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	<title>Arezzo Polis &#187; fini</title>
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	<description>Cultura politica, dibattito pubblico.</description>
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		<title>Se il Pdl vuole rinascere accolga le parole di Donzelli</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 17:36:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mugnai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/10/11/se-il-pdl-vuole-rinascere-accolga-le-parole-di-donzelli/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/10/donzelligiovanni-110623-001-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="donzelligiovanni-110623-001" title="donzelligiovanni-110623-001" /></a>di Federico Mugnai- Resistere, resistere, resistere! Queste sono state le parole d’ordine dettate dai vertici del Pdl a tutti i sostenitori, collaboratori e giovani del partito nel momento in cui si evidenziavano le prime grandi crepe, la rottura con Fini, lo scandalo Ruby, l’immobilismo del Governo e le susseguenti sconfitte alle amministrative di Maggio e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8507" title="donzelligiovanni-110623-001" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/10/donzelligiovanni-110623-001.jpg" alt="donzelligiovanni-110623-001" width="364" height="318" />di <strong>Federico Mugnai-</strong> Resistere, resistere, resistere! Queste sono state le parole d’ordine dettate dai vertici del Pdl a tutti i sostenitori, collaboratori e giovani del partito nel momento in cui si evidenziavano le prime grandi crepe, la rottura con Fini, lo scandalo Ruby, l’immobilismo del Governo e le susseguenti sconfitte alle amministrative di Maggio e ai Referendum di Giugno. L’impero stava (e sta) crollando, eppure si è ritenuta sufficiente la nomina di un segretario di partito, il bravo Alfano, per poter rimettere tutto a posto. I problemi però ritornano a galla con straordinaria velocità se non si prendono decisioni concrete, se non c’è un’autocritica seria, se con onestà intellettuale non si ha il coraggio di rinvenire le cause remote del crollo di un partito e in questo caso del Pdl. Noi nel Ns sito modestamente è oramai da un anno che avevamo avvertito la crisi del Pdl e più in generale del centrodestra e auspicato una fase nuova, un ricambio generazionale, un partito meno monarchico e oligarchico e invece più aperto alla base, che desse vita a congressi e quindi ad una partecipazione attiva da parte dell’elettorato. Si è preferito invece mantenere la linea dura, vestire i panni dei novelli Starace, di coloro che preferiscono rintanarsi in una specie di bunker e pensare che ci siano complotti contro il partito, contro il suo leader, invece di proporre nuove idee, mettere in discussione i propri dirigenti, cambiare dall’interno il proprio partito. Al Pdl mancano i Bottai, coloro che hanno una visione più ampia della politica, meno settaria e ideologica, più aperta al futuro e che indagando sé stessi e ciò che hanno attorno, prendono provvedimenti seri, anche se a volte sofferti, per il bene del partito. Da tempo abbiamo auspicato che fossero i giovani moderati gli artefici del cambiamento, che si facessero carico delle loro responsabilità e aprissero la strada ad un futuro migliore per l’Italia. Ieri finalmente con gioia abbiamo letto una frase lapidaria e allo stesso tempo efficace di Giovanni Donzelli, giovane consigliere regionale della Toscana, nel suo profilo fb: &#8220;Se mi era stretto il nostalgico reducismo missino, figuriamoci se è sostenibile un centrodestra diviso tra chi aspira a fare il nostalgico DC e chi il reduce di Silvio.” Un sussulto che ci fa sperare, perché Donzelli critica alla radice quelle che sono anche a nostro avviso le storture di questo Pdl che dopo le sconfitte è in cerca di una sua identità e si appiglia solo al passato, magari ritrovando “lo spirito perduto del 94’” o tentando attraverso i vari Scajola, Rotondi, Formigoni &amp;co di dar vita ad una specie di nuova DC. Non è ritornando alle origini, ricordando “i bei tempi andati” che si costruiscono le fortune di un partito che ha assoluto bisogno invece di modernizzarsi, di lanciare messaggi nuovi in sintonia con i bisogni dell’Italia di oggi che sono ben diversi da quelli degli anni Novanta. In Donzelli quindi pare di scorgere il travaglio di un giovane politico che si sente a disagio nell&#8217;ammuffita politica dei vecchi, e che probabilmente sente una generazione di coetanei troppo amorfa e inerte. Non si tratta forse di un distacco politico, ma di una situazione di disagio, di un avvertimento, ma anche di un atto di amore per la buona politica nel desiderio di veder cambiar rotta all’interno del Pdl. O si cambia o si rischia di morire: questo è il messaggio di Donzelli. Non sappiamo come siano state accolte le parole di Donzelli dai vertici Pdl; sappiamo soltanto che chi ha a cuore il Pdl dovrebbe sostenere maggiormente persone come Donzelli e mettere da parte i vari lacchè; crediamo che questi ultimi abbiano già dato abbastanza!</p>
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		<title>La missione del Pdl: andare oltre Berlusconi!</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 06:54:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mugnai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2010/11/15/la-missione-del-pdl-andare-oltre-berlusconi/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/11/pdl-avanti-popolo1-300x160.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="pdl-avanti-popolo1" title="pdl-avanti-popolo1" /></a>di Federico Mugnai  Domenica scorsa, a Perugia, Gianfranco Fini ha dichiarato che &#8220;Fli non va contro il Pdl, ma è oltre il Pdl&#8221;. Non possiamo dare torto a Fini. Oramai il suo è un partito trasversale, non più catalogabile con le categorie di destra e sinistra. Al di là di questo si fa fatica a rintracciare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Federico Mugnai <img class="alignleft size-medium wp-image-5570" title="pdl-avanti-popolo1" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/11/pdl-avanti-popolo1-300x160.jpg" alt="pdl-avanti-popolo1" width="300" height="160" /></strong> Domenica scorsa, a Perugia, Gianfranco Fini ha dichiarato che &#8220;Fli non va contro il Pdl, ma è oltre il Pdl&#8221;. Non possiamo dare torto a Fini. Oramai il suo è un partito trasversale, non più catalogabile con le categorie di destra e sinistra. Al di là di questo si fa fatica a rintracciare nelle parole di Fini qualcosa che attenga alla famiglia dei partiti conservatori e popolari europei. D&#8217;altro lato, a parte l&#8217;antiberlusconismo cronico di gran parte degli aderenti a Fli, alcune critiche mosse da Fini al Pdl possono essere oggettive. E&#8217; palese come il Pdl sia oggi un partito costruito su un uomo, Berlusconi, e che quindi risenta al suo interno della mancanza di stimoli per dar vita a dibattiti, congressi che aprano la strada verso il futuro. Qualsiasi partito non può vivere di rendita, non può pensare che la sua missione si riduca a difendere ad oltranza il suo leader. Ciò non significa andare contro Berlusconi e il Governo e magari voler fare i rottamatori stlie Renzi con il Pd! Se mancano prospettive concrete un partito è destinato a morire lentamente. E&#8217; questa la sensazione che dà ultimamente il Pdl. Dispiace, perchè personalmente sono convinto che all&#8217;interno del Pdl converga la grande tradizione politico-culturale italiana che si ispira ai vari Gentile, Croce, Turati, Don Sturzo, De Gasperi, etc., grande patrimonio che non può essere trascurato, ma che deve rivivere ed essere trasmesso all&#8217;interno e fuori dal Pdl per trasmetere quella passione per la politica costruttiva che tanto manca all&#8217;Italia. Berlusconi ha avuto il grande merito di saper raccogliere intorno a sè queste forze politiche. Berlusconi merita quindi di essere sostenuto, anche se il Pdl non può e non deve trasformarsi in una specie di &#8220;Chiesa&#8221; dove si venera il fondatore del partito! Ora più che mai è necessario capire che è il giunto il momento di aprire una nuova stagione per il Pdl. Come? Iniziando magari a pensare alla successione della leadership del partito, dando vita ai congressi e facendo valere più che il numero di tessere la forza delle idee. Solo così il centro-destra potrà uscire dal tunnel della crisi in cui è entrato, soprattutto dopo la fuoriuscita di Fini. E  in questo momento tumultuso, con la sopravvenuta crisi di Governo e le incognite politiche ed economiche che si respirano in Italia, è necessario che il Pdl abbia il coraggio di cambiare. Cambiare uomini, non soltanto inserendo quote giovani per far numero come se fossero comparse in un film, per rinnovare finalmente il modo di intendere la politica. Se un partito vuole essere rivoluzionario non può sempre fermarsi a difendere qualcosa o qualcuno, ma deve essere pronto all&#8217;offensiva attraverso la proposizione di  nuove idee e  uomini che le sappiamo portare avanti con tenacia e con orgoglio. Il Pdl non è politicamente attraente proprio perchè all&#8217;esterno sembra un partito di cortigiani, pronti solo a servire Berlusconi. E&#8217; necessario quindi che il Pdl sappia andare oltre il suo leader, non per rinnegarlo, ma per dimostrare agli italiani che la sua avventura non si riduce all&#8217;esistenza di un uomo. Un uomo che ha avuto il grande merito di spazzare via la partitocrazia in Italia e che oggi molti dei suoi avversari di sempre e dei suoi ex alleati vorrebbero riproporre. Il ritorno al passato non lo possiamo scongiurare solo &#8220;pregando&#8221; che Berlusconi riesca ancora nel &#8220;miracolo&#8221; di vincere i suoi avversari. Gli uomini e le donne all&#8217;interno del Pdl abbiano l&#8217;audacia di prendere il testimone di Berlusconi e portare innanzi la missione storica di dar voce a quella maggioranza silenziosa, che per ragioni ideologiche e per il clima politico da guerra fredda è rimasta senza veri rappresentanti dal dopoguerra fino alla crisi della Prima Repubblica. Se quel giorno ci sarà, il nuovo delfino oscurerà per sempre la scialba figura di Fini, eterna promessa politica mancata.</p>
