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	<title>Arezzo Polis &#187; Difesa dei Consumatori</title>
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	<description>Cultura politica, dibattito pubblico.</description>
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		<title>Via dal lavoro prima dei 50 anni: costano 9 miliardi e mezzo l&#8217;anno!</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Aug 2011 16:08:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Difesa dei Consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[baby pensioni; riforma amato; centrosinistra; 50 anni; pubblico impiego; inps; debito pubblico;]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/08/21/via-dal-lavoro-prima-dei-50-anni-costano-9-miliardi-e-mezzo-lanno/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/08/LIRE-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="LIRE" title="LIRE" /></a>Di Enrico Marro da www.corriere.it del 21 agosto 2011
ROMA &#8211; In Italia ci fu un tempo, nemmeno tanto lontano, in cui si regalavano le pensioni. Era prima della grande crisi petrolifera. Erano gli anni del centrosinistra, quando ancora ci si cullava nell&#8217;illusione di una crescita senza fine e una classe politica miope arrivò al punto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8192" title="LIRE" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/08/LIRE.jpg" alt="LIRE" width="500" height="457" />Di Enrico Marro da </strong><a href="http://www.corriere.it"><strong>www.corriere.it</strong></a><strong> del 21 agosto 2011</strong></p>
<p>ROMA &#8211; In Italia ci fu un tempo, nemmeno tanto lontano, in cui si regalavano le pensioni. Era prima della grande crisi petrolifera. Erano gli anni del centrosinistra, quando ancora ci si cullava nell&#8217;illusione di una crescita senza fine e una classe politica miope arrivò al punto, nel 1973 (governo Rumor, con Dc, Psi, Psdi e Pri), di concedere alle impiegate pubbliche con figli di andare in pensione dopo 14 anni, sei mesi e un giorno, mentre era già possibile per gli statali lasciare il servizio dopo 19 anni e mezzo e per i lavoratori degli enti locali dopo 25 anni.</p>
<p>Come definire la pensione ai trentenni, se non un regalo? E se vi pare impossibile, basta riprendere gli articoli di Elisabetta Rosaspina e Gian Antonio Stella che sul Corriere della Sera , nel 1994 e nel 1997, raccontarono i casi delle signore Ermanna Cossio e Francesca Zarcone, che erano riuscite ad andare in pensione, rispettivamente, a 29 e a 32 anni, dopo aver lavorato come bidelle, con assegni quasi pari alla retribuzione. Insomma, mentre oggi non sono pochi quelli che a 30-35 anni non hanno ancora trovato un lavoro, fino al 1992 (riforma Amato), c&#8217;erano giovani che a questa stessa età andavano in pensione!</p>
<p>Se poi vogliamo avere un&#8217;idea della disastrosa eredità che quelle leggi ci hanno lasciato, basta elaborare i dati del Casellario centrale dei pensionati, aggiornati al primo gennaio 2001. Si scopre che ci trasciniamo ancora più di mezzo milione di pensioni baby, liquidate a lavoratori con meno di 50 anni d&#8217;età: 535.752 per la precisione, che costano allo Stato circa 9,5 miliardi di euro l&#8217;anno. Ancora oggi l&#8217;Inpdap, l&#8217;ente di previdenza del pubblico impiego, paga 428.802 pensioni concesse sotto i 50 anni: di queste più di 239 mila vanno a donne e quasi 185 mila a uomini, per una spesa nel 2010 di 7,4 miliardi. A queste pensioni si sommano 106.905 pensioni liquidate a persone con meno di 50 anni nel sistema Inps (regimi speciali e prepensionamenti) per un costo di altri 2 miliardi.</p>
<p>Proprio un baby pensionato, Franco Tomassini, ha fatto tornare d&#8217;attualità il tema scrivendo al Corriere una lettera pubblicata mercoledì, nella quale l&#8217;ex «dirigente di una grande azienda Iri», dopo aver raccontato di aver lasciato il lavoro a 50 anni, conclude: «Sento un po&#8217; di rimorso per aver contribuito a defraudare le generazioni seguenti. Per questo, non avrei alcuna difficoltà a versare il 10% dei miei duemila euro mensili a un Fondo Giovani. La mia vita non cambierebbe, e mi sentirei più vicino alle nuove generazioni». Venerdì, nella pagina dei commenti, il Corriere ha rilanciato l&#8217;idea di Tomassini, chiedendosi se non sia il caso di studiare un contributo, qui davvero di solidarietà, per chi è andato in pensione con meno di 20 o 25 anni di contributi e prima dei 50 anni e che abbia un reddito familiare superiore a 25 mila euro, magari modulandolo per fasce di reddito (5% tra 25 e 50 mila euro, 10% sopra). La proposta ha ricevuto il sostegno di moltissimi lettori che hanno chiesto di tornare sull&#8217;argomento.</p>
<p>Sempre secondo i dati del Casellario centrale, l&#8217;età media di questo mezzo milione di pensionati baby sta tra 63,2 anni (per chi ha lasciato il lavoro nella fascia d&#8217;età 35-39 anni) e 67 (per chi ha lasciato a 45-49 anni). Questo significa che stanno prendendo l&#8217;assegno come minimo da 18-24 anni e che, considerando la speranza di vita, continueranno a prenderlo per un&#8217;altra quindicina d&#8217;anni. I baby pensionati ricevono in media una pensione lorda di circa 1.500 euro al mese. Importi generosi considerando che mediamente vengono pagati per più di 30 anni e che hanno alle spalle pochi contributi. Tanto che di solito un pensionato baby incassa minimo tre volte quanto ha versato. Se anche si volesse limitare il contributo a coloro che sono andati in pensione prima dei 45 anni, la platea sarebbe ampia: 240.063 assegni per un costo di 3,8 miliardi l&#8217;anno. Le pensioni concesse sotto i 50 anni sono concentrate al Nord (il 65% circa). Al primo posto c&#8217;è la Lombardia con 110.497 baby pensioni e una spesa di 1,7 miliardi. Seguono: Veneto, Emilia Romagna e Piemonte.</p>
<p>Qualche lettore ha osservato che prima di tutto bisognerebbe colpire i parlamentari che, come ha documentato ieri Maria Antonietta Calabrò sul Corriere , prendono una buonuscita anche dopo solo 5 anni: 47 mila euro che diventano 140 mila dopo tre legislature. Privilegi assurdi. Ma forse non tutti sanno che per alcuni parlamentari questi si sommeranno a quelli già goduti da baby pensionati. Prendiamo per esempio il leader dell&#8217;Idv, Antonio Di Pietro, che, come scrive Mario Giordano nel libro Sanguisughe , è andato in pensione da magistrato a 44 anni (oggi ne ha 60) e incassa 2.644 euro lordi al mese. Difficile aspettarsi che possa farsi promotore di un contributo sulle baby pensioni. Così come è difficile che possa farlo Umberto Bossi, visto che la moglie Manuela Marrone, è andata in pensione a 39 anni dopo aver fatto l&#8217;insegnante e prende 766 euro al mese.</p>
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		<title>Ennesima legge liberticida: il Parlamento regola gli sconti sui libri!</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 09:10:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mugnai</dc:creator>
				<category><![CDATA[Difesa dei Consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[Amazon]]></category>
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		<category><![CDATA[Senato]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/07/29/ennesima-legge-liberticida-il-parlamento-regola-gli-sconti-sui-libri/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/07/libri-sconti01g-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="libri-sconti01g" title="libri-sconti01g" /></a>di Federico Mugnai- In Senato pochi giorni orsono è stata approvata una proposta di legge all&#8217;unanimità che regola il tetto massimo di sconto (esattamente il 15%) sui libri. Legge bipartisan in cui il primo firmatario è un senatore del Pd e il secondo del Pdl. &#8220;Non c&#8217;è mai limite al peggio&#8221; verrebbe da dire nell&#8217;apprendere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-7955" title="libri-sconti01g" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/07/libri-sconti01g.jpg" alt="libri-sconti01g" width="330" height="250" />di <strong>Federico Mugnai-</strong> In Senato pochi giorni orsono è stata approvata una proposta di legge all&#8217;unanimità che regola il tetto massimo di sconto (esattamente il 15%) sui libri. Legge bipartisan in cui il primo firmatario è un senatore del Pd e il secondo del Pdl. &#8220;Non c&#8217;è mai limite al peggio&#8221; verrebbe da dire nell&#8217;apprendere certe notizie! Forse potrà sembrare demagogico e retorico, ma per uno studente come il sottoscritto, con i soldi contati e tanta passione per la lettura, ciò vuol dire semplicemente poter comprare meno libri e quindi leggere meno. Mi sono sempre ingegnato (credo come tanti) per risparmiare qualche euro, per trovare offerte in libri che desideravo, a volte  anche costosi che al prezzo di copertina erano per me, non dico proibitivi acquistarli, ma certamente difficile. Ebbene, era grande la gioia nel trovare offerte considerevoli che permettevano di aggiungere nella mia &#8220;piccola biblioteca&#8221; quel libro tanto agognato. Ora, a parte la mia passione per i libri, è un altro il punto che mi preme toccare. Al di là della difficoltà di entrare in modo approfondito nel merito della questione, dato che non sono un esperto dei costi dell&#8217;editoria e del mondo ad esso collegato, mi rimane antipatico da liberale che sono, che il Legislatore regoli il mercato dei libri, fissi il tetto massimo degli sconti. Mi pare insomma un&#8217;invadenza dello Stato, una norma liberticida ai danni della concorrenza, del mercato e specialmente nei confronti di tutti gli editori che si ingegnano in promozioni, che con le loro creative strategie tentano di sopravvivere a costo di enormi sacrifici. E&#8217; la libertà editoriale che viene in parte lesa, la libertà di poter decidere liberamente gli sconti sui libri da parte dell&#8217;editore. Se si fissa un tetto massimo di sconto possibile, a fare &#8216;la parte del leone&#8217; saranno solo i grandi editori, contro i siti on line (Amazon e Ibs in testa), ma anche contro i piccoli editori. La legge è stata scritta in &#8220;nome della promozione della cultura e della diffusione dei libri&#8221; e, parole del Senatore Levi (Pd), primo firmatario, &#8221; per fare in modo che i più forti non fagocitino i più deboli&#8221;. A favore della legge si sono espressi i principali editori, paventando anche che se il parlamento non avesse agito, si sarebbero rischiati scenari apocalittici con Amazon che presto avrebbe preso le sembianze di un &#8220;Grande Fratello&#8221;, a controllare tutta l&#8217;editoria e la distribuzione dei libri. Anche il più&#8217; ignorante in fatto di editoria non puo&#8217; quindi che prendere atto di come sfacciatamente e impunemente questa legge voglia tutelare gli interessi lobbysti e corporativi di  uno sparuto gruppo di editori (e librerie) a danno dei cittadini e di tutti gli altri. La concorrenza in genere è un fattore positivo nel mercato e non capisco perchè (o meglio, faccio finta di non voler capire perchè!) nel caso dei libri con il tetto massimo di sconto fissato si cerchi di limitarla. Nel frattempo, il sottoscritto, in barba a questa legge che entrerà in vigore l&#8217;1 Settembre, ha già provveduto a ordinare cinque libri con sconto del 40% su un noto sito online. Mi ha spinto l&#8217;amore per la lettura, ma anche il desiderio profondo di fare ciò che tra poco sarà vietato, in una parola di scegliere LIBERAMENTE e di ribellarmi una volta tanto ad una legge liberticida e statalista che non mi apparitene.</p>
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		<title>Referendum acqua: come stanno veramente le cose</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jun 2011 09:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonino Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Difesa dei Consumatori]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/06/02/referendum-acqua-come-stanno-veramente-le-cose/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/06/referendum-acqua-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="referendum-acqua" title="referendum-acqua" /></a>COMUNICATO STAMPA
- Unione Nazionale Consumatori di Arezzo &#8211; 
La bufala che ci hanno raccontato è che, senza il referendum, “l’acqua sarà privatizzata”.
