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	<title>Arezzo Polis &#187; Politica Toscana</title>
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	<description>Cultura politica, dibattito pubblico.</description>
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		<title>Corteo in memoria dei martiri delle foibe. Arezzo presente!</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 11:30:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2012/02/08/corteo-in-memoria-dei-martiri-delle-foibe-arezzo-presente/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2012/02/FOIBE5-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="FOIBE5" title="FOIBE5" /></a>di Carlotta Andrea Buracchi- Ci sono &#8211; nell&#8217;arco dell&#8217;anno &#8211; centinaia di ricorrenze per dividersi politicamente. La tragedia delle foibe, per troppo tempo taciuta, deve diventare una occasione di riflessione, non più essere teatro del solito scontro destra/sinistra&#8221;, con queste parole la responsabile di ArezzoZERO, comunità militante aretina, Carlotta Andrea Buracchi, commenta l&#8217;adesione al corteo svoltosi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-9465" title="FOIBE5" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2012/02/FOIBE5-300x225.jpg" alt="FOIBE5" width="381" height="259" />di <strong>Carlotta Andrea Buracchi-</strong> Ci sono &#8211; nell&#8217;arco dell&#8217;anno &#8211; centinaia di ricorrenze per dividersi politicamente. La tragedia delle foibe, per troppo tempo taciuta, deve diventare una occasione di riflessione, non più essere teatro del solito scontro destra/sinistra&#8221;, con queste parole la responsabile di ArezzoZERO, comunità militante aretina, Carlotta Andrea Buracchi, commenta l&#8217;adesione al corteo svoltosi sabato 4 febbraio a Firenze. Con ArezzoZERO anche il vicecoordinatore PdL di Monte San Savino Luca Volpi ed il sindaco di Pratovecchio, Anselmo Fantoni, con tanto di fascia tricolore.</p>
<p> </p>
<p>Il corteo, che è partito alle 17.30 da via Mafalda di Savoia, organizzato dal centro sociale di destra Casaggì e dalla Giovane Italia, ha visto l&#8217;adesione del Sen.Achille Totaro, dei consiglieri regionali del PdL Donzelli e Nascosti e dei consiglieri comunali del capoluogo Torselli, Cellai e Alessandri. Presente anche Myriam Andreattini, delegata dell&#8217;Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. Assente l&#8217;ospite d&#8217;onore, l&#8217;ex Ministro della gioventù Giorgia Meloni, rimasta bloccata a Roma dal maltempo.</p>
<p> </p>
<p>&#8220;Tanti giovani che hanno sfidato il freddo e le difficoltà causate dalla neve, per raggiungere Firenze e sfilare silenziosamente, con in mano soltanto tricolori. A simboleggiare che non esistono &#8220;morti di serie A e di serie B&#8221; e che il dramma delle foibe non si deve più prestare alle solite polemiche. Si tratta di una pagina di storia che appartiene alla memoria di quanti si riconoscono in quelle migliaia di bandiere tricolori sventolate al corteo&#8221;, così il sindaco di Pratovecchio, Anselmo Fantoni, commenta la sua adesione al corteo.</p>
<p> </p>
<p>&#8220;Se avessimo voluto dar prova che la destra identitaria c&#8217;è ed è capace di mobilitarsi avremmo annullato la manifestazione a causa del maltempo. Ma il nostro intento era un&#8217;altro, ricordare i nostri fratelli inoibati ed i tanti italiani costretti ad abbandonare le proprie terre natìe per sfuggire alla violenza comunista dei partigiani titini, supportati anche &#8211; è bene ricordarlo &#8211; da alcuni partigiani comunisti italiani&#8221;, così dichiara il consigliere comunale fiorentino del PdL e dirigente nazionale della Giovane Italia Francesco Torselli.</p>
<p> </p>
<p>Nonostante il gelo e l&#8217;assenza di collegamenti anche Arezzo ha risposto all&#8217;appello.</p>
<p>&#8220;C&#8217;eravamo, ci siamo e ci saremo sempre, a ricordare quei trentamila fratelli che furono &#8220;carne e sangue dell&#8217;Italia&#8221; (come riportava lo striscione portato dai ragazzi aretini), oltre i partiti e senza pregiudiziali ideologiche. Un dramma di questo genere non ammette polemiche nè defezioni. Chi non ha voluto aderire consapevolmente, anche tra le fila di coloro che si sono sempre battuti per ricordare il dramma dei nostri fratelli infoibati ha compiuto un grande insulto alla memoria dei martiri. Polemizzare sugli organizzatori o su chi ha preso parte al corteo è pari a strumentalizzare una tragedia che abbiamo voluto ricordare scendendo in piazza senza alcun simbolo&#8221; conclude la responsabile di ArezzoZERO, Carlotta Andrea Buracchi, in merito alle polemiche sorte nei giorni scorsi sulle sigle che avrebbero preso parte alla marcia silenziosa.</p>
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		<title>Omaggio ai giovani di centrodestra che invocano le primarie!</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 14:02:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/11/22/omaggio-ai-giovani-di-centrodestra-che-invocano-le-primarie/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/11/4ebab1b87f9a4-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="4ebab1b87f9a4" title="4ebab1b87f9a4" /></a>di Federico Mugnai- Sta riscuotendo successo l’iniziativa partita da alcuni giovani del Pdl toscano di raccogliere le firme per le primarie nel centrodestra. Invano il Ns sito tentò a Febbraio e poi nuovamente a Giugno di incitare il Pdl a rinnovare la propria classe dirigente attraverso lo strumento più democratico e diretto che esista, ovvero le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8863" title="4ebab1b87f9a4" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/11/4ebab1b87f9a4.jpg" alt="4ebab1b87f9a4" width="382" height="358" />di <strong>Federico Mugnai-</strong> Sta riscuotendo successo l’iniziativa partita da alcuni giovani del Pdl toscano di raccogliere le firme per le primarie nel centrodestra. Invano il Ns sito tentò a Febbraio e poi nuovamente a Giugno di incitare il Pdl a rinnovare la propria classe dirigente attraverso lo strumento più democratico e diretto che esista, ovvero le primarie. Se le parole a volte rimangono nel vuoto, le azioni concrete riescono a ridestare la speranza in un centrodestra che non sia più espressione di nominati, ma di eletti dalla base elettorale. E’ questo un concetto tanto semplice, quanto è risultato essere sordo il partito berlusconiano a recepire queste proposte. Perseverando nell’errore, se si è consentito ai soliti