1 nov, 2011
Rischio Belgio per l’Italia
di Giorgio Frabetti- Quella che è appena trascorsa sarà ricordata come la settimana horribilis del Governo Berlusconi e dell’Italia: gli sberleffi di Merkel-Sarkozy verso Berlusconi; i fermi richiami UE sulla crescita all’Italia, la crisi di governo sfiorata per il veto della Lega sulle pensioni di anzianità; il negoziato UE su cui comunque incombono le opposizioni di CGIL-CISL-UIL (più per motivi politici che di sostanza) e le riserve della Lega, pronta a far “saltare il tavolo” se si torna a parlare di pensioni e di tasse; le dichiarazioni del Ministro del Lavoro Sacconi su una possibile recrudescenza brigatistica; la sortita del PM antimafia Ingroia al Congresso PdCI, che rilancia fosche prospettive di uso politico della funzione giudiziaria e preannuncia un altro caso De Magistris; lo spread sui titoli di Stato che schizza in alto; la disoccupazione cresciuta in ottobre rispetto a settembre. Pare un bollettino di guerra, un bollettino di disgrazie. L’impressione è che l’Italia e il Governo siano stretti in una morsa da cui pare difficile uscire. Diffusa è la convinzione che senza un passo indietro del premier, l’attuale situazione di stallo non può sbloccarsi. In particolare, l’ipotesi di dimissioni del premier, comunque, mai come in questa fase ha trovato diffusione negli ambienti stessi della maggioranza, complice la lettera anonima degli 11 parlamentari PDL che hanno invocato un Governo di centrodestra con l’UDC, senza Berlusconi. Scenari realistici? Chiariamo subito un assunto: da anni, in Italia, è il Debito pubblico il vero arbitro della politica italiana, quello che decide la fortuna di questa o di quella coalizione. Dal debito dipendono troppi settori della società civile italiana ed è evidente che la questione dello spread non è solo una questione matematica: se il debito italiano costa troppo sul mercato, ciò significa nuove tasse. Corsi e ricorsi tra finanza e politica: questa situazione finanziaria ucciderebbe qualunque cavallo di razza della politica italiana. Che vada su Berlusconi o vada su Bersani, Vendola, poco o nulla cambierebbe. E del resto, l’opposizione sa benissimo che governare in queste condizioni la logorerebbe fatalmente e, nonostante gridi alle dimissioni, non ne vuole sapere di succedere al Governo. Certo, questa situazione di tempesta finanziaria e recessione può finire e allora la situazione politica ne beneficerà; ma nessuno può oggi escludere che questa situazione di stallo economico e politico possa anche durare a lungo. Personalmente, non credo al rischio brigatismo paventato da Sacconi. Non si può escludere una recrudescenza degli scontri di piazza, certo, specie se la crisi dovesse incrudelire, ma consideriamo che i Centri Sociali non sono le BR. Inoltre, la previsione di Sacconi potrebbe elidersi facilmente, nel caso in cui, dopo nuove elezioni (verosimilmente a breve) dovesse andare al Governo la Sinistra vendoliana, del tutto digiuna e ignara di problemi di governo. Non esisterebbe regalo migliore di un Governo Di Pietro-Vendola-Bersani alla causa del voto moderato! No, il problema per l’Italia non sono le BR. Il vero pericolo dell’Italia è che l’instabilità al vertice dello Stato si consolidi e si cronicizzi fino a configurare una situazione tipo quella Belga, con strisciante secessione delle Regioni del Nord. Non illudiamoci: Bossi ha capito che la causa della secessione sta tornando popolare e sta maturando un rendimento politico, che ben può contenere le divisioni e le rivalità che attualmente stanno attraversando il partito. I pericoli per il Governo Berlusconi, quindi, non nascono dai confini esterni dell’opposizione, ma dai confini interni della maggioranza. E’ evidente che Bossi ha compreso che è tornato il “suo” momento: è chiaro, quindi, che il Senatur stesso quando dice “decido io sulle sorti del Governo” parla con ragione di causa.