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	<title>Arezzo Polis &#187; banche</title>
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	<description>Cultura politica, dibattito pubblico.</description>
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		<title>Indignados, quale futuro inseguite? Le vostre idee sono ridicole!</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 12:40:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mugnai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/10/14/indignados-quale-futuro-inseguite-le-vostre-idee-sono-ridicole/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/10/indignados-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="indignados" title="indignados" /></a>di Federico Mugnai- “Indignati di tutto il mondo unitevi!” C’è chi va dicendo che in questi momenti di crisi è necessario che qualcuno faccia sentire la propria voce dal basso, protesti e poco importa il messaggio che vogliono lanciare, ciò che è fondamentale è manifestare, segno di partecipazione, di monito nei confronti di chi esercita democraticamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8547" title="indignados" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/10/indignados.jpg" alt="indignados" width="428" height="268" />di <strong>Federico Mugnai-</strong> “Indignati di tutto il mondo unitevi!” C’è chi va dicendo che in questi momenti di crisi è necessario che qualcuno faccia sentire la propria voce dal basso, protesti e poco importa il messaggio che vogliono lanciare, ciò che è fondamentale è manifestare, segno di partecipazione, di monito nei confronti di chi esercita democraticamente il potere. E poi, dove sono i valori tramandati dalla Resistenza, dove la voglia di giustizia e di uguaglianza, dove la società del progresso per tutti? Così si interroga anche Stéphane Hessel, diplomatico francese, ex partigiano, novantatreenne che invece di godersi la pensione, rimembrare nella propria mente le sue gesta eroiche, ha deciso di mettere benzina sul fuoco con un libretto fin troppo celebre, dove affronta i mali della nostra epoca e lancia un grido che ha saputo farsi ascoltare diventando un vero manifesto che supera gli schieramenti politici e le divisioni ideologiche. D’accordo, l&#8217;indignazione è il primo passo per un vero risveglio delle coscienze. Purtroppo, nessuno ha spiegato ad Hessel che non è in corso alcuna guerra mondiale, che non c’è un Hitler, uno Stalin &amp; Co.; e che “quella” Resistenza non c’entra nulla con i termini attuali del confronto politico! Personalmente, gli indignados mi fanno pena; oltrechè rabbia. No, dico questo per esperienza personale. Ero per le strade di Madrid per la Gmg, affollate da più di un milione di cattolici provenienti da tutto il mondo per accogliere il Papa, con quello spirito gioioso, suggestionato da quell’atmosfera che inebriava l’amore per Gesù, rafforzato dalla pace interiore che in quei momenti si vive. Cosa pensano di fare gli indignados? Per protesta, tirano un gavettone ad un pellegrino! C’è da diventare matti a vivere in clandestinità, a vivere da “primule rosse” della sovversione,  a pagar fiori di Avvocati … per finire a tirare un gavettone al primo sfigato che passava! Ma cosa vogliono questi indignados? Aria fritta, a sentirli: guardando i video su youtube che sponsorizzano gli indignados e leggendo i loro manifesti, viene da rabbrividire per la stupidità e la nullaggine dei programmi. Sono contro il capitalismo, contro le banche, a partire dalla Bce e dalle varie banche nazionali, contro qualsiasi Governo. Affermano che tutto il sistema è marcio, che in realtà c’è un 1% di potenti che vuole mettere alla fame il restante 99% della popolazione, che destra e sinistra sono d’accordo, che ogni singolo individuo è in realtà trattato come un burattino e che loro uomini e donne illuminati vogliono riconquistarsi i loro spazi, chiedono a gran voce di sovvertire l’intero sistema. La regia degli antagonisti, dei centri sociali, dei Blackblock e di tutti i componenti delle frange estremiste di destra e sinistra con l’aggiunta di qualche professionista dell’antipolitica è chiara. Da quegli sciacalli che sono, non potrebbero che prediligere l’azione proprio in questo momento di crisi economica e sociale: ma non ci vuole la sfera di cristallo per prevedere domani un triste spettacolo con atti di vandalismo, teppismo e tanta rabbia. No, decisamente quella di domani non sarà una legittima protesta per “il pane” o il “carovita”. O meglio, qualche manifestante illuso e in buona fede lo crederà: domani sarà in realtà l’ennesima sfilata carnevalesca dei nemici della civiltà occidentale che trova le sue fondamenta con la rivoluzione francese e con oltre due secoli di conquiste sociali e civili. Va bene, la democrazia ha i suoi difetti, ma lo abbiamo sperimentato come altri sistemi siano ben più nocive; il capitalismo è imperfetto eppure tanta ricchezza, libertà individuale, di impresa etc ha creato e, infine il ruolo delle banche è centrale nella vita degli stati, delle imprese e dei singoli. Ma allora cosa volete, cari indignati con la bava alla bocca? Cosa andate cercando?</p>