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		<title>Fiducia, tra gli equivoci</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 20:13:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2010/09/29/fiducia-tra-gli-equivoci/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/09/848-silvio-berlusconi-thumb-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="848-silvio-berlusconi-thumb" title="848-silvio-berlusconi-thumb" /></a>di Giorgio Frabetti- Il Governo Berlusconi ha incassato la fiducia della Camera con 342 voti, con i voti determinanti dei finiani, cui si sono aggiunti i voti di Noi Sud, Transfughi UDC e API. Personalmente sono convinto che Silvio abbia invocato il voto, come fosse un “Giudizio divino”. In realtà, il voto, contro le intenzioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-5102" title="848-silvio-berlusconi-thumb" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/09/848-silvio-berlusconi-thumb.jpg" alt="848-silvio-berlusconi-thumb" width="404" height="302" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>- Il Governo Berlusconi ha incassato la fiducia della Camera con 342 voti, con i voti determinanti dei finiani, cui si sono aggiunti i voti di <em>Noi Sud</em>, Transfughi UDC e API. Personalmente sono convinto che Silvio abbia invocato il voto, come fosse un “Giudizio divino”. In realtà, il voto, contro le intenzioni di Silvio, ha certificato il “peso determinante” dei finiani nella maggioranza e ha rivelato la debolezza (momentanea) di Silvio, messo “sotto scacco” da FLI e incapace di sottrarsi alla morsa della “convivenza coatta” in cui lo vuole costringere Fini. Non tutto, però, è chiaro nelle vicende politiche di questi giorni: perché Berlusconi non ha tentato il colpo grosso e non ha sfidato Fini sul terreno che lui teme di più, le elezioni anticipate? E poi, un simile <em>test</em> di fedeltà sui finiani avrebbe potuto riuscire con maggiori probabilità, se Berlusconi avesse escluso il voto di fiducia: solo senza fiducia, i finiani avrebbero potuto parlare più liberamente, tradirsi più facilmente nella loro reale avversione a Berlusconi: cosa oggi rivelata da “scheggie impazzite” come l’ On. Barbareschi, ovvero l’On. Granata, che ha votato contro e ha preteso di cavarsi d’impaccio (maldestramente) motivando la sua sfiducia come “gesto simbolico” (se Fini non lo redarguisce certo i problemi con Silvio riprenderanno a breve …). Invece, con il voto di fiducia annunciato da ieri sera, i finiani si sono subito (e pelosamente!) allineati alla disciplina di maggioranza, vanificando alla fine la funzione di chiarificazione che Berlusconi si riprometteva di ottenere con il voto. Perché questo? Molto probabilmente, Berlusconi, mentre ostenta autoritarismo, in realtà piega la testa: e del resto, come potrebbe adesso dire di no a Fini che gli ha promesso lealtà nell’approvazione del lodo Alfano-bis in versione di legge costituzionale? Come può Berlusconi può dire di no, specie per la scadenza prossima del “legittimo impedimento”; sul quale, per di più pende il giudizio di costituzionalità davanti alla Consulta? Il voto di oggi, quindi, si è ritorto contro Berlusconi: d’ora in avanti, Fini potrà agire indisturbato nella sua strategia di di disturbo verso Berlusconi e il PDL, per conseguirne la <em>leadership</em>. Si sarebbe potuto evitare questa situazione? Credo che Berlusconi in questa vicenda non abbia brillato per capacità di sintesi politica: un guaio e una contraddizione in termini, perché se c’è un organismo che fin dal discorso del “Predellino” avrebbe questa vocazione alla sintesi è proprio il PDL! Un’impressione questa, decisamente palpabile anche nel discorso del <em>premier</em> oggi alla Camera: non era possibile, infatti, ascoltare i suoi discorsi sulla Salerno-Reggio Calabria, sulle “grandi opere”, sulle prospettive di rilancio dell’economia, senza avvertire almeno un certo quale “straniamento”. Certo, Berlusconi oggi è rimasto fedele a sé stesso, alla “narrativa del fare” e nessuno gli disconosce l’onestà e la buona fede di aver mantenuto fede, aldilà dei normali errori, a questo stile di governo. Ciononostante, mi sarebbe piaciuto un Berlusconi meno “Dirigente d’Azienda” e più “Aldo Moro”, più bizantino: perché oggi è sui bizantinismi e sui machiavellismi che Fini sta insidiando la <em>leadership</em> berlusconiana e la sta mettendo alla prova. E purtroppo, la sensazione è che Berlusconi, da quel bravo “imprenditore prestato alla politica”, oggi abbia accusato il colpo davanti al tatticismo finiano: i due ormai appartengono a mondi diversi e parlano linguaggi differenti, estranei. Fini, da “politico classico” ha nel suo DNA la logica “amico/nemico” nella conduzione del gioco politico; Berlusconi (che politico non è) quella stessa logica non la sa cogliere, se non per quanto gli è e gli è stato funzionale alla sua geniale “macchina spettacolare” (ad es. la mobilitazione contro i Comunisti, il “predellino” etc.). L’insofferenza di Silvio per le liturgie della politica (vissuta come eterno “teatrino”) forse spiega l’esito opaco e poco brillante della fiducia di oggi che chiude (per il momento in negativo per il <em>premier</em>) la controversia Fini-Berlusconi, nata il 22 aprile alla Direzione PDL. Non è il momento di fare previsioni e dire se questa crisi sia strutturale o solo di un momento. Certo, è che il Governo può solo dare una prova di forza deponendo le chiacchiere e le camarille politiche e mettersi al lavoro per il bene del Paese.</p>
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		<title>Il divorzio Berlusconi-Fini: la crisi del centrodestra italiano</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 22:16:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mugnai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2010/08/01/il-divorzio-berlusconi-fini-la-crisi-del-centrodestra-italiano/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/08/fini_berlusconi1-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="fini_berlusconi" title="" /></a>di Federico Mugnai Tra Fini e Berlusconi non si riesce a trovare alcun vincitore; da questo scontro che nel suo epilogo amaro ha visto l&#8217;espulsione di Fini e dei suoi fedelissimi dal Pdl, chi ne esce sconfitto è il centrodestra italiano. Da una parte i finiani, dall&#8217;altra i berlusconiani cantano la loro vittoria. Fini con il suo nuovo gruppo parlamentare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4618" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/08/fini_berlusconi1-300x187.jpg" alt="fini_berlusconi" width="300" height="187" />di<strong> Federico Mugnai</strong> Tra Fini e Berlusconi non si riesce a trovare alcun vincitore; da questo scontro che nel suo epilogo amaro ha visto l&#8217;espulsione di Fini e dei suoi fedelissimi dal Pdl, chi ne esce sconfitto è il centrodestra italiano. Da una parte i finiani, dall&#8217;altra i berlusconiani cantano la loro vittoria. Fini con il suo nuovo gruppo parlamentare &#8220;Futuro e libertà per l&#8217;Italia&#8221; si sentirà ora ancor più libero di sparare colpi pesanti verso il Governo, il suo premier e il Pdl; non dovrà più sentirsi minoranza in un partito, non dovrà più essere l&#8217;ombra di Silvio, mai più coabitare in un partito tra i quali ci sono alcuni indagati. Silvio invece si è come tolto un peso dallo stomaco; non riusciva più a sopportare il doppio gioco di Fini e dei suoi fedelissimi che, sputando nel piatto dove mangiavano, con la scusa della discussione in seno al partito martellavano continuamente il Governo e il Pdl tendendo a destabilizzare gli organi stessi del partito. Con la cacciata di Fini, Berlusconi pensa di aver risolto i problemi all&#8217;interno del Pdl. In realtà con questa scissione, il Pdl ha fatto un grosso passo indietro, perdendo gran parte del suo fascino politico e storico, nonchè il suo alone rivoluzionario. Rivoluzionario perchè per la prima volta nella storia politica italiana dall&#8217;Unità d&#8217;Italia fino ai giorni nostri, il Pdl aveva riunito in sè la grande tradizione italiana composta da moderati, liberali, cattolici, conservatori, socialisti. Si era aperta per il centrodestra una fase nuova e non più transitoria; non più solo legata allo slancio carismatico di Berlusconi (che è inevitabilmente destinato ad esaurirsi nel tempo), ma ad un progetto solido, stabile e di grandi prospettive. Ora del Pdl rimane davvero poco. Fini pur con tutte le sue incongruenze, i suoi tatticismi, tentava di mettere in moto quel processo democratico all&#8217;interno del partito che spesso veniva soffocato da una struttura interna paralizzata, monolitica ed eccessivamente verticista. Non si esagera se si afferma che forse il Pdl non era stato un partito al proprio interno &#8220;liberale&#8221;. Se pensiamo a quante battaglie esterne ha dovuto affrontare, era logico che fosse così. Durante le campagne elettorali bisognava infatti concentrare le proprie forze per sconfiggere la sinistra. Nel momento di riposo dopo la vittoria alle Regionali del Marzo scorso si doveva aprire un fronte interno. Un grande partito deve essere forte &#8220;in guerra&#8221; e &#8220;in pace&#8221;. Questo fronte interno avrebbe dovuto stabilire non solo i nuovi equilibri all&#8217;interno del partito stesso, ma anche nuove regole interne per poter legare al meglio il partito all&#8217;attività del Governo. La fase del rinnovamento, del graduale cambio generazionale nel territorio avrebbe potuto dare al partito quella dinamicità essenziale per trasmettere alla società civile quel senso del cambiamento, dell&#8217;arrivo di una nuova era che tutti attendono. Il trapasso berlusconiano sarebbe stato forse molto più sereno e meno scosso. Oggi il popolo di centrodestra è invece sconsolato e depresso. Al di là delle buone iniziative e riforme portate avanti dal Governo, questo popolo non riesce ad immaginare un futuro sicuro, perchè gli rimane difficile identificarsi in un progetto che adesso non c&#8217;è. Non basta governare bene, ci vuole un partito unitario che rispecchi i sentimenti, le passioni, i sogni e le speranze dell&#8217;elettorato di centrodestra. Oggi questo partito non c&#8217;è. E se c&#8217;è non rappresenta tutti o comunque scontenta tanti. Oggi il Pdl è un partito monco, un grande contenitore impoverito di contenuti, un grande albero a cui sono state spezzate alcune radici. Sono tanti coloro che nell&#8217;immobilismo del partito e nella decisione di espellere i dissidenti, vedono solo l&#8217;incapacità ad aprirsi alla pluralità interna; gli stessi che invece sono stati espulsi dal partito e che si sono illusi che bastava dar fiato alle correnti per fare una rivoluzione in seno al Pdl, hanno dimostrato tutto il loro dilettantismo. Altri invece fingono che non sia successo nulla di grave! Il Pdl era nato per unire, per articolare in modo armonioso le culture, le storie e i contenuti di vecchie esperienze politiche ed umane che avevano contribuito a fare grande l&#8217;Italia; non era nato per spezzare e far nuovamente precipitare nell&#8217;ignoto un popolo come quello di centrodestra che nella nostra storia ha quasi sempre rappresentato la maggioranza del Paese. Questo popolo in un futuro prossimo merita di essere nuovamente e definitivamente unificato sotto un unico simbolo che renda sacra ed intangibile la tradizione del centrodestra italiano. Anche se adesso è notte, attenderemo l&#8217;alba di un nuovo giorno.</p>