noti mantenere le proprie poltrone, alla fine il Pdl si è ritrovato con un partito distrutto al suo interno, con una base elettorale stanca e sfiduciata e infine con un leader definitivamente al tramonto. Non sappiamo francamente se il Pdl  dopo la caduta di Berlusconi riuscirà ad uscire dalla crisi d’identità che lo sta annientando ; di una cosa però siamo certi: il coraggio di questi ragazzi che raccolgono le firme senza tener conto dell’avversione dei vertici del partito, è un atto di ribellione e libertà da elogiare e da promuovere. Ieri mi sono recato nel “Corso Italia” ad Arezzo e dopo aver apposto la mia firma ho parlato con una dei protagonisti di questa iniziativa, Carlotta Andrea Buracchi. Nei suoi occhi risplendeva quella tenacia e quell’ardore di chi è consapevole di combattere una battaglia difficile, ma allo stesso tempo affascinante e soprattutto sacrosanta. Enorme è la differenza ideale tra me e Carlotta, tanto che è difficile trovare un punto di accordo sulla politica economica, sociale, civile ed estera, quanto è vario il pensiero e la cultura di destra in Italia. Eppure entrambi siamo rapiti dalla medesima passione per la politica, intesa come impegno per promuovere le idee e non per difendere i propri interessi o quelli di eventuali capi e capetti e infine entrambi uniti affinchè i giovani siano considerati una risorsa in politica e non usati come strumento dai partiti. E solo ripartendo da queste basi comuni che i giovani di centrodestra potranno dar vita ai propri sogni laddove il berlusconismo e la conseguente politica dei nominati li ha infranti.</p>
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		<title>Se il Pdl vuole rinascere accolga le parole di Donzelli</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 17:36:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/10/11/se-il-pdl-vuole-rinascere-accolga-le-parole-di-donzelli/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/10/donzelligiovanni-110623-001-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="donzelligiovanni-110623-001" title="donzelligiovanni-110623-001" /></a>di Federico Mugnai- Resistere, resistere, resistere! Queste sono state le parole d’ordine dettate dai vertici del Pdl a tutti i sostenitori, collaboratori e giovani del partito nel momento in cui si evidenziavano le prime grandi crepe, la rottura con Fini, lo scandalo Ruby, l’immobilismo del Governo e le susseguenti sconfitte alle amministrative di Maggio e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8507" title="donzelligiovanni-110623-001" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/10/donzelligiovanni-110623-001.jpg" alt="donzelligiovanni-110623-001" width="364" height="318" />di <strong>Federico Mugnai-</strong> Resistere, resistere, resistere! Queste sono state le parole d’ordine dettate dai vertici del Pdl a tutti i sostenitori, collaboratori e giovani del partito nel momento in cui si evidenziavano le prime grandi crepe, la rottura con Fini, lo scandalo Ruby, l’immobilismo del Governo e le susseguenti sconfitte alle amministrative di Maggio e ai Referendum di Giugno. L’impero stava (e sta) crollando, eppure si è ritenuta sufficiente la nomina di un segretario di partito, il bravo Alfano, per poter rimettere tutto a posto. I problemi però ritornano a galla con straordinaria velocità se non si prendono decisioni concrete, se non c’è un’autocritica seria, se con onestà intellettuale non si ha il coraggio di rinvenire le cause remote del crollo di un partito e in questo caso del Pdl. Noi nel Ns sito modestamente è oramai da un anno che avevamo avvertito la crisi del Pdl e più in generale del centrodestra e auspicato una fase nuova, un ricambio generazionale, un partito meno monarchico e oligarchico e invece più aperto alla base, che desse vita a congressi e quindi ad una partecipazione attiva da parte dell’elettorato. Si è preferito invece mantenere la linea dura, vestire i panni dei novelli Starace, di coloro che preferiscono rintanarsi in una specie di bunker e pensare che ci siano complotti contro il partito, contro il suo leader, invece di proporre nuove idee, mettere in discussione i propri dirigenti, cambiare dall’interno il proprio partito. Al Pdl mancano i Bottai, coloro che hanno una visione più ampia della politica, meno settaria e ideologica, più aperta al futuro e che indagando sé stessi e ciò che hanno attorno, prendono provvedimenti seri, anche se a volte sofferti, per il bene del partito. Da tempo abbiamo auspicato che fossero i giovani moderati gli artefici del cambiamento, che si facessero carico delle loro responsabilità e aprissero la strada ad un futuro migliore per l’Italia. Ieri finalmente con gioia abbiamo letto una frase lapidaria e allo stesso tempo efficace di Giovanni Donzelli, giovane consigliere regionale della Toscana, nel suo profilo fb: &#8220;Se mi era stretto il nostalgico reducismo missino, figuriamoci se è sostenibile un centrodestra diviso tra chi aspira a fare il nostalgico DC e chi il reduce di Silvio.” Un sussulto che ci fa sperare, perché Donzelli critica alla radice quelle che sono anche a nostro avviso le storture di questo Pdl che dopo le sconfitte è in cerca di una sua identità e si appiglia solo al passato, magari ritrovando “lo spirito perduto del 94’” o tentando attraverso i vari Scajola, Rotondi, Formigoni &amp;co di dar vita ad una specie di nuova DC. Non è ritornando alle origini, ricordando “i bei tempi andati” che si costruiscono le fortune di un partito che ha assoluto bisogno invece di modernizzarsi, di lanciare messaggi nuovi in sintonia con i bisogni dell’Italia di oggi che sono ben diversi da quelli degli anni Novanta. In Donzelli quindi pare di scorgere il travaglio di un giovane politico che si sente a disagio nell&#8217;ammuffita politica dei vecchi, e che probabilmente sente una generazione di coetanei troppo amorfa e inerte. Non si tratta forse di un distacco politico, ma di una situazione di disagio, di un avvertimento, ma anche di un atto di amore per la buona politica nel desiderio di veder cambiar rotta all’interno del Pdl. O si cambia o si rischia di morire: questo è il messaggio di Donzelli. Non sappiamo come siano state accolte le parole di Donzelli dai vertici Pdl; sappiamo soltanto che chi ha a cuore il Pdl dovrebbe sostenere maggiormente persone come Donzelli e mettere da parte i vari lacchè; crediamo che questi ultimi abbiano già dato abbastanza!</p>
