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“L’urlo liberale” di Giannino nella tempesta italiana

GIANNINOdi Federico Mugnai- Mentre ci troviamo in guerra e Monti tenta di tenere il timone della nostra nave, circondato dagli irresponsabili politici del nostro Parlamento, come in una comica finale si stanno riformando le tifoserie di ultras tra gli irriducibili berluscones e antiberluscones. Non sono bastati agli italiani 18 anni di stupido scontro tra berlusconiani e antiberluscnoiani, mentre il nostro debito pubblico e la nostra spesa pubblica rispetto al Pil aumentavano, le tasse crescevano e il nostro Paese perdeva ogni giorno credibilità internazionale. Nella crisi economico-finanziaria e sociale che sta sconvolgendo l’Europa e soprattutto i Paesi mediterranei, in Italia in sintonia con la tragicommedia che affligge questo Paese si assiste all’ennesimo annuncio di Silvio Berlusconi di una sua candidatura alle elezioni 2013.La crisi fa riemergere gli istinti bestiali dell’uomo, soprattutto quando mancano le speranze, non si intravede la luce in fondo al tunnell; ma la crisi è anche un’opportunità per cambiare questo sistema marcio che noi italiani abbiamo creato, acconsentendo questa politica che ha fallito, non ha nemmeno la dignità di chiedere scusa, di ammettere i propri errori, ma ha la sfacciataggine di ripresentarsi con nuovi look, ma con le stesse inesorabili tare condite da tanta irresponsabilità e follia. Per fortuna c’è una zona grigia, responsabile che al gioco “tanto peggio, tanto meglio” non ci sta, magari disorientata, magari afflitta dalla sfiducia nei confronti della classe politica, ma che non si arrende davanti allo squallore che la circonda. In mezzo a questa palude che Grillo sa descrivere con la sua comicità, la sua grinta e forse la sincera voglia di spazzare via questo sistema marcio, sta emergendo una figura competente, liberale e di grande onestà intellettuale come Oscar Giannino. Economista, giornalista e conduttore radiofonico di Radio 24 con la trasmissione “Nove in punto”, Giannino da mesi ha saputo intercettare molti tra i delusi dell’esperienza berlusconiana, quelli che avevano creduto nella Rivoluzione liberale tanto sbandierata e attesa invano, ma anche coloro che chiedono rinnovamento e da anni aspirano che persone competenti ed oneste sostituiscano l’attuale classe politica. Solo con la crisi, Giannino poteva emergere: soltanto adesso si sente la necessità di sapere le cose che la politica ci ha nascosto per troppo tempo, raccontandoci le favole, riempiendoci di quelle belle parole, di quegli annunci lasciati poi nel cassetto, prendendoci in giro e trattandoci, riprendendo una famosa parola usata spesso dallo stesso Giannino come sudditi e non cittadini. Non è un caso se la trasmissione “Nove in punto” risulta essere una delle più ascoltate in Radio, perché Giannino è percepito come un segno di discontinuità non solo rispetto ai politici, ma anche rispetto alla stampa, ai telegiornali e ai media in generale che parlano della crisi europea e italiana difendendo sempre certi poteri o partiti e dimostrando una partigianeria di fondo intollerabile in un momento critico come questo. Oggi abbiamo bisogno di capire a fondo la salute delle nostre finanze pubbliche, di capire le dinamiche che ci hanno portato a questo disastro, di conoscere insomma lo stato di salute di quel paziente cronico chiamato Italia. Ma Giannino è anche una speranza politica per i liberali e liberisti sparsi in Itaia, per chi non sostiene Monti, non capendo “la logica della situazione”, ma anche per chi lo sostiene, ma che al dilà della stima per il Presidente del Consiglio, vorrebbe tallonare il suo esecutivo sul fronte liberale, un fronte troppo scoperto e addirittura non rappresentato dagli attuali partiti che difendono invece le corporazioni, le varie clientele, gli ordini professionali e le infinite sacche di potere statale che ci oprrimono. Come scrive “Il Foglio”, Giannino  “è un intellettuale coi fiocchi devoto a quell’occidente che nell’estremismo delle libertà coniugate con l’autoritarismo identitario ha trovato un contravveleno alla sua non scontata lassitude. poco. In tempi di crisi lancinante e di conflitto sociale, di regola sono le culture antisistemiche a ingrassare nei consensi. Come la Grecia, anche l’Italia sta danzando sull’orlo del crepaccio finanziario; ma, a differenza di Atene, qui da noi non proliferano i partiti-nostalgia veterostalinisti come l’ellenico KKE. Qui da noi germoglia invece una sedizione organizzata contro il tassator cortese Mario Monti, una rivolta dichiaratamente in competizione con il ritorno ai fondamentali del sogno liberale berlusconiano, un’impresa a modo suo donchisciottesca e indispensabile di cui l’eccentrico Giannino condividerà meriti, successi e mulini a vento con il più compassato Luigi Zingales e altri volenterosi teorici dell’imperativo “meno Stato, meno spesa, meno tasse”.” Ma la domanda da porsi è principalmente una: sarà in grado Giannino e gli altri liberali a lui sodali ad includere una visione di insieme che non si riduca soltanto agli aspetti economici-finanziari, ma che contempli anche il Welfare, la Giustizia, i diritti civili e soprattutto stabilire un orizzonte per l’Europa di oggi e domani? E’ su questa domanda che si scontra l’affermazione o meno del movimento di Giannino & Co; se sarà un vento nuovo temporaneo, una brezza liberale nella tormenta della crisi oppure una marea che assieme ad altre forze responsabili potrebbe cambiare il volto dell’Italia, scongiurando un declino annunciato e riportandola nei giusti binari dell’onestà, della correttezza e della responsabilità, virtù che da troppo tempo abbiamo lasciato per strada.

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