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		<title>Fini,  sulla &#8220;Questione Giustizia&#8221; non barare!</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 11:13:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2010/04/27/fini-sulla-questione-giustizia-non-barare/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/04/fini-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="fini" title="" /></a>di Giorgio Frabetti- Cosa farà Fini dopo il “duello” con Berlusconi di giovedì scorso? Quali altre mosse starà studiando? Certo, alle volte per comprendere le mosse dei politici non è importante quello che dicono, quanto quello che … non dicono. Certo, scorrendo il discorso di Fini giovedì scorso alla Direzione PDL non può non stupire il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4036" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/04/fini.jpg" alt="fini" width="313" height="402" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>- Cosa farà Fini dopo il “duello” con Berlusconi di giovedì scorso? Quali altre mosse starà studiando? Certo, alle volte per comprendere le mosse dei politici non è importante quello che dicono, quanto quello che … non dicono. Certo, scorrendo il discorso di Fini giovedì scorso alla Direzione PDL non può non stupire il  “basso profilo” dedicato sul rapporto politica-magistratura: &#8220;Sulle riforme della giustizia: il governo non fa leggi <em>ad personam</em>, ma talvolta da l&#8217;impressione di voler favorire qualcuno; so che il governo non ha operato in questo senso, ma l&#8217;impressione c&#8217;è stata&#8221;.  Cosa c’è dietro questo discorso da “uomo qualunque”? Certo, è “fantapolitica” dire che Fini sta strizzando l’occhio a Di Pietro! Nello stesso tempo, però, sforzandoci a leggere queste parole <em>in bonam partem</em> (ossia astenendoci dal presupporne significati “dietrologici”) il Presidente della Camera e <em>leader</em> di “area” AN pretende di leggere il rapporto politica-magistratura come se i problemi della giustizia derivassero da pretese di favoritismo e di (non detto) conflitto di interessi dell’attuale <em>premier</em>, ovvero da problemi “di opportunità” o “di stile”, non colti dall’attuale Presidente del Consiglio. Un modo per dire tra le righe a Silvio: “guarda che se ti fai da parte la questione giustizia si risolve da sola”? “Guarda che tu Silvio sei il problema giustizia”? Non è chiaro, ma è certo delle due l’una: o Fini pecca per ingenuità colossale (ma non è credibile), oppure cerca “benemerenze mediatiche” a spese di Berlusconi sul tema giustizia (cosa, per altro, in cui si è già impegnato Pier Ferdinando Casini, dopo anni di alleanze con il Silvio Nazionale). Comunque si giudichi le parole di Fini, è certo che il Gianfranco Nazionale si è concesso più di una licenza al “politicamente corretto”: è tipicamente <em>politically correct</em> la tendenza a ridurre a “chiacchiere da salotto” questioni complesse, come la questione giustizia che è la questione principe delle attuali istituzioni democratiche. Alla base della visibilità della Giustizia in Italia, non sta “l’anomalia Berlusconi”, quanto la crisi dei partiti e dei meccanismi di democrazia deliberativa; una crisi preoccupante di paralisi del governo della società che sta facendo scivolare l’Italia in una situazione buia paragonabile a quella dell’<em>ancième règime</em> pre-rivoluzione francese; è una crisi che affonda certamente nel malcostume politico (es. è più facile colpire l’avversario politico cavalcando il “sensazionalismo” dell’avviso di garanzia, anche se poi non si approda a nulla di rilevante, piuttosto che utilizzare le armi del confronto dialettico!), ma che ha radici istituzionali più ramificate: da un lato, l’opzione “mercatista” e liberista degli anni ’90 ha portato (in Italia, ma anche in Europa) alla devoluzione di alcune competenze regolatrici del mercato e delle vita sociale (WTO, UE) ad organizzazioni internazionali sostanzialmente giurisdizionali e para-giurisdizionali (vedi Commissione UE) svilendo il ruolo dei parlamenti; dall’altro, la crisi dei partiti tradizionali, che ha portato queste <em>èlites</em> dirigenti (in declino politico e prive di numeri in parlamento) a cercare sponde e “fiancheggiamenti” nella Magistratura (vedi teorizzazioni di Leopoldo Elia sul ruolo “militante” della giurisprudenza costituzionale; sul punto, leggere Loquenzi ne <em>L’Occidentale</em> del 25/09/2009), cercando di influire in questo modo trasversale sulla produzione del diritto (perso il potere di influire direttamente attraverso il Parlamento). Se Fini è convinto che le sue parole beneducate spese giovedì scorso certamente basteranno a rimuovere un simile macigno, si sbaglia di grosso! Ci provi Fini ad andare a Palazzo Chigi  e veda se basta mandar via Berlusconi per normalizzare la giustizia: forse che Gianfranco ha dimenticato che tutti i Presidenti del Consiglio di questo decennio (da Berlusconi a Prodi) hanno dovuto subire la delegittimazione del proprio Ministro Guardasigilli (Mastella, Prodi, con le vicende di Salerno e Alfano, Berlusconi con le vicende dell’omonimo “lodo”), nei momenti normali, tradizionale “punto di mediazione” tra Giustizia e Politica? E’ evidente che un tale livello di competitività politica-magistratura ha radici complesse e non nasce da una presunta “anomalia Berlusconi”, quanto da una degenerazione molto comune alle democrazie parlamentari (vedi Repubblica di Weimar) che, in tempi di crisi delle <em>èlites</em> dirigenti (vedi precedente della Repubblica di Weimar) tende ad appiattire il gioco politico sul piano orizzontale del rispetto delle regole formali, imbrigliando, invece, la dimensione verticale, “decisionista” della politica (Schmitt). Attenzione, non mi si faccia dire più di quello che ho detto; non si creda che intenda celebrare il processo sulle intenzioni di Fini e vederlo già nel campo dell’antiberlusconismo solo per queste dichiarazioni sulla Giustizia. Certo, la concessione al <em>politically correct</em> c’è ed è evidente, perché le parole di Fini sulla giustizia giovedì scorso sono sì utili a trovare l’applauso e l’apprezzamento dei giornali, ma non aiutano ad affondare il bisturi in un cancro che, non curato, rischia di assumere proporzioni preoccupanti. Dobbiamo riprendere a ricordarci che <strong>è la politica la sede dove si può discutere della distribuzione dei benefici e dei cicli economici sulle classi sociali, sui ceti svantaggiati e sui giovani e di chi … è senza diritti; mentre la Magistratura non può che agire sull’esistente e fatalmente favorire le posizioni di chi i diritti li ha già acquisiti!</strong> Se la politica è bloccata, l’economia (non governata) lascerà morti e feriti, tra i ceti che non godono di rendite acquisite (giovani etc.). Questo è il nocciolo del problema, almeno a mio avviso. Ora, bando alle chiacchiere e alle dietrologie, mi permetto di dire questo a Fini: vuoi davvero meritarti la palma di successore di Berlusconi, di futuro <em>premier</em> (in un periodo che si presume lungo dato lo stato comatoso del PD che non da segno di finire)? Allora, metti mano alla questione giustizia, in modo franco, senza ipocrisie e senza compromessi disonorevoli, cominciando ad affrontare il problema nelle sue cause, mettendo mano al riequilibrio dell’assetto istituzionale complessivo dello Stato nel senso del Presidenzialismo. In questo, si può anche valutare di concedere una sorta di “moratoria” sulle riforme dell’ordinamento giudiziario (separazione delle carriere, discrezionalità dell’azione penale), ma avendo di mira l’essenziale esigenza di rafforzare l’Esecutio, per controbilanciare la spinta “orizzontale” della Magistratura, mettendo, così, fine all’ibrido “condominio” Giustizia-Politica raggiunto in Italia negli anni 90 nel tentativo di “governare la globalizzazione” (sul punto, vedi il mio <em>Il ruolo di Berlusconi nella “transizione italiana”</em> del 25/10/2009 in questo <em>newsmagazine</em>). In questo, si può avere ragione nel criticare l’impostazione berlusconiana che fin qui ha sperato superare  l’attuale <em>impasse</em> istituzionale ricorrendo alla legge ordinaria, fatalmente condannata dal sindacato della Consulta (così per le riforme dell’ordinamento giudiziario del 2006, le riforme del “lodo Alfano” e del “legittimo impedimento”) e che non a caso ha prodotto risultati inferiori alle aspettative: così, infatti, sono stati curati i sintomi, non la malattia. Se Fini riuscirà ad impostare un serio percorso di riforme, meriterà fiducia; se no, dovremmo concludere che è un “uomo di paglia” come tanti!</p>
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		<title>Il potere logora &#8230; chi ce l&#8217;ha!- Fini visto da Marcello Veneziani</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 17:33:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2010/04/23/il-potere-logora-chi-ce-lha-fini-visto-da-marcello-veneziani/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/04/fini_berlusconi_smorfia_adn-400x300.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="fini_berlusconi_smorfia_adn--400x300" title="" /></a>di Giorgio Frabetti-Fini può restare nel PDL, portando avanti le sue idee: questo Berlusconi lo ha affermato chiaramente, prima nel discorso (molto tumultuoso) tenuto in replica alle osservazioni di Fini alla Direzione PDL di ieri, poi nel documento approvato in tarda serata pressocchè all&#8217;unanimità: se Fini vuole portare il suo contributo di idee al partito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4004" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/04/fini_berlusconi_smorfia_adn-400x300.jpg" alt="fini_berlusconi_smorfia_adn--400x300" width="400" height="300" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>-Fini può restare nel PDL, portando avanti le sue idee: questo Berlusconi lo ha affermato chiaramente, prima nel discorso (molto tumultuoso) tenuto in replica alle osservazioni di Fini alla Direzione PDL di ieri, poi nel documento approvato in tarda serata pressocchè all&#8217;unanimità: se Fini vuole portare il suo contributo di idee al partito è bene accetto. Il discorso del <em>premier</em>-Presidente del PDL implica due corollari: il &#8220;no a correnti&#8221; e le dimissioni di Fini da Presidente della Camera. Per (tentare di) sbrogliare la complicata matassa e le parole e il contegno non sempre chiari e coerenti di Fini, credo siano molto utili e provvidenziali le parole di Veneziani, spese nell&#8217;articolo di fondo uscito lunedì 19 scorso nel <em>Giornale</em>. Tra i commentatori che meglio e più lucidamente hanno colto la problematicità, le oscurità e le ambiguità della posizione finiana, Veneziani (non ora, ma da tempi risalenti) auspica per gli ex-AN  un rapporto con gli ex-FI, improntato a &#8220;autonomia costruttiva&#8221;, a &#8220;differenza integrativa&#8221;, che veda gli ex-AN portare il peso specifico della tradizione della Destra politica ed europea. Ora, proprio grazie alle parole di Veneziani, si può agevolmente intendere che questo ruolo non è incompatibile con la permanenza del <em>leader</em> modenese all&#8217;interno del partito, nè con la strategia &#8220;autonomista&#8221; interna enunciata da Fini nel discorso di ieri. Il motivo è presto spiegato: come noto, Berlusconi ha motivato il suo &#8220;no&#8221; a correnti, motivando l&#8217;assenza di divisioni/distinzioni effettive, che, a suo