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		<title>Giovanni Gentile e la via negata dai &#8220;cultori dell&#8217;antifascismo&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Apr 2011 20:37:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/04/24/giovanni-gentile-e-la-via-negata-dai-cultori-dellantifascismo/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/04/GiovanniGentile-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="GiovanniGentile" title="GiovanniGentile" /></a>di Redazione-Prendiamo purtroppo atto che non sarà intitolata una via né sarà posta una lapide, a Firenze, per ricordare il filosofo Giovanni Gentile, ucciso in un agguato dai Gap partigiani il 15 aprile 1944. Lo ha stabilito il consiglio comunale bocciando, al termine dei lavori, un ordine del giorno presentato dal consigliere del Pdl, Francesco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-7162" title="GiovanniGentile" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/04/GiovanniGentile.jpg" alt="GiovanniGentile" width="278" height="208" />di Redazione</strong>-Prendiamo purtroppo atto che non sarà intitolata una via né sarà posta una lapide, a Firenze, per ricordare il filosofo Giovanni Gentile, ucciso in un agguato dai Gap partigiani il 15 aprile 1944. Lo ha stabilito il consiglio comunale bocciando, al termine dei lavori, un ordine del giorno presentato dal consigliere del Pdl, Francesco Torselli. Sono stati 24 i voti contrari (tra i quali Pd, Sel, Per un&#8217;altra città), quattro i favorevoli (Pdl). Favorevole alla proposta anche lo storico Franco Cardini. &#8220;La mia proposta di intitolazione vuole essere un omaggio alla figura culturale di Gentile, e prescinde totalmente dalla solita polemica sulla sua uccisione da parte del partigiano Bruno Fanciullacci&#8221;, ha spiegato Torselli, presentando l&#8217;atto. Ma non è bastato. &#8220;Firenze è una città di profonda natura antifascista e di libertà &#8211; ha commentato l&#8217;assessore al traffico, Massimo Mattei &#8211; Mettere una lapide o intitolare una via a chi, comunque, con il suo supporto e i suoi scritti, stava in un partito che limitava la libertà, è qualcosa che ancora andrebbe ad offendere la memoria di tanti fiorentini&#8221;.  Riportiamo queste parole che ci inducono a pensare che ancora a 66 anni dalla Liberazione c’è chi si oopone ad una conciliazione tra gli italiani. Parliamoci chiaro: Giovanni Gentile, non può essere etichettato come fascista, perché dietro la sua figura c’è un uomo di grande spessore culturale ed intellettuale che ha contribuito con i suoi scritti, con le sue opere e con i suoi insegnamenti alla crescita dell’Italia e del suo prestigio nel mondo, al di là delle sue scelte politiche. Potremo fare un esempio, se vogliamo stupido, ma che rispecchierebbe la mentalità che sottende certe scelte discordanti con quella che è la “ratio umana”: anche Palmiro Togliatti fu collaboratore di Stalin e in un certo modo contribuì a limitare la libertà del popolo russo fu anche lui responsabile morale degli eccidi sistematici, dei Gulag, della deportazione forzata degli oppositori politici e dei kulaki. No, noi non siamo così cretini. Noi non ragioniamo in nome della “religione dell’antifascismo”; noi anteponiamo l’Italia a tutti quei valori che la rappresentano. Vogliamo condannare un’intera generazione di uomini, donne, intellettuali, soldati, piccoli borghesi, artisti, etc.. che hanno più o meno creduto che il fascismo fosse una via necessaria per lo sviluppo dell’Italia? Rischiamo così di &#8221;ghigliottinare&#8221; una buona parte degli italiani; questa logica risente del giudizio espresso da certa sinistra intellettuale sull’immaturità perenne del popolo italiano nelle scelte politiche. Non pensiamo di essere eretici affermando che certo “antifascismo bigotto” è l’ostacolo primario per una autentica e profonda unità d’Italia, che sia punto di riferimento primario per alimentare nel popolo italiano quel sano spirito nazionale e quel senso civico , necessario per lo sviluppo culturale e morale di un Paese. Ora, a conclusione di questa breve nota, ci pare opportuno ricordare, tra le tante cose, quale fu la ragione per cui Gentile si schierò con la Rsi. Riprendendo le parole di De Felice in “Rosso e Nero” ecco cosa afferma il famoso storico reatino: “Il filosofo era stato l’unico a parlare chiaro contro la pratica del terrore, fin dal momento in cui aveva accettato la presidenza dell’Accademia d’Italia saloina, esortando Mussolini alla “pacificazione degli italiani”, per preservare l’unità degli animi, evitare che la guerra civile arrivasse alle più estreme conseguenze. Un ragionamento cominciato con il Discorso agli Italiani, il 23 giugno  del 1943, a un mese dalla caduta del fascismo.. Un obiettivo difficile, come è facile immaginare, che forse, per il filosofo fu la vera ragione della sua uccisione: l’eventualità che l’idea di una pacificazione nazionale potesse trovare terreno fertile fra i giovani, al Nord come al Sud, preoccupava sommamente una parte dei vertici della Resistenza, soprattutto comunisti. Perciò: “Quanti oggi invitano alla concordia, sono complici degli assassini”, scriveva il latinista-stalinista Concetto Marchesi, in polemica con uno dei principali interventi conciliatori di Gentile, l’articolo “Ricostruire” uscito sul “Corriere della Sera” negli ultimi giorni del 1943, e concludeva così: “Per i manutengoli del tedesco invasore e dei suoi scherani fascisti, la giustizia del popolo ha emesso la sua sentenza: morte.“</p>
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		<title>FLI al bivio: rinnovarsi o perire!