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	<title>Arezzo Polis &#187; Varie</title>
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		<title>Sfida alla Democrazia- Il commento di un lettore</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 00:53:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2012/01/29/sfida-alla-democrazia-il-commento-di-un-lettore/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2012/01/parlamento-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="parlamento" title="parlamento" /></a>AVVERTENZA: Siamo molto contenti di pubblicare un testo che commenta, in modo molto puntuale e dettagliato, la settima parte della Ns. serie Sfida alla Democrazia. A parte la soddisfazione per i frutti di un lavoro decisamente impegnativo, e pur non condividendo parte delle conclusioni e delle premesse dell&#8217;amico Schepisi, l&#8217;occasione ci è gradita per compiacerci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9385" title="parlamento" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2012/01/parlamento.jpg" alt="parlamento" width="390" height="221" />AVVERTENZA: Siamo molto contenti di pubblicare un testo che commenta, in modo molto puntuale e dettagliato, la settima parte della Ns. serie <em>Sfida alla Democrazia</em>. A parte la soddisfazione per i frutti di un lavoro decisamente impegnativo, e pur non condividendo parte delle conclusioni e delle premesse dell&#8217;amico Schepisi, l&#8217;occasione ci è gradita per compiacerci di avere trovato, nelle Ns. scorribande sul web, un lettore capace di leggere i fenomeni politici con tanta profondità. Non è semplice coltivare in questi tempi di crisi e di degradazione generale, la &#8220;riflessione impegnata&#8221; sulla politica; l&#8217;amico Schepisi ci riesce e conforta anche Noi di ArezzoPolitica nel continuare in questa pur difficile e ardua operazione.</strong>- di <strong>Vito Schepisi</strong>- Senza andar troppo indietro nel tempo, a cercare nella filosofia di Hobbes le ragioni delle &#8220;regole&#8221; politiche per la convivenza e la democrazia, per ovviare ai rischi involutivi e alle tentazioni di colpi di mano, ci basterebbe comprendere lo spirito della nostra Costituzione.</p>
<p>Ma, prima di parlarne, conviene comprendere anche le ragioni per le quali la nostra &#8220;democrazia&#8221; sia diversa da quella delle altre nazioni europee.<br />
Solo un breve cenno, altrimenti ci perderemmo nella disamina della nostra storia repubblicana.<br />
Possiamo dire sin da subito, che alla legittimazione del Parlamento, come da Costituzione, in Italia si è fatto passare il principio della legittimazione del “arco costituzionale” e poi del &#8220;fronte antifascista&#8221;.  Dalla seconda metà degli anni 60 in poi, queste &#8220;legittimazioni&#8221; hanno costituito i preamboli di ogni provvedimento politico e di ogni discussione sulle alleanze, sulle scelte e sui programmi.  Se Hobbes scrivendo il Leviatano ha pensato allo Stato come un mostro in cui il suo tessuto sia costituito dai suoi cittadini, l&#8217;ha fatto perché ha voluto immaginare uno Stato formato da altrettante esigenze e differenze (libertà), ma che reggesse perché ciascuno &#8211; come parte del tutto &#8211; rinunciasse a una parte della sua libertà delegandola ad una Autorità.  Ma sin da subito, in Italia, si è voluto affiancare all&#8217;autorità dello Stato, esercitata attraverso i suoi ordinamenti &#8211; il Parlamento, la Presidenza della Repubblica, il Governo e la Magistratura &#8211; i preamboli dei partiti, cioè la condizione pregiudiziale di legittimità.  La partitocrazia in Italia si è radicata in una condizione in cui è venuta meno l&#8217;uguaglianza di tutti i cittadini. L&#8217;art. 3 della Costituzione che, come se fosse un elastico, è stato più volte esteso per usarlo contro il &#8220;nemico&#8221; politico, è stato da subito superato da quella che possiamo definire una nuova &#8220;Costituzione di fatto&#8221; che ha sostituito quella scritta dai Costituenti. Non più i cittadini hanno una pari dignità sociale, ma solo quei cittadini che rientrano nei casi previsti dai preamboli. Ma saremmo in tema se, parlando dell&#8217;art.3, ci soffermassimo sull&#8217;art 68 della Costituzione, nella sua formulazione originaria. Non a caso sempre i Costituenti avevano voluto sciogliere un principio &#8220;assoluto&#8221; della democrazia che l&#8217;art. 3 poteva imbrigliare. L&#8217;art. 68, modificato improvvidamente nel 1993 da un Parlamento intimidito dalla Magistratura, all&#8217;apice del suo spolvero nella stagione di Mani Pulite, aveva per scopo quello di non consentire a una Funzione dello Stato, priva di legittimità popolare, com’è la Magistratura, a cui si accede per concorso e la cui disciplina è regolata da un Consiglio corporativo, di poter modificare, incidere, legittimare o meno, ovvero selezionare le scelte politiche e con queste gli uomini e le maggioranze stabilite dal corpo elettorale. L&#8217;art. 3 e l&#8217;art.68 (nella sua formulazione originaria dell&#8217;immunità parlamentare) hanno convissuto nella Costituzione Italiana fino al 1993, senza contraddirsi, perché è la democrazia stessa che chiede che l&#8217;autorità dello stato sia pari alla porzione di libertà individuale che ognuno gli delega (Hobbes). Passare, infine, ad alcune osservazioni sull&#8217;art. 67 della Costituzione, viene spontaneo. Se il Parlamento, su richiesta della Magistratura, autorizza, o meno, le misure restrittive, o i provvedimenti sulla corrispondenza e sulle comunicazioni, ovvero sul suo uso in procedimento, dei membri delle Camere, è lecito chiedersi se sia possibile che, a dispetto dell&#8217;art.67, che libera il parlamentare dal vincolo di mandato, queste autorizzazioni siano o meno concesse seguendo una sostanziale disciplina di gruppo? Discutere sulla &#8220;eticità&#8221; di un principio di indipendenza, garantista e liberale, potrebbe sviarci dall&#8217;affermazione di un altro principio, questa volta più democratico che liberale.  Se accettassimo le regole della democrazia, per la quale ha il diritto di governare chi ha più consensi popolari, come si può pensare che il mutare dello stato d&#8217;animo del singolo possa mutare il principio della sovranità popolare? La democrazia sancisce, anche, che il diritto di una maggioranza si trasformi in dovere verso gli elettori.  La Costituzione è stata pensata in un momento difficile per il Paese. Si usciva da una guerra e da una dittatura. In Italia, già da allora, c&#8217;era una radicalizzazione del confronto politico. Anche la Costituzione ne ha risentito. Non è accaduto per lacune o omissioni nel pensiero dei Costituenti, né per approssimazione, quanto invece per ricercare i necessari compromessi. Ora è tempo che l’Italia se ne esca. La democrazia è ora adulta, e sarebbe in grado di fare le sue scelte attraverso il pieno consenso dei suoi cittadini. La Costituzione ha cucito al Paese un abito partitocratico, con un tessuto inamidato per la sua rigidità; ma alcune contraddizioni, che oggi emergono, non possono reggere ancora per molto, salvo assistere allo sfaldamento sociale, prima che economico-finanziario, del Paese.</p>
