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	<title>Arezzo Polis &#187; Politica Nazionale</title>
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		<title>Rimbocchiamoci le maniche: per una nuova Rivoluzione Liberale, per una nuova stagione politica dei Moderati</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 09:52:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2012/01/26/rimbocchiamoci-le-maniche-per-una-nuova-rivoluzione-liberale-per-una-nuova-stagione-politica-dei-moderati/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2012/01/blocco-dei-Tir-alla-barriera-di-Caserta-dell-autostrada-A12-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="blocco-dei-Tir-alla-barriera-di-Caserta-dell-autostrada-A1" title="blocco-dei-Tir-alla-barriera-di-Caserta-dell-autostrada-A1" /></a>AVVERTENZA: Il pezzo che pubblichiamo è il commento che è uscito sulla pagina Facebook Il Libero Pensiero di Vito Schepisi sull&#8217;articolo da Noi pubblicato lunedì scorso L&#8217;Italia della rabbia e del disincanto, in cui si commentava l&#8217;escalation degli scioperi degli autotrasportatori, dopo il movimento siciliano dei &#8220;forconi&#8221; che ha messo in ginocchio l&#8217;isola. Grati dell&#8217;attenzione, pubblichiamo la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9370" title="blocco-dei-Tir-alla-barriera-di-Caserta-dell-autostrada-A1" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2012/01/blocco-dei-Tir-alla-barriera-di-Caserta-dell-autostrada-A12.jpg" alt="blocco-dei-Tir-alla-barriera-di-Caserta-dell-autostrada-A1" width="414" height="275" />AVVERTENZA: Il pezzo che pubblichiamo è il commento che è uscito sulla pagina <em>Facebook</em> <em>Il Libero Pensiero di Vito Schepisi</em> sull&#8217;articolo da Noi pubblicato lunedì scorso <em>L&#8217;Italia della rabbia e del disincanto</em>, in cui si commentava l&#8217;<em>escalation</em> degli scioperi degli autotrasportatori, dopo il movimento siciliano dei &#8220;forconi&#8221; che ha messo in ginocchio l&#8217;isola. Grati dell&#8217;attenzione, pubblichiamo la risposta al Ns. testo, perfettamente in linea del resto con i valori liberali professati nel Ns. sito.</strong>-di <strong>Vito Schepisi</strong>- Bisogna lavorare. Lavorare per ricostruire la coscienza della gente comune attorno all&#8217;Italia delle riforme e della rivoluzione liberale. Questa idea che nasce dal 1994 attorno a Forza Italia e sulla spinta della lega (nata come forza popolare che, oltre alle spinte contro il meridione indicato come l&#8217;alveo di un fiume di fannulloni e di sprechi, si batteva contro la burocrazia e le incrostazioni del potere dei partiti e delle lobbies) deve essere ripresa. I nemici della rivoluzione hanno lavorato per la demolizione di questa coscienza ed hanno ricevuto una mano da ciò che proprio il sistema consente. La corruzione e la furbizia sono trasversali e quanto più si gestisce , tanto più se ne alimenta la penetrazione. Il gioco è stato facile. E&#8217; bastato mettere la lente di ingrandimento sugli uomini, su alcuni uomini della politica, a volte su aspetti marginali, a volte solo su teoremi, e lasciare che la burocrazia, invece, infestasse l&#8217;intero tessuto sociale del Paese. Prima che politica (dei partiti) la nostra crisi è nella struttura organizzativa dello Stato.</p>
<p><strong>Il vero nemico delle caste e dei furbi sono le riforme.</strong> In uno Stato più diretto con le scelte dei cittadini e con le sue istituzioni quali reali espressioni democratiche della sovranità popolare è possibile, invece, rendere trasparente la gestione pubblica. Abbattere il centralismo ed assieme rivedere quelle forme di gestione burocratica, amministrativa, giudiziaria, fiscale e rappresentativa che, a prescindere dal voto dei cittadini, è fuori controllo ed amministrata in modo del tutto &#8220;irresponsabile&#8221; rispetto anche agli stessi principi costituzionali. Là tra i boiardi di Stato, i magistrati, i poteri burocratici nessuno paga mai. Non si sa mai niente. Risolvono e compensano tutto in un circolo chiuso. Noi paghiamo soltanto. Gli affari, le omertà, i privilegi, gli sprechi si intrecciano in questo circolo chiuso. Bisogna rivedere le funzioni del Parlamento per renderlo funzionale, oltre che al dibattito politico, alla funzione esecutiva, più che come è attualmente alla lotta per il potere e per ricavare vantaggi di casta o di clientela. Lasciarci andare al disincanto è ciò che vorrebbe la partitocrazia. Quanto più i cittadini sono disincantati più sono gestibili in funzione dei loro interessi. Bisogna insistere. La rivoluzione liberale non è nello schioccare delle dita, perchè non è ira, nè violenza o antagonismo, ma ragione e trasparenza.</p>
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		<title>L&#8217;Italia della rabbia e del disincanto</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 17:08:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mugnai</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2012/01/23/litalia-della-rabbia-e-del-disincanto/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2012/01/blocco-dei-Tir-alla-barriera-di-Caserta-dell-autostrada-A1-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="blocco-dei-Tir-alla-barriera-di-Caserta-dell-autostrada-A1" title="blocco-dei-Tir-alla-barriera-di-Caserta-dell-autostrada-A1" /></a>di Giorgio Frabetti-Il movimento dei “forconi” era solo l’antipasto: la protesta degli autotrasportatori sta prendendo piede in Italia e inizia a mettere in ginocchio il sistema Paese: siamo al “marasma” e non si vede ancora bene come se ne potrà uscire. La fiducia nei politici è ai minimi storici e con essi la disponibilità dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-9342" title="blocco-dei-Tir-alla-barriera-di-Caserta-dell-autostrada-A1" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2012/01/blocco-dei-Tir-alla-barriera-di-Caserta-dell-autostrada-A1.jpg" alt="blocco-dei-Tir-alla-barriera-di-Caserta-dell-autostrada-A1" width="460" height="306" />di <strong>Giorgio Frabetti-</strong>Il movimento dei “forconi” era solo l’antipasto: la protesta degli autotrasportatori sta prendendo piede in Italia e inizia a mettere in ginocchio il sistema Paese: siamo al “marasma” e non si vede ancora bene come se ne potrà uscire. La fiducia nei politici è ai minimi storici e con essi la disponibilità dei cittadini ad affidarsi ad essi in nome di qualche prospettiva (del tutto aleatoria) futura. Che fare? Dobbiamo diventare tutti indignados? Tutti estremisti e scendere in piazza per prendere a sassate i politici? Qualcuno certamente per proprio tornaconto personale agiterà senz’altro questa