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	<title>Arezzo Politica &#187; berlusconi</title>
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	<description>Politica e Polis. Dibattito politico e passione civile</description>
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		<title>Il divorzio Berlusconi-Fini: la crisi del centrodestra italiano</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 22:16:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mugnai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.arezzopolitica.it/2010/08/01/il-divorzio-berlusconi-fini-la-crisi-del-centrodestra-italiano/><img src=http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/08/fini_berlusconi1-300x187.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  alt="" /></a>di Federico Mugnai Tra Fini e Berlusconi non si riesce a trovare alcun vincitore; da questo scontro che nel suo epilogo amaro ha visto l&#8217;espulsione di Fini e dei suoi fedelissimi dal Pdl, chi ne esce sconfitto è il centrodestra italiano. Da una parte i finiani, dall&#8217;altra i berlusconiani cantano la loro vittoria. Fini con il suo nuovo gruppo parlamentare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4618" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/08/fini_berlusconi1-300x187.jpg" alt="fini_berlusconi" width="300" height="187" />di<strong> Federico Mugnai</strong> Tra Fini e Berlusconi non si riesce a trovare alcun vincitore; da questo scontro che nel suo epilogo amaro ha visto l&#8217;espulsione di Fini e dei suoi fedelissimi dal Pdl, chi ne esce sconfitto è il centrodestra italiano. Da una parte i finiani, dall&#8217;altra i berlusconiani cantano la loro vittoria. Fini con il suo nuovo gruppo parlamentare &#8220;Futuro e libertà per l&#8217;Italia&#8221; si sentirà ora ancor più libero di sparare colpi pesanti verso il Governo, il suo premier e il Pdl; non dovrà più sentirsi minoranza in un partito, non dovrà più essere l&#8217;ombra di Silvio, mai più coabitare in un partito tra i quali ci sono alcuni indagati. Silvio invece si è come tolto un peso dallo stomaco; non riusciva più a sopportare il doppio gioco di Fini e dei suoi fedelissimi che, sputando nel piatto dove mangiavano, con la scusa della discussione in seno al partito martellavano continuamente il Governo e il Pdl tendendo a destabilizzare gli organi stessi del partito. Con la cacciata di Fini, Berlusconi pensa di aver risolto i problemi all&#8217;interno del Pdl. In realtà con questa scissione, il Pdl ha fatto un grosso passo indietro, perdendo gran parte del suo fascino politico e storico, nonchè il suo alone rivoluzionario. Rivoluzionario perchè per la prima volta nella storia politica italiana dall&#8217;Unità d&#8217;Italia fino ai giorni nostri, il Pdl aveva riunito in sè la grande tradizione italiana composta da moderati, liberali, cattolici, conservatori, socialisti. Si era aperta per il centrodestra una fase nuova e non più transitoria; non più solo legata allo slancio carismatico di Berlusconi (che è inevitabilmente destinato ad esaurirsi nel tempo), ma ad un progetto solido, stabile e di grandi prospettive. Ora del Pdl rimane davvero poco. Fini pur con tutte le sue incongruenze, i suoi tatticismi, tentava di mettere in moto quel processo democratico all&#8217;interno del partito che spesso veniva soffocato da una struttura interna paralizzata, monolitica ed eccessivamente verticista. Non si esagera se si afferma che forse il Pdl non era stato un partito al proprio interno &#8220;liberale&#8221;. Se pensiamo a quante battaglie esterne ha dovuto affrontare, era logico che fosse così. Durante le campagne elettorali bisognava infatti concentrare le proprie forze per sconfiggere la sinistra. Nel momento di riposo dopo la vittoria alle Regionali del Marzo scorso si doveva aprire un fronte interno. Un grande partito deve essere forte &#8220;in guerra&#8221; e &#8220;in pace&#8221;. Questo fronte interno avrebbe dovuto stabilire non solo i nuovi equilibri all&#8217;interno del partito stesso, ma anche nuove regole interne per poter legare al meglio il partito all&#8217;attività del Governo. La fase del rinnovamento, del graduale cambio generazionale nel territorio avrebbe potuto dare al partito quella dinamicità essenziale per trasmettere alla società civile quel senso del cambiamento, dell&#8217;arrivo di una nuova era che tutti attendono. Il trapasso berlusconiano sarebbe stato forse molto più sereno e meno scosso. Oggi il popolo di centrodestra è invece sconsolato e depresso. Al di là delle buone iniziative e riforme portate avanti dal Governo, questo popolo non riesce ad immaginare un futuro sicuro, perchè gli rimane difficile identificarsi in un progetto che adesso non c&#8217;è. Non basta governare bene, ci vuole un partito unitario che rispecchi i sentimenti, le passioni, i sogni e le speranze dell&#8217;elettorato di centrodestra. Oggi questo partito non c&#8217;è. E se c&#8217;è non rappresenta tutti o comunque scontenta tanti. Oggi il Pdl è un partito monco, un grande contenitore impoverito di contenuti, un grande albero a cui sono state spezzate alcune radici. Sono tanti coloro che nell&#8217;immobilismo del partito e nella decisione di espellere i dissidenti, vedono solo l&#8217;incapacità ad aprirsi alla pluralità interna; gli stessi che invece sono stati espulsi dal partito e che si sono illusi che bastava dar fiato alle correnti per fare una rivoluzione in seno al Pdl, hanno dimostrato tutto il loro dilettantismo. Altri invece fingono che non sia successo nulla di grave! Il Pdl era nato per unire, per articolare in modo armonioso le culture, le storie e i contenuti di vecchie esperienze politiche ed umane che avevano contribuito a fare grande l&#8217;Italia; non era nato per spezzare e far nuovamente precipitare nell&#8217;ignoto un popolo come quello di centrodestra che nella nostra storia ha quasi sempre rappresentato la maggioranza del Paese. Questo popolo in un futuro prossimo merita di essere nuovamente e definitivamente unificato sotto un unico simbolo che renda sacra ed intangibile la tradizione del centrodestra italiano. Anche se adesso è notte, attenderemo l&#8217;alba di un nuovo giorno.</p>