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		<title>I (tanti) misteri di Aral Gabriele</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 08:07:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2012/01/18/i-tanti-misteri-di-aral-gabriele/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2012/01/bannerpretura-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="bannerpretura" title="bannerpretura" /></a>di Giorgio Frabetti- Una condanna definitiva dopo 3 gradi di giudizio tutti perfettamente in sincrono come verdetto, nessuna esitazione, nessuna revisione di giudizio nei giurati: così fu per il povero Aral Gabriele accusato con sentenza definitiva di aver ucciso i suoi genitori Gaspare Gabriele ed Elena Figuzzo con una dose massiccia di sonnifero Minias (e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-9309" title="bannerpretura" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2012/01/bannerpretura.jpg" alt="bannerpretura" width="482" height="362" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>- Una condanna definitiva dopo 3 gradi di giudizio tutti perfettamente in sincrono come verdetto, nessuna esitazione, nessuna revisione di giudizio nei giurati: così fu per il povero Aral Gabriele accusato con sentenza definitiva di aver ucciso i suoi genitori Gaspare Gabriele ed Elena Figuzzo con una dose massiccia di sonnifero <em>Minias </em>(e forse in concorso con l&#8217;avvelenamento-soffocamento indotto dalla chiusura dei poveri corpi in due sacchi della spazzatura). Un delitto strano, che, in contemporanea con la vicenda Cogne, paralizzò nel 2002 l&#8217;Italia intera nell&#8217;orrore; eppure un delitto che sembra proprio non appartenere psicologicamente ad Aral: a detta di tutti i testimoni, figlio affettuoso e irreprensibile, anche se un pò viziato, il classico &#8220;cocco di mamma&#8221;, obbediente e studioso che tutti gli adulti avrebbero voluto come figlio. Questo delitto lascia con sè l&#8217;impressione che poco sia stato spiegato: colpa dei resoconti televisivi lacunosi? Colpa delle indagini? Non potendo compulsare le carte giudiziarie, limitiamoci a seguire la narrazione televisiva, la quale, nonostante i grandi meriti di giornalisti giudiziari di razza come Franca Leosini (<em>Ombre sul giallo</em>, <em>Storie maledette</em>) e di Roberta Petrelluzzi (<em>Un giorno in Pretura</em>), aggiunge ancora più confusione alla confusione. Ma come è avvenuto il delitto? E soprattutto con quale movente? Secondo la sentenza definitiva, Aral Gabriele avrebbe ucciso i genitori, per non dover rivelare di aver dato ad intendere di essere prossimo alla laurea, quando mancavano ancora circa venti esami. Un delitto infantile, da persona immatura, secondo il PM di allora. Certo, la brutale dinamica materiale del delitto cospira contro il povero ragazzo: l&#8217;unico che avrebbe potuto essere nei luoghi del delitto all&#8217;ora del delitto; gli indizi sono indizi, certo questi sono indizi pesanti, comunque li si giudichi. Ma e&#8217; il movente ad aver lasciato (per ammissione stessa del PM) i principali e insoluti interrogativi. Un primo elemento: Aral, nei giorni dell&#8217;omicidio era obiettore di coscienza presso una struttura di disabili. Pur essendo ancora studente, aveva perso il diritto di ottenere il rinvio del servizio di leva: evidentemente, per non aver dato un numero di esami sufficienti. Possibile che questa circostanza non avesse messo in allarme i genitori? Quale genitore, quando arrivava la famosa &#8220;cartolina rosa&#8221;, non subodorava che qualcosa non andava? Per di più, genitori come quelli di Aral, che erano stati insegnanti e di ragazzi e delle loro mattane avevano certo esperienza? Attenzione, non dico che la circostanza sia decisiva (Aral era sul limitare dei 26 anni, l&#8217;età massima per il rinvio militare degli studenti di legge e, quindi, avrebbe potuto essere nelle condizioni di non poter effettivamente più rinviare la chiamata). Ma comunque si giudichi questa circostanza, un simile procrastinare gli studi fino al limite del servizio di leva non poteva aver già messo i genitori in allarme? Primo mistero. Secondo mistero, cosa ha fatto Aral nei due anni in cui si recava a Camerino (cioè fuori casa) senza dare esami? Nessun <em>reportage</em> lo spiega, Aral si limita solo a dire che sì era entrato in crisi in quel periodo ma che aveva paura di rivelarlo alla mamma, allora tanto malata! Chi può escludere che forse proprio in quei &#8220;due anni&#8221;, autentico &#8220;buco nero&#8221; della vita di Aral, risiedano i possibili motivi che hanno scatenato il Delitto? Nessuno però ha dato spiegazioni chiare su questo pur rilevante aspetto della vicenda. Terzo mistero, il Delitto: aldilà delle discusse dinamiche in sede di consulenza tecnica (indotti dai dubbi dell&#8217;efficacia letale del sonnifero <em>Minias</em>), la tecnica del delitto rivela una gelida premeditazione, che nulla ha a che fare con il quadro classico dei delitti familiari, che di solito esplodono durante litigi, o avvengono in modo preterintenzionale. Certo, gli &#8220;innocentisti&#8221; hanno tratto spunto da queste circostanze per dire che il delitto non poteva appartenere &#8220;psicologicamente&#8221; ad Aral, ragazzo emotivo, che mai avrebbe potuto agire con tanta freddezza. Esclusa l&#8217;ipotesi che Aral fosse schizofrenico, per attribuire ad Aral un gesto simile, occorreva un movente più consistente della &#8230; laurea! A questi gesti, a tanta freddezza, si arriva di solito con la classica crisi dell&#8217; &#8220;assassino&#8221;, che classicamente si trova messo alle strette, al punto che l&#8217;unica soluzione che gli si prospetta per uscire dal vicolo cieco in cui si trova è il delitto. Ma allo stato nessuno è riuscito a dire molto di più sui possobili moventi al di fuori della &#8230; laurea. Quarto mistero (almeno nei resoconti di Leosini e Petrelluzzi): la domestica. I Gabriele avevano una domestica ad ore, che dichiarerà alla stampa di aver tentato di recarsi a casa dei Gabriele il giorno dopo il delitto (prima della scoperta dei cadaveri), ma invano.  E come ha giustificato questo atteggiamento la donna? &#8220;Ho dedotto che fossero a Camerino alla laurea di Aral&#8221;. Molto strano che una domestica, verosimilmente pagata per svolgere pulizie ad ore, e che avrebbe avuto quindi tutto l&#8217;interesse a recarsi a casa Gabriele (dove per di più si trovava lo Studio da Commercialista del babbo di Aral), sia rimasta senza far nulla, soddisfatta di una simile &#8220;auto-spiegazione&#8221;. Come è molto strano che una domestica, che evidentemente non può permettersi di perdere ore di lavoro (per non perdere il proprio salario), si sia accontentata di chiamare casa Gabriele, senza essersi messa in contatto con Aral: l&#8217;unico su cui avrebbe potuto contare per lavorare in assenza dei coniugi Gabriele. Sapeva qualcosa la domestica? Avrebbe potuto dire qualcosa di più convincente su Aral per scagionarlo o accusarlo? Niente paura, non intendiamo paragonare (in un empito di zelo giallistico) la povera domestica di casa Gabriele alla domestica della Cianciulli, il &#8220;mostro di Correggio&#8221;, testimone delle procedure (fallite) di saponificazione delle vittime; ma certo, qualche dubbio è legittimo porsi, specie nelle lacune dei <em>reportages</em> televisivi. Si è molto parlato di possibili &#8220;scheletri nell&#8217;armadio&#8221; del Padre Commercialista e si è scandagliata la sua vita d&#8217;affari per dedurre possibili moventi per un delitto: ma nulla è uscito. Delle due l&#8217;una: o chi ha commesso il Delitto Gabriele ha commesso davvero il &#8220;delitto perfetto&#8221;; oppure il colpevole è davvero Aral, per motivi che non possono risiedere nella bugia della laurea. Qualche volta, i colpevoli confessano dopo anni e scagionano gli innocenti in galera; qualche volta, sono i colpevoli condannati, che, dopo essersi professati innocenti per anni, cedono e confessano la colpevolezza. Il tempo come sempre dirà la sua sul triste e tenebroso caso di Aral Gabriele.</p>