prospettiva: noi no. Nessuno però si nasconda dietro un dito: la rabbia e la ribellione sono assolutamente comprensibili e in certa misura anche giustificate: ma che cosa hanno da perdere questi poveri italiani, sfruttati, vesseggiati e umiliati continuamente,  i Ns. poveri vecchi costretti a vivere con meno di 500 euro al mese, i Ns. padri e madri di famiglia che sanno di non poter garantire un futuro decoroso ai propri figli? Il punto è però un altro: potrà questa protesta generare, come in una magica alchimia, un vero rinnovamento? Può dal caos attuale sorgere un nuovo ordine, più giusto, più umano? Lo spero fortemente, ma purtroppo certi precedenti della storia italiana non sono incoraggianti. Sulla reazione degli italiani, gravano anni di tenace <em>divide et impera</em>, con cui il sistema sociale ha consolidato privilegi piccoli e grandi, trattamenti differenziati che hanno fortemente frammentato il ceto medio in tanti comparti stagni fortemente differenziati. Un simile sistema ha creato una dipendenza dalla politica di molti settori della società civile. Iniziato sotto il fascismo, questo sistema è cresciuto esponenzialmente nella Prima Repubblica come congegno infallibile di stabilizzazione sociale per contenere al massimo la possibile “onda d’urto” del Comunismo e della sua forza di protesta. Ciò ha sempre addomesticato la protesta e le rivendicazioni, in modo che i Governi, la Politica detenessero sempre l’ultima parola della decisione; disincentivando l’iniziativa autonoma e unitaria di protesta della Società Civile. Il leghismo, nei primi tempi, parve una speranza di un segnale di controtendenza, e così il movimento berlusconiano … sappiamo come è andata a finire. Ecco perché la crisi attuale è molto peggiore di quella del 1992-93: allora, almeno c’era una base di ceti medi forte ed una sia pure iniziale traccia per una nuova “politica dei ceti medi”, capace (almeno sulla carta) di creare coesione. Oggi, con la crisi del centrodestra e del berlusconismo anche questa minima base di coesione è venuta meno e sul Paese si stagliano le ombre più cupe. Potrà nascere coesione da un’Italia così sgangherata e ferita? Non si possono certo porre limiti alla Provvidenza, certo la storia politica spesso è scritta sulle righe storte degli errori e della miopia umana, ma nessuno può negare che le premesse non siano certo delle migliori. Fallito il berlusconismo e le sue illusioni di un nuovo protagonismo politico e sociale dei ceti medi, slegato da basse logiche clientelari e di scambio, si staglia su questa Italia l’ombra del più feroce e ostinato corporativismo. Siamo ancora una volta l’Italia disincantata dell’08 settembre 1943, l’Italia rabbiosa, ingannata dai politici, ma decisa in tutto e per tutto di battersi da sola per salvare sé stessa, dimenticando la Nazione. Anche ora è assai probabile che dalla crisi non nasca coesione, ma si accentui la divisione, ciascuno preso a coltivare il proprio orticello, a gestire in proprio, nella propria casta, la crisi; ma a queste condizioni, l’Italia sarà definitivamente morta e non potrà forse più risorgere: a queste condizioni, “chi ha” avrà ancora di più e “chi non ha” avrà meno. Non sarà possibile rinascere: se non insieme, se non uniti!</p>
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		<title>PDL in formalina</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 11:43:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2012/01/22/pdl-in-formalina/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2012/01/berluska-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="berluska" title="berluska" /></a>di Giorgio Frabetti- “Non staccherò la spina a Monti, ma sono sicuro che mi richiameranno alla guida del Paese”. Con questo minaccioso ed eloquente monito “ritornerò”, sui giornali di ieri l’ex premier Silvio Berlusconi non si è risparmiato all’ennesima “commedia dell’assurdo” in cui ormai da mesi va impelagandosi il partito di maggioranza relativa leader della coalizione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-9333" title="berluska" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2012/01/berluska.jpg" alt="berluska" width="376" height="250" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>- “Non staccherò la spina a Monti, ma sono sicuro che mi richiameranno alla guida del Paese”. Con questo minaccioso ed eloquente monito “ritornerò”, sui giornali di ieri l’ex <em>premier</em> Silvio Berlusconi non si è risparmiato all’ennesima “commedia dell’assurdo” in cui ormai da mesi va impelagandosi il partito di maggioranza relativa leader della coalizione di centrodestra uscita vittoriosa alle elezioni 2008. Da un po’ di mesi, Silvio gioca (noi diremo un po’ troppo spavaldamente) a fare il doroteo: ipercorretto istituzionalmente verso il Governo Monti (cui professa lealtà e spirito di responsabilità), lasciando a Il <em>Giornale</em> o a altri esponenti del Partito gli attacchi e il “lavoro sporco”. Penultimo in ordine di tempo, la bordata anti-Merkel relativamente alla notizia di presunti “maneggi” della Germania per fare cadere il Governo Berlusconi: “è stata la culona”; ha titolato <em>Il Giornale</em>. Silvio ufficialmente si è dissociato da queste uscite. L’uscita ultima nei confronti del Governo Monti; uscita che nello stile ricorda neanche troppo da lontano l’atteggiamento di Bettino Craxi verso il Governo De Mita tra il 1988-89, definito di “doccia scozzese”: è evidente che Silvio professa nei confronti dell’Esecutivo Monti un sostegno ed una lealtà solo formale; come è evidente che il sostegno a Monti del PDL è stato solo strumentale, accettato come “male minore” da una <em>nomenklatura</em> (Verdini, Alfano, La Russa) terrorizzata dalla prospettiva di essere esautorata dopo le gravi defezioni nei gruppi parlamentari di ottobre-novembre scorsi, indisponibili ad assumersi responsabilità per i provvedimenti impopolari imposti dall’Europa. Il Governo Monti in fondo è stato accettato dal PDL come comoda occasione per scaricare su altri il “lavoro sporco” e coprirsi dietro l’alibi della responsabilità nazionale in un’ambigua politica del “né aderire, né sabotare” di chiara marca democristiana e che deve piacere tanto ad un politico di indiscussa matrice scudocrociata come Alfano. Una posizione cioè che mette il PDL in condizione di salire su tutti i treni, tenendo in sospeso il Governo Monti alternando veti ed aperture, cavalcando ora il sostegno ora il dissenso dal Governo Monti, a seconda degli umori dell’opinione pubblica. Non serve più di tanto evidenziare come questo atteggiamento di uno dei più importanti azionisti dell’attuale maggioranza sia nefasto ed esiziale per