, è una questione di coerenza con quanto fatto in precedenza”.</p>
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		<title>Alle radici della crisi del centrodestra berlusconiano</title>
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		<pubDate>Fri, 27 May 2011 21:35:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mugnai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/05/27/alle-radici-della-crisi-del-centrodestra-berlusconiano/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/05/berlusconi--150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="berlusconi-" title="berlusconi-" /></a>di Redazione - In tempi risalenti e non sospetti, il ns. sito invocò una &#8220;Destra dei fatti&#8221; deplorando la conclamata litigiosità del centrodestra e la tendenza berlusconiana a coprire le difficoltà e le inadempienze del Governo con inutili &#8220;effetti annuncio&#8221;. Fa piacere che su questa linea si ritrovi anche un lucido ed autorevole commentatore politico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Redazione <img class="alignleft size-full wp-image-7437" title="berlusconi-" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/05/berlusconi-.jpg" alt="berlusconi-" width="400" height="451" />- In tempi risalenti e non sospetti, il ns. sito invocò una &#8220;Destra dei fatti&#8221; deplorando la conclamata litigiosità del centrodestra e la tendenza berlusconiana a coprire le difficoltà e le inadempienze del Governo con inutili &#8220;effetti annuncio&#8221;. Fa piacere che su questa linea si ritrovi anche un lucido ed autorevole commentatore politico come Galli della Loggia, che traccia nella deriva della &#8220;spettacolarizzazione&#8221; e della &#8220;personalizzazione&#8221; il vero epicentro della crisi berlusconiana. Aldilà della vicende del Governo, aldilà del &#8220;tifo&#8221; per il premier (o degli auspici per la sua rapida caduta), Galli della Loggia individua nel rilancio della piattaforma riformatrice del Governo la via per consentirgli la ripresa sul filone di quella &#8220;rivoluzione liberale&#8221; promessa da Forza Italia (e non attuata), e che è alla base dell&#8217;autentica fortuna politica di Silvio Berlusconi&#8221;.</strong></p>
<p><strong> </strong>Cascano le braccia davanti alla cecità politica che sta dimostrando in que-ste ore la destra nella campagna per Milano. Ma davvero si può pensare che dilagare sui telegiornali, promettere ministeri, togliere multe, elargire mance e favori possa rovesciare un risultato che ha cause politiche profonde? Per carità: magari il ballottaggio di domenica assegnerà la vittoria a Letizia Moratti, chi può dirlo?, ma se ciò accadrà sono sicuro che accadrà solo perché, pur di non consegnare la città agli avversari, l`elettorato di destra si ricompatterà e tornerà alle urne che aveva disertato una settimana fa. Non certo perché ammaliato dall`ennesima concione berlusconiana o dal miraggio di qualche improbabile ministero alla Bovisa elargito da Bossi.` La destra dovrebbe convincersi che ciò che soprattutto le sta togliendo il consenso del Paese (Milano inclusa) &#8211; oltre qualche intemperanza, chiamiamola così, della vita privata del suo leader: ma in misura che io credo assai poco rilevante non dipende in realtà dall`economia. Dipende da qualcos`altro che va al di là delle pur non facili condizioni di vita di tanti cittadini. Sostanzialmente dipende dal fatto che molti elettori dì destra hanno cominciato a perdere fiducia nella capacità di Berlusconi e dei suoi di capirli e di rappresentarli in generale. Al contrario di ciò che spesso pensa la sinistra, non è per nulla vero, infatti, che a destra ci siano solo interessi, e per giunta quasi sempre bassi e talora inconfessabili. C`è una visione organica dell`Italia, dello Stato e delle sue amministrazioni, dei valori e dei rapporti sociali (oltre che, va da sé, di quelli economici). È per l`appunto con tutto ciò &#8211; proprio del loro elet torato, ma in molti casi non solo &#8211; che Berlusconi e i suoi stanno mostrando di non riuscire più a essere in sintonia. Da un`infinità di tempo essi hanno abbandonato le grandi questioni generali, spesso di alto valore simbolico. Si sono spesi solo su due di esse: quelle riguardanti il fine vita e la giustizia. Ma si tratta di due questioni circa le quali era troppo evidente da un lato l`interesse elettoralistico per il voto cattolico, e dall`altro l`interesse personale del leader (senza contare peraltro che in entrambi i casi hanno combinato poco o nulla). Il fatto è che Berlusconi e i suoi non riescono più a dare voce al proprio