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	<title>Arezzo Polis &#187; di pietro</title>
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	<description>Cultura politica, dibattito pubblico.</description>
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		<title>Il tramonto del berlusconismo e il delirio dell&#8217;opposizione</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 19:10:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mugnai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/04/14/il-tramonto-del-berlusconismo-e-il-delirio-dellopposizione/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/04/silvio-berlusconi_6_465250a-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="silvio-berlusconi_6_465250a" title="silvio-berlusconi_6_465250a" /></a>di Redazione- Stiamo vivendo un momento politico delicato e diacomocelo abbastanza squallido. Berlusconi pare oramai al tramonto, incapace di tenere compatto il Pdl e l&#8217;elettorato moderato, screditato sia per il caso Ruby che per le continue leggi ad personam che caratterizzano oramai l&#8217;operato del Governo. Non si intravedono all&#8217;orizzonte le riforme liberali promesse, ed anche chi fino a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-7008" title="silvio-berlusconi_6_465250a" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/04/silvio-berlusconi_6_465250a.jpg" alt="silvio-berlusconi_6_465250a" width="491" height="288" />di Redazione- Stiamo vivendo un momento politico delicato e diacomocelo abbastanza squallido. Berlusconi pare oramai al tramonto, incapace di tenere compatto il Pdl e l&#8217;elettorato moderato, screditato sia per il caso <em>Ruby </em>che per le continue leggi ad personam che caratterizzano oramai l&#8217;operato del Governo. Non si intravedono all&#8217;orizzonte le riforme liberali promesse, ed anche chi fino a poco tempo fa nutriva ancora qualche speranza in un ravvedimento di Silvio, l&#8217;ha oramai smarrita e forse si è allontanato dalla politica, stanco che sia uno Scillipoti qualunque a salvare questa maggioranza. Nonostante ciò l&#8217;opposizione non sta meglio; si alimenta infatti quasi esclusivamente delle manifestazioni di piazza, contraddistinte dal popolo viola ed alcune volte da un certo spirito giacobino,  da un clima violento, denso di rancore e di odio. Non potevamo certamente aspettarci delle &#8220;piazze mature&#8221;, con elevato spirito civico e con proposte concrete che vadano oltre la contestazione al governo e il becero antiberlusconismo, se è un Di Pietro o un Vendola ad aizzarle. Si sta creando un cortocircuito istituzionale e un profondo diaframma tra il governo e la società civile.  Oltre a ciò, gli intellettuali che dovrebbero dare il buon esempio, delirano ed invocano il golpe, in barba alla Costituzione e alla salvaguardia della Repubblica e della Democrazia. Il gruppo <em>Repubblica-L&#8217;Espresso,</em><em> </em>in maniera velata, ha più volte auspicato questo sbocco autoritario. C</strong><strong>hi invece ha avuto il coraggio di esporre in maniera chiara questo faneticante progetto è stato con  Asor Rosa con un articolo apparso su &#8220;<em>Il Manifesto&#8221; </em>del 13 Aprile, di cui vi proponiamo un ampio stralcio- </strong> “E’ arrivato in Italia quel momento fatale in cui, se non si arresta il processo e si torna indietro, non resta che correre senza più rimedi né ostacoli verso il precipizio. Come? Dico subito che mi sembrerebbe incongrua una prova di forza dal basso, per la quale non esistono le condizioni, o, ammesso che esistano, porterebbero a esiti catastrofici. Certo, la pressione della parte sana del paese è una fattore indispensabile del processo, ma, come gli ultimi mesi hanno abbondantemente dimostrato, non sufficiente. Ciò cui io penso è invece una prova di forza che, con l’autorevolezza e le ragioni inconfutabili che promanano dalla difesa dei capisaldi irrinunciabili del sistema repubblicano, scenda dall’alto, instaura quello che io definirei un normale ‘stato d’emergenza’, si avvale, più che di manifestanti generosi, dei Carabinieri e della Polizia di Stato congela le Camere, sospende tutte le immunità parlamentari, restituisce alla magistratura le sue possibilità e capacità di azione, stabilisce d’autorità nuove regole elettorali, rimuove, risolvendo per sempre il conflitto d’interessi, le cause di affermazione e di sopravvivenza della lobby affaristico-delinquenziale, e avvalendosi anche del prevedibile, anzi prevedibilissimo appoggio europeo, restituisce l’Italia alla sua più profonda vocazione democratica, facendo approdare il paese ad una grande, seria, onesta e, soprattutto, alla pari consultazione elettorale. Insomma: la democrazia si salva, anche forzandone le regole. Le ultime occasioni per evitare che la storia si ripeta stanno rapidamente sfumando. Se non saranno colte, la storia si ripeterà. E se si ripeterà, non ci resterà che dolercene. Ma in questo genere di cose, ci se ne può dolere, solo quando ormai è diventato inutile farlo. Dio non voglia che, quando fra due o tre anni lo sapremo con definitiva certezza (insomma: l’Italia del ’24, la Germania del febbraio ’33), non ci resti che dolercene”. Alberto Asor Rosa, il manifesto, 13/04/2011</p>
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		<title>Quando la Sinistra &#8220;giacobina&#8221; cavalca il disagio giovanile</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Dec 2010 23:04:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2010/12/19/quando-la-sinistra-giacobina-cavalca-il-disagio-giovanile/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/12/manifestazione-roma-14-12-10-150x150.png" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="manifestazione-roma-14-12-10" title="manifestazione-roma-14-12-10" /></a>di Giorgio Frabetti-  &#8220;Se il divario [tra potenti e cittadini] diventa molto profondo vuol dire che la società non ha altri luoghi e modi di manifestare sè stessa e i propri disagi diversi dalla piazza. I moti violenti sono pericolosissimi. Ma sono anche un monito che la classe politica deve ascoltare, pena la propria sconfitta. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-5849" title="manifestazione-roma-14-12-10" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/12/manifestazione-roma-14-12-10.png" alt="manifestazione-roma-14-12-10" width="468" height="312" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>-  &#8220;Se il divario [tra potenti e cittadini] diventa molto profondo vuol dire che la società non ha altri luoghi e modi di manifestare sè stessa e i propri disagi diversi dalla piazza. I moti violenti sono pericolosissimi. Ma sono anche un monito che la classe politica deve ascoltare, pena la propria sconfitta. Lo si è visto nella rivolta dei ghetti neri di Los Angeles nel &#8216;92: fu allora che venne coniata una parola nuova, &#8220;sottoveglianza&#8221; cioè l&#8217;inverso della sorveglianza denunciata da Foucault. La società cominciava a sorvegliare il potere dal basso verso l&#8217;alto, era soggetto non più oggetto di un controllo. La novità in Italia è che questa sottoveglianza esiste. E la politica deve tenerne conto, sapere che è sotto controllo costante. [...] I luoghi cui accedono i politici devono accogliere anche i giovani, gli stessi che avranno come pensione 360 euro al mese [...] Oggi, c&#8217;è una forma di ghettizzazione: è come se una generazione intera fosse chiamata negra. In queste parole di Barbara Spinelli, pubblicate in un&#8217;intervista del <em>Fatto Quotidiano</em> di ieri, si coglie una lettura tesa ad accreditare un &#8221;complotto anti-giovani&#8221; molto familiare nel mondo della Sinistra (vedi ASGI), di una politica che incombe in nome della &#8220;repressione&#8221; ad affamare i giovani e a togliere loro diritti e prospettive di futuro (&#8221;Chiedevamo il futuro, ci hanno riempiti di botte&#8221;, titola un melodrammatico titolo apparso oggi su <em>Repubblica</em>). Al riguardo, la Spinelli dice: &#8221;Quando ho visto l&#8217;immagine di quel ragazzo picchiato in piazza del Popolo, l&#8217;altro giorno mi è tornato alla mente il filmino sul pestaggio di Rodney King nel 1991&#8230;&#8221;. Su estremizzazioni di questo genere, forse, si potrebbe soprassedere accreditandole al solito accademismo forcaiolo dell&#8217;intellettuale di Sinistra più o meno estrema. Peccato, però, che Barbara Spinelli abbia utilizzato queste parole a commento degli avvenimenti degli scontri polizia-manifestanti a Roma, nei pressi del Senato, in occasione del voto di fiducia al Governo Berlusconi, che ha visto registrare 50 feriti tra le forze dell&#8217;ordine oltrechè numerosi fermi ed arresti tra i manifestanti. Dove fino a prova contraria non c&#8217;erano negri del Sud, emarginati nel Bronx etc., ma ricercatori, precari, ceti medi, forse anche figli di dirigenti politici: in una parola, borghesi. Certo, nulla toglie ai giovani, ai precari, ai ricercatori etc di manifestare, ci mancherebbe altro, i diritti e la manifestazione del pensiero sono sacrosanti! Personalmente, però, andrei piano prima di &#8220;bollare&#8221; come &#8220;emarginati&#8221; (ovvero &#8220;minorati sociali&#8221;) delle persone (come dice la Spinelli) che verosimilmente riceveranno una pensione più bassa dei loro genitori: numeri a parte (le certezze sono poche!), il raffronto è per altro sporco, perchè il Ns. <em>Welfare</em> nel passato era eccezionalmente generoso e non paragonabile agli <em>standard</em> europei! E poi perchè giovani, ricercatori sono categorie troppo disomogenee per poter operare una <em>reductio ad unum</em>, anche per quella tragica dispersione delle classi sociali e per la cronica difficoltà di rappresentanza unitaria (vedi l&#8217;ultimo pregevole saggio di VIDOTTO, La nuova Società in Storia d&#8217;Italia, Vol. 11, Laterza). Siamo al solito copione del &#8216;68 quando la borghesia protestava rubando la scena agli operai? E per di più contro i poliziotti, ovvero contro proletari? La lettura mi tenta, ma è troppo impegnativo per me soffermarmici adesso. Per il momento, mi è sufficiente rilevare che quando la teoria più o meno antagonistica (fin qui praticata dai <em>media</em> di Sinistra) genera (come martedì scorso) il &#8220;salto qualitativo&#8221; della violenza politica , è evidente che siamo alla deriva del &#8220;giacobinismo politico&#8221;, ultima frontiera di una Sinistra allo sbando. In questo senso, il copione è lo stesso del 1968-70: una classe dirigente &#8220;progressista&#8221; forte nelle Università, nei Giornali, ma non nel Paese &#8220;cavalca&#8221; le violenze di piazza per orientare &#8221;dall&#8217;alto&#8221; il Palazzo ai suoi desideri: come Barbara Spinelli che, nel passo sopra citato, &#8221;sociologizza&#8221; ambiguamente la violenza. In politica fanno più male le parole che le azioni: le parole evocano suggestioni, stati d&#8217;animo che conducono all&#8217;azione, come mise ben in luce Cochin, grande storico del &#8220;giacobinismo&#8221; in cui vide il <em>clou</em> della &#8220;meccanica&#8221; della Rivoluzione Francese del 1789. A questo riguardo, è eloquente come l’intervista della Spinelli ne <em>Il Fatto Quotidiano</em> fosse accompagnato da un simile “occhiello”: &#8220;Chi condivide la violenza può parlare?