11 nov, 2011
“I soliti idioti”. Ovvero la dittatura dei supercafoni
Redazione- Ogni epoca segnata da catastrofi ha avuto il suo contraltare comico. Passato il disastro di Waterloo, esplose il successo del Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini; dopo la Prima Guerra Mondiale, esplose il Gianni Schicchi di Giacomo Puccini. Dopo la crisi del 1929, esplosero Stanlio & Ollio. Dopo la crisi dello spread italiano e l’alluvione di Genova, esplose … I Soliti Idioti! Sabato sera, nonostante il clima mite, l’Uci Cinema di Arezzo era piena. I miei amici avevano scelto quella pellicola, perché a loro avviso ci si poteva fare due risate e passare quindi una serata in allegria. Male m’incolse la scelta! Film praticamente senza trama: parolacce, volgarità, idiozia diffusa, l’unico, monotono leit-motiv. Che voglia di abbandonare la sala dopo 20 minuti, dopo l’ennesimo intercalare “dai cazzo”, che (per farmi intendere dal pubblico più colto) è un po’ mutatis mutandis come il “tema di Scarpia” nella Tosca, se mi è consentito il paragone! Solo per rispetto dei miei amici ho resistito, facendo dentro di me ogni sorta di “buoni propositi” di andare la prossima volta al cinema previa informazione, senza seguire gli altri come una pecora al macello. Certo, non si può fare gli schizzinosi e snob e far troppo pesare alla compagnia quanto sarebbe stato meglio leggere un buon libro a casa propria, piuttosto di assistere ad un supplizio cinematografico simile. Non c’è nulla da fare i film demenziali sono come il Saint-Honorè, il Profitterol, un prodotto delicato, che non puoi improvvisare: a volte sono anche carini .“Mr Bean”, fa ridere perché il classico idiota calato in mezzo a persone normali. Viceversa, ne I Soliti idioti era l’intero film costituito da idioti, finanche le comparse. Si perde l’effetto comico del contrasto e tutto affoga in un piattume avvilente e sconfortante. Tutto finisce per ovattarsi, omologarsi e una noia incredibile affiora nello spettatore: ogni scena diventa prevedibile, ogni nuova sequenza appare una semplice ripetizione aggiornata di quella precedente. Il brutto di certi film è che producono assuefazione nel pubblico: il pubblico non fa più caso all’uso delle parolacce, alle scene scabrose, all’uso poco edificante dei corpi di donna, alla distorta visione padre-figlio. C’è una tragica e inquietante assuefazione all’indecenza pubblica! La sala era piena di ragazze, donne e uomini adulti, perfino di bambini! Ma dov’è un barlume di spirito critico? Siamo davvero così cafoni? A quanto pare si. Siamo magari capaci di scendere in piazza per sostenere la cultura, il teatro, il cinema d’autore e poi ci scopriamo ignoranti, maleducati, e ci riduciamo a vedere pellicole di infimo livello come “i soliti idioti”. Davvero è questo il cinema che dobbiamo difendere dai tagli? L’anno scorso Mario Monicelli si tolse la vita, dopo essersi a lungo tormentato per un’Italia che aveva perso il gusto del bello, dell’arte, del cinema impegnato. Povero Mario: il tuo sacrificio non è servito a niente!
Ma sta zitto….questo film sdrammatizza su problemi sociali e visto che anche tu 6 nella societa pensaci e fatti 2 risate!!!!