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		<title>Eluana Englaro: basta strumentalizzazioni</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 19:00:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2012/01/07/eluana-englaro-basta-strumentalizzazioni/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2012/01/eluana_englaro-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="eluana_englaro" title="eluana_englaro" /></a>Redazione- In Friuli Venezia Giulia la giunta regionale ha approvato un ordine del giorno promosso dall’Udc e appoggiato da Lega e Pdl che blocca preventivamente gli eventuali fondi (peraltro mai richiesti) dal regista Marco Bellocchio per il film ispirato a Eluana Englaro. Peccato che la decisione sul finanziamento, secondo le linee guida approvate proprio dall’attuale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9233" title="eluana_englaro" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2012/01/eluana_englaro.jpg" alt="eluana_englaro" width="438" height="276" />Redazione-</strong> In Friuli Venezia Giulia la giunta regionale ha approvato un ordine del giorno promosso dall’Udc e appoggiato da Lega e Pdl che blocca preventivamente gli eventuali fondi (peraltro mai richiesti) dal regista Marco Bellocchio per il film ispirato a Eluana Englaro. Peccato che la decisione sul finanziamento, secondo le linee guida approvate proprio dall’attuale giunta, non spetti manco alla Regione e che il regolamento che cita l&#8217;ordine del giorno approvato dalla giunta non sia manco più in vigore. Ancora una volta su Eluana Englaro sembrano speculare tutti, la poltica che cavalca il suo caso per darsi una moralità e i produttori in caccia di una eco per le loro pellicole. Non è chiaro se sia un equivoco, l’inizio della campagna elettorale o una mossa pubblicitaria. L’ordine del giorno approvato oggi dal Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, promosso dal capogruppo dell’Udc Edoardo Sasco e appoggiato da Pdl, Lega e Gruppo misto, vieta infatti il finanziamento a “La bella addormentata”, pellicola che il regista Marco Bellocchio è in procinto di realizzare. Il film è ispirato alla storia di Eluana Englaro, la ragazza scomparsa nel 2009 dopo 17 anni passati in stato vegetativo permanente. Una vicenda che allora vide la contrapposizione tra Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano, e che ancora oggi divide le coscienze degli italiani. Peccato che, per ora, né Bellocchio né Cattleya, la casa di produzione, non abbiano formulato alcuna richiesta di finanziamento alla Fvg Film Commission, <a href="http://messaggeroveneto.gelocal.it/cronaca/2011/12/29/news/film-su-eluana-l-udc-blocca-i-fondi-che-nbsp-nessuno-ha-mai-chiesto-1.2999903">come conferma al <em>Messaggero Veneto</em> il presidente della commissione Federico Poillucci</a>.</p>
<p><a href="http://www.fvgfilmcommission.com/images/FILM_FUND/Regolamento_FVG_FILM_FUND.pdf"><strong>Non solo: ai sensi dell’articolo 10 della legge regionale 6</strong></a> novembre 2006, n.21 (Provvedimenti regionali per la promozione, la valorizzazione del patrimonio e della cultura cinematografica, per lo sviluppo delle produzioni audiovisive e per la localizzazione delle sale cinematografiche nel Friuli Venezia Giulia), la valutazione sul merito del finanziamento non spetta alla Regione, ma a un comitato tecnico stabilito secondo le linee guida che, ironia della sorte, è stata proprio l’attuale giunta regionale ad approvare. Nel regolamento, infatti, si legge che: «Il Comitato tecnico di valutazione delle opere, è nominato con decreto del Direttore centrale attività produttive ed è composto da: a) il direttore del Servizio sviluppo sistema turistico regionale, con funzioni di Presidente; b) il direttore dell’Ufficio stampa della Regione; c) un funzionario del Servizio sviluppo sistema turistico regionale che svolge anche le funzioni di segretario». <strong>La Fvg Film commission, che oltre a curare l’aspetto</strong> finanziario si occupa di fornire maestranze e location agli artisti che decidono di girare le proprie opere in Friuli, ha finanziato tra gli altri “La sconosciuta” di Giuseppe Tornatore, “Come Dio comanda” di Tornatore e “La ragazza del lago” di Andrea Molaioli. Insomma, è un intervento fuori tempo massimo, quello del blocco Udc-Pdl-Lega. Come spiega ancora Poillucci al <em>Messaggero</em>, la legge che disciplinava la materia «è stata modificata e quindi di fatto riapprovata, il 27 ottobre 2010 e quanto al regolamento che l’ordine del giorno cita, esso non è più in vigore dal 29 settembre 2010 quando è stato sostituito da quello attuale approvato dal Consiglio regionale in carica». Lasciando stare le valutazioni di merito e guardando soltanto ai numeri, dal 2003 a oggi il fondo per la promozione del territorio attraverso il grande schermo, oltre a un’indubbia pubblicità alla Regione Friuli Venezia Giulia, che il New York Times ha definito «il giardino segreto d’Italia», ha generato un indotto compreso tra 7 e 13 milioni di euro l’anno. Dando lavoro alle maestranze e riempiendo le strutture ricettive. Numeri e obiettivi che vanno mantenuti, anche se non tutti i friulani sono d’accordo nel finanziare le pellicole di tasca propria, e non certo per questioni di coscienza. Insomma ancora una volta su Eluana Englaro sembrano speculare tutti, la poltica che cavalca il suo caso per darsi una parvenza morale e i produttori in caccia di una eco per le loro pellicole.</p>
<p>(Testo tratto dal sito www.linkiesta.it)</p>
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		<title>Natale e lo &#8220;scandalo&#8221; del Dio-Amore</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 15:03:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/12/21/natale-e-lo-scandalo-del-dio-amore/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/12/bambin-gesù.JPG" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="bambin gesù" title="bambin gesù" /></a>di Giorgio Frabetti-Natale è per eccellenza la festa dei sentimentalismi: della famiglia, del volersi bene e chi più ne ha più ne metta. Festa un po’ ruffiana, che tende a modo suo ad annacquare nella ruffianeria generale, l’evento che nel Santo Natale si festeggia, l’Incarnazione di Gesù Cristo, il Messia promesso dalla tradizione profetica ebraica, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-9081" title="bambin gesù" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/12/bambin-gesù.JPG" alt="bambin gesù" width="482" height="306" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>-Natale è per eccellenza la festa dei sentimentalismi: della famiglia, del volersi bene e chi più ne ha più ne metta. Festa un po’ ruffiana, che tende a modo suo