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	<title>Arezzo Polis &#187; gava</title>
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	<description>Cultura politica, dibattito pubblico.</description>
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		<title>La legge è uguale per tutti ma per qualcuno è più uguale.</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 09:44:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti con la Storia]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2009/10/09/chiamatemi-oscar-la-storia-del-lodo-scalfaro/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.ideavision.it/ARCSET2008/Oscar%20Luigi%20Scalfaro.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>di Antonino Armao -
Per chi ancora crede nell&#8217;obbligatorietà dell&#8217;azione penale, c&#8217;è la storia del &#8220;Lodo Scalfaro&#8221; raccontata da Francesco Misiani, ex Pm della Procura di Roma nel suo libro &#8220;La toga rossa&#8221;. I fatti sono noti e risalgono al 1993.
Quattro funzionari del Sisde indagati per peculato dalla Procura di Roma rivelarono di avere consegnato, negli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.ideavision.it/ARCSET2008/Oscar%20Luigi%20Scalfaro.jpg"><img class="alignleft" src="http://www.ideavision.it/ARCSET2008/Oscar%20Luigi%20Scalfaro.jpg" alt="" width="299" height="320" /></a>di Antonino Armao -</strong></p>
<p>Per chi ancora crede nell&#8217;obbligatorietà dell&#8217;azione penale, c&#8217;è la storia del &#8220;Lodo Scalfaro&#8221; raccontata da Francesco Misiani, ex Pm della Procura di Roma nel suo libro &#8220;La toga rossa&#8221;. I fatti sono noti e risalgono al 1993.</p>
<p>Quattro funzionari del Sisde indagati per peculato dalla Procura di Roma rivelarono di avere consegnato, negli ultimi dieci anni, a tutti i ministri degli Interni, con l&#8217;eccezione di Amintore Fanfani, un &#8220;contributo&#8221; mensile di cento milioni di lire. Tra di essi c&#8217;erano l&#8217;allora presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, che era stato ministro degli Interni dal 1983 al 1987, e il ministro degli Interni dell&#8217;epoca, Nicola Mancino, oggi numero due del Csm. Al gioco al massacro &#8220;non ci sto!&#8221;, tuonò il presidente Scalfaro, rispondendo alle accuse in diretta televisiva, il 3 novembre del 1993. Il dispositivo che da quel momento la Procura di Roma scelse di mettere in atto sotto la propria discrezionalità &#8211; un vero e proprio &#8220;scudo&#8221; &#8211; ha consentito al presidente Scalfaro di evitare di dover rispondere dell&#8217;accusa di peculato davanti al Tribunale dei ministri. Il primo passo fu arginare il torrente di rivelazioni da parte degli indagati-accusatori. Il giorno successivo il &#8220;non ci sto&#8221;, la Procura di Roma accusò formalmente i funzionari del Sisde di &#8220;attentato agli organi costituzionali&#8221; ai sensi dell&#8217;articolo 289 del codice penale, che recitava: &#8220;È punito con la reclusione non inferiore a dieci anni, qualora non si tratti di un reato più grave, chiunque commette atti diretti a impedire, in tutto o in parte, anche temporaneamente, al presidente della Repubblica e ad altre cariche istituzionali l&#8217;esercizio delle attribuzioni o delle prerogative conferite dalla legge&#8221;.</p>
<p>Com&#8217;era prevedibile, dopo che furono messi sotto inchiesta per attentato agli organi costituzionali, rischiando una condanna pesantissima, quei funzionari decisero di tacere, E ci fu chi, come l&#8217;ex presidente della Corte costituzionale, Ettore Gallo, osservò che &#8220;chiunque commette un fatto che esercita turbamento sulla psiche del presidente della Repubblica si macchia di un grave reato&#8221;. &#8220;Può accadere che la nostra attività sia da altri sfruttata in malafede&#8221;, dichiarava il pm Coiro al Corriere della Sera.</p>
<p>Messi a tacere i poco attendibili accusatori, in seconda battuta, il procuratore capo Mele e i suoi magistrati ricorsero a una interpretazione estensiva dell&#8217;articolo 90 della Costituzione, in base al quale &#8220;il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell&#8217;esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione&#8221;. In realtà, la vicenda dei fondi del Sisde non aveva nulla a che fare con le funzioni di Scalfaro quale presidente della Repubblica, bensì quale ministro degli Interni. I pm decisero comunque per l&#8217;interpretazione estensiva e, quindi, che le accuse contro di lui andavano tecnicamente &#8220;congelate&#8221; in attesa della scadenza del suo settennato.</p>
<p>Scalfaro, diventato presidente della Repubblica, non era penalmente perseguibile. Solo alla fine del settennato, cessata ogni immunità costituzionale, sulla spinta di un&#8217;interpellanza parlamentare e di un esposto del deputato di Forza Italia Filippo Mancuso, ex ministro della Giustizia nel governo Dini, la Procura di Roma fu indotta a &#8220;scongelare&#8221; gli elementi accusatori emersi sei anni prima a carico di Scalfaro nella sua veste di ministro degli Interni tra il 1983 e il 1987. Il 3 giugno 1999 l&#8217;ex presidente fu formalmente iscritto nel registro degli indagati dalla procura della Repubblica di Roma, che investì subito il Tribunale dei ministri del caso, sollecitandone l&#8217;archiviazione. Tuttavia, mentre Gava e Scotti avevano dovuto difendersi dall&#8217;accusa di peculato, a Scalfaro fu contestato semplicemente l&#8217;abuso d&#8217;ufficio, ormai largamente prescritto. Infine, il 18 luglio 2001, arrivò la definitiva archiviazione da parte del Tribunale dei ministri.</p>
<p>Come dire: la legge è uguale per tutti ma per qualcuno è più uguale.</p>
<p>(Fonte: Federico Punzi &#8211; IL VELINO  - 8 ottobre 2009)</p>
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