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	<title>Arezzo Polis &#187; cittadinanza</title>
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	<description>Cultura politica, dibattito pubblico.</description>
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		<title>Immigrazione in Toscana: il cinismo politico della sinistra.</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 22:54:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2010/06/06/immigrazione-in-toscana-il-cinismo-politico-della-sinistra/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/06/cittadinanza_e_costituzione-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="cittadinanza_e_costituzione" title="cittadinanza_e_costituzione" /></a>di Antonino Armao
Rispondo all’intervento di Ismail Ademi (Issi per gli amici) sull’immigrazione clandestina non solo per contribuire a fare chiarezza sul tema da lui sollevato ma anche perché ci lega una amicizia maturata in una nota associazione cattolica di volontariato che si occupa di migranti.
Questo testimonia come le diverse visioni politiche finiscono poi per conciliarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-4232" title="cittadinanza_e_costituzione" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/06/cittadinanza_e_costituzione-300x300.jpg" alt="cittadinanza_e_costituzione" width="300" height="300" />di Antonino Armao</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Rispondo all’intervento di Ismail Ademi (Issi per gli amici) sull’immigrazione clandestina non solo per contribuire a fare chiarezza sul tema da lui sollevato ma anche perché ci lega una amicizia maturata in una nota associazione cattolica di volontariato che si occupa di migranti.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo testimonia come le diverse visioni politiche finiscono poi per conciliarsi davanti ai problemi reali e davanti al buon senso. E dimostra come le differenze sono spesso più apparenti che reali se il cinismo della politica non prende il sopravvento.</p>
<p style="text-align: justify;">La posizione del PdL sull’immigrazione è la stessa di quella del Governo. Le politiche migratorie hanno due principali obiettivi: garantire l’ordine e la sicurezza pubblica con il contrasto all’immigrazione clandestina; favorire l’accoglienza e l’integrazione degli immigrati regolari assicurando coesione sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">La Regione Toscana, per partito preso, invece, è andata nella direzione opposta.</p>
<p style="text-align: justify;">La legge regionale 29/2009 equipara, ai fini dell’accesso a fondamentali servizi sociali, e non solo di assistenza sanitaria di emergenza, i cittadini italiani e gli stranieri regolarmente presenti sul territorio regionale, agli stranieri clandestini presenti in Toscana.</p>
<p style="text-align: justify;">L’operazione tentata non è affatto umanitaria, ma cinicamente politica: coltivare il futuro voto degli immigrati.</p>
<p style="text-align: justify;">Le Regioni non hanno competenza legislativa in tema di immigrazione. La nostra Costituzione è chiarissima a riguardo. Essa stabilisce all’articolo 10 che la condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge statale in conformità delle norme e dei trattati internazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">L’articolo 117 della Costituzione è altrettanto chiaro. Esso stabilisce che lo Stato ha legislazione esclusiva in materia di immigrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la legge  29/2009 la Regione tenta di aggirare la Costituzione e di introdurre surrettiziamente in Toscana una cittadinanza legata solo ai diritti sociali che è una aberrazione storica e giuridica.</p>
<p style="text-align: justify;">Un pò per ignoranza e un pò per malafede si vuole immaginare un cittadino senza doveri ed esclusivamente percettore di diritti fra i quali il più ambito è il diritto di voto.</p>
<p style="text-align: justify;">Che sarebbe sicuramente l’ultimo strumento di integrazione e il primo elemento di disintegrazione di una comunità, ove esso venisse concesso con facilità e semplicità a quanti integrati già non fossero e non sentissero l’orgoglio di appartenere alla comunità che li accoglie.</p>