retroterra, a esprimerne il punto di vista, circa il modo in cui il Paese dovrebbe essere, circa i contenuti virtuosi che un`Italia di destra potrebbe/vorrebbe avere, e che sarebbe sciocca faziosità pensare che non possano esistere. I governi delle democrazie &#8211; che siano di destra o di sinistra – non esercitano il potere solo per spendere o per distribuire risorse. Esistono anche per difendere chi si trova in posizioni di svantaggio, per tutelare gli interessi generali, per aiutare a vivere meglio. E su questo piano soprattutto che il governo della destra italiana non è stato capace di agire e di trasmettere un messaggio in grado di arrivare all`opinione pubblica. Innanzitutto alla «sua» opinione pubblica. E minaccia di proseguire sulla medesima strada anche nel momento in cui, come adesso, progetta la riscossa per il dopo elezioni amministrative: avendo occhi cioè solo per l`economia, pensando che lì stia l`alfa o l`omega di tutto. Ripeto: non è così. Ci sono moltissime cose, e `importantissime, che esso potrebbe fare senza spendere un quattrino. Qualche esempio? Che so, stabilire un efficace sistema di controllo (e di sanzioni!)sull`andamento dei prezzi della benzina e dell`assicurazione Rc auto attualmente sottoposti al totale arbitrio speculativo dei petrolieri e delle società assicurative; sottrarre ai Comuni e alle Province meridionali ad alta presenza criminale la gestione degli appalti pubblici superiori a un certa cifra e concentrarla nelle prefetture; contrattare con le Poste l`apertura fino alle i8 per tutti gli uffici postali (perché in Francia sì e in Italia no?); liberalizzare l`orario dei negozi, abolire il numero chiuso dei notai, delle licenze delle farmacie, e cancellare l`ordine dei giornalisti (chiedo scusa a tutte le redazioni d`Italia, ma non è decente fare i liberali sulla pelle degli altri); ridare piena attuazione al divieto contenuto nell`antico decreto Galasso di qualunque costruzione fino a trecento metri dalla linea di costa, magari estendendolo a cinquecento metri e, visto che cì siamo, stabilendo altresì il divieto dì costruire dovunque le mostruose pale eolìche che stanno deturpando la Penisola. E così di seguito per decine e decine di altri possibili argomenti: semplicemente attingendo alla realtà italiana che è sotto gli occhi di tutti. Ho il sospetto che leggendo i suggerimenti ora avanzati ci sarà certamente qualcuno che penserà che si tratta di un tentativo di correre in soccorso del berlusconismo. Non è così. Il fatto è che di fronte alla crisi evidente della coalizione di governo ancora forte tuttavia di una maggioranza, e quindi tutt`altro che disposta ad abbandonare &#8211; c`è una parte del Paese che per i prossimi due anni giudica inevitabile, e alla fin fine si augura, il marasma, la rissa continua e la paralisi di tutto; e un`altra parte, invece, che pensa che il governo, se vuole, può ancora provare a fare qualcosa di utile prima di presentarsi al giudizio del corpo elettorale. Il che però, mi pare, non merita il nome di berlusconismo: si chiama semplicemente carità di patria.</p>
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		<title>Elezioni amministrative 2011: la Politica torni a &#8220;volare alto&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 12 May 2011 22:32:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/05/12/elezioni-amministrative-2011-la-politica-torni-a-volare-alto/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/05/elezioni_1651111-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="elezioni_165111" title="elezioni_165111" /></a>di Giorgio Frabetti- Proviamo per un attimo ad uscire dalla logica delle contrapposizioni: Moratti-Pisapia, Macrì-Altri, Berlusconi-Antiberlusconiani; proviamo a ragionare sine ira ac studio, ora che la campagna elettorale per le elezioni amministrative 2011 va chiudendosi. Cerchiamo di “alzare i toni” della discussione, in coerenza alla mission per cui è nato questo sito. Consentiteci a freddo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-7354" title="elezioni_165111" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/05/elezioni_1651111.jpg" alt="elezioni_165111" width="408" height="326" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>- Proviamo per un attimo ad uscire dalla logica delle contrapposizioni: Moratti-Pisapia, Macrì-Altri, Berlusconi-Antiberlusconiani; proviamo a ragionare <em>sine ira ac studio</em>, ora che la campagna elettorale per le elezioni amministrative 2011 va chiudendosi. Cerchiamo di “alzare i toni” della discussione, in coerenza alla <em>mission</em> per cui è