12 mag, 2012
Il ciclone grillino nell’ “Italia anno zero”
di Giorgio Frabetti- Non facciamoci troppe illusioni: il voto al Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo è un voto della disperazione e avvicina sempre di più all’Italia scenari di guerra civile.Il movimento dilaga e gli elettori non possono intendersi (almeno in questa tornata) in libera uscita: non abbiamo motivi di credere che gli elettori si faranno scrupoli nel confermare anche al ballottaggio i candidati sindaci grillini. Siamo al vuoto di potere; siamo al tragico della politica, quando, ovunque ti volti, sei al … salto nel buio. Bando alle ipocrisie, in questo momento, non serve fare nè i tifosi, nè i detrattori di Grillo; amor fati, occorre. La situazione è tragica e impone scelte radicali. Potremmo dire (come detto tante volte nel sito), i partiti facciano quadrato attorno ai moderati, ai soggetti istituzionali e legalitari; potremmo invocare una nuova solidarietà nazionale dal PD, al PDL, all’UDC che blocchi le Estreme. Ieri avremmo detto questo, ma oggi … Non per essere disfattisti, ma con tutta la buona volontà e coerenza, rischieremmo di fare la fine di Giolitti e Salandra che nello scorcio 1924-25 (novelli Davide contro Golia) pretendevano di deporre Mussolini: due gatti, isolati nella falange di deputati fascisti! E ormai, PD, PDL e UDC sono a questi livelli come numeri … Siamo al vuoto di potere. Il voto di oggi è l’espressione coerente della “crisi di regime” che stiamo attraversando: lo abbiamo detto una settimana fa, che siamo l’eterna Italia dei Clientes. Come nell’antica Roma, quando il sistema delle sovvenzioni e delle assegnazioni pubbliche entrava in crisi, la lotta politica si incrudeliva. E come nell’antica Roma, siamo alla divisione tra Ottimati (Palazzo) e Plebe. Grillo novello Gracco? Novello Silla? Novello Giulio Cesare? Aldilà del ridicolo che tali paragoni sollevano, certo Grillo può apparire come una specie di “tiranno” in pectore dei tempi moderni. Mi raccomando, amici grillini, non fraintendetemi, non sto dando del Duce o dell’aspirante Dittatore al vs. Beniamino! Nell’antichità, i “tiranni” erano gli homines novi, quelli che entravano nelle Magistrature a furor di popolo e senza essere passati per la cooptazione e per il cursus honorum riservato alle classi dirigenti tradizionali. Immancabilmente, si giungeva alla guerra civile, quando tali figure si affacciavano sullo scenario politico dell’antichità: la Casta, gli Ottimati difendevano con i denti i loro privilegi e non esitavano a ricorrere a mezzi poco ortodossi (non necessariamente cruenti) per far fuori i leaders emergenti. Mutatis mutandis questo processo è avvenuto con la discesa in campo di Silvio Berlusconi nei primi anni e il leader della Fininvest di allora (che non era la patetica maschera di oggi) era ben consapevole dei rischi che correva: “Andranno a frugare nel mio passato, nelle mie carte -si sfogava con gli intimi- e diranno che sono mafioso”. Detto questo, però, occorre maturare nei confronti del movimento grillino un atteggiamento adeguato: che non può essere nè quello della pura e semplice rimozione (come incautamente ha mostrato di fare martedì scorso il Presidente Napolitano), nè quello di una acritica e spesso strumentale alleanza, come mostra di fare in alcuni centri il PDL per impedire le vittorie al ballottaggio dei candidati sindaco in difficoltà. A parte qualche rilievo sulla coerenza di questi Pidiellini che ieri tacciavano di eresia le liste civiche di Sara Giudice e chi, come i Sottoscritti, le sosteneva, occorre partire dalla massima consapevolezza della gravità della situazione. Siamo in guerra civile: guerra civile in Europa con l’Euro, guerra civile (incipiente) in Italia con le