<p style="text-align: justify;">La cittadinanza non è un diritto, ma un diritto-dovere. A ben guardare è forse più un dovere che un diritto.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, per esempio, il cittadino ha il dovere di cui all’articolo 4 secondo comma Cost. di svolgere un’attività o una funzione qualsiasi “che concorra al progresso materiale e spirituale della società”. Ha il dovere assoluto di cui all’articolo 52 Cost. “la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”. Ha il dovere di cui all’articolo 54 “tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi”.</p>
<p style="text-align: justify;">L’acquisizione della cittadinanza nel nostro ordinamento ha carattere premiale per il soggetto richiedente del quale viene riconosciuta l’idoneità alla titolarità dello status, accertata la sua avvenuta integrazione ed il suo pieno inserimento nel tessuto sociale e dunque la sua piena capacità di rispettare i doveri che derivano dall’appartenenza alla comunità nazionale. La quale a sua volta riconosce che fare del richiedente un cittadino è vantaggioso per i suoi interessi di comunità.</p>
<p style="text-align: justify;">Trasformare un istituto così pregnante, tanto solido in questi principi da essere presupposto dalla Carta Costituzionale, in uno strumento di integrazione, così snaturandolo, è politicamente una aberrazione negatrice di concetti e valori ormai comuni, quale il senso dello Stato, della comunità, del valore dello stesso patto sociale che sta alla base dell’organizzazione statuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è contrario ai principi informatori dell’Unione Europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Con questa legge regionale, quindi, il centro-sinistra dimostra arroganza del potere e disprezzo per la Costituzione e per l’ordinamento europeo in nome di un puro calcolo elettorale regionale.</p>
<p style="text-align: justify;">È una legge che non serve a nessuno: non certamente ai toscani, ma nemmeno agli stranieri regolarmente inseriti nella nostra comunità, che si troverebbero messi sullo stesso piano dei clandestini e degli irregolari.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tutti questi motivi la legge regionale 29/2009, di cui chiediamo la totale abrogazione, è una legge illegittima e pericolosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Dall’amico Ismail che non è ancora cittadino italiano, ma è persona di buon senso,  mi aspetto che nella sua richiesta di cittadinanza, ci metta anche il desiderio oltre che il dovere, di svolgere un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società, il desiderio oltre che il dovere, di essere fedele alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi, il desiderio oltre che il sacro dovere di difendere la Patria, ammesso che senta l’Italia come la sua Patria.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma se questo è il suo percorso, allora il problema reale (e su questo concordo con lui) è di ordine pratico e riguarda i tempi effettivi e le procedure per acquisire la cittadinanza da parte dei richiedenti. E’ opportuno sicuramente valutare i tempi, valutare percorsi di integrazione e soprattutto rendere certa nei limiti del possibile la durata della procedura in modo da far sì che l’interesse legittimo del soggetto richiedente sia riempito di requisiti sostanziali e sia veramente qualificato.</p>
<p style="text-align: justify;">E su questo è importante anche che oltre che ai tempi certi, siano normati principi definiti che rendano la concessione della cittadinanza meno discrezionale e aleatoria.</p>
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		<title>IMMIGRAZIONE E CITTADINANZA  DEI DIRITTI E DEI DOVERI</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 20:26:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[stefano fontana]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2009/12/15/immigrazione-e-cittadinanza-dei-diritti-e-dei-doveri/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://digilander.libero.it/obiettivomafia/immigrati.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>Stefano Fontana -
Direttore dell’Osservatorio internazionale Cardinale Van Thuân sulla Dottrina sociale della Chiesa -