&#8221;. Non so cosa direbbe un maestro della <em>politesse</em> politica come Jurgen Habermas, ovvero se riterrebbe un simile tema degno di una fisiologica argomentazione politica liberale. Come tutti i &#8220;giacobinismi&#8221; (la storia lo dimostra), schiavi della loro stessa dinamica che suscita l&#8217;emozione senza riuscire a tradursi nella politica concreta (dove altrimenti &#8220;si sporca&#8221;), anche questo &#8220;giacobinismo&#8221;  (come il &#8216;68) non riesce ad esprimere alcuna progettualità politica: non è, infatti, assolutamente chiaro a cosa intenda ambire questa nuova &#8220;contestazione&#8221;, a quali &#8220;sbocchi politici&#8221;: Vendola? PD? Più modestamente, credo che simili parole siano il segno di una Politica, di una <em>Intellighenzia</em> che 364 giorni all&#8217;anno &#8220;se ne frega&#8221; dei giovani e che occasionalmente, per &#8220;lavarsi la coscienza&#8221;, si presta a dare qualche &#8220;contentino&#8221; ai giovani, qualche &#8220;pacca sulla spalla&#8221;. Ma i giovani hanno bisogno di esempi, di fatti e non di &#8220;pacche sulle spalle&#8221; (in tutti i sensi!). Nè era, comunque, chiaro il tema: era una manifestazione per volere la caduta del Governo? Era contro il precariato, la riforma Gelmini e per la Gestione L&#8217;Aquila? E in ogni caso su molte di quelle proposte, come avrebbe potuto influire la caduta del Governo Berlusconi? Evidente, e permettetemi questa illazione maliziosa, che nesso si sarebbe potuto cogliere tra la caduta del Governo Berlusconi e il problema del precariato? Forse che la caduta di Silvio fosse il &#8220;toccasana&#8221; contro il precariato? Nessun dubbio, quindi, che parole-slogans come &#8221;Repressione&#8221;, il &#8220;Precariato&#8221; nella loro suggestività di &#8220;concetti pigliatutto&#8221; funzionavano come armi esclusivamente demagogiche e politiche, funzionali alla protesta contro Berlusconi, nel quale ogni argomento di protesta veniva impunemente strumentalizzato. La tragedia, però, è che martedì, in nome di questa ribellione, ci sono stati 50 feriti tra le forze dell&#8217;Ordine! Un caso? Un effetto collaterale non voluto? Se può sembrare azzardato parlare di &#8220;dolo eventuale&#8221;, ovvero di &#8220;messa in conto&#8221;  delle violenze, certamente gli organizzatori della manifestazione non sono esenti da &#8220;colpa grave&#8221;, perchè la comprensione/indulgenza verso la violenza della manifestazione può favorire la legittimazione della violenza politica; e questo in perfetta corrispondenza all&#8217;antiberlusconismo radicale. Se Silvio, infatti, è una specie di &#8220;bandito&#8221;, se davvero ha importato uno Stato-Mafia nel territorio italiano, ogni mezzo di resistenza è lecito e consentito. Purtroppo, sono convinto che la manifestazione abbia segnato un &#8220;punto di non ritorno&#8221; nel senso dell&#8217;emulazione della violenza nelle manifestazioni politiche: non lo dico per invocare un nuovo &#8220;03 gennaio&#8221;, ma certo si sa i <em>media</em> hanno le loro esigenze e se la &#8220;violenza politica&#8221; rende dal punto di vista mediatico &#8230; è fatta! Già ci sono precedenti inquietanti come i lacrimogeni contro Bonanni alla festa del PD di Torino &#8230; Credo, quindi, che questa demagogia sta fruttando dei perversi risultati, e forse siamo solo all&#8217;inizio di una spirale che temiamo non finirà.  Certo, se abbiamo deciso di segnare per il Paese un passo avanti verso la barbarie, lo abbiamo fatto, siamo sinceri.  Anche perchè la morale che un cittadino comune può trarre da avvenimenti come quello di martedì è una sola: in politica conta chi sa usare la violenza. Un <em>modus agendi</em> che in fondo legittima indirettamente la Camorra, la Mafia etc. come possibili &#8220;interlocutori sociali&#8221;: chi meglio di loro può essere bravo nell&#8217;usare la violenza e la guerriglia? Forse che abbiamo dimenticato che la Camorra (lo insegna Saviano) nelle minime proteste dei cittadini contro lo Stato (vedi rifiuti) è sempre in lizza nel caricare i facinorosi in manifestazioni di protesta? Abbiamo dimenticato che la <em>jacquerie</em> è una potente arma che la Camorra, ad esempio, usa per trovare seguito popolare? E&#8217; buffo che questa imitazione della Camorra venga da giovani che verosimilmente ammirano Saviano e il suo impegno anti-camorra. Ma si sa: una volta entrati nella spirale della &#8220;manipolazione ideologica&#8221; e deposto lo spirito critico, tutto è possibile.</p>
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		<title>Aspettando Gianfranco</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Nov 2010 00:47:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2010/11/07/aspettando-gianfranco/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/11/FLI-perugia-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="FLI perugia" title="FLI perugia" /></a>(Redazione) Un guasto tecnico ci ha impedito di aggiornare il sito, il quale da oggi torna in funzione. Ci scusiamo per l&#8217;inconveniente.
di Giorgio Frabetti-  Gianfranco stacca o no la spina al Governo Berlusconi? E&#8217; ormai diventata consuetudine monotona della politica italiana: come se in Italia non ci fosse altro problema. C&#8217;è molta attesa, quindi, per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-5489" title="FLI perugia" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/11/FLI-perugia.jpg" alt="FLI perugia" width="462" height="345" />(Redazione) Un guasto tecnico ci ha impedito di aggiornare il sito, il quale da oggi torna in funzione. Ci scusiamo per l&#8217;inconveniente.</strong></p>
<p>di <strong>Giorgio Frabetti</strong>-  Gianfranco stacca o no la spina al Governo Berlusconi? E&#8217; ormai diventata consuetudine monotona della politica italiana: come se in Italia non ci fosse altro problema. C&#8217;è molta attesa, quindi, per le prese di posizione che il leader di Futuro e Libertà assumerà in questa convention di Perugia, che dovrebbe contribuire a consolidare e rafforzare ulteriormente il profilo politico della nuova formazione costituitasi a seguito della scissione da <em>Popolo delle Libertà</em> questo agosto. Come sempre in questa analisi credo serva &#8220;fare la tara&#8221; alle dichiarazioni, per soppesare &#8220;il buon grano&#8221; dalla &#8220;zizzania&#8221;, ovvero per comprendere fino a che punto le parole bellicose verso Berlusconi spese da Fini e da alcuni dei suoi (Granata, Bocchino) preludono a veri e proprie decisioni &#8220;di rottura&#8221; o siano solo uno dei tanti bluff che servono &#8230; a spaventare le passare. Siamo moderatamente propensi a convenire con quest&#8217;ultima valutazione. Dobbiamo comunque registrare che i giochi politici sono molto meno definiti di quanto traspare dalle cronache e che i rapporti Berlusconi-Fini sono del tutto aperti. Ora, che siamo alla vigilia di elezioni anticipate ci sentiamo di escluderlo anche in questa occasione. Già in altre occasioni, infatti, avemmo modo di dire che è interesse di Fini che il Governo duri (vedi <em>Nè con te, nè senza tè</em> del 04/07 u.s.) e che non ci sia nell&#8217;immediato una crisi di governo. L&#8217;interesse primario di Fini è cioè giungere ad una OPA ostile sul PDL per riallinearne a sè la <em>leadership</em>; rinunciato sostanzialmente alla conquista della <em>leadership</em> all&#8217;interno del Partito, preclusa per Fini la possibilità di un&#8217;investitura &#8220;plebiscitaria&#8221; per via elettorale (dato che è assai improbabile che correndo da solo possa realizzare più della metà dei voti già di AN), a Fini resta aperta solo una strategia di tipo &#8221;consociativo&#8221; per logorare Berlusconi, ovvero approfittare dell&#8217;attuale dote di deputati, che rende attualmente FLI determinante sia per maggioranze con Berlusconi sia per maggioranze senza Berlusconi. I punti di questa strategia sono già stati illustrati altrove e su di essi pertanto non mi dilungherò: basterà dire che questa strategia per portare frutti politici presuppone la continuità del Governo Berlusconi rispetto al quale, quindi, Fini non può avere interesse alla sua destituzione immediata. E che nulla nella strategia finiana sia effettivamente mutato lo dimostrano le dichiarazioni rilasciate oggi ai giornalisti da Bocchino all&#8217;apertura della Convention di Perugia: &#8220;Noi siamo perché proceda la legislatura e perché il presidente del Consiglio sia quello che ha vinto le elezioni&#8221;. Certo, questa strategia espone Fini al rischio che sia Berlusconi a forzare la mano e a chiedere le elezioni anticipate: in questo senso, però, la possibilità del Governo Tecnico e la conseguente emarginazione politica che ne conseguirebbe dovrebbe valere per Silvio come sufficiente deterrente per questa mossa. Non è da escludere, peraltro, che i toni relativamente concilianti tenuti da Silvio almeno in occasione del 04 novembre verso Fini (&#8221;Fini fa parte della maggioranza, nessuno lo ha escluso, è uscito lui&#8221;) si debbano leggere in questa chiave, ovvero come mancanza di interesse del <em>premier</em> ad andare a fondo in una richiesta (elezioni) impossibile <em>a priori</em>. Escluso anche un vero interesse della <em>Lega</em> ad elezioni a breve (almeno fino alla definitiva attuazione del federalismo fiscale), non si vede da chi e da cosa possa scaturire la molla delle elezioni anticipate. Che una simile richiesta trapeli, anche se non come richiesta politica ufficiale, ma come vistoso messaggio mediatico da parte di Granata e soci, è circostanza che non può nemmeno anch&#8217;essa meravigliare più di tanto. La <em>kermesse</em> FLI, infatti, nasce dopo il &#8220;pasticcio&#8221; del &#8220;lodo Alfano costituzionale&#8221;,  e che costituisce un primo &#8220;scotto&#8221; negativo per il neonato movimento finiano. Sul &#8220;lodo Alfano costituzionale&#8221; Fini (già in sede di discorso di Mirabello) aveva aperto un&#8217; ipotesi di mediazione per Berlusconi sul versante Giustizia, che, però, si è sostanzialmente arenata da un lato sugli scogli tecnici sollevati dal Quirinale e dall&#8217;altro sullo scoglio politico rappresentato dalla prospettiva di un referendum confermativo, richiesto (nell&#8217;eventualità) da PD e IDV. E&#8217; evidente che Fini e i suoi temono questa eventualità: si teme, cioè, che l&#8217;elettorato boccerebbe il &#8220;lodo&#8221;, senza comprendere l&#8217; &#8220;antiberlusconismo politico e non radicale&#8221; di Fini (che non potrebbe mai arrivare al &#8220;punto di rottura&#8221; con Silvio per i motivi spiegati sopra). Di fronte ad un simile e non irrilevante scoglio, quindi, non può stupire se Fini e i suoi hanno aperto la convention di Perugia con toni minacciosi e antiberlusconiani, dando alla <em>kermesse</em> un significato rilevante, almeno nelle comunicazioni ufficiali, per la sorte del Governo. Ma è un&#8217;intransigenza verosimilmente tattica, per prendere tempo e per favorire la maturazione presso l&#8217;opinione pubblica delle tesi finiane: non rivolte a creare una &#8220;crisi al buio&#8221; di cui le prime vittime potrebbero essere le ambizioni di autonomia finiana. In ogni caso, l&#8217;intransigenza antiberlusconiana dei finiani di questi ultimi giorni che tanto ha fatto pensare ad un clima di prossima &#8220;crisi di governo&#8221; pare più motivata dall&#8217;esigenza dei finiani di non essere scavalcati da Di Pietro sull&#8217;antiberlusconismo. Nessuno, cioè, può toglierci dalla testa la sesnazione che le dichiarazioni dei finiani di questi giorni, nella loro apparente intransigenza, credo debbano essere intese come un &#8220;parlare a suocere perchè nuora intenda&#8221;; dove per &#8220;suocera&#8221; intendiamo il premier, mentre per &#8220;nuora&#8221; intendiamo Di Pietro. Non possiamo, cioè, ignorare che nella strategia finiana c&#8217;è un doppio livello di azione: se in un primo evidente livello la strategia l&#8217;interesse finiano è rivolto contro Berlusconi, al secondo livello la sua azione non può che essere rivolta a Di Pietro, il quale forse al  momento, costituisce il vero <em>competitor</em> di Fini è Di Pietro. I due si contendono lo stesso messaggio (l&#8217;antiberlusconismo) e lo stesso elettorato. Una simile competizione non può che favorire oggettivamente Silvio e favorire in prospettiva il logoramento di Fini e la sua marginalizzazione politica: Silvio cioè può giovarsi del fatto che l&#8217;elettorato medio può ritrovare un messaggio politico antiberlusconiano molto più chiaro e leggibile in Di Pietro che in Fini, le cui &#8220;manovre di palazzo&#8221;, pur politicamente superiori, possono &#8220;non bucare il video&#8221; e decretarne facilmente il logoramento. Certo, quando Fini riuscirà stabilmente a &#8220;bucare il video&#8221;, la sua strategia potrà dirsi davvero consolidata e protetta dal logoramento. Non è chiaro al momento se e come il <em>leader</em> FLI riuscirà nel medio periodo a &#8220;bucare il video&#8221; sottraendo la fiaccola antiberlusconiana a Di Pietro. L&#8217;impressione netta, però, è che i &#8220;toni duri&#8221; e la preponderanza dei &#8220;falchi&#8221; almeno alla vigilia della kermesse di Perugia servano a garantire nell&#8217;immediato al FLI uno spiccato <em>pedegree</em> antiberlusconiano dalla facile resa mediatica (ma non immediatamente politica).</p>
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		<title>Fiducia, tra gli equivoci</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 20:13:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Nazionale]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2010/09/29/fiducia-tra-gli-equivoci/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/09/848-silvio-berlusconi-thumb-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="848-silvio-berlusconi-thumb" title="848-silvio-berlusconi-thumb" /></a>di Giorgio Frabetti- Il Governo Berlusconi ha incassato la fiducia della Camera con 342 voti, con i voti determinanti dei finiani, cui si sono aggiunti i voti di Noi Sud, Transfughi UDC e API. Personalmente sono convinto che Silvio abbia invocato il voto, come fosse un “Giudizio divino”. In realtà, il voto, contro le intenzioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-5102" title="848-silvio-berlusconi-thumb" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/09/848-silvio-berlusconi-thumb.jpg" alt="848-silvio-berlusconi-thumb" width="404" height="302" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>- Il Governo Berlusconi ha incassato la fiducia della Camera con 342 voti, con i voti determinanti dei finiani, cui si sono aggiunti i voti di <em>Noi Sud</em>, Transfughi UDC e API. Personalmente sono convinto che Silvio abbia invocato il voto, come fosse un “Giudizio divino”. In realtà, il voto, contro le intenzioni di Silvio, ha certificato il “peso determinante” dei finiani nella maggioranza e ha rivelato la debolezza (momentanea) di Silvio, messo “sotto scacco” da FLI e incapace di sottrarsi alla morsa della “convivenza coatta” in cui lo vuole costringere Fini. Non tutto, però, è chiaro nelle vicende politiche di questi giorni: perché Berlusconi non ha tentato il colpo grosso e non ha sfidato Fini sul terreno che lui teme di più, le elezioni anticipate? E poi, un simile <em>test</em> di fedeltà sui finiani avrebbe potuto riuscire con maggiori probabilità, se Berlusconi avesse escluso il voto di fiducia: solo senza fiducia, i finiani avrebbero potuto parlare più liberamente, tradirsi più facilmente nella loro reale avversione a Berlusconi: cosa oggi rivelata da “scheggie impazzite” come l’ On. Barbareschi, ovvero l’On. Granata, che ha votato contro e ha preteso di cavarsi d’impaccio (maldestramente) motivando la sua sfiducia come “gesto simbolico” (se Fini non lo redarguisce certo i problemi con Silvio riprenderanno a breve …). Invece, con il voto di fiducia annunciato da ieri sera, i finiani si sono subito (e pelosamente!) allineati alla disciplina di maggioranza, vanificando alla fine la funzione di chiarificazione che Berlusconi si riprometteva di ottenere con il voto. Perché questo? Molto probabilmente, Berlusconi, mentre ostenta autoritarismo, in realtà piega la testa: e del resto, come potrebbe adesso dire di no a Fini che gli ha promesso lealtà nell’approvazione del lodo Alfano-bis in versione di legge costituzionale? Come può Berlusconi può dire di no, specie per la scadenza prossima del “legittimo impedimento”; sul quale, per di più pende il giudizio di costituzionalità davanti alla Consulta? Il voto di oggi, quindi, si è ritorto contro Berlusconi: d’ora in avanti, Fini potrà agire indisturbato nella sua strategia di di disturbo verso Berlusconi e il PDL, per conseguirne la <em>leadership</em>. Si sarebbe potuto evitare questa situazione? Credo che Berlusconi in questa vicenda non abbia brillato per capacità di sintesi politica: un guaio e una contraddizione in termini, perché se c’è un organismo che fin dal discorso del “Predellino” avrebbe questa vocazione alla sintesi è proprio il PDL! Un’impressione questa, decisamente palpabile anche nel discorso del <em>premier</em> oggi alla Camera: non era possibile, infatti, ascoltare i suoi discorsi sulla Salerno-Reggio Calabria, sulle “grandi opere”, sulle prospettive di rilancio dell’economia, senza avvertire almeno un certo quale “straniamento”. Certo, Berlusconi oggi è rimasto fedele a sé stesso, alla “narrativa del fare” e nessuno gli disconosce l’onestà e la buona fede di aver mantenuto fede, aldilà dei normali errori, a questo stile di governo. Ciononostante, mi sarebbe piaciuto un Berlusconi meno “Dirigente d’Azienda” e più “Aldo Moro”, più bizantino: perché oggi è sui bizantinismi e sui machiavellismi che Fini sta insidiando la <em>leadership</em> berlusconiana e la sta mettendo alla prova. E purtroppo, la sensazione è che Berlusconi, da quel bravo “imprenditore prestato alla politica”, oggi abbia accusato il colpo davanti al tatticismo finiano: i due ormai appartengono a mondi diversi e parlano linguaggi differenti, estranei. Fini, da “politico classico” ha nel suo DNA la logica “amico/nemico” nella conduzione del gioco politico; Berlusconi (che politico non è) quella stessa logica non la sa cogliere, se non per quanto gli è e gli è stato funzionale alla sua geniale “macchina spettacolare” (ad es. la mobilitazione contro i Comunisti, il “predellino” etc.). L’insofferenza di Silvio per le liturgie della politica (vissuta come eterno “teatrino”) forse spiega l’esito opaco e poco brillante della fiducia di oggi che chiude (per il momento in negativo per il <em>premier</em>) la controversia Fini-Berlusconi, nata il 22 aprile alla Direzione PDL. Non è il momento di fare previsioni e dire se questa crisi sia strutturale o solo di un momento. Certo, è che il Governo può solo dare una prova di forza deponendo le chiacchiere e le camarille politiche e mettersi al lavoro per il bene del Paese.</p>
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		<title>Il Quirinale e il &#8220;Decreto Regionali&#8221;: una prova di &#8220;buon senso&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 14:37:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[bipartisan]]></category>
		<category><![CDATA[decreto liste]]></category>