nato questo sito. Consentiteci a freddo di dire che la campagna elettorale non ha fatto evolvere il costume degli schieramenti nazionali. Da un lato, la Sinistra ha reiterato la necessità di un voto (specie a Milano) forte per le opposizioni per dare una “spallata” al Governo Berlusconi (novello Peron della Politica italiana); la Destra, specie tramite Cazzola (vedi Ns. sito), paventa il pericolo di una recrudescenza neogiacobina se il centrodestra dovesse perdere (tema tornato all’attenzione anche per le accuse della Moratti a Pisapia per il suo passato “estremista”). Appare chiara come il sole, comunque, la pretesa dei partiti di far leva su un “consenso forzoso” degli elettori. Una simile tattica di far leva su paure, sui fattori inerziali dell’elettorato, denota la scarsa inventiva, la scarsa iniziativa con cui i partiti hanno interfacciato gli elettori in questa tornata di elezioni amministrative. Non ci vuole molto per dire che non si va molto avanti con tipi di discorsi. Guardiamoci, però, anche dal facile “nuovismo” (vecchio <em>virus</em> della <em>Seconda Repubblica</em>): certo, la dissidenza di Sara Giudice, la formazione politica di Francesco Macrì hanno occupato direi quasi naturalmente l’attenzione per il loro carattere “eretico”, di “rottura” con i quadri PDL ufficiali. La verità, in questi casi, sta “nel mezzo”, come sempre. Cerchiamo, anzitutto, di renderci conto che, aldilà dei politici e aldilà della simpatia che facilmente gli <em>homines novi</em> suscitano, parlare di “rinnovamento” del centrodestra significa qualcosa di ulteriore: “rinnovamento” significa tensione, sforzo costante, di lavoro e di riflessione, orientato verso il recupero di un nuovo spirito di cittadinanza attiva. Soprattutto, il “rinnovamento” nel centrodestra esige, oltrechè un cambio di uomini e di partiti, un cambiamento di categorie interpretative della realtà politico-sociale (nazionale e locale) che consolidi nel lungo periodo un nuovo costume politico e una nuova classe dirigente. Una nuova declinazione del “glocale” (globale-locae), come auspicato da questo sito sin dalla sua fondazione e come pur su altra sponda politica auspicato Almagisti e Grimaldi in un bellissimo numero di <em>Democrazia e Diritto</em> (num. 03/04-2009): “La complessità nelle relazioni tra cittadini e corpi intermedi chiama nuovamente in causa l’offerta politica, dalla cui capacità di interpretare elementi di continuità e mutamento del contesto locale dipende la possibilità di garantire rappresentanza ad ampi settori della Società”. Si è parlato in questi giorni da parte del centrodestra del pericolo di contagio presso gli elettori moderati di un disfattismo che potrebbe favorire la Sinistra giacobina e giustizialista. Una preoccupazione comprensibile, ma destinata a non avere risoluzione, se non si comprende davvero la portata di un simile “salto qualitativo” culturale (prima che politico e di schieramento), ormai sempre più urgente e indifferibile per riuscire finalmente a “riassorbire parte della disaffezione e della protesta … che si sono manifestate in questi ultimi decenni”; per riassorbire, cioè, la tentazione antipolitica. Attenzione: fa bene il centrodestra ad accusare la Sinistra di manipolare la Piazza; ma consideri anche che la Piazza potrà essere sconfitta soltanto se il centrodestra stesso saprà imboccare questa che è l’unica e vera via del cambiamento; diversamente, la Piazza ci travolgerà. Ora, non vogliamo affettare facile irenismo, ma crediamo che alla fine questa direzione sia l’unica realistica strada, per impostare una unità reale del centrodestra (reale, in senso politico, ovvero “dialettico”, oltre gli immediati anatemi e ripicche). Sarebbe comunque opportuno che   il centrodestra (come i partiti in generale) in particolare riscoprano la lezione morale e culturale del grande Jurgen Habermas, secondo il quale la politica esige anzitutto allenamento … “cognitivo”: chiarezza, intransigenza dialettica quando serve, ma anche capacità di discernere il meglio di ognuno, anche dell’avversario, quando occorre. Per questo, quella che Noi poniamo è una petizione morale e culturale, prima che politica. Rifiutiamo, comunque, le anguste “questioni morali” giustizialiste agitate dal “popolo viola” e Di Pietro. La “questione morale” vera è una sola: non avere paura di “volare alto” e a chiedere “il massimo” in politica, cominciando dal piccolo del Comune, per arrivare alla Nazione. E’ difficile, certo, ma è l’impresa più bella del mondo; l’unica per cui vale la pena fare politica.</p>
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