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Ombre su Monti

montidi Giorgio Frabetti- Governo a termine o governo di fine legislatura? Questi i nodi gordiani della trattativa per la formazione di un Governo che, nonostante le consultazioni-lampo di domenica, appare meno “fatto” di quanto sembrava all’inizio. In realtà, mai come ora la connotazione “politica” del costituendo Governo Monti sembra sospesa al “fattore tempo”. Chi pone la questione del “governo a termine” pone una subordinata tecnicamente e costituzionalmente coerente:  nessuno, infatti, può negare che in Parlamento esiste una maggioranza di centrodestra (per quanto ormai non più assoluta, ma relativa). Una maggioranza, che, per di più, deriva dalle elezioni e dal premio di maggioranza. Per quanto non ci siano ancora “regole scritte” che impongano la scelta dell’Esecutivo, in caso di crisi, nel perimetro della maggioranza che ha vinto le elezioni, è comunque chiaro che, onde evitare di esasperare la conflittualità politica, è bene evitare Ribaltoni. Governi con partiti dell’opposizione, come il PD, dovrebbero essere limitati a circostanze eccezionali, come l’attuale crisi economica. Senonchè, questa posizione, pur tecnicamente ineccepibile, sta “incartando” in modo assai rilevante Mario Monti sulla via di Palazzo Chigi. E’ evidente, infatti, che chi, come Di Pietro e Berlusconi, chiede uno stretto vincolo di programma al Governo, più che un termine, pone una pesante “condizione” politica al costituendo Governo Monti, che lo renderebbe di fatto subordinato. Alla fine, quindi, sarebbero Berlusconi e Di Pietro i principali azionisti del Governo, il quale, in questa prospettiva, finirebbe con il fare la parte del “cattivo”, di quello che fa le “riforme lacrime e sangue”, precostituendo a Silvio e Di Pietro una discreta cambiale elettorale: questi due soggetti, infatti, avrebbero gioco relativamente facile per scendere in campo in elezioni anticipate contro la “macelleria sociale”. Monti oggi ha chiaramente rifiutato queste briglie al collo e ha tempestivamente provveduto a prefigurare un diverso orizzonte temporale, rivolto alla fine legislatura. Senonchè, qualcosa lascia intendere che questa presa di posizione del Premier incaricato sia meramente tattica e forse sia un bluff: perchè a nessuno può sfuggire la coloratura politica che con questa scadenza (pur temporalmente certa) il Governo acquisirebbe: il Governo, a questo punto, sarebbe un Ribaltone a tutti gli effetti! Evidente a chi giova questa eventualità, all’asse PD-UDC, i quali hanno tutto l’interesse a che  il Governo assuma questa caratura, in moda da riempirlo di altri contenuti (vedi legge elettorale). Un modo per PD e UDC per cercare di compensare gli elettori (e la CGIL, oggi sul piede di guerra) per il prevedibile massacro sociale cui portera’ la politica del ‘vincolo esterno’. A questo punto, sara’ molto difficile provare che il Governo sia solo d’emergenza e non sia anche una ‘prova generale’ per un nuovo centrosinistra PD-UDC. Cosa diventerà il Governo allora? Sarà tecnico? Politico? O cos’altro? Non è semplice rispondere a questo punto, ma certamente il fattore-tempo sta pesando in modo decisivo nella formazione del Governo Monti, intorbidando non poco la favola del “Governo tecnico”, destinato a rapida formazione e al di sopra dei partiti. Ogni giorno, ogni ora che passa può spostare l’esile confine del costituendo Governo Monti dal tecnico al politico, con un’azione di erosione progressiva. Erosione già evidente nell’improvviso cambio di toni dello stesso Quirinale; pronto a garantire fino a sabato un governo pronto per lunedì mattina (in tempo per “salutare” i mercati), e che ha dovuto rettificare proprio ieri sera il (probabile) termine finale di formazione del Governo in una settimana. Infatti, se davvero la settimana fosse il tempo necessario a Monti per addivenire ad una lista di ministri, si dovrebbe e potrebbe nutrire qualche dubbio sulla sua reale natura “tecnica”: il veloce tempo di formazione si addice senz’altro ai Governi tecnici (in pochissimo tempo, infatti, nacquero i Governi Ciampi e Amato), non ai Governi politici (i quali, ove non precostituiti dalle elezioni, richiedono complesse negoziazioni politiche). Può comunque darsi che questa sia la prima “nemesi” che cade addosso a chi si illudeva che, complice il Governo tecnico, sarebbe caduta qualunque remora per il “teatrino della politica”. In ogni caso, per Monti la strada del Governo è tutt’altro che in discesa e tutt’altro che scontata.

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