		<category><![CDATA[di pietro]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni regionali 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2010/03/07/il-quirinale-e-il-decreto-regionali-una-prova-di-buon-senso/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/03/200px-Presidente_Napolitano-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="200px-Presidente_Napolitano" title="" /></a>(Redazione) A seguito delle discussioni insorte sulla legittimità/opportunità che un Decreto-legge del Governo intervenisse sulle regole di presentazione delle liste in corso d&#8217;opera, a seguito della decisione del Governo Berlusconi di favorire la riammissione delle liste escluse con un proprio &#8220;decreto interpretativo&#8221; (sul quale si sono anche aperte molte discussioni sul versante tecnico-giuridico), siamo a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="background: #f3f3f3"><span style="font-size: 9.5pt;color: black;font-family: 'Arial','sans-serif'"><img class="alignleft size-full wp-image-3563" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/03/200px-Presidente_Napolitano.jpg" alt="200px-Presidente_Napolitano" width="200" height="261" /><strong>(Redazione) A seguito delle discussioni insorte sulla legittimità/opportunità che un Decreto-legge del Governo intervenisse sulle regole di presentazione delle liste in corso d&#8217;opera, a seguito della decisione del Governo Berlusconi di favorire la riammissione delle liste escluse con un proprio &#8220;decreto interpretativo&#8221; (sul quale si sono anche aperte molte discussioni sul versante tecnico-giuridico), siamo a riportare e motivazioni che hanno spinto il Quirinale alla promulgazione del Decreto stesso, sotto forma di risposta a istanze e obiezioni di cittadini perplessi. La lettura del testo originale del Presidente Napolitano vale di più di qualsiasi commento: finalmente una prova di &#8220;buon senso&#8221; come auspicato. </strong></span></p>
<p style="background: #f3f3f3"><span style="font-size: 9.5pt;color: black;font-family: 'Arial','sans-serif'"><span style="font-size: 9.5pt;color: black;font-family: 'Arial','sans-serif'">Signor Presidente della Repubblica, <span style="font-size: 9.5pt;color: black;font-family: 'Arial','sans-serif'">le chiedo di non firmare il decreto interpretativo proposto dal governo in quanto in un paese democratico le regole non possono essere cambiate in corso d&#8217;opera e a piacimento del governo, ma devono essere rispettate da tutte le componenti politiche e sociali per la loro importanza per la democrazia e la vita sociale dei cittadini italiani.<br />
Confidando nella sua serenità e capacità di giudizio per il bene del Paese e nel suo alto rispetto per la nostra Costituzione.<br />
Cordiali saluti<br />
<strong><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Alessandro Magni</span></strong></span><br />
</span></span></p>
<p style="background: #f3f3f3"><span style="font-size: 9.5pt;color: black;font-family: 'Arial','sans-serif'">Signor Presidente Napolitano,<br />
sono a chiederle di fare tutto quello che lei può per lasciarci la possibilità di votare in Lombardia chi riteniamo che ci possa rappresentare. Se così non fosse, sarebbe un grave attentato al diritto di voto.<br />
In fede<br />
<strong><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">M. Cristina Varenna</span></strong></span></p>
<p style="background: #f3f3f3"><em><span style="font-size: 9.5pt;color: black;font-family: 'Arial','sans-serif'">Egregio signor Magni, gentile signora Varenna,</span></em><em><span style="font-size: 9.5pt;color: black;font-family: 'Arial','sans-serif'"><br />
<em><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">ho letto con attenzione le vostre lettere e desidero, vostro tramite, rispondere con sincera considerazione per tutte le opinioni dei tanti cittadini che in queste ore mi hanno scritto. </span></em><br />
<em><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Il problema da risolvere era, da qualche giorno, quello di garantire che si andasse dovunque alle elezioni regionali con la piena partecipazione dei diversi schieramenti politici. Non era sostenibile che potessero non parteciparvi nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo, per gli errori nella presentazione della lista contestati dall&#8217;ufficio competente costituito presso la corte d&#8217;appello di Milano. Erano in gioco due interessi o &#8220;beni&#8221; entrambi meritevoli di tutela: il rispetto delle norme e delle procedure previste dalla legge e il diritto dei cittadini di scegliere col voto tra programmi e schieramenti alternativi. Non si può negare che si tratti di &#8220;beni&#8221; egualmente preziosi nel nostro Stato di diritto e democratico. </span></em><br />
<em><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Si era nei giorni scorsi espressa preoccupazione anche da parte dei maggiori esponenti dell&#8217;opposizione, che avevano dichiarato di non voler vincere &#8211; neppure in Lombardia &#8211; &#8220;per abbandono dell&#8217;avversario&#8221; o &#8220;a tavolino&#8221;. E si era anche da più parti parlato della necessità di una &#8220;soluzione politica&#8221;: senza peraltro chiarire in che senso ciò andasse inteso. Una soluzione che fosse cioè &#8220;frutto di un accordo&#8221;, concordata tra maggioranza e opposizioni?</span></em><br />
<em><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Ora sarebbe stato certamente opportuno ricercare un tale accordo, andandosi al di là delle polemiche su errori e responsabilità dei presentatori delle liste non ammesse e sui fondamenti delle decisioni prese dagli uffici elettorali pronunciatisi in materia. In realtà, sappiamo quanto risultino difficili accordi tra governo, maggioranza e opposizioni anche in casi particolarmente delicati come questo e ancor più in clima elettorale: difficili per tendenze all&#8217;autosufficienza e scelte unilaterali da una parte, e per diffidenze di fondo e indisponibilità dall&#8217;altra parte.</span></em><br />
<em><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Ma in ogni caso &#8211; questo è il punto che mi preme sottolineare &#8211; la &#8220;soluzione politica&#8221;, ovvero l&#8217;intesa tra gli schieramenti politici, avrebbe pur sempre dovuto tradursi in soluzione normativa, in un provvedimento legislativo che intervenisse tempestivamente per consentire lo svolgimento delle elezioni regionali con la piena partecipazione dei principali contendenti. E i tempi si erano a tal punto ristretti &#8211; dopo i già intervenuti pronunciamenti delle Corti di appello di Roma e Milano &#8211; che quel provvedimento non poteva che essere un decreto legge.</span></em><br />
<em><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Diversamente dalla bozza di decreto prospettatami dal Governo in un teso incontro giovedì sera, il testo successivamente elaborato dal Ministero dell&#8217;interno e dalla Presidenza del consiglio dei ministri non ha presentato a mio avviso evidenti vizi di incostituzionalità. Né si è indicata da nessuna parte politica quale altra soluzione &#8211; comunque inevitabilmente legislativa &#8211; potesse essere ancora più esente da vizi e dubbi di quella natura.</span></em><br />
<em><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">La vicenda è stata molto spinosa, fonte di gravi contrasti e divisioni, e ha messo in evidenza l&#8217;acuirsi non solo di tensioni politiche, ma di serie tensioni istituzionali. E&#8217; bene che tutti se ne rendano conto. Io sono deciso a tenere ferma una linea di indipendente e imparziale svolgimento del ruolo, e di rigoroso esercizio delle prerogative, che la Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica, nei limiti segnati dalla stessa Carta e in spirito di leale cooperazione istituzionale. Un effettivo senso di responsabilità dovrebbe consigliare a tutti i soggetti politici e istituzionali di non rivolgersi al Capo dello Stato con aspettative e pretese improprie, e a chi governa di rispettarne costantemente le funzioni e i poteri.</span></em><br />
<em><span style="font-family: 'Arial','sans-serif'">Cordialmente</span></em></span></em></p>
<p style="background: #f3f3f3"><em><strong><span style="font-size: 9.5pt;color: black;font-family: 'Arial','sans-serif'">Giorgio Napolitano</span></strong></em></p>
<p style="background: #f3f3f3"><strong><span style="font-size: 9.5pt;color: black;font-family: 'Arial','sans-serif'">PS. Inquietanti ed eversive appaiono le parole di Antonio Di Pietro, leader IDV, quando chiede la &#8220;messa in stato d&#8217;accusa&#8221; del Presiente Napolitano (cosa surreale, perchè in una democrazia come la Nostra, il Decreto può benissimo essere sottoposto al sindacato della Consulta se lo si ritiene illegittimo). Purtroppo, le dichiarazioni di Di Pietro ci convincono che l&#8217;anti-politica in Italia, dopo aver puntato ad erigere una &#8220;grande muraglia&#8221; tra maggioranza ed opposizione, punta all&#8217;<em>esclation</em> del <em>filybustering</em> e alla delegittimazione del Capo dello Stato per ragioni di parte (dopo non essere riuscita a delegittimare il Presidente del Consiglio). Vigiliamo, perchè questo scempio alle Istituzioni Rappesentative non sia perpetrato.</span></strong></p>
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		<title>Di Pietro: ovvero la “sindrome regressiva” della “transizione italiana”</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 23:17:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[di pietro]]></category>
		<category><![CDATA[italiadeivalori]]></category>