<p>Alle proteste caotiche della peggior gioventù, l’altra parte di società è chiamata a rispondere difendendo certi principi e valori fondamentali, ma aprendo attraverso una manifestazione pacifica e propositiva ad una fase nuova per la politica e per l’Occidente. Così metteremo a tacere per sempre gli sciacalli.</p>
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		<title>Banche e responsabilità sociale</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 17:15:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Arezzo]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2009/09/17/banche-e-responsabilita-sociale/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.liberaconcorrenza.it/uploaded_images/banche2009PERSONALIZZ.-785222.JPG" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>di Antonino Armao.
Sono le banche a non dare i soldi o sono le imprese a non chiederli? Questo è il dilemma che sta arrovellando i migliori pensatoi economici e finanziari. Di sicuro stiamo assistendo da un lato a una fortissima contrazione del credito, specialmente alle medie e piccole imprese, dall’altro a un forte sostegno alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.liberaconcorrenza.it/uploaded_images/banche2009PERSONALIZZ.-785222.JPG"><img class="alignleft" src="http://www.liberaconcorrenza.it/uploaded_images/banche2009PERSONALIZZ.-785222.JPG" alt="" width="360" height="270" /></a>di Antonino Armao.</strong></p>
<p>Sono le banche a non dare i soldi o sono le imprese a non chiederli? Questo è il dilemma che sta arrovellando i migliori pensatoi economici e finanziari. Di sicuro stiamo assistendo da un lato a una fortissima contrazione del credito, specialmente alle medie e piccole imprese, dall’altro a un forte sostegno alle grandi imprese in una situazione in cui gran parte dei finanziamenti concessi sono piuttosto una rinegoziazione di prestiti in modo da non passarli in default. In generale, stiamo assistendo ad una forte restrizione della possibilità di finanziare investimenti e quella parte del ciclo finanziario aziendale più esposta in un periodo di crisi, cioè il capitale circolante.</p>
<p>Ma a livello locale, qual è l’atteggiamento delle banche locali nei confronti di chi ha bisogno di nuovi finanziamenti o di prendere un pò di respiro; di chi vuole espandere l’attività all’estero o innovare la produzione; di chi fatica a riscuotere i crediti con la Pubblica Amministrazione? Qual è il comportamento degli sportelli locali nei confronti dei disoccupati o dei cassintegrati che hanno problemi a pagare il mutuo, che hanno bisogno di un anticipo su un assegno o hanno richiesto un prestito senza successo?</p>
<p>Venerdì 25 settembre il Prefetto di Arezzo riceverà i rappresentanti degli industriali, commercianti, artigiani, cooperative, agricoltori, allevatori e dei sindacati nell’ambito dell’Osservatorio sul finanziamento all’economia.</p>
<p>L’Osservatorio, voluto dal Governo d’intesa con l’ABI,  dà alle imprese l’opportunità di fornire elementi di valutazione in ordine alla sospensione dei debiti delle piccole e medie imprese verso il sistema creditizio in base all’intesa sottoscritta il 3 agosto scorso presso il Ministro dell’Economia e delle Finanze. L’Osservatorio è l’occasione per conoscere direttamente da chi vive la crisi sulla propria pelle, il grado di applicazione delle misure finanziarie messe a disposizione dal Governo, per reagire alla crisi di credito e di liquidità.</p>
<p>Auspichiamo che la riunione di venerdì 25 in Prefettura serva a capire qual è la responsabilità sociale (CSR) che le banche, al di là delle cose che scrivono sui loro bilanci sociali, stanno mettendo in pratica per aiutare la comunità locale ad uscire dalla crisi.</p>
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		<title>L&#8217;effetto Italia sulla crisi</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2009 21:25:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Difesa dei Consumatori]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2009/03/05/leffetto-italia-sulla-crisi/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://cervellodiscorta.files.wordpress.com/2007/07/risparmio1.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>
Redazione
“La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme”. È l’art. 47 della Costituzione. Un articolo che Tremonti ha difeso e valorizzato durante la vicenda Cirio-Parmalat, e che ora intende applicare alla lettera in tempi di crisi finanziaria.
