3 nov, 2011
Italia: a quando un ‘referendum’ sull’Europa? Lettera aperta al Presidente Napolitano

di Giorgio Frabetti- Caro Presidente Napolitano, consenta a me, umile cittadino, di esprimere le mie forti riserve sulle iniziative che sta intraprendendo per garantire la “coesione” dell’Italia avanti le politiche europee. Non sono certo a negare la bontà delle sue intenzioni, certamente lodevoli, ma il “metodo”: l’idea che l’Italia si possa stabilizzare sommando un numero più ampio possibile di forze in Parlamento. No, Presidente Napolitano, c’è poco da fare, una maggioranza per le riforme UE non c’è; nè è il caso che Ella comprometta la Sua Autorevole posizione. Le larghe convergenze si possono chiedere a politici di alto profilo, non certo a dei manutengoli del Palazzo come Bersani, Berlusconi, Vendola, Di Pietro, Casini e Fini, che pensano solo ai sondaggi e alla popolarità. Vuole forse che la Presidenza della Repubblica esca a ossa rotte, come ai tempi del settennato di Scalfaro? Si ricorda il “Governo Dini”? Unico “governo del Presidente” della Ns. storia Repubblicana, abbandonò presto la sua veste istituzionale divenendo “cavallo di Troia” del prodismo. Fu il governo dei veleni, per le Finanziarie “lacrime e sangue”, per le vicende giudiziarie del Ministro Mancuso e simili. Non possiamo permetterci il logoramento della Presidenza della Repubblica in un momento tanto difficile. Con questo Parlamento, frutto del Porcellum di un maggioritario male inteso che premia le Estreme e il loro potere di ricatto sulle coalizioni, non ci si può aspettare “coesione”: da chi ha agito fino adesso nel teatrino mediatico dell’Estremismo, da chi ha finora seguito un copione di posizioni intransigenti verso gli avversari, non ci si può aspettare la disponibilità per “larghe intese”. Finchè le “larghe intese” vengono invocate “contro” Berlusconi tutti sono d’accordo; ma quando si dovrà iniziare con un ipotetico nuovo governo a governare, allora si dovrà adottare l’agenda UE. Davvero i partiti sono disponibili a mettere la faccia in un Esecutivo destinato ad adottare misure impopolari, su pensioni, mercato del lavoro, tasse? Per quale motivo PD, UDC e simili dovrebbero ingoiare l’ “amaro calice” della “coesione”, ora che mancano meno di due anni dalle elezioni? Inutile nascondersi dietro un dito: le “larghe intese” sarebbero un vero ”suicidio politico”. Nè è un caso che Di Pietro, alle prime avvisaglie di fattibilità del “Governo post-berlusconiano” ha subito messo le mani avanti, dissociandosi preventivamente. No, Signor Presidente: Berlusconi, Bersani, Casini, Di Pietro, Vendola e Fini non sono Andreotti e Forlani che, scoppiata la Waterloo di Tangentopoli, ebbero almeno la dignità di farsi da parte. A questi Signori, fu possibile chiedere prove di “coesione” specie ai tempi del Governo Ciampi, in nome di Maastricht e della moneta unica. Altra epoca, altri personaggi: quando la politica non era schiava dei sondaggi e del marketing; quando la Consociazione si misurava non solo nell’affarismo da Sottogoverno, ma anche in visioni progettuali ampie (per quanto discutibili o a posteriori fallimentari). No, Signor Presidente, questa politica plebiscitaria può essere ridotta alla ragione soltanto in un modo: costringendola ad un referendum sull’Europa; ovvero costringendola, in elezioni anticipate a chiedere ai cittadini stessi il voto sulle politiche europee che essi ritengono utili. Forse solo lo spauracchio di un voto, su cui pesa il “salto nel buio” di una avanzata enorme delle Estreme, forse solo con lo spettro di una decimazione elettorale di PD e PDL (i principali partiti “governativi”), forse solo con lo spauracchio della catastrofe economia e sociale di un nuovo 1929, la classe politica può ritrovare la dimensione reale delle proprie responsabilità, aldilà del vuoto marketing politico. Si confrontino in modo trasparente non tanto le posizioni Destra-Sinistra, quanto chi vuole un “governo di responsabilità” e di chi non lo vuole, chi ritiene necessario salvare l’Euro con