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		<title>Fini,  sulla &#8220;Questione Giustizia&#8221; non barare!</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 11:13:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.arezzopolitica.it/2010/04/27/fini-sulla-questione-giustizia-non-barare/><img src=http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/04/fini-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  alt="" /></a>di Giorgio Frabetti- Cosa farà Fini dopo il “duello” con Berlusconi di giovedì scorso? Quali altre mosse starà studiando? Certo, alle volte per comprendere le mosse dei politici non è importante quello che dicono, quanto quello che … non dicono. Certo, scorrendo il discorso di Fini giovedì scorso alla Direzione PDL non può non stupire il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4036" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/04/fini.jpg" alt="fini" width="313" height="402" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>- Cosa farà Fini dopo il “duello” con Berlusconi di giovedì scorso? Quali altre mosse starà studiando? Certo, alle volte per comprendere le mosse dei politici non è importante quello che dicono, quanto quello che … non dicono. Certo, scorrendo il discorso di Fini giovedì scorso alla Direzione PDL non può non stupire il  “basso profilo” dedicato sul rapporto politica-magistratura: &#8220;Sulle riforme della giustizia: il governo non fa leggi <em>ad personam</em>, ma talvolta da l&#8217;impressione di voler favorire qualcuno; so che il governo non ha operato in questo senso, ma l&#8217;impressione c&#8217;è stata&#8221;.  Cosa c’è dietro questo discorso da “uomo qualunque”? Certo, è “fantapolitica” dire che Fini sta strizzando l’occhio a Di Pietro! Nello stesso tempo, però, sforzandoci a leggere queste parole <em>in bonam partem</em> (ossia astenendoci dal presupporne significati “dietrologici”) il Presidente della Camera e <em>leader</em> di “area” AN pretende di leggere il rapporto politica-magistratura come se i problemi della giustizia derivassero da pretese di favoritismo e di (non detto) conflitto di interessi dell’attuale <em>premier</em>, ovvero da problemi “di opportunità” o “di stile”, non colti dall’attuale Presidente del Consiglio. Un modo per dire tra le righe a Silvio: “guarda che se ti fai da parte la questione giustizia si risolve da sola”? “Guarda che tu Silvio sei il problema giustizia”? Non è chiaro, ma è certo delle due l’una: o Fini pecca per ingenuità colossale (ma non è credibile), oppure cerca “benemerenze mediatiche” a spese di Berlusconi sul tema giustizia (cosa, per altro, in cui si è già impegnato Pier Ferdinando Casini, dopo anni di alleanze con il Silvio Nazionale). Comunque si giudichi le parole di Fini, è certo che il Gianfranco Nazionale si è concesso più di una licenza al “politicamente corretto”: è tipicamente <em>politically correct</em> la tendenza a ridurre a “chiacchiere da salotto” questioni complesse, come la questione giustizia che è la questione principe delle attuali istituzioni democratiche. Alla base della visibilità della Giustizia in Italia, non sta “l’anomalia Berlusconi”, quanto la crisi dei partiti e dei meccanismi di democrazia deliberativa; una crisi preoccupante di paralisi del governo della società che sta facendo scivolare l’Italia in una situazione buia paragonabile a quella dell’<em>ancième règime</em> pre-rivoluzione francese; è una crisi che affonda certamente nel malcostume politico (es. è più facile colpire l’avversario politico cavalcando il “sensazionalismo” dell’avviso di garanzia, anche se poi non si approda a nulla di rilevante, piuttosto che utilizzare le armi del confronto dialettico!), ma che ha radici istituzionali più ramificate: da un lato, l’opzione “mercatista” e liberista degli anni ’90 ha portato (in Italia, ma anche in Europa) alla devoluzione di alcune competenze regolatrici del mercato e delle vita sociale (WTO, UE) ad organizzazioni internazionali sostanzialmente giurisdizionali e para-giurisdizionali (vedi Commissione UE) svilendo il ruolo dei parlamenti; dall’altro, la crisi dei partiti tradizionali, che ha portato queste <em>èlites</em> dirigenti (in declino politico e prive di numeri in parlamento) a cercare sponde e “fiancheggiamenti” nella Magistratura (vedi teorizzazioni di Leopoldo Elia sul ruolo “militante” della giurisprudenza costituzionale; sul punto, leggere Loquenzi ne <em>L’Occidentale</em> del 25/09/2009), cercando di influire in questo modo trasversale sulla produzione del diritto (perso il potere di influire direttamente attraverso il Parlamento). Se Fini è convinto che le sue parole beneducate spese giovedì scorso certamente basteranno a rimuovere un simile macigno, si sbaglia di grosso! Ci provi Fini ad andare a Palazzo Chigi  e veda se basta mandar via Berlusconi per normalizzare la giustizia: forse che Gianfranco ha dimenticato che tutti i Presidenti del Consiglio di questo decennio (da Berlusconi a Prodi) hanno dovuto subire la delegittimazione del proprio Ministro Guardasigilli (Mastella, Prodi, con le vicende di Salerno e Alfano, Berlusconi con le vicende dell’omonimo “lodo”), nei momenti normali, tradizionale “punto di mediazione” tra Giustizia e Politica? E’ evidente che un tale livello di competitività politica-magistratura ha radici complesse e non nasce da una presunta “anomalia Berlusconi”, quanto da una degenerazione molto comune alle democrazie parlamentari (vedi Repubblica di Weimar) che, in tempi di crisi delle <em>èlites</em> dirigenti (vedi precedente della Repubblica di Weimar) tende ad appiattire il gioco politico sul piano orizzontale del rispetto delle regole formali, imbrigliando, invece, la dimensione verticale, “decisionista” della politica (Schmitt). Attenzione, non mi si faccia dire più di quello che ho detto; non si creda che intenda celebrare il processo sulle intenzioni di Fini e vederlo già nel campo dell’antiberlusconismo solo per queste dichiarazioni sulla Giustizia. Certo, la concessione al <em>politically correct</em> c’è ed è evidente, perché le parole di Fini sulla giustizia giovedì scorso sono sì utili a trovare l’applauso e l’apprezzamento dei giornali, ma non aiutano ad affondare il bisturi in un cancro che, non curato, rischia di assumere proporzioni preoccupanti. Dobbiamo riprendere a ricordarci che <strong>è la politica la sede dove si può discutere della distribuzione dei benefici e dei cicli economici sulle classi sociali, sui ceti svantaggiati e sui giovani e di chi … è senza diritti; mentre la Magistratura non può che agire sull’esistente e fatalmente favorire le posizioni di chi i diritti li ha già acquisiti!</strong> Se la politica è bloccata, l’economia (non governata) lascerà morti e feriti, tra i ceti che non godono di rendite acquisite (giovani etc.). Questo è il nocciolo del problema, almeno a mio avviso. Ora, bando alle chiacchiere e alle dietrologie, mi permetto di dire questo a Fini: vuoi davvero meritarti la palma di successore di Berlusconi, di futuro <em>premier</em> (in un periodo che si presume lungo dato lo stato comatoso del PD che non da segno di finire)? Allora, metti mano alla questione giustizia, in modo franco, senza ipocrisie e senza compromessi disonorevoli, cominciando ad affrontare il problema nelle sue cause, mettendo mano al riequilibrio dell’assetto istituzionale complessivo dello Stato nel senso del Presidenzialismo. In questo, si può anche valutare di concedere una sorta di “moratoria” sulle riforme dell’ordinamento giudiziario (separazione delle carriere, discrezionalità dell’azione penale), ma avendo di mira l’essenziale esigenza di rafforzare l’Esecutio, per controbilanciare la spinta “orizzontale” della Magistratura, mettendo, così, fine all’ibrido “condominio” Giustizia-Politica raggiunto in Italia negli anni 90 nel tentativo di “governare la globalizzazione” (sul punto, vedi il mio <em>Il ruolo di Berlusconi nella “transizione italiana”</em> del 25/10/2009 in questo <em>newsmagazine</em>). In questo, si può avere ragione nel criticare l’impostazione berlusconiana che fin qui ha sperato superare  l’attuale <em>impasse</em> istituzionale ricorrendo alla legge ordinaria, fatalmente condannata dal sindacato della Consulta (così per le riforme dell’ordinamento giudiziario del 2006, le riforme del “lodo Alfano” e del “legittimo impedimento”) e che non a caso ha prodotto risultati inferiori alle aspettative: così, infatti, sono stati curati i sintomi, non la malattia. Se Fini riuscirà ad impostare un serio percorso di riforme, meriterà fiducia; se no, dovremmo concludere che è un “uomo di paglia” come tanti!</p>