		<category><![CDATA[transizione italiana]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2010/01/14/di-pietro-ovvero-la-%e2%80%9csindrome-regressiva%e2%80%9d-della-%e2%80%9ctransizione-italiana%e2%80%9d/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/01/Antonio_Di_Pietro_21-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="Antonio_Di_Pietro_2" title="" /></a>di Giorgio Frabetti- Non è da oggi, ma è evidente a tutti, dall’inizio di questa legislatura, che il vero avversario politico di Silvio Berlusconi non è il PD (pure nato istituzionalmente con questa ambizione) ma l’IDV di Antonio Di Pietro. Sul punto, si deve dire, senza tema di passare per ipocriti o retorici, che la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-3102" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/01/Antonio_Di_Pietro_21-202x300.jpg" alt="Antonio_Di_Pietro_2" width="202" height="300" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>- Non è da oggi, ma è evidente a tutti, dall’inizio di questa legislatura, che il vero avversario politico di Silvio Berlusconi non è il PD (pure nato istituzionalmente con questa ambizione) ma l’IDV di Antonio Di Pietro. Sul punto, si deve dire, senza tema di passare per ipocriti o retorici, che la conflittualità Berlusconi-Di Pietro è iscritta nelle direttrici storiche della cd. II Repubblica e della fase di transizione politica apertasi di conseguenza: a Berlusconi, cioè, che rappresenta la risposta costruttiva e “politica” a questa fase di transizione, sta un Di Pietro, che incarna la risposta “giustizialista” e “antipolitica”: in altre parole, all’istanza storica propulsiva e di avanguardia (oggi incarnata dal “berlusconismo”), si contrappone l’istanza storica regressiva e di retroguardia (oggi incarnata dal “dipietrismo”), particolarmente dura, oltrechè radicalizzata dalla grave crisi economica, che il Paese sta attraversando.   </p>
<p>Una simile situazione affonda nella crisi politica del 1992-93 , da cui convenzionalmente si fa partire la II Repubblica e nell’ondata “giustizialista” ed “antipolitica” creatasi attorno all’iniziativa giudiziaria delle Toghe Milanesi passata alla storia come <em>Mani Pulite</em> (PAOLO FLORES D’ARCAIS, <em>La Rivoluzione Liberale di Mani Pulite</em>, nel numero 01/20/02 di <em>Micromega</em>). Da allora, come noto, nella politica italiana, si è creato il circuito perverso, per cui i partiti necessitano, per governare, di una “duplice legittimazione”(vedi GIULIO TREMONTI, <em>Lo Stato criminogeno</em>,<strong> </strong>Parte I, cap. III, par. 8): una elettorale (tradizionale) e l’altra giudiziale. In questo quadro, certamente, <strong><em>Forza Italia</em> e IDV</strong> detengono un primato storico specialissimo: entrambi, infatti, sono stati, per così dire, legittimati da <em>Mani Pulite</em> e dall’ondata giustizialista; <strong>tali</strong> <strong>partiti</strong>, cioè,<strong> devono più degli altri la loro esistenza politica all’ondata giustizialista del 1992-93</strong>.</p>
<p>Un tale “debito di legittimazione” è da allora duramente pagato da tutte le forze politiche: si direbbe, “il giustizialismo prende, il giustizialismo toglie”. Come noto, <em>Forza Italia</em> pagò da subito il suo “debito di legittimazione”: poco dopo l’insediamento di Berlusconi, infatti, il <em>premier</em> Berlusconi cadde “vittima” di una campagna giudiziaria senza precedenti per intensità e accadimento, e le disgrazie giudiziarie del premier alimentarono da subito la “canea” politica dell’opposizione che, alleatasi alla <em>Lega</em>, rovesciò il <em>premier</em>. A sua volta, Prodi nel 2008 cadde per vicende legate alle indagini sul Ministro della Giustizia Mastella, ma che indirettamente coinvolgevano il <em>premier</em> dell&#8217;<em>Ulivo</em> anche come indagato per le inchieste <em>Why Not</em> di Catanzaro. Di qui, la curiosa “pendolarità” della politica italiana, per cui la dialettica politica non tende a svolgersi tra maggioranza e opposizione parlamentare, quanto tra maggioranza e “antipolitica” giustizialista.</p>
<p>Segno evidente che la “rottura” di <em>Mani Pulite</em> <strong> </strong>non ha ancora creato quel nuovo assetto per un’ordinata dialettica politica che si auspicava nel segno del bipolarismo; segno, quindi, che la politica è ancora “impantanata” nelle pastoie di una transizione che pare non finire.</p>
<p>Allo stato attuale, è di nuovo<em> Berlusconi </em>il politico più di tutti “nell’occhio del ciclone”, oggi più vulnerabile (più di quanto si creda) alle “imboscate” “giustizialiste in generale e dipietriste, in particolare. Una tale possibile fonte di debolezza, però, non scaturisce solo dalla circostanza (ovvia) che Berlusconi è l’uomo politico più importante del momento (ed appare, pertanto, naturale “bersaglio” delle forze di opposizione), quanto dalla circostanza che <strong>oggi più facilmente che in altri tempi (complice la crisi economica)</strong> possono venire al pettine i nodi irrisolti della &#8221;transizione&#8221; incompiuta e meglio e più facilmente <strong>possono </strong>di conseguenza<strong> sorgere nell’elettorato medio malcontento e malumore sui frutti economici di quel “nuovo corso liberale/liberista” della politica italiana, iniziato da Berlusconi </strong>con la sua “discesa in campo” nel 1994 e del quale l’attuale <em>premier</em> è stato tra le più lucide e impegnate avanguardie (vedi il mio La Destra del futuro &#8230; in <em>Arezzopolitica</em> del 16/11/2009).</p>
<p>Come noto, infatti, il movimento berlusconiano sorge, da un lato, come moto di  “risposta/scommessa” al vuoto politico lasciato da una classe dirigente (dominata dal “consociativismo” DC-Sindacati-PCI) che non aveva saputo accollarsi in modo trasparente una svolta politica nel segno del rigore monetario; e, dall’altro, come riscoperta dello “spirito liberale” in chiave di antidoto ad uno Stato Sociale che sta razionando massicciamente le sue risorse e si sta avviando ad una “politica degli spiccioli” (sono parole di Margaret Thatcher: vedi Dahrendorf: nel saggio <em>La Libertà che cambia</em>, 1978). Ora, un simile processo ha sempre trovato grandi risacche di resistenza e di rigetto, in fette estese di elettorato italiano, specie di quello che, formatosi sotto l’influsso del Socialismo e del Comunismo, non accetta per principio ideologico il “razionamento” dello Stato Sociale. E non è stato un caso, quindi, se, fino alle elezioni politiche del 2006, l’avversario più ovvio e naturale di Berlusconi era stato il vetero-comunismo, specie PRC con Bertinotti (e curiosamente, quando era PRC a monopolizzare l’opposizione a Berlusconi, Di Pietro conseguiva risultati elettorali modesti!).</p>
<p>Non va, però, al riguardo dimenticato che Berlusconi finora ha potuto presentarsi come naturale e più spinta “avanguardia” di questo “nuovo corso politico”, perché era espressione di un territorio (il Nord) storicamente più ricco e più avanzato, e, quindi, più in grado di recepire istanze politiche più “avanzate” nel segno della <em>governance </em>di contro alle sirene &#8220;regressive&#8221; (<em>Rifondazione</em> e dintorni).<em> </em>Ora, se la crisi economica comincia ad erodere la base sociale media e produttiva di questo omogeneo blocco economico-sociale, di cui finora il centro-destra è stato parte organica (segni vengono dalla protesta da parte dei cd. “padroncini” del Varesotto della mancanza di “ammortizzatori sociali” adeguati, dai problemi della Dalmine a Bergamo, storica base leghista …), il percorso politico di centro-destra può venirne seriamente danneggiato (e, in prospettiva, anche inesorabilmente e definitivamente!): e un simile malcontento, se ieri non avrebbe potuto sfociare nel massiccio voto a <em>Rifondazione Comunista</em>, oggi può essere facilmente intercettato da Di Pietro (e, del resto, sul tentativo di Di Pietro di sfondare al Nord parla con chiarezza FILIPPO FACCI ne <em>L’Occidentale</em> del 06/12/2009, <em>Di Pietro sogna un centro reazionario</em>, a sua volta tratto da Filippo Facci, <em>Di Pietro</em>, pp. 460-464, Mondadori 2009).</p>
<p>Ora, non vi è chi non veda come <strong>un’eventuale rafforzamento elettorale di Di Pietro nelle fasce di elettorato medio tradizionalmente berlusconiane</strong>, decreterebbe contemporaneamente il declino di Berlusconi e<strong> </strong> <strong>la fine della più importante e compiuta prospettiva di riforma liberale della politica</strong>, nel segno della <em>governance</em>, ovvero <strong>della più avanzata occasione di progresso e di maturazione etico-politica che sia mai stata offerta all’Italia</strong>: forse <strong>la morte definitiva della prospettiva di una politica liberale in Italia, ispirata a pragmatismo, prospettiva dei risultati</strong>, refrattaria a prospettive utopiche, ideologiche e populiste nelle scelte economiche e del <em>Welfare</em>.  </p>
<p>Ciò che è più preoccupante, però, è che non pare profilarsi in Di Pietro una chiara alternativa di governo rispetto a Berlusconi: attualmente, cioè, sembra che il principale interesse di Di Pietro sia manterenere una posizione di semplice “regressione” rispetto ai progetti berlusconiani, interpretando, così, il ruolo di mera contestazione del <em>premier</em>, con netta propensione al <em>filybustering</em> politico: in altre parole, <strong>Di Pietro sembra proporsi esclusivamente come semplice  “parassita” degli (eventuali) insuccessi del centro-destra.</strong></p>
<p>In effetti, è conclamata <strong>nell’ IDV</strong> la totale <strong>assenza di una vera progettualità politica</strong>: questa assenza di progettualità, allo stato attuale, dipende prevalentemente dal fatto che IDV non dispone di una collocazione politico-ideologica definita, almeno all’interno delle classiche “famiglie politiche europee” (liberali, socialisti, popolari). Se, cioè, dietro Berlusconi c’è sempre stato un partito ideologicamente composito e vivace, ma con forte tensione progettuale nel segno del liberalismo pragmatico, viceversa, dietro Di Pietro c’è solo … Di Pietro (e, pare, la sua famiglia!).</p>