</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Feb 2011 23:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/02/21/fli-al-bivio-rinnovarsi-o-perire/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/02/fini-FLI-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="fini FLI" title="fini FLI" /></a>(Redazione) Pubblichiamo un pregevolissimo intervento di Pier Camillo Falasca del gruppo www.libertiamo.it, vicino a FLI e alle posizioni del finiano della Vedova che esprime considerazioni più che condivisibili sulla collocazione della corrente finiana all&#8217;interno della coalizione di centro-destra. Rifacendoci ad una Ns. posizione espressa da noi in tanti post del Ns. sito (specie prima della scissione di luglio), ribadiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-full wp-image-6509" title="fini FLI" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/02/fini-FLI.jpg" alt="fini FLI" width="360" height="374" />(Redazione) Pubblichiamo un pregevolissimo intervento di Pier Camillo Falasca del gruppo </strong><a href="http://www.libertiamo.it"><strong>www.libertiamo.it</strong></a><strong>, vicino a FLI e alle posizioni del finiano della Vedova che esprime considerazioni più che condivisibili sulla collocazione della corrente finiana all&#8217;interno della coalizione di centro-destra. Rifacendoci ad una Ns. posizione espressa da noi in tanti post del Ns. sito (specie prima della scissione di luglio), ribadiamo che la tesi finiana di rivendicare il posto di una &#8220;Destra diversa&#8221; era più che legittima; specie in un partito il PDL, nato per forza di cose plurale, come spazio naturale di confronto di posizioni di destra anche ulteriori al berlusconismo. Non abbiamo seguito Fini nell&#8217;atteggiemento &#8220;settario&#8221; che ha assunto dopo Bastia Umbra, teso a &#8220;ritagliarsi&#8221; un ruolo proprio fuori del PDL con FLI. Paradossalmente, FLI sembra destinato a diventare vittima dello stesso <em>virus</em> frazionista da essa suscitato, a causa delle rivalità esplose dopo l&#8217;elezione di Bocchino a <em>Leader</em> ufficiale del partito e per le difficoltà di Fini ad esercitare <em>leadership</em> reale per la posizione istituzionale ricoperta di Presidente della Camera. A questo punto, all&#8217;amico Falasca, ci permettiamo di dire quanto segue: &#8221;avete fondato un gruppo e avete consumato lo strappo dal PDL. Siccome Fini è rimasto alla Terza Carica dello Stato e un partito con un leader &#8220;a mezzo servizio&#8221; non funziona, è patetico coprire questa realtà invocando anodine &#8220;<em>leadership</em> diffuse&#8221;, perchè questo non farebbe che balcanizzare ancora di più FLI. Visto che evidentemente, siete in un &#8220;vicolo cieco&#8221;, non è forse più congruo e coerente tornare nel PDL e rivendicare nel PDL, ma in una cornice unitaria, il diritto ad una &#8220;alternativa&#8221; di Destra a Berlusconi; magari con Sara Giudice e altri giovani esponenti PDL che a questa prospettiva lavorano?  Se davvero volete &#8220;partiti che adottino con coraggio meccanismi competitivi di selezione della classe dirigente (&#8230;) e poi dei candidati&#8221;, non è più coerente rivendicare questa prospettiva all&#8217;interno dello stesso partito unitario di centro-destra? O cosa altrimenti pensate di fare in un partito che o finisce isolato o finisce in un Terzo Polo senza alcun potere di coalizione e destinato a issare al Governo Vendola e Di Pietro?&#8221;- </strong><strong>“Oltre il Palazzo, c’è il paese”, ha scritto ieri Gianfranco Fini sul Secolo d’Italia</strong>. Ho la sensazione che oltre il Palazzo (in cui pure lavoro e trascorro molto tempo…) vi sia soprattutto <strong>la vera Futuro e Libertà</strong>, fatta di gente che ancora crede in un partito aperto, partecipativo e competitivo. Persone che hanno in mente le cose da fare, più che le poltrone da occupare, che si sono avvicinate all’iniziativa politica finiana perché hanno colto il senso della sfida che questa ambiva a rappresentare per la politica italiana. Una sfida di merito e di metodo. E proprio quest’ultimo – il metodo – è invece mancato alla Fiera di Rho. Da qui sorge il disagio, molto diffuso in questi giorni, tra la “base” di FLI, soprattutto tra quanti sono nuovi dell’impegno politico. Più che le personalità scelte a gestire e rappresentare il partito – Bocchino vicepresidente, Della Vedova capogruppo alla Camera, Urso portavoce, Menia responsabile organizzativo – <strong>a provocar malumori è stata l’assenza di condivisione delle decisioni adottate</strong>. Concluso il brillante intervento di Gianfranco Fini, l’assemblea costituente non si è esaurita, ma è di fatto iniziata in quel momento, con la contesa sui ruoli di punta del nuovo soggetto politico. “<em>Su cosa abbiamo davvero votato?</em>”, si sono allora chiesti in tanti. <strong>Si poteva far diversamente? Si doveva far diversamente</strong>. Chi scrive è convinto che mettendo oggi ai voti la scelta di chi debba guidare il partito, con il neo-presidente autosospeso, Italo Bocchino sarebbe ampiamente favorito. E con merito, evidentemente. E così, se domenica scorsa, sulla base di precise regole di voto (che non c’erano, a meno che non si consideri votazione quell’alzata confusa di cartellini in sala) Bocchino fosse stato eletto vicepresidente dai costituenti, difficilmente avremmo assistito alle levate di scudi dei senatori di FLI, così come non ci sarebbero state le rimostranze dell’ex coordinatore Adolfo Urso. <strong>C’è differenza tra un partito che elegge i suoi rappresentanti ed un partito i cui vertici, passata la festa di piazza, si chiudono in uno stanzino e per ore negoziano a chi attribuire le cariche</strong>. Anche nel primo caso ci possono essere malumori e finanche abbandoni opportunistici. Ma la differenza è appunto sostanziale: chi lascia dopo una sconfitta ai voti, viola le regole a cui volontariamente si è sottoposto; chi contesta la discrezionalità di una scelta di vertice, troverà sempre argomenti sensati e qualcuno che gli darà ragione. Per archiviare la sbilenca Seconda Repubblica, normalizzare la politica italiana verso la terza era repubblicana, c’è bisogno di <strong>partiti che adottino con coraggio meccanismi competitivi di selezione della classe dirigente. E poi dei candidati</strong>. Per Futuro e Libertà gli sconquassi degli ultimi giorni, e soprattutto la delusione della sua “base”, debbono rappresentare un campanello d’allarme, in vista dei congressi locali e di quello nazionale.</p>
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		<title>Chi controlla l&#8217;informazione? Tra le donnine del Cavaliere e il buco all’Università di Siena. Gli scandali di cui non si parla.</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Oct 2010 10:17:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[università di siena; buco bilancio; berlinguer; tosi; focardi; dipendenti università;]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2010/10/31/cosa-interessa-di-piu-agli-italiani-le-donnine-del-cavaliere-o-il-buco-all%e2%80%99universita-di-siena-gli-scandali-di-cui-non-si-parla/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.astrofilisenesi.it/_images/siena-cometa-MD.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>Travolto dalle indagini, lo storico ateneo è senza direttore  amministrativo, pro rettore e dirigenti amministrativi. A rischio gli  stipendi di circa 2500 persone.
