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	<title>Arezzo Polis &#187; gaza</title>
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	<description>Cultura politica, dibattito pubblico.</description>
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		<title>Salviamo i bambini di Gaza</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jan 2009 16:24:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2009/01/15/salviamo-i-bambini-di-gaza-da-hamas/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.thelondondailynews.com/images/hamas_bomber.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>di Antonino Armao
Mentre ad Arezzo qualcuno propone di gemellare Arezzo con la città di Gaza governata da Hamas, è bene ricordare che cosa succede veramente ai bambini di quella terra martoriata, a parte i bombardamenti di Israele.
Queste sono alcune delle poesie jihadiste propagate negli anni scorsi dalla televisione palestinese. “Madre amatissima, sii felice del mio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.thelondondailynews.com/images/hamas_bomber.jpg"><img class="alignleft" src="http://www.thelondondailynews.com/images/hamas_bomber.jpg" alt="" width="211" height="251" /></a>di Antonino Armao</strong></p>
<p>Mentre ad Arezzo qualcuno propone di gemellare Arezzo con la città di Gaza governata da Hamas, è bene ricordare che cosa succede veramente ai bambini di quella terra martoriata, a parte i bombardamenti di Israele.<br />
Queste sono alcune delle poesie jihadiste propagate negli anni scorsi dalla televisione palestinese. “Madre amatissima, sii felice del mio sangue”, “Quanto è dolce la shahada, com’è dolce il profumo del martirio, vado senza lacrime, senza paura, seguitemi”, “Con la tua morte hai portato vita alla nostra volontà”, “Con gioia morirò da martire”, “Milioni di Shahids in marcia per Gerusalemme”, “Porterò la mia anima sul palmo della mano e la getterò nell’abisso della distruzione”.<br />
Hamas ha sviluppato una pedagogia dell’annientamento ebraico, dove i figli di Israele sono ritratti come “cani” da abbattere con il martirio.</p>
<p>Questa sanguinaria propaganda che spinge i bambini a immolarsi contro Israele, si è recentemente incarnata in due programmi di grande successo: il topo Farfur e l’ape Nahal. I terroristi che fanno strage di israeliani devono essere indicati come eroi e modelli per la società, e questa è la seconda componente dell’opera di creazione di terroristi suicidi fatta dall’Autorità palestinese. Nella società palestinese non sembrano esistere eroi e modelli più grandi dei terroristi suicidi. Campi estivi per bambini vengono intitolati a Wafa Idris e Ayyat Al Achras, terroriste suicide.</p>
<p><span id="more-610"></span></p>
<p>Eventi sportivi vengono normalmente intitolati a terroristi suicidi, come quel campionato di calcio per quattordicenni cui è stato dato il nome di un terrorista che quattro anni fa massacrò 31 israeliani nell’attentato di Pasqua al Park Hotel di Netanya.<br />
Recentemente il ministero della Cultura dell’Autorità Palestinese ha pubblicato una raccolta di poesie intitolata a Hanadi Jaradat, la terrorista che fece strage di 21 israeliani, ebrei e arabi, in un ristorante di Haifa.<br />
Il mufti di Gerusalemme nominato dall’Autorità Palestinese, Ikram Sabri, ebbe a dire che “più giovane è il martire, più viene ammirato, ed è per questo che le madri gridano di gioia alla notizia della sua morte. Il martire è invidiato perché gli angeli in cielo lo accompagnano alle sue nozze”. Hamas negli anni scorsi aveva dedicato una canzone, accompagnata da un video, a Wafa Idris, che fece strage nel centro di Gerusalemme, la prima donna kamikaze: “Sorella mia Wafa, battito del cuore orgoglioso, bocciolo che era in terra e oggi è in cielo, sorella mia che hai scelto la Shahada, con la tua morte hai portato vita alla nostra volontà”.<br />
Il ministero della Cultura dell’Autorità Palestinese di Arafat pubblicò il suo Libro del Mese, una raccolta di poesie in onore della terrorista suicida Hanadi Jaradat responsabile dell’assassinio di 21 israeliani innocenti. Il libro è stato distribuito come supplemento speciale del quotidiano Al-Ayyam. La raccolta comprende una poesia che celebra l’attentato terrorista della Jaradat definendolo “la meta più alta”. La poesia è dedicata a Hanadi Jaradat, definita “Rosa della Palestina, Iris del Carmelo, Martire di Allah”.<br />
La sera di sabato 4 ottobre 2003 la Jaradat si fece esplodere nel ristorante Maxim di Haifa uccidendo 21 israeliani, sia ebrei che arabi, compresi quattro bambini. Più di sessanta i feriti e mutilati. L’attentato venne rivendicato dalla Jihad Islamica.<br />
Tempo fa la televisione palestinese ha ricominciato a trasmettere un videoclip in cui si vede il piccolo Mohammed al Dura, simbolo della cattiveria israeliana che uccide i bambini palestinesi, che invita i ragazzini palestinesi ad immolarsi per condividere con lui i piaceri del paradiso dei “martiri” bambini.<br />
Il Palestinian Media Watch ricorda che la compagna di indottrinamento messa in onda nel 2002-2003 dalla televisione palestinese fu tanto efficace che, a quell’epoca, il 70-80 per cento dei ragazzini palestinesi intervistati in tre diversi sondaggi dichiarava di voler morire da “martire”. Solo nel marzo scorso ne vedemmo un altro. “Tu ami la mamma, vero? Dov’è adesso?”. “In paradiso”. “Che cosa ha fatto?”. “Ha scelto il martirio”. “Ha ucciso degli ebrei? Quanti ne ha uccisi?”. È un’intervista trasmessa dalla televisione Al Aqsa, controllata da Hamas nella Striscia di Gaza. I due bambini sono figli di Rim Riashi, che il 4 gennaio del 2004 si è fatta saltare al valico di Erez uccidendo cinque israeliani. L’intervistatore incalza Mohammed: “Quanti ne ha uccisi?”. Il piccolo, cinque anni, fa vedere le dita: “Così&#8230;”. “Quanti sono?”. “Cinque”.<br />
Nel 2001 un videoclip prodotto dal ministero per l’Informazione dell’Autorità Palestinese invitò i bambini a diventare martiri. Nel video si vede sempre al-Dura che giunge in un paradiso fatto di spiagge, cascate e ruote panoramiche da luna park. Al-Dura si rivolge ai bambini palestinesi dicendo: “Non vi dico addio, vi dico di seguire i miei passi”. Dopo di che si vedono bambini e bambine palestinesi che lasciano i giocattoli e impugnano le pietre. Intanto, la canzone di sottofondo recita: “Come è buono il profumo dei martiri, come è buono l’odore della terra, della terra arricchita dal sangue, il sangue che sgorga da un giovane corpo”.<br />
Nel giugno del 2002 ne andò in onda un altro. Intervistatore: “Pensi che il martirio sia bello?”. Wala: “Il martirio è molto, molto bello. Cosa potrebbe esserci di meglio che andare in Paradiso?”. Ancora l’intervistatore: “E cosa è meglio: pace e pieni diritti per il popolo palestinese o il martirio?”. Wala: “Il martirio! Otterrò i miei diritti dopo essere divenuta martire! Noi vogliamo restare ragazzi per sempre!”.<br />
Recentemente la televisione di Hamas ha mandato in onda un video della figlia di quattro anni della terrorista suicida Rim Riyashi che canta alla sua mamma e giura di seguire le sue orme. Il programma per bambini della TV Al Aqsa mostra un’attrice bambina che impersona il ruolo della figlia che osserva Riyashi mentre prepara la bomba e chiede a sua madre: “Mamma, che cosa porti in braccio invece di me?”. La bambina poi guarda alla TV un’altra scena che presenta la morte della mamma mentre compie la sua missione suicida, e capisce che sua madre stava portando una bomba. “Solo adesso capisco che cosa per te era più prezioso di noi&#8230;” canta guardando la bomba. Nonostante senta la mancanza della mamma, giura di seguire le sue orme. Il video finisce con la bambina che apre il cassetto della madre e tira fuori i candelotti di esplosivo che la madre aveva lasciato proprio lì per lei.<br />
Questa è oggi la Gaza governata da Hamas e questa è la Gaza con cui i partiti che sostengono la Giunta Fanfani vorrebbero gemellare la città di Arezzo.<br />
Il Sindaco Fanfani, nonostante gli imbarazzanti alleati di cui si è circondato, dovrebbe piuttosto gemellare Arezzo con la città di Betlemme, un luogo che ci richiama alla Civiltà dell’Amore e della Ragione cantata da Dante (e anche dal nostro Sindaco) proprio in queste terre. La stessa Civiltà a cui apparteniamo tutti noi e a cui appartiene anche il Beppe Fanfani che conoscevamo.</p>
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		<title>Gaza: questione di punti di vista.</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jan 2009 17:17:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2009/01/04/gaza-questione-di-punti-di-vista/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2009/01/100406qassam.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="100406qassam" /></a> di Antonino Armao