<p>Evidentemente tale carattere ideologicamente amorfo dell’IDV, se, da un lato, garantisce a Di Pietro un’utenza elettorale potenzialmente enorme, dall’altro, è anche verosimilmente alla base di quella mancanza di democrazia interna e di tensione programmatica, tanto lamentata dai militanti, i quali accusano il partito di essere una struttura organizzativa del tutto inconsistente (se non un “comitato d’affari”) e priva di quadri intermedi veramente credibili. Come denuncia <em>MicroMega</em>,  il Partito dell’<em>Italia dei Valori </em>viene accusato di essere un meccanismo esclusivamente asservito al più esasperato “culto della personalità” del <em>leader</em> Di Pietro e asservito ad una pratica organizzativa ispirata a “doppia morale”: in particolare, la rivista fa presente che a tanta polemica politica sui “parlamentari”  inquisiti e collusi del PDL, fa riscontro una strana e non spiegata tendenza dell’IDV di affidare cariche dirigenziali locali ad esponenti politici di dubbia moralità, per lo più provenienti dal “sottogoverno” di area ex-DC (UDEUR, UDC, Margherita, talora <em>Forza Italia</em>) con precedenti penali seri e addirittura patenti ascendenze massoniche (non male per chi deplora la “nuova P2″ al Governo!). Inoltre, all’interno del Partito di Di Pietro ormai non si contano le sezioni falcidiate dai commissariamenti, anche se da poco insediate da congressi del tutto regolari: il che disincentiva gli onesti, la società civile, proprio quegli esponenti a cui pure il partito tanto ostentatamente si rivolge (due sono gli articoli appositamente dedicati all’evoluzione dell’IDV. Da un lato, l’articolo di MARCO ZERBINO, <em>C’è del marcio in Danimarca- l’Italia dei valori, regione per regione</em>; dall’altro, l’intervista a LUIGI DE MAGISTRIS da parte del Direttore FLORES D’ARCAIS <em>Italia dei Valori Partito Uno e bino </em>in <em>Micromega</em>, 05/20/09).</p>
<p>In tutta questa debolezza programmatica e in tutta questa instabilità organizzativa, è comprensibile, quindi, che <strong>l’IDV attualmente non possa vivere senza additare il “nemico” (Berlusconi) e i suoi complici (l’area non intransigente del PD, forse Napolitano) ! </strong>In altre parole,<strong> il <em>filybustering</em> politico per l’IDV è l’unico vero surrogato all’assenza totale di progettualità politica</strong>, l’unica “coperta di fico” di un grave vuoto politico ed organizzativo del Partito stesso.</p>
<p>Non è un caso, pertanto, che Di Pietro, pure pronto al confronto anche più aggressivo con Berlusconi ed il centro-destra, non abbia mai proposto chiaramente la sua <em>leadership</em> come possibile candidatura al Governo del Paese; il che è tanto più contraddittorio, se si pensa che è proprio il <em>leader</em> di Montenero di Bisaccia la figura di punta del “fronte anti-berlusconiano”! Allo stesso modo, si deve valutare la circostanza (abbondantemente denunciata da <em>Micromega</em> nell’ottobre scorso) che l’IDV, se ormai si aggira sul 10% a livello nazionale, stenti a superare una media del 4% a livello locale, dove le implicazioni di gestione amministrativa sono più forti. Una simile circostanza appare molto eloquente, perchè è conseguenza inevitabile e coerente  dell’opzione antipolitica del leader IDV: la quale, per essere elettoralmente redditizia, (a livello operativo)  non può che sfociare in una “politica della mani nette”, evidentemente insostenibile da posizioni di Governo, dove ti devi “sporcare le mani” e dove la tua “purezza” è evidentemente più discutibile ed opinabile. A questo punto, non può stupire più di tanto che <strong>la posizione dipietrista </strong>finisca inevitabilmente per risolversi in una<strong> mera posizione negativa, non costruttiva </strong>(Un assunto, quest&#8217;ultimo, che risulta avvallato, nemmeno troppo indirettamente, dallo stesso Flores d’Arcais <em>Micromega</em>, 05/20/09, quando descrive l’espressione nazionale del voto ad IDV come “opposizione radicale a Berlusconi, anzi di un’<span style="text-decoration: underline">opposizione e basta, l’unica che oggi sia tale</span>. Senza tentazioni di inciucio e di sconti”<strong> </strong>in convergenza con FACCI citato). <strong> </strong></p>
<p>Sarebbe comunque colpevole sottovalutare Di Pietro, solo per queste abbastanza manifeste carenze. In altre parole, se la forza dell’IDV è poca e trascurabile come organizzazione di partito, deve considerarsi che la sua forza vera risiede in altri fattori: in primo luogo, nell’estrema personalizzazione della proposta politica attorno al Carisma-Di Pietro (una sorta di “berlusconismo rovesciato” molto astuto per invadere il bacino elettorale berlusconiano, con una tecnica che ricorda da vicino quella piratesca degli <em>hacker</em> di clonare <em>password</em>, siti <em>internet</em> …, ma che è tanto più necessitata tanto più il partito è instabile ed ideologicamente amorfo); in secondo luogo, nelle sue “quinte colonne” nella Magistratura e nella stampa (almeno quelle “zone grigie” dove i due ambiti comunicano, grazie ad una consuetudine di rapporti sviluppatasi almeno dagli anni del terrorismo in avanti (vedi<strong> </strong>VIOLANTE, <em>I cittadini, la legge e il Giudice</em>, ne <em>Storia d’Italia</em>, Annali 14,<em> legge Diritto Gistizia</em>, Giulio Einaudi Editori, 1998); in terzo luogo, nel “giustizialismo”: il quale, costituisce a tutta evidenza una via obbligata per un partito, che non pare pronto all’assunzione diretta di responsabilità di governo e trova a sua volta una facile &#8221;rendita di posizione&#8221; nell’eventuale appannamento della figura politica di Silvio Berlusconi.</p>
<p>Alla fine, con queste premesse, il risultato del <em>filybustering</em> dipietrista non porterebbe al governo un’opposizione responsabile e una reale alternativa politico-sociale al blocco berlusconiano, ma un&#8217; indistinta “antipolitica”, alimentata, senza prospettive costruttive, da poteri anonimi (stampa e magistratura) e che non potrebbe trovare altra fonte di legittimazione, se non nell&#8217; evocare lo spettro di una nuova <em>Tangentopoli</em> (come fosse un <em>Diluvio Universale</em> eternamente incomente sulla Penisola!).</p>
<p>La presenza politica di Di Pietro dimostra, senza possibilità di equivoco, che si è avverata la profezia di Giulio Tremonti, il quale, nel 1997, aveva preannunciato che il fantasma di <em>Tangentopoli</em> avrebbe continuato ad aggirarsi sulla scena politica italiana, ben oltre la fine della <em>Prima Repubblica</em>: “<strong><em>Tangentopoli</em> tornerà</strong>- aveva ammonito nel 1997 il Ministro dell’Economia-  <strong><em>se il sistema non produrrà un sostanziale e giusto risanamento dei conti pubblici e una nuova legislazione economica</em></strong>“ (<em>Lo Stato criminogeno</em>, cit.).</p>
<p>Dipende solo dal centro-destra fare da argine alla diffusione del ”<em>virus</em>-Di-Pietro” sul sistema politico italiano.<strong> Al dipietrismo inteso come “sindrome negativa/regressiva” (tesa a giovarsi parassitariamente dei mali del sistema politico, senza proporre nulla in alternativa) si risponde soltanto riscoprendo una sana progettualità politica che sappia guardare al futuro e porsi da avanguardia per il futuro</strong>: finora, solo il centro-destra ha saputo storicamente recepire ed interpretare con coerenza questa istanza di riforma della politica; per questo, solo il centro-destra oggi è in grado di essere la vera avanguardia nella modernizzazione della democrazia italiana. In particolare, il centro-destra allo stato attuale dispone della cultura politica più avanzata che oggi si possa ritrovare nel sistema politico italiano e che è del tutto carente in IDV. Pertanto, se il centro-destra saprà mantenere questo “primato politico di avanguardia” nel sistema politico italiano, potrà assorbire agevolmente il <em>filybustering</em> dipietrista; altrimenti, se si defilerà in un ruolo di mera retroguardia,  ne resterà impantanato.</p>
<p><strong>(Foto: Presidenza della Repubblica)</strong></p>
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		<title>Il Presidente Napolitano in mezzo alla &#8220;grande muraglia&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 17:42:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Nazionale]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2010/01/03/il-presidente-napolitano-in-mezzo-alla-grande-muraglia/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/01/Presidente_Napolitano-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="Presidente_Napolitano" title="" /></a>di Giorgio Frabetti- Non avrebbe potuto essere più esplicito e chiaro di così: «I cittadini italiani in tempi difficili come quelli attuali &#8211; ha detto il Presidente Giorgio Napolitano in chiusa del suo discorso - hanno bisogno di maggiore serenità e a questo bisogno devono corrispondere tutti coloro che hanno responsabilità elevate nella politica e nella società. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2956" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/01/Presidente_Napolitano-229x300.jpg" alt="Presidente_Napolitano" width="229" height="300" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>- Non avrebbe potuto essere più esplicito e chiaro di così: «I cittadini italiani in tempi difficili come quelli attuali &#8211; ha detto il Presidente Giorgio Napolitano in chiusa del suo discorso - hanno bisogno di maggiore serenità e a questo bisogno devono corrispondere tutti coloro che hanno responsabilità elevate nella politica e nella società. Serenità e speranza che sento di potervi trasmettere oggi con il mio augurio per il 2010». Senza possibilità di equivoco, la più alta Carica dello Stato deplora la &#8220;grande muraglia&#8221; (così recitava un efficace titolo di un libro di Bruno Vespa nel 2002) che, in questi anni, si è formata tra la maggioranza, guidata da Silvio Berlusconi, e l&#8217;opposizione e che, nell&#8217;ultimo scorcio del 2009, si è aggravata con l&#8217;aggressione a Berlusconi da parte dello squilibrato Tartaglia. Su questa scia, il Presidente ha incoraggiato maggioranza e opposizione a realizzare «una maggiore unità della nazione: un impegno che richiede ancora tempo e pazienza», anzitutto nella riforma della seconda parte della Costituzione: per «un più efficace funzionamento dello Stato e non possono essere bloccate da un clima di sospetto fra le forze politiche e da opposte pregiudiziali». In questa chiave, il Presidente ha richiamato le forze politiche a  seguire le procedure previste dalla stessa Costituzione, auspicando, come «essenziale»,  un «rinnovato ancoraggio» ai principi nazionali e raccomandando che «siano sempre garantiti equilibri fondamentali tra governo e Parlamento , tra potere esecutivo e legislativo e istituzioni di garanzia, e che ci siano regole in cui debbano riconoscersi gli schieramenti sia di governo sia di opposizione». Insomma, riforme largamente condivise.</p>