dire, non servirebbero ad altro che a creare contrapposizioni e divisioni artificiose. Chiariamoci su un punto: da che mondo è mondo, le &#8220;correnti&#8221; sono sempre state l&#8217; oggetto misterioso per antonomasia della politica italiana: di abolizione delle &#8220;correnti&#8221; si parlava già ai tempi della DC di De Mita (con tanto di voti solenni che poi restavano lettera morta), se ne è parlato anche nel PD, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Ma il vero problema non parrebbero le &#8220;correnti&#8221; in sè, se si deve prestare fede a quanto ha detto Fini a Silvio:&#8221;sei tu (Silvio) il Presidente del Partito che decide, ma almeno si discuta&#8221;. Io credo che sia quell&#8217; &#8220;almeno si discuta&#8221; che fa la differenza. Se, quindi, bisogna prendere &#8220;in parola&#8221; il Presidente della Camera Fini, è certo che questo &#8220;diritto di discussione&#8221; (non disconosciuto nel Documento finale) può attuarsi sia organizzando una corrente sia non organizzandola, quindi, in piena compatibilità con gli indirizzi berlusconiani, approvati a schiacciante maggioranza nella Direzione di ieri. Se si deve prestare fede a queste parole, Fini rivendicherebbe per sè e per i suoi un ruolo, almeno teorico, di salvuaguardia dell&#8217; &#8220;area AN&#8221; come area di riferimento politico-culturale. A questo punto, la contappoisizione sulle &#8220;correnti&#8221; parrebbe più nominalistica che di sostanza: non è da escludersi, cioè, che quando Silvio parla contro le &#8220;correnti&#8221; non dica poi cosa molto diversa da quello che dice Fini. A sua volta, le parole del Documento (e le parole di Fini) aparirebbero compatibili con l&#8217;istanza avanzata da Veneziani di fare dell&#8217;area ex-AN un&#8217;area di &#8220;autonomia integrativa&#8221;, ma non competitiva, nè alternativa, nè a Berlusconi, nè alla Lega. Certo, a questo punto, non si può negare una cosa: a pensarci bene, infatti, Fini avrebbe teoricamente dovuto o potuto (a seconda dei punti di vista) svolgere da prima questo compito di &#8220;avanguardia poltico-culturale&#8221;; e Veneziani questo aspetto puntualmente e lucidamente lo fa notare: già da tempo (dice Veneziani) Fini avrebbe potuto/dovuto rappresentare le ragioni dello Stato, del pubblico, della scuola, della cultura italiana, differenziandosi dalla tendenza di Berlusconi e Bossi a valorizzare il privato e il mercato, in nome di &#8216;policy&#8217; di portata nazionale, controbilanciando il rischio che la coalizione corre, con una piattaforma politico-programmatica troppo &#8216;mercatista&#8217;, troppo sbilanciata sul mondo del mercato. Una prospettiva, quest&#8217;ultima, che avrebbe potuto (ma può tuttora) certamente contribuire a far ritrovare alla politica una sua vera moralità, aldilà del moralismo &#8220;caporalesco&#8221; e fariseo del &#8220;popolo viola&#8221;, di Di Pietro e degli altri &#8220;fondamentalisti costituzionali&#8221; del PD (Bindi <em>in primis</em>). Certo, le parole di Veneziani mettono il dito nella piaga in un problema reale: perchè Fini si scopre adesso polemico e  lottatore dopo che per quasi 20 anni (dal 1994 ad oggi) ha giocato il ruolo di &#8220;abatino&#8221; della politica? Veneziani non fornisce un&#8217;analisi di questo aspetto, ma fornisce una serie di spunti molto utili per l&#8217;analisi, specialmente quando spiega l&#8217;atteggiamento finiano come &#8220;secessione personale&#8221; (in opposizione alla &#8220;secessione territoriale&#8221; paventata a suo tempo dalla <em>Lega</em>). Personalmente, riteniamo che a spiegare questo atteggiamento defilato di Fini abbiano concorso due fattori: anzitutto, per tutti gli anni &#8216;90, lo sdoganamento di AN (come erede del MSI e del fascismo) era tutt&#8217; altro che compiuto e ciò avrebbe portato Fini a rinunciare alla <em>leadership </em>della destra, affidandosi al &#8220;traino&#8221; di un Berlusconi (comunque giudicato, certamente più accetto dai moderati); in secondo luogo, per tutti gli anni &#8216;90, Fini è stato oggettivamente condizionato dall&#8217;incertezza del quadro politico del centro-destra che, dopo la sconfitta elettorale del 1996, pareva evolversi più verso una ricostituzione di un &#8220;grande centro&#8221; post-democristiano piuttosto che verso una riproposizione di <em>Forza Italia</em>, dissanguata dalla &#8220;secessione&#8221; leghista (e che la &#8220;traversata nel deserto&#8221; di Berlusconi potesse avere buon fine era cosa di cui allora molti dubitavano!). In questa chiave, quindi, si intende anche il motivo che ha spinto Fini nel 1999 a presentare la formula dell&#8217; <em>Elefantino</em>, che prevedeva un&#8217;alleanza con Mariotto Segni, ritenuto allora più affidabile referente del Centro rispetto a Berlusconi. Comunque, è certo che l&#8217;atteggiamento di &#8220;abatino&#8221; è servito a Fini negli anni &#8216;90 molto più di un atteggiamento &#8216;pasionario&#8217; e aggressivo per  introdurre a poco a poco l&#8217;ex-MSI nei &#8220;salotti buoni&#8221; della politica. Certo, non è escluso che in questo, Fini, più preoccupato di stringere &#8220;alleanze al vertice&#8221; abbia perso contatti con la base, con il &#8220;popolo della destra&#8221;; di questo Veneziani lo accusa apertamente (e non solo da adesso) e, in questa chiave legge le uscite (sconcertanti per gli ex-AN) su testamento biologico, immigrazione, laicità, che effettivamente hanno sconvolto chi confidava in Fini come custode di &#8220;Dio, Patria e Famiglia&#8221;. Senza voler assolutizzare questi assunti (è infatti inevitabile un&#8217;interpretazione delle ideologie in linea evolutiva con i tempi!), certo è che l&#8217;allarme lanciato da Massimo Veneziani di una propensione di Fini all&#8217; &#8220;autoreferenzialità&#8221; politica è reale: ciò farebbe di Fini una sorta di d&#8217;Alema di Destra, ovvero di &#8216;inquinatore della &#8220;Purezza dell&#8217;idea&#8221; (per d&#8217;Alema l&#8217;antiberlusconismo, per Fini il berlusconismo), un &#8220;gesuita&#8221; che piega il movimento alla bassa bottega del potere e della visibilità personale. Ma, a questo punto, forse si può andare oltre quanto dice Veneziani e leggere gli atteggiamenti di Fini come effettivo segno di &#8220;logoramento&#8221; derivanti da 20 anni di politica di &#8220;basso profilo&#8221;. Preoccupato, cioè, di legittimare AN sui temi della <em>shoà</em>, della lotta al nazi-fascismo e di allineare AN al &#8220;patriottismo costituzionale&#8221; auspicato da Ciampi, Fini si è via via &#8220;lasciato rubare&#8221; da Berlusconi temi conservatrici (la famiglia, i rapporti con l&#8217;America di Bush) che pure avrebbero potuto costituire &#8220;competenza naturale&#8221; di AN (Fini dal 2001 al 2006 ha dovuto subìre due scissioni similari per questi motivi, una di Storace e una della Mussolini). Persa, quindi, udienza e persa specificità sui temi tradizionali della destra, Fini ha cercato di inventarsi un&#8217;altra tribuna: non inganniamoci, dietro temi di laicità, non c&#8217;era tanto un&#8217;istanza modernizzatrice della destra, ma c&#8217;era l&#8217;anti-berlusconismo! Ovvero, c&#8217;era la cinica tendenza di Fini di ritagliarsi un ruolo entro la PDL fungendo da centro di attrazione della dissidenza interna e dell&#8217;elettorato non comunista che è anti-berlusconiano. A questo punto, Fini non avrebbe potuto aspettarsi trattamento diverso da quello che ha ricevuto nella Direzione PDL ieri, quella di essere sostanzialmente &#8220;messo in mora&#8221; e diffidato come sospetto inquinatore della prospettiva berlusconiana: ieri Fini ha pagato senza possibilità di equivoco il notevole logoramento politico da lui subìto in questi 20 anni. Il tempo dirà come evolverà questa vicenda, che per altro presenta ancora elementi di ambiguità ed appare tutt&#8217;altro che risolta! Anzitutto, Fini rifiuta di dimettersi da Presidente della Camera e di accondiscendere ad una delle essenziali condizioni poste da Berlusconi e dalla Direzione PDL. Il motivo addotto da Fini è sintomatico: nessuno può contestare a Fini (lui dice!) di non aver garantito l&#8217;imparzialità della conduzione dell&#8217;assemblea; cosa vera, ma che, detta in queste circostanza, assume un significato politicamente sinistro e può costituire la vera riprova delle autentiche intenzioni del <em>leader</em> dell&#8217;ex AN. Consideriamo un semplice assunto: se veramente si sentisse <em>leader</em> della minoranza, Fini non potrebbe non dimettersi; se non altro per l&#8217;obiettiva esigenza di dover lavorare  per la propria fazione all&#8217;interno del partito 24 ore su 24. Chi non ci dice che Fini non voglia dimettersi per obbligare la Camera a pronunciarsi essa stessa sull&#8217;opportunità delle sue dimissioni? Se è intenzione di Fini provocare la Camera su un simile voto, che usualmente assume, nella prassi costituzionale, un valore di puro &#8220;galateo&#8221; costituzionale, un simile voto non potrebbe che essere inteso come gesto di aperto Anti-Berlusconismo: non è escluso che Fini conti di aggregare a sostegno della sua persona l&#8217;opposizione IDV e UDC in primis. Ora, se gli ex-AN votassero insieme alle Opposizioni per mantenere Fini come Presidente della Camera, ciò significherebbe la prefigurazione di una maggioranza anti-berlusconiana; lungi dall&#8217;avere sbocco politico immediato (personalmente, credo l&#8217;opposizione troppo divisa e capace di esprimere al massimo una &#8220;maggioranza negativa&#8221;, non di Governo: vedi il mio <em>La &#8220;scelta giacobina&#8221; </em>&#8230; del 16/12/09 su questo <em>newsmagazine</em>), un simile voto attesterebbe pubblicamente che Fini, nella sua posizione di Presidente della Camera, disporrebbe di un effettivo &#8220;potere di veto&#8221; verso il Governo, evidentemente condizionante i &#8220;passaggi-chiave&#8221; della compagine governativa: in nome dell&#8217;anti-berlusconismo e con il fiancheggiamento delle Opposizioni, Fini, Presidente della Camera, ritaglierebbe per sè il ruolo di ufficiale &#8220;franco tiratore&#8221; del Governo (espresso dal Partito di cui è co-fondatore!). Se questo dovesse accadere (e speriamo non accada, ma i precedenti della politica non lasciano ben sperare), questo confermerebbe senza possibilità di dubbi la deriva finiana verso &#8220;l&#8217;autoreferenzialità&#8221; politica, paventata da Veneziani. Purtroppo, questo non è lo sbocco da Noi auspicato, quando invocammo una PDL unita, nazional-popolare capace di vincere &#8220;la pace&#8221; (ovvero il governo) e non solo &#8220;la guerra&#8221; (ovvero le competizioni elettorali con le opposizioni); davanti a noi, si allargherebbero gli spazi del <em>filybustering</em> e si chiuderebbe (forse per sempre) la speranza di una &#8220;buona politica&#8221; per le riforme.</p>