Rilanciamo su questo blog un articolo di Marco Gasperetti pubblicato in posizione ben nascosta su www.corriere.it il 29 ottobre 2010 per dimostrare quanto sia controllata dal Governo e dal premier l’informazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.astrofilisenesi.it/_images/siena-cometa-MD.jpg"><img class="alignleft" src="http://www.astrofilisenesi.it/_images/siena-cometa-MD.jpg" alt="" width="403" height="266" /></a>Travolto dalle indagini, lo storico ateneo è senza direttore  amministrativo, pro rettore e dirigenti amministrativi. A rischio gli  stipendi di circa 2500 persone</strong>.</p>
<p><strong>Rilanciamo su questo blog un articolo di Marco Gasperetti pubblicato in posizione ben nascosta su <a href="http://www.corriere.it/">www.corriere.it</a> il 29 ottobre 2010 per dimostrare quanto sia controllata dal Governo e dal premier l’informazione in questo Paese. Tanto è controllata che una vicenda moralistica di donnine allegre domina le prime pagine di quasi tutti i giornali e delle principali trasmissioni televisive, mentre per conoscere i particolari su uno scandalo finanziario da 270 milioni di euro che si è consumato in uno dei santuari politici e culturali della sinistra italiana, occorre fare ricerche approfondite.  Chi controlla realmente l&#8217;informazione? Chi decide che cosa interessa di più agli italiani?</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p>SIENA &#8211; Nei corridoi dell’antico palazzo di via Banchi di Sotto 55, a due passi da Piazza del Campo, la buona o la cattiva novella potrebbero arrivare da un momento all’altro. Certamente prima di lunedì, giorno della nomina con decreto ministeriale del professor Angelo Riccaboni, economista, a nuovo magnifico rettore. Si aspetta con ansia, nel glorioso ateneo toscano travolto da debiti e ipotesi di irregolarità elettorali, e intanto ci si interroga sull’amletico problema dell’essere e non essere commissariati. Ipotesi per niente remota visto che, dopo un’esternazione del ministro Mariastella Gelmini che ha bollato come «irresponsabile e inaccettabile» il dissesto finanziario dell’università senese, ieri l’arrivo del commissario lo ha chiesto ufficialmente il vice presidente dei senatori del Pdl, Gaetano Quagliariello.</p>
<p>IL MODELLO TOSCANO &#8211; Ipotesi bollata come «agghiacciante» da Luigi Berlinguer, che prima di diventare il ministro della riforma universitaria, a Siena è stato rettore. È soprattutto l’artefice del grande sviluppo degli anni Ottanta dell’ateneo diventato lustro, insieme a Siena e al suo tessuto sociale e finanziario, di un modello toscano politicamente orientato a sinistra. «Ecco perché, al di là delle inchieste giudiziarie, la battaglia sul commissariamento dell’ateneo avrebbe una grande valenza politica», spiega Marco Iacoboni, responsabile della Cgil all’interno dell’università. «E significherebbe un attacco al modello dell’autonomia voluto da Berlinguer da chi vuole dare un impulso al processo di privatizzazione degli atenei».</p>
<p>IRREGOLARITA&#8217; &#8211; Le inchieste però ci sono. E pesano come macigni. La prima, (27 indagati tra i quali l’ex rettore Piero Tosi e il rettore uscente Silvano Focardi) riguarda un buco di bilancio spaventoso, 270 milioni di euro, in parte ripianato con manovre da “lacrime e sangue” e la vendita di gioielli di famiglia, tra questi l’ospedale delle Scotte alla Regione Toscana per 108 milioni e un palazzo a un istituto previdenziale al quale non erano stati versati i contributi. Una seconda indagine, ancora tutta da chiarire, è stata aperta su presunte irregolarità nell’elezione del nuovo rettore. Ci sono quattro persone iscritte nel registro degli indagati per falso in atto pubblico e i magistrati stanno indagando su assenze dei verbali delle votazioni, la mancata identificazione degli elettori, l&#8217;inserimento tra gli elettori di personale che non aveva diritto al voto.</p>
<p>STRUMENTALIZZAZIONI &#8211; «Noi abbiamo grande rispetto della magistratura», dice Angelo Riccaboni, il nuovo rettore che salvo commissariamento dovrebbe entrare in carica lunedì, «Però non ci piacciono le strumentalizzazioni. Le indagini sono all’inizio e dunque, tutto deve essere ancora accertato. Il commissariamento non sarebbe una soluzione. La cosa migliore è invece far lavorare immediatamente chi è stato eletto democraticamente». Non c’è solo il problema rettore a Siena. Già oggi mancano direttore amministrativo (c’è solo un reggente), pro rettore e tutti i dirigenti amministrativi. «Se a questo dovessimo aggiungere il commissario», spiega ancora Iacoboni, «il risultato sarebbe un totale immobilismo politico e amministrativo». La «guerra del commissariamento» avrebbe anche gravissime ripercussioni sul diritto allo stipendio e al lavoro di circa 2500 persone (1200 tecnici amministrativi, 1069 docenti e precari vari), dicono i sindacati.</p>
<p>LA SOLUZIONE DECANO &#8211; Il ministero, però, avrebbe allo studio anche una seconda opzione: rinunciare all’ipotesi più radicale, quella del commissario, e puntare alla “soluzione decano”. Da Roma pare siano arrivate richieste in tal senso e sarebbe stato individuato il professor Paul Corner, il docente più anziano, come possibile reggente pro tempore in attesa di chiarimenti giudiziari e amministrativi sulle controverse elezioni. Luigi Berlinguer, l’ex rettore e l’ex ministro, intanto guarda esterrefatto e con preoccupazione la “sua” università. «Spero che il commissario non arrivi mai a Siena», dice. «Il mondo accademico non si può trattare come un qualsiasi ente locale, l’università non vive di commissariamento, non si può lasciare senza una guida eletta democraticamente, aumenterebbe solo il marasma». Sul buco milionario Berlinguer, che è stato anche membro del Csm, dice che sarà la magistratura a chiarire le cose. Anche se lui, da ex rettore, non si capacita: «Quando ho saputo sono rimasto stupefatto».</p>
<p><strong>Fonte: Marco Gasperetti mgasperetti@corriere.it<br />
29 ottobre 2010<br />
</strong></p>
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		<title>Immigrazione in Toscana: il cinismo politico della sinistra.</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 22:54:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2010/06/06/immigrazione-in-toscana-il-cinismo-politico-della-sinistra/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/06/cittadinanza_e_costituzione-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="cittadinanza_e_costituzione" title="cittadinanza_e_costituzione" /></a>di Antonino Armao
Rispondo all’intervento di Ismail Ademi (Issi per gli amici) sull’immigrazione clandestina non solo per contribuire a fare chiarezza sul tema da lui sollevato ma anche perché ci lega una amicizia maturata in una nota associazione cattolica di volontariato che si occupa di migranti.