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		<title>Intercettazioni: adesso basta!</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 21:39:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.arezzopolitica.it/2010/03/12/intercettazioni-adesso-basta/><img src=http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/03/santoro5b15d-150x150.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  alt="" /></a>di Giorgio Frabetti- Viene ad un certo punto il momento di dire: BASTA. Basta contro una magistratura che usa le intercettazioni per ascoltare informazioni che non le competono; basta con un giornalismo a corto di idee e professionalità, che, per cavalcare la rendita dello scoop, del clamore e della dietrologia giudiziaria, pubblica conversazioni colte  in &#8220;viva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3622" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/03/santoro5b15d.jpg" alt="santoro5b15d" width="322" height="241" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>- Viene ad un certo punto il momento di dire: BASTA. Basta contro una magistratura che usa le intercettazioni per ascoltare informazioni che non le competono; basta con un giornalismo a corto di idee e professionalità, che, per cavalcare la rendita dello <em>scoop</em>, del clamore e della dietrologia giudiziaria, pubblica conversazioni colte  in &#8220;viva voce&#8221; dei personaggi pubblici; basta con una politica che, invece di fare opposizione anche dura in Parlamento, preferisce delegare l&#8217;opera ai giudici: &#8220;tanto -dicono- i discorsi, le interpellanze parlamentari non &#8220;bucano il video&#8221;, mentre le toghe, quelle sì&#8221;. Basta con il richiamo alla deontologia giornalistica &#8220;a senso unico&#8221;: si solleva l&#8217;azione disciplinare contro Feltri (e giustamente!) quando dice il falso sul &#8216;caso Boffo&#8217;; ora, quand&#8217;è che vedremo una medesima azione disciplinare contro la De Gregorio, contro Ezio Mauro e contro Antonio Padellaro? Abbiamo forse dimenticato la dubbia condotta professionale de &#8217;l'unità&#8217;, &#8216;repubblica&#8217;, &#8217;il fatto&#8217;, ad esempio, sulle intercettazioni <em>hard</em> di Berlusconi (quelle che accrediterebbero relazioni con Ministre)? Richiesti sulle fonti di queste intercettazioni, tutti questi signori hanno dichiarato che queste  sono arrivate alle redazioni solo trascritte: il che è quasi ammettere candidamente  che sono veline, compilate da chissà quale fonte compiacente e verosimilmente anonima (sull&#8217;argomento e sulle dichiarazioni degli interessati rinvio al mio <em>Le intercettazioni hard</em> &#8230; del 24 ottobre scorso su questo <em>Newsmagazine</em>). Lo <em>scoop</em> de <em>Il fatto quotidiano</em> di oggi 12 marzo è l&#8217;ennesima riprova di questo <em>modus agendi</em>, ma se possibile travalica ogni possibile limite della decenza; per non parlare della deontologia (se serve parlarne ancora!): la Procura di Trani ha aperto un fascicolo (non si sa per quali reati: concorso in corruzione, in minacce? Non è dato sapere!) contro Berlusconi che avrebbe istigato il Commissario Innocenzi dell&#8217;AGC (Autorità Garante della Concorrenza), affinchè (in concorso con terzi, verosimilmente Masi, Dg RAI) trovasse il modo per &#8220;silenziare&#8221; Michele Santoro: alla base, quindi, della delibera sulla <em>par condicio</em> (che a detta degli anti-berlusconiani avrebbe messo il &#8220;bavaglio&#8221; alle trasmissioni di approfondimento politico nel corso della campagna elettorale per le elezioni regionali 2010) non ci sarebbe altro che un &#8220;complotto contro Santoro&#8221; (anzi contro il &#8220;pluralismo&#8221; perchè  con Santoro &#8230; <em>simul stabunt, simul cadent</em>!), in pieno stile piduista! Ora, la gratuità e l&#8217;enormità dell&#8217;intervento della Procura Penale di Bari è circostanza nel caso specifico resa ancora più evidente dal fatto che l&#8217;AGC (proprio l&#8217;<em>Autority</em> infeudata di berlusconiani!) nella giornata di oggi ha dichiarato illegittima la delibera RAI sulla <em>par condicio</em>! Io non voglio in questa sede entrare nel merito del dibattito intra-RAI sull&#8217;applicazione della <em>par condicio</em>: per me, Santoro e i suoi possono anche avere ragione nel merito dell&#8217;applicazione delle disposizioni limitative dei <em>talk-show</em> in campagna elettorale, e la polemica fa parte della fisiologia del dibattito intra-aziendale; concedo anche che sia opportuno tenere alto il dibattito sulla par condicio, trattandosi di questione che inerisce ad un settore sensibile (e di pubblico interesse) come la libertà di informazione. Dov&#8217;è, allora, la patologia? In questo: mentre in Paesi &#8220;normali&#8221; (come gli USA, l&#8217;Inghilterra), queste materie vengono discusse nei Consigli d&#8217; Amministrazione, vengono riportate nella stampa, ovvero si risolvono nella normale dialettica deliberativa (sia essa societaria, sia essa parlamentare, sia essa mediatica), da Noi si deve mettere in mezzo la Magistratura Penale, che viene invocata (dalle minoranze che si sentono schiacciate e in difficoltà rispetto alle maggioranze) come &#8220;ago della bilancia&#8221; delle controversie. Dal punto di vista etico-politico, questo è il segno che nel Ns. Paese non c&#8217;è (o non c&#8217;è più) allenamento per una vera Democrazia Partecipativa; non c&#8217;è più il gusto del dibattito (sia esso societario, sia esso politico) e non si investe più (per dirimere le controversie) sulla funzione sociale della dialettica e della persuasione per sconfiggere un avversario; viceversa, per sconfiggere l&#8217;avversario ci si affida alla funzione infamante della magistratura penale: tanto, complice il Ns. <em>Codice Rocco</em>, basta un nulla per ascrivere rilevanza di reato ad una condotta umana, quantomeno per imbastire una notizia di reato. Che poi questa &#8220;notizia di reato&#8221; non porti a nulla di concreto, ma solo all&#8217;archiviazione, poco importa: tanto l&#8217;effetto di disarcionare l&#8217;avversario è già stato raggiunto con un avviso di garanzia (ma con Berlusconi non