Intervento al Convegno “Cittadinanze e nuovi cittadini. L’immigrazione che (ci) cambia” -
Arezzo, Sala comunale Aldo Ducci, 14 dicembre 2009 -
In questo intervento vorrei affrontare il problema dell’immigrazione spostando l’attenzione da “loro” a “noi”, vale a dire dagli immigrati a noi cittadini della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://digilander.libero.it/obiettivomafia/immigrati.jpg"><img class="alignleft" src="http://digilander.libero.it/obiettivomafia/immigrati.jpg" alt="" width="288" height="337" /></a>Stefano Fontana -</strong></p>
<p><strong>Direttore dell’Osservatorio internazionale Cardinale Van Thuân sulla Dottrina sociale della Chiesa -</strong></p>
<p><strong>Intervento al Convegno “Cittadinanze e nuovi cittadini. L’immigrazione che (ci) cambia” -</strong></p>
<p><strong>Arezzo, Sala comunale Aldo Ducci, 14 dicembre 2009 -</strong></p>
<p>In questo intervento vorrei affrontare il problema dell’immigrazione spostando l’attenzione da “loro” a “noi”, vale a dire dagli immigrati a noi cittadini della società di approdo o di accoglienza. Sono convinto, infatti, che il vero problema sia questo. Di fronte alle richieste degli immigrati la prima domanda che noi dobbiamo porci è non tanto chi siano loro, ma prima di tutto chi siamo noi. Il problema vero non sono loro, siamo noi.</p>
<p>Questo tipo di approccio comporta, di conseguenza, anche un&#8217;altra modifica a quanto di solito si fa: come dobbiamo concentrarci prima su di noi che su di loro, così dobbiamo anche concentrarci prima sui doveri che sui diritti. Non intendo sottovalutare l’importanza dei diritti in questa problematica, solo che iniziando dai diritti non risponderemmo primariamente alla domanda che ci siamo fatti sopra: chi siamo noi? Solo partendo dai doveri potremmo ricostruire la nostra identità e da lì aprirci ad una vera accoglienza.</p>
<p>L’enfasi sui soli diritti non permette di costruire nessuna identità né nessuna vera comunità. E senza una identità comunitaria non si può essere nemmeno veramente accoglienti. L’integrazione è impossibile senza che la comunità di accoglienza abbia un volto e sia una vera comunità. I diritti, infatti, presi da soli sono rivendicazioni di possibilità. Il diritto è poter avere o poter fare qualcosa; è la titolarità ad una disponibilità. Si ha diritto a qualcosa quando questa rientra nel nostro spazio di disponibilità. Estensione dei diritti ed estensione del disponibile sono la stessa cosa. L’indisponibile non rientra nella sfera del diritto. Esso ha a che fare con il dovere, non con il diritto. Mentre infatti il diritto è avere-a-disposizione, il dovere è essere-a-disposizione. Il dovere è accoglimento di qualcosa che ci precede, che riteniamo importante e meritevole in sé e che non abbiamo prodotto noi. Il dovere rivela l’indisponibile ed è possibile solo se esiste qualcosa di indisponibile. Anche la stessa indisponibilità dei diritti non nasce dai diritti stessi, ma dal fatto che si sente il dovere di rispettarli in quanto essi non dipendono da noi. Non saranno i diritti a fondare se stessi, ossia a fondare la loro disponibilità, ma il dovere di rispettarli.</p>
<p>Ora, dicevo, i diritti presi da soli non sono in grado di costituire nessuna identità comunitaria. Nessuna compagine sociale è nata dalla rivendicazione dei diritti, come bene ci insegnava Hobbes. I diritti infatti dividono, in quanto creano il conflitto delle possibilità. Inoltre i diritti spezzettano la società in vari percorsi individuali. Essi, infine, non finiscono mai e non si sanno porre dei limiti, per questo si autodistruggono se non sono salvati dai doveri. I diritti, se lasciati alla sola loro logica interna, non hanno limite perché nuove cose da avere o da fare ce ne saranno sempre. Si spiega così l’attuale deriva dei diritti nelle società avanzate, ossia la rivendicazione di nuovi diritti individualistici, narcisistici, postnaturali resi possibili dallo sviluppo della tecnica. La nuda tecnica è l’espressione più piena della deriva dei diritti lasciati a se stessi: ciò che si può fare si deve fare. La pura possibilità di fare è la piena espressione dei diritti come avere-a-disposizione.</p>