ad annacquare nella ruffianeria generale, l’evento che nel Santo Natale si festeggia, l’Incarnazione di Gesù Cristo, il Messia promesso dalla tradizione profetica ebraica, il Figlio di Dio. Abbiamo gli occhi deformati dal prosciutto, quando si parla del Natale. Tutti pensano al quadretto di <em>Tu scendi dalle stelle</em>, che con la sua melodia un po’ sdolcinata e cantilenante, ci porta alla meraviglia e alla tenerezza del Dio che si fa bambino. Quanto sembra semplice il Cristianesimo quando si vede Gesù Bambino nella culla-mangiatoia della tradizione! Quanto sembra tutto chiaro e naturale, quanto in fondo di più “scontato” del Dio che si fa Amore, dell’Emmanuele, Dio-con-noi. Abituati a duemila e passa anni di tradizione cristiana, noi tendiamo troppo spesso a dimenticare quanto invece questa dimensione del Cristianesimo sia “inaudita” (<em>si parva licet</em>) “fuori dal normale”. Cristo non è provocatorio solo quando scaccia i mercanti, profanando così il Tempio di Gerusalemme; Cristo non è scandaloso quando accetta di farsi crocifiggere come l’ultimo dei ladroni e per di più fuori dalle mura di Gerusalemme (ovvero senza nemmeno la dignità del Profeta perseguitato della tradizione ebraica). Cristo è “scandaloso” anche quando si fa bambino, e mette alla prova la Ragione anche in questa che appare la veste più semplice e tenera per farsi accettare. Il tema del “Dio-Amore” è un dilemma a livello teologico come testimonia Joseph Ratzinger (allora Cardinale) nell’<em>Intervista sulla fede</em> (2000). L’Amore è fondamentalmente desiderio e, come testimonia Platone, è tipico dell’uomo, che ha in se lo stigma della nostalgia della perfezione. Ma questi moti, questi desideri possono attribuirsi a Dio? Di qui, il dilemma: o un Dio simile non è Dio, oppure tale Dio è completamente fuori dalla portata della Ragione. Non sono teologo, ma personalmente sono convinto che, nonostante Giovanni Paolo II nella <em>Fides et Ratio</em> ci ricordi che tra Fede e Ragione deve esserci una base di accordo, ebbene questo tema è di quelli che non ha alcuna base razionale e si coglie solo con la Rivelazione della fede, ovvero tramite la storia del popolo di Israele. Dio in sé è perfetto, come dice Ratzinger, e “non ha bisogno dell’Uomo” (non è un caso che gli Ateniesi, abituati a secoli di tradizione erotica platonica deridessero S.Paolo all’Areopago!). L’Amore: chi non si riconoscerebbe in questa realtà? Il problema è che l’Amore come lo intende il Dio del Vangelo non è il nostro! L’Amore nel Cristianesimo è abbinato al Dolore; un dolore (vedi <em>Salvifici Doloris</em> di Giovanni Paolo II) che talora sconfina nel “dolorismo” (vedi il “freddo e il gelo” della Natività), con le deformazioni pratiche che poi nella vita comune delle persone può ben assumere. Altro che la tenerezza del Dio Bambino e la ruffianeria del Presepe! Siamo noi cattolici “della domenica” che cerchiamo di addomesticare il Natale e il Cristianesimo in una melassa di “buoni sentimenti”, ma l’esperienza religiosa reale non è così. Lo stesso Natale va colto in questo significato. Nella tradizione orientale, come narra con la sua consueta finezza Gianfranco Ravasi, la “culla di Gesù Bambino” è la prefigurazione del Sepolcro (S. Matteo, inoltre, conferisce agli eventi della Natività e della Fuga in Egitto una cadenza che prefigura in tutto e per tutto la Passione). Dalla nascita alla morte, Gesù è uno “scandalo”, un grattacapo per la Ragione e per la Logica: perché Egli ha in sé lo scandalo del “Dio Amore”. Ma una simile religione alla fine che titolo ha per predicare un “vero umanesimo” come va dicendo dal Concilio Vaticano II in avanti? Anche questo è un dilemma. Chi davvero tra gli “umani” è disposto ad amare con la dedizione di Cristo che si è fatto schernire da quelli che lo vedono, maltrattare e umiliare senza difendersi (Salmo 21)? Non facciamoci illusioni: questo è lo stigma dei Santi, degli uomini e delle donne che si sono lasciati prendere dalla passione di Gesù, da S.Teresa a S.Pio da Petrelcina. Del resto, se c’è una persona che parla chiaro è proprio Gesù Cristo, il quale indica per seguirlo la “porta stretta” del discepolato; non il buonismo dei potenti e degli ipocriti che amano farsi chiamare “benefattori” (vedi Luca). E non può essere allora casuale che dagli intellettuali atei più lucidi e coerenti come Nietzsche ed Evola, sia proprio questo “dolorismo” il perno delle critiche sulla cd “inattualità” del cristianesimo, ritenuto inidoneo per questa via a fondare una base di vero “umanesimo”. In conclusione cosa si può dire? Quando si può dire su Gesù, tutto e il contrario di tutto, l’unica è scegliere, o scommettere: su Gesù (come insegna Pascal) o sull’ateismo. Scontato poi che sulla scelta della fede influiscono dimensioni personalissime e imponderabili, è innegabile, nella storia della cultura occidentale, che Cristo è inequivocabilmente segno di contraddizione e un dilemma: posta davanti alla contraddizione di Cristo, l’umanità può solo decidersi, a favore o contro,<em> tertium non datur</em>. Una situazione che nel 1950 (Anno Santo) il grande teologo Romano Guardini, aveva descritto come “fine dei tempi”, intesa da lui come “concentrazione delle alternative religiose” tra il “credere” e il “non credere”. Paradossalmente, si può dire che, se da un lato è vero che con Cristo finisce il Politeismo dei “diversi dei”, è anche vero che è solo con il Cristianesimo che diventa possibile e concepibile (almeno nell’Occidente plasmato dalla Cristianità) l’Ateismo più radicale, come mai era stato nella storia dell’Umanità: almeno come opzione possibile, davanti allo “scandalo”, alla “porta stretta” della fede.</p>
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		<title>La Germania ora forse capirà</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 22:22:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/11/25/la-germania-ora-forse-capira/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/11/Debito-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="Debito" title="Debito" /></a>di Francesco Checcacci da: www.lettotralerighe.it del 9 settembre 2011 -
Prima di entrare nel merito della mancanza di leadership tedesca, che è poi l’argomento del post, conviene fare una premessa: le mancanze degli altri non scusano l’incapacità della classe politica italiana degli ultimi 40 anni di fermare l’aumento della spesa pubblica e mettere in piedi le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8907" title="Debito" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/11/Debito.jpg" alt="Debito" width="414" height="299" />di Francesco Checcacci da: www.lettotralerighe.it del 9 settembre 2011 -</strong></p>
<p>Prima di entrare nel merito della mancanza di leadership tedesca, che è poi l’argomento del post, conviene fare una premessa: le mancanze degli altri non scusano l’incapacità della classe politica italiana degli ultimi 40 anni di fermare l’aumento della spesa pubblica e mettere in piedi le riforme necessarie per stimolare la crescita. Il grafico qui sotto proviene da uno studio di Banca d’Italia, organismo non di parte (Francese, M, Pace, A. ‘Il debito pubblico italiano dall’Unità a oggi. Una ricostruzione della serie storica’, Ottobre 2008. Il testo completo è scaricabile gratuitamente qui: http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/quest_ecofin_2/qef_31/QEF_31.pdf.</p>