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		<title>Gianfranco, a che gioco giochiamo?</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 23:08:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Nazionale]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2010/04/18/gianfranco-a-che-gioco-giochiamo/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/04/gianfranco-fini-scettico1-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="gianfranco-fini-scettico" title="" /></a>di Giorgio Frabetti- E finalmente venne l&#8217;aprile, il tempo nel quale alla fine Ganfranco e Silvio sono arrivati al redde rationem: finita la congiuntura pre-elettorale, è finita la “convivenza coatta” tra i due co-fondatori del PDL ed è arrivato il momento della &#8220;resa dei conti&#8221;. Intendiamoci: la ruggine viene da lontano, almeno da dicembre, quando già, per le sue dichiarazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-3968" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/04/gianfranco-fini-scettico1.jpg" alt="gianfranco-fini-scettico" width="269" height="340" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>- E finalmente venne l&#8217;aprile, il tempo nel quale alla fine Ganfranco e Silvio sono arrivati al <em>redde rationem</em>:<em> </em>finita la congiuntura pre-elettorale, è finita la “convivenza coatta” tra i due co-fondatori del PDL ed è arrivato il momento della &#8220;resa dei conti&#8221;. Intendiamoci: la ruggine viene da lontano, almeno da dicembre, quando già, per le sue dichiarazioni sui riflessi politici dei processi di mafia contro il <em>premier</em>, il Presidente della Camera fu accusato dai maggiorenti di <em>Forza Italia</em> (Scajola <em>in primis</em>) di essere già fuori dal PDL (sula crisi di dicembre si ripercorra il post <em>I nostalgici del &#8216;Ribaltone&#8217;: a volte ritornano!</em> pubblicato in questo <em>news-magazine</em> il 05 dicembre scorso). Una simile resa dei conti, diciamocelo subito, avviene però in un contesto del tutto surreale: parrebbe che Fini abbia tutto da perdere dall&#8217;attuale &#8220;braccio di ferro&#8221; con Berlusconi; non è semplice per l&#8217; &#8220;uomo della strada&#8221; comprendere i moventi e gli obiettivi di una simile polemica, che presenta più di un elemento di contraddizione e di non congruità: al punto da legittimare il sospetto che si tratti di una schermaglia innaturale, in qualche modo, artificiosa, &#8220;costruita&#8221;. Un dato, anzitutto, balza all&#8217;occhio: se, cioè, il PDL sceglie di andare avanti fino in fondo, e, quindi, sciogliersi, le elezioni anticipate diventano una prospettiva certa, anche se magari non dietro l&#8217;angolo. Lo  sfaldamento del partito-perno dell&#8217;attuale maggioranza, infatti, porterebbe con sè  automaticamente un  <em>vulnus</em> della maggioranza e prima o poi farà inevitabilmente scaturire spinte centrifghe e disgregatrici: la crisi, quindi, da virtuale neanche troppo avanti diverrebbe sostanziale. Ma siamo sicuri che sia proprio questo che Fini vuole? Siamo proprio sicuri che anche Berlusconi si rassegnerà tanto facilmente a correre questo rischio? Personalmente credo di no. Se Fini oggi si stacca dal PDL, non potrebbe che accettare il rischio di correre da solo con una forza politica che godrebbe (come preventivano i sondaggi) di scarsissimo seguito popolare; una forza che per di più, se corresse da sola, con l&#8217;attuale legge a premio di maggioranza,  sarebbe tagliata fuori da tutte le combinazioni parlamentari e sarebbe condannata ad un rapido esaurimento: è disposto Fini a correre il rischio della sua fine politica? Credo di no. Ma non sottovalutiamo le incognite che si profilerebbero anche all&#8217;orizzonte di Berlusconi: un&#8217;eventuale corsa elettorale senza Fini riproporrebbe (rovesciato) lo schema del centro-destra del 1996: allora monco per mancanza della Lega, oggi monco per mancanza di AN: la coalizione sarebbe evidentemente sbilanciata e priva di forti basi rappresentative in vaste aree sociali italiane. Non solo: non è da escludere che la fuori-uscita di Fini possa determinare un tale sbandamento dell&#8217;elettorato e dei quadri locali ex-AN da fomentare, specie nel Sud, il sorgere di liste civiche, liste civetta, formazioni localiste che, contribuendo a frammentare il quadro politico, riprodurrebbero un assetto elettorale di divisione Nord-Sud nè più nè meno come nel 1992-93, restituendo quindi un quadro di totale ingovernabilità per una forza come il PDL a &#8220;vocazione maggioritaria&#8221; e egemonica sul centro-destra.  A rendere ancora meno congruo uno scenario di crisi politica a breve sta anche la circostanza che un simile &#8220;battibecco&#8221; Fini-Berlusconi avviene non dopo una sconfitta (come sarebbe stato più logico), ma dopo una vittoria, quella del 28-29 marzo. In fondo, il malumore di Fini prima delle elezioni regionali avrebbe potuto anche essere comprensibile, come manifestazione di insofferenza verso un <em>premier</em> (Berlusconi) che, con la scusa delle &#8220;liste bloccate&#8221;, aveva blindato la rappresentanza parlamentare, imponendo deputati e senatori secondo una propria graduatoria, e non secondo la normale dinamica delle preferenze: in effetti, la mancanza di preferenza avrebbe potuto costituire per un partito tradizionale come AN un motivo di frustrazione reale, perchè le &#8220;liste bloccate&#8221; avrebbero comprensibilmente potuto essere lette come segno di uno sbilanciamento dell&#8217;asse del Partito sul Gruppo Parlamentare (manovrato da Berlusconi &#8220;a colpi di fiducia&#8221;) a scapito di Direzione, Segreteria, articolazioni periferiche; le quali, viceversa, con i voti di preferenza, avrebbero effettivamente avuto un loro ruolo e un loro peso. Ma anche accettando come reale questo contesto (parziale precedente in queso senso è il conflitto Mussolini-PNF alle elezioni politiche del 1924), tali motivi di frizione avrebbero dovuto venir meno in occasione delle Regionali e a maggior ragione dopo la conquista di molte nuove regioni da parte del PDL. Nelle elezioni regionali caratterizzate dal voto di preferenza i quadri AN hanno, infatti, svolto un ruolo non indifferente di supporto al PDL nelle verie regioni e addirittura un feudo storico AN (già MSI) come Latina ha indubbiamente garantito al PDL l&#8217;elezione di Renata Polverini a Governatore del Lazio, in una sofferta battaglia contro Emma Bonino. Perchè aprire una crisi proprio adesso, in fondo, quando i giochi interni al partito si sono riaperti con prospettive effettivamente vantaggiose per AN?  Inoltre, non può farsi a meno di notare come,  a livello di vita politica locale tra gli aennini, almeno in queste elezioni politiche regionali 2010, non era infrequente ritrovare un atteggiamento ambiguo, contraddittorio, surreale, che ricordava quello dei liberali al tempo del fascismo: come i liberali, nel 1925-26 hanno accettato di mettere l&#8217;aggettivo &#8220;fascista&#8221; su tutti gli Enti e istituzioni dell&#8217;italia giolittiana (fianche nella nettezza urbana!), ma con l&#8217;obiettivo di non cedere neppure un centimetro del potere, così non era infrequente che molti aennini, dietro il &#8220;viva Silvio!&#8221; in realtà lavoravano ed operavano per la vittoria di uomini del loro apparato e non di Silvio! Certo, non mancavano, nemmeno a livelli periferici, le deplorazioni contro Fini da arte degli aennini, ma queste suonavano stonate o quantomeno strane: Fini o non Fini, l&#8217;impressione più credibile (che almeno un uomo della strada come me ha potuto ricavare), dal comportamento dei quadri aennini alle elezioni regionali 2010 è stata quella di un gruppo critico verso Fini, ma tutt&#8217;altro che intenzionato a diventare Berlusconiano, anzi deciso a far pesare il proprio ruolo e la propria vocazione territoriale. A questo punto, credo si viene ad un nodo cruciale: credo che, se c&#8217;è stata elezione in cui gli elettori hanno testimoniato la loro voglia di &#8220;politica radicata sul territorio&#8221;, questa è stata proprio quella trascorsa (come anticipato in parte nel mio <em>Elezioni regionali 2010: il nuovo volto della politica </em>del 03 marzo, in questo <em>newsmagazine</em>): credo che in questo senso vadano interpretati singolari riposizionamenti elettorali tra i partiti della coalizione di centro-destra e tra gli stessi candidati nelle liste PDL, che hanno visto molti quadri &#8220;forzitalioti&#8221; classici schiacciati tra la Lega e AN! Verrebbe a questo punto la tentazione di applicare a Fini lo stesso schema con cui gli analisti usano interpretare il comportamento di un politico di razza come Clemente Mastella: il quale (almeno così la tradizione giornalistica insegna) è solito &#8220;piantare grane&#8221; e ostentare scontento, quando ha già incassato un obiettivo lungamente coltivato! A mio modesto giudizio, se (come è verosimile) i motivi dello scontento finiano risiedono principalmente nella spartizione del potere interno al PDL proposta da Berlusconi (70% a FI-30% a AN), non è da escludere che gli incoraggianti risultati elettorali del PDL abbiano spinto Fini a &#8220;presentarsi all&#8217;incasso&#8221; presso Berlusconi e a rivendicare i meriti per la propria organizzazione, per il suo radicamento sul territorio (più discontinua in <em>Forza Italia</em>). Ma cosa potrebbe chiedere a questo punto Fini, scadute le 48 ore di riflessione? Secondo me, secondo il mio modesto giudizio, non è da escludere che Fini chiederà un drastico ridimensionamento della divisione 70-30, chiedendo per sè un ruolo primario nella conduzione del Partito (Segretario, Presidente) per consolidare il PDL e diventarne a breve scadenza l&#8217;effettivo <em>leader</em>. Di più non è lecito dire, nell&#8217;attuale nebulosa politica; posso dire, però, che auspico un decorso costruttivo dell&#8217;attuale crisi, che possa condurre ad esiti politici più consolidati: qualunque sia l&#8217;esito della divisione del potere interno al PDL, il partito deve ritrovare l&#8217;unità delle sue forze, deve trovare un saggio equilibrio tra quadri nazionali e quadri locali, perchè solo unito e così riequilibrato può esprimere al massimo livello le proprie potenzialtà di grande partito popolare e nazionale; solo, così, il PDL può &#8220;vincere la pace&#8221;, dopo che, alle regionali 2010, ha &#8220;vinto la guerra&#8221; contro l&#8217;opposizione.</p>
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		<title>I nostalgici del &#8216;Ribaltone&#8217;: a volte ritornano!</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 01:03:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2009/12/05/i-nostalgici-del-ribaltone-a-volte-ritornano/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2009/12/Fini-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="Fini" title="" /></a>di Giorgio Frabetti- Ci risiamo: andato al Governo il centro-destra, si ritorna a parlare di &#8216;ribaltone&#8217;. L&#8217;abbiamo capito da un pezzo che la politica italiana è monotona, ma ora la misura è colma, perchè, con le recenti polemiche Fini-Berlusconi, il livello di dietrologia e fantasia politica ha superato ogni possibile immaginazione, sconfinando nel &#8220;non senso&#8221; (politico!).