Il decreto Ronchi (la legge che si vorrebbe abrogare) mantiene pubblica sia la proprietà di un bene primario, qual è l’acqua, sia quella delle reti. In ballo c’è la gestione del servizio idrico, ovvero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-7494" title="referendum-acqua" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/06/referendum-acqua.jpg" alt="referendum-acqua" width="246" height="300" />COMUNICATO STAMPA</strong></p>
<p><strong>- Unione Nazionale Consumatori di Arezzo &#8211; </strong></p>
<p><strong></strong>La bufala che ci hanno raccontato è che, senza il referendum, “l’acqua sarà privatizzata”.</p>
<p>Il decreto Ronchi (la legge che si vorrebbe abrogare) mantiene pubblica sia la proprietà di un bene primario, qual è l’acqua, sia quella delle reti. In ballo c’è la gestione del servizio idrico, ovvero l’attività di chi deve depurare l’acqua, mantenere un ambiente sano, occuparsi delle fognature e delle tubature che la trasportano dalla fonte ai rubinetti nelle nostre case.</p>
<p>Nessuna privatizzazione. Il decreto Ronchi consente di affidare la gestione a società interamente pubbliche, miste o private, ma solo in ossequio al principio comunitario della gara a evidenza pubblica, in conformità a precisi requisiti di efficienza e di trasparenza.</p>
<p>La vittoria del SI rimetterebbe invece in auge un modello che è stato posto in discussione proprio perchè non riusciva a garantire nè una gestione efficace nè gli investimenti sulla rete idrica.</p>
<p>Ogni soluzione ha i suoi pro e i suoi contro, privato, pubblico e terzo settore. Se scegliamo di tornare esclusivamente al pubblico, per almeno 15 anni ci precluderemo ogni alternativa.</p>
<p>C’è un’altra importante questione da evidenziare. Scegliere la concorrenza è per i “politici” una scelta difficile, perchè è un sistema che premia il merito e le capacità. Ecco che allora cercano di garantirsi lo stipendio nell’unico modo che conoscono da sempre, e cioè quello di occupare le poltrone disponibili nei consigli di amministrazione di società pubbliche e nel caso crearne di nuove.</p>
<p>Ed è una cosa che oggi non ci possiamo più permettere.</p>
<p><strong>Antonino Armao</strong></p>
<p><strong> U.N.C. di Arezzo </strong></p>
<p><strong><br />
APPROFONDIMENTO</strong></p>
<p>Quelli che una certa Italia propaganda come referendum contro la “privatizzazione dell’acqua” rischiano di essere la più grande bufala mediatica del dopoguerra. Nessuna legge, in Italia, ha privatizzato l’acqua e nessun Governo o Partito politico intende proporre una misura di questo tipo. Le attuali norme prevedono che, ferma restando la proprietà pubblica dell’acqua e delle reti che la portano dalla fonte al rubinetto, la gestione dei servizi sia gestita in un quadro di libero mercato.</p>
<p>Le tariffe, secondo la legge, sono stabilite dagli enti locali, secondo leggi regionali che si ispirano alla normativa nazionale, come recentemente ribadito dalla Corte Costituzionale.</p>
<p>I referendum negano la necessaria separazione delle funzioni di indirizzo, governo, controllo da quelle gestionali: sono mestieri diversi, con competenze molto diverse.</p>
<p>Mantenere questa confusione porta a perpetuare inefficienze, i cui costi vengono scaricati sulla fiscalità generale non hanno la forma di tariffe più alte, ma sono comunque costi a carico dei cittadini. Questo significherebbe che l’incasso delle bollette non coprirà tutti i costi del servizio che dovranno essere coperti con una apposita tassa, oppure che chiuderanno in perdita, cosa che renderà i nostri acquedotti ancora più colabrodo di quanto non siano oggi. L’ideologia deve stare fuori dall’organizzazione del servizio idrico e lasciare spazio ad un sano pragmatismo: oggi le società che gestiscono l’acqua con assetto privatistico e quotate in borsa chiudono tutte in utile, restituendo ai comuni che ne sono soci importanti dividendi che vengono utilizzati per finanziare la cultura, i servizi sociali, le opere pubbliche.</p>
<p>Le società nelle quali il pubblico ha tutte le funzioni gestionali hanno difficoltà (lo dicono i dati Confservizi), tendono all’incremento dei costi, anche per un uso in molti casi distorto delle aziende come serbatoio occupazionale.</p>
<p>La politica e le istituzioni locali devono fare un passo indietro rispetto alla gestione ed uno avanti nell’indirizzo e controllo. I referendum, invece, vanno della direzione opposta. Insomma, se i referendum venissero ammessi e nella competizione elettorale prevalessero i “sì”, il settore idrico italiano darebbe vita ad una nuova esperienza di perdita senza fondo, come quella generata dall’ALITALIA.</p>
<p>Di altri buchi di bilancio, sprechi e carrozzoni il nostro Paese davvero non ha bisogno. Per questo diciamo no ai referendum che vogliono riportare la gestione dell’acqua in Italia a come era 20 anni fa, moltiplicando i soggetti gestori, eliminando l’efficienza e finanziando sprechi, clientelismo e occupazione da parte dei partiti dei luoghi di decisione, quando invece ciò che serve è una gestione meno statale, meno “nanista”, più partenariato pubblico-privato e più regolazione pubblica del servizio. Diciamo sì ad una sana concorrenza, in linea con le indicazioni della Unione Europea, che finanzi gli investimenti, contenga i costi e migliori il servizio di gestione idrico. Diciamo sì ad un grande investimento pubblico per il miglioramento della rete acquedottistica nazionale. Diciamo sì ad investimenti e controlli sulla sicurezza idrogeologica e sulla potabilità delle acque messa sempre più a rischio dai carrozzoni pubblici che non fanno la depurazione e la sorveglianza come si deve.</p>
<p>Per dire questi sì, diciamo NO al referendum. Non per difendere norme che certamente sono perfettibili e che contengono forzature che potrebbero essere migliorate, ma per affermare l’idea di una Italia moderna, efficiente e capace di far quadrare il cerchio tra i bisogni dei cittadini, la libertà di iniziativa economica e la tenuta dinamica dei conti dello Stato.</p>
<p><strong><br />
LE DOMANDE CHE DOBBIAMO FARCI</strong></p>
<p>Il DECRETO RONCHI HA PRIVATIZZATO  L’ACQUA?  FALSO</p>
<p>L’acqua è e resta un bene pubblico. Questo concetto viene ribadito all&#8217;art. 15 del Decreto Ronchi che parla di “piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche il cui governo spetta esclusivamente alle istituzioni pubbliche”. Così come pubbliche resteranno le infrastrutture e le reti. Il vero punto di innovazione è la trasparenza nella individuazione del gestore. Non più monopoli di fatto, ma libero mercato, per assicurare ai cittadini una gestione più efficace, efficiente e quindi economica.</p>
<p>LE TARIFFE SONO AUMENTATE IN MODO INDISCRIMINATO? FALSO</p>
<p>Dal 2000 al 2006 le tariffe sono cresciute del 47%, quindi già prima della nascita del decreto Ronchi. Aumenti giustificati con promesse di investimenti, fatti in misura insufficiente. Le tariffe in Italia restano molto basse rispetto agli altri paesi UE: ciò è dovuto ai pochi investimenti degli enti gestori, prevalentemente pubblici. Oggi il costo del servizio è visibile e trasparente solo per la parte che compare nella tariffa. C’è una larga parte di costo “oscuro”, pagata con la fiscalità generale, che grava sui cittadini a prescindere dal livello dei consumi. In futuro, ognuno pagherà per quello che consuma e ciò darà una forte spinta al risparmio della risorsa idrica. Anche qualora le tariffe dovessero aumentare nel breve periodo, il costo reale del servizio per i cittadini scenderà. La tariffa, quindi, oltre ad essere più equa e trasparente, diminuirà nel tempo.</p>
<p>L’ACQUA DIVENTERA&#8217; UN BENE NON ACCESSIBILE A TUTTI? FALSO</p>
<p>Già adesso tutti gli ATO (Ambiti Territoriali Ottimali) prevedono tariffe agevolate per i bassi consumi e maggiorazioni per le fasce più alte di consumo. Queste tariffe differenziate rimangono a garanzia dell’accesso all’acqua per tutti, anche per i meno abbienti.</p>
<p>LE AZIENDE PUBBLICHE VIRTUOSE PERDERANNO GLI AFFIDAMENTI? FALSO</p>
<p>Con il Decreto Ronchi, l’affidamento in house diventa una eccezione e resta possibile solo se si dimostra all’Antitrust che la società affidataria ha chiuso il bilancio in attivo e applicato una tariffa inferiore alla media del settore.</p>
<p>Il regolamento prevede dei precisi indici per l’affidamento:</p>
<p>chiusura del bilancio in attivo;</p>
<p>reinvestimento nel servizio di almeno l’80% degli utili;</p>
<p>applicazione di una tariffa inferiore alla media del settore;</p>
<p>raggiungimento di costi operativi medi annui con un’incidenza sulla tariffa che si mantenga al di sotto della media del settore.</p>
<p>Con il decreto Ronchi l’Italia si è allineata alla normativa comunitaria evitando, come avvenuto in passato, di incorrere in procedure di infrazione per illegittimi affidamenti.</p>
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		<title>L&#8217;acqua privata è un equivoco montato ad arte da &#8220;lorsignori&#8221; per garantirsi le poltrone</title>
		<link>http://www.arezzopolitica.it/2011/06/01/lacqua-privata-e-un-equivoco-montato-ad-arte-da-lorsignori-per-garantirsi-le-poltrone/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 20:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Difesa dei Consumatori]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/06/01/lacqua-privata-e-un-equivoco-montato-ad-arte-da-lorsignori-per-garantirsi-le-poltrone/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/06/referendum-acqua2-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="referendum-acqua" title="referendum-acqua" /></a>a cura di Antonino Armao &#8211; Fonte: www.libertiamo.it
La domanda che ci dobbiamo porre è: “Votare SI garantirà, come sostenuto dai referendari, la tutela del diritto all’acqua ?
Partiamo dall’asserzione fondante il loro ragionamento, quella cioè che l’acqua debba essere un “servizio privo di rilevanza economica”. Nel momento in cui portare l’acqua ai cittadini ha un costo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-7499" title="referendum-acqua" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/06/referendum-acqua2.jpg" alt="referendum-acqua" width="246" height="300" />a cura di Antonino Armao &#8211; Fonte: www.libertiamo.it</strong></p>
<p>La domanda che ci dobbiamo porre è: “Votare SI garantirà, come sostenuto dai referendari, la tutela del diritto all’acqua ?</p>
<p>Partiamo dall’asserzione fondante il loro ragionamento, quella cioè che l’acqua debba essere un “servizio privo di rilevanza economica”. Nel momento in cui portare l’acqua ai cittadini ha un costo e richiede degli investimenti non si capisce come si possa definirlo “privo di rilevanza economica”. Qualcuno alla fine paga. D’altronde anche la casa è un diritto ma nessuno si sognerebbe di asserire che tutti abbiamo diritto ad avere la casa ad un prezzo politico. Ecco quindi che si garantisce la casa a chi non ha realmente le possibilità economiche di comprarla o affittarla.  Se si affermasse per via referendaria il principio generale proposto dal comitato, è chiaro che altri diritti potrebbero essere successivamente sottoposti allo stesso approccio ideologico. Il diritto al cibo ad esempio potrebbe essere il prossimo candidato, o l’accesso ad Internet, o il pluralismo nel sistema radiotelevisivo. La difesa di questi diritti, pur legittima, non implica però che la loro erogazione debba essere garantita esclusivamente dal pubblico. Un fine pubblico può essere realizzato infatti con strumenti privati. Detto che l’acqua deve rimanere di proprietà pubblica e il diritto ad accedervi per i servizi essenziali deve essere garantito per legge a chi non ha le possibilità economiche, bisogna anche dire con chiarezza che la proprietà e la distribuzione sono due cose diverse.</p>
<p>Nessuno ha messo sinora in discussione in Italia la proprietà pubblica dell’acqua e la distribuzione verrà comunque data in concessione per periodi definiti e non a tempo indeterminato. E’  quindi fuorviante parlare di privatizzazione dell’acqua come fanno al comitato del SI. Dovrebbero avere il coraggio di spiegare e di non ricorrere a semplificazioni grossolane nella difesa dei propri argomenti. Analogamente ho forti perplessità rispetto alla loro prassi di prendere alcuni casi specifici di aumento dei prezzi o di tagli ingiustificati delle forniture e di elevarli a regola, generalizzarli al fine di dimostrare che l’unica soluzione è quella di ridare in mano tutto ad un monopolio pubblico.</p>
<p>Andrebbe invece creato un “ecosistema” dove la soluzione migliore viene selezionata al confronto con i fatti e con la realtà e non venga scelta per massimi sistemi o teorie astratte. Non c’è alcuna necessità di scegliere preventivamente ed ideologicamente chi tra il pubblico, i privati o il terzo settore sia più bravo a garantire i servizi ed i diritti. Dobbiamo lasciare la scelta della soluzione ottimale alle municipalità ed ai cittadini perchè non è detto che una soluzione che dà risultati in una realtà debba adattarsi altrettanto bene ad un’altra a mille chilometri di distanza.</p>
<p>In prospettiva andrebbe creato un mercato concorrenziale, separando la captazione, la gestione della rete (aggregando il territorio per step successivi), la distribuzione e la depurazione e creando interconnessioni tra gli acquedotti, che permetta ai cittadini di scegliere operatori presi in regime di concorrenza sulla falsariga di quanto si sta facendo per le altre infrastrutture come gas ed elettricità. E bisogna imparare dalle esperienze precedenti e porre paletti precisi ai concorrenti in questo processo di liberalizzazione a garanzia dei diritti e del servizio agli utenti. Solo grazie alla concorrenza possiamo sperare di ridurre i prezzi nel lungo periodo e riportare efficienza nel settore.</p>
<p>Il decreto Ronchi è quindi perfettibile da una norma che apra ad un modello realmente concorrenziale. Cancellarla ora come prevede il 1 quesito è però buttare via il bambino con l’acqua sporca.</p>
<p>E altrettanto debole è la tesi che accompagna il quesito 2 che abrogherebbe la possibilità per il distributore di fare profitti. Il problema non si pone in termini di quanto profitto fanno su di essa i privati ma di quanto costa l’acqua. Se infatti l’acqua ipoteticamente costasse 100 senza profitti per i privati e 80 con i privati che lucrano sulla distribuzione, è evidente che il cittadino preferirebbe la soluzione in cui i privati lucrano. Quella che va garantita è la concorrenza. E l’iniziativa privata è legittima ed auspicabile fintanto che non va a scapito della utilità sociale mentre il SI escluderebbe di fatto di utilizzare capitali privati nel rinnovo della rete. Il SI rimetterebbe invece in auge un modello che è stato posto in discussione proprio perchè non riusciva a garantire nè una gestione efficace nè gli investimenti sulla rete idrica. Dobbiamo chiederci se l’ obiettivo dei referendari è di difendere i diritti – il fine – o il dogma della erogazione pubblica – uno strumento.</p>
<p>Con l’impostazione del decreto Ronchi è facile che una ristrutturazione del servizio di questo tipo provochi nel breve periodo un aumento delle tariffe. Nel momento in cui non c’è più il pubblico a sovvenzionare la distribuzione dell’acqua coprendo le perdite è prevedibile che i maggiori costi si riverseranno sulle tariffe. Questa situazione però non dipende dai profitti bensì dalla necessità di remunerare gli investimenti. Infatti si verificherà anche con il pubblico nel momento in cui lo scenario del debito impedirà più di oggi di ricoprire i disavanzi di gestione.</p>
<p>Il  costo degli investimenti e della manutenzione in qualche modo lo pagheremo: in modo visibile, attraverso le tariffe se seguiremo un modello concorrenziale non sovvenzionato; o in modo invisibile attraverso le tasse e i meccanismi di compensazione se vincerà l’approccio proposto dal comitato dei referendum.</p>
<p>Ogni agente ha i suoi pro e i suoi contro, privato, pubblico e terzo settore. Se scegliamo di tornare esclusivamente al pubblico, per almeno 15 anni ci precluderemo ogni alternativa.</p>