<p>Si nota chiaramente come il debito abbia cominciato a salire oltre il 40% del PIL intorno al 1971. In questo periodo c’erano i cosiddetti Governi di Solidarietà Nazionale, a guida democristiana con appoggio esterno del PCI. Dato che i comunisti non potevano avere ministri, probabilmente per l’inquietudine che ciò avrebbe provocato in America, ottennero concessioni di spesa che hanno fatto contenti i loro iscritti a spese però dei loro figli e nipoti, che ora si trovano a pagare il conto (vedi post precedente). E’ stato quindi il consociativismo di marca sessantottina di centro-sinistra, iniziato con Andreotti e continuato con Craxi, ad iniziare una spirale di spesa, debito e mancate riforme che sarebbero costate in termini elettorali di cui oggi viene richiesto il corrispettivo. Speriamo che il pensionamento della generazione della spesa la interrompa.</p>
<p>E’ chiaro dunque che, qualunque cosa si decida a Berlino o Bruxelles, il tempo delle riforme impopolari non è rinviabile, a pena di tassi punitivi che rischiano di mandare fuori controllo le finanze pubbliche. E ora alla Germania.</p>
<p>Quando Goethe scrisse la sua famosa ballata Der Zauberlehrling (L’apprendista stregone) non immaginava forse che la morale in essa contenuta sarebbe stata dimenticata proprio dalla stessa Germania che tanto lo riverisce come poeta.</p>
<p>La Germania sembra oggi intrappolata nella maledizione dell’apprendista stregone, in cui il desiderio del maldestro mago diventa realtà ma il protagonista deve vivere con le conseguenze del suo potere ed affrontare le ire del Maestro al suo ritorno.</p>
<p>I tedeschi infatti hanno creato un sistema di export ad alto valore aggiunto, quindi non facilmente attaccabile da Paesi a basso costo. Questo sistema si è però tradotto in un grande successo anche per motivi di politica monetaria.</p>
<p>Con l’introduzione dell’Euro, infatti, i principali partner commerciali della Germania si sono trovati ad assorbire importazioni tedesche senza il contraltare di un apprezzamento del Marco. In altre parole, e semplificando al massimo, in tempi di valute indipendenti, se un francese comprava un’auto tedesca, comprava allo stesso tempo Marchi e vendeva Franchi con conseguente apprezzamento del Marco che rendeva la prossima auto più costosa in Francia.</p>
<p>Dopo l’introduzione dell’Euro questo non accade più: il francese compra l’auto ma la prossima auto non costa di più in Francia dato che la valuta è la stessa.</p>
<p>Il secondo effetto positivo per la Germania viene da una politica monetaria della Banca Centrale Europea che ha, per ora almeno, assecondato le richieste di Berlino in tutto e per tutto. La BCE ha infatti mandato di controllare l’inflazione, ma all’inizio del millennio (anno 2000 e seguenti) c’era un boom in Paesi periferici (soprattutto Irlanda e Spagna) e i tassi sono rimasti accomodanti, guarda caso proprio in un periodo in cui la Germania non cresceva molto.</p>
<p>Adesso che i periferici hanno posto in essere una politica fiscale restrittiva (lo Stato spende meno e tassa di più) ci sarebbe bisogno di una politica monetaria espansiva (la combinazione che hanno in Inghilterra per capirsi) ma i Tedeschi hanno ancora incubi dei francobolli da 1 milione di Marchi a causa dell’inflazione che costò la fine della Repubblica di Weimar e l’avvento del nazismo: quindi la BCE non può creare inflazione.</p>
<p>Fin qui la prima parte della storia dell’Apprendista Stregone. La seconda sta iniziando proprio adesso.</p>
<p>Infatti circa i 2/3 delle esportazioni tedesche vanno nella zona Euro. Il valore di queste esportazioni verso l’area Euro è di circa 650 miliardi di Euro all’anno. Avendo forzato una stretta fiscale nei mercati di esportazione, però, la Germania si trova a fronteggiare un calo della domanda per i propri beni, che si sta traducendo in minori esportazioni già adesso.</p>
<p>Cosa può fare quindi Berlino?</p>
<p>Essenzialmente si deve decidere dato che le strade, semplificando come al solito, sono essenzialmente 2:</p>
<p>1 &#8211; Maggior integrazione fiscale: se la Germania vuole continuare a godere dei benefici all’export (che proviamo a quantificare sotto) deve accettare questa strada, che poi è quello per cui è nato l’Euro.</p>
<p>Questo costerebbe alla Germania, nel caso peggiore, un 1.5-2% del PIL, ovvero circa 48 miliardi l’anno.</p>
<p>La stima effettuata dall’istituto tedesco IFO è pessimistica, ottenuta semplicemente come media ponderata dei tassi pagati da tutti i Paesi dell’Eurozona. La stima infatti non tiene conto di benefici derivanti da maggior liquidità di un mercato obbligazionario comune e, nella migliore delle ipotesi, passaggio dell’Euro a valuta di riserva mondiale . Nel secondo caso con ogni probabilità i tassi pagati sarebbero in linea con quelli della Germania se non inferiori.</p>
<p>2 &#8211; La Germania lascia l’Euro, probabilmente con Austria, Olanda, Finlandia e forse Francia, ma Parigi con ogni probabilità risponderebbe picche, dato che di certo i numeri li conoscono anche lì.</p>
<p>Quest’operazione porterebbe a dover subito ricapitalizzare le banche tedesche: il costo stimato è di 21 miliardi. Questo però sarebbe al limite un pagamento una tantum: il peggio verrebbe da una perdita di competitività sulle esportazioni.</p>
<p>Ricordiamo infatti che il surplus della bilancia commerciale tedesca è di circa 150 miliardi di Euro all’anno (dato Eurostat del 2010).</p>
<p>Molti economisti pensano che, se la Germania tornasse al Marco, si avrebbe un apprezzamento della valuta tedesca del 30-40%. Se il Marco si riportasse al suo valore stimato ce ne sarebbe abbastanza da mandare in deficit la bilancia commerciale (contando anche che il Marco si rafforzerebbe contro dollaro, essenzialmente svantaggiando Berlino in tutti i mercati mondiali), lasciando la Germania a fare quello che avrebbe dovuto da tempo, ovvero consumare una maggior percentuale di quello che produce, riducendo ulteriormente il surplus della bilancia commerciale. Il danno, secondo nostre stime, sarebbe intorno ai 190 miliardi nel primo anno ma poi resterebbe una minor competitività che richiederebbe tempo per essere riassorbita. Nel frattempo molto probabilmente ci sarebbe un aumento della disoccupazione in Germania: non è difficile che la cifra arrivi al doppio di adesso.</p>
<p>A quel punto ci sarebbe poca scelta, per contenere la ricaduta sull’occupazione, se non incrementare la spesa pubblica (non sostenendo però solo la produzione tedesca ma anche le importazioni) o effettuare un’espansione monetaria, con probabili spinte inflattive. Per gli incubi sul francobollo da un milione di Marchi ci sarebbe comunque la psicanalisi, altro export pangermanico di grande successo (Freud era austriaco, Jung svizzero ma entrambi erano di lingua tedesca).</p>
<p>C’è naturalmente l’opzione che è stata seguita finora, ovvero non fare niente e aspettare tempi migliori.</p>
<p>Quest’opzione sta svanendo dato che i mercati, che hanno colto la contraddizione, stanno domandando di ‘vedere il bluff’.</p>
<p>Il Cancelliere Angela Merkel, munita di PhD in Fisica, dovrebbe capire almeno lei gli effetti dell’interesse composto, parenti stretti della funzione esponenziale che non può ignorare.</p>