Una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4045" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2009/12/Fini.jpg" alt="Fini" width="351" height="255" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>- Ci risiamo: andato al Governo il centro-destra, si ritorna a parlare di &#8216;ribaltone&#8217;. L&#8217;abbiamo capito da un pezzo che la politica italiana è monotona, ma ora la misura è colma, perchè, con le recenti polemiche Fini-Berlusconi, il livello di dietrologia e fantasia politica ha superato ogni possibile immaginazione, sconfinando nel &#8220;non senso&#8221; (politico!).</p>
<p>Una breve digressione storico-politico-culturale: il perchè dell&#8217; &#8220;eterno ritorno&#8221; della sindrome del &#8220;Ribaltone&#8221; nella Sinistra è presto spiegato se si considera il retroterra politico-culturale della Sinistra medesima. Tra le &#8220;cause prossime&#8221; di questa voglia di &#8216;ribaltone&#8217; troviamo certamente lo storico complesso di inferiorità politica e lo spirito di rivalsa contro Berlusconi che induce l&#8217;opposizione di Sinistra a cercare a tutti i costi di conquistare il potere, forzando l&#8217;esito negativo delle urne. Se poi, si vuole indagare sulle &#8220;cause remote&#8221;  che stanno alla base del motivo per cui la Sinistra tenda a ritornare &#8220;eternamente&#8221; su questi passi nei rapporti con il centro-destra, queste cause sono presto spiegate, considerando il <em>pedegree</em> etico-politico elitista della classe politica azionista e comunista, portato agli estremi del &#8220;razzismo politico&#8221;(1), come ha limpidamente spiegato il grande storico Renzo De Felice, in una celebre intervista al Corriere della Sera nel 1993, dedicata cinquantesimo anniversario della proclamazione dell&#8217;Armistizio di Cassibile (08 settembre 1943): partendo dal presupposto (ideologico) che la borghesia moderata italiana, non riconoscendosi direttamente nella &#8221;Resistenza&#8221;, sia costitutivamente immatura dal punto di vista etico-politico (2), la Sinistra è portata a ritenere parzialmente invalido il voto dato alle forze conservatrici e a ritenere, per converso, che tali espressioni di voto debbano essere, per così dire, educate, indirizzate, meglio &#8220;commissariate&#8221; dall&#8217;<em>èlite</em> azionista e comunista che, avendo &#8220;fatto la Resistenza&#8221; ha le carte in regola per guidare seriamente la società verso la democrazia. E&#8217; presto spiegata, allora, la base dell&#8217; &#8220;eterno ritorno&#8221; al &#8220;ribaltone&#8221;: nell&#8217;ottica &#8220;elitista&#8221; e &#8220;razzista&#8221; della Sinistra è perfettamente lecito e democratico pretendere il rovesciamento (anche per complotti giudiziari e mediatici) di una maggioranza di centro-destra, pure eletta regolarmente e democraticamente dal popolo (ecco, l&#8217; &#8220;elitismo&#8221;). Comunque, la Sinistra, sconta la sua impreparazione alla competizione elettorale aperta, almeno nelle condizioni imposte da Silvio Berlusconi con la sua &#8220;discesa in campo&#8221;.</p>
<p>Nello stessa chiave di &#8221;non senso politico&#8221;, nella stessa tendenza al &#8220;corto circuito&#8221; dell&#8217;antiberlusconismo di Sinistra, credo vadano inquadrate le polemiche (e le previsioni) che ravvisano la possibilità concreta che il Presidente della Camera sia pronto a dare una &#8220;spallata&#8221; all&#8217;attuale maggioranza di governo, divenendo punto di aggregazione di una maggioranza parlamentare anti-berlusconiana:  in altre parole, Gianfranco Fini, il Presidente della Camera, sarebbe pronto a raccogliere lo scettro della successione alla Presidenza del Consiglio (e alla Presidenza della PDL), nel caso Berlusconi dovesse subire una grave condanna giudiziaria (si pensa, per lo più, al caso Mills e ai presunti coinvolgimenti in fatti di mafia adombrati dal pentito Spatuzza). Facile, quindi, che l&#8217;opposizione abbia interpretato in questo senso le polemiche scaturite tra il premier e Fini su molte questioni, sulle &#8220;veline&#8221; in politica, sui condizionamenti alla libertà della Camera derivanti dai continui voti di fiducia, la polemica sul voto agli immigrati e sul testamento biologico: della serie, &#8220;Fini sta facendo le scarpe a Berlusconi&#8221;. Dietrologia su dietrologia, poi, in questi giorni è subentrata un&#8217;altra polemica a causa delle dichiarazioni del Presidente della Camera Gianfranco Fini, che hanno mandato su tutte le furie un maggiorente di primo piano dell&#8217;ex-<em>Forza Italia</em>, come Claudio Scajola che il 02 dicembre scorso ha dichiarato: &#8220;con le sue dichiarazioni, Fini è fuori dalla PDL&#8221;. E tutto questo perchè Fini avrebbe detto che le dichiarazioni di Spatuzza sarebbero una &#8220;bomba&#8221; contro il <em>premier</em> e che, a fronte dei processi, il premier non può pretendere troppe immunità (questa ultima dichiarazione è stata captata in un &#8220;fuori onda&#8221;).</p>
<p>Con ciò, però, restano da interpretare e da comprendere le possibili implicazioni e i possibili sviluppi politici delle mosse del Presidente Fini: Ci sarà ribaltone o no? Ci sarà scissione sì o no?</p>
<p>Per quanto riguarda la concreta possibilità di un &#8216;ribaltone&#8217;, aldilà dei malumori personali di Berlusconi, aldilà delle reazioni negative del Giornale (vedi Marcello Veneziani, che, sul <em>Giornale</em> del 04 dicembre u.s. ci delizia con un gustoso gioco lingustico&#8217;: &#8220;Finì. Il sostantivo, rivelatosi senza sostanza, mutò in verbo&#8221;) ritengo un cambio di maggioranza da parte di Fini sia quantomai dubbio, se non impossibile.</p>
<p>La situazione deve essere valutata in modo molto più articolato di quanto comunemente si fa nella stampa.</p>
<p>Ora, la prima cosa da chiedersi è: <em>cui prodest</em>, a chi giovano questi &#8216;bisticci&#8217; interni alla PDL? A prima vista, parrebbero non giovare alla PDL, per ragioni di evidente buon senso; in realtà, però, parrebbero poi non giovare nemmeno all&#8217;opposizione. Significativo, ad esempio, che un antiberlusconiano verace della prima ora come Antonio Padellaro non esulti per le dichiarazioni di Fini; le parole espresse dal Direttore de <em>Il fatto Quotidiano</em> nell&#8217;editoriale del 02 dicembre u.s. esprimono frustrazione, nervosismo più che soddisfazione per la sortita di Fini, vista come una sottrazione alla Sinistra della causa antiberlusconiana: in altre parole, la Sinistra antiberlusconiana, si sente scavalcata in punto di antiberlusconismo &#8230; da Fini! Il Direttore non si dilunga in analisi particolari, ma è facile e verosimile leggere tra le righe la consapevolezza che, se anche Fini esce dalla PDL e fonda un suo partito, alla fine non può che fondare l&#8217;ennesimo &#8216;partitino personale&#8217;, stile Casini e stile Di Pietro, capace alla fine solo di alimentare la frammentazione e la concorrenza tra le forze antiberlusconiane, aumentando i colonnelli e gli aspiranti ai &#8230; &#8216;galloni&#8217;: difficile, se non impossibile, che un politico esperto e navigato come Gianfranco Fini intenda davvero fare concorrenza a Di Pietro e  scendere al suo livello (dopo la carriera che ha fatto!).  Senza voler improvvisarmi nella (perigliosa) professione del &#8220;futurologo&#8221;, personalmente, rispetto al dibattito sulla prospettiva di divorzio Berlusconi-Fini, non escludo che in prospettiva Berlusconi possa anche acconsiscendere (ovvero possa anche esservi costretto!) ad adattarsi ad un simile <em>modus vivendi</em> con Fini come possibile ed utile diversivo politico per rimediare al possibile logoramento d&#8217;immagine derivante, presso la pubblica opinione, dai processi Mills e Dell&#8217;Utri (vedi le dichiarazioni di Spatuzza, che, pur non chiamando in causa Berlusconi per fatti penalmente rilevanti, certo &#8230; non giovano al profilo d&#8217;immagine del <em>premier</em>!). Dico questo, non per aggiungere dietrologia alla dietrologia, ma perchè in questa svolta &#8220;antiberlusconiana&#8221; di Fini è implicito un vantaggio politico-strategico di primo piano per Berlusconi: ovvero, la possibilità di logorare Di Pietro e Bersani sul loro stesso terreno, rendendone più difficile il radicamento presso l&#8217;elettorato: un argomento che, almeno in vista delle regionali 2010, ritengo finisca verosimilmente per pesare e per indirizzare i due &#8216;leader&#8217; a non rompere e a soprassedere per il divorzio &#8230; almeno fino al post-elezioni. Si sa quanto Berlusconi tenga alle regionali 2010: come noto, l&#8217;esito favorevole, ma non trionfale delle elezioni europee del 2009 (che, a fronte del calo del PD ha visto l&#8217;esplosione della Lega, IDV, tutti sparati verso il 10%, senza contare il buon successo di Casini) ha interrotto la sequenza dei successi trionfali conseguiti prima alle elezioni regionali dell&#8217;Abruzzo  (2008) e della Sardegna poi (febbraio 2009): è evidente che Berlusconi conta di avvantaggiarsi molto dello &#8217;sbandamento&#8217; della truppa di centro-sinistra (che nel febbraio 2009, dopo la sconfitta del PD, alle elezioni regionali sarde costarano addirittura la poltrona al neo-segretario Walter Veltroni). E&#8217; chiaro che Berlusconi, per acquisire respiro dalle polemiche di questi ultimi mesi (e dall&#8217;indubbio schiaffo politico della bocciatura del &#8220;lodo Alfano&#8221;) sia disposto a tentarle tutte per &#8220;bissare&#8221; i risultati di Abruzzo e Sardegna, strappando alla Sinistra più Regioni possibile. E&#8217; evidente, allora, che per Berlusconi &#8220;strappare più Regioni possibile&#8221; significa soprattutto conquistare le regioni del Sud, in primis, il Lazio, la Campania, la Puglia, la Calabria, la Basilicata: tutte Regioni in cui il radicamento di AN è forte. Basta questo argomento, per ritenere allo stato attuale impossibile