Questo testimonia come le diverse visioni politiche finiscono poi per conciliarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-4232" title="cittadinanza_e_costituzione" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/06/cittadinanza_e_costituzione-300x300.jpg" alt="cittadinanza_e_costituzione" width="300" height="300" />di Antonino Armao</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Rispondo all’intervento di Ismail Ademi (Issi per gli amici) sull’immigrazione clandestina non solo per contribuire a fare chiarezza sul tema da lui sollevato ma anche perché ci lega una amicizia maturata in una nota associazione cattolica di volontariato che si occupa di migranti.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo testimonia come le diverse visioni politiche finiscono poi per conciliarsi davanti ai problemi reali e davanti al buon senso. E dimostra come le differenze sono spesso più apparenti che reali se il cinismo della politica non prende il sopravvento.</p>
<p style="text-align: justify;">La posizione del PdL sull’immigrazione è la stessa di quella del Governo. Le politiche migratorie hanno due principali obiettivi: garantire l’ordine e la sicurezza pubblica con il contrasto all’immigrazione clandestina; favorire l’accoglienza e l’integrazione degli immigrati regolari assicurando coesione sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">La Regione Toscana, per partito preso, invece, è andata nella direzione opposta.</p>
<p style="text-align: justify;">La legge regionale 29/2009 equipara, ai fini dell’accesso a fondamentali servizi sociali, e non solo di assistenza sanitaria di emergenza, i cittadini italiani e gli stranieri regolarmente presenti sul territorio regionale, agli stranieri clandestini presenti in Toscana.</p>
<p style="text-align: justify;">L’operazione tentata non è affatto umanitaria, ma cinicamente politica: coltivare il futuro voto degli immigrati.</p>
<p style="text-align: justify;">Le Regioni non hanno competenza legislativa in tema di immigrazione. La nostra Costituzione è chiarissima a riguardo. Essa stabilisce all’articolo 10 che la condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge statale in conformità delle norme e dei trattati internazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">L’articolo 117 della Costituzione è altrettanto chiaro. Esso stabilisce che lo Stato ha legislazione esclusiva in materia di immigrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la legge  29/2009 la Regione tenta di aggirare la Costituzione e di introdurre surrettiziamente in Toscana una cittadinanza legata solo ai diritti sociali che è una aberrazione storica e giuridica.</p>
<p style="text-align: justify;">Un pò per ignoranza e un pò per malafede si vuole immaginare un cittadino senza doveri ed esclusivamente percettore di diritti fra i quali il più ambito è il diritto di voto.</p>
<p style="text-align: justify;">Che sarebbe sicuramente l’ultimo strumento di integrazione e il primo elemento di disintegrazione di una comunità, ove esso venisse concesso con facilità e semplicità a quanti integrati già non fossero e non sentissero l’orgoglio di appartenere alla comunità che li accoglie.</p>
<p style="text-align: justify;">La cittadinanza non è un diritto, ma un diritto-dovere. A ben guardare è forse più un dovere che un diritto.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, per esempio, il cittadino ha il dovere di cui all’articolo 4 secondo comma Cost. di svolgere un’attività o una funzione qualsiasi “che concorra al progresso materiale e spirituale della società”. Ha il dovere assoluto di cui all’articolo 52 Cost. “la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”. Ha il dovere di cui all’articolo 54 “tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi”.</p>
<p style="text-align: justify;">L’acquisizione della cittadinanza nel nostro ordinamento ha carattere premiale per il soggetto richiedente del quale viene riconosciuta l’idoneità alla titolarità dello status, accertata la sua avvenuta integrazione ed il suo pieno inserimento nel tessuto sociale e dunque la sua piena capacità di rispettare i doveri che derivano dall’appartenenza alla comunità nazionale. La quale a sua volta riconosce che fare del richiedente un cittadino è vantaggioso per i suoi interessi di comunità.</p>
<p style="text-align: justify;">Trasformare un istituto così pregnante, tanto solido in questi principi da essere presupposto dalla Carta Costituzionale, in uno strumento di integrazione, così snaturandolo, è politicamente una aberrazione negatrice di concetti e valori ormai comuni, quale il senso dello Stato, della comunità, del valore dello stesso patto sociale che sta alla base dell’organizzazione statuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è contrario ai principi informatori dell’Unione Europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Con questa legge regionale, quindi, il centro-sinistra dimostra arroganza del potere e disprezzo per la Costituzione e per l’ordinamento europeo in nome di un puro calcolo elettorale regionale.</p>
<p style="text-align: justify;">È una legge che non serve a nessuno: non certamente ai toscani, ma nemmeno agli stranieri regolarmente inseriti nella nostra comunità, che si troverebbero messi sullo stesso piano dei clandestini e degli irregolari.</p>
<p style="text-align: justify;">Per tutti questi motivi la legge regionale 29/2009, di cui chiediamo la totale abrogazione, è una legge illegittima e pericolosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Dall’amico Ismail che non è ancora cittadino italiano, ma è persona di buon senso,  mi aspetto che nella sua richiesta di cittadinanza, ci metta anche il desiderio oltre che il dovere, di svolgere un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società, il desiderio oltre che il dovere, di essere fedele alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi, il desiderio oltre che il sacro dovere di difendere la Patria, ammesso che senta l’Italia come la sua Patria.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma se questo è il suo percorso, allora il problema reale (e su questo concordo con lui) è di ordine pratico e riguarda i tempi effettivi e le procedure per acquisire la cittadinanza da parte dei richiedenti. E’ opportuno sicuramente valutare i tempi, valutare percorsi di integrazione e soprattutto rendere certa nei limiti del possibile la durata della procedura in modo da far sì che l’interesse legittimo del soggetto richiedente sia riempito di requisiti sostanziali e sia veramente qualificato.</p>
<p style="text-align: justify;">E su questo è importante anche che oltre che ai tempi certi, siano normati principi definiti che rendano la concessione della cittadinanza meno discrezionale e aleatoria.</p>
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		<title>A proposito di buona amministrazione: la vendita del patrimonio dell’Università di Siena</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 07:51:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[buco]]></category>
		<category><![CDATA[le scotte]]></category>
		<category><![CDATA[policlinico]]></category>
