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Silvio tra le “comari”

848-silvio-berlusconi-thumbdi Giorgio Frabetti- D’accordo, la prova fiducia è superata. Ma come lo chiamate voi un Governo, dove il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti e il Ministro dello Sviluppo Franco Romani litigano, paralizzandosi reciprocamente? Così è stato giovedì, alla vigilia della fiducia sul Decreto Sviluppo. C’è modo e modo di definire una crisi politica: c’è quella che si conclama nei numeri del Parlamento, ma c’è quella (virtuale) che si conclama nella paralisi dell’azione di Governo, per la conflittualità tra le componenti: e tra i Ministri Economici! Il Governo avrà pure la fiducia; ma certo le condizioni di disagio e conflittualità che si sono conclamate, nulla hanno mutato dello stato d’animo che ha portato l’Esecutivo allo scivolone sul voto di assestamento del bilancio. Come era irrealistico pretendere dal Governo Facta (che dice e si disdice sullo “stato d’assedio”) alla vigilia della marcia su Roma una prova di forza contro il fascismo, così oggi è irrealistico pensare che sia questo Governo di “comari” a poter fronteggiare efficacemente la crisi economica e la speculazione internazionali. