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Giovani indignati,amate e trasgredite!

giovani gmgdi Federico Mugnai- Trasgredite, giovani, ma non conformatevi. D’accordo, le violenze dei black block non ci sono piaciute sabato 15 ottobre in Piazza S.Giovanni; ma nessuno nega a voi giovani, il diritto di rivendicare una vita più piena e dignitosa. Cari indignados, avreste dovuto essere l’avanguardia di una nuova epoca che sta fiorendo ed invece siete schiavi di ideologie arretrate e decadenti. Sì, perché i problemi dei giovani non si riducono solo al Debito che cancella il Welfare; alla necessità di un “reddito di cittadinanza”, a rispondere cioè alla crisi sociale con più Welfare e più Stato, ovvero con più … Debito! No, cari indignados avete “cannato” tutto. Nel Vs. socialismo, non vi siete accorti che solo combattendo per un radicale “cambio di paradigma” esistenziale, la generazione giovanile può davvero uscire dallo stato di minorità civile in cui versa. Abbandonate nostalgie, abbandonate il socialismo: come insegnava Nietszche in Umano Troppo Umano, il “paternalismo di Stato” del socialismo non fa che rendere il cittadino un’eterna pedina del sistema, un eterno minorenne, bisognoso di protezione e incapace di iniziativa. Sì, Indignados: voi che proclamate ai quattro venti che volete “riappropriarvi” degli spazi che vi sono negati (dalla piazza, sabato scorso, alle Banche etc.), voi dovete rendervi conto che c’è un solo spazio decisivo in cui si gioca la battaglia giovanile: lo spazio della libertà. Ma la libertà nell’accezione migliore dei Vs. ascendenti, quella che esigeva non solo lotta, ma anche sacrificio materiale se necessario; quella che non si illudeva di trovare prima o poi lo Stato-mamma di quella Società Opulenta che, ahinoi (o per fortuna) non può tornare più. Dove è il vostro coraggio? Dovete prendere atto che è finita l’era della vita facile, del posto di lavoro fisso, dell’utopia dell’Università per tutti. Basta con la retorica del “tutto a tutti”. Ma sono anche finite le “magnifiche sorti e progressive” del liberismo, del “sogno americano” del benessere infinito: benessere drogato dalla finanza creativa e speculativa (crollata miseramente il 13 settembre 2008). Si, Signori, la generazione di oggi è per chi è disposto a “cavalcare la tigre” delle avversità con spirito piratesco di sfida, con lo spirito un po’ nicciano, un po’ adolescenziale di chi “dice sì alla vita” e alle sue necessità, quando è in gioco la causa della libertà. Non è possibile essere giovani protagonisti dell’oggi, senza mettere in conto il rischio che l’attuale momento storico presenta: il rischio della sofferenza (diciamocelo apertamente), del rimboccarsi le maniche. Mettiamoci bene in testa che oggi è un eroe colui che ai tempi della secolarizzazione rinuncia ai beni materiali futili ed aspira a mettere su famiglia, magari accontentandosi di poco. Solo così si inverte quel perverso paradigma della “Società Opulenta” che rende Voi giovani perenni schiavi, perenni pedine di giochi altrui; solo invertendo questo paradigma, si può uscire dall’attuale spirale di crisi socio-economica: pochi figli, troppi anziani, poche ore di lavoro e troppo tempo libero. Questa è la fotografia impietosa dell’Italia, dell’Europa e dell’intero Occidente, cari indignados. D’accordo criticare e protestare contro la plutocrazia che si diverte ad aumentare i prezzi dei generi di prima necessità o a mettere in crisi interi Stati con spostamenti massicci di liquidità, giocando con milioni di famiglie, con il loro lavoro e la loro vita; d’accordo, che occorre arginare certi aspetti di questo capitalismo. Il punto è riuscire a dare prospettiva ai giovani, al Vs. movimento, a noi stessi: non basta richiedere diritti; occorre mazzinianamente recuperare la dimensione dell’adempimento dei doveri. Basta fare i bamboccioni e gli eterni pantofolai! Siate folli e affamati come diceva Steve Jobs. Si folli, ma non facendo uso di violenza, bruciando auto, compiendo atti vandalici, ferendo le forze dell’ordine e cosa ancor più vergognosa mandando in frantumi una statuetta in porcellana della Vergine Maria. Siate folli come lo furono i ragazzi del 1899 che si sacrificarono per l’Italia, come Salvo D’acquisto che per salvare centinaia di innocenti dalle rappresaglie dei tedeschi si autoaccusò di un attentato non commesso e fu fucilato dai nazisti etc. Trasgredite e protestate sì, ma avendo chiara che la protesta del XXI secolo è ben diversa da quella del XX: resistere, soffrire, fare sacrifici implica una battaglia di civilità, prima che di “nuovi diritti”. Eppure, non c’è altra strada per rinascere dalla crisi economica e morale dell’intero Occidente.

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