<p>Per tutti questi motivi l’esasperazione dei diritti non solo non crea comunità sociale, ma la distrugge. Infatti noi possiamo sentirci legati solo da qualcosa che non abbiamo prodotto noi e che ci è indisponibile. Solo i doveri ci mobilitano ad operare insieme ed anche quando ci mobilitiamo per difendere dei diritti è perché ne sentiamo il dovere: non solo per il diritto in quanto tale, quindi, ma per il diritto sentito come un dovere, come indisponibile. Una società che abbia solo diritti o che abbia diritto a tutto non esiste già più. I doveri legano, i diritti slegano. La verità e il bene costituiscono la comunità in quanto si dà prima di tutto il dovere di cercarli, da cui discende poi – poi – il diritto di farlo. Anche per quanto riguarda il diritto alla libertà religiosa la Dignitatis humanae – non lo si dimentichi – lo fonda sul dovere di cercare la verità. Non si tratta qui solo della complementarietà tra diritti e doveri, per cui per ogni diritto esiste un corrispettivo dovere. Si tratta invece della priorità del dovere sul diritto. Solo in un quadro di doveri i diritti sono veramente tali e vengono salvati dalla schiavitù dell’arbitrio. Una società dei soli diritti sarebbe una società dell’arbitrio, ossia non sarebbe più una società.</p>
<p>Chiedersi chi siamo vuol dire allora precisare il quadro dei doveri dentro cui inserire i nostri diritti. Questo si chiama cittadinanza. La cittadinanza non è solo acquisizione di diritti, essa è prima di tutto accoglienza di doveri dentro i quali godere dei diritti non arbitrari. E’ chiaro che se non abbiamo chiaro questo per noi, non possiamo proporlo in modo chiaro agli immigrati. Purtroppo su questo punto dobbiamo registrare una grande debolezza delle società occidentali in genere ed anche di quella italiana. La debolezza del quadro dei doveri produce l’indifferenza per i diritti. Indifferenza nel negarli e indifferenza nel riconoscerli. Manca il criterio per il discernimento, che può essere dato solo dalla cornice dei doveri. Una società come la nostra, così divisa su quanto sia giusto e ingiusto, bene e male e perfino su quanto sia umano e non umano, così incerta sui doveri che hanno fatto la sua identità e così incerta sulla sua stessa identità come potrà elaborare veri progetti di conferimento di cittadinanza a persone immigrate? Sarà continuamente sballottata tra il concederla a tutti, rendendola così insignificante, o di negarla a tutti per esempio con i respingimenti. Mentre vengono progressivamente meno i due criteri che in passato avevano regolato il conferimento della cittadinanza, quello dello jus soli e quello dello jus sanguinis, ed emerge un criterio di umanità, un criterio di cittadinanza etica, le nostre società occidentali perdono di vista cosa significhi essere uomo e cadono nel relativismo etico. Pensano che quello pubblico sia lo spazio ove tutte le identità hanno indifferentemente diritto di esprimersi e chiamano questo vuoto laicità o democrazia.</p>
<p>Non bisogna essere legati alla propria identità in quanto tale, ma a quanto ha reso possibile tale identità e le ha conferito dei criteri di bene universale e di umanità. Non dobbiamo cessare di avere un volto, pensando così di accogliere meglio il volto degli altri. Senza un volto, le relazioni dovute all’immigrazione scadono nella indifferenza. E’ vero che la mia identità è suscitata dalla tua identità, ma questo manifesta appunto il valore dell’identità e non dell’indifferenza. Le due identità si interpellano solo se non si intendono indifferenti né si intendono chiuse, ossia solo se indicano parzialmente tramite se stesse la “pienezza dell’umano”. Chiedendo agli immigrati di assumere prima di tutto dei doveri, la nostra società è costretta a verificare anche se stessa circa il rispetto di quei doveri. Se la nostra società si limita a conferire dei diritti, rimane preda dell’indifferenza dei diritti.</p>
<p>I diritti degli immigrati si pongono a tre diversi livelli: c’è il diritto ad essere trattato come persona umana, alimentato, vestito, curato in caso di fuga dal paese di origine e di approdo in un paese nuovo; ci sono poi i diritti civili relativi all’alloggio e al lavoro per i cittadini stranieri regolarizzati; ci sono infine i diritti politici, come quello del voto. Ognuno di questi livelli dei diritti si fonda sui dei doveri precedentemente assunti. Compreso il primo livello, che si fonda sul dovere naturale di mantenersi in vita. La società che li riceve sentirà di avere un dovere nei loro confronti, ma anche che il progressivo inserimento nella società deve passare dalla loro responsabile assunzione di doveri, che precedono i diritti civili e quelli politici. Naturalmente la cittadinanza politica richiederà più tempo, in quanto il suo conferimento si fonda su una profonda condivisione dei doveri, dato che quei diritti mettono in grado di guidare la società e di governare degli uomini. Facendo questo, però, la società accogliente deve chiarire a se stessa i propri doveri e perché essi siano tali non perché propri ma perché doveri, ossia abbiano un tale carattere di verità da doverli pretendere anche da altri. Questo è l’atteggiamento oggi più difficoltoso nelle nostre società: siamo legati alla nostra identità ma non sappiamo dire quali doveri la fondano e se i doveri che la fondano sono tali non solo in quanto nostri ma in se stessi e quindi meritevoli di essere proposti anche ad altri.</p>
<p>Il problema che sto ponendo riguarda la ragione politica e la sua capacità di conoscere, e quindi trovare un accordo condiviso, su un quadro di doveri di riferimento per tutti. La ragione politica delle democrazie occidentali, e quindi anche della nostra nazione, ritiene di avere la forza necessaria per stabilire quali comportamenti di chi viene accolto sono inaccettabili in quanto non rispettosi di alcuni doveri fondamentali cui non si vuole rinunciare? La sfida, come si vede, è per noi. Se pensiamo di non essere nessuno, se abbiamo già inconsciamente abiurato dal nostro passato, se non nutriamo più alcuna fiducia nella capacità della ragione di vedere cos’è l’uomo o cos’è la donna, se siamo tutti uguali oppure no, se sia lecito per motivi culturali umiliare il prossimo o fargli violenza, se il principio della sovranità della legge sia ancora valido o se sia superato … se riteniamo di non aver più queste capacità, allora non sapremo accogliere, ma solo inserire, accostare o ammucchiare.</p>
<p>Nasce da qui il fallimento dei due principali progetti di integrazione attuati in Europa, quello multiculturalista e quello dell’indifferenza dello spazio pubblico rispettivamente inglese e francese. In ambedue i casi le culture convivono senza conoscersi e senza integrarsi. In Inghilterra viene accolta la sharia e le donne possono presentarsi in tribunale con il volto completamente coperto. In Francia esiste solo la legge della Repubblica e non si possono esporre simboli religiosi nei luoghi pubblici. Due modelli diversi, ma ugualmente non accoglienti e non integranti, a causa dell’abdicazione della ragione pubblica dal proprio dovere di conoscere quanto è umano da quanto non lo è. Due modelli diversi ma in entrambi vige la poligamia. In Germania gli immigrati turchi godono dei vantaggi del welfare ma vivono con leggi ed usanze collaterali. L’accoglienza delle culture come indifferenza alle culture non è accoglienza. Del resto, se le leggi occidentali permettono l’aborto, l’eutanasia e il suicidio assistito su quali basi dovrebbero vietare, per esempio, la poligamia di fatto, tribunali improntati alla legge islamica, oppure il rifiuto delle trasfusioni per i Testimoni di Jehowa? E’ la mancanza di un quadro di doveri, dei nostri doveri, a renderci deboli anche nell’accoglienza degli altri. Il dovere è essere-a-disposizione.  Senza doveri non siamo a disposizione degli altri perché non lo siamo nemmeno di noi stessi.</p>
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		<title>Immigrazione e cittadinanza</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 23:14:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2009/12/12/immigrazione-e-cittadinanza/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2009/12/immigrazione1-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="immigrazione" title="immigrazione" /></a>Redazione &#8211; 
“E’ tempo di passare dalla integrazione, cioè da una cittadinanza che ha il proprio punto di forza nei diritti ad una cittadinanza che lo colloca invece nei doveri.