Proprio il rispetto dell’articolo della Costituzione è alla base dell’iniziativa promossa dal ministro dell’Economia, che [...]]]></description>
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<p class="MsoNormal"><strong><a href="http://cervellodiscorta.files.wordpress.com/2007/07/risparmio1.jpg"><img class="alignleft" src="http://cervellodiscorta.files.wordpress.com/2007/07/risparmio1.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a>Redazione</strong></p>
<p class="MsoNormal">“La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme”. È l’art. 47 della Costituzione. Un articolo che Tremonti ha difeso e valorizzato durante la vicenda Cirio-Parmalat, e che ora intende applicare alla lettera in tempi di crisi finanziaria.</p>
<p class="MsoNormal">Proprio il rispetto dell’articolo della Costituzione è alla base dell’iniziativa promossa dal ministro dell’Economia, che ha messo intorno al tavolo imprenditori, sindacati e mezzo governo. Obbiettivo: discutere tutti insieme le formule ed i modi per evitare che alle aziende manchi il necessario flusso di finanziamenti.</p>
<p class="MsoNormal">La stretta creditizia – ha detto Tremonti – è stata “più marcata” in Italia che “nel resto dell’area Euro”. Seppure altre economie continentali stiano vivendo in modo più significativo gli effetti della crisi, le nostre banche (meno esposte alla turbolenza finanziaria) hanno stretto i cordoni della borsa, e limitato l’accesso al capitale da parte delle aziende.</p>
<p class="MsoNormal">In questo quadro si inseriscono i cosiddetti Tremonti-bond. Strumenti destinati, da una parte, a garantire la necessaria patrimonializzazione delle banche; e, dall’altra, a creare le condizioni affinchè gli istituti tornino ad erogare i finanziamenti alle imprese. I Tremonti-bond, quindi, sono un mezzo al servizio delle aziende. Ma anche uno stimolo destinato ad eliminare dal campo ogni alibi all’industria del credito di rallentare il suo ruolo vitale a sostegno dell’economia.</p>
<p class="MsoNormal">In altre parole, il governo – nel rispetto della Costituzione – ha creato le condizioni perché all’economia reale non manchi l’elemento fondamentale (il credito). A questo punto, ogni attore della scena economica deve fare la propria parte. E le banche, in testa.</p>
<p class="MsoNormal">D’altra parte, proprio gli istituti di credito stanno beneficiando di quella che è una caratteristica intrinseca della società italiana: la propensione al risparmio. Stime ufficiose parlano di un aumento dei depositi per valori prossimi ai 30 miliardi di euro: due punti di pil. A fronte di impieghi che non dimostrano la stessa velocità.</p>
<p class="MsoNormal">Ne consegue che le banche sono nelle condizioni di svolgere il proprio ruolo di volano dell’economia. Così da tamponare gli effetti della crisi su imprese e famiglie. E nel pieno rispetto dell’art. 47 della Costituzione. </p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>La nazionalizzazione delle Banche</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Feb 2009 05:51:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Difesa dei Consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Nazionale]]></category>
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		<category><![CDATA[nazionalizzazione]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2009/02/23/la-nazionalizzazione-delle-banche/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.bancaditalia.it/media/fotogallery/altro/arch_sto/foto13/13.gif" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>di Federico Mugnai