		<category><![CDATA[siena]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2010/03/20/a-proposito-di-buona-amministrazione-la-vendita-del-patrimonio-dell%e2%80%99universita-di-siena/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.acti-italia.it/siena/piazza.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>di Antonino Armao
Che cosa c’è dietro i sorrisi smaglianti del presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, del direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Policlinico Santa Maria alle Scotte, Paolo Morello Marchese, e del rettore dell&#8217;Università di Siena, Silvano Focardi, che si stringono la mano dopo aver firmato ieri nell&#8217;ufficio del presidente della Regione Toscana a Firenze, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.acti-italia.it/siena/piazza.jpg"><img class="alignleft" src="http://www.acti-italia.it/siena/piazza.jpg" alt="" width="305" height="209" /></a>di Antonino Armao</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Che cosa c’è dietro i sorrisi smaglianti del presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, del direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Policlinico Santa Maria alle Scotte, Paolo Morello Marchese, e del rettore dell&#8217;Università di Siena, Silvano Focardi, che si stringono la mano dopo aver firmato ieri nell&#8217;ufficio del presidente della Regione Toscana a Firenze, il protocollo d&#8217;intesa per la vendita del Policlinico all’Azienda Ospedaliera di proprietà dell’Università di Siena?</p>
<p style="text-align: justify;">C’è un buco di centinaia di milioni di euro. Nessuno sa di preciso quanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per capire come sono andate le cose non servono ricostruzioni fantasiose. Basta ripercorrere la cronologia dei fatti come riportati dalla cronaca dei giornali. Il lettore capirà quello che vuole capire.</p>
<p style="text-align: justify;">30 settembre 2008. Il Rettore dell&#8217;Università di Siena, Silvano Focardi, ha fatto i primi passi ufficiali per affrontare la crisi finanziaria in cui versa l&#8217;Ateneo senese. Per prima cosa è andato in Procura, per una &#8220;dichiarazione spontanea&#8221; come ha inteso specificare lo stesso Focardi, per presentare una memoria riguardo ai dati sull&#8217;effettiva situazione economica e finanziaria dell&#8217;Ateneo. In una nota ufficiale l&#8217;Università rassicura i dipendenti su posto di lavoro e salario e assicura, per bocca dello stesso Focardi, che non ci sono in programma ipotesi di alienazione del patrimonio immobiliare dell&#8217;Ateneo.</p>
<p style="text-align: justify;">30 settembre 2009. Voci di corridoio avevano parlato di un possibile commissariamento dell’Ateneo per la sua nota situazione debitoria e soprattutto per l’impossibilità di far fronte agli obblighi di ordinaria amministrazione. Il Rettore Silvano Focardi interviene sulla stretta attualità della situazione. Sulle indiscrezioni di commissariamento – afferma Focardi – desidero precisare che la situazione è quotidianamente seguita attraverso contatti con i vertici dei due Ministeri interessati. Invito, pertanto, tutta la Comunità universitaria a proseguire nelle normali attività di didattica e di ricerca, assicurando il costante impegno dei vertici dell’Ateneo. </p>
<p style="text-align: justify;">16 marzo 2010. Il Rettore dell&#8217;Università di Siena Silvano Focardi, conferma ufficialmente le modalità per la vendita del policlinico Santa Maria alle Scotte all&#8217;Azienda Ospedaliero Universitaria Senese, vista l&#8217;approvazione del protocollo di intesa da parte della Giunta Regionale. Costo dell&#8217;operazione 108 milioni di euro.</p>
<p style="text-align: justify;">Buco tappato (?) tra sorrisi, strette di mano e comunicati celebrativi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno scandalo, niente alte grida, nessuna inchiesta pubblica. Santoro, Floris e Travaglio troppo occupati ad origliare dietro le porte del Presidente del Consiglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa è la buona amministrazione della sinistra in Toscana. Tanto di cappello, c’è da imparare.</p>
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		<title>Immigrazione si, ma con quali diritti?</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Mar 2010 22:23:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2010/03/15/immigrazione-si-ma-con-quali-diritti/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://termoli.files.wordpress.com/2010/04/immigrati.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>di Antonino Armao
La sinistra italiana, ipnotizzata dal pifferaio magico Antonio Di Pietro, ha deciso di giocare questa campagna elettorale tutta sulla cronaca giudiziaria perché non ha una proposta politica per il Paese. Questo lo capiscono anche i bambini. Quello che si capisce meno è come mai la destra sia caduta in questa trappola. Invece di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Antonino Armao</strong><a href="http://termoli.files.wordpress.com/2010/04/immigrati.jpg"><img class="alignleft" src="http://termoli.files.wordpress.com/2010/04/immigrati.jpg" alt="" width="292" height="240" /></a></p>
<p>La sinistra italiana, ipnotizzata dal pifferaio magico Antonio Di Pietro, ha deciso di giocare questa campagna elettorale tutta sulla cronaca giudiziaria perché non ha una proposta politica per il Paese. Questo lo capiscono anche i bambini. Quello che si capisce meno è come mai la destra sia caduta in questa trappola. Invece di rispondere con i contenuti e con l’azione di governo, che pure ci sono, si è lasciata finora tramortire da un dibattito che sarebbe irrilevante se non fosse demenziale. Vogliamo parlare della Toscana invece che dei ricorsi elettorali o dei giudici di Trani? Facciamolo dunque. E cominciamo dal tema dell’immigrazione dove il governo delle sinistre qui in Toscana ha fatto scelte pesanti come montagne che sono destinate a condizionare il futuro di questa regione. Il Consiglio regionale il 2 giugno 2009 ha approvato a maggioranza, con il voto contrario del centrodestra, la nuova legge sull’immigrazione che prevede, tra l’altro, anche l’assistenza sociale per i clandestini. La legge prevede che tutte le persone dimoranti nel territorio regionale, anche se prive di titolo di soggiorno (cioè i clandestini) possono fruire degli interventi socio-assistenziali urgenti e indifferibili, necessari per garantire il rispetto dei diritti fondamentali riconosciuti ad ogni persona in base alla Costituzione ed alle norme internazionali.  Nessuno discute della opportunità di aiutare il prossimo di qualunque colore, razza, lingua e religione esso sia. E’ ovvio che sia giusto.  