ci sono ancora riusciti!); tanto- si dice- al pubblico non interessano le ragioni, quanto sentire &#8230; &#8220;il tintinnar delle manette&#8221;! In tutto questo, poi, balza all&#8217;occhio la circostanza che un giornale come <em>Il Fatto Quotidiano</em> che fa dell&#8217;obiettività e della completezza dell&#8217;informazione un suo &#8220;principio supremo&#8221; non abbia chiarito l&#8217;origine di questa inchiesta: semplicemente si limita a dire che la GDF di Trani stava indagando su un giro di carte di credito usurarie e (guarda la combinazione!) arriva ad intercettare Innocenzi mentre conversa con il <em>premier</em>. Fortuna? Caso? Forse. Certo, un uomo normale, a questo punto, si chiederebbe: ma cosa c&#8217;entrano Berlusconi e Innocenzi con le carte di credito? Erano forse indagati? E perchè? Ma soprattutto: cosa c&#8217;era di tanto grave da indurre la Magistratura a proseguire nelle intercettazioni? Nessuno del <em>Fatto</em> lo spiega! Strana reticenza, perchè, scaratata l&#8217;ipotesi del segreto istruttorio (divenuto il &#8220;segreto di pulcinella&#8221; dopo la rivelazione dell&#8217;inchiesta!), resta un interrogativo inquietante: non è che forse le intercettazioni sono state disposte anche se giudiziariamente irrilevanti? Ovvero, a prescindere dal &#8220;merito&#8221; procedurale: non sarà che una &#8220;manina&#8221; ha provveduto a girare la &#8220;materia prima&#8221; a politici e giornalisti per &#8221;cucinare&#8221; l&#8217;ennesimo <em>scoop</em> anti-berlusconiano? Certo, è vero, come dicono i preti, che &#8221;a pensar male si fa peccato, ma ci si prende quasi sempre&#8221;; ma ricordo che non Berlusconi, ma il &#8220;giustizialista&#8221; Oscar Luigi Scalfaro ebbe a tuonare contro le &#8220;Procure colabrodo&#8221;: con ciò non rivelando nulla perchè sul rapporto stampa-procure esiste una nota e lunga consuetudine fin dai tempi degli anni di piombo (doverosamente documentata anche da una Ex-<em>Toga Rossa</em> come Luciano Violante!). Evidentemente, in questa &#8221;scatola nera&#8221; che, dal filone di indagine sulle carte di credito, ha portato a Berlusconi, il silenzio del <em>Fatto</em> può spiegarsi in un solo modo: coprire una fonte! Ora, la morale da trarre da questa vicenda è molto semplice. Ha un bel dire Rodotà, su <em>Micromega</em> di ottobre, che la Corte Europea dei diritti dell&#8217;uomo nel 2007 ha riconosciuto ai giornalisti il diritto di pubblicare intercettazioni riguardanti indagini (anche penali) sui politici. A parte che Liguori quando condusse quella memorabile e meravigliosa inchiesta (oggi giustamente riproposta) sull&#8217;<em>Irpinia Gate</em> che costò la Segreteria DC a De Mita non si sognò di pubblicare una riga di intercettazioni, resta a tutta evidenza un punto fermo: non basta pubblicare un testo gabbandolo come &#8220;intercettazione&#8221; per mettere il giornalista al riparo del &#8220;diritto&#8221;. Innanzitutto, il giornalista, in questo caso, deve essere obbligato a rivelare la fonte dell&#8217;intercettazione: a queste condizioni, si responsabilizza il giornalista (altrimenti, legittimando le &#8220;veline&#8221;, si legittima solo la disinformazione!) e, con esso, quegli operatori giudiziari che si risolvono ad un passo tanto grave e che creano i presupposti affinchè, a livello di stampa, sia anticipato il giudizio sulla rilevanza penale del fatto oggetto dell&#8217;intercettazione. In ogni caso, questi rischi sono prevenuti &#8220;a monte&#8221; da una riforma processuale penale che finalmente blindi il segreto istruttorio sulle indagini e disciplini in modo finalmente rigoroso le intercettazioni. Il Ministro Alfano ha annunciato che il Governo interverrà dopo la campagna elettorale: speriamo che anche l&#8217;opposizione potenzialmente (si badi l&#8217;avverbio!) responsabile (PD, UDC) si convinca dell&#8217;opportunità di collaborare costruttivamente affinchè questa legge venga finalmente la luce e sia posto fine al malcostume giornalistico-giudiziario di questi ultimi mesi.</p>
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		<title>La Privacy dei Politici secondo Stefano Rodotà (Micromega). Tra Berlusconi e Marrazzo</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 22:18:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.arezzopolitica.it/2009/11/19/la-privacy-dei-politici-secondo-stefano-rodota-micromega-tra-berlusconi-e-marrazzo/><img src=http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2009/11/rodotà.bmp class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  alt="" /></a>di Giorgio Frabetti- Ad una (relativa) distanza dal &#8216;caso Marrazzo&#8217; e dalle polemiche che hanno accompagnato la presenza ad &#8216;Anno zero&#8217; di Patrizia D&#8217;addario (nota per le &#8216;rivelazioni intime&#8217; sul &#8216;premier&#8217;), credo sia quantomai opportuno procedere ad una serena e pacata disamina di queste vicende (obiettivamente scabrose e di difficile classificabilità politica), che renda ragione agli aspetti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-2410 alignleft" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2009/11/rodotà.bmp" alt="rodotà" width="260" height="180" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>- Ad una (relativa) distanza dal &#8216;caso Marrazzo&#8217; e dalle polemiche che hanno accompagnato la presenza ad &#8216;Anno zero&#8217; di Patrizia D&#8217;addario (nota per le &#8216;rivelazioni intime&#8217; sul &#8216;premier&#8217;), credo sia quantomai opportuno procedere ad una serena e pacata disamina di queste vicende (obiettivamente scabrose e di difficile classificabilità politica), che renda ragione agli aspetti di maggiore rilevanza politica (poco dibattuti), contro gli aspetti di <em>gossip</em> vacuo e caduco che, però, hanno maggiormente tenuto desta l&#8217;attenzione della Pubblica Opinione e della stampa . Trovo, al riguardo, particolarmente utile partire da un articolo scritto nell’ultimo numero di <em>Micromega</em> (05/20/09, in un momento in cui il &#8216;caso Marrazzo&#8217; non era ancora alle porte), dal Prof. Stefano Rodotà (già esponente PCI e poi PDS, già Vice-Presidente della Camera, già Presidente dell’Autorità Garante della <em>Privacy</em>). Al riguardo, lo Stimatissimo Professore ha discettato su quale sia livello di tutela della <em>Privacy</em> accettabile per i Politici, senza con ciò ostacolare la libera informazione sui medesimi necessaria per la vita democratica (art. 21 Cost.). Sul punto, il Prof. Rodotà ha espresso il parere secondo cui non è permesso al politico invocare il diritto della <em>privacy</em> nei termini classici, “in presenza di una sfera pubblica nutrita di spettacolo, di personalizzazione crescente”,  in cui “le figure pubbliche accettano questa logica che si presenta come una via obbligata per promuovere la propria immagine, … per guadagnare, consolidare e accrescere il consenso” (e qui Rodotà parla del libro “la storia italiana” con la quale Berlusconi intese