<p>Prenda dunque la decisione che ritiene opportuna e mostri un po’ di leadership prima che il Maestro Stregone ritorni e bacchetti l’apprendista.</p>
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		<title>La politica non si trasformi in caciara da stadio</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 10:12:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mugnai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/11/14/la-politica-non-si-trasformi-in-caciara-da-stadio/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/11/260x01320919715945berl_monti-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="260x01320919715945berl_monti" title="260x01320919715945berl_monti" /></a>di Federico Mugnai- L&#8217;allenatore dell&#8217;Italia chiede ai propri sostenitori di scegliere il giocatore da inserire in campo per vincere i Mondiali. I tifosi votano tra più candidati e alla fine colui che risulta aver ottenuto più voti è il signor B. B scende in campo, ma le sue prestazioni sono insufficienti. Dopo l&#8217;ennesimo autogol, dopo che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8797" title="260x01320919715945berl_monti" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/11/260x01320919715945berl_monti.jpg" alt="260x01320919715945berl_monti" width="301" height="291" />di <strong>Federico Mugnai-</strong> L&#8217;allenatore dell&#8217;Italia chiede ai propri sostenitori di scegliere il giocatore da inserire in campo per vincere i Mondiali. I tifosi votano tra più candidati e alla fine colui che risulta aver ottenuto più voti è il signor B. B scende in campo, ma le sue prestazioni sono insufficienti. Dopo l&#8217;ennesimo autogol, dopo che l&#8217;Italia è precipitata in classifica e rischia di finire ultima, a B. gli viene chiesto all&#8217;interno dello spogliatoio di essere sostituito. B. insiste per un pò, ma alla fine si arrende. Chiede la sostituzione all&#8217;allenatore che sceglie il signor M. Una parte consistente dei tifosi esulta, lancia cori contro B., mentre un&#8217;altra fetta lo difende. I tifosi però si dimenticano che nonostante B. abbia lasciato il campo l&#8217;Italia sta ancora perdendo, il signor M. deve dimostrare il suo valore e per risalire la china i tifosi dovrebbero essere uniti e stringersi attorno alla squadra.</p>
<p>Insomma l&#8217;auspicio è che la politica non si trasformi in caciara da stadio, che gli interessi nazionali abbiano la meglio sulle fazioni, sulla partigianeria e sui personalismi. Torniamo a confrontarci e dividerci sulle idee e proposte per rilanciare l&#8217;Italia, a far critica politica invece di dividerci sui sentimenti che proviamo per gli uomini di potere.</p>
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		<title>Perchè è indispensabile una nuova legge elettorale</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 12:04:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mugnai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/11/10/perche-e-indispensabile-una-nuova-legge-elettorale/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/11/mario_monti_giorgio_napolitano-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="mario_monti_giorgio_napolitano" title="mario_monti_giorgio_napolitano" /></a>di Federico Mugnai- Al peggio non c’è mai fine! Aveva proprio ragione il povero Piero Gobetti, quando tacciava di “africano” il Ns. Paese, indegno delle istituzioni democratiche che i Padri Costituenti con tanto sacrificio gli hanno regalato. Ma avete visto voi un atteggiamento responsabile, maturo dopo le annunciate dimissioni di Silvio Berlusconi, l’aumento dello spread e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8772" title="mario_monti_giorgio_napolitano" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/11/mario_monti_giorgio_napolitano.jpg" alt="mario_monti_giorgio_napolitano" width="457" height="387" />di <strong>Federico Mugnai-</strong> Al peggio non c’è mai fine! Aveva proprio ragione il povero Piero Gobetti, quando tacciava di “africano” il Ns. Paese, indegno delle istituzioni democratiche che i Padri Costituenti con tanto sacrificio gli hanno regalato. Ma avete visto voi un atteggiamento responsabile, maturo dopo le annunciate dimissioni di Silvio Berlusconi, l’aumento dello spread e il tracollo delle Borse? Mentre il paese va a rotoli, oggi sui vari giornali online, su fb e sui blog, berlusconiani e antiberlusconiani incalliti si chiedevano se la scelta di dimettersi del premier dopo la votazione della legge di stabilità fosse stata quella la causa della caduta delle borse; o se invece ciò dimostrava che le dimissioni di Silvio avevano avuto un effetto negativo proprio per la mancanza della leadership berlusconiana al Governo. Come se mentre brucia un appartamento i condomini si mettono a discutere su banali questioni inerenti la facciata, le pulizie e cose simili! L’immaturità di questo popolo e della sua classe politica è tragicamente evidente. .L’immaturità di questo popolo e della sua classe politica è sotto gli occhi di tutti.  Lo aveva detto Standard and Poor’s, quando ha declassato il Ns. Debito: la sfiducia dei mercati non nasce solo da Berlusconi, ma dall’intera classe politica e dalla scarsa affidabilità politica degli elettori e dell’opinione pubblica. Non c’è da stupirsi della reazione severa dei mercati in questi giorni. Dopo essere stati illusi da Silvio, ora pensano che tutto possa cambiare in meglio, invocano Mario Monti, persona rispettabilissima e di grande professionalità come il nuovo Messia e non si domandano se la classe politica attuale, i vari partiti siano all’altezza del momento drammatico che stiamo vivendo, possano trovare punti di convergenza ed approvare provvedimenti impopolari nell’interesse dell’Italia. Francamente sono scettico, avendo ascoltato alcune dichiarazioni e assistito ad alcuni dibattiti di infimo livello tra politici di maggioranza e opposizione, in totale spregio dell’attuale situazione italiana. E sono pure scettico delle elezioni anticipate. Davvero vogliamo ancora una volta perseverare con il Porcellum, dare nuovamente alle segreterie dei partiti e non ai cittadini la possibilità di scegliere chi mandare in parlamento? Non solo il sistema rimane invariato, ma si rischia che non ci sia l’auspicabile rinnovamento della classe politica, cioè un vero ricambio generazionale, ma che le stesse facce di maggioranza ed opposizione colpevoli di aver fatto perdere la credibilità del nostro Paese in Europa e nel mondo ce le ritroviamo in Parlamento come nulla fosse accaduto. Vogliamo perseverare? Non illudiamoci che, tolto di mezzo Berlusconi, la sua ombra non aleggi sulle nuove elezioni!  Perché se il Pdl candida come probabile i soliti volti con l’innesto di qualche giovane fedele alla rigida linea del partito, rischiamo davvero di arrivare ad un punto di non ritorno, di estremizzare nuovamente la lotta politica. Il cambiamento della legge elettorale con il ritorno alle preferenze potrebbe invece facilitare una rapida deberlusconizzazione del Pdl e di conseguenza costringere l’opposizione e soprattutto il Pd ad una decisa svolta politica modernizzatrice dell’apparato e soprattutto delle idee da proporre agli elettori (penso a Renzi). Ficchiamoci comunque bene in testa che mai come in questo momento, l’Italia ha bisogno di anime pure e ardimentose che sappiano gettarsi nella mischia, non di tifoserie acefale.</p>