una scissione tra Berlusconi e Fini, almeno in questa fase pre-elettorale: perchè se è vero che i sondaggi accreditano un possibile partito di Fini a non più del 05% a livello nazionale, è altrettanto evidente che una scissione di Fini (e verosimilmente di una parte non piccola anche se non totalitaria di ex-AN), in una fase come quella attuale in cui la fusione FI-AN non è ancora un fatto compiuto dal punto di vista organizzativo in molte località italiane, significherebbe molto probabilmente gettare allo sbando l&#8217;intera PDL. E questa è una prospettiva che pesa enormemente sulla delicata congiuntura delle elezioni amministrative, dove (specie nel Sud) è decisivo il radicamento delle forze politiche sul territorio e dove il &#8216;carisma&#8217; del Capo conta meno; e dove, viceversa, i localismi e gli interessi particolari (più radicati sul territorio) possono più agevolmente spingere i partiti come la PDL verso spinte centrifughe, dando la stura  a defezioni personali verso liste civiche e simili: un&#8217;eventualità che aprirebbe un serio problema al centro-destra nazionale. Certo, l&#8217;idillio tra Berlusconi e Fini è finito, ma questa congiuntura pre-elettorale delicatissima condanna i due <em>leader</em> alla &#8220;convivenza coatta&#8221;; un pò come Mimì e Rodolfo nella &#8216;Bohème&#8217; di Puccini, che, finito il loro amore, si sono trovati costretti a rimandare alla primavera (alla &#8220;stagion de&#8217; fior&#8221;) il loro addio. Di conseguenza, per Fini e Berlusconi, se divorzio ci sarà, ci sarà alla &#8220;stagion dei fior&#8221;: ovvero dopo le elezioni regionali della primavera 2010.</p>
<p>Comunque, ammesso e non concesso che quanto qui detto abbia fondamento, la mia conclusione è la seguente: allo stato attuale, non ci sono le condizioni politiche per parlare nè di ribaltone (ovvero di associazione di Fini e parte della PDL a Bersani, Di Pietro e Casini) nè di scissione tra Fini e Berlusconi.</p>
<p><strong>Note:</strong> (1)La tesi di De Felice e&#8217; che &#8220;nel settembre del &#8216; 43 e&#8217; la stessa nazione che sprofonda nella voragine e non si risolleva piu&#8217;. [Dice lo storico reatino, NdA] &#8220;Qui e&#8217; il vizio d&#8217; origine che poi la Repubblica non ha sanato, anche perche&#8217; la guerra civile &#8216; 43 45 ha coinvolto solo le minoranze, il grosso della popolazione ne e&#8217; rimasto estraneo. Poi, nel dopoguerra, il paese non ha piu&#8217; ritrovato una reale identita&#8217; nazionale, si e&#8217; diviso in varie famiglie politiche oppure si e&#8217; racchiuso dentro le &#8220;piccole patrie&#8221; locali. (&#8230;) &#8220;Se l&#8217; Italia rischia -scrive l&#8217; autorevole storico- come suona il titolo di un recentissimo libro sulla sua crisi attuale, di cessare di essere una nazione, la causa prima, ma ancora operante, di cio&#8217; va ricercata nella condizione morale evidenziata dall&#8217; 8 settembre e nel rifiuto della classe dirigente postfascista di riconoscerlo e, peggio, nel tentativo di parte di essa di spiegarla &#8220;storicamente&#8221; con argomentazioni di un elitismo che, rifiutando di fare seriamente i conti col vissuto collettivo, ha in qualche caso sfiorato i confini di una sorta di razzismo moralistico&#8221;. Non pare siano scritte oggi queste parole del grande De Felice?</p>
<p>(2) Le teorie sull&#8217;immaturità etico-politica della borghesia italiana non sono state enunciate in un&#8217;opera specifica, ma sono enunciate a piene mani nella pubblicista di stampo laico-azionista (dall&#8217;Europeo degli anni &#8216;50 fino a &#8216;Repubblica&#8217; nei giorni nostri). Sull&#8217;argomento, eistono lucidissime riflessioni dello storico Rosario Romeo e del giornalista Arnaldi (nell&#8217;articolo <em>Dall&#8217;Unità d&#8217;Italia all &#8216;Europa Unita</em> ne <em>Il giornale nuovo</em> del 17 marzo 1987) i quali evidenziano come, a differenza dei patrioti liberaldemocratici ottocenteschi, gli antifascisti liberali, insieme al regime del fascismo, disprezzarono il popolo italiano (qui, le radici del &#8220;razzismo politico&#8221; di cui parla De Felice). Per la spiegazione della sua genesi, si leggano comunque le illuminanti pagine di Renzo De Felice sull&#8217;evoluzione in questa direzione dei leader del mondo azionista e di &#8216;Giustizia e libertà&#8217; (specie Calamandrei e Rosselli). Vedi, sul punto, DE FELICE, <em>Mussolini l&#8217;Alleato</em>, Tomo I <em>L&#8217;Italia in guerra</em>, nr. 2 <em>Crisi e agonia del regime</em>, Cap. IV, p. 913).</p>
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		<title>Il futuro del Popolo della Libertà</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 19:30:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Arezzo]]></category>
		<category><![CDATA[fini]]></category>
		<category><![CDATA[futuro della libertà]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2009/11/15/il-futuro-del-popolo-della-liberta-ad-arezzo/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://pinocchio.blogspirit.com/album/la_speranza/cover-statua_della_liberta.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>di Antonino Armao -
Con la presentazione del nuovo coordinamento provinciale del PdL avvenuta sabato mattina nella sede di Piazza Guido Monaco ad Arezzo, si compie un importante passo avanti verso la realizzazione di quella che il vice-capogruppo del PdL alla Camera dei Deputati Maurizio Bianconi, definisce una sfida non terminata. Una sfida che secondo le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://pinocchio.blogspirit.com/album/la_speranza/cover-statua_della_liberta.jpg"><img class="alignleft" src="http://pinocchio.blogspirit.com/album/la_speranza/cover-statua_della_liberta.jpg" alt="" width="360" height="270" /></a>di Antonino Armao -</strong></p>
<p>Con la presentazione del nuovo coordinamento provinciale del PdL avvenuta sabato mattina nella sede di Piazza Guido Monaco ad Arezzo, si compie un importante passo avanti verso la realizzazione di quella che il vice-capogruppo del PdL alla Camera dei Deputati Maurizio Bianconi, definisce una sfida non terminata. Una sfida che secondo le parole di Bianconi: <em>“non termina con Berlusconi che così tanto ha fatto per la costituzione di questo partito.  Al contrario la nostra mission è guardare ben oltre. Siamo la prima vera novità politica dal dopoguerra ad oggi. Un soggetto unico in grado di tenere insieme dai post fascisti ai</em> <em>socialisti lombardiani, una sfida per modernizzare questo paese”.</em></p>
<p>Su tutto però, pesano come un macigno le posizioni di Gianfranco Fini che non possono non entrare nel dibattito politico di una provincia come questa troppo spesso confinata nelle sue problematiche di “back garden”, il giardino dietro casa.</p>
<p>La posizione di Fini è «fusionista», nel senso che tende la mano alla destra liberale, difendendo il «libero mercato» con l’argomento che in questa espressione quel che conta è più la libertà del mercato. Tende la mano anche alla destra cattolica, ricordando che in tema di Costituzione europea Fini fu favorevole all’inserimento di un richiamo all’identità religiosa: “riconoscere un’identità comune dell’Europa significa avere ben chiaro che, se c’è un luogo che può far sentire figli della medesima storia e della medesima comunità culturale un pescatore dell’Algarve e un contadino lituano, quel luogo è la cattedrale”.</p>
<p>E tuttavia la posizione di Fini appare per quello che è: un uomo della destra socialista anticomunista che tenta un’operazione «fusionista» nei confronti delle altre due.</p>
<p>Che si tratti di una destra modernista (si sarebbe tentati di dire futurista) emerge dall’insofferenza verso il dogmatismo di tipo religioso, dall’affermazione del diritto degli uomini e delle donne all’autodeterminazione in campo bioetico (vedi la posizione assunta su Eluana Englaro) dalla forte rivendicazione in tema di procreazione assistita, ma anche da un’idea di nazione, quindi di cittadinanza (con riflessi sulla sua concessione agli immigrati) come una realtà dinamica che muta e si ridefinisce nel tempo.</p>
<p>Temi che toccano il cuore e la mente delle persone, dalla questione sociale all&#8217;immigrazione e alla coesione nazionale; dal federalismo solidale alla riforma del Welfare; dalla crescita dell&#8217;Unione europea alla necessità di mettere di nuovo la persona al centro dei processi economici e politici.</p>
<p>Temi come questi non possono rimanere fuori dal dibattito politico di un partito che vuole crescere e restare veramente democratico e popolare.</p>
<p>Perché la libertà possa essere un bene sempre più esteso e diffuso, occorre che si sviluppi anche ad Arezzo, all’interno del primo partito del territorio, un dibattito aperto a tutte le componenti politiche e culturali che rappresentano le radici di questo Partito ma soprattutto il suo futuro. Il futuro del Popolo della Libertà.</p>
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		<title>Lettera immaginaria di Giorgio Almirante a Gianfranco Fini</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 14:40:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[almirante]]></category>
		<category><![CDATA[AN]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2009/01/18/lettera-immaginaria-di-giorgio-almirante-a-gianfranco-fini/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.spigoli.info/wp-content/uploads/2008/06/almirante_occhi.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>«E&#8217; molto difficile per un uomo credere abbastanza energicamente in qualcosa, in modo che ciò che crede significhi qualcosa, senza dare fastidio agli altri»

Ezra Pound
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Caro Gianfranco,
se rompo il silenzio nel quale sono rimasto per 20 anni è perché sono accadute cose su cui non posso più tacere.