promuovere la sua <em>premiership</em> alle elezioni 2001) . Secondo Rodotà, cioè,  il politico che chieda “di essere accettato, legittimato e giudicato” sulla sua persona,  non può più “tornare indietro”, perché non gli sarebbe più possibile “stabilire secondo convenienza fin dove può arrivare lo sguardo dei cittadini”. Da quel giurista di razza che è, l’Ex-Garante della <em>Privacy</em> ritiene, quindi, legittimo ostendere al pubblico le intercettazioni di Berlusconi sulle sue cd. ‘veline’, specie dopo che lui stesso ha &#8217;venduto&#8217; al pubblico le sue presunte prodezze di … <em>latin lover </em>come componente essenziale del suo personale &#8216;carisma&#8217; di Capo. E&#8217; da ritenere, poi, che il Professore avrebbe ritenuto altrettanto giusto ed opportuno ostendere al pubblico anche i &#8216;video bollenti&#8217; di Marrazzo (se avesse avuto modo di conoscere la vicenda). Addirittura, l’Esimio Giurista fonda il suo parere sulla sentenza 07 giugno 2007 della Corte europea dei diritti dell’Uomo, che ebbe a ritenere illegittima la condanna comminata dalla Magistratura francese a due giornalisti, rei di aver pubblicato un libro che riportava notizie relative al vicecapo di gabinetto dell’allora Presidente Mitterand tratte da intercettazioni telefoniche, allora disposte dalla magistratura e coperte da segreto istruttorio: nel caso di specie, cioè, in nome dell’art. 10 della Convenzione dei Diritti dell’Uomo,  la Corte ha ritenuto prevalente il diritto di informazione dei cittadini sul segreto istruttorio, in quanto il servizio giornalistico, oggetto della contesa, atteneva ad una vicenda rispetto a cui l&#8217;attenzione della Pubblica Opinione si era già autonomamente avviata. Senza procedere oltre, comunque, credo che questi brevi, ma densi passaggi portino ad evidenziare i forti limiti dell’analisi di Rodotà. Certo, Rodotà non manca di acutezza, quando evidenzia i limiti e le fragilità di una competizione politica di tipo carismatico, come quella che si è imposta in Italia dal 1994 in poi. Come noto, nel sistema bipolare italiano, l’investitura diretta del Premier esiste solo in via di fatto e in modo virtuale, perchè nessuna legge di riforma costituzionale ha effettivamente previsto tale procedura elettiva. In assenza, quindi, di risorse istituzionali, tale investitura diretta è stata  ‘creata’ dai <em>media </em>(e Berlusconi in questo ha effettivamente dettato legge!); ciò posto, quindi, è incontestabile che una politica tanto &#8230; ‘carismatica’ sia strutturalmente iper-sensibile e iper-ricettiva nei confronti di qualunque argomento, aspetto della vita dei politici, che possa &#8216;fare spettacolo&#8217; e attirare l&#8217;attenzione: quindi, anche la vita privata; da qui, allora, è evidente che basta una minima scalfitura del ‘carisma’ (tratta anche dalla vita personale) per incidere assai negativamente sulla fortuna di un ‘leader’ politico.  La vicenda Marrazzo, poi, se possibile, ha ampiamente dimostrato come un tale problema non riguardi solo Berlusconi: nella stessa situazione di  difficoltà mediatica di Berlusconi (indotta da rivelazioni privatissime), l&#8217;altro ieri si è trovato Marrazzo, ma domani o dopodomani potrebbero trovarsi (in teoria) anche  Bersani o Di Pietro, che, in fondo, ambiscono a competere sullo stesso piano &#8216;carismatico&#8217;; anche perchè la personalizzazione della politica, lungi dall&#8217;essere (come auspica Casini)  un aspetto solo effimero del gioco politico, ormai fa parte della &#8216;costituzione materiale&#8217; italiana (non è significativo, al riguardo, che il più grande partito d&#8217;opposizione, il PD, per eleggere il segretario abbia avuto bisogno della &#8216;primarie&#8217;, concepite in chiave di evidente democrazia diretta e &#8216;presidenzialista&#8217;?). E’ evidente, quindi, che l&#8217;esatta soluzione ai guasti della spettacolarizzazione della politica va colta  non tanto sul piano della normativa della <em>Privacy</em>, quanto a livello di riforme istituzionali, ovvero consacrando anche a livello costituzionale l’elezione diretta del <em>premier </em>(anche con adeguate immunità). Allo stesso modo, è  temerario (almeno questo è il mio giudizio) chiamare in causa i diritti dell’uomo per forme di comunicazione tanto &#8217;spinte&#8217; sulla vita privata dei politici. Pur dovendo esprimere qualche riserva sulla vicenda Marrazzo per la seria coda giudiziaria che l&#8217;ha accompagnata e per i sospetti sull&#8217;uso di coca, nessuna ragione può validamente legittimare la diffusione delle intercettazioni napoletane del 2008 su Berlusconi (come preteso da &#8216;micromega&#8217;, &#8216;l&#8217;unità&#8217;, &#8216;repubblica&#8217;),  perchè oltremodo dubbie quanto ad autenticità delle fonti e perchè, rispetto ad esse, ogni giornalista (anche il più accesamente antiberlusconiano come D&#8217;Avanzo) ha sempre riconosciuto l&#8217;irrilevanza penale: se questa fosse davvero la libertà di informazione richiesta dalla Costituzione e dalla Convenzione sui diritti dell&#8217;Uomo, allora dovremmo considerare legittima ogni forma di  vera e propria disinformazione  (vedi sul tema della disinformazione come tecnica distorta di comunicazione, il bell’articolo di Vilfredo Pisano su <em>L’Occidentale</em> del 17 ottobre u.s.)! A conclusione, credo sia quantomai doveroso citare il celebre sociologo tedesco Zygmunt Bauman: “Il privato ha invaso la scena che avrebbe dovuto essere pubblica, ma non per interagire con il &#8216;pubblico&#8217;. Nemmeno quando viene trascinato alla pubblica vista il ‘privato’ acquisisce una nuova qualità … Questo è il nodo gordiano che lega mani e piedi il futuro della democrazia: la crescente impotenza pratica delle Istituzioni pubbliche rende meno attraenti le tematiche e le prese di posizione comuni” (la società individualizzata, Mulino, 2003). Riallacciandomi alle acute osservazioni del grande sociologo tedesco, sono fermamente dell&#8217;opinione che il <em>voyerismo</em> mediatico scagliato negli ultimi tempi contro il ‘premier’ prima e poi contro Marrazzo vada soprattutto colto come la dimostrazione della sindrome ‘sfascista’ che alligna in molti italiani (dagli anni ’90 in poi) nei confronti della politica. E&#8217; buona norma, invece, reagire allo ‘sfascismo’, non assecondandolo, ma reagendo, in chiave propositiva, caricando i politici di responsabilità dirette e trasparenti verso il popolo.</p>
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		<title>Dietro lo scontro politico c&#8217;è la guerra di De Benedetti contro Berlusconi</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 15:45:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href=http://www.arezzopolitica.it/2009/10/11/dietro-lo-scontro-politico-ce-la-guerra-di-de-benedetti-contro-berlusconi/><img src=http://www.lastampa.it/redazione/cmssezioni/politica/200910images/berlusconi_debenedetti01g.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  alt="" /></a>A cura della Redazione.