Di fronte al riesplodere di una tragedia permanente come il conflitto israelo-palestinese che investe le responsabilità politiche di tutto il mondo, di quello occidentale e di quello arabo, il minimo che potevano fare quelli come noi che se ne stanno in Europa a digerire i cenoni di fine anno, era concentrare le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2009/01/100406qassam.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-439" title="100406qassam" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2009/01/100406qassam.jpg" alt="" width="190" height="149" /></a> <strong>di Antonino Armao</strong></p>
<p style="text-align: justify">Di fronte al riesplodere di una tragedia permanente come il conflitto israelo-palestinese che investe le responsabilità politiche di tutto il mondo, di quello occidentale e di quello arabo, il minimo che potevano fare quelli come noi che se ne stanno in Europa a digerire i cenoni di fine anno, era concentrare le preoccupazioni sulla emergenza umanitaria e sulle sofferenze dei civili, al fine di trovare modi e tempi per alleviarle. Invece i soliti custodi templari della pace e della morale politica si sono precipitati a rivendicare la loro appartenenza alla causa palestinese e condannare senza esitazioni e senza mezzi termini lo Stato di Israele. Da Francesco Romizi, presidenza dell’Arci Arezzo, al consigliere comunale di Rifondazione comunista Marco Paolucci fino a Giancarlo Cateni, Segretario Provinciale Partito dei Comunisti Italiani. Tutti uniti nella unanime condanna degli aggressori sionisti, dipinti come criminali di guerra, massacratori del popolo palestinese e quant’altro di peggio si possa concepire a carico di un altro popolo, quello israeliano. Ancora una volta, di fronte alla propaganda e alla strumentalizzazione politica delle tragedie degli altri, corre l’obbligo di offrire un punto di vista diverso, non necessariamente più giusto, ma certamente più equilibrato su quello che sta accadendo a Gaza. Prima di tutto i fatti: il 19 dicembre due missili sono stati lanciati dalla Striscia di Gaza nel sud di Israele, dopo la fine della tregua annunciata da Hamas. Altri missili sono seguiti a ruota. La tregua era durata 6 mesi e concordata grazie a una mediazione dell&#8217;Egitto. Hamas annunciava: “La tregua è finita e non verrà rinnovata”. In particolare le Brigate Ezzedin al Qassam accusano Israele di non aver rispettato l&#8217;impegno a porre fine al blocco di Gaza. Questo è il modo di Hamas di intendere la risoluzione delle controversie con il popolo di Israele, con il supporto politico e militare della repubblica islamica dell’Iran.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-437"></span></p>
<p style="text-align: justify">E ora vediamo se si può avere un punto di vista diverso sulla questione. Scriveva sul «Corriere della Sera» Indro Montanelli il 16 settembre 1972. “Che i profughi palestinesi siano delle povere vittime, non c’è dubbio. Ma lo sono degli Stati Arabi, non d’Israele. Quanto ai loro diritti sulla casa dei padri, non ne hanno nessuno perché i loro padri erano dei senzatetto. Il tetto apparteneva solo a una piccola categoria di sceicchi, che se lo vendettero allegramente e di loro propria scelta. Oggi, ubriacato da una propaganda di stampo razzista e nazionalsocialista, lo sciagurato fedain scarica su Israele l’odio che dovrebbe rivolgere contro coloro che lo mandarono allo sbaraglio. E il suo pietoso caso, in un modo o nell&#8217;altro, bisognerà pure risolverlo. Ma non ci si venga a dire che i responsabili di questa sua miseranda condizione sono i cosiddetti usurpatori ebrei. Questo è storicamente, politicamente e giuridicamente falso”. Ha dichiarato in questi giorni Dominique Lapierre a Milano nel presentare il suo ultimo capolavoro, «Un arcobaleno nella notte» (Il Saggiatore) dove indaga i legami tra i segregazionisti sudafricani e i nazisti. : «Magari potessimo avere in Israele un Nelson Mandela capace di una visione politica a distanza, potremmo sperare nella pace. Peccato che in questo Paese magnifico non ci sia uno come lui». Lapierre però dimentica che Nelson Mandela stava dalla parte di quelli che hanno rinunciato unilateralmente alla vendetta in nome della riconciliazione. E quindi peccato che non ci sia un Nelson Mandela tra i palestinesi, altro che tra gli ebrei, diciamo noi.</p>
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