La svolta di Fiuggi del 1995 fu un grande [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><em><a href="http://www.spigoli.info/wp-content/uploads/2008/06/almirante_occhi.jpg"><img class="alignleft" src="http://www.spigoli.info/wp-content/uploads/2008/06/almirante_occhi.jpg" alt="" width="378" height="412" /></a>«E&#8217; molto difficile per un uomo credere abbastanza energicamente in qualcosa, in modo che ciò che crede significhi qualcosa, senza dare fastidio agli altri»<br />
</em></p>
<p style="text-align: left;"><em><strong>Ezra Pound</strong></em></p>
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<p>Caro Gianfranco,</p>
<p>se rompo il silenzio nel quale sono rimasto per 20 anni è perché sono accadute cose su cui non posso più tacere.</p>
<p>La svolta di Fiuggi del 1995 fu un grande passo in avanti, uno spiraglio verso il futuro, che permise ai nostri di uscire dal ghetto e dalla palude di epoche trapassate. </p>
<p>Il Movimento Sociale è stato il partito che ha portato avanti valori e idee conservatrici e reazionarie dando voce ai vinti della guerra civile del 1943-1945. Con il crollo del muro di Berlino e la fine del comunismo, era auspicabile anche la fine del neofascismo.</p>
<p>Si Gianfranco, perché anche tu eri un neofascista, anche di quelli più convinti, avevi il saluto romano a portata di mano, davi giudizi storici (facendoli passare per politici) esaltanti su quel periodo.</p>
<p><span id="more-621"></span></p>
<p> </p>
<p>A &#8220;Dio, Patria, Famiglia&#8221; non è stato sostituito niente, ma si è rimasti nel vago, danzando da una sponda all&#8217;altra, a seconda delle esigenze, senza logiche, ma guardando solo ai propri interessi.</p>
<p>Spiegami allora qual è stata la ragione storica di un partito come Alleanza Nazionale che poi un bel giorno (all’incirca nel 2000) ha iniziato a rigettare tutti gli ideali per i quale aveva combattuto e nei quali credevano milioni di italiani se poi non li abbiamo sostituiti con nient’altro? Ti ricordi il motto del Msi: “Non rinnegare, non restaurare”? </p>
<p>Così AN è stato a fasi alterne un partito conservatore, cattolico, tradizionalista, nazionalista, ma anche a volte progressista, laico, radical e liberal.</p>
<p>Alleanza Nazionale è stata tutto e niente, un grande progetto naufragato, una creatura nata sana e bella, poi morta di asfissia per mancanza di idee. Tu hai affermato che il “fascismo è il male assoluto”, che “la destra si deve riconoscere nei valori dell’antifascismo”.  Ma una destra vera, Gianfranco, libera, moderna e democratica reputa morto il fascismo insieme all’antifascismo, oramai improponibili entrambe sul piano politico, e non accetta subalternità ideologiche verso la sinistra, non sta in ginocchio con il cappello in mano a ripetere quel che gli ripetono per farsi accettare nei club. </p>
<p>Dovevamo uscire, Gianfranco, dai vecchi schemi ideologici e classisti destinati ad attualizzare solo e comunque epoche storiche passate. La guerra civile doveva finire e la pace nazionale doveva fiorire! Doveva solo prevalere il senso di concordia nazionale e di coraggio che abbiamo portato avanti insieme, prima di lasciare il testimone a te. Questa era la missione del nostro Partito. </p>
<p>Invece abbiamo trascinato in una logica cinica e nichilista un’intera area, una cultura, milioni di elettori per raccattare qualche caramella dai media e da qualche salotto buono. </p>
<p>Ma la cosa che più sorprende è il silenzio dei tuoi dirigenti, forse indaffarati ed anche impreparati a rifondare il partito, forse confusi o imbarazzati o forse troppo deboli per costruire qualcosa di nuovo.</p>
<p>E intanto sei il Presidente della Camera dei Deputati. Ne dovremmo essere storicamente orgogliosi. Dovrebbe essere una delle nostre più belle, faticose e meritate vittorie. </p>
<p>Invece hai iniziato con l’aria strafottente e un pò presuntuosa che ti caratterizza a saltare di fior in fiore, su questo e su quello senza una strategia, senza un pensiero-guida. Fai ora di mestiere il moralizzatore, a volte anche il radical-chic per piacere a tutti e a nessuno. <span> </span></p>
<p>Nel Pdl le facce sono tetre verso di te. Mentre l’opposizione ti coccola con quella ammirevole compassione che nasconde disprezzo. Sei intervenuto su un emendamento della Lega (sui permessi di soggiorno) dando un giudizio severo, da vero catto-comunista. Poi con aria torva hai criticato il Governo per aver richiesto la fiducia. Forse ti piaceva fare spezzatino delle politiche del Governo in un Parlamento pletorico e magnone, mentre la crisi prende per il collo milioni di famiglie. </p>
<p>E non dire di essere super-partes! Sei stato un gran partigiano! A chi piace la politica del parecchio, la politica che fu di Giolitti, consacri questa menzogna. Chi crede invece che non si può far terra bruciata, non si può ridurre un partito ad un insieme di baionette, non si può fare il piacione con la sinistra dopo essere stato un vero uomo di destra per lungo tempo, ti ammonisca Gianfranco, e ti illumini.</p>
<p>All’annuncio del Pdl arringavi il nascituro movimento politico affinché al suo interno vi fosse democrazia e non dominasse il cesarismo. Hai avuto una bella  faccia tosta Gianfranco, perchè vedi, se c&#8217;è stato un partito veramente cesarèo, questo è stato AN. Come non ricordare quando affermavi che era inutile fare congressi in AN, perchè l&#8217;unico leader possibile eri tu? </p>
<p>E allora mio caro Delfino, che cosa resta oggi di AN?<br />
Forse un partito con un leader estraneo alla destra, a qualunque forma di destra, insofferente verso la sua stessa creatura, il suo passato. Forse un leader single della politica in attesa di collocazione e ruolo. </p>
<p>Ti ho insegnato ad amare il Parlamento e a proteggerlo, anche quando muoveva contro di noi le più torbide e false accuse. Ricordati Gianfranco di rispettare le istituzioni, ma anche di metterle in discussione quando è il momento, per promuoverle e per adattarle alle esigenze del popolo italiano. </p>
<p>Gianfranco ti prego, ritorna a promuovere la nostra cultura e i nostri valori, che sono eterni e non ti fare attrarre da illusorie conquiste personali. </p>
<p>Ricordati che noi gente di destra, solo perché anticomunisti, abbiamo dovuto combattere aspramente per essere accettati, per esseri liberi di esprimere le nostre idee. Proprio perché consideravamo il comunismo il male assoluto, abbiamo dovuto sudare per meritarci il rispetto, abbiamo fatto mille sacrifici e sofferto mille ingiustizie per affermarci, perché in molti ci guardavano con sospetto, ci diffamavano e ci perseguitavano. </p>
<p>Gianfranco rifletti! A destra del PdL ci sono solo residui di facinorosi che vivono in altre epoche: ci sono sempre stati anche in tempi remoti e sono i nemici e i falsari della vera destra. A sinistra invece c’è solo attaccamento nostalgico ad un passato di guerra e di contrapposizione.</p>
<p>Il PdL è la nostra unica speranza. Là possiamo affondare le nostre radici e coltivare il nostro futuro. Solo nel PdL possiamo sperare di vedere realizzati i nostri valori ed i nostri ideali di giustizia sociale: la centralità del lavoro, la tradizione, la garanzia della proprietà privata e della sua funzione sociale, la sussidiarietà nell’economia e nei servizi pubblici, la salute pubblica, la giusta compartecipazione dei lavoratori agli utili dell’azienda, il diritto alla casa, l’effettiva unità sindacale, le giuste politiche salariali.</p>
<p>Ragiona Gianfranco e apri le porte del tuo cuore, ascolta la voce della nostra gente, della nostra storia, del nostro lungo cammino. E’ una storia di passione, di lacrime e di gioia che vuole vivere. E se te lo dico da morto, Gianfranco, mi puoi credere.</p>
<p>Un caloroso abbraccio. </p>
<p>Italia, Patria nostra, 16 gennaio 2009.</p>
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