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		<title>Ingroia come De Magistris?</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 10:07:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/10/31/ingroia-come-de-magistris/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/10/ingroia-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="ingroia" title="ingroia" /></a>di Giorgio Frabetti- Siamo alla riedizione del fenomeno De Magistris? E&#8217; lecito porsi questa domanda dopo aver ascoltato l&#8217;intervento del PM Ingroia al Congresso PdCI: &#8220;Io non mi sento imparziale. Anzi, mi sento partigiano&#8221;. Intendiamoci: i Magistrati come Ingroia hanno diritto ad andare ovunque, finanche avanti alla Gran Loggia d&#8217;Inghilterra, a lamentarsi per avere più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8656" title="ingroia" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/10/ingroia.jpg" alt="ingroia" width="480" height="360" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>- Siamo alla riedizione del fenomeno De Magistris? E&#8217; lecito porsi questa domanda dopo aver ascoltato l&#8217;intervento del PM Ingroia al Congresso PdCI: &#8220;Io non mi sento imparziale. Anzi, mi sento partigiano&#8221;. Intendiamoci: i Magistrati come Ingroia hanno diritto ad andare ovunque, finanche avanti alla Gran Loggia d&#8217;Inghilterra, a lamentarsi per avere più mezzi e attenzione nella lotta contro un grave fenomeno criminale come la mafia; troppo spesso annidatasi nella pigrizia, infingarda e talora compiacente di molti politici e dell&#8217;opinione pubblica italiana. Come il Magistrato ha tutto il diritto di scudisciare gli italiani per lo scarso senso civico, per la scarsa attenzione contro la corruzione e i vari &#8220;comitati d&#8217;affari&#8221;, veri terreni di coltura del cancro mafioso. Non c&#8217;è alibi di imparzialità che tenga per trattenere un magistrato da queste denunce; e fa bene a non farsi scrupoli avanti l&#8217;irenismo di molta stampa generalista che, preoccupata di vendere notizie ad un pubblico italiano, troppo spesso distratto e conformista, troppo spesso ama crogiolarsi in visioni consolatorie della politica e della società: comodo alibi al proprio disimpegno. Nessuno si nasconda dietro un dito: gli italiani sono sempre in debito di rimbrotti e ammonimenti. Il punto è che Ingroia nel suo intervento di ieri è andato molto oltre. Innanzitutto, i discutibili riferimenti alle stragi mafiose del 1992-93, nelle quali il Magistrato ha chiaramente ventilato responsabilità di &#8220;alto livello&#8221;. Per carità, non possediamo fascicoli e non possiamo certo entrare nel merito dell&#8217;indagine, ma una cosa credo di poterla dire.  Come mai Ingroia parla con tanta disinvoltura di &#8220;mandanti esterni&#8221; alle stragi come se i processi fossero conclusi? Esiste ancora in Italia il segreto istruttorio? Ebbene sì. Allora, delle due l&#8217;una: o le responsabilità di questi &#8220;mandanti occulti&#8221; sono talmente chiari e lampanti da essere induscutibili (ma così non è; anche perchè se, così fosse, nessuno ha spiccato mandati di cattura); oppure, si deve concludere che il materiale investigativo non è rilevante; diversamente, perchè Ingroia dovrebbe parlarne, correndo così il rischio di bruciarsi le indagini (oltrechè di incorrere in gravi addebiti disciplinari)? Can che abbaia, non morde si direbbe. Allora, non diventa così misterioso comprendere il movente verosimile di queste azioni: un movente politico contro un bersaglio fin troppo noto, colpito con tecniche non dissimili da quelle forme di &#8220;disinformazione giudiziaria&#8221; che tante volte questo sito ha denunciato a carico di Santoro, di Travaglio e in occasione del Processo dell&#8217;Utri. Siamo ad uno dei soliti tornanti della lotta berlusconiani-antiberlusconiani, la logica della &#8220;doppia morale&#8221;.  Prendiamo il caso delle intercettazioni: quando è <em>Il Giornale</em> a pubblicare le intercettazioni Fassino-Consorte si grida al dossieraggio; quando <em>Repubblica</em> pubblica le intercettazioni di Berlusconi, subito si invoca il diritto costituzionale di informazione e i diritti dell&#8217;uomo. Così, un Magistrato che &#8221;soffia&#8221; informazioni a uno dei sodali del premier è giustamente stigmatizzato come &#8220;venduto&#8221;; ma un Magistrato come Ingroia che propala informazioni su indagini in corso, è un martire della Costituzione. Si denuncia la &#8220;macchina del fango&#8221;, il dossieraggio: anche questo è &#8220;macchina del fango&#8221;, anche questo è sempre dossieraggio! Comunque, finchè, però, sono i giornalisti a star dietro a queste operazioni, nulla poi di tanto strano, è il loro lavoro; quando, però, ci si mette di mezzo un Magistrato come Ingroia la cosa si fa davvero grave. Sui &#8220;mandanti esterni&#8221; delle stragi del 1992-93, come su molti altri fatti, specie gravi, il Magistrato ha solo una sede in cui esprimersi, quella giudiziaria. Se ha prove, se è in condizione di arrestare qualcuno  parli, sennò è meglio che taccia. Non c&#8217;è nulla da fare il magistrato è istituzionalmente la bocca della verità; il suo linguaggio sono le prove giudiziarie e le risultanze dei fascicoli, non i pettegolezzi, non le insinuazioni mediatiche. Quando un Magistrato, come Ingroia, scende a questi livelli, delegittima la sua funzione e la sua istituzione. Provate a chiedere alla sorella di Giovanni Falcone quante volte il Magistrato &#8220;provò&#8221; a incastrare un uomo in odore di mafia come Salvo Lima (senza riuscirci); eppure mai Falcone si sognò di fare insinuazioni sul suo conto in Tv o in qualsiasi altro ambiente. E poi: dove è andata a finire la deontologia del Magistrato che davanti al clamore delle telecamere, si permette di dare della storia italiana una  storia obiettivamente ingenerosa da &#8220;Repubblica delle banane&#8221;, di una Repubblica nata nel sangue di Portella della Ginestra e poi cambiata sullo scorcio delle stragi &#8220;politicamente compiacenti&#8221; del 1992-93? D&#8217;accordo, non siamo così ingenui dal non vedere il marcio che esiste nella Ns. storia; nè siamo così ciechi dal non sapere e dal non vedere gli errori della classe politica anche della <em>Prima Repubblica</em> nei confronti della mafia. Ma guai a fare di tuta un&#8217;erba un fascio. Perchè se è vero che una parte della società era allora degenerata e se è vero (come dice il Magistrato) che la borghesia dei &#8220;colletti bianchi&#8221; sta diventando il nuovo status dell&#8217;appartenenza mafiosa, è anche vero che non tutta la borghesia è stata ed è mafiosa. Se davvero vogliamo accettare una lettura politica e proattiva dell&#8217;intervento del Magistrato (vedi i suoi auspici ad una politica con la P maiuscola), allora non possiamo fare a meno di coglierne la tragica inopportunità: purtroppo, Magistrati politicamente poco accorti come Ingroia alla fine sono i migliori aiutanti di Silvio e della sua mitologia paranoica delle &#8220;toghe rosse&#8221;. Se c&#8217;era modo di rendere palpabile questo illusorio fantasma berlusconiano, ebbene Ingroia c&#8217;è riuscito in pieno.</p>
