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Con gli ’slogan’ non si fanno le riforme. I mille perchè dei fischi del PD a Matteo Renzi

renzidi Giorgio Frabetti- Non è così impossibile comprendere il motivo dei fischi a Matteo Renzi, Sindaco di Firenze, alla manifestazione del PD a Piazza S. Giovanni a Roma. Il cuore sta nelle dichiarazioni del tutto eterodosse (ma lucide) da lui espresse via Facebook, via Twitter e poi sul Corriere della Sera ieri; crediamo sia doveroso riportare un ampio stralcio di questo intervento. “Oggi abbiamo bisogno dell’Europa e dell’aiuto della comunità internazionale. Ma per ottenerlo dobbiamo dimostrare di essere credibili, dobbiamo meritarlo. Non siamo più nelle condizioni di salvarci da soli, ma se la nostra classe dirigente s’impegna ancora un po’, possiamo affondare da soli. Non è un problema di formula, dal governo tecnico alla responsabilità nazionale: la vera sfida oggi è parlare il linguaggio della verità. Ci sono alcune cose da fare, ora. Non tra un anno, non tra dieci anni. Adesso. Vanno dette e vanno fatte, senza incertezze. Se il governo ha un sussulto di dignità, Berlusconi fa un pacchetto di proposte serie, le porta in Aula e le fa votare. Poi, d’intesa con il Quirinale, annuncia ai cittadini (e ai mercati) che nel 2012 si vota e lui non si ricandida. Dopo che Zapatero ha fatto un’operazione analoga lo spread tra noi e la Spagna è passato da negativo a 118 punti base. I mercati, dunque, non hanno avuto paura delle elezioni. Hanno paura di chi non fa niente, di chi vivacchia, di chi va avanti a pernacchie come qualche
ministro sempre più imbarazzante o a letterine d’intenti buone solo per Babbo Natale. Ma se ciò non accade anziché invocare un governo tecnico anche l’opposizione deve dire che cosa ha in testa. L’idea di appoggiare un esecutivo che si limiti a mettere balzelli straordinari senza affrontare i problemi strutturali fa tremare i polsi: significherebbe commissariare la politica senza cambiare le politiche. Per me sarebbe inaccettabile. La nostra parola d’ordine è l’equità sociale? Allora il centrosinistra non abbia paura di intervenire sulle pensioni, subito, senza incertezze, senza rinvii al 2036 e contestualmente detassare per i primi tre anni il lavoro dei neoassunti (…)Un pacchetto di provvedimenti che abbia la funzione di liberare l’Italia, una sorta di angioplastica istituzionale che stasi e sblocchi, subito. Perché lo status quo è quanto di più ingiusto ci sia. E uno schieramento di centrosinistra non può essere progressista nel nome e conservatore nelle scelte. Gli italiani sono persone serie, sono persone perbene. Se vengono chiesti sacrifici – e se qualcuno da l’esempio tagliando i propri privilegi – gli italiani ci stanno”. L’intervento di Renzi ci colpisce anzitutto perchè interseca molte proposte già avanzate dal Ns. sito: innanzitutto, Renzi sdogana il “mantra” che l’emergenza debba essere gestita esclusivamente da un Governo non berlusconiano. Renzi dice: “Berlusconi faccia le riforme e poi vada al voto”. Una proposta che, peraltro, il Ns. sito, aveva esplicitamente avanzato all’indomani del disastroso voto sul rendiconto del bilancio, allorchè invitammo il premier a formare un “governo in formato ridotto”, magari con astensioni incrociate di Lega e Terzo Polo, per realizzare le riforme più urgenti richieste dalla UE per poi andare immediatamente al voto.  L’analisi di Renzi ha dalla sua il realismo: perchè avventurarsi necessariamente in una crisi di governo, che sarebbe necessariamente al buio, data l’assoluta inesistenza di una maggioranza alternativa? Una valutazione lucida solo che si pensi che anche Stefano Folli ne Il Sole 24 Ore di venerdì ha parlato del Governo e dell’Opposizione come “due debolezze”. Una posizione, per altro, su cui nel Ns. sito abbiamo convenuto almeno nell’articolo di giovedì scorso, mettendo in guardia i lettori dal vedere nel Governo Tecnico post-berlusconiano la panacea di tutti i mali, la ricetta risolutiva per stabilizzare il Paese: finita l’eventuale esultanza della caduta del tiranno, verrebbero infatti al pettine decisioni impopolari, e non è garantito che la Sinistra, affetta com’è da conservatorismo sindacale, sia in grado di garantire una copertura riformatrice adeguata agli standard decisamente radicali richiesti dalla UE. E qui casca l’asino della Sinistra, toccata in un nervo scoperto, toccata nel “tallone d’Achille”, proprio quando, ritenendo prossimo il Ribaltone di Berlusconi, si apprestava a realizzare un potente successo d’immagine, la “cacciata del tiranno”. Purtroppo, i fischi a Renzi registrano un livello di immaturità e pochezza politica del PD che, oltre a confermare le Ns. valutazioni al riguardo, è tanto più tragica e inquietante, perchè lancia luci sinistre e oscure sul “dopo Berlusconi”. Se caduto Berlusconi l’arbitro del post-berlusconismo deve propio essere questo partito, siamo proprio messi male: l’emergenza, tanto conculcata da Bersani nel suo discorso di S. Giovanni, non si gestisce con gli slogan e le frasi fatte: con gli slogan e le frasi fatte, il Paese resta nel pantano della recessione, dei corporativismi; con gli slogan e le frasi fatte non si fanno le riforme. Questa è la lezione da trarre dalle parole di Renzi e dai fischi contro di esse da parte della base del PD.

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