19 giu, 2012
Grecia, l’Europa è di chi sa vedere lontano
di Redazione- Tra cantori delle “magnifiche sorti e progressive” dell’Euro e detrattori che ribattono “l’Euro sarà nel lungo periodo il futuro dell’Europa, ma sul lungo periodo si è tutti morti”, il voto di ieri in Grecia favorevole ai partiti europeisti, ci ha restituito parte della fiducia e della speranza persa in queste settimane. Sembra proprio che la storia dell’Euro sia la stessa del bicchiere, mezzo pieno o mezzo vuoto, a seconda dei punti di vista. Indubbiamente, il catastrofismo, la paura del futuro, con i mostri e gli incubi complottasti che esso genera è alimentato dalla circostanza che una simile situazione (Euro, moneta Unica in uno spazio politico sui generis come l’UE) non ha precedenti nella storia. Ma questo, come facevano notare domenica pomeriggio i commentatori del voto greco a Sky Tg24, costituisce al contempo un’incognita, ma anche un’opportunità: il nuovo,l’emergenza costringe a trovare soluzioni, stimola l’immaginazione. Comunque, tutto questo deve indurci alla prudenza prima di abboccare alle sirene catastrofiste: in fondo, diceva, la crisi greca ha partorito il fondo salva stati, il fiscal compact facendo fare passi avanti al processo di unificazione prima imprevisti. Io non credo alle “magnifiche sorti e progressive”, ossia a coloro che vedono la storia incamminata verso il progresso … L’importante e’ che l’UE non resti immobile. Il vero rischio, quindi, non è l’Euro, ma la paralisi del progetto europeo, i contraccolpi di vieto “nazionalismo” e di chiusura nei confini nazionali (in termini di Welfare e di spesa pubblica) cui può andare incontro una politica europea stanca, priva di immaginazione e di coraggio. Perché se sono i mercati a produrre il caos, tocca poi alla politica cercare di ripristinare l’ordine o crearlo su nuove basi. Al momento, le soluzioni che si profilano con la Francia neosocialista di Hollande e con altri emuli specie italiani (Bersani) lascia pensare che parte dell’Europa si stia attrezzando a rispondere alla crisi percorrendo sentieri già trascorsi: accettare la politica di pareggio di bilancio come alibi per tornare domani a spendere; né più, né meno come è stato concepito l’Euro negli anni ’90: parentesi di rigore, per tornare poi all’allegra finanza. Questo è il vero pericolo oggi per l’Europa, che torni a volare quel senso di stracchezza, quel decadentismo, quell’assenza di progettualità, che la invase tra dopo Versailles e che, insieme al marasma della Seconda Guerra Mondiale, trascinò nell’oblio la Germania hitleriana e l’Italia mussoliniana. Da questo punto di vista il Patto atlantico degli Alleati vinse perché riuscì non solo a sconfiggere le forze dell’Asse, ma vinse perché risultò molto più convincente, riuscendo ad incarnare una speranza per il futuro per molte persone, prefigurando una prospettiva chiara e tangibile su come sarebbe stata la geopolitica mondiale a conflitto finito. Senso della prospettiva che mancò all’Asse allora, e che mancano anche oggi in molte classi dirigenti europee. Attualmente, nonostante abbondino gli antieuropeisti, i nostalgici della liretta e del ritorno agli Stati Nazione, questi laudatores temporis acti mancano completamente di una visione, di un progetto che vada oltre la sopravvivenza dell’oggi, forse del domani, ma mai del dopodomani. Vedi solo protesta chiassosa, condita dalle solite sparate contro gli ebrei, le banche, la massoneria e tante altre cose del genere. Dall’altra parte c’è invece (più flebile che in passato) la volontà di costruire un’Europa federale, un’Unione europea federale, una prospettiva tangibile che può guardare al futuro con rinnovata speranza. Il voto greco va in questa direzione, segnando una controtendenza rispetto ad Hollande e soci. Da oggi, l’Europa è più forte; da oggi la canea del “pensiero unico anti-europeista” spezzata.