10 giu, 2012
Mario e il sisma
di Giorgio Frabetti- Può darsi che sbagli, che sia dietrologo, ma certo con il terremoto in Emilia in questi giorni non si sono solo aperte delle faglie per così dire telluriche, ma anche … politiche. Almeno così io interpreto la polemica sul monito della Commissione Rischi, che, col placet del premier Mario Monti, ha pubblicato un rapporto molto preoccupato e preoccupante che non esclude (teniamo ferma questa parola per non procurare allarme) altre scosse, specie tra Finale Emilia e Ferrara. Lungi da Noi qualsiasi considerazione geologica; ma che ci sia qualcosa di strano e di anomalo in questa vicenda, lo si comprende scorrendo le dichiarazioni rilasciate dal Prof. Enzo Boschi, una vera Autorità in fatto di sismologia: “O c’e’ il pericolo concreto e allora si agisce, evacuando, o non c’e’ e allora e’ inutile dire bischerate perche’ cosi’ diventa sempre piu’ difficile per le persone colpite ricominciare“. Sante parole! Ma se quello che vado dicendo potrà servire a smorzare l’allarme per possibili future scosse (che gli scienziati danno come non prevedibili), a me resta la forte impressione che, come già in altre occasioni (vedi L’Aquila), sul terremoto si stia imbastendo una polemica che ormai sembra travalicare la problematica intrinseca del sisma, per investire l’intero Governo e la persona del premier in particolare. Non posso, nè voglio entrare nel merito tecnico del dossier della Commissione Grandi Rischi, mi limito a verificare come la notizia è stata lanciata nei giornali di oggi (Repubblica, in primis): grande è il risalto (in termini giornalistici si direbbe “ricalco”) della notizia che il dossier sarebbe stato divulgato per ordine del premier. Difficile sottrarsi all’illazione: i giornalisti, mettendo evidentemente in conto il “procurato allarme” che oggettivamente la notizia determinerebbe (e ha poi determinato) sulle popolazioni colpite dal sisma, mettono in conto che i lettori addebitino a Monti questo “allarme”. Purtroppo, i giornalisti sanno che i lettori non sono fini esegeti e non vanno certo per il sottile nell’esegesi quando c’è il sisma e … la “paura fa novanta” (specie dopo le impreviste scosse a Ravenna-Cervia e a Belluno-Pordenone). Difficile che l’effetto di mettere “in cattiva luce” il premier non sia stato messo in conto, non sia stato calcolato. Come è difficile sottrarsi all’illazione che questa polemica sia sorta all’indomani delle nomine RAI di Monti: nomine probabilmente tecniche e di non altissimo profilo, ma che verosimilmente hanno messo in allarme la Corporazione della Stampa, della TV e della Comunicazione, che non è stata in alcun modo consultata nelle nomine. Si sa questi sgarbi nell’Italia dell’eterna concertazione sono sgarbi gravi, che si pagano: la polemica sul sisma ne è il prezzo politico-mediatico? Non è possibile rispondere con certezza. Certo, non è da adesso che i terremoti decidono la sfortuna dei politici: il terremoto dell’Irpinia del 1980 segnò la sfortuna politica della DC, che si vide sfilare (dopo 45 anni di ininterrotta permanenza) la Presidenza del Consiglio a favore del Repubblicano Giovanni Spadolini; nel gennaio 1985, per un’errata previsione di un terremoto nell’area della Garfagnana (che portò a centomila sfollati … per nulla), il Ministro della Protezione Civile Giuseppe Zamberletti fu indagato per procurato allarme; il terremoto dell’Aquila è una polemica continua. In Italia, le cose vanno così, i terremoti, dalla crosta terrestre, si trasferiscono sul fronte politico: è una speciale legge sismica valida solo per l’Italia che ci auguriamo che i sismologi prima o poi ci chiariranno.