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		<title>Resoconto di una giornata politica: luci su Renzi e ombre su Fini</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 12:04:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mugnai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/10/30/resoconto-di-una-giornata-politica-luci-su-renzi-e-ombre-su-fini/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/10/BigbangRenzi-495x346.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="BigbangRenzi-495x346" title="BigbangRenzi-495x346" /></a>di Federico Mugnai- Firenze, 29 Ottobre 2011. Tre amici appassionati di politica partono da Arezzo in tarda mattinata per passare una intensa giornata nel capoluogo fiorentino. Dapprima si fermano all’Obihall (ex Saschall) storico luogo di convegni della destra italiana, prima del Msi, poi di An e ieri sede del primo Congresso regionale di Fli, il nuovo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8652" title="BigbangRenzi-495x346" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/10/BigbangRenzi-495x346.jpg" alt="BigbangRenzi-495x346" width="495" height="346" />di<strong> Federico Mugnai-</strong> Firenze, 29 Ottobre 2011. Tre amici appassionati di politica partono da Arezzo in tarda mattinata per passare una intensa giornata nel capoluogo fiorentino. Dapprima si fermano all’Obihall (ex Saschall) storico luogo di convegni della destra italiana, prima del Msi, poi di An e ieri sede del primo Congresso regionale di Fli, il nuovo partito di Gianfranco Fini. La curiosità è molta, perché il nostro cuore batte a destra e dopo le speranze svanite con il Pdl sarebbe bello ritrovare l’entusiasmo nei militanti di Fli, confortante sapere che idee nuove sgorgano dalle loro menti e accendono il dibattito all’interno del consesso. Nonostante la genuina passione per la politicà, l’onestà morale che contraddistingueva  la stragrande maggioranza dei militanti, abbiamo francamente assistito ad un congresso noioso, dove non c’era nulla da decidere se non acclamare il coordinatore regionale, lanciare qualche frecciatina al Pdl e a Berlusconi, rivendicare la propria provenienza politica e parlare dei vari problemi della Toscana. Tutto talmente piatto, talmente prevedibile e standard che quasi abbiamo provato tenerezza e pena a guardare quel manifesto con l’immagine di Fini, uomo politicamente sbiadito come il suo partito. Forse potrà aumentare i consensi, ma se ciò avverrà sarà più per demerito del Pdl che per merito di Fli. Siamo usciti da quel congresso con poche certezze e tanta tristezza in cuore, perché non eravamo più abitutati ad una destra senza carattere, senza fermento e senza idee. Allora abbiamo deciso di andare alla stazione della Leopolda, da Renzi, quel giovanottto di 36 anni, sindaco di Firenze che vuole cambiare il volto del Pd e della politica. Ci siamo ritrovati immersi nel suo Big Bang, insieme ad almeno duemila persone con un fermento e una carica emotiva che ci trascinava, ci inghiottiva e ci rendeva felici. Felici di vedere in un ragazzo di 36 anni che si ribella ai vertici del partito, quella volontà di rinnovare, di cambiare il sistema, di farlo con coraggio e senza paura, con consapevolezza e soprattutto in modo innovativo, aprendo ai media, alla tecnologia, portando con sé idee nuove in politica. Renzi chiamava sul palco politici, cittadini, chiunque volesse intervenire e gli faceva una domanda semplice: cosa faresti se tu fossi presidente del Consiglio? E allora in cinque minuti l’interessato doveva rispondere, mentre Renzi prendeva appunti e finito il tempo si sentiva il rumore roboante del Big Bang. Renzi commentava, accennava con il capo, si confrontava alla pari con tutti e poi ripartiva con un’altra persona a cui poneva la stessa domanda. Tutto così bello, così innovativo, così emozionante. La politica che suscita emozioni non ha colori. Ieri ci siamo sentiti più vicini a Renzi che a Fini; sarà perché il Muro di Berlino della Seconda Repubblica sta crollando, sarà perché avevamo “fame” di una politica nuova, eppure quel ragazzo del Pd ha lasciato tracce importanti nel nostro cuore. Alla sera le critiche feroci di Bersani, Vendola e De Magistris nei confronti di Renzi ci hanno rassicurato nei nostri convincimenti.</p>
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		<title>Liguria: il dovere della Solidarietà</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 19:27:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/10/27/liguria-il-dovere-della-solidarieta/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/10/alluvione-liguria-toscana1-large-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="alluvione-liguria-toscana1-large" title="alluvione-liguria-toscana1-large" /></a>Redazione- Che ne è rimasto di una delle Regioni più deliziose della penisola italiana? Di una delle terre (le Cinque Terre, patrimonio UNESCO) che tutto il mondo ci invidia per i suoi borghi caratteristici, per i suoi colli che digradano a strapiombo sul mare, per le famose terrazze, dove la sapienza contadina di secoli ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8638" title="alluvione-liguria-toscana1-large" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/10/alluvione-liguria-toscana1-large.jpg" alt="alluvione-liguria-toscana1-large" width="470" height="284" />Redazione</strong>- Che ne è rimasto di una delle Regioni più deliziose della penisola italiana? Di una delle terre (le Cinque Terre, patrimonio UNESCO) che tutto il mondo ci invidia per i suoi borghi caratteristici, per i suoi colli che digradano a strapiombo sul mare, per le famose terrazze, dove la sapienza contadina di secoli ha saputo addomesticare all&#8217;agricoltura una terra così aspra, dura? Un cumulo di detriti e macerie, travolti dall&#8217;acqua torrenziale che ha fatto straripare i fiumi, ha sommerso case, ha travolto strade ed autostrade, condannando quelle povere popolazioni ad una tragica precarietà, senza luci, acqua,servizi essenziali per vivere. Noi sappiamo che i liguri sono una popolazione forte e fiera, che, come i friulani del 1976, non aspetteranno che altri porti soccorsi, ma provvederanno essi stessi, con la loro indomita tenacia e solerzia. Ma il mondo, l&#8217;Italia non può rimanere indifferente a quello che è successo. Prendere mano al portafoglio per mandare aiuti è il minimo che si possa fare ed è un imperativo categorico. Ma c&#8217;è un&#8217;altra riflessione più profonda da fare. Già le polemiche investono la mancata prevenzione. Può esserci qualcosa di vero; sicuramente, a breve partirà il solito esposto dal solerte PM per &#8220;disastro colposo&#8221; e simili: si sa, il Codice Penale è un reati-ficio, e in Italia i reati si danno via come confetti, tante volte purtroppo per tacere l&#8217;opinione pubblica che reclama giustizia, che reclama riparazione davanti a fatti come terremoti, alluvioni: fatti che obiettivamente reclamano vendetta al cospetto di Dio. Non vogliamo unirci al &#8220;giustizialismo compensativo&#8221; che tragicamente incrudelisce in queste tragiche vicende: chiediamo solo a chi compete (Stato, Enti Locali, Organizzazioni Internazionali) di fare il possibile perchè la Natura e l&#8217;Incuria dell&#8217;Uomo non oltraggino più quella che forse è la ricchezza più importante che tutto il Mondo ci invidia: il Paesaggio. Non chiediamo molto: ma chiediamo tutto!</p>
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