<p>C’è un’altra importante questione da evidenziare. Scegliere la concorrenza è per i “politici” una scelta difficile, perchè è un sistema che premia il merito e le capacità. Ecco che allora cercano di garantirsi lo stipendio nell’unico modo che conoscono da sempre, e cioè quello di occupare le poltrone disponibili nei consigli di amministrazione di società pubbliche e nel caso crearne di nuove.</p>
<p>E’ una cosa che oggi non ci possiamo più permettere.</p>
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		<title>I casi Arezzo e Firenze, la privatizzazione che non c’è</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 19:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Difesa dei Consumatori]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/06/01/i-casi-arezzo-e-firenze-la-privatizzazione-che-non-c%e2%80%99e/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/06/referendum-acqua1-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="referendum-acqua" title="referendum-acqua" /></a>A cura di Antonino Armao &#8211; Fonte: www.radicalweb.org
Riporto gli interventi di Carmelo Impusino, che ci spiega come la “privatizzazione” del servizio idrico aretino sia una delle tante bufale, su cui fanno leva i referendari. A costoro andrebbe spiegato che non basta chiamarsi “spa”…
di Carmelo Impusino
In queste ultime settimane, complici i referendum per il ”No alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-7497" title="referendum-acqua" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/06/referendum-acqua1.jpg" alt="referendum-acqua" width="246" height="300" />A cura di Antonino Armao &#8211; Fonte: www.radicalweb.org</strong></p>
<p>Riporto gli interventi di Carmelo Impusino, che ci spiega come la “privatizzazione” del servizio idrico aretino sia una delle tante bufale, su cui fanno leva i referendari. A costoro andrebbe spiegato che non basta chiamarsi “spa”…</p>
<p>di Carmelo Impusino</p>
<p>In queste ultime settimane, complici i referendum per il ”No alla privatizzazione dell’acqua” promossi da quattro movimenti della sinistra italiana e sostenuti dalla C.G.I.L. , si è fatto un gran parlare del Caso Arezzo, città che, secondo gli oltranzisti del No ,costituirebbe un classico esempio di sistema privatizzato, con pessimi risultati sia dal punto di vista dell’erogazione del servizio che dei costi economici per i cittadini. Puntando sulle inefficienze di Arezzo, in buona sostanza, si sta facendo campagna elettorale contro il Decreto Ronchi e le sue misure e a sostegno delle istanze referendarie.</p>
<p>Nel corso di questo articolo si proverà a ristabilire un minimo di corretta informazione, descrivendo il sistema aretino e provando a capire perchè esso – che tutto è, tranne un modello privatizzato- abbia prodotto risultati così negativi.</p>
<p>La provincia di Arezzo sin dal 1999 ha affidato in gestione il proprio servizio idrico ad una Società per Azioni , la “Nuove Acque S.P.A.”, e ciò dal punto di vista formale lascia pensare ad una privatizzazione del servizio, ma ciò che viene trascurato è che la maggioranza delle azioni ( il 53.8%) dei tale Società è pubblica, come nella peggiore tradizione italiana, mentre le restanti quote sono di proprietà della società privata “Intesa Aretina”, alla quale partecipa anche la multinazionale francese Suez, nonchè Monte dei Paschi di Siena. L’attuale Presidente è Paolo Ricci ( ex sindaco di centrosinistra, e fautore di questa finta privatizzazione all’italiana) mentre l’Amministratore delegato è il francese Jerome Douziech.</p>
<p>Il perchè non possa parlarsi di privatizzazione del servizio idrico è di lampante evidenza. I 37 comuni consorziati nell’A.T.O. 4 hanno optato per l’affidamento del servizio non al mercato ed alle sue regole , ma ad un soggetto monopolista misto pubblico-privato, che vive al di fuori da ogni logica di concorrenza ed è controllato peraltro da pesantissime mani pubbliche, esposte per definizione a logiche politiche e non imprenditoriali.</p>
<p>Come definire Mercato o Privatizzazione ciò che è in realtà è un sistema privo di concorrenza e a maggioranza pubblica ? Senza concorrenza non può esserci un vero e proprio mercato, e la presenza ingombrante e maggioritaria del settore pubblico nella Società erogatrice del servizio fa si che in nessun modo possa parlarsi di privatizzazione.</p>
<p>Nell’ambito dei 37 Comuni coinvolti nel progetto è “ovviamente” interdetta a qualunque altro operatore economico la possibilità di erogare i servizi idrici: senza concorrenza è inevitabile che i prezzi rimangano alti o che addirittura aumentino, il monopolista ( nel caso di specie pubblico e privato al contempo) ha tutto l’interesse a massimizzare i propri profitti e ovviamente ha gioco facile nel farlo, atteso che al povero consumatore non è lasciata alcuna possibilità di uscire dal sistema e di passare ad un altro operatore.</p>
<p>Chiamiamo, pertanto, il caso Arezzo col proprio nome: “Capitalismo dell’Ente Pubblico, d’intesa col privato”, una forma “localizzata” di quel capitalismo di stato che da oltre un decennio sta caratterizzando sistemi economici come quello cinese, e che tanti danni ha già prodotto in Italia dagli anni novanta ad oggi.</p>
<p>&#8230;.</p>
<p>Parliamo ora dell’altro esempio sul quale i sostenitori del referendum fondano l’equazione PRIVATO= PESSIMO SERVIZIO E COSTI PIU’ ALTI PER IL CITTADINO: vale a dire il sistema idrico integrato di	( A.T.O. 3). Per	possono essere svolte le medesime considerazioni di Arezzo: il servizio è gestito da una Società per Azioni a maggioranza pubblica ( anzi lo statuto della società impone che i comuni partecipanti detengano una quota non inferiore al 50%), Pubbliacqua S.p.A. Già il nome Pubbliacqua rende l’idea di che gran privatizzazione abbiano effettuato i politici fiorentini, che di fatto hanno lasciato pubblica la gestione dell’acqua, alla quale concorrono con i propri rappresentanti ben 49 Comuni: Agliana, Bagno a Ripoli, Barberino di Mugello, Barberino Val D’Elsa, Borgo S. Lorenzo, Calenzano, Campi Bisenzio, Cantagallo, Carmignano, Castelfranco di Sopra, Cavriglia, Dicomano, Figline Valdarno, Greve in Chianti, Impruneta, Incisa Val d’Arno, Lastra a Signa, Londa, Loro Ciuffenna, Montemurlo, Montale, Montevarchi, Pelago, Pian di Scò, Pistoia, Poggio a Caiano, Pontassieve, Prato, Quarrata, Reggello, Rignano sull’Arno, Rufina, S. Casciano, S. Giovanni Valdarno, S. Godenzo, S. Piero a Sieve, Sambuca Pistoiese, Scandicci, Scarperia, Serravalle Pistoiese, Sesto Fiorentino,Signa, Tavarnelle Val di Pesa, Terranuova Bracciolini, Vaglia, Vaiano, Vernio e Vicchio. Nell’ambito dell’ Ambito Territoriale di riferimento la società è l’unico soggetto autorizzato alla gestione del servizio idrico, quindi non esiste alcuna forma di concorrenza nella vastissima area ( comprensiva di città come Prato e del capoluogo di regione Firenze).</p>
<p>Vi chiedo a questo punto: come è possibile prendersela con il libero mercato, con la concorrenza e con i privati quando è più che palese che le società per azioni Nuove Acque e Publiacqua sono due società a capitale pubblico che operano in monopolio?</p>
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		<title>Treni e Regioni: ritardi d&#8217;oro.</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 21:30:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Difesa dei Consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[realacci]]></category>
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		<category><![CDATA[treni]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/04/20/treni-e-regioni-ritardi-doro/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://stradafacendo.tgcom.it/wpmu/files/2010/02/treno-pendolari.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>Redazione. Lo scorso 26 gennaio è apparso su &#8220;Il Fatto Quotidiano&#8221; un articolo sul meccanismo di pagamento Ferrovie dello Stato &#8211; Regioni. Nell&#8217;articolo si ipotizza che le regioni incentivano i treni locali a rallentare dal momento che ogni minuto in più può costare alle casse regionali un aggravio di spesa di quasi 80mila euro. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://stradafacendo.tgcom.it/wpmu/files/2010/02/treno-pendolari.jpg"><img class="alignleft" src="http://stradafacendo.tgcom.it/wpmu/files/2010/02/treno-pendolari.jpg" alt="" width="420" height="277" /></a><strong>Redazione</strong>. Lo scorso 26 gennaio è apparso su &#8220;Il Fatto Quotidiano&#8221; un articolo sul meccanismo di pagamento Ferrovie dello Stato &#8211; Regioni. Nell&#8217;articolo si ipotizza che le regioni incentivano i treni locali a rallentare dal momento che ogni minuto in più può costare alle casse regionali un aggravio di spesa di quasi 80mila euro. La tesi del quotidiano è la seguente: il meccanismo di pagamento imposto da FS alle Regioni, essendo basato non sulla lunghezza del percorso ma sulla sua durata, incentiverebbe i treni locali a rallentare invece che a migliorare le loro performance: ogni minuto in più può costare alle casse regionali un aggravio di spesa al minimo di 80mila euro all&#8217;anno per ogni linea ferroviaria. E gli utenti devono sopportare i conseguenti aumenti di tariffe e abbonamento e un peggioramento del servizio.</p>
<p style="text-align: justify;">La questione è stata oggetto anche di un&#8217;interrogazione parlamentare del deputato Realacci (Atto Camera 4-10625) nella quale si segnala la conseguenza perversa di artificiosi rallentamenti dei treni che in diverse parti d&#8217;Italia si sono verificati. L&#8217;Assoutenti ha deciso di andare al fondo della questione: l&#8217;Associazione, infatti, sta accertando ulteriormente i fatti per capire se vi siano responsabilità di FS e gli estremi per un ricorso all&#8217;Antitrust per abuso di posizione dominante da parte dell&#8217;azienda per aver introdotto, avvalendosi della sua posizione di monopolista di fatto del trasporto ferroviario regionale, modalità contrattuali di esercizio costruite unilateralmente e artificiosamente per risultare più onerose del dovuto per la Regione committente.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Ci risulta inoltre che &#8211; a differenza di quanto avveniva circa 10 anni fa &#8211; FS evita accuratamente di rendere noti nel dettaglio i propri conti, impossibili da dedurre dal bilancio aggregato, in base ai quali le Regioni e le Associazioni di utenti potrebbero verificare la validità dei prezzi dei treni proposti apoditticamente sul Catalogo (ovvero l&#8217;offerta di treni di FS alle Regioni)&#8221; si legge nella nota diffusa da Assoutenti nella quale si aggiunge che &#8220;è anche in esame la circostanza che quanto sta avvenendo, riflettendosi negativamente sui bilanci delle Regioni, possa giustificare persino gli estremi per un intervento della Corte dei conti per danno erariale&#8221;.</p>
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		<title>Consorzio di bonifica: hanno vinto i cittadini!</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Apr 2011 20:24:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Difesa dei Consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[consorzio di bonifica; valdichiana]]></category>
		<category><![CDATA[contributi bonifica]]></category>
		<category><![CDATA[unione nazionale consumatori]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/04/12/consorzio-di-bonifica-hanno-vinto-i-cittadini/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2010/07/giustizia_statuaR375_5set08.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="" /></a>Redazione &#8211; La Commissione Tributaria provinciale di Arezzo ha accolto il ricorso collettivo della Unione Nazionale Consumatori contro i balzelli richiesti dal Consorzio di bonifica della Valdichiana aretina per l’anno 2009.
E’ una doppia vittoria perché con sentenza depositata il 11 aprile 2011 la Commissione Tributaria ha accolto in pieno tutte le ragioni proposte dall’Avv. Giusi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2010/07/giustizia_statuaR375_5set08.jpg"><img class="alignleft" src="http://www.libertaegiustizia.it/wp-content/uploads/2010/07/giustizia_statuaR375_5set08.jpg" alt="" width="375" height="255" /></a>Redazione &#8211; La Commissione Tributaria provinciale di Arezzo ha accolto il ricorso collettivo della Unione Nazionale Consumatori contro i balzelli richiesti dal Consorzio di bonifica della Valdichiana aretina per l’anno 2009.</p>
<p>E’ una doppia vittoria perché con sentenza depositata il 11 aprile 2011 la Commissione Tributaria ha accolto in pieno tutte le ragioni proposte dall’Avv. Giusi Casciano, legale dell’Associazione, sia per quanto riguarda l’ammissibilità del ricorso tributario in forma collettiva, sia per quanto riguarda il merito della questione. In sostanza il Giudice ha ritenuto fondata la tesi della Unione Nazionale Consumatori secondo cui il Consorzio non aveva il potere di imporre i contributi di bonifica.</p>
<p>Si impone invece oggi una riflessione sia da parte del Commissario straordinario che in perfetta buona fede presiede il Consorzio, sia da parte della Provincia di Arezzo a cui spettavano le funzioni di vigilanza e controllo.</p>
<p>A questo punto, coloro che hanno partecipato al ricorso collettivo nulla devono pagare né al Consorzio né a Equitalia, sia che abbiano ricevuto solo l’avviso di pagamento che scadeva nel febbraio del 2010, sia che abbiano già ricevuto anche la cartella esattoriale; quelli che invece hanno pagato hanno diritto al rimborso.</p>
<p>Il Consorzio di Bonifica della Val di Chiana aretina copre una superficie totale di circa 19.460 ettari nella Provincia di Arezzo, ricadenti nei Comuni di Arezzo, Bucine, Castiglion Fiorentino, Civitella, Cortona, Foiano, Lucignano, Marciano e Monte San Savino.</p>
<p>Per il 2009 sono stati spediti 26.000 avvisi di pagamento che sono diventati 47.370 per il 2010.</p>
<p>La nostra Associazione ha già fatto valere le ragioni dei cittadini per gli avvisi del 2009 e sta predisponendo analogo ricorso anche per il 2010.</p>
<p>Grazie a tutti i soci che hanno creduto nella nostra Associazione ma che soprattutto hanno creduto in se stessi.</p>
<p>Antonino Armao<br />
Unione Nazionale Consumatori<br />
Comitato di Arezzo</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Italia, Paese delle &#8220;cento tasse&#8221;- A quando un Fisco equo?</title>
		<link>http://www.arezzopolitica.it/2011/02/06/litalia-paese-delle-cento-tasse-a-quando-un-fisco-equo-in-italia/</link>