il pareggio di bilancio di Tremonti, ovvero ritiene utile praticare soluzioni alternative (default argentino? O altro?). Questo per me è il vero referendum sull’Europa che l’Italia deve intraprendere: non il voto demagogico chiesto da Papandreu ai Greci, quanto elezioni anticipate dedicate a questi temi. Certo, mi rendo conto delle obiezioni possibili: non sarebbe meglio procedere prima ad una riforma elettorale? Non è forse realistico il pericolo che, con elezioni anticipate, possa nascere un Governo monstrum Vendola-Bersani-Di Pietro? Le domande sono quesi retoriche. Certo, non possiamo nasconderci l’utilità di procedere ad un’adeguata riforma elettorale. Ma dobbiamo fare test di realismo e prepararci alla non peregrina eventualità che il sistema politico sia talmente paralizzato, da non riuscire nemmeno a produrre questa pur indispensabile riforma! Prima che con la riforma elettorale, comunque, prima che con la matematica parlamentare, l’instabilità politica che incombe sull’Italia (abbiamo parlato martedì di “rischio Belgio”) si può fronteggiare davvero solo sfidando apertamente la logica plebiscitaria e demagogica dei partiti italiani, sfidandoli nella difficile (e per alcuni impossibile) impresa di proporre soluzioni concrete. E pare che il “castigamatti” possa funzionare proprio: il precedente Di Pietro almeno pare andare in questa direzione. Non possiamo comunque sottrarci dal dovere di mettere alla prova i Masnadielli della Ns. politica inchiodandoli alle loro responsabilità, una volta per tutte. Prima delle “larghe intese”, serve un referendum sull’Europa: in altre parole, le elezioni anticipate sotto la “spada di damocle” del crac e del default possono essere un utile e possibile rimedio, per quanto estremo, per riportare alla realtà la politica, per punire i demagoghi e per favorire chi nella classe politica lavora davvero per la “coesione”. Dal caos, può nascere l’ordine, Caro Presidente Napolitano.
Padronissimo di non gradire e condividere i miei pezzi, mica sono Montanelli. Se Lei crede di dare un contributo più costruttivo al dibattito, nessuno Le impedirebbe di esprimersi su questo sito (possibilmente utilizzando il Suo nome e cognome). Cordialità.
Allora utilizzi il termine “discussione pubblica”, non referendum! Questa retorica di bassa lega non aiuta di certo ad instaurare un clima di discussione costruttiva.
Sarebbe interessante sapere chi e’ questo “Costituzionalista” che lancia il sasso coprendosi volto e faccia e per di più senza aver compreso nulla del mio modesto intervento. Quando invoco un “referendum” sull’Europa non invoco un plebiscito extra-istituzionale, ma un dibattito pubblico più’ serrato sull’Europa. Si rilegga il mio testo, e “filtri” (Costituzionalista) i suoi pensieri, prima di esprimerli. Il mio non e’ un ammonimento; e’ un consiglio. Cordialita’
Ma Lei si rende conto delle cantonate immani che ha scritto qui?
Ha mai letto la Costituzione? Ha presente, in particolare, l’articolo 75 in materia di Referendum?
Glielo riporto per aiutarLa nell’apprendimento, così eviterà di sparare scempiaggini di questa portata:
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Art. 75.
1.È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
2. Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.
3. Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.
4. La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.
5. La legge determina le modalità di attuazione del referendum.
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Il comma due non ha bisogno di tante spiegazioni. Alcuni stati europei prevedono un passaggio referendario su materie come trattati. Da noi sono espressamente vietati. Scrivere a Napolitano, chiedendo un referendum sull’Europa oltreché incostituzionale come presupposto, porrebbe il Capo dello Stato in violazione aperta del suo ruolo, rendendolo passibile di attentato alla Costituzione!
Questa riflessione vale da ammonimento: ci son già tanti che sparano idiozie senza capo né coda… iniziamo a porvi un filtro!