Pertanto, anche con riferimento ai “nuovi italiani”, bisogna superare il concetto di integrazione e passare a quello di cittadinanza che, senza negare certo i diritti ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-2812" title="immigrazione" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2009/12/immigrazione1-300x146.jpg" alt="immigrazione" width="300" height="146" />Redazione &#8211; </strong></p>
<p>“E’ tempo di passare dalla integrazione, cioè da una cittadinanza che ha il proprio punto di forza nei diritti ad una cittadinanza che lo colloca invece nei doveri.</p>
<p>Pertanto, anche con riferimento ai “nuovi italiani”, bisogna superare il concetto di integrazione e passare a quello di cittadinanza che, senza negare certo i diritti ma anzi per renderli maggiormente reali e partecipati, assegna la priorità ai doveri”.</p>
<p>Così Stefano Fontana, Direttore dell’Osservatorio sulla Dottrina Sociale della Chiesa, “Card. Van Thuan” nel suo libro &#8220;Per una politica dei doveri dopo il fallimento della stagione dei diritti&#8221; Ed. Cantagalli di Siena.</p>
<p>L&#8217;autore è ad Arezzo lunedì 14 dicembre 2009 alle ore 16.00 presso la Sala Comunale “Aldo Ducci”, via Montetini – Arezzo, con il Patrocinio del Comune di Arezzo, in qualità di relatore al Convegno: Cittadinanze e nuovi cittadini. L’immigrazione che cambia.</p>
<p>16.00 Saluti:</p>
<p>S.E. Mons. Riccardo Fontana Vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro</p>
<p>Giuseppe Fanfani Sindaco di Arezzo</p>
<p>Presentazione Dossier statistico Caritas/Migrantes</p>
<p>Coordina: Roberto Tiezzi Presidente Provinciale MCL Arezzo</p>
<p>Intervengono:</p>
<p>Antonio Ricci -</p>
<p>Ufficio IDOS &#8211; Dossier Immigrazione, Caritas/Migrantes, Roma -</p>
<p>Proiezione video sul Dossier 2009 realizzato da Rai News24 -</p>
<p>Stefano Fontana -</p>
<p>Direttore dell’Osservatorio Internazionale Card. Van Thuân sulla dottrina sociale della Chiesa -</p>
<p>Collaboratore de: “L’Occidentale” e “Fondazione Magna Carta” -</p>
<p>Sul tema: “Immigrazione e cittadinanza dei diritti e dei doveri” -</p>
<p>Luigi Mughini -</p>
<p>Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, Firenze -</p>
<p>Sul tema: “Immigrati: stranieri o nuovi cittadini?” -</p>
<p>Testimonianze di giovani col “permesso di soggiorno” -</p>
<p>18.30 Dibattito &amp; Conclusioni -</p>
<p>In distribuzione ad offerta copie del Dossier Caritas/Migrantes Immigrazione 2009.</p>
<p>/</p>
<p>Sul tema della cittadinanza, la Fondazione Magna Carta ha elaborato un  manifesto con il chiaro intento di aprire una seria ed approfondita discussione.</p>
<p>Il manifesto è scaricabile dal sito della Fondazione Magna Carta: http://www.magna-carta.it/content/immigrazione-e-cittadinanza-dibattito-0</p>
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