13 nov, 2011
PDL, finchè Monti non vi separi
di Giorgio Frabetti- Tattica o no, la divisione che sta passando nel PDL sull’ipotesi di sostegno o meno al Governo post-berlusconiano Monti sta dividendo il partito, prefigurando scenari di scissione e di resa dei conti forse senza precedenti nel panorama del centrodestra italiano. L’ipotesi scissione è la più probabile ed è convalidata dalle posizioni divaricate tra i “falchi” (Sacconi, Gelmini etc.) e le “colombe” (Stracquadanio, Frattini, Scajola etc.); le une chiuse ostinatamente all’ipotesi di una partecipazione PDL al Governo Monti, l’altra disponibile. Finora il premier uscente Silvio sta cercando di giocarsi “tatticamente” una specie di “terza via”: agitare ipotesi Alfano o Dini (pur prive di prospettive reali) è il tentativo di gestire questa fase di inevitabile decorso verso il “governo di larghe intese” un ruolo più aggressivo e dinamico da “azionista di riferimento”, capace di influire sui temi cari del centrodestra come la patrimoniale etc. Un tentativo per lanciare un estremo argine a tutela dell’unita’ del centrodestra (specie verso la sponda leghista). Su questa difficoltà di sintesi politica, però, pesa come un macigno la provenienza istituzionale delle varie fazioni interne al PDL: l’area dei Ministri uscenti (Brunetta, Sacconi, Matteoli, Gelmini, con l’eccezione pero’ di Frattini) è l’area più aggressiva e contraria a scenari diversi dalle elezioni anticipate; l’area parlamentare, invece, pare la più orientata alla collaborazione. Ed è una divaricazione, a Ns. modesto giudizio, destinata a pesare nel senso dell’ingovernabilità del partito, il quale verosimilmente crollerebbe appena incassata la fiducia (anche la più risicata) del Governo Monti. Al punto in cui siamo arrivati, infatti, è la base parlamentare il punto debole del PDL: una base parlamentare profilata su personaggi di secondo o terzo piano, destinati a funzionare come semplici bottoni per votare la fiducia al Governo, pensata per garantire la durata quinquennale dell’Esecutivo stesso, diventa oggi una truppa allo sbando. Abituata cioè alla Governo-Dipendenza, questa base parlamentare non può che sentirsi orfana, quando il loro premier-patron cade. Già adesso i “cambi di casacca” nell’ambito dei parlamentari di centrodestra sono clamorosi: già fu clamorosa la fuga dei “clienti” Carlucci, Stracquadanio. E’ la solita storia: quando la nave affonda, i sorci scappano (su questa zavorra parlamentare avvertimmo già dal maggio del 2010 con il Ns. articolo E Fini non si dimette …). A mio avviso, un simile processo di disintegrazione è destinato ad accrescersi una volta insediato il Governo Monti. Se poi per Berlusconi e il PDL comunque ci sara’ una seconda ‘chanche’ non è dato saperlo. Qualcuno mormora che l’opposizione al Governo Monti di Sacconi, Brunetta e Matteoli, degli esponenti che fin qui hanno incarnato l’anima più “socialista” e “statalista” del centrodestra pidiellino, possa prefigurare uno spostamento di Berlusconi per così dire “a sinistra”; ovvero possa portare Silvio a cavalcare per un’estrema rivincita temi populistici anti-euro (non diversamente fatto al passato), forse appropriandosi di certe tematiche oggi ad appannaggio di economisti, politici e pubblicisti di Sinistra. Tutto può essere, ma certamente, anche accettata questa (non inverosimile, ma futuribile) prospettiva, si apre per Silvio un periodo di non breve opposizione, a condizioni, però, nettamente mutate dal passato. Nel 1996, quando Silvio passò all’opposizione per una legislatura, c’era pur sempre un’economia in crescita e un ceto medio florido; oggi c’è la prospettiva di una lunga recessione e di una crisi strutturale dei ceti medi. Qualora Silvio (o per lui il PDL) ritenesse di cavalcare questo tipo di protesta, le prospettive di risalita sarebbero comunque oltremodo incerte. Anche se Silvio (o il PDL) iniziasse a vestire i panni dell’Indignados (o simili), su questo versante troverebbe troppa concorrenza: Di Pietro, Lega, Vendola (sulla concorrenza Di Pietro-Berlusconi rinviamo alla Ns. analisi La sindrome regressiva della transizione italiana del 03/01/2010 su questo sito). In ogni caso, la campagna elettorale di Silvio alle prossime elezioni non sarebbe assolutamente quella passeggiata che fu il “cambio di testimone” tra Ulivo e centrodestra tra il 1996 e il 2001 (pomposamente denominato “traversata nel deserto”). Comunque si guardi le cose, e’ certo che sull’epoca Berlusconi sta proprio scendendo (e per sempre) la parola “fine”.