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		<pubDate>Sun, 06 Feb 2011 01:04:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frabetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Difesa dei Consumatori]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/02/06/litalia-paese-delle-cento-tasse-a-quando-un-fisco-equo-in-italia/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/02/rubinetto_soldi1-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="rubinetto_soldi" title="rubinetto_soldi" /></a>(Redazione) Pubblichiamo qui di seguito un recente dossier pubblicato nel sito di Confesercenti e ripreso da L&#8217;Occidentale lo scorso 03 febbraio, che contiene uno stucchevole e inquietante elenco (a mò di &#8220;rosario&#8221;) delle infinite e innumerevoli tasse e balzelli che colpiscono la vita economica e familiare quotidiana degli italiana. A leggere c&#8217;è da rimanere esterefatti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-6349" title="rubinetto_soldi" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/02/rubinetto_soldi1.jpg" alt="rubinetto_soldi" width="410" height="263" />(Redazione) Pubblichiamo qui di seguito un recente <em>dossier</em> pubblicato nel sito di <em>Confesercenti</em> e ripreso da <em>L&#8217;Occidentale</em> lo scorso 03 febbraio, che contiene uno stucchevole e inquietante elenco (a mò di &#8220;rosario&#8221;) delle infinite e innumerevoli tasse e balzelli che colpiscono la vita economica e familiare quotidiana degli italiana. A leggere c&#8217;è da rimanere esterefatti e sconcertati nel cogliere non solo l&#8217;invasività dello Stato nella vita dei cittadini, ma nel cogliere altresì come paia impossibile che lo Stato sia sempre &#8220;in rosso&#8221; con le proprie finanze, nonostante disponga di una leva tanto fluida e invasiva per &#8220;fare cassa&#8221;. Non intendiamo accodarci nè alla demagogia delle &#8220;tasse bellissime&#8221; che già fu del compianto Padoa Schioppa, nè al &#8220;meno tasse per tutti&#8221; che tante funeste conseguenze ha avuto negli ultimi anni. Se non appare realistico abolire di colpo le varie imposte, anche per le complesse funzioni di cassa del Ns. Stato (che devono primariamente garantire pensioni, trasferimenti sociali di per sè irrinunciabili in una società complessa come quella italiana), è evidente che da parte di politica e di opinione pubblica deve essere esercitata maggiore pressione affinchè lo Stato e la Politica sappiano impiegare più efficacemente possibili le risorse raccolte dalla leva tributaria in termini di migliori servizi e di migliore politica economica. La crisi non tollera sprechi; ecco perchè il principio di &#8220;correlazione costi-benefici&#8221; invocato da Confesercenti deve essere il perenne Vangelo del Fisco equo in italia.-</strong></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Questo dossier fa seguito ad altri 7 rapporti che Confesercenti – da sempre attenta   all’impiego del denaro pubblico – ha curato negli anni scorsi, dedicati alla tematica del cattivo utilizzo delle risorse pubbliche. I nostri rapporti sui “100 casi di spreco” hanno avuto un grande e giustificato successo. Lo slogan “basta con gli sprechi” sembra ormai scontato in tutti i dibattiti politici e il successo editoriale di alcune recenti pubblicazioni testimonia il grande interesse a questo tema da parte dell’opinione pubblica. Confesercenti puntualmente ripropone le sue analisi e denunce.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Così è stato dal 1996, cioè da quando Confesercenti promosse la prima ricerca denominata “Cento casi di spreco nella spesa pubblica”, nella quale con semplicità e molta ironia si evidenziavano i perversi meccanismi di crescita esponenziale della spesa a carico dei contribuenti. Quella ricerca, assieme alle altre (relative sia alla spesa pubblica, che a quella sanitaria, che agli sprechi energetici), che nel 1999, 2002, 2005, 2006 e 2008 Confesercenti ha prodotto, ha indotto il legislatore a intervenire su alcuni casi per moralizzare l’uso del pubblico denaro. Si parla oggi di riforma fiscale. Affrontiamo l&#8217;argomento dal punto di vista generale. I cittadini constatano quotidianamente le inefficienze delle Pubbliche amministrazioni e, accorgendosi che il prelievo fiscale non si traduce in una maggiore qualità dei servizi ricevuti, finiscono con l’accumulare un astio ed un risentimento sempre crescenti.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Il motivo è che il nostro sistema fiscale è molto lontano da quanto previsto dalla stessa costituzione. L’articolo 23 della Costituzione prevede che non possano essere imposte prestazioni patrimoniali se non in base alla legge e, in via interpretativa, ad atti aventi forza di legge. Ciò implica che il tributo è un’obbligazione nascente dalla legge e non può scaturire da arbitrio. Secondo l’articolo 53 della Costituzione ogni contribuente concorre alla spesa pubblica sulla base della propria capacità di “pagare”, il cui indicatore è dato dal reddito disponibile. Ma se guardiamo ai cento casi della nostra rassegna ci accorgiamo che quasi tutte le gabelle elencate, per comiche che possano sembrare, violano entrambi questi principi: da un lato esulano dalla certezza, dall&#8217;altro colpiscono casualmente i cittadini ed intralciano l&#8217;attività di impresa. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Segnaliamo perciò che uno dei presupposti di ogni riforma è eliminare quel bestiario fiscale di cui ogni tanto si parla, ma che caratterizza negativamente il nostro paese rispetto all&#8217;Europa. Oggi però si parla anche di federalismo fiscale, senza pensare che il sistema fiscale italiano somiglia ancora ad un coacervo di balzelli di stampo feudale. Nello stesso tempo, il protagonismo di taluni sindaci ripropone assurdi balzelli, come tasse sui gradini, sull&#8217;uscita di casa o sulla bandiera, basandosi su imposte multiuso (sconosciute in altri paesi) come l&#8217;imposta di concessione, l&#8217;imposta di occupazione aree pubbliche, Tarsu e via discorrendo. E che dire delle tasse sulle insegne? Per molti anni si poteva sfuggire solo mettendo l&#8217;insegna alla rovescia o spegnendo l&#8217;insegna. A questo proposito segnaliamo il serio rischio che i provvedimenti sul federalismo fiscale diano la stura a “stangate” locali, sulla base di una norma (art. 7 dello schema del federalismo municipale) che disinvoltamente concede ai comuni, previo referendum locale, di realizzare nuove tasse o reintrodurne di più antiche (vedi il caso dell&#8217;imposta di soggiorno, sui cani o sulle insegne), in sostituzione delle vigenti. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Siamo contrari al federalismo? No, ma in un&#8217;ottica di riforma, meglio sarebbe che i tributi e le compartecipazioni locali siano assegnati ai vari livelli di governo facendo ricorso <em>al principio di correlazione tra prelievo e beneficio connesso alle funzioni esercitate</em>, nel segno della responsabilizzazione finanziaria. Ciò permette infatti di visualizzare i tributi assegnati come se fossero “ricavi”, in analogia alle logiche di fondo aziendali. Ma l’inventiva fiscale non ha limiti, come dimostrano gli esempi passati. Una volta c’erano la tassa sui pianoforti e quella sulle banane. Oggi queste antiche imposte sono state abolite. Ma sotto mentite spoglie operano altri antiquati balzelli, che con un pò di spirito (ma sempre attenendoci ad un criterio oggettivo di basi imponibili reali) abbiamo ritrovato all&#8217;interno delle nuove imposte. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Abbiamo quindi provato a suddividere la rassegna dei 100 casi in alcuni capitoli: dalle paleo-tasse alle imposte “esoteriche”, dalle tasse in maschera, a quelle contenute nelle bollette, ad altri prelievi surreali, come la tassa sull&#8217;esposizione della bandiera tricolore o le tasse macabre, che riguardano defunti e cimiteri, fino al balzello sui lumini. Abbiamo poi scoperto altre categorie d&#8217;imposta: le tasse sul movimento, quelle aeree (su gru e tralicci), quelle sotterranee (su tubi, fogne e botole), fino alle cosiddette “imposte spietate”, cioè tasse che magari all&#8217;insaputa del legislatore colpiscono chi è già in difficoltà (disoccupati, invalidi, studenti fuori sede, famiglie numerose, sfrattati). Ci sono poi le “imposte burocratiche”, cioè prelievi relativi a funzioni pubbliche già finanziate per altra via con la fiscalità generale, che tuttavia vengono imposti a chiunque voglia adire a tali servizi, dalla giustizia al catasto. Per arrivare infine a due capitoli cardine: il fisco “lunare”, cioè un sistema tributario burocratico ed auto-referente lontano dai cittadini e dalla stessa comprensibilità alla luce di una comune intelligenza e senso comune; ed il fisco che perseguita l&#8217;impresa, vista come un limone da spremere per ottenere nuovo gettito. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Cosa dimostra l&#8217;esercizio? Che l&#8217;Italia delle cento tasse cui si riferiva un famoso saggio di una ventina d&#8217;anni fa, sotto l&#8217;apparente modernità degli attuali tributi, continua ad esistere. E che la distanza che ci separa dall&#8217;Europa è ancora considerevole. In quale altro paese europeo possiamo oggi trovare vecchi arnesi come l&#8217;imposta di bollo, quella sulle concessioni governative o la tassa sull&#8217;ombra? Non stiamo parlando di bruscolini. L&#8217;imposta di bollo dà un gettito di 6 miliardi di euro, analogo il gettito dell&#8217;imposta di registro, l&#8217;imposta sostitutiva 600 milioni di euro, le concessioni governative 1,3 miliardi, l&#8217;imposta sulle assicurazioni quasi 3 miliardi, l&#8217;IRAP preleva dall&#8217;economia 27 miliardi di euro, l&#8217;imposta di pubblicità 300 milioni, TARSU e TARI circa 4 miliardi, l&#8217;accisa sui carburanti (e sull&#8217;aria) 21,5 miliardi, la tassa sul televisore (ex canone di abbonamento) rende 1,7 miliardi, le varie componenti fiscali sulle bollette altri 2 miliardi, la trascrizione al PRA 1,3 miliardi. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">La sottolineatura di storture e della componente “sadica” dei legislatori, ci consente di evidenziare la necessità di correre ai ripari per riportare dentro gli argini questo fiume in piena, riducendo la pressione fiscale dal 43,5% attuale al 39,5% in 4 anni e semplificando il tutto attraverso una consistente riduzione degli adempimenti fonte di costi, di perdite di tempo e di ansie per gli imprenditori e per i cittadini. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><strong>Le paleo tasse </strong>(DATATE NEL TEMPO MA SEMPRE IN VIGORE) </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">1. <strong>La tassa sui gradini. </strong>Un tempo si pagava assieme ai ballatoi dei palazzi. E&#8217; tornata di moda vista l&#8217;esigenza dei comuni di finanziare il servizio di pulizia delle strade; a doverla pagare tutti i proprietari di case che hanno i gradini d&#8217;ingresso sulla pubblica via. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">2. <strong>La tassa sull&#8217;ombra. </strong>Se con la sporgenza della tenda di un locale, il proprietario &#8220;invade&#8221; il suolo pubblico deve pagare l&#8217;imposta per occupazione di suolo pubblico. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">3. <strong>La tassa sui ballatoi. </strong>Riesumata dal Comune di Agrigento nel 2008, va pagata dai condominii che abbiano ballatoi prospicenti sulla pubblica strada. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">4. <strong>L’imposta sulle immagini. </strong>Sconosciuta negli altri paesi evoluti, l&#8217;imposta di pubblicità riguarda tutti i mezzi pubblicitari affissi per la pubblica via. L’imposta si applica sulla pubblicità esterna ed a quella diretta, vale a dire ogni forma di pubblicità diversa da quella editoriale, radiofonica e televisiva. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">5. <strong>La tassa sulle paludi. </strong>Nasce nel 1904 da un regio decreto che prevedeva il pagamento di un contributo per la bonifica delle paludi che diventavano terre coltivabili. Quando però negli anni 60 gran parte delle terre furono abbandonate e sulle ex paludi furono costruite città, i proprietari che andavano ad abitare le case cominciarono a ricevere cartelle esattoriali con una strana tassa: il contributo di bonifica, che pagano molti milioni di italiani. Sono sorte da allora molte liti giudiziarie, e due sentenze della Corte di Cassazione (n. 8957/96 e 8960/96) hanno stabilito che la tassa è dovuta <em>soltanto nel caso in cui le opere di bonifica abbiano determinato un effettivo incremento di valore dell&#8217;immobile</em>, con un beneficio diretto e specifico, che, in caso di contestazione, deve essere provato dal Consorzio di bonifica. Intanto si continua a pagare. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">6. <strong>Tassa sulla raccolta dei funghi. </strong>Anche sui permessi di raccolta di funghi scatta la famigerata imposta di bollo. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">7. <strong>Imposta su caccia e pesca. </strong>Prevede il pagamento di una tassa di Concessione Governativa non solo la licenza di porto di pistola per difesa personale ma anche il porto di fucile uso caccia e la licenza di pesca. Ad oggi, l&#8217;importo è pari, rispettivamente, ad Euro 115 e 173,16. Per il rilascio della licenza di caccia, inoltre, va corrisposta anche una tassa regionale, che varia da regione a regione. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">8. <strong>Imposta sui cani. </strong>Alcuni Enti locali hanno o sono in procinto di istituire nuovamente la tassa sul possesso dei cani introdotta dal Regio decreto n. 1393 del 1918 reso poi obbligatorio definitivamente nel 1931. La tassa consiste nel pagamento di un corrispettivo annuale per il possesso di ogni singolo cane custodito. Gli importi? Variano dai 20 euro ai 50 euro per ogni cane di proprietà a seconda della taglia. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">9. <strong>La tassa di passaggio. </strong>Il Comune di Milano ed altri hanno introdotto un ecopass a pagamento avente come fine principale la riduzione dell’inquinamento atmosferico. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">10. <strong>La tassa sulle suppliche. </strong>Sono soggetti ad imposta le istanze, petizioni, ricorsi, e relative memorie diretti agli uffici dell’amministrazione dello Stato tendenti ad ottenere l’emanazione di un provvedimento. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">11. <strong>L&#8217;imposta sui forestieri. </strong>è stata reintrodotta di recente una tassa di soggiorno, differenziata per classificazione alberghiera. Ed ora anche il federalismo fiscale sembra non poterne fare a meno. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">12. <strong>Tassa sul bestiame. </strong>Il reddito agrario per l&#8217;azienda agricola che produce almeno un quarto delle unità foraggiere destinate ad alimentare gli animali allevati è possibile la determinazione di un reddito forfetizzato, se il terreno risulta insufficiente, utilizzando determinati coefficienti approvati del ministero dell&#8217;economia e delle finanze, di concerto con quello delle politiche agricole, che individua le specie di animali rientranti nel sistema forfetario di determinazione del reddito. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">13. <strong>La gabella sugli sposi (ius primae gabellae). </strong>Introdotta da alcuni enti locali consiste nel pagamento di un corrispettivo a prezzo unico per poter celebrare il matrimonio in Comune. A Roma, ad esempio, costa € 200 sposarsi in Campidoglio nel week-end ed € 150 nei giorni feriali per tutti coloro che non risiedono nella Capitale. Era, addirittura stata prevista una delibera con la quale si prevedeva il pagamento anche per i residenti per il corrispettivo di € 100 (proposta poi ritirata). Da stime fatte, il gettito non è niente male: il Comune di Sorrento ad esempio incassa qualcosa come 6 milioni di euro all’anno. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">14. <strong>L&#8217;imposta sull&#8217;uscita di casa. </strong>E&#8217; la tassa sui passi carrai che ricorda le imposte medievali ma nasce nel 1997: in legge finanziaria il Governo diminuì i fondi all’Anas consentendogli però al contempo di &#8221;rifarsi&#8221; sui cittadini. La medesima normativa prevedeva che il secondo anno la tassa potesse essere incrementata del 150% lasciando poi libero arbitrio negli anni successivi. Ed è così che si è giunti addirittura a casi di aumenti dell’8000%. All&#8217;Anas si sono aggiunti i comuni e le province, per le rispettive strade. Al fine della paleo-imposta sono considerati passi carrabili i manufatti costituiti da listoni di pietra od altro materiale o da appositi intervalli lasciati nei marciapiedi o, comunque, da una modifica del piano stradale intesa a facilitare l&#8217;accesso dei veicoli alla proprietà privata (art.44, e. 4, D.Lgs. n. 507/1993). Per le strade private aperte al pubblico transito l&#8217;autorizzazione è concessa dal Comune. La superficie tassabile dei passi carrai si determina moltiplicando la larghezza del passo, misurata sulla fronte dell&#8217;edificio o del terreno al quale si dà accesso, per la profondità di un metro lineare &#8220;convenzionale&#8221;. La tassa relativa ai passi carrai può essere definitivamente assolta mediante il versamento, in qualsiasi momento, di una somma pari a venti annualità del tributo. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">15. <strong>La tassa sulle cabine telefoniche. </strong>E&#8217; il canone comunale dovuto sulle cabine telefoniche e sulle cabine elettriche dai relativi gestori. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><strong>Quel tesoro in bolletta </strong>(GAS,LUCE: QUELLO CHE NON VIENE SPIEGATO MA SI PAGA) </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">16. <strong>Un contatore pieno di … tasse. </strong>Miracoli del fisco: pensate, un metro cubo di gas naturale ha un costo estrattivo di 2 centesimi; al confine italiano il prezzo sale a 20 centesimi; al consumatore finale costa 65 centesimi. Come si spiega? La tariffa media nazionale riferita al gas, ha la seguente composizione: materia prima (gas) 32%; costo delle infrastrutture 17%, 8 % per la commercializzazione, e 43% per le imposte. Il costo finale del gas per il consumatore in Italia è così superiore del 25% rispetto alla media europea. Ma anche i consumi elettrici sono un ottimo affare per il Fisco: le relative imposte assicurano ogni anno 9 miliardi di euro. Il costo del KW per un utente italiano è circa doppio rispetto alla Francia e addirittura triplo rispetto a paesi come la Svezia. Non basta: c&#8217;è anche una imposta mascherata sulla bolletta dell’elettricità, c’è una voce, CIP 6, che serve alla promozione delle fonti rinnovabili ma anche delle cosiddette “assimilate”, cioè fonti non rinnovabili camuffate come la bruciatura dei cascami del petrolio o l’energia derivata da spazzatura. Con questo trucco si stima che negli ultimi 20 anni i produttori di fonti assimilate abbiamo ricevuto contributi per circa 30 miliardi di euro pagati da tutti sulle bollette (costo, almeno 800 euro all&#8217;anno a famiglia). </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">17. <strong>Misteriosa efficienza. </strong>Nella bolletta elettrica c’è una misteriosa voce denominata EF-EN, e finalizzata all’<em>uso efficiente dell’energia</em>: gettito 45 milioni di euro all’anno, che vengono versate dai gestori allo Stato. Altro che efficienza energetica! La tassa serve solo a procurare altri quattrini all&#8217;Erario! </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">18. <strong>La tassa sul mercato elettrico. </strong>Una delle numerose voci occulte della bolletta serve per compensare i costi cosiddetti “irrecuperabili” dell’ENEL a causa della liberalizzazione del mercato. Come dire, i cittadini devono pagare dei soldi per avere un mercato nel settore elettrico. E il vantaggio del mercato dove sta? “Irrecuperabili” sembrano solo i quattrini versati sulle bollette. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">19. <strong>La tassa sulla farina animale. </strong>Come fare ad eliminare 380.000 tonnellate di farine animali, pagarle ai produttori e far gravare tutto sui consumatori? Semplice: in Italia per sostenere le energie verdi si emettono i cosiddetti certificati verdi, il cui costo va direttamente sulle bollette elettriche. Così negli ultimi anni sono stati concessi alle aziende certificati verdi per la loro “valorizzazione energetica” ovvero bruciarle. Si è così riconosciuto come energia verde la produzione di energia imputabile alle farine animali. In pratica lo smaltimento (un costo per i produttori) è stato trasformato in ricavo e pagato dai consumatori. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span><strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Le tasse patriottiche </span></span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">20. <strong>Tassa sul tricolore. </strong>Chi espone la bandiera dello Stato italiano rischia di dover pagare la tassa sulla pubblicità. A Desio il titolare di un albergo ha deciso di esporre davanti all&#8217;ingresso il vessillo nazionale e la bandiera blu dell’Unione Europea. La concessionaria che si occupa di riscuotere la tassa per conto dell’amministrazione comunale ha richiesto per il tricolore 140 euro di imposta. Per le due bandiere l’importo annuale richiesto è stato di 280 euro. Nonostante la marcia indietro del comune, dopo la diffusione della notizia, il problema interpretativo resta, come la fame di quattrini dei comuni. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><strong>Tasse esoteriche </strong>(BALZELLI MISTERIOSI SU FATTI IMMATERIALI) </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">21. <strong>La tassa sulla memoria. </strong>In realtà è la riedizione potenziata del cosiddetto ‘equo compenso’, dovuto alla SIAE, che grava su vari dispositivi che forniscono tecnologie per copiare ad uso privato CD e DVD musicali e cinematografici, coperti dai diritti d’autore. Dapprima basata sui supporti di memorizzazione ed i masterizzatori (gettito 70 milioni di euro), dal 2010 è diventato un prelievo molto rilevante (gettito di ben 300 milioni all&#8217;anno) con l&#8217;ampliamento della base imponibile a qualsiasi dispositivo di memorizzazione, dai cellulari, agli smartphone, ai computer. Perciò telefonini, computer, hard disk esterni, pen drive e similari sono assoggettati alla nuova tassa, in quanto su di essi potrebbe essere registrato qualcosa coperto da diritto d’autore. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">22. <strong>La tassa sulla voce. </strong>La tassa sui telefonini cellulari ammonta per i contratti ad uso privato ad Euro 5.16, mentre per i contratti ad uso affari l&#8217;importo è di Euro 12,91. Non tutte le voci sono però uguali. Ce ne sono di autorevoli: sono esentate dalla gabella le amministrazioni statali che – recita una circolare interpretativa &#8211; &#8220;in quanto titolari di ogni diritto o facoltà&#8221; (sic!) non necessitano di apposite autorizzazioni. Diverso il discorso per finanzieri ed agenzie fiscali, che sono esentati dal versamento dell&#8217;imposta a seguito di espressa previsione normativa (Finanziaria 2007). </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">23. <strong>Centrali fantasma. </strong>In bolletta elettrica i consumatori pagano un fondo per un premio ai Comuni che ospitano centrali nucleari. Paghiamo un euro ogni 5000 kwh. Di certo non ci saranno centrali almeno per i prossimi 10 anni, ma intanto la bolletta continua ad addebitare questo costo. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">24. <strong>L&#8217;imposta sugli spiriti. </strong>L’imposta sugli spiriti è un’accisa che colpisce due categorie di merci: gli spiriti ottenuti da materie amidacee e zuccherine; gli spiriti ottenuti dalla distillazione del vino, delle vinacce, dei cascami della vinificazione e della frutta. I primi sono considerati spiriti di prima categoria sui quali si applicano delle tariffe più alte rispetto ai secondi, detti di spiriti di seconda categoria. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">25. <strong>Tassa sull&#8217;aria. </strong>Tra le molteplici imposte di fabbricazione, c&#8217;è quella sul “gas di petrolio liquefatto anche miscelato ad aria” e sul metano “miscelato ad aria”. La miscela serve a rendere più facilmente combustibili petrolio e metano. Ma la tassa aggiuntiva a cosa serve? A tassare l&#8217;aria. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">26. <strong>La tassa sul divertimento. </strong>Vige attualmente una imposta (diritto erariale sui pubblici spettacoli) su tutti gli spettacoli, sia teatrali, che cinematografici. E le feste private in luogo pubblico? Pagano anch’esse. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span><strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Le tasse burocratiche </span></span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">27. <strong>La tassa sui certificati. </strong>sono tassati i certificati, copie ed estratti delle risultanze e degli elaborati catastali ottenuti dalle banche dati informatizzate degli uffici dell’Agenzia del territorio, nonché le attestazioni di conformità. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">28. <strong>La tassa catastale. </strong>Rivolgersi al catasto costa caro. Le volture catastali per atti di compravendita, donazione, successione sono soggette alla imposta catastale. Sono obbligati al pagamento dell&#8217;imposta catastale coloro che richiedono le formalità e i pubblici ufficiali obbligati al pagamento dell&#8217;imposta di registro o dell&#8217;imposta sulle successioni e donazioni, relativamente agli atti ai quali si riferisce la formalità. Sono inoltre solidalmente tenuti al pagamento delle imposte tutti coloro nel cui interesse è stata richiesta la formalità e, nel caso di iscrizioni e rinnovazioni, anche i debitori contro i quali è stata iscritta o rinnovata l&#8217;ipoteca. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">29. <strong>La tassa sulla giustizia. </strong>Ecco quanto si paga per fare ricorso ai tribunali: euro 33 per i processi di valore fino a euro 1100; euro 77 per i processi di valore superiore ad euro 1100 e fino ad euro 5200 e per i processi di volontaria giurisdizione, nonché per i processi speciali di cui al libro IV, titolo II, capo VI, del codice di procedura civile; euro 187 per i processi di valore superiore ad euro 5200 e fino ad euro 26mila e per i processi contenziosi di valore indeterminabile di competenza esclusiva del giudice di pace; euro 374 per i processi di valore superiore ad euro 26mila e fino ad euro 52mila e per i processi civili ed amministrativi di valore indeterminabile; euro 550 per i processi di valore superiore ad euro 52mila e fino ad euro 260mila; euro 880 per i processi di valore superiore ad euro 260mila e fino ad euro 520mila; euro 1221 per i processi di valore superiore ad euro 520mila. Per i processi esecutivi mobiliari di valore inferiore a 2500 euro il contributo dovuto è pari ad euro 30. Per i processi di opposizione ad atti esecutivi il contributo dovuto è pari ad euro 132. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">30. <strong>La tassa sulle autorizzazioni. </strong>Si chiama “canone ricognitorio” ed è una tassa che colpisce tutti coloro che sono in possesso di un&#8217;autorizzazione o di una concessione, rilasciata dal Comune, per l&#8217;occupazione di suolo pubblico, ad esempio le occupazioni dei cantieri edili o degli esercizi commerciali (tavoli e sedie), le infissioni dei pozzi. Si chiama “ricognitorio” perchè rappresenta la somma dovuta come riconoscimento del diritto di proprietà del Comune sul bene oggetto della concessione, ma di fatto è una tassa perché si ripete ogni anno. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">31. <strong>La tassa sulle pratiche edilizie. </strong>Sono dovuti i cosiddetti diritti di segreteria (una tassa) sul permesso di costruire, accertamento di conformità e D.I.A. relative ad interventi di nuova edificazione, ampliamento, ristrutturazione urbanistica e sostituzione edilizia di fabbricati. Autorizzazione temporanea autorizzazione paesaggistica, idrogeologica, programma aziendale, etc., quando costituiscono autonomo procedimento, e relative proroghe<strong>. </strong></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">32. <strong>Tassa sulle pubbliche affissioni. </strong>Si chiama “diritto sulle pubbliche affissioni” e riguarda le affissioni eseguite dal Comune nel proprio ambito territoriale, negli appositi spazi riservati. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">33. <strong>Tasse sulla didattica. </strong>Oltre alle tasse universitarie, ci sono la tasse sul pubblico insegnamento e le tasse locali sull&#8217;abilitazione all&#8217;insegnamento. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">34. <strong>La tassa sugli sfratti. </strong>Per i processi di esecuzione immobiliare si paga un contributo dovuto è pari ad euro 220. Per gli altri processi esecutivi lo stesso importo è ridotto della metà. <strong>Tasse in maschera </strong></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">35. <strong>Anticipi in bolletta. </strong>Le fatturazioni delle bollette avvengono quasi sempre per &#8220;consumi presunti&#8221; in genere più alti di quelli reali. Si stimano prudenzialmente in una trentina di euro l&#8217;eccedenza a bolletta per ognuno dei 40 milioni di utenti, Enel, Italgas ed aziende municipalizzate possono incamerare 1,2 miliardi di euro a bimestre di consumi anticipati a costo zero per le aziende. Il sistema farraginoso delle correzioni mediante call center fantasma rende poi quasi impossibile la correzione delle fatture secondo i consumi reali previsti dal contatore di gas e luce, obbligando i cittadini ad anticipare consistenti somme di denaro, pena il rischio di distacco della fornitura, vero e proprio cash flow a costo zero per le casse delle aziende. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">36. <strong>Multe salva bilanci. </strong>Secondo una recente indagine, alle amministrazioni comunali le sanzioni comminate in base al Codice della strada fruttano più delle addizionali Irpef. Nel 2008 sono state staccate 12,6 milioni di contravvenzioni, il che equivale a dire 1427 all&#8217;ora (ben 24 al minuto). Divieto di sosta, sorpasso vietato e semafori ignorati sono costati, in media, 76 euro a ogni italiano; mentre ogni vigile, sempre mediamente, ha compilato verbali per 43mila euro. Le contravvenzioni risultano una voce irrinunciabile per garantire l&#8217;equilibrio economico del Comune. Il meccanismo ormai consolidato si traduce in una maggiore spietatezza delle pattuglie delle forze dell&#8217;ordine quando necessario. E infatti, analizzando il flusso degli introiti per le multe nelle casse comunali, si scopre che, almeno per quanto riguarda le amministrazioni più grandi, il maggior numero di contravvenzioni viene comminato nella seconda parte dell&#8217;anno (quando l&#8217;obiettivo di bilancio da raggiungere diventa più evidente e pressante). </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">37. <strong>La gabella sul televisore. </strong>Il cosiddetto “canone RAI” oggi non è più un canone ma un&#8217;imposta sulla detenzione di apparecchi atti od adattabili alla ricezione di radioaudizioni, indipendente dalla reale fruizione o dalla volontà di fruire del servizio. Le entrate dello Stato derivanti da questa imposta sono devolute direttamente alla RAI. Il governo ne ha preannunciato il prossimo trasferimento nella bolletta elettrica, in quanto l&#8217;erogazione di energia elettrica presuppone l&#8217;uso di un teleschermo. Ma una tassa, richiesta ogni anno, superiore al valore commerciale del televisore che tende a zero, appare scarsamente giustificabile. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">38. <strong>La tassa sui giornalisti. </strong>C&#8217;è una tassa di concessione governativa che colpisce praticanti, praticanti già pubblicisti, direttori responsabili di pubblicazioni tecniche, di professionisti già pubblicisti. <strong>Imposte spietate </strong></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">39. <strong>Tassa sulla disoccupazione. </strong>Si tratta della nota tassa per la partecipazione nei concorsi pubblici. Da un decennio si riscontra sempre più spesso nei bandi di concorsi pubblici la c.d. tassa di concorso, che in mancanza di pagamento ed esibizione di avvenuto pagamento, diventa condizione di esclusione dalla procedura concorsuale. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">40. <strong>La tassa sui debiti. </strong>L&#8217;imposta ipotecaria colpisce la trascrizione, iscrizione, rinnovazione e annotazione eseguite nei pubblici registri immobiliari (le conservatorie dei registri immobiliari), a seguito di atti di compravendita, donazione, successione, iscrizioni ipotecarie e costituzione di usufrutto o altri diritti. Sono obbligati al pagamento dell&#8217;imposta ipotecaria coloro che richiedono le formalità e i pubblici ufficiali obbligati al pagamento dell&#8217;imposta di registro o dell&#8217;imposta sulle successioni e donazioni, relativamente agli atti ai quali si riferisce la formalità. Sono inoltre solidalmente tenuti al pagamento delle imposte tutti coloro nel cui interesse è stata richiesta la formalità e, nel caso di iscrizioni e rinnovazioni, anche i debitori contro i quali è stata iscritta o rinnovata l&#8217;ipoteca. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">41. <strong>La tassa sullo studente. </strong>È l&#8217;imposta regionale cui lo studente universitario è tenuto per il diritto allo studio universitario. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">42. <strong>La tassa sulle cambiali. </strong>Tutte le cambiali sono soggette all&#8217;imposta di bollo. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">43. <strong>La tassa sugli emigranti. </strong>Le imposte su chi lavora all&#8217;estero (con i Paesi con cui non esiste un trattato per evitare le doppie imposizioni) sono analoghe alla “gabella emigrationis” cioé la tassa corrisposta da un emigrante per il capitale che portava con sé. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">44. <strong>La tassa sui tartassati. </strong>Sono tassati (con 24 euro per atto) anche i ricorsi, opposizioni e altri atti difensivi presentati per via telematica alle Commissioni tributarie. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">45. <strong>La tassa sui disabili. </strong>Su ogni volo aereo dell’Unione Europea si applicherà una tassa di 50 centesimi per passeggero con carrozzina a rotelle. Tuttavia il Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio per i diritti delle persone disabili o con ridotta mobilità nei viaggi aerei &#8211; EC N. 1107/2006 adottato il 5 luglio 2006 &#8211; impedisce alle compagnie di rifiutare un imbarco per motivi di disabilità o ridotta mobilità. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">46. <strong>La tassa (occulta) sui carichi familiari. </strong>Aumentare il reddito anche di 1 solo euro può costare una perdita per il contribuente fino a 1.254 euro. E’ quanto succede se il reddito del coniuge o del figlio eccede, sia pure di 1 euro, il limite di 2.840,51 € oltre il quale si perde tutta in una volta la detrazione Irpef per carichi di famiglia. Ad esempio, il contribuente con un reddito di 28 mila euro, percepisce uno sconto d’imposta pari a 690 euro per il coniuge e di 564 per 1 figlio, finché sono a carico. Sconti che decadono totalmente se il familiare supera il tetto di reddito fissato dalla legge. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">47. <strong>Ghigliottina fiscale. </strong>L’aliquota dell’addizionale regionale Irpef, fissata allo 0,9%, può essere aumentata fino all’1,4% da ciascuna regione. Alcune regioni lo hanno fatto utilizzando il sistema della “progressività per classi”: superato un certo reddito, l’aliquota più alta si applica all’intero reddito; con il risultato che il superamento – anche di un solo euro – di un dato livello di reddito, si traduce in un eccezionale aumento dell’imposta. In Puglia, ad esempio, per un reddito di 28 mila euro si paga lo 0,9% di addizionale regionale, ossia 252 euro. Con un reddito di 28001 si è tassati con l’aliquota dell’1,4%, pagando 392 euro. Insomma, a 1 euro in più di reddito, corrispondono 140 euro in più di addizionale regionale, con un aumento pari al 139%! </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">48. <strong>La tassa sulle imposte. </strong>Ma si possono tassare le tasse? In Italia, sì. Un barlume di speranza l&#8217;aveva dato con la sentenza n. 238/09 la Corte Costituzionale, circa il diritto al rimborso dell’IVA pagata sulla tassa rifiuti in quanto sia la T.A.R.S.U (tassa di smaltimento rifiuti solidi urbani) sia la T.I.A. (tariffa igiene ambientale): rappresentando una tassa alle stesse non può essere applicata l’I.V.A. (imposta sul valore aggiunto). La sentenza si basa sulla normativa comunitaria (art. 13 paragrafo 1, periodo della Direttiva n. 2006/112/ce Consiglio del 28 novembre 2006 e Sentenza Corte di Giustizia C.E, del 16 settembre 2008 causa C-288/07). Ma nel decreto legge 78/10 convertito nella Legge 122/10 è stata introdotta una disposizione secondo cui la T.I.A. ha una connotazione tariffaria e non tributaria con conseguente pagamento dell’Iva. Secondo stime, sono oltre 16,9 milioni gli italiani interessati alla Tariffa di igiene ambientale, pari al 28,6% dell’intera popolazione. E 1,3 miliardi di euro è l’ammontare dell’Iva fatturata in bolletta. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><strong>Tasse macabre </strong>(QUANDO ANCHE LA MORTE NON VIENE RISPARMIATA) </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">49. <strong>L&#8217;imposta sui tumuli. </strong>Il Comune di Torre del Greco ha rispolverato una tassa per la manutenzione dei cimiteri. Percossi (è il caso di dire) i parenti dei cari estinti. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">50. <strong>La tassa sul morto. </strong>Non basta. Se uno muore, va pagata una tassa per il rilascio del certificato di constatazione di decesso rilasciato dall&#8217;ufficiale sanitario dell&#8217;Asl, 35 euro più un euro di bollettino postale. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">51. <strong>La tassa sulla dispersione delle ceneri. </strong>Scatta l&#8217;imposta di bollo sia sulla domanda di affido personale delle ceneri che sul relativo provvedimento di autorizzazione. Inoltre c&#8217;è l&#8217;imposta di bollo sia sulla domanda di dispersione delle ceneri che sul relativo provvedimento di autorizzazione. In tutto circa 100 euro. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">52. <strong>La tassa sul feretro. </strong>Esiste un “diritto fisso” sul decreto di trasporto dei defunti (58 euro più due o tre marche da bollo da 14,62 euro) che chiedono i comuni in cui è avvenuto il decesso. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">53. <strong>Manomorta sui lumini. </strong>Si tratta del cosiddetto business dell&#8217;elettroilluminazione votiva. Il costo effettivo dell&#8217;illuminazione di un lumino, trattandosi di una lampadina in bassa tensione, anche considerando la sua sostituzione periodica, è inferiore ad un euro all&#8217;anno. Eppure le società che gestiscono il servizio grazie ad appalti spesso ventennali, incassano mediamente 15 euro all&#8217;anno (16,58 a Milano, 24,24 euro per la Acea di Roma). Per aggiunta, sulle bollette si deve pagare l&#8217;Iva! </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span><strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Il fisco “lunare” </span></span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">54. <strong>Alluvione fiscale. </strong>Ogni anno in Italia secondo alcune stime sono emanate oltre 60.000 nuove disposizioni tributarie. Il fisco italiano cambia le regole del gioco più volte nel corso dello stesso esercizio finanziario mettendo in seria difficoltà coloro che vogliono adempiere agli obblighi fiscali. La normativa fiscale in Italia nell&#8217;ultimo anno è cresciuta più del doppio rispetto agli altri Paesi europei. I soli adempimenti tributari costano 18,3 miliardi all&#8217;anno ai contribuenti titolari di partita Iva (artigiani, liberi professionisti e le pmi). Ogni operatore italiano per esercitare una attività economica ha pagato una &#8221;tassa occulta&#8221;, nel 2009, di 4.945 euro all&#8217;anno, contro i 1.320 dei francesi, i 1.290 dei britannici, i 1.210 dei tedeschi, i 1.180 degli spagnoli, i 1.080 degli olandesi ed gli 850 degli svedesi. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">55. <strong>La mora ingiusta. </strong>Quando rimborsa, il Fisco applica interessi inferiori rispetto a quanto richiede dal contribuente in caso di accertamento o iscrizione a ruolo. Una situazione che può comportare eccezioni di incostituzionalità, poiché il pagamento degli interessi di mora deve avere la stessa misura: si tratta, infatti, di un elemento finanziario che prescinde dall&#8217;aspetto sanzionatorio, per il quale il fisco richiede ulteriori e più gravose somme. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">56. <strong>Rapace riscossione. </strong>Il nuovo sistema della riscossione appare vessatorio e rapace. Infatti il Dl 78/2010, consentendo all&#8217;ente impositore di attivare un&#8217;azione diretta di aggressione sui beni e sulle cose del debitore (di tutti i debitori, non solo di quelli &#8220;a rischio&#8221;) già dal 31° giorno seguente alla scadenza del termine per la notifica del ricorso, si mostra lontana dalla realtà operativa dove sovente le richieste di sospensiva sono discusse a distanza di tempo dal deposito del ricorso, e perciò obbligherà anche i contribuenti &#8221;virtuosi&#8221;, vale a dire quelli le cui doglianze saranno accolte dai giudici di prime cure (ora circa la metà), ad anticipare le somme in base all&#8217;articolo 15 del Dpr 602/73 (50% delle maggiori imposte, contributi, oltre agli interessi), salvo poi cercare di ottenerne il rimborso. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">57. <strong>Accertamenti a raffica. </strong>Ormai si sviluppano accertamenti a raffica e di adesioni poco convinte e vince la standardizzazione: lo sconto è del 20%, più o meno per tutti, prendere o lasciare. E quasi sempre il contribuente finisce per accettare, pur di evitare le perdite di tempo e di energie necessarie per affrontare un contenzioso che costringerebbe comunque, in un caso su due stando agli ultimi dati diffusi sulle sospensioni cautelari, ad anticipare il 50% degli importi a favore dell&#8217;Erario. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">58. <strong>Perdite di tempo. </strong>Il fisco lumaca non accelera in periferia, anzi. La recente riforma dell&#8217;Amministrazione, che ha previsto l&#8217;accentramento delle attività di controllo su base provinciale secondo molti sarebbe servita solo a complicare l&#8217;attività di chi opera in periferia. Si sprecano le proteste per le perdite di tempo che potrebbero essere agevolmente evitate: se funzionasse il call center, per esempio. Se si riducessero le formalità che dilatano le attese per «deposito di documenti, notifica ricorsi, rispose a questionari ecc.»; anche riscuotere un credito con l&#8217;Erario, lamentano alcuni professionisti, può diventare difficoltoso. Per non parlare dei tempi necessari per avere un appuntamento: possono arrivare a sfiorare anche i 30 giorni. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">59. <strong>4 alla burocrazia fiscale. </strong>E’ crescente l’insofferenza verso le inefficienze della burocrazia fiscale. L’ultimo rapporto annuale PromoPa sulle piccole imprese e la burocrazia rileva un voto di gradimento (si fa per dire) di “4”. Qualche esempio degli impegni più detestati? Gli adempimenti “black list” (relativi ai rapporti con i cosiddetti paradisi fiscali), che fanno perdere molto tempo. A ruota, tra gli adempimenti più “sgraditi”, seguono gli obblighi sui servizi Intrastat e dulcis in fundo le complicazioni dell’Irap (che si paga anche quando si è&#8230; in perdita). </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">60. <strong>Gioco dell&#8217;oca. </strong>Il fisco in Italia funziona con l&#8217;onere della prova a carico dell&#8217;accusato. È cioè l&#8217;indagato che deve – a tutti i costi e al contrario di quanto accade negli altri paesi – dimostrare di essere innocente. Equitalia (la società pubblica al 51% della stessa Agenzia delle Entrate) prima incassa, ma poi – dovendo restituire le somme - non paga. Sui giornali si riporta il caso di un imprenditore che ha presentato nove istanze all&#8217;Agenzia delle Entrate. “Ogni volta ci dicono che siamo in regola, ma non possono certificare nulla. Quindi, come nel gioco dell&#8217;oca, ritorniamo ogni volta alla casella iniziale. Alla fine perdo la pazienza e faccio scendere in campo l&#8217;avvocato. Per farla breve ho buttato via un sacco di tempo, ho speso una valanga di quattrini e solo dopo un paio d&#8217;anni sono riuscito a portare a casa quello che mi aspettava”. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">61. <strong>Condoni malfidati. </strong>Molti contribuenti, pur avendo fatto ricorso al condono Iva del 2003 e avendone pagato regolarmente il conto, vedono ora l&#8217;agenzia delle Entrate, la Guardia di finanza e talvolta le commissioni tributarie disapplicare la vecchia sanatoria. Il condono non vale più! I motivi? La Corte di giustizia Ue ha stabilito, tempo fa, che il condono Iva è incompatibile con il diritto comunitario (e quindi non produce gli effetti desiderati) e, per di più, nel 2006 sono stati raddoppiati i termini per gli accertamenti, in presenza di comportamenti che configurino potenzialmente violazioni di tipo penale. Quanto basta per indurre molti uffici dell&#8217;amministrazione a riaprire vecchi e polverosi faldoni (siamo agli anni di imposta 2001- 2002) a caccia di un po&#8217; di gettito aggiuntivo per dare ancor più smalto alle statistiche sulla lotta all&#8217;evasione. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">62. <strong>Dal “740 lunare” all’”Unico stratosferico”. </strong>Era la primavera 1993 quando l’allora Presidente della Repubblica definì “lunare” il modello di Istruzioni per la dichiarazione Irpef che nella sua versione “base”, contava 31 pagine, 45.178 parole e 217.743 caratteri. La situazione è oggi cambiata? Sì, ma in peggio: le pagine sono diventate 126, le parole 149.369, e i caratteri 772.062. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span><strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Tasse sul movimento </span></span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">63. <strong>La tassa per guidare. </strong>Anche il rilascio di patenti per l&#8217;autorizzazione alla guida dei veicoli è soggetta a tassa. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">64. <strong>La passport tax. </strong>Al passaporto si deve applicare una marca da bollo, che è una tassa italiana e non serve se si viaggia verso un paese dell&#8217;area Schengen: può quindi esser controllata solo in Italia e se si parte verso un paese al di fuori dell&#8217;area Schengen. Insomma il bollo è una tassa e il non pagamento non può precludere l&#8217;espatrio ma dare luogo a una multa di un&#8217;ottantina di euro. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">65. <strong>Rotaie da asporto. </strong>Con la risoluzione 30 marzo 1998, n.22/Edel Ministero delle Finanze è stato chiarito che, ai fini dell&#8217;imposta sul valore aggiunto, gli acquisti di rotaie e di traversine di cemento, pur incorporandosi nella costruzione, appaiono dotate di una propria individualità funzionale e vanno comunque tassate con l&#8217;IVA in quanto teoricamente asportabili. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">66. <strong>La tassa sugli sbarchi. </strong>Esiste un’addizionale di 6 euro per passeggero imbarcato, da versare all&#8217;entrata del bilancio dello Stato, per la successiva riassegnazione, per la quota eccedente 30 milioni di euro (destinati ad un fondo delle Ministero Infrastrutture) ad un apposito fondo presso il Ministero dell&#8217;interno. Il 40% di tale fondo è destinato ai comuni, in proporzione diretta al numero dei passeggeri che risultano partiti dai singoli aeroporti, secondo i dati comunicati ufficialmente dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. La metà del gettito però affluisce al “Fondo speciale per il sostegno del reddito e dell&#8217;occupazione e della riconversione e riqualificazione del personale del settore del trasporto aereo”. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">67. <strong>Auto in acquisto. </strong>Su ogni acquisto di automobile incombe una grandinata di tasse. A pesare sulle nuove immatricolazioni è soprattutto l&#8217;imposta provinciale di trascrizione, che si aggira in media intorno ai 200 euro. All&#8217;imposta provinciale si aggiunge una lista infinita di altre tasse: l&#8217;imposta di bollo sulle formalità Pra, il costo della targa, i diritti del Dipartimento dei Trasporti terrestri, l&#8217;imposta di bollo sulle formalità del Dipartimento e i costi di esazione postale per le somme del Dipartimento. In una città come Milano, per un&#8217;auto di media cilindrata, si arriva così a circa 297 euro, di cui 196 per l&#8217;imposta provinciale. Niente a che vedere con gli appena 26,3 euro totali che fa pesare sulle immatricolazioni il fisco tedesco o i 71 euro del Regno Unito e il 151 dell&#8217;Austria. Le tasse sull&#8217;acquisto di un&#8217;auto nuova sono molto inferiori anche in Portogallo (86 euro per una vettura di media cilindrata) o in Spagna (69 euro). Anche nel caso di un passaggio di proprietà la situazione non migliora affatto. Nel caso di Milano l&#8217;imposta provinciale di trascrizione arriva addirittura a 246 euro, cui si aggiungono 20,92 euro di emolumenti Pra, 12,40 euro di diritti del Dipartimento dei Trasporti e 58,48 euro di imposta di bollo per l&#8217;autentica dell&#8217;atto di vendita. Il totale è così di 337,80 euro. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">68. <strong>Tasse sui voli aerei. </strong>Sono pari a 18.71 euro a passeggero così ripartite: controllo bagagli, 1.49 euro; iva su tasse, 1.11 euro; tassa comunale, 4.50 euro; tassa d&#8217;imbarco, 3.34 euro; tassa per i servizi al passeggero, 0.46 euro; tassa di sicurezza, 1.81 euro; crisis surcharge (carburante), 6.00 euro. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">69. <strong>Tasse sulla targa. </strong>Incredibili gli oneri che gravano su una targa automobilistica: Emolumenti ACI 20,92 euro; Imposta di bollo per iscrizione al PRA; 29,24 euro Diritti MCTC 9.00 euro; Imposta di bollo per immatricolazione 29,24 euro; Costo targa: Il costo della targa nuova è stabilito dal Dipartimento dei Trasporti Terrestri. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">70. <strong>Tre tasse in una. </strong>Si tratta dell’imposta relativa ai premi assicurativi incassati dalle imprese del settore e di due contributi introdotti, con fini specifici, dovuti anch’essi dalle società assicurative. In particolare, di questi ultimi, uno è destinato a ripagare le spese sostenute dal Servizio sanitario nazionale, dalle Regioni e da altri enti in seguito a incidenti con auto o natanti (articolo 334 del Dlgs 209/2005), l’altro è diretto al Fondo per le vittime delle richieste estorsive e dell’usura, ed è calcolato sugli importi relativi alle polizze stipulate per incendi, responsabilità civile diversi, auto rischi diversi e furto (articolo 18, comma 1, legge n. 44/1999). </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">71. <strong>La gabella sull&#8217;auto. </strong>Gli automobilisti italiani sono tartassati da tasse e balzelli vari sui carburanti. Due terzi della cifra pagata per ogni rifornimento completo è in tasse: ogni € 10,00 di benzina pagate al distributore circa € 7,00 derivano da tasse, tra accise ed Iva. Ogni centesimo di aumento sul carburante comporta un maggiore introito di circa 20 milioni di euro al mese per le casse dello Stato. Insomma senza le tasse gli automobilisti italiani pagherebbero meno 50% circa sul Gpl auto, meno 65% sul Gasolio e meno 70% sulle Benzine. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">72. <strong>Benzina d&#8217;Abissinia. </strong>Dal 1935 al prelievo sulla benzina vengono annesse imposizioni fiscali per far fronte ad un impegno militare o ad un disastro civile. Troviamo la prima accisa sulla benzina di 1,90 lire nel 1935 per finanziare la guerra di Abissinia, quella di 14 lire per la crisi di Suez nel 1956, quella di 10 lire per il disastro del Vajont nel 1963, 10 lire per far fronte all&#8217;alluvione di Firenze nel 1966, le 10 lire per il terremoto nel Belice nel 1968, 99 lire per il terremoto del Friuli nel 1976, 75 lire per il terremoto in Irpinia nel 1980, 205 lire per la missione in Libano (1983), 22 lire per la missione in Bosnia nel 1996. La penultima accisa la ritroviamo nel 2003 per trovare i fondi necessari al rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri, circa 0,02 euro di accise addizionale sui carburanti. L&#8217;ultima accisa, decisa nel febbraio 2005, per finanziare il rinnovo degli autobus inquinanti nel trasporto pubblico. Ancora oggi nel fare benzina ben 0,25 euro sono pagate per questi motivi. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">73. <strong>Regione che vai, tassa che trovi. </strong>Non basta, esiste anche l&#8217;IRAB, cioé la tassa regionale (facoltativa) sulla benzina, attualmente in vigore in Molise, Liguria, Piemonte, Campania e Marche. In più, ogni regione tassa la proprietà dell&#8217;auto, con importi anche molto salati, in base alla potenza ed ai (presunti) tassi di inquinamento. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">74. <strong>La tassa sui camionisti. </strong>Licenze, concessioni ed autorizzazioni per l&#8217;autotrasporto merci pagano le relative tasse di concessione. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span><strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Le tasse fantasma </span></span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">75. <strong>Balzelli bancari. </strong>C&#8217;è l&#8217;imposta di bollo sull&#8217;estratto conto: è in pratica una tassa di possesso del conto. Si pagano attualmente euro 34,20 all‘anno (dal 1.febbraio 2005), importo che può anche essere suddiviso in quote trimestrali (8,55 euro a trimestre). Un&#8217;altra imposta di bollo si paga anche sul possesso del &#8220;conto titoli&#8221; collegato. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">76. <strong>La tassa sulle&#8230; ricevute. </strong>Anche in questo caso, una tassa relativa ad adempimenti fiscali: euro 1,81 per le ricevute di ammontare non superiore a euro 129,11; euro 2,58 per le ricevute di ammontare fino a euro 258,23; euro 4,65 per le ricevute di ammontare fino a euro 516,46; euro 6,80 per le ricevute di ammontare superiore a euro 516,46. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">77. <strong>Fiscal drag. </strong>In un&#8217;imposta progressiva, come l&#8217;Irpef, l&#8217;imposta media aumenta all&#8217;aumentare del reddito monetario (fiscal drag). Quando si ha inflazione, un aumento del reddito monetario non comporta un pari aumento del reddito reale (e cioè della capacità di quel reddito di tradursi in acquisti di beni e servizi). Ma il sistema tributario non tiene conto di ciò, e tassa l&#8217;individuo di più (perché ha un reddito più alto) considerandolo più ricco. L&#8217;aumento di tassazione indotto dall&#8217;inflazione si chiama fiscal drag e discende da due fattori: 1) una quota sempre più ampia del reddito è assoggettata ad aliquote (marginali) più elevate; 2) il valore delle detrazioni e deduzioni di imposta per tipologie di redditi, per carichi familiari, eccetera, non è indicizzato all&#8217;aumentare dei prezzi e quindi diminuisce, in termini di potere d&#8217;acquisto. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span><strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Le tasse sotterranee </span></span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">78. <strong>L&#8217;imposta sui tubi (o del tubo). </strong>Imposta ambientale introdotta nel 2006. La tassa ha un precedente poco illustre nella &#8220;tassa sul tubo&#8221;, introdotta nel 2002 dalla Regione Sicilia sotto le mentite spoglie di un tributo ambientale, ma che si qualificava in realtà come un&#8217;imposta in somma fissa di tipo patrimoniale (tubatico), avendo come base imponibile il volume delle condotte della rete di trasmissione nazionale e regionale del gas naturale situate in Sicilia. Oggi l&#8217;imposta sui tubi e sulle condotte è racchiusa nella imposta occupazione suolo pubblico. Colpisce anche condutture sotterranee per la distribuzione di acqua potabile, gas, energia elettrica, linee telefoniche sotterranee, camerette di ispezione, intercapedini, manufatti e simili, contenitori sotterranei di cavi, condutture e linee elettriche e telefoniche. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">79. <strong>La tassa sulle botole. </strong>Si chiama “canone non ricognitorio” (per distinguerlo da quello ricognitorio (sic!) ed è un&#8217;imposta patrimoniale dei comuni che colpisce pozzetti, botole, tombini, griglie e qualsiasi altro manufatto posto sul suolo pubblico. Il rischio per gli esattori è di precipitare nel manufatto durante un&#8217;ispezione. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">80. <strong>L&#8217;imposta sulle discariche. </strong>E&#8217; una cosiddetta “ecotassa”, un tributo speciale per i conferimenti in discarica, istituito per finalità prevalentemente ecologiche quali quelle di favorire la minore produzione di rifiuti ed il recupero degli stessi, di materia prima e d’energia. Si applica a tutti i rifiuti solidi e ai fanghi così detti palabili, conferiti in discarica e agli inceneritori senza recupero d’energia. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">81. <strong>La tassa sulle fogne (anche se mancano). </strong>Una sentenza della Corte Costituzionale (335/ 8 ottobre 2008) ha stabilito l&#8217;illiceità a pretendere il pagamento di un servizio non erogato, nel caso specifico su “fognature e depurazione”. Un balzello “illegittimo” cospicuo: si stima 350 milioni di euro annui relativi al 25% di famiglie e imprese italiane. La sentenza ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale” delle normative (art. 14, comma 1, legge 5 gennaio 1994, n.36 - disposizioni in materia di norme idriche, legge Galli &#8211; e dell’art. 155, comma 1, primo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152) “nelle parti in cui si prevede che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti anche nel caso in cui manchino impianti di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi”. Niente paura, con un decreto-legge del 2009 si è stabilito che le società idriche possono inserire nella bolletta le note di pagamento relative a “fognature e depurazione”, anche se queste sono in fase “progettuale” (sic!). </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span><strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Le tasse aeree </span></span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">82. <strong>Imposta sulle gru. </strong>Si tratta dell&#8217;imposta comunale sulla pubblicità al marchio, apposto sulle gru mobili e sulle gru a torre adoperate nei cantieri edili. Tale marchio garantisce il diritto di distinguere il prodotto (art. 2569 del codice civile). In nessun altro paese si colpisce il marchio con una tassa: benché escluso dall&#8217;imposta (art. 5 del dlgs n. 507 del 1993), in numerosi comuni si è deciso di tassarlo. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">83. <strong>L&#8217;imposta sui lampioni. </strong>La Tosap si applica a tutti i sostegni di lampade per l’illuminazione stradale o di linee elettriche, telefoniche o telegrafiche in legno o metallo. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">84. <strong>La tassa sugli ascensori e montacarichi. </strong>La licenza per l&#8217;impianto degli ascensori e dei montacarichi e la licenza di esercizio sono soggette alle tasse di concessione governativa. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">85. <strong>L&#8217;imposta sui tralicci. </strong>Colpisce i tralicci da elettrodotto ed è un canone concessorio dovuto al comune, che si aggiunge alla TOSAP. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">86. <strong>Tassa sugli aerei. </strong>E&#8217; l&#8217;imposta regionale sulle Emissioni Sonore degli Aeromobili (IRESA) che rappresenta un tributo che ha come obiettivo la riduzione dell&#8217;inquinamento acustico nelle aree adiacenti gli aeroporti. Il gettito di questa imposta è infatti destinato al completamento dei sistemi di monitoraggio e disinquinamento acustico e all&#8217;eventuale indennizzo delle popolazioni residenti nelle zone dell&#8217;intorno aeroportuale. L&#8217;imposta è dovuta alla regione o provincia autonoma per ogni decollo ed atterraggio degli aeromobili civili negli aeroporti civili. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span><strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">L&#8217;impresa da spremere </span></span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">87. <strong>Fisco zavorra. </strong>In Europa il nostro paese continua a essere quello con il carico fiscale complessivo più alto per le aziende: 68,6% dei profitti, rispetto a una media europea del 41,2%. Un recente studio condotto da Banca mondiale insieme a Price Waterhouse Coopers calcola il peso del prelievo fiscale sulle imprese, a causa soprattutto delle tasse sul lavoro e dei contributi sociali pagati dai datori di lavoro. Sui 183 paesi presi in considerazione dallo studio, l&#8217;Italia risulta al 167 posto quanto al peso del prelievo fiscale sulle imprese, a causa, soprattutto, delle tasse sul lavoro e dei contributi sociali pagati dai datori di lavoro, che coprono il 64% del totale. Del resto, anche i dati comparativi europei analizzati dagli esperti del ministero delle Finanze confermano che l&#8217;Italia, con la sua aliquota implicita sul lavoro attestata al 42,8% è al livello più elevato in Europa, essenzialmente per via dell&#8217;alto livello di contributi a carico del datore di lavoro, e per via della quota di Irap che viene attribuita alla componente lavoro secondo la metodologia continentale. Anche la Banca d&#8217;Italia si ricorda che il cuneo fiscale sul lavoro italiano è di circa 5 punti superiore al livello medio europeo, mentre il prelievo sui redditi da lavoro più bassi e quello sulle imprese, includendo l&#8217;Irap, risultano più elevati della media Ue di 6 punti. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">88. <strong>Il doppio balzello sull&#8217;uso della TV. </strong>Oltre alla tassa di possesso, gli albergatori ed i gestori di esercizi pubblici sono soggetti al pagamento della tassa di concessione governativa per radio e per TV. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">89. <strong>Energia alle stelle. </strong>Le imprese italiane sono costrette a pagare bollette decisamente più alte rispetto alle altre aziende europee e ciò si traduce in una pesante zavorra per chi vuol competere all’estero. Buona parte del fardello non è però determinato dalle difficoltà di produzione, ma dalle tasse. Basta vedere quanto i balzelli sull’energia elettrica pesino sui conti di un’azienda. Considerando infatti sia il maggior costo dell’energia che il maggior peso fiscale, le aziende italiane, rispetto alla media delle concorrenti europee, pagano in media 2,95 euro in più ogni 100 kilowattora. Il divario con la Ue equivale a 6,5 miliardi di euro, mezzo punto di Pil in più versato dalle aziende sotto forma di tasse sull&#8217;energia. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">90. <strong>L&#8217;addizionale “federalista” sul lavoro autonomo. </strong>Il nuovo federalismo fiscale prevede in caso di disavanzo di bilancio l&#8217;adozione di una addizionale regionale all&#8217;Irpef che al di sotto di un determinato reddito pagano soltanto gli autonomi. Nel caso di adozione di questa addizionale, sono eliminate tutte le agevolazioni IRAP. Insomma, un balzello mirato contro i lavoratori autonomi e le piccole imprese. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">91. <strong>La tassa sul frigorifero. </strong>E&#8217; soggetta a tassa sulle concessioni governative l&#8217;autorizzazione a detenere … macchine frigorifere. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">92. <strong>La tassa speciale sui disavanzi sanitari. </strong>La c.d. tassa sulla salute (in termini tecnici Contributo Servizio Sanitario Nazionale), entrata in vigore con la Legge 14 Novembre 1992, n. 438, è stata sostituita con l&#8217;introduzione dell&#8217;IRAP (che pagano solo le imprese), i cui introiti servono a finanziare la spesa sanitaria delle Regioni. Insomma una tassa sulla salute camuffata, che solo le imprese pagano per tutti. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">93. <strong>La tassa sulle insegne dei negozi. </strong>Questa tassa si paga da alcuni anni solo se l&#8217;insegna supera i 5 metri di superficie (art. 2/bis, comma 5, della legge n. 75/2002). Ma secondo lo schema di decreto sul federalismo potrebbe essere tassata anche l&#8217;insegna sotto tale dimensione, con l&#8217;IMU “secondaria”, l&#8217;imposta municipale facoltativa che i comuni potranno adottare dal 2014. Si tornerebbe quindi alla situazione precedente al 2002. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">94. <strong>La tassa anfibia sui contratti. </strong>L&#8217;imposta di registro è detta la tassa anfibia, perché si presenta come tributo avente una duplice natura, anche se alternativa, di “tassa” quando è correlata ad una erogazione di servizio da parte della pubblica amministrazione, e di imposta quando è determinata in proporzione al valore economico dell&#8217;atto o del negozio. Presupposto dell&#8217;Imposta è la richiesta della registrazione dell&#8217;atto o del contratto o operazione societaria. Per una piccola azienda si stima in circa 10-15mila euro il costo di ogni contratto. I contratti quasi sempre devono essere registrati, non basta scaricare i moduli da internet per poi compilarli. Inoltre alla spesa si aggiunge quella del notaio. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">95. <strong>Le tasse sui registri e libri sociali. </strong>E&#8217; una tassa sugli stessi adempimenti fiscali! La tassa di concessione governativa è dovuta annualmente in misura forfetaria a prescindere dal numero di registri tenuti e dalle relative pagine, per la bollatura e la numerazione dei medesimi registri, da tutte le società di capitali, anche se in liquidazione, comprese quelle consortili (sono escluse le società cooperative e le società di mutua assicurazione). Per le società di capitali (le società per azioni, le società in accomandita per azioni, le società a responsabilità limitata) le società consortili a responsabilità limitata e le aziende speciali e i consorzi fra enti territoriali, a prescindere dal numero di libri e dei registri tenuti e dal numero delle loro pagine, la tassa per la tenuta di tutti i registri deve essere versata in maniera forfetaria. Non basta: c&#8217;è anche la tassa annuale di concessione governativa per la vidimazione dei libri sociali da parte delle società di capitale. L’importo da versare è 309,87 euro se, alla data del 1° gennaio dell’anno di riferimento, l’ammontare del capitale sociale o del fondo di dotazione non è superiore a 516.456,90 euro; se l’importo del capitale sociale o del fondo di dotazione è superiore a tale limite la tassa sarà di 516,46 euro. La tassa annuale di concessione governativa ha sostituito tutte le tasse che in passato erano dovute per la bollatura e vidimazione dei libri sociali ed è deducibile ai fini IRES ed IRAP. Non sono tenute al versamento le società di capitale dichiarate fallite e le società cooperative; queste ultime pagano la tassa di concessione governativa pari ad euro 67,00 per ogni bollatura di libro sociale (per ogni 500 pagine o frazioni). </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">96. <strong>L&#8217;imposta sui tabulati. </strong>Con riferimento alla bollatura dei libri contabili, è prevista una marca da bollo da 14,62 euro ogni 100 pagine o frazione di 100 pagine (per pagina si intende una facciata, qualunque sia il numero di linee, e per quelli formati mediante l&#8217;impiego di tabulati meccanografici, ogni facciata utilizzabile). </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">97. <strong>La tassa sulle invenzioni. </strong>In Italia, Archimede Pitagorico non avrebbe vita facile. Ogni brevetto per invenzione industriale è soggetto alle seguenti tasse: 1) tassa di domanda; 2) tassa annuale per il mantenimento in vigore del brevetto; 3) tassa per la pubblicazione a stampa della descrizione e dei disegni. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">98. <strong>Novennale sui tabacchi. </strong>La tassa novennale (detta anche una tantum) è una tassa obbligatoria d&#8217;accesso, e periodica, che viene imposta dal Monopolio agli esercenti di rivendita di tabacchi e per il gioco del lotto. Questa imposta ammonta per l&#8217;accesso (subentro) al 50% degli aggi dell&#8217;anno precedente, viene poi ripetuta ogni nove anni (da qui il nome) con un importo però del 10% dell&#8217;aggio dell&#8217;anno precedente anzichè del 50%. insomma, se la tabaccheria nell&#8217;ultimo anno ha avuto un utile lordo di tabacco e lotto di 100.000€ dovrà pagare allo stato (monopolio ) chi acquista, una tassa di 50.000€ </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">99. <strong>Musica nel Bar? Doppia tassa. </strong>Il bar o il ristorante che voglia diffondere musica deve corrispondere i diritti non solo alla Siae ma anche a SCF (Consorzio fonografici che rappresenta l&#8217;industria discografica), poiché si tratta di una forma di pubblica diffusione di registrazioni musicali. Quest&#8217;ultima è una tariffa che può andare da € 120 a 660 l&#8217;anno per bar e ristoranti e da € 120 a 500 per i negozi. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span style="color: #222222;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">100. <strong>Le “Concessioni” regionali. </strong>Oltre a quella dovuta allo Stato (concessioni governative) esiste anche una assurda “tassa sulle concessioni regionali” (in materia di igiene e sanità, turismo e industria alberghiera, fiere e mercati, etc). </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 14.4pt;"><span><strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">(tratto dal sito Confesercenti.it)</span></span></strong></span></p>
<p>Lin</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Quel pasticciaccio brutto del Consorzio di bonifica</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Jan 2011 20:56:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Difesa dei Consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[consorzio bonifica]]></category>
		<category><![CDATA[contributo bonifica]]></category>
		<category><![CDATA[valdichiana aretina]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2011/01/09/quel-pasticciaccio-brutto-del-consorzio-di-bonifica/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/01/cetto-la-qualunque-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="cetto la qualunque" title="cetto la qualunque" /></a>
Avvisiamo tutti coloro che in questi giorni hanno ricevuto (o riceveranno) l’avviso di pagamento del contributo di bonifica da parte di Equitalia, che la nostra Associazione sta predisponendo il ricorso alla Commissione tributaria contro la richiesta del Consorzio.
Per aderire al ricorso collettivo basta presentare presso la nostra sede una copia dell’avviso insieme ad una copia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-6048" title="cetto la qualunque" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2011/01/cetto-la-qualunque.jpg" alt="cetto la qualunque" width="360" height="270" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Avvisiamo tutti coloro che in questi giorni hanno ricevuto (o riceveranno) l’avviso di pagamento del contributo di bonifica da parte di Equitalia, che la nostra Associazione sta predisponendo il ricorso alla Commissione tributaria contro la richiesta del Consorzio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per aderire al ricorso collettivo basta presentare presso la nostra sede una copia dell’avviso insieme ad una copia del documento di identità della persona a cui l’avviso è intestato. In caso di più intestatari è sufficiente la copia del documento di identità di uno solo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le spese del ricorso saranno sostenute dall’Associazione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ricordiamo infine che gli avvisi che stanno arrivando (nonostante provengano da Equitalia) non costituiscono cartelle esattoriali e che la data di scadenza effettiva è <strong>120 giorni dopo</strong> quella indicata nell’avviso stesso.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La nostra sede ed i nostri operatori sono a disposizione per ogni chiarimento.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><strong>Unione Nazionale Consumatori &#8211; Comitato di Arezzo</strong> &#8211; Via Crispi 23 52100 &#8211; Arezzo &#8211; Tel./Fax 0575354514<a href="mailto:info@consumatori.arezzo.it"> info@consumatori.arezzo.it</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Sono in arrivo 47.370 avvisi di pagamento del Consorzio di Bonifica Val di Chiana Aretina (contro i 26mila dello scorso anno) ai cittadini di Arezzo, Castiglion Fiorentino, Civitella Val di Chiana, Cortona, Foiano della Chiana, Lucignano, Marciano della Chiana, Monte San Savino e Arezzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Consorzio di bonifica della Valdichiana aretina ci riprova e questa volta ha intenzione di raccogliere dalle tasche dei cittadini due milioni di euro a titolo di contribuzione obbligatoria per il beneficio che i proprietari degli immobili riceverebbero (il condizionale è d’obbligo) dall’attività del Consorzio.</p>
<p style="text-align: justify;">La nostra Associazione ha già contestato lo scorso anno la legittimità degli avvisi di pagamento relativi al 2009 e contesta oggi i nuovi avvisi nel metodo e nel merito.</p>
<p style="text-align: justify;">La vicenda, in verità, presenta aspetti assai paradossali che dimostrano l’ostinazione del Consorzio contro ogni buon senso e che meritano di essere riassunti.</p>
<p style="text-align: justify;">Già lo scorso anno l’Unione Consumatori di Arezzo ha presentato un ricorso collettivo alla Commissione Tributaria Provinciale contro gli avvisi del 2009 ottenendo un primo risultato: i nuovi avvisi del 2010 ora contengono l’indicazione esplicita che è possibile ricorrere alla Commissione Tributaria, a dimostrazione (come abbiamo sempre sostenuto) che c’è un Giudice ad Arezzo anche per il Consorzio di bonifica con cui discuteremo degli avvisi del 2009 quando la Commissione vorrà fissare l’udienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo la Regione Toscana che già con la legge n. 47 del 5 agosto 2009 aveva sospeso le procedure elettorali di tutti i Consorzi, di fatto inibendone la potestà impositiva, è stata costretta a emanare una nuova legge “balneare” n. 47 del 5 agosto 2010 confermando la sospensione delle elezioni dell’ostinato Consorzio aretino e nominando però questa volta un Commissario straordinario per lo svolgimento solo dell’ordinaria amministrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Commissario straordinario ha quindi sostanzialmente “recepito” il precedente Piano di classifica già approvato in carenza di potere dalla Commissione provvisoria e, sulla base di questo, ha emanato altri 47.370 avvisi di pagamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutta questa convulsa iperattività impositiva serve solo a mantenere artificialmente in vita un Ente che sostanzialmente duplica le competenze della Provincia e che la Regione Toscana intende abrogare o riformare profondamente, come ha stabilito già con la legge n. 47 del 2009 e come ha ribadito nuovamente con la legge n. 47 del 2010.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi non contestiamo la necessità della manutenzione dei canali di scolo delle acque piovane, riconoscendone l’utilità nell’interesse generale.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi contestiamo il metodo della moltiplicazione di Enti e società che si sovrappongono e duplicano costi e tasse a carico dei cittadini nelle more di un profondo riordino della materia da parte della Regione.</p>
<p style="text-align: justify;">E contestiamo l’inesistenza del beneficio diretto e specifico che la maggior parte dei proprietari di immobili riceverebbero dall’attività del Consorzio.</p>
<p style="text-align: justify;">Inesistenza che non giustifica contributi “di massa” come quelli richiesti dal Consorzio aretino.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione riteniamo che i costi della manutenzione dei corsi d’acqua, se rispondono ad un interesse generale debbono gravare sulla fiscalità generale ed essere esercitati dagli Enti territoriali che già ci sono.</p>
<p style="text-align: justify;">Se poi corrispondono anche ad un interesse specifico di quei proprietari che ricevono un beneficio diretto dall’attività di manutenzione, il contributo di bonifica deve essere pagato solo ed esclusivamente da questi ultimi, così come prevede la legge.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo vuole la legge se applicata senza forzature e questo direbbe anche il buon senso che non sempre ispira chi ci amministra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Unione Nazionale Consumatori</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Comitato di Arezzo</strong></p>
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		<title>Trasporti locali: Provincia e Comune di Arezzo annunciano lacrime e sangue</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 22:36:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Armao</dc:creator>
				<category><![CDATA[Difesa dei Consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[Tiemme Spa]]></category>
		<category><![CDATA[tlp]]></category>
		<category><![CDATA[trasporto pubblico locale]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.arezzopolitica.it/2010/09/08/trasporti-locali-provincia-e-comune-di-arezzo-annunciano-lacrime-e-sangue/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/09/autobus-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="autobus" title="autobus" /></a>L’Unione Nazionale Consumatori di Arezzo segnala che all&#8217;orizzonte ci sono aumenti delle tariffe dei trasporti pubblici locali e taglio delle corse.
Provincia e Comune di Arezzo hanno deciso di operare fin da subito con una riduzione dei servizi pari a 470.000 chilometri di corse, 100.000 dei quali nel capoluogo. La diminuzione dei servizi è pari al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4910" title="autobus" src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/uploads/2010/09/autobus.jpg" alt="autobus" width="341" height="256" />L’Unione Nazionale Consumatori di Arezzo segnala che all&#8217;orizzonte ci sono aumenti delle tariffe dei trasporti pubblici locali e taglio delle corse.</p>
<p>Provincia e Comune di Arezzo hanno deciso di operare fin da subito con una riduzione dei servizi pari a 470.000 chilometri di corse, 100.000 dei quali nel capoluogo. La diminuzione dei servizi è pari al 4,8% del totale, mentre l&#8217;aumento delle tariffe è pari al 6%.Tagli e aumenti tariffari però potrebbero arrivare al 40% dal prossimo anno.</p>
<p>E’ quanto hanno ribadito in un incontro con i sindacati che si è tenuto venerdì scorso in Comune, gli Assessori Perferi della Provincia e Banchetti del Comune di Arezzo.</p>
<p>Gli Assessori hanno declinato ogni responsabilità di queste misure dicendo che a causa dei tagli a livello nazionale saranno costretti a effettuare incrementi tariffari e a ridimensionare il servizio.</p>
<p>Riteniamo che prima di tagliare i servizi locali, utilizzando l&#8217;alibi dei tagli nazionali, bisognerebbe puntare all&#8217;efficienza. Non crediamo che l&#8217;incremento delle tariffe e il taglio delle corse siano l&#8217;unica misura possibile: in realtà dovrebbe essere attuata come estrema ratio e invece viene applicata come prima misura, senza che si spieghi come mai si arrivi a questo, senza aver fatto altro.</p>
<p>E, per colmare la misura, la provincia di Arezzo è stata l’unica, tra quelle della Toscana del Sud, che ha annunciato lacrime e sangue. Le altre province sono forse più virtuose? Sanno forse amministrare meglio i soldi dei cittadini? Forse si.</p>
<p>Ci deve essere un recupero di efficienza. Se pensiamo agli sprechi delle amministrazioni locali, sicuramente c&#8217;è la possibilità di agire per una maggiore efficienza sul piano dell&#8217;organizzazione dei servizi. Per non parlare del piano industriale della Tiemme Spa che prevede lauti profitti per i Comuni, magari mascherati.</p>
<p>Invece è stata annunciata la sola volontà di voler fare aumenti, o comunque la giustificazione del perché non si cercano soluzioni alternative non è stata, di fatto, data.</p>
<p>Siamo polemici in questo senso: non si arriva a misure del genere senza prima aver cercato di fare tutto il resto. Da anni si parla di un&#8217;integrazione a livello di trasporto pubblico locale, e tutto questo, che sicuramente porterebbe risparmi ed efficienza, non avviene. Nonostante gli assessorati alla mobilità.</p>
<p>Si cerca di fare cassa e basta? Si cerca di creare disagi per danneggiare l’immagine del governo nazionale e quindi per puro calcolo elettorale? Non si sa, ma nulla di queste misure ha a che fare con l&#8217;efficienza del servizio e con il rispetto per i cittadini.</p>
<p><strong>UNIONE NAZIONALE CONSUMATORI<br />
COMITATO DI AREZZO</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Via Crispi 23, 52100, Arezzo<br />
info@consumatori.arezzo.it<br />
www.consumatori.it<br />
Tel. 0575/354514<br />
Cell. 338/4161455<br />
Fax 0575/370161</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://www.arezzopolitica.it/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share"/></a> </p>]]></content:encoded>
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