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Il ‘grande flop’ del “Grande Fratello”: dalla Tv deficiente alla Tv Intelligente?

grande_fratellodi Giorgio Frabetti- Dove sono andati a finire i tempi in cui non si parlava d’altro che di Grande Fratello? La trasmissione-evento del XXI Secolo che, bene o male, ha rappresentato un’epoca ed ha lanciato la sconcertante epoca dei reality, sconvolgendo apertamente la sintassi e la grammatica televisiva pare proprio condannata ad un declino inarrestabile e senza rimedio.Per la prima volta da dodici edizioni il Grande Fratello, in emorragia di ascolti, potrebbe chiudere i battenti anzitempo. Stando a “Vero Tv”  ”da indiscusso campione di ascolti, la casa di Cinecittà si è trasformata all’improvviso nella meno spiata dagli italiani, tanto che la sua chiusura potrebbe essere anticipata a marzo”. Alessia Marcuzzi, la presentatrice minimizza: ”Ci sono abituata è successo anche l’anno scorso, quando è partito bene e poi ha avuto un calo fisiologico in concomitanza con il programma di Fazio e Saviano. Quest’anno c’era Fiorello e noi non siamo ma andati sotto il 14% di share. La verità? Non mi sono mai davvero preoccupata, so che le persone da casa hanno bisogno di tempo per affezionarsi ai ragazzi”. Sarà vero, ma il calo esiste ed è imbarazzante: senza la concorrenza spietata dello show ammazza-ascolti di Fiorello “Il più grande spettacolo dopo il week-end”, il programma che è riuscito a raccogliere al massimo 4 milioni di spettatori e il 15 % di share. Il Grande Fratello ha partorito glorie effimere, emblemi di “supercafoneria” italica contemporanea come Miriana, come Salvo il Pizzaiolo; ma è stato anche un trampolino di lancio per discrete carriere artistiche, come è stato per Pietro Taricone e Luca Argentero. Già si discute su Facebook, sui giornali sul significato dell’evento: secondo alcuni, il fatto è da interpretare come segno di una maturata sensibilità del pubblico giovanile. Diagnosi abbastanza risibili e patetiche che fanno il paio con le patetiche telecronache dei Ns. giornalisti sulle Giornate Mondiali della Gioventù, divenute nella topica televisiva il ‘refrain’ stucchevole della “bella gioventù” volenterosa, pulita e acqua e sapone, tanto declamata in Tv, quanto assente e invisibile socialmente. Il Grande Fratello è stata l’apoteosi di due grandi tendenze sociali, prima che televisive: innanzitutto, la logica del “tanto basta apparire” in Tv per avere successo; anche a costo di fare una scorreggia, anche a costo di apparire seduti sulla “tazza”, come nel celebre film di Luis Bunel Il Fantasma della libertà (1974), profetica raffigurazione dei paradossi di una società consumistica avviata ad esaltare la corporeità, la sensualità, l’esibita propensione ad esternare ogni emozione, anche la più irritante e urtante, fino al punto da invertire i canoni del comune senso della privacy, del pudore (non solo sessuale). Qualcosa ci dice che queste tendenze non stanno certo morendo con Il Grande Fratello: la fortuna di Facebook che non stenta a declinare sta lì a dimostrare che questa cultura è viva e operante e non servono grandi analisi per comprenderlo. L’impressione più fondata è che il declino del Grande Fratello faccia parte della storia e della dialettica televisiva, dove la ripetizione degli stessi format genera sazietà e stanca facilmente il pubblico che viene così facilmente indotto a cercare altri lidi, che per altro non mancano nell’ampio spettro dell’offerta mediatica. Ma è arduo dire che sia in atto una conversione del popolo televisivo dalla “Tv deficiente” (celebre e arguta definizione di Franca Ciampi dell’attuale Tv) alla “Tv intelligente”. La Tv non conosce formule, che non conosce alcuna classicità stilistica questa è proprio la Tv, legata per eccellenza non alla “mediazione creativa” (sia pure nella forma minimalista del format), ma è legata all’immediatezza, alla tendenza del pubblico di identificarsi con personaggi, situazioni. Facile a dirsi, difficile a farsi: cos’è che fa scattare questa alchimia, questa scintilla? Non si sa: può essere una catastrofe, un terremoto, la puttanata di Berlusconi, una centrale nucleare che scoppia … Questo è il bello della Tv, il bello della diretta, come diceva Gianni Minà, dove l’imprevedibilità domina sovrana; e dove la prevedibilità uccide i programmi: come successo al Grande Fratello.

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