9 mag, 2012
La nuova “guerra civile” dell’euro. Grecia, Hollande e dintorni
di Federico Mugnai e Giorgio Frabetti- La vittoria di Hollande in Francia e il boom di voti fatto registrare da Marine Le Pen, le tensioni in Grecia dove dalle elezioni escono a pezzi i partiti europeisti, schiavi della potenza e prepotenza dei vari estremismi di destra e sinistra, l’avanzare del Movimento 5 stelle di Grillo in Italia, sono tutti sintomi dell’incertezza sul destino dell’Europa. L’Europa è nel marasma. Da un lato, la crisi politica greca è destinata ad acuirsi e non è detto che il Paese riesca non solo a mantenersi nell’area Euro, ma a tutelare la propria democrazia; e non è da escludere un ritorno al potere di forze autoritarie e antidemocratiche di destra o sinistra. Dall’altro, nuovi focolai si sono già accesi in Francia, in Spagna e anche in Italia, con sfumature differenti, ma con un comune denominatore: l’antieuropesmo. In mezzo, Hollande, nuovo Presidente francese, figura grigia, ma che suscita grande speranza presso i socialisti di tutta Europa, il cui successo è la cartina di tornasole delle principali aspettative di politica economica degli elettori europei. Certo, Hollande non è antieuropeista, solo è un europeista … anni 90, cui piacerebbe mantenere l’attuale assetto burocratico della Ue, “il grande Stato” che da lontano dirige i vari Stati, considera i cittadini europei dei sudditi e non degli individui liberi, con la ricetta economica vecchia e logora ( e causa della crisi del debito pubblico e quindi della crisi europea) del “tassa e spendi”, dell’aumento della spesa pubblica per attivare la crescita. Ciò complica il quadro, perché non è così netta la demarcazione tra Europa e Anti-Europa, digradandosi ogni posizione in mille sfumature, non necessariamente riconducibili al radicalismo comunista o neonazi di Grecia, ad esempio. Certo, ciò indebolisce il fronte europeista. Un umore di fondo comunque si coglie: il passatismo monetario, il desiderio di tornare alla vecchia monetazione, ai vecchi Stati Nazione, cancellando così l’Europa come entità monetaria e politica. Ma proprio questo oggi è la causa prima dei problemi attuali. Abbiamo vissuto quasi un decennio con una moneta unica e tutti i vari Stati dell’Ue che continuavano ad esercitare indisturbati la loro sovranità nazionale, decidendo le proprie politiche economiche e sociali, magari con avvertimenti o strigliate provenienti da Bruxelles, ma comunque con una libertà di azione praticamente illimitata. E’ pur vero che l’Unione Europa è nata dall’intento di più Stati, ma è anche giusto sottolineare come l’Ue sia stata tradita da quegli stessi Stati che non hanno saputo rispettare le regole dei vari Trattati. E’ così che nella crisi finanziaria del 2007-08 l’Europa è entrata nella tempesta, e oggi non è un caso che proprio i Debiti Sovrani, i Debiti di questi Stati imprevidenti siano oggetto della tempesta speculativa. Lo spread tra btp, bonos spagnoli, titoli greci e Bund tedeschi sono il riflesso anche della gigantesca differenza di qualità della classe politica tra i vari stati Ue e quella tedesca, al di là degli schieramenti politici. La lezione è semplice e terribile: chi in questo decennio dalla nascita dell’euro ha aumentato ulteriormente la spesa pubblica per riattivare l’economia privata (vedi Spagna, Italia, Francia e soprattutto Grecia e Portogallo) è stato punito; chi come la Germania ha scelto la via del rigore, del pareggio di bilancio, dell’abbattimento della spesa pubblica per tenere basso il livello del debito e abbassare le tasse per imprese e famiglie, ne esce premiato. Bando comunque alla tedescofobia. figlia dell’invidia, dell’esasperazione per la crisi economica, per le politiche di austerità imposte dall’Europa (leggasi Germania). Certo, l’euro forte è una moneta che soprattutto per l’esportazione ha aiutato la Germania, a scapito soprattutto di Italia e Francia, ma resta indubbio che la leadership della Germania in Europa non è dovuta solo alla supremazia economica. Certamente, oggi che la Germania si impone per l’Europa come modello di Paese virtuoso, il modello tedesco è avvertito come una pesante imposizione, che addirittura nel caso greco ed italiano comporta il prezzo della sospensione della democrazia con Governi tecnici. La battaglia ruota attorno a tre temi principali: rapporto tra governance europea e democrazia, ruolo degli stati Nazione e dell’Europa e infine il dibattito tra rigore e spesa pubblica. Cosa c’è da imparare dalla lezione tedesca? Innanzitutto, che le illusioni degli anni ’90 dell’Euro funzionale ad una ripresa della spesa pubblica è un’illusione; il ricevere benefici dall’Euro senza pagare il dazio di ulteriori sacrifici è una tragica illusione. Come è illusione alleggerire le tasse, senza tagliare la spesa pubblica, con uno spread sul Debito Pubblico in rialzo. Il nuovo fronte della Politica Liberale quindi passa l’appoggio alle misure di austerità, di rigore e di taglio della spesa pubblica che la Germania ha imposto all’Europa, denunciando le illusioni del neosocialismo e del neo statalismo ormai sempre più “Euro-scettico”. In secondo luogo, una nuova Politica Liberale deve essere consapevole che la crisi finanziaria si combatte soltanto rafforzando la governance economica, fiscale e finanziaria europea. Serve un’Europa politica, con un Parlamento che sia espressione dei vari popoli, con un Presidente europeo votato dai cittadini che indichi la strada da percorrere per l’Europa, che sia portavoce di tutti gli Stati membri. Serve un’Europa federata, dare vita agli Eurobond e agli Stati Uniti d’Europa, lasciando ad ogni Stato la fetta di sovranità sufficiente per gestire solo alcune questioni economiche e sociali, cui cedere parte della nostra sovranità nazionale all’Europa per non essere schiacciati dalla forza degli Usa ad Ovest e dall’emergere della Cina e della Russia ad Est. Non sappiamo francamente i tempi e gli sforzi che questa operazione richiederà affinchè si realizzi, perché le forze conservative sono ancora molto forti. Siamo comunque ad un bivio; in pratica siamo in mare aperto, in mezzo ad una bufera e non sappiamo quale sarà l’approdo. Certo, una cosa è certa: i Padri Costituenti non volevano vedere l’Europa consumarsi (come ora) in una nuova (e non dichiarata) “guerra civile europea”.