 
Un appello durissimo contro «Il Paese dei furbi», ovvero l’Italia di «Repubblica» e del suo editore-padrone, Carlo De Benedetti. Un uomo «bravissimo per sé, non per il Paese che si è ritrovato macerie lungo la strada». Una storia che si è ripetuta tante, troppe volte, grazie «alla sponda politica e a un’etica quanto mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmssezioni/politica/200910images/berlusconi_debenedetti01g.jpg"><img class="alignleft" src="http://www.lastampa.it/redazione/cmssezioni/politica/200910images/berlusconi_debenedetti01g.jpg" alt="" width="300" height="230" /></a>A cura della Redazione.</strong></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Un appello durissimo contro «Il Paese dei furbi», ovvero l’Italia di «Repubblica» e del suo editore-padrone, Carlo De Benedetti. Un uomo «bravissimo per sé, non per il Paese che si è ritrovato macerie lungo la strada». Una storia che si è ripetuta tante, troppe volte, grazie «alla sponda politica e a un’etica quanto mai discutibile»: dalla vicenda Sme all’Olivetti, fino all’ultima sentenza che costringe la Fininvest a risarcire con la cifra record di 750 milioni di euro la Cir dell’Ingegnere. Ora 16 tra imprenditori, manager e professionisti, guidati dall’ex presidente di Assolombarda Michele Perini, al vertice di Fiera Milano del 10 ottobre 2009, dicono basta.</em></p>
<p>È alquanto singolare la storia di questo Paese dove spesso la capacità del fare, del costruire, dello sviluppare attività imprenditoriali e di essere portatore di valori positivi sconta l’invidia di chi, invece, ricerca aiuti e mercato protetto fregandosene dei «morti» che lascia alle spalle delle attività fallite, delle persone che hanno perso il lavoro, delle aziende finite, chiuse per sempre.</p>
<p>Questa è la vera diversità tra un imprenditore e un finanziere più portato a essere un abile profittatore di situazioni favorevoli a se stesso, grazie alla sponda politica e a un’etica quanto mai discutibile.</p>
<p>Ecco perché serve la copertura di un autorevole, anche se criticabile, quotidiano, ecco perché è importante partecipare agli aspetti istituzionali dell’associazionismo intervenendo e bacchettando i colleghi in nome dell’etica.</p>
<p>Ecco perché in più occasioni si è lanciato il tema dell’etica utilizzando le pagine di Repubblica.</p>
<p>Credo che molti abbiano la memoria corta; per questo vogliamo elencare alcuni passaggi della vita del sig. Carlo De Benedetti e delle sue azioni.</p>
<p>L’uscita dalla Fiat: un puro fatto di divergenza? L’entrata e la velocissima e proficua uscita dal Banco Ambrosiano. L’acquisto della Sme, dichiarata prima non vendibile per poi permettere a De Benedetti di acquistarla</p>
<p>investendo 150 miliardi su un totale di 450 e lasciando a Mediobanca e Imi i restanti 300. Qualche anno dopo, fatto lo spezzatino del gruppo, le varie società furono vendute sul mercato ricavandone 2000 miliardi di vecchie lire! Bravo! Certamente bravissimo per sé, non per il Paese che si è ritrovato macerie lungo la strada.</p>
<p>Per non parlare della Olivetti, che non seppe affrontare il passo susseguente al passaggio dalla meccanica alla elettronica e dall’elettronica ai servizi; e questo anche perché la ricerca di un mercato protetto con garanzia di vendite dirette allo Stato ce la ricordiamo tutti; e quando si ha la testa lì, innovazione, ricerca e sviluppo non si fanno, costano troppo e si rischia.</p>
<p>I telex venduti quando non si utilizzavano più e come questa tante storie di commistione tra potere ed economia politicamente protetta.</p>
<p>Mentre all’estero chi si ricorda della magra fatta con le dichiarazioni di acquisto della Société Générale de Belgique?</p>
<p>E che dire del regalo fatto da Ciampi, presidente del Consiglio in scadenza di incarico di governo nel 1994, attraverso l’assegnazione della concessione a Omnitel? Dove sono tutte queste realtà oggi? Quante piccole imprese hanno finito di esistere, quando anche noi con le nostre orecchie sentivamo rassicurare i fornitori che sarebbero stati pagati per poi ritrovarsi pezzi di carta inutili a motivo dei fallimenti di chi poi li ha trascinati nel baratro?</p>
<p>Soggetti indifesi, tranquillizzati dal quotidiano che sbandierava la solidità e la capacità imprenditoriale.</p>
<p>Aspettiamo tutti con ansia per vedere come va la faccenda MC, noi crediamo di saperlo; grande plusvalenza per l’ingegnere e nulla per gli altri. Repetita iuvant, ma sempre a vantaggio dello stesso soggetto.</p>
<p>Non è stato l’unico a ricevere regali di Stato, ma sicuramente è tra coloro che non hanno poi sviluppato quelle idee imprenditoriali necessarie alla crescita.</p>
<p>Aiuti, cassa integrazione ordinaria e straordinaria, mobilità: tutte cose legittime utilizzate da molti spesso per rimettere in piedi situazioni di mercato difficile, poi rientrate nella norma.</p>
<p>Strumenti che hanno aiutato a superare momenti complicati, non a chiudere attività.</p>
<p>E ora si aspetta che il Superenalotto uscito del Tribunale di Milano obblighi alla chiusura di un gruppo importante per trasferire 750 milioni di euro e più nelle tasche del sig. De Benedetti così da permettergli di rafforzare la propria posizione nel campo dell’energia e della salute.</p>
<p>Avete mai visto una sentenza che esce di sabato e non dà che 48 ore di tempo per l’esecuzione; è questa una sentenza o piuttosto una coercizione che ricorda i bravi di manzoniana memoria?</p>
<p>Questa ci pare una ulteriore prova di quanto appena descritto: alcuni giudici utilizzano il loro potere per fini politici volendo ancora una volta delegittimare il mandato che il presidente del Consiglio ha avuto stravincendo le ultime elezioni. Se qualcuno pensa che sia solo una casualità il suo record di processi subiti e di processi finiti sempre in nulla, noi invece crediamo che tutto ciò non possa essere casuale, e che, anzi, non possa nascere senza che ci sia, coperto e alle spalle, un obbiettivo ben preciso.</p>
<p>Eh no! Questa volta sono gli italiani a dire: «Non ci sto!».</p>
<p>La credibilità della magistratura è sotto le scarpe; il tema della responsabilità del giudice e del fatto che non paghi mai per i propri errori è un problema improcrastinabile. E senza entrare nel merito delle decisioni, è impellente la riforma della giustizia.</p>
<p>È vero che l’astio e l’invidia verso il presidente del Consiglio sono grandi, ma ci sembra che questa volta il limite sia stato superato.</p>
<p>A tutti coloro che lavorano nel gruppo Mondadori va la nostra stima e la nostra considerazione per il lavoro che hanno fatto e che fanno.</p>
<p>Grazie! Andiamo avanti, il Paese ha bisogno di lavoro e di fatti!</p>
<p>Marco Ambrosini, ingegnere (Como)</p>
<p>Dante Benini, architetto (Milano)</p>
<p>Lidia Cantini, commercialista (Firenze)</p>
<p>Andreino Cavazza, artigiano (Tremosine)</p>
<p>Carlo Daveri, imprenditore (Basilicata)</p>
<p>Ferruccio Cicogna, manager (Milano)</p>
<p>Marina Curti, imprenditrice (Milano)</p>
<p>Vito Curti, imprenditore (Milano)</p>
<p>Paola Fini, imprenditrice (Biella)</p>
<p>Gianberto Manera, imprenditore (Ivrea)</p>
<p>Raffaele Nurra, architetto (Varese)</p>
<p>Michele Perini, imprenditore (Milano)</p>
<p>Flavio Riva, imprenditore (Brescia)</p>
<p>Riccardo Santoro, imprenditore (Milano)</p>
<p>Giovanni Terzi, architetto (Milano)</p>
<p>Roberto Tronchetti Provera, imprenditore (Milano).</p>
<p>Fonte: www.ilgiornale.it</p>
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		<title>Picconare Berlusconi non è impossibile, è inutile.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 11:47:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href=http://www.arezzopolitica.it/2009/09/14/picconare-berlusconi-non-e-impossibile-e-inutile/><img src=http://ilcentrosinistradeigiovani.blogosfere.it/images/personaggi/berlusconi_casini.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  alt="" /></a>di Antonino Armao.
C’è chi fa propaganda politica dichiarata e c’è chi fa propaganda per conto terzi nascondendosi dietro il tesserino da giornalista e/o dietro la libertà di stampa. Sappiamo tutti che funziona così e non c’è nessuna lesa maestà nel dirlo apertamente.