Ma l’assistenza ai diseredati è sostanzialmente un intervento umanitario che nel nostro Paese era già effettuato dal servizio sanitario pubblico e dal volontariato. Quindi la Regione Toscana, per dimostrare la propria solidarietà poteva semplicemente trasferire maggiori risorse alla Caritas e al volontariato sociale qualificato. Non c’era bisogno di una “legge bandiera” se non al solo scopo di accelerare i mutamenti in atto nella composizione etnica della Toscana  così da attirare da altre regioni orde di clandestini extracomunitari magari attraverso l’intermediazione di sindacati e patronati vicini al potere a cui far ritornare di riflesso una parte delle risorse. Ma una immigrazione incontrollata non ha effetti nefasti solo sull’ordine pubblico e sui delicati equilibri della convivenza civile ma produce (e sta producendo) seri danni all’economia. L’economia cattiva scaccia quella buona e così imprenditori in regola con il Fisco e con l’INPS, quando riescono a trovare clienti e commesse, incontrano seri problemi nella concorrenza sleale di aziende che in Toscana (si, proprio sotto casa nostra) fanno lavorare clandestini in condizioni disumane al di fuori di qualsiasi garanzia con la connivenza dei maggiori sindacati. La produttività di uno schiavo che dorme sotto il bancone è maggiore di quella di un operaio con permesso di soggiorno e busta paga. Ma questo è un bene per l’economia? E purtroppo, dobbiamo dirlo, grandi firme che fino a ieri davano lavoro a piccoli imprenditori che sì, evadevano qualcosa, ma i contributi minimi ai dipendenti li pagavano, adesso tirano il collo ai contoterzisti sulla produttività. E quegli imprenditori tirano il collo ai loro dipendenti con il ricatto del licenziamento per mancanza di commesse. E così le condizioni di lavoro regolare, i diritti, le garanzie, la qualità dei prodotti, il vero Made in Italy, si degradano mentre aumenta il lavoro sommerso. E tutto questo avviene per ragioni non proprio umanitarie ma dettate dalla convergenza tra interesse alla sopravvivenza di una classe politica in declino e il bieco interesse economico di gruppi multinazionali.</p>
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		<title>&#8220;Il carrozzone&#8221; di Rossi e la questione migratoria in Toscana</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 15:19:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mugnai</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Rossi]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2010/03/09/il-carrozzone-di-rossi-e-la-questione-migratoria-in-toscana/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/03/1215702467506_51_ENRICO_ROSSI-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="1215702467506_51_ENRICO_ROSSI" title="" /></a>di Federico Mugnai  Il &#8220;carrozzone&#8221; di Enrico Rossi va &#8220;avanti tutta&#8221;, portandosi dietro tutti i relitti di vecchie ideologie in odor di putrefazione ovunque, tranne in Toscana, dove ancora pare si venda fumo abbastanza facilmente. I partiti che compongono la coalizione guidata da Enrico Rossi sono innumerevoli e comprendono tutte le sigle possibili ed immaginabili che rappresentano la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-3581" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/03/1215702467506_51_ENRICO_ROSSI-300x227.jpg" alt="1215702467506_51_ENRICO_ROSSI" width="300" height="227" />di <strong>Federico Mugnai </strong> Il &#8220;carrozzone&#8221; di Enrico Rossi va &#8220;avanti tutta&#8221;, portandosi dietro tutti i relitti di vecchie ideologie in odor di putrefazione ovunque, tranne in Toscana, dove ancora pare si venda fumo abbastanza facilmente. I partiti che compongono la coalizione guidata da Enrico Rossi sono innumerevoli e comprendono tutte le sigle possibili ed immaginabili che rappresentano la sinistra. Tutto ciò bisogna ammetterlo ha il suo fascino; vengono accontentati proprio tutti, porci e cani, in modo tale che le poltrone risultino ben suddivise, senza che il compagno di turno possa lamentarsi. Il problema però sarà accontentare tutti i rappresentati e segretari di questi partiti minoritari, con il rischio che per dare a tutti un contentino si debba stravolgere in parte ogni singola iniziativa regionale, scendendo così a continui compromessi che portano solo all&#8217;immobilismo decisionale di una giunta e all&#8217;anrchia di governo. Tutto ciò in una Regione come la Toscana che ha veramente bisogno di cambiare volto, con politiche sociali per le famiglie, i giovani e gli anziani, con liberalizzazioni varie e sburocratizzazione assolutamente necessaria. Il programma di Enrico Rossi, ahime non promette niente di buono e niente di nuovo. programma. Programma ovviamente spostato a sinistra con i soliti punti cardine: lavoro, energia pulita, integrazione degli stranieri (senza dimenticare ovviamente il punto essenziale e forse l&#8217;unico punto dove la sinistra riesce veramente a dare il suo meglio: l&#8217;ostruzionismo e la negligenza nell&#8217;applicare le direttive del governo nazionale). Peccato che il programma presenti punti tra loro discordanti ed antitetici; infatti la tutela del lavoro e l&#8217;integrazione degli stranieri se si approfondisce un pò la realtà Toscana e il programma della sinistra rappresentano un vero e proprio ossimoro! Da un recente rapporto Caritas-Migrantes, sappiamo che i cittadini stranieri in Toscana sono più dell&#8217;8% dei residenti in regione, che è molto diffuso il ricorso al lavoro nero e alla mono-committenza, che il salario medio degli immigrati è piuttosto basso (787 euro), che notevole è il disagio e la solitudine avvertita dagli stranieri, etc..E veniamo a sapere dallo stesso Rossi che, per far fronte a ciò,  verranno aperti dei centri appositi per gli immigrati dove saranno preparati al lavoro e integrati nella società. Una politica migratoria bieca che non tiene conto della capacità massima di immigrati che una società può accogliere, senza regole precise e senza i controlli necessari. E questi centri più che a far integrare gli immigrati sembrano servano come piccoli avamposti di potere, come &#8220;laboratori&#8221; dove gli immigrati verranno indottrinati a dovere. E quale integrazione ci potrà essere se agli immigrati  verranno concessi diritti, mentre i doveri saranno sempre sulle spalle dei cittadini toscani? L&#8217;accoglienza richiede una cosa essenziale: essere ben disposti verso gli altri. Quando però a noi toscani non sarà concesso di usufruire di alcuni servizi essenziali, a causa della folle spesa per trattenere tutti i migranti, come potremo essere a disposizione dell&#8217;altro? Come può una persona aiutare un&#8217;altra se egli stesso viene escluso dalla comunità, se interi quartieri della sua città si sono trasformati in piccole città straniere, se dopo tanti sacrifici vede che le case popolari vengono assegnate quasi esclusivamente agli immigrati così come i posti all&#8217;asilo nido per i figli, etc&#8230; ? Quale integrazione se si permetterà agli ultimi arrivati di calpestare i nostri simboli millenari, la nostra storia, le nostre radici, il nostro patrimonio culturale? E mentre imperversa la crisi economica e sociale chi glielo andrà a spiegare all&#8217;operaio toscano che è stato licenziato a causa del fallimento dell&#8217;azienda dove lavorava, che milioni di euro sono investiti per &#8220;preparare al lavoro i clandestini&#8221; e non per sostenere economicamente e con politiche sociali lui e la sua famiglia? Non ci meravigliamo e non ci scandalizziamo in futuro se anche nella tollerante e pacifica Toscana molti cittadini si scopriraranno un giorno insofferenti e intolleranti come avvenuto di recente in Olanda. Sarà colpa del buonismo senza regole della sinistra e della sua ideologia che la storia ha severamente condannato, ma che ancora affascina ed illude una buona fetta della Toscana.</p>
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