<p>Ovvio che il più del dibattito politico si incentrasse sull&#8217;esegesi di questi passaggi, evidentemente caldissimi, per l&#8217;estrema attualità delle polemiche sulle riforme costituzionali (vedi il <em>No pasaran</em> della Presidente PD Bindi, i timori di Scalfari per un &#8220;diciotto Brumaio&#8221; Berlusconiano) e sulla giustizia (processo breve, <em>in primis</em>).</p>
<p>Altrettanto prevedibilmente, le dichiarazioni del Capo dello Stato sono state messe &#8220;in mora&#8221; da parte di Antonio Di Pietro, il quale nel suo blog tuona: &#8220;Il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica ha messo &#8220;il vento in poppa alla barca dei pirati&#8221; che utilizzerà strumentalmente le dichiarazioni di chi rappresenta le istituzioni per distruggere e mortificare le stesse. La riprova l&#8217;abbiamo già perchè, al di là di insistenti richieste di dialogo con l&#8217;opposizione, questa maggioranza non ha fatto, né farà, un solo passo indietro dal proposito di ottenere, nel più breve tempo possibile, l&#8217;approvazione di leggi <em>ad personam</em> che assicurino l&#8217;impunità del Presidente del Consiglio&#8221;.</p>
<p>Personalmente, riteniamo che i citati passaggi del discorso di fine anno del Presidente della Repubblica vadano valutati sotto due versanti (tra loro connessi): <strong>01)</strong> Quale sia il tipo di convergenza/auspicato dal Presidente della Repubblica tra maggioranza e opposizione; <strong>02)</strong> Se tale convergenza trovi l&#8217;effettiva disponibilità nelle forze politiche.</p>
<p><strong>01)</strong> <strong>Quale tipo di convergenza: </strong>Il Presidente non si è &#8220;sbottonato&#8221; rispetto ad indicazioni &#8220;operative&#8221; (nè poteva farlo nel Discorso di fine anno) : ha però significativamente auspicato un assetto del sistema politico improntato a &#8220;riconoscimento&#8221; tra le Parti in gioco: in altre parole, centro-destra e centro-sinistra, pur avversari, devono considerarsi avversari &#8220;legittimi&#8221;. Evidente, quindi, l&#8217;insofferenza di Di Pietro, il quale, nella sua battaglia politica, essenzialmente incentrata sul <em>filybustering</em> politico, ha sempre cavalcato l&#8217; &#8220;illegittimità&#8221; di Berlusconi come avversario politico. Senza ulteriori esegesi, Napolitano ha auspicato un consolidamento del bipolarismo, contro l&#8217;intransigentismo politico. In ogni caso, Napolitano è uno di quei Presidenti che, in fatto di equilibri e garanzie tra maggioranza ed opposizione, ha sempre dato ampie lezioni al sistema politico, senza pervenire alle ingerenze (si direbbe da Prefetto Sabaudo-piemontese!) di Scalfaro (vedi il rapporto con il primo governo Berlusconi nel 1994), nè all&#8217;incerto atteggiamento notarile di un Ciampi, che, dopo un settennato defilato ed oscuro, oggi si scopre &#8220;antiberlusconiano&#8221; (vedi dichiarazioni recenti sul &#8221;processo breve&#8221;). Una grande lezione di equilibrio, Napolitano l&#8217;ha offerta nel luglio 2008 in occasione della promulgazione del &#8220;lodo Alfano&#8221;, quando ha raccomandato alla maggioranza di centro-destra, di accogliere la giurisprudenza costituzionale (sent. 24/2004) che aveva bocciato il precedente omologo &#8220;lodo Schifani&#8221;. Se non fosse intervenuta la Consulta a &#8220;sparigliare&#8221; il gioco, si sarebbe delineato un quadro politico, per quanto aspro, nel quale il dibattito sul &#8220;lodo Alfano&#8221; si sarebbe incanalato nell&#8217;orbita del <em>referendum</em> richiesto da Di Pietro e da IDV e lì, nella &#8220;conta&#8221; dei voti, si sarebbe decisa la sorte della legge. Un canale che certo avrebbe aperto una fase di pesante ed aspro confronto politico, ma certamente si sarebbe avuto un assetto più normale e trasparente della dialettica politica tra maggioranza ed opposizione; certo, più normale rispetto all&#8217;irrigidimento indotto sul sistema politico dalla Consulta con la sentenza sul medesimo &#8220;lodo&#8221; nell&#8217;ottobre scorso. Tale sentenza, cioè, ha prefigurato un anomalo ed inquietante commissariamento legislativo sulle riforme penali (ma in prospettiva anche costituzionali) decise dell&#8217;attuale maggioranza, non dissimile dal &#8220;commissariamento&#8221; di fatto esercitato dalla Consulta negli anni &#8216;90 sul <em>Codice di Procedura Penale</em> riformato del 1988. Un &#8220;commissariamento&#8221; tanto più sconcertante, perchè un simile condizionamento sull&#8217;attività legislativa verrebbe realizzato sotto il segno della tecnica giuridica e non sotto il segno della libera discussione parlamentare (avvallando, quindi, a livello istituzionale il <em>filybustering</em> di Di Pietro). Non è da escludere, quindi, che il Presidente auspichi un ritorno sui binari da lui indicati al tempo della promulgazione del &#8220;lodo Alfano&#8221;. Nè è da escludere che, se le cose stanno effettivamente così, la Consulta possa arrivare a rivedere la propria rigidità. </p>
<p><strong>02)L&#8217;effettiva disponibilità nelle forze politiche: </strong>Da un primo &#8220;florilegio&#8221; delle dichiarazioni politiche, uscite a commento delle dichiarazioni del Presidente della Repubblica, non pare riscontrarsi alcuna vera disponibilità dei partiti a recepire le indicazioni del Capo dello Stato.  Di Pietro, nel suo <em>blog</em>, dichiara il &#8220;dialogo&#8221; un &#8221;buon proposito&#8221;, ma frustrato -dice Di Pietro- dalla giacenza in Parlamento di molti disegni di legge per favorire gli interessi giudiziari e patrimoniali del Presidente del Consiglio: collaborare con una simile maggioranza significa, per il <em>leader</em> dell&#8217;IDV, &#8220;concorso in correità&#8221;, &#8220;inciucio&#8221;. In questo quadro, paiono non &#8220;fare storia&#8221; le dichiarazioni espresse dal PD tramite la Capogruppo Anna Finocchiaro: «Siamo pronti al confronto e disposti a discutere di tutto. Ma in Parlamento, alla luce del sole, nella sede più trasparente»: dichiarazioni di buona volontà moderata, ma destinate all&#8217;infertilità politica, almeno fino a quando il PD non riuscirà ad avere la meglio sull&#8217;IDV e a contenerne la concorrenza come forza egemone del centro-sinistra. Ma non è che sul versante del centro-destra si nutrano grandi aspettative ed illusioni sulle possibilità di dialogo con l&#8217;opposizione. Se Paolo Bonaiuti lascia aperto un generico spiraglio («c’è in tutti l’idea che la molla dell’odio debba finire e cedere il posto al dialogo e a un abbassamento dei toni») e se Maurizio Gasparri abbozza anche alcune linee operative possibili di collaborazione con l&#8217;Opposizione (&#8221;si può ripartire dalla bozza Violante&#8221;), le dichiarazioni di Brunetta, tese a prefigurare anche una riforma della prima parte della Costituzione e le dichiarazioni di Bossi tese a configurare una &#8220;Convenzione&#8221; (sorta di terza Camera del parlamento, dove discutere di riforme istituzionali) equivalgono ad una chiusura netta ad una prospettiva di dialogo. Nulla di strano che sia proprio il centro-destra il più scettico rispetto all&#8217;ipotesi di &#8220;dialogo&#8221;: come dialogare dopo che il <em>filybustering</em> prefigurato da Di Pietro ha trovato un avvallo nella Consulta? Come dialogare dopo la &#8220;virata giacobina&#8221; di Bindi e Di Pietro, a seguito dell&#8217;aggressione di Tartaglia? Difficile, quindi, pensare che le condizioni per un effettivo dialogo ci siano.</p>
<p>Personalmente, ci riconosciamo pienamente nelle parole del Presidente e nei suoi auspici riformatori; personalmente, riteniamo che le sue parole debbano essere sommamente ascoltate e rispettate come l&#8217;unica fonte (istituzionale) di argine e di moderazione contro l&#8217;attuale degenerazione del confronto politico all&#8217;insegna del <em>filybustering</em> e dell&#8217;intransigenza. Le dichiarazioni di Di Pietro ci preoccupano perchè, come tali, nel loro disconoscere non solo Berlusconi (ridotto a &#8220;criminale&#8221;, anzichè &#8220;avversario legittimo&#8221;), ma anche tutti gli sforzi di &#8220;opposizione costruttiva&#8221; (inciucio, concorso in correità), possono in fondo delegittimare  la stessa funzione arbitrale del Presidente della Repubblica. Ora, noi non abbiamo gli elementi per attribuire a Di Pietro questa effettiva intenzione, che aprirebbe una crisi istituzionale dagli effetti devastanti in un momento tanto delicato. Ci permettiamo comunque di dire che precedenti in questo senso ce ne sono: non possiamo dimenticare, ad esempio, il precedente delle dimissioni del Presidente Leone nel 1978 sotto l&#8217;effetto della campagna di denuncia della giornalista Cederna: quando, cioè, si intende perseguire una strategia politica all&#8217;insegna del <em>filybustering,</em> non si arretra nemmeno dal delegittimare la più alta carica dello Stato. Non vorremmo, quindi, che il 2010 fosse davvero l&#8217; &#8220;anno del Dragone&#8221;: dopo, cioè, un 2009 dominato dalle campagne su Noemi, d&#8217;Addario e soci contro il Presidente del Consiglio Berlusconi, non vorremo (per il bene dell&#8217;Italia) una stagione di attacchi giornalistici e di scandali contro il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Diciamo questo, consci che la &#8220;torsione&#8221; del sistema politico su Berlusconi ha già contagiato i livelli istituzionali, almeno la Corte Costituzionale con il &#8220;lodo Alfano&#8221;: non vorremmo che la stessa &#8220;torsione&#8221; coinvolgesse anche il Capo dello Stato.</p>
<p><strong>Tags:</strong> <em></em></p>
<p>&#8211;&gt;</p>
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		<title>Ad Arezzo è sbarcato Di Pietro</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Mar 2009 13:48:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica Nazionale]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2009/03/21/ad-arezzo-e-sbarcato-di-pietro/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2009/03/n1175846435_164515_5849200-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="n1175846435_164515_5849200" /></a>di Antonino Armao
E così anche ad Arezzo è sbarcato Di Pietro. Come quando dopo un naufragio si battono le spiagge per raccattare i relitti del bastimento, anche ad Arezzo i dipietristi setacciano il territorio per cannibalizzare quel che resta della sinistra antagonista. Buon appetito e auguri: i comunisti aretini sono ancora coriacei.