I vari Travaglio, Santoro, Floris, Mauro, etc. fanno chiaramente propaganda politica a favore della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://ilcentrosinistradeigiovani.blogosfere.it/images/personaggi/berlusconi_casini.jpg"><img class="alignleft" src="http://ilcentrosinistradeigiovani.blogosfere.it/images/personaggi/berlusconi_casini.jpg" alt="" width="351" height="254" /></a>di Antonino Armao.</strong></p>
<p>C’è chi fa propaganda politica dichiarata e c’è chi fa propaganda per conto terzi nascondendosi dietro il tesserino da giornalista e/o dietro la libertà di stampa. Sappiamo tutti che funziona così e non c’è nessuna lesa maestà nel dirlo apertamente.</p>
<p>I vari Travaglio, Santoro, Floris, Mauro, etc. fanno chiaramente propaganda politica a favore della sinistra. Anche Feltri fa lo stesso a favore della destra ma almeno non grida come un tacchino all’attentato contro la libertà di stampa quando lo criticano duramente. Le querele, poi, le prende anche lui.</p>
<p>Purtroppo questo è il paese del familismo amorale e del moralismo familista: la morale la tiriamo da tutte le parti come più ci fa comodo.</p>
<p>Come ha appena detto Franceschini alla scuola del PD, se si accusa un leader di partito di amoralità nella vita privata, si fa torto ai milioni di elettori onesti che l’hanno votato e alle migliaia di amministratori che tutti i giorni stanno in prima linea per amministrare onestamente la cosa pubblica. Lui si riferiva ovviamente ai suoi colleghi coinvolti negli scandali, ma il principio è perfettamente adattabile anche a Berlusconi.</p>
<p>Il quale Silvio, sarà pure tutto quello che volete, ma dietro di lui c’è un blocco di governo sostenuto da un blocco sociale, moderato e liberale, che è sempre stato e sempre sarà maggioritario in questo Paese. E in politica più si creano vuoti di potere, più c’è qualcuno pronto a rilevarli, tangentopoli insegna.</p>
<p>Perciò mettiamoci l’animo in pace: picconare Berlusconi non è impossibile, è inutile. Se cade lui, altri si precipiteranno a dividersene le spoglie per poi fare le stesse politiche. Anzi, forse più di destra.</p>
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		<title>Berlusconi e le puttanate: l&#8217;opinione di Luigi Crespi</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2009 17:09:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[puttane]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href=http://www.arezzopolitica.it/2009/06/19/berlusconi-tra-puttane-e-puttanate-l%e2%80%99opinione-di-luigi-crespi/><img src=http://www.livecity.it/wp-content/uploads/2007/08/can-can1.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  alt="" /></a>

di Luigi Crespi
Ho lavorato sette anni fianco a fianco con il Premier per poi abbandonare il suo staff perché non condividevo le sue scelte politiche, soprattutto in campo internazionale.
Ho legittimamente contrastato, dove, come e quando potevo la visione del “berlusconismo” pur essendo stato uno di quelli che ha contribuito a crearla.
Non mi ritengo né un [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal"><a href="http://www.livecity.it/wp-content/uploads/2007/08/can-can1.jpg"><img class="alignleft" src="http://www.livecity.it/wp-content/uploads/2007/08/can-can1.jpg" alt="" width="370" height="336" /></a></p>
<p class="MsoNormal"><strong>di Luigi Crespi</strong></p>
<p class="MsoNormal">Ho lavorato sette anni fianco a fianco con il Premier per poi abbandonare il suo staff perché non condividevo le sue scelte politiche, soprattutto in campo internazionale.</p>
<p class="MsoNormal">Ho legittimamente contrastato, dove, come e quando potevo la visione del “berlusconismo” pur essendo stato uno di quelli che ha contribuito a crearla.</p>
<p class="MsoNormal">Non mi ritengo né un pentito, né un rinnegato, ma un uomo che ragiona con la propria testa e che ha una bussola rappresentata dalla coscienza, l’unica alla quale rispondo.</p>
<p class="MsoNormal">Oggi mi devo proprio, per il rispetto che devo alla mia coscienza, schierare in difesa di Berlusconi e vi spiego perché: il potere per sua natura è come una puttana e noi occidentali siamo riusciti negli ultimi secoli a separare il concetto di reato da quello di peccato, è questo significa essere laici, disprezzo il moralismo, soprattutto in chi è venuto su inseguendo le peripezie del “pisellino” di Moravia, queste vergini sante che si scandalizzano per delle puttane da quattro soldi.</p>
<p class="MsoNormal">Vogliamo ricordarci che era proprio Mao ha volere nel suo letto due vergini per notte? O dell’icona della sinistra democratica, J.F. Kennedy che divideva la Monroe con il capo della mafia?</p>
<p class="MsoNormal">O i vizi dei nostri padri della patria, come il contributo alla ripopolazione del Piemonte dato da Vittorio Emanuele II, o quella data alla Maddalena e Caprera ad opera di Garibaldi, ritenuto poco affidabile per via della sua debolezza verso le gonnelle?</p>
<p class="MsoNormal">Ci siamo per caso dimenticati della propensione di Mazzini che non riusciva ad astenersi dal palpare culi di qualunque donna gli capitasse? O della cugina di Cavour, la contessa Castiglioni, piazzata dallo stesso nel letto di Napoleone III?</p>
<p class="MsoNormal">Il binomio politica-puttane è questione che va avanti da sempre: vogliamo ricordare la storia di Willy Brandt e la sua amante della Stasi che stava per costare carissima all’occidente quando il muro di Berlino era ancora ben solido. Oppure Margarine la figlia segreta di Mitterand, oppure lo scandalo delle stagista pagata con il soldi della Casa Bianca di Bill Clinton, infine basta leggere l’ultimo libro di Vespa per avere documentazioni sulla questione.</p>
<p class="MsoNormal">Se Berlusconi sarà costretto a dimettersi per le sue infelici frequentazioni, l’unico passaggio istituzionale accettabile è il ricorso al voto.</p>
<p class="MsoNormal">Berlusconi è stato legittimato dal voto degli italiani e chiunque voglia prendere il suo posto deve fare altrettanto e quindi esca allo scoperto.<span> </span></p>
<p class="MsoNormal">(Segue su: www.luigicrespi.clandestinoweb.com)</p>
<p class="MsoNormal">
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		<title>Il 25 aprile di Berlusconi</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 18:51:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[25 aprile]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href=http://www.arezzopolitica.it/2009/04/26/il-25-aprile-di-berlusconi/><img src=http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2009/04/in125yt2x_20090425-300x201.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  alt="" /></a>Redazione
Berlusconi – “Venga a festeggiare la Liberazione” – si sta rivelando un boomerang: il prossimo 25 aprile sarà il “25 aprile di Berlusconi” e come tale sarà ricordato. Invano Rocco Buttiglione ha cercato di mantenere le antiche divisioni, affermando che per alcuni “nostalgici del tempo che fu” quella data rappresenta il ricordo “della sconfitta” e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2009/04/in125yt2x_20090425.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1483" title="ITALY LIBERATION DAY" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2009/04/in125yt2x_20090425-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a>Redazione</strong></p>
<p>Berlusconi – “Venga a festeggiare la Liberazione” – si sta rivelando un boomerang: il prossimo 25 aprile sarà il “25 aprile di Berlusconi” e come tale sarà ricordato. Invano Rocco Buttiglione ha cercato di mantenere le antiche divisioni, affermando che per alcuni “nostalgici del tempo che fu” quella data rappresenta il ricordo “della sconfitta” e per altri la prima tappa di una rivoluzione che non c’è stata.<br />