L’idea dello Stato banchiere non è nuovissima. L’aveva già avuta settantasei anni fa un altro noto personaggio politico: Benito Mussolini. Infatti il Duce, il 23 gennaio 1933 creò l’Iri per salvare la Banca Commerciale, il Credito italiano e la Banca di Roma, messe in ginocchio dall’onda lunga della crisi economica americana esplosa nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.bancaditalia.it/media/fotogallery/altro/arch_sto/foto13/13.gif"><img class="alignleft" src="http://www.bancaditalia.it/media/fotogallery/altro/arch_sto/foto13/13.gif" alt="" width="420" height="326" /></a>di Federico Mugnai</strong></p>
<p>L’idea dello Stato banchiere non è nuovissima. L’aveva già avuta settantasei anni fa un altro noto personaggio politico: Benito Mussolini. Infatti il Duce, il 23 gennaio 1933 creò l’Iri per salvare la Banca Commerciale, il Credito italiano e la Banca di Roma, messe in ginocchio dall’onda lunga della crisi economica americana esplosa nel mese di Ottobre del 1929. Mussolini delegò per questo difficile compito Alberto Beneduce, un socialista (tra l’altro genero di Enrico Cuccia)</p>
<p>Il progetto di Beneduce, coadiuvato e controllato da Mussolini stesso e da altri noti economisti fascisti, non ebbe uguali in tutto il mondo e per anni gli studiosi di tutte le università internazionali lo hanno studiato con ammirazione. Costrinse i banchieri che avevano determinato il disastro a farsi da parte, rilevò poi attraverso l’Iri la proprietà delle banche più intossicate. Vale a dire la stessa Banca Commerciale, il Credito Italiano e la Banca di Roma (le ultime due rappresentano oggi il nocciolo duro di Unicredit). Quindi spezzò il patrimonio delle banche. Da una parte furono collocati gli sportelli e gli attivi patrimoniali mentre dall’altra i titoli tossici rappresentati dalle partecipazioni industriali. Le raggruppò sotto delle finanziarie di settore: la Finsider che si occupava di siderurgia, la Finmare per le compagnie di navigazione, etc… Al vertice della costruzione c’era l’Iri che, da una parte teneva la proprietà delle tre banche e dall’altra le finanziarie sotto le quali aveva raccolto le aziende in difficoltà.</p>
<p>Nel 1937, quando l’operazione di riordino venne conclusa lo Stato controllava l’80% del credito in Italia. Ma il capolavoro di Mussolini e di Beneduce fu quello di tenere fuori la politica dalla gestione delle aziende e delle banche. Infatti fu impedito ai gerarchi del Partito Nazionale Fascista di entrare nella gestione delle banche, che fu competenza di tecnici specializzati nominati direttamente da Mussolini su consiglio di Beneduce.  Secondo i progetti dei due ideatori, l’Iri doveva vivere il tempo necessario al risanamento. Poi le aziende e le banche sarebbero tornate al mercato. Però l’accentuarsi delle tensioni internazionali sul finire degli anni trenta che sarebbero poi sfociate nella tragica guerra mondiale, non permisero purtroppo la realizzazione della seconda parte del progetto. Infatti l’Iri visse quasi settanta anni. Le grandi privatizzazioni di massa partirono dopo il 1990. Ora con l’idea di nazionalizzare le banche(in Germania e negli Usa e in gran Bretagna le nazionalizzazioni stanno per essere approvate dai rispettivi governi) l’orologio della finanza potrebbe tornare indietro. Infine una curiosità: il Credito Italiano fu una delle prime banche ad essere nazionalizzate e la prima delle banche Iri ad essere privatizzata. Unicredit suo gigantesco nipote, sarà la prima banca a tornare in mano allo Stato? Se così fosse, sarebbe davvero la vendetta della Storia.</p>
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