E veniamo al nostro. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2009/03/n1175846435_164515_5849200.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1183" title="n1175846435_164515_5849200" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2009/03/n1175846435_164515_5849200-300x247.jpg" alt="" width="300" height="247" /></a>di Antonino Armao</strong></p>
<p>E così anche ad Arezzo è sbarcato Di Pietro. Come quando dopo un naufragio si battono le spiagge per raccattare i relitti del bastimento, anche ad Arezzo i dipietristi setacciano il territorio per cannibalizzare quel che resta della sinistra antagonista. Buon appetito e auguri: i comunisti aretini sono ancora coriacei.<br />
E veniamo al nostro. Da quando è entrato in politica, preceduto da un sinistro tintinnio di manette, Antonio Di Pietro, il tribuno intransigente dell’Italia dei valori, ha sempre predicato la teoria delle “liste pulite”. A suo avviso, chiunque sia indagato dalla magistratura non dovrebbe essere candidato al Parlamento. È, questo, uno dei punti cardine del dipietrismo ed è la teoria che ha consentito l’incontro di piazza fra l’ex pm e l’antipolitica di Beppe Grillo.<br />
Lo ricorda Il Giornale, con l’articolata inchiesta che sbugiarda il tribuno di Montenero di Bisaccia: smentendo, infatti, uno dei punti cardine del partito giustizialista ha candidato alle europee l’ex pm ora indagato Luigi De Magistris.<br />
De Magistris è iscritto nel registro degli indagati della procura di Roma, i reati ipotizzati sono quelli di abuso di ufficio e di interruzione di pubblico servizio. L’inchiesta riguarda il ruolo svolto dall’ex pm nella “guerra fra le procure” di Catanzaro e Salerno. De Magistris con le sue inchieste “Poseidon”, “Why not” e “Toghe lucane” raggiunse una rapida e discussa notorietà, ma gli eccessi e le scorrettezze commessi nell’adempimento delle sue funzioni di pubblico ministero hanno determinato l’intervento disciplinare del Consiglio superiore della magistratura. che lo ha rimosso dall’incarico trasferendolo nella magistratura giudicante di Napoli. Proprio mentre il Csm lo stava giudicando, De Magistris si esibì ad AnnoZero per denunciare un oscuro complotto ai suoi danni, per impedirgli di fare il suo lavoro di magistrato. Di Pietro ha sempre difeso, contro tutte le critiche, il Csm, ma nel caso De Magistris ha fatto un’eccezione. Un’altra, più vistosa, eccezione l’ha fatta candidandolo alle europee.<br />
Perché? Forse perché il tribuno fiuta i personaggi capaci di eccitare le pulsioni antipolitiche dei giustizialisti. Crepi la coerenza, la grancassa è utile. D’altra parte, Di Pietro ha sempre usato due metri e due misure: uno rigido fino all’intransigenza per gli altri, un secondo, più flessibile e accomodante per se stesso. Per i suoi comportamenti e per i criteri di gestione del suo partito.<br />
È molto positivo che il dott. De Magistris sia entrato in politica perché, siccome già la faceva usando gli strumenti della giustizia, adesso la farà direttamente, ma senza fare danni rilevanti, che non siano quelli, modesti, derivanti dalle parole che pronuncerà.</p>
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		<title>Sondaggio: Frattini il ministro più amato. Il Pdl sale al 42%</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 16:14:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2008/12/11/sondaggio-frattini-il-ministro-piu-amato-il-pdl-sale-al-42/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://pub.tv2.no/multimedia/na/archive/00240/berlusconi-t_240342c.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>Redazione
E&#8217; rimasto stabile al 51% il consenso nel presidente del Consiglio e nell&#8217;esecutivo, mentre, in sette giorni, il Popolo della Libertà ha guadagnato un altro 0,5% salendo così al 42%. Ferma anche la fiducia nel leader del Partito Democratico Walter Veltroni, al 32%. Franco Frattini è il ministro più amato dai cittadini. Sono gli ultimissimi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Redazione</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://pub.tv2.no/multimedia/na/archive/00240/berlusconi-t_240342c.jpg"><img class="alignleft" src="http://pub.tv2.no/multimedia/na/archive/00240/berlusconi-t_240342c.jpg" alt="" width="396" height="210" /></a>E&#8217; rimasto stabile al 51% il consenso nel presidente del Consiglio e nell&#8217;esecutivo, mentre, in sette giorni, il Popolo della Libertà ha guadagnato un altro 0,5% salendo così al 42%. Ferma anche la fiducia nel leader del Partito Democratico Walter Veltroni, al 32%. Franco Frattini è il ministro più amato dai cittadini. Sono gli ultimissimi dati del sondaggio Consortium, realizzato martedì nove dicembre e diffuso in esclusiva da Affaritaliani.it.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Le informazioni sui provvedimenti per fronteggiare la crisi economica sono piaciute agli italiani&#8221;, spiega ad Affaritaliani.it Nicola Piepoli, presidente dell&#8217;istituto demoscopico. &#8220;Il piano anti-crisi ha convinto una grande fetta dei cittadini-elettori, tanto che il consenso sui singoli punti raggiunge livelli altissimi&#8221;. E ancora: &#8220;Si spiega così la fiducia nel presidente del Consiglio e nell&#8217;esecutivo, attualmente al 51% rispetto al 48 del 17 novembre. Non solo. Premier e governo hanno interrotto un trend negativo che durava ormai da qualche settimana&#8221;. E il segretario del Partito Democratico? &#8220;In sette giorni è rimasto stabile al 32%&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ministro più amato dagli italiani? Franco Frattini &#8220;batte tutti. Non offende nessuno e parla molto bene in pubblico&#8221;, afferma Piepoli. Non solo. &#8220;Nei momenti drammatici e di difficoltà come questo il ministero degli Esteri è rassicurante per i cittadini. Rappresenta in modo lodevole il Paese all&#8217;estero ed è anche estremamente efficiente in termini di rapporto con la cittadinanza&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-191"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Quanto alle intenzioni di voto non ci sono stati grandissimi cambiamenti rispetto alla settimana precedente. Il Centrodestra cresce ancora di mezzo punto dal 52 al 52,5%, grazie all&#8217;incremento del Popolo della Libertà al 42% dal precedente 41,5. La somma della Lega Nord e dell&#8217;Mpa vale ben il 10,5%. Il Partito Democratico ha perso mezzo punto in sette giorni, scendendo al 33,5% dal precedente 34; mentre l&#8217;Italia dei Valori è ferma al 5% (somma della coalizione 38,5). L&#8217;Udc di Casini si attesta al 4,5%. Pessima la situazione della sinistra radicale. Rifondazione Comunista e i Verdi sono all&#8217;1% e i Comunisti Italiani allo 0,5%. La Destra di Francesco Storace vale l&#8217;1%. Gli altri l&#8217;1.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sondaggio Consortium è stato realizzato martedì nove dicembre: campione di 2.000 casi. Campione rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne in base ai parametri ISTAT di sesso, età e macro-area di residenza; metodologia C.A.T.I.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mannheimer: il Pd ha perso un milione di voti in due settimane<br />
</strong>Il Partito Democratico ha perso circa un milione di voti negli ultimi quindici giorni, a causa dei conflitti interni e delle inchieste che hanno colpito le Amministrazioni comunali di Firenze e Napoli. E&#8217; il clamoroso risultato del sondaggio realizzato da Renato Mannheimer, presidente dell&#8217;ISPO, e diffuso in esclusiva da Affaritaliani.it.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il Partito Democratico, che era arrivato fino al 30% nei mesi scorsi, nelle ultime due settimane è sceso fino ad arrivare tra il 27 e il 28%&#8221;, afferma lo stesso Mannheimer. Ma dove sono finiti questi voti? &#8220;Sono andati un po&#8217; all&#8217;Italia dei Valori di Antonio Di Pietro e un po&#8217; sparsi. Abbiamo registrato anche una cresciuta del Popolo della Libertà, però, probabilmente, non è stato un flusso diretto dal Pd al Pdl&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Le cause di questa flessione dei Democratici &#8220;sono le questioni interne, i continui conflitti tra le varie anime del partito e anche le recenti vicende giudiziarie che hanno colpito il Pd in diversi comuni, da Napoli a Firenze&#8221;. In termini reali, quindi, &#8220;il Partito Democratico ha perso circa un milione di voti &#8216;virtuali&#8217; nel giro di quindici giorni&#8221;.</p>
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