La sinistra ha perso, ormai da molti anni, l’egemonia culturale che aveva trascinato con sé anche l’egemonia politica. La Rivoluzione d’ottobre, Stalin, Mao (per alcuni dissidenti): adesso si arrocca contro il film sulla strage di Katyn, compiuta dai sovietici e non dai nazisti, come hanno riconosciuto le stesse autorità russe post-comuniste. Con un provincialismo inestirpabile, considera la Liberazione come cosa propria e non come un contributo italiano, analogo a tanti contributi in altri Paesi europei, alla coalizione di forze molto più consistenti che sconfissero la minaccia totalitaria nazista in Europa.<br />
Ormai è storia, non più cronaca. Gli ideali di libertà e di democrazia sono più vasti e più duraturi. A questi si riferisce Berlusconi che guarda all’evento come qualcosa che deve unire e non dividere, una legittima lezione del passato che deve essere interpretata guardando al futuro e non un modo di fermare le lancette dell’orologio. E in questo modo viene e verrà interpretata dagli Italiani che vedono nel Capo del Governo l’uomo del fare.<br />
In realtà la mossa di Franceschini è stata l’ennesimo, quotidiano tentativo di deviare l’attenzione dai gravi problemi in cui si dibatte la sinistra e il Partito democratico in particolare, con le sue strambe candidature alle elezioni europee in nome di un principio che il suo stesso principale alleato, Antonio Di Pietro, ha respinto, decidendo di candidarsi, cioè di “metterci la faccia”.<br />
Peggio ancora si profilano le elezioni amministrative: migliaia di Comuni volteranno probabilmente le spalle alla sinistra insieme ad alcune importanti province. Così i tempi di Franceschini si fanno più stretti: probabilmente non sarà necessario aspettare il congresso d’autunno per la resa dei conti, che riguarderà la sentenza definitiva sul progetto veltroniano del partito “a vocazione maggioritaria” con la prospettiva di una defezione dal Pd obbligato a riassumere il vecchio volto diessino.<br />
Per non pensare al futuro imminente, Franceschini provoca Berlusconi, attacca Di Pietro, prende il treno d’Europa – una “tradotta”, è stato efficacemente definito, circondato da giovani di belle speranze che, durante il viaggio, saranno edotti sull’arte della politica. Ma sembra proprio che questo treno non assomigli alla “Freccia rossa”.</p>
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		<title>Secondo Berlusconi la crisi è nelle mani dei consumatori</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 09:51:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>polcri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Difesa dei Consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[consumi]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href=http://www.arezzopolitica.it/2008/12/11/berlusconi-la-crisi-e-nelle-mani-dei-consumatori/><img src=http://madeinfrance-asso.fr/Images/berlusconi.jpg class=imgtfe hspace=5 align=left width=100  alt="" /></a>Redazione
La crisi ora è nelle mani dei cittadini e dei consumatori. Fiducia e speranza, dunque, per invertire la tendenza. Silvio Berlusconi interviene alla presentazione dell&#8217;ultimo libro di Bruno Vespa «Viaggio in un&#8217;Italia diversa» e annuncia che il Cipe varerà giovedì prossimo l&#8217;annunciato investimento di 16,6 miliardi di euro in infrastrutture «grandi e piccole. Si tratta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Redazione</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://madeinfrance-asso.fr/Images/berlusconi.jpg"><img class="alignleft" src="http://madeinfrance-asso.fr/Images/berlusconi.jpg" alt="" width="290" height="354" /></a>La crisi ora è nelle mani dei cittadini e dei consumatori. Fiducia e speranza, dunque, per invertire la tendenza. Silvio Berlusconi interviene alla presentazione dell&#8217;ultimo libro di Bruno Vespa «Viaggio in un&#8217;Italia diversa» e annuncia che il Cipe varerà giovedì prossimo l&#8217;annunciato investimento di 16,6 miliardi di euro in infrastrutture «grandi e piccole. Si tratta della prima immissione di denaro pubblico in economia».</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;argomento è stato oggetto di una consultazione preliminare con i ministri Tremonti, Scajola, Fitto e Matteoli.<br />
Il premier ripercorre le tappe principali che hanno ispirato l&#8217;azione del Governo per far fronte alla crisi. Prima i due provvedimenti «per mettere in sicurezza le banche», confluiti nell&#8217;unico decreto approvato la scorsa settimana in via definitiva dal Parlamento, poi il decreto anticrisi, con annesse misure a sostegno del sistema delle imprese. Non sono stati esaminati provvedimenti per specifici settori industriali, tra cui l&#8217;auto. Ora la preoccupazione e l&#8217;attenzione, sottolinea Berlusconi, sono rivolte ai consumatori: «Non vi è alcuna necessità per invertire le nostre abitudini di consumo. Mi sono sgolato anche con i miei colleghi europei perché adottassero la stessa condotta». Il problema è che oggi i consumatori sono «sotto schiaffo da parte di chi ogni giorno canta la canzone della crisi». E allora se prevale la paura, i cittadini non comprano più «e questo può instaurare un circolo vizioso che può portare a una crisi vera».</p>
<p style="text-align: justify;">Il Governo è consap<a href="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2008/12/berlusconi_31.jpg"></a>evole che le risorse messe a disposizione per la cassa integrazione (1 miliardo di euro, rispetto ai 600 milioni di partenza) non sono sufficienti e comunque non coprono l&#8217;emergenza di quanti non godono di alcuna protezione. Si cercano fondi aggiuntivi, Berlusconi annuncia l&#8217;impegno dell&#8217;Esecutivo a reperirli, ma non indica cifre. L&#8217;idea è di utilizzare parte dei fondi europei da dirottare al sociale. I margini sono stretti per la contemporanea presenza dei vincoli noti: il debito pubblico, «il ritardo drammatico» nelle infrastrutture, una pubblica amministrazione che è la «più pletorica e costosa d&#8217;Europa». Berlusconi annuncia che sugli investimenti ritenuti strategici, tra cui il Corridoio 5, userà «la stessa determinazione messa in campo per i rifiuti a Napoli».</p>
<p style="text-align: justify;">Rispondendo alle domande del direttore del «Sole-24 Ore» Ferruccio de Bortoli e del direttore del «Messaggero » Roberto Napoletano, il premier ha insistito a più riprese sull&#8217;elemento di forza di cui può disporre il Paese: alto debito pubblico, ma basso indebitamento privato.</p>
<p style="text-align: justify;">La combinazione dei due aggregati ci pone in posizione migliore rispetto a molti partner europei, fermo restando che la gestione del debito pubblico resta prioritaria. Il Governo ha riflettuto sull&#8217;ipotesi di utilizzare l&#8217;attivo vendendo parte del patrimonio dello Stato, ma l&#8217;attuale situazione di crisi impone di soprassedere.</p>
<p style="text-align: justify;">Il premier invita nuovamente ad acquistare azioni Eni ed Enel, colloca l&#8217;origine della crisi nella «follia dei mercati finanziari che hanno divorziato dalla realtà». Ogni azione spiega dovrebbe avere un valore relativo, con una sorta di regola che faccia scattare la sospensione in Borsa nel caso in cui si superi il massimo del 20% sugli utili delle società quotate oppure si scenda al di sotto dell&#8217;8 per cento. Infine interviene sui fondi sovrani: «Credo che la Libia abbia tutto l&#8217;interesse a entrare nell&#8217;Eni. Per il resto, decideremo di volta in volta perché non gradiremmo per esempio interventi nel capitale fatti attraverso silenziose operazioni nei mercati borsistici».<br />
Sulla gestione della crisi si registra nel frattempo uno spiraglio di dialogo tra Governo e opposizione. Il ministro dell&#8217;Economia Tremonti ha infatti accettato l&#8217;invito rivoltogli dal suo omologo ministro ombra, Pier Luigi Bersani, per un confronto sulle proposte messe a punto dal Pd.</p>
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