prime recrudescenze di terrorismo a sfondo classista (vedi gambizzazione del Dirigente dell’Ansaldo); come antidoto alla guerra civile, occorre armarsi di sano e lucido amor fati. Non ha del tutto torto Beppe Grillo quando dice “Dovete ringraziarmi che c’eravamo noi, sennò si affacciavano alle elezioni i nazisti come in Grecia”. Fossimo in lui, però, andremmo cauti nel pretendere facili titoli di “custodi della Costituzione”, perchè il movimento è cresciuto troppo, e troppo in fretta e probabilmente Grillo non è ancora consapevole di chi e di cosa ha davvero imbarcato. Nell’immediato assisteremo (questo è lo scenario più probabile) ad un appannamento della leadership grillina, e forse una sfasatura tra il leader e i singoli dirigenti, un pò come avvenne all’indomani delle elezioni del 1921 e del patto di pacificazione tra Mussolini e le Squadracce d’assalto (di cui il futuro Duce prevedeva un prossimo assorbimento, che in effetti non ci fu). La sorte del movimento grillino, nell’immediato, è affidata alla base, ai militanti e lì si proverà il valore del movimento. E può venire fuori di tutto. E’ evidentemente qui che il Palazzo aspetta Grillo al varco per regolare i suoi conti e assestargli il colpo definitivo. Ne siano consapevoli i grillini, su cui incombe una prospettiva carica di ombre e di incognite: il Potere non concederà loro sconti, ne chiederà solo la marginalizzazione e l’emarginazione, non farà ostaggi. Ma si sa, quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. Ci piace credere che il voto sia davvero l’alba per provare una nuova classe dirigente nell’anno zero della Politica italiana. Una classe dirigente, provata dalle lotte e dall’amministrazione quotidiana, aliena dagli snobismi e gli estetismi fin qui affettati (wi-fi, ambientalismo etc.). Saprà questa classe dirigente farsi carico del reale “vuoto di potere” che si va profilando? Saprà agire come vera custode della Costituzione e della moralità pubblica? Una sola cosa è certa: una simile opportunità si offre oggi, domani (e forse dopodomani) non si presenterà più. O la va, o la spacca, non c’è altro da dire.
@Luca Concedo che l’espressione “grillini” può essere imprecisa. Concedo che la rappresentazione di Grillo-leader può essere forzata e lo è ancora più oggi con il movimento in piena e tumultuosa evoluzione. Ma la mia linea interpretativa è valida: siamo alle guerre degli Ottimati contro la Plebe. Salutoni.
Ma i grillini giocano a fare i politici o sono capaci di fare sul serio? Sono una carnevalata goliardica di protesta o una legione agguerrita capace di marciare su Roma e di espugnarla? Questo, Fabio, è la domanda che tutti in Italia si stanno facendo sul Movimento Cinque Stelle. Compreso il Sottoscritto. Ciaoo
Questo articolo mi lascia perplesso.
Condivido il concetto che il gioco si fa duro e bisognerà essere in grado di sostenere gli attacchi su tutti i fronti da parte di chi non sarà certo lì disponibile a farsi togliere il giocattolo da mano.
Ma noi neanche lo vogliamo nostro, il giocattolo: lo vogliamo dare ai cittadini. Il nostro obiettivo è solo, ed esclusivamente, quello.
Al contempo, fa sorridere che si bollino come snobismo ed estetismo addirittura l’ambientalismo? Nell’ambiente ci viviamo, è la nostra casa. A difesa dell’ambiente, e per la perfetta integrazione con esso, noi siamo nati, cresciuti e pure candidati.
Alzi la mano chi non è ambientalista! Ed ora tutti quelli che hanno alzato la mano, cortesemente escano fuori e vadano via da questo pianeta.
Ancora non lo avete capito? leggete un po qui per cortesia, non siamo “I Grillini” prima capirete questo prima parlerete con cognizione di causa del MoViemnto 5 Stelle.
http://www.tizianodesimone.it/2012/05/08/non-siamo-grillini/