l’operatività di Monti, il quale, anche a causa delle “docce scozzesi” provenienti dal PDL ha annacquato non poco il programma riformatore e anti-corporativo del Governo. Alfano &amp; e co. sperano di guadagnare tempo e di salvare il PDL da perdite elettorali. In realtà, l’impressione più netta è che questa politica serva solo alla nomenclatura per ritardare e procrastinare i tempi della propria uscita di scena, ma non servirà a salvare un partito che, attualmente, viene dato per spacciato elettoralmente. Stando almeno alle ultime indiscrezioni, secondo voci che trapelano dalla stampa, se si votasse ora il PDL raccoglierebbe meno del 20%. Un risultato che è molto meno della sommatoria di <em>Forza Italia</em> e <em>Alleanza Nazionale</em> e che, se confermato, prelude a inevitabili terremoti politici in seno al centrodestra. Ma questo è l’esito inevitabile non solo di anni di crisi del PDL ma della stessa stagione del “rinnovamento” di Alfano. Si fa presto a cianciare di “rinnovamento”, ma mai pare che i dirigenti PDL abbiano capito come, specie in questi momenti di crisi economica e sociale (e di pesanti incrudelimenti, vedi il movimento dei “forconi”), il “rinnovamento” passa per la ripresa del movimento berlusconiano presso i ceti medi e con la ripresa delle cause veramente liberali del movimento (liberalizzazioni, meritocrazia <em>in primis</em>). Della nomenclatura autoreferenziale e monotematica di Verdini e co. che si è largamente bruciata in miopi visioni e strategie politiche (a dire poco), gli italiani non sanno che farsi, salvo accelerarne l’inevitabile decorso di prossima e improcrastibanile uscita dalla storia. Di un centrodestra già cadavere, in formalina, gli italiani, in questo difficile e anche drammatico momento, non sentono proprio la mancanza. Di una vera Destra, sì.</p>
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		<title>Destra dove sei? Ovvero, i &#8220;forconi&#8221; dell&#8217;antipolitica</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 23:01:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2012/01/20/destra-dove-sei-ovvero-i-forconi-dellantipolitica/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2012/01/movimento-forconi-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="movimento-forconi" title="movimento-forconi" /></a>di Giorgio Frabetti- Sarebbe troppo facile salutare e biasimare come ennesima fiammata di “anti-politica” la protesta in atto in Sicilia (di autotrasportatori in particolare, ma seguita a ruota da altre categorie, pescatori e agricoltori), che sta paralizzando l’isola, causando pesanti rincari dei generi di prima necessità (già di fatto scarsi e praticamente razionati) e forti spinte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-9323" title="movimento-forconi" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2012/01/movimento-forconi.jpg" alt="movimento-forconi" width="467" height="270" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>- Sarebbe troppo facile salutare e biasimare come ennesima fiammata di “anti-politica” la protesta in atto in Sicilia (di autotrasportatori in particolare, ma seguita a ruota da altre categorie, pescatori e agricoltori), che sta paralizzando l’isola, causando pesanti rincari dei generi di prima necessità (già di fatto scarsi e praticamente razionati) e forti spinte speculative. Come fanno ridere al cospetto di questi siciliani incavolati gli <em>Indignados</em> che anche sabato scorso hanno inscenato la loro protesta a Roma! Qui si fa sul serio: la defezione dal circuito produttivo degli autotrasportatori sta mettendo in ginocchio l’isola e ambisce a mettere in ginocchio la Nazione. Non siamo al “biennio rosso”, ma non siamo lontani come scenari relativamente a disagi e precarietà diffusa indotta. La crisi della <em>Seconda Repubblica</em> presenta sintomatici parallelismi ed analogie con la crisi della <em>Prima</em>. Ora come allora, i Governi Tecnici (frutto dell’eclissi della Politica) mettono fisiologicamente in subbuglio le categorie, accrescendone lo spirito agitatorio e le pretese “acquisitive”: ed è naturale, la crisi finanziaria (ora come allora) costringe <em>obtorto collo</em> a riscrivere clausole del Patto Sociale e del sotteso scambio Politico-Corporativo, mettendo in tensione i “diritti e privilegio acquisiti”. Salvo circostanze davvero eccezionali (la cui ricorrenza però è tutt’altro che scontata), nel Ns. sito abbiamo sempre manifestato scetticismo rispetto all’ipotesi di Governo Tecnico come quello di Mario Monti, nato dalla fretta e con l’assemblaggio di una maggioranza di partiti di dubbio affidamento, che finora ha sempre scansato la responsabilità di scelte impopolari e, per questo, fisiologicamente condannato a vita grama (salvo eventi eccezionali, ripetiamo). Non possiamo comunque notare che accanto alle analogie con la crisi della Prima Repubblica, nei giorni nostri ci sono significative peculiarità: mentre la crisi della <em>Prima Repubblica</em> portò con sè la secessione (virtuale) del Nord, la crisi della <em>Seconda</em> si palesa con la secessione (virtuale) del Sud. E’ nato un leghismo del Sud? Difficile dirlo: allo stato, pur nei controversi resoconti portati da stampa e analisti, le analogie con l’Insorgenza leghista ci sono tutte: nessuno può mettere in dubbio il carattere comunque spontaneo della protesta, una “protesta di pancia”, di ceti produttivi, che, in qualche modo, paventano di non essere considerati e tutelati nelle pesanti manovre finanziarie che lo Stato sta imponendo. Certo, conosciamo le possibili obiezioni a questa analisi: che la Lega era movimento di gente che “si era fatta da se” al di fuori dell’assistenzialismo di Stato, mentre autotrasportatori, ma soprattutto pescatori meridionali ragionano più in un’ottica di assistenzialismo (vedi protesta dei pescatori sui paventati tagli agli aiuti UE). E che la protesta sicula presenta l’ombra della mafia. Ma non sopravvalutiamo le differenze: sia la protesta del Nord di ieri, sia la protesta del Sud di oggi è una protesta che ha pur sempre ad oggetto il “patto fiscale” Stato-cittadino: che lo si consideri come rivendicazione <em>no tax</em> (come classicamente la protesta leghista) o come protesta contro i tagli ai trasferimenti pubblici (come nel Sud). Certo, però, la prepotenza della protesta degli autotrasportatori una cosa la dimostra: mafia o non mafia, la forza della protesta dei “padroncini” dimostra come nel Sud si sia consolidata, accanto alla massa di precari e di disoccupati “cronici”, una forte componente di micro-imprese ed autonomi dalle precarie condizioni che rivendica soggettività sindacale, sociale ed economica e che in fondo tende ad invertire il <em>clichè</em> che vede la contrapposizione tipica del leghismo anni ’90 tra Lavoratore <em>self made man</em> (Settentrionale) e Burocrate nullafacente e “imboscato” (Meridionale). Ma c’è una differenza ancora più di sostanza: ieri il leghismo produsse un vero “mutamento di paradigma” della politica italiana con la “rivoluzione berlusconiana”; l’impressione invece è che, nella crisi della Politica attuale, questa protesta preluda ad un incrudelirsi del corporativismo in una deriva pan-sindacalista tipo “biennio rosso”, magari benedetta dalla Sinistra e da qualche capobastone meridionale, ma senza prospettive riformatrici. E c’è da preoccuparsi che questo “pandemonio” si stia verificando in Sicilia: da sempre l’isola ha anticipato tendenze politiche e sociali nazionali e, quindi, nulla di strano se a breve un simile “quarantotto” si estenderà in tutta la penisola: sarebbe il disastro! Dove sei Destra? Quando sei apparsa sulla scena politica nella crisi degli anni ’90 hai infuso speranze di una politica più pragmatica, vicina ai lavoratori, salvando la Repubblica da una grave crisi di consenso. Perché non esci dalla demagogia e non torni sanamente protagonista della vita Nazionale, facendo sentire protagonisti lavoratori e ceti medi? E’ colpa tua se la Seconda Repubblica, partita dal “marasma” (1992-93), nel “marasma” torna.</p>
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		<title>Governo Monti, tra &#8220;normalità democratica&#8221; e &#8220;stato d&#8217;eccezione&#8221; (finanziario)</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 19:05:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2012/01/14/governo-monti-tra-normalita-democratica-e-stato-deccezione-finanziario/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2012/01/monti-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="monti" title="monti" /></a>di Giorgio Frabetti- Un mese fa, finito l&#8217;estenuante dibattito parlamentare sulla legge finanziaria (che tra l&#8217;altro registrava la defezione di ben 150 parlamentari), tracciammo un gramo profilo del Governo Monti: tollerato per il &#8220;lavoro sporco&#8221; (rigore finanziario e macelleria sociale), ma destinato ad essere messo da parte alla prima avvisaglia di ritorno alla &#8220;normalità economica&#8221;, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-9280" title="monti" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2012/01/monti.jpg" alt="monti" width="400" height="240" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>- Un mese fa, finito l&#8217;estenuante dibattito parlamentare sulla legge finanziaria (che tra l&#8217;altro registrava la defezione di ben 150 parlamentari), tracciammo un gramo profilo del Governo Monti: tollerato per il &#8220;lavoro sporco&#8221; (rigore finanziario e macelleria sociale), ma destinato ad essere messo da parte alla prima avvisaglia di ritorno alla &#8220;normalità economica&#8221;, per consentire ai partiti di condurre i loro giochi. Dopo l&#8217;ottimistica previsione di novembre, in cui pareva che al Governo Tecnico fosse data una specie di &#8220;cambiale in bianco&#8221; per la riforma dell&#8217;Italia in nome dell&#8217;emergenza economica e sociale (paragonabile solo all&#8217;investitura dei &#8220;pieni poteri&#8221; di Mussolini nel novembre 1922), verso Natale parve il Governo più indebolito per la ripresa di iniziativa dei partiti. Nell&#8217;articolo di dicembre in cui realizzavamo questa analisi, mettemmo comunque in guardia dall&#8217;eventualità che il <em>premier</em> Monti potesse riequilibrare a favore suo il compromesso con i Partiti e il Parlamento facendo leva sull&#8217;emergenza economica. Ora, gli avvenimenti di oggi con le sconcertanti dichiarazioni di <em>Standard and Poor</em> che vaticinano per l&#8217;Italia (e non solo) un ulteriore declassamento che pone ormai il debito sovrano della Penisola prossimo alla condizione di &#8220;spazzatura&#8221; (come i titoli greci e irlandesi) sono per Monti un insperato aiuto. Salutate queste dichiarazioni come uno schiaffo a Monti, in realtà, queste facilitano la vita al <em>premier</em>, il quale, messo alle strette dopo gli <em>aut aut</em> dei partiti, dei Sindacati e delle Corporazioni, nella sua opera riformatrice, le Agenzie di <em>raiting</em> offrono (per altro alla vigilia del vertice UE del 23 gennaio prossimo) un decisivo argomento per rialzare la cresta e procedere speditamente, mettendo a sua volta i partiti con le spalle al muro. Della serie: &#8220;O con me, o la Grecia!&#8221;. Siamo alla situazione di novembre scorso, quando le Borse (di fatto &#8220;terza Camera dello Stato&#8221;) dettarono l&#8217;agenda politica all&#8217;Italia, decretando cioè la fine del Governo Berlusconi e l&#8217;inizio del Governo Monti. Certo, non è detto che da qui, il Governo Monti queste benedette riforme le faccia o le faccia addirittura bene; ma certamente, questa vicenda ci deve rendere edotti dal valutare semplicisticamente le prospettive e le sorti del Governo Monti, il quale non dipende solo dalla fiducia formale delle Camere (e da quella informale e discussa del Capo dello Stato), ma anche dei mercati (che comprano titoli del debito pubblico, condizionando oggettivamente le sorti della politica). Lo stile di Monti non è quello di una coalizione qualsiasi che è influenzata dai cicli elettorali, ma porta con sè inequivocabilmente lo stigma di un &#8220;governare con la crisi&#8221;, ovvero su una conclamata &#8220;ragion di Stato&#8221; economica, che comunque ne garantisce ampi margini di discrezionalità ed iniziativa. Con ciò rendendone largamente imprevedibile l&#8217;operato. Solo il tempo, comunque, potrà dare il suo verdetto definitivo ed inappellabile su questa complessa stagione politica ed economica italiana.</p>
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		<title>Riforma Elettorale, che fare?</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 09:27:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2012/01/13/riforma-elettorale-che-fare/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2012/01/elezioni2011-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="elezioni2011" title="elezioni2011" /></a>di Giorgio Frabetti- Confermando largamente le previsioni, i referendum anti-Porcellum non hanno passato il vaglio della Corte Costituzionale. Un peccato, data la vasta partecipazione e la vasta eco (più di 1 milione di firme ,che contrariamente alle previsioni, sono state raccolte); un risultato purtroppo calcolabile (se non prevedibile) in relazione alla tecnicalità del quesito, troppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-9270" title="elezioni2011" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2012/01/elezioni2011.jpg" alt="elezioni2011" width="510" height="339" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>- Confermando largamente le previsioni, i <em>referendum</em> anti-<em>Porcellum</em> non hanno passato il vaglio della Corte Costituzionale. Un peccato, data la vasta partecipazione e la vasta eco (più di 1 milione di firme ,che contrariamente alle previsioni, sono state raccolte); un risultato purtroppo calcolabile (se non prevedibile) in relazione alla tecnicalità del quesito, troppo ambizioso negli effetti ultra-manipolativi che si riprometteva, abrogare il <em>Porcellum</em> e ripristinare il <em>Mattarellum</em>, con un solo tratto di matita e a dispetto delle norme costituzionali che vogliono il <em>referendum</em> esclusivamente abrogativo e non propositivo. Il vero scorno di questa vicenda è che, con il giudizio della Consulta, il <em>dossier</em> (pure indifferibile e urgente) della riforma elettorale deve intendersi rinviato ancora per chissà quanto tempo. Ciò non deve accadere: lo abbiamo detto e ripetuto in altri Ns. precedenti interventi, il bipolarismo è ad un punto morto e, nell&#8217;attuale crisi economica e sociale, non possiamo permetterci un&#8217;alternanza di poli Estremi da Bossi a Vendola. Nella pausa di riflessione che certamente seguirà tra i promotori dopo questo poco fausto esito della <em>kermesse</em> referendaria, crediamo debba prevalere con realismo la scelta di andare avanti e di sfruttare il credito di fiducia conquistato con questa campagna per una nuova iniziativa, stavolta conforme evidentemente al dettato della Consulta. Sul Porcellum, del resto, i precedenti referendari non mancano: già nel 2008, la Consulta validò la proposta Segni-Guzzetta per un <em>macquillage</em> referendario sul premio di coalizione e sul voto di lista plurimo. Nulla poi impedisce, nei limiti consentiti dalla Consulta per i cd <em>referendum</em> &#8220;manipolativi&#8221;, un&#8217;ipotesi referendaria tesa ad abrogare il premio di maggioranza (sia di lista, sia di coalizione), in modo da giungere ad un sistema totalmente proporzionale. Queste sono le due opzioni referendarie utili sul <em>Porcellum</em>: l&#8217;una rafforzerebbe in senso bipartitico l&#8217;attuale assetto politico, l&#8217;altra riconsegnerebbe l&#8217;Italia ad un assetto multipartitico classico da <em>Prima Repubblica</em>. Personalmente, e in contrasto con le opinioni dominanti nei <em>media</em> e nelle opinioni correnti, sarei per una pausa di riflessione sul maggioritario (poco funzionale nella fase patologica che il bipolarismo attualmente attraversa) e per una ripresa (magari provvisoria) del proporzionale. Tutti siamo d&#8217;accordo che la stabilità dei Governi sia prioritaria e che non possiamo permetterci di cambiare governi ad ogni piè sospinto. Ma non possiamo subìre un Governo, issato sì da una maggioranza elettorale, ma col contributo determinante di voti di protesta (vedi Lega, Vendola o Di Pietro). Come non possiamo nemmeno correre il rischio di trovarci nella situazione dell&#8217;ultimo Governo Berlusconi, già superato come programma e formula (perchè aggiornato ad una piattaforma programmatica anni &#8216;90 e pre-crisi) e incapace di decisioni efficaci, in nome della sacralità della &#8220;volontà popolare&#8221;. La crisi economica induce una pesante accelerazione degli eventi, accorciando inesorabilmente i tempi per la programmazione dell&#8217;agenda politica, legislativa ed economica e ciò richiede tempismo, pragmatismo, disponibilità anche a cambiare governi, maggioranze, ove necessario, in corso d&#8217;opera. Gridare al &#8220;ribaltone&#8221;, al &#8220;trasformismo&#8221; in questi casi potrebbe ben essere fuori luogo, inopportuno e anche contro-producente. Non illudiamoci quindi che il maggioritario sia la formula più adatta per governare l&#8217;emergenza economica: le coalizioni stabili non sono solo frutto di alchimie e automatismi matematici, ma sono il portato di alleanze omogenee, possibilmente tra forze responsabili e non demagogiche. Quindi, ben venga anche la proporzionale, se, con un&#8217;opportuna tabula rasa dei vincoli preventivi di coalizione tra i partiti, serve a selezionare per il Governo le forze più moderate e pragmatiche, isolando quelle populiste e irresponsabili. Se dibattito sulla riforma elettorale deve essere, quindi, sia dibattito a tutto campo, senza pregiudizi e preconcetti, e con l&#8217;occhio il più possibilmente attento alle ricadute migliori per un governo buono e non solo &#8230; stabile!</p>
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		<title>Referendum, la parola alla Consulta</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 09:38:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2012/01/12/referendum-la-parola-alla-consulta/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2012/01/magistrati2-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="magistrati2" title="magistrati2" /></a>di Giorgio Frabetti- C&#8217;è o non c&#8217;è la &#8220;normativa di risulta&#8221; capace di garantire, in caso di esito positivo del referendum elettorale anti-Porcellum, un meccanismo elettivo idoneo ad assicurare la continuità della rappresentanza parlamentare? Questo è il dilemma reale con cui si stanno dibattendo i giudici della Consulta nel giudicare l&#8217;ammissibilità del quesito referendario che, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-9255" title="magistrati2" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2012/01/magistrati2.jpg" alt="magistrati2" width="461" height="319" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>- C&#8217;è o non c&#8217;è la &#8220;normativa di risulta&#8221; capace di garantire, in caso di esito positivo del <em>referendum</em> elettorale anti-<em>Porcellum</em>, un meccanismo elettivo idoneo ad assicurare la continuità della rappresentanza parlamentare? Questo è il dilemma reale con cui si stanno dibattendo i giudici della Consulta nel giudicare l&#8217;ammissibilità del quesito referendario che, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe abolire il <em>Porcellum</em> (altrimenti detta l. 270/2005) e ripristinare la precedente legge elettorale del 1993 (75% maggioritario; 25% proporzionale). Non è semplice rispondere, perchè non semplice e nemmeno lineare è apparsa nei 40 anni di vigenza dell&#8217;istituto referendario la giurisprudenza della Corte Costituzionale, non da ora oggetto di critiche per la ampia discrezionalità (al limite dell&#8217;arbitrio giudiziario) con cui ha gestito l&#8217;ammissione dei <em>referendum</em>. Nel 1987 la Consulta respinse recisamente una celebre proposta referendaria radicale tesa all&#8217;abrogazione totale della legge elettorale del CSM, sull&#8217;argomento che la proposta referendaria avrebbe paralizzato l&#8217;azione di un organo &#8220;costituzionalmente necessario&#8221; come il CSM, il quale, cessato il mandato dei propri componenti, non avrebbe più potuto essere rinnovato (nell&#8217;eventualità di una inerzia del Parlamento a provvedere ad una nuova legge elettorale). Ma a riprova dell&#8217;ambiguità della Consulta, subito nel 1991 e nel 1993 questa ebbe a ridimensionare il verdetto del 1987. Abrogazione totale delle leggi elettorali no, ma abrogazione parziale si! Nell&#8217;incredibile e un pò farisaico argomentare della Consulta, infatti, essenziale è che l&#8217;abrogazione di una legge elettorale non pregiudichi la continuità di funzionamento dell&#8217;organo: cosicchè, abrogata parte della norma, deve residuare un meccanismo elettorale operativo e valido. Per questa tipologia di <em>referendum</em>, la dottrina costituzionalista ha coniato l&#8217;elegante espressione di <em>referendum</em> &#8220;manipolativo&#8221;, con ciò attenuando e intorbidando molto la distinzione che nelle intenzioni dei Costituenti era stata stabilita tra <em>referendum</em> abrogativo (consentito) e <em>referendum</em> propositivo (non consentito). Molto si arrabattò sui riflessi &#8220;manipolativi&#8221; del <em>referendum</em> il costituzionalista Vezio Crisafulli, non riuscendo a giungere a chiare e definitive conclusioni. Purtroppo, non ha aiutato sul punto la Consulta, la quale, nonostante le ambizioni della sentenza nr. 16/1978 (relatore Paladin), mai riuscì ad integrare le lacune e i punti oscuri della disciplina costituzionale del <em>referendum</em> con una giurisprudenza chiara e coerente (altri direbbe con una adeguata &#8220;politica del diritto&#8221;). Proprio sui <em>referendum</em> di leggi afferenti ad organi costituzionali (come in ipotesi, le Camere), la stessa sentenza nr. 16/1978 mostrò sbandamenti e incoerenze evidenti: se da un lato rifiutò l&#8217;abrogazione dei Tribunali Militari (ritenendoli organi &#8220;costituzionalmente necessari&#8221;), dall&#8217;altro ammise l&#8217;abrogazione della odiatissma Commissione inquirente , la Commissione parlamentare bicamerale che doveva concedere &#8220;l&#8217;autorizzazione a procedere&#8221;  (avanti la Consulta) per i procedimenti contro i reati dei Ministri (in quanto semplice prevista in una &#8220;legge costituzionalmente obbligatoria&#8221;). Di tale ultimo quesito abrogativo, infatti, la Corte avrebbe potuto comunque rilevare la giuridica e concreta inutilità: era infatti allora l&#8217;art. 96 Cost. che regolava la gestione &#8220;parlamentare&#8221; dei reati ministeriali e quindi era ben poco realistico pensare che tale odioso regime di &#8220;privilegio parlamentare&#8221; sarebbe mutato (come nelle intenzioni dei promotori) se non fosse stata modificata sul punto la Costituzione (cosa che infatti avvenne quando nel 1987 il <em>referendum</em> sull&#8217;Inquirente venne ripresentato e approvato dagli elettori). Obiezioni che in fondo la Consulta avrebbe potuto svolgere anche per i <em>referendum</em> elettorali che essa ha ammesso, come quello della riforma elettorale del Senato del 1993, allora di fatto impraticabile, in caso di un ipotetico voto, a causa dell&#8217;obsoleta distribuzione dei collegi senatoriali (che avrebbe certo leso la regolarità delle elezioni!). Come si vede, i precedenti giurisprudenziali che oggi gravano sul giudizio di ammissibilità del <em>referendum</em> anti-<em>Porcellum</em> non brillano di coerenza, nè di chiarezza. Le bocce, come volgarmente si dice, sono più che mai in mano alla Consulta; e a noi, comuni cittadini, comuni mortali, non resta che attenderne il verdetto.</p>
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		<title>Merkel-Napolitano: Storia di un complotto-Bufala</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 11:43:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2012/01/06/merkel-napolitano-storia-di-un-complotto-bufala/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/12/berluska_merkel01-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="berluska_merkel01" title="berluska_merkel01" /></a>di Giorgio Frabetti- La notizia della telefonata segreta Merkel-Napolitano divulgata venerdì scorso dal Wall Street Journal e resa nota con clamore su La7 dal Direttore del Tg Mentana sta facendo il giro del mondo e sta confermando i berlusconiani sull&#8217;esistenza di un complotto finanziario e internazionale per determinare la caduta di Berlusconi e l&#8217;avvio del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-9167" title="berluska_merkel01" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/12/berluska_merkel01.jpg" alt="berluska_merkel01" width="462" height="347" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>- La notizia della telefonata segreta Merkel-Napolitano divulgata venerdì scorso dal <em>Wall Street Journal</em> e resa nota con clamore su La7 dal Direttore del Tg Mentana sta facendo il giro del mondo e sta confermando i berlusconiani sull&#8217;esistenza di un complotto finanziario e internazionale per determinare la caduta di Berlusconi e l&#8217;avvio del Governo Monti.  Ma cosa racconta di tanto clamoroso il quotidiano <em>Wall Street Journal</em>? Il quotidiano americano racconta di una telefonata tenuta segreta fatta il 20 ottobre a Napolitano nella quale la cancelliera tedesca chiede con forza l’allontanamento di Berlusconi e in cambio promette aiuto e comprensione per l’Italia.Non sappiamo che assicurazioni abbia avuto da Napolitano, certo è che solo quattro giorni dopo, il 24 ottobre, la cancelliera si sentiva certa che Berlusconi era finito, al punto da ridere di lui durante la conferenza stampa del G8 insieme al sodale Sarkozy. Passano due settimane e la Merkel è accontentata. Subito, la facile polemica del <em>Giornale</em> di sabato sulla firma incontestabilmente stalinista del &#8220;complotto&#8221;, frutto di una Cancelliera tedesca cresciuta nel clima poliziesco della Germania Est e di un Tecnocrate simpatizzante in gioventù per il Comunismo. Dispiace che un quotidiano dalle illustri tradizioni come Il Giornale si abbassi a tale propaganda di bassa lega, questa sì stalinista, degna di una base di militanti e simpatizzanti che Giovanni Guareschi qualificava come &#8220;trinaricciuti&#8221;. Come insegnava, infatti, l&#8217;illustre Massimo Introvigne, la prova provata dell&#8217;esistenza di un &#8220;complotto&#8221;, ovvero un &#8220;microcomplotto&#8221; (volto ad un risultato specifico: la caduta di Berlusconi, in questo caso) la si ha quando un evento si produce per circostanze del tutto eccezionali ed anomale, che non possono essere ricondotti a fattori oggettivi, ma solo ad iniziative personali. Ebbene questo non è il caso della caduta di Berlusconi: caduto prima per lisi della sua maggioranza. Abbiamo forse dimenticato che a decretare la fine di Berlusconi è stata la defezione di Carlucci e di altri suoi deputati, passati al <em>Terzo Polo</em>? Se la caduta del Governo Berlusconi prova qualcosa, essa prova che la maggioranza berlusconiana si suicidò e che nulla potè l&#8217;iniziativa esterna della Stampa e dei Poteri forti ostili. A questo punto, può anche essere vero che la Merkel caldeggiò a Napolitano la tesi delle dimissioni di Berlusconi per la formazione del Governo Tecnico intorno al 24 ottobre; ma riteniamo che le cause scatenanti della fine del berlusconismo fossero già operanti e avviate prima di questa data. Come insegna Polibio, gli avvenimenti storici dipendono da cause remote e cause prossime. Cause remote, l&#8217;oggettivo indebolimento di Berlusconi. In questo senso, la storia della caduta di Berlusconi è una sequenza che inizia al 14 dicembre con il &#8220;pareggio&#8221; alla Camera, passa per il caso Ruby, passa per la certificazione della sfiducia dell&#8217;elettorato verso il premier nelle elezioni amministrative milanesi e al referendum (che ha raggiunto il <em>quorum</em> solo a dispetto di Berlusconi!), eloquente &#8220;ritiro della delega&#8221; specie delle Regioni settentrionali (vedi clamoroso risultato dell&#8217;affluenza al <em>referendum</em> di giugno in Lombardia e Veneto, roccaforti PDL e leghiste). Causa prossima, la crisi del debito sovrano. Una crisi che fisiologicamente hanno attraversato tutti gli Stati Occidentali (dagli USA alla Francia), che in Italia ha assunto proporzioni drammatiche. Stiamo però attenti, perchè se in questi casi si è prodotta la fine del Governo Berlusconi: ma sarebbe più che arbitrario parlare di complotto. La crisi del debito sovrano italiano, infatti, avvenuta dopo la pesante immissione di titoli del debito italiano sul mercato derivante dalle dismissioni della <em>Duetsche Bank</em> in agosto, è stata solo la &#8220;goccia&#8221; che ha fatto traboccare il vaso e ha accelerato la fine di un Esecutivo già politicamente minato e condannato. In particolare, la fine del centrodestra diventa definitiva quando Tremonti viene costretto ad una pesante politica di pareggio di bilancio. Questa politica sconvolgeva l&#8217;implicito &#8220;patto&#8221; stipulato tra elettori medi e centro-destra: tassazione moderata, dietro finanziamento pubblico del debito sul mercato (ipotesi caduta con la crescita spropositata degli <em>spread</em> in agosto). Una politica in cui risiedono le cause politiche definitive della crisi del berlusconismo:il divorzio &#8216;de facto&#8217; PDL-Lega, complici i tagli agli enti locali e pensione e complice la neutralizzazione &#8216;de facto&#8217; del federalismo fiscale.  Il Governo Berlusconi alla fine crollò motu proprio per implosione. Certo, in altre condizioni, Governi forti e autorevoli avrebbero resistito e avrebbero gestito l&#8217;emergenza, magari in vista di elezioni a breve scadenza (vedi Zapatero); così non fu per Berlusconi, ma non certo perchè un complotto &#8220;demo-plutocratico-massonico&#8221; non lo &#8220;lasciò lavorare&#8221;. Semplicemente, gli mancava una maggioranza disposto a sostenerlo in decisioni tanto gravi e impopolari.</p>
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		<title>Governo Monti: parentesi o soluzione strutturale?</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 11:26:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Nazionale]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/12/23/governo-monti-parentesi-o-soluzione-strutturale/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/12/monti-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="monti" title="monti" /></a>di Giorgio Frabetti- Pareva che il Governo Monti fosse il prodromo di cambiamenti sociali ed economici duraturi nella vita italiana. Invece, gli eventi di questi giorni concorrono a far pensare che l&#8217;Esecutivo Tecnico sia solo una &#8220;parentesi&#8221;, una &#8220;pausa&#8221; prima della ripresa (forse a primavera o nel 2013) del gioco bipolare tra PD e PDL. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-9005" title="monti" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/12/monti.jpg" alt="monti" width="450" height="270" />di <strong>Giorgio Frabetti</strong>- Pareva che il Governo Monti fosse il prodromo di cambiamenti sociali ed economici duraturi nella vita italiana. Invece, gli eventi di questi giorni concorrono a far pensare che l&#8217;Esecutivo Tecnico sia solo una &#8220;parentesi&#8221;, una &#8220;pausa&#8221; prima della ripresa (forse a primavera o nel 2013) del gioco bipolare tra PD e PDL. Le dichiarazioni di Silvio Berlusconi a questo riguardo sono inequivocabili: Monti non potrà più adottare alcuna decisione senza consultare il PDL, partito di maggioranza relativa, che ha vinto le elezioni, è il principale &#8220;azionista&#8221; del Governo Monti, ed è quello che si è più &#8220;sacrificato&#8221; (politicamente) per il suo varo. Un chiaro altolà, che restringe non poco il mandato operativo del Governo: probabilmente per impedire al Governo di assumere riforme e provvedimenti non graditi al Biscione (specie i <em>referendum</em> elettorali). Sicuramente, un distinguo che Berlusconi ritiene utile ai fini elettorali, per distinguere i ruoli: Monti è il &#8220;cattivo&#8221; imposto dall&#8217;UE per mettere ordine nei conti pubblici e assecondare le &#8220;paturnie&#8221; dei Tecnocrati di Bruxelles; Silvio è il &#8220;buono&#8221;, disposto a farsi da parte per l&#8217;emergenza, ma pronto a scendere in pista per diminuire le tasse, appena possibile. Un ragionamento di distinguo, che, in forme più o meno diverse, è presente anche nel PD, che si trova tra l&#8217;incudine  del Governo (che vuole tagli ai trasferimenti, alle pensioni, alle tutele del lavoro) e il martello del Sindacato (CGIL e CISL), sul piede di guerra per pensioni e licenziamenti. A questo riguardo, è assai inquietante per il Governo Monti la defezione di <em>Italia dei Valori</em> dal voto di fiducia ha eroso la maggioranza già molto ampia del Governo, prefigurando un dannoso precedente per eventuali altri strappi. Ce ne sarebbe abbastanza (il condizionale è obbligatorio, lo vedremo) per smentire l&#8217;analisi di Luca Cordero di Montezeomolo, lanciata nel suo sito <em>Italia Futura</em>, specie nella parte in cui dichiara estinta &#8220;la Seconda Repubblica dei populismi&#8221;. La Politica, al contrario, pare pronta a rimettersi in sella appena possibile, appena passata la bufera che, sull&#8217;onda del <em>default</em> e del fallimento dell&#8217;Euro, ha forzato l&#8217;approvazione del cd Decreto <em>Salva Italia</em> da parte dei due principali e avversari partiti dello scacchiere politico italiano (PD e PDL). Nessuno nega che, a queste condizioni, l&#8217;esperienza Monti inciderebbe ben poco sullo scenario politico italiano e verrebbero sconfitte e vulnerate in partenza le attese di chi, nel cd <em>Terzo Polo</em> (Fini, Casini) e nell&#8217;universo collaterale (<em>Italia Futura</em>) sperava nel Governo Tecnico come &#8220;esperimento politico&#8221; per nuovi e più aggiornati equilibri politici, in senso centrista, riformatore: come alternativa moderata al centrodestra berlusconiano. E&#8217; evidente che il consolidamento della popolarità politica del Governo Monti presso la pubblica opinione media era subordinata alla performance riformatrice che il Governo avrebbe assunto; <em>permormance</em> al momento deludente. Nè c&#8217;è da ritenere che le cose miglioreranno nel breve, brevissimo periodo: troppi (dal PDL al Sindacato) ritengono di aver acquisito dei &#8220;crediti morali&#8221; nei confronti di Monti da prefigurare una disponibilità sempre minore per riforme impopolari. A queste condizioni, non solo si spegnerebbero le speranze appuntate sul Governo Monti, ma si spegnerebbe anche la prospettiva di quell&#8221;Alternativa Moderata a Berlusconi (ma anche a Bersani), tanto auspicata da Casini e Montezomolo.  Questo scenario, però, verosimile in tempi &#8220;normali&#8221;, è meno verosimile in tempi &#8220;eccezionali&#8221; come il presente, caratterizzati da forti instabilità finanziarie &#8220;strutturali&#8221; di derivazione internazionale e dal terremoto istituzionale ed economico che sta attraversando la UE. Ecco allora che Monti, giocando la carta del &#8220;vincolo esterno&#8221; UE, potrebbe risorgere in &#8220;zona Cesarini&#8221;. Se, cioè, la &#8220;crisi&#8221; dovesse continuare almeno nel breve periodo, e non si profilasse alcuna prospettiva di stabilizzazione, i giochi dei politicanti italiani sarebbero ulteriormente sparigliati (come a novembre 2011) e il potere contrattuale di Monti verso il Palazzo ne uscirebbe rafforzato. In queste condizioni, ogni scenario politico ed elettorale sarebbe stravolto, e si profilerebbe una situazione . Il &#8220;governo della crisi&#8221; aprirebbe così all&#8217;Italia inediti e imprevedibili scenari di rimescolamenti politici. Come sempre, però, l&#8217;ultima parola spetta al tempo.</p>
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		<title>Governare gli italiani è inutile; cambiare il Paese è impossibile!</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 15:18:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mugnai</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Nazionale]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/12/16/governare-gli-italiani-e-inutile-cambiare-il-paese-e-impossibile/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/12/palude-italia-300x283.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="palude-italia" title="palude-italia" /></a>di Federico Mugnai- “Governare gli italiani non è difficile, ma inutile” così si sfogò Mussolini negli anni del Ventennio e così ieri tra mille polemiche questa frase è stata citata anche da Silvio Berlusconi. A oltre 60 anni dalla fine del fascismo questa frase è quantomai attuale, quasi come se i problemi endemici di questo Paese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-9057" title="palude-italia" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/12/palude-italia-300x283.jpg" alt="palude-italia" width="331" height="309" />di <strong>Federico Mugnai-</strong> “Governare gli italiani non è difficile, ma inutile” così si sfogò Mussolini negli anni del Ventennio e così ieri tra mille polemiche questa frase è stata citata anche da Silvio Berlusconi. A oltre 60 anni dalla fine del fascismo questa frase è quantomai attuale, quasi come se i problemi endemici di questo Paese non siano stati curati e facciano parte delle caratteristiche del popolo italiano. Un popolo di arrangiatori, dove le corporazioni e le lobby sono a volte più potenti di qualsiasi altro potere, cristallizzate e intoccabili. Il Governo tecnico presieduto da Monti non è riuscito nemmeno a liberalizzare le farmacie e i taxi, così la manovra ha un gusto ancora più amaro, perché i sacrifici non sono compensati dalla rinuncia dei piccoli e grandi potentati italiani di alcuni privilegi. In realtà, per quanto corporativa sia l`economia italiana, quando un Paese non comprende l’esigenza di rinnovarsi e di liberare nuove energie e forze e non fa altro che guardarsi l’ombelico e coltivare il proprio orticello di interessi, si dimostra di essere immaturo e di meritare certe stangate. Siamo un popolo di improvvisati, di grandi sognatori, dai facili entusiasmi e dalla straordinaria capacità di invertire rotta quando ci fa comodo. E allora ci meritiamo le stangate, le tasse e tutto ciò che ci sta piovendo addosso, perché come scrive il Corsera: “la tesi tremontiana (e non montíana) secondo la quale la liberalizzazione dei taxi riguarda solo tre città risponde al vero, ciò non toglie però che nell`immaginario liberale la sconfitta della lobby del 357o o del 404o valga quanto una sanzione a Microsoft. E allora se il governo ha dovuto, almeno per ora, ritirarsi il motivo è sempre lo stesso, i modernizzatorí non hanno un «popolo» da mobilitare mentre le lobby fanno presto a minacciare la paralisi del traffico o dell`aspirina. I consumatori si lamentano ogni giorno del servizio taxi, li vedete però andare in piazza per la liberalizzazione? E a loro volta le associazioni delle parafarmacie sono troppo deboli per reggere l`urto dei farmacisti. Idem per i giovani architetti e avvocati che sostengono la meritocrazia e non gli Ordini ma purtroppo non hanno sufficiente voce per far valere le loro istanze. Morale: un governo tecnico non deve far politica ma può spiegare all`opinione pubblica i vantaggi sistemici delle deregolazioni, senza un`operazione di questo tipo anche le piccole lobby ce la fanno a frenare.” Tutto ciò per dire una cosa semplice, ma che ancora il popolo italiano forse non ha compreso: prima di guardarsi l’ombelico si guardi allo specchio finchè è in tempo. Altrimenti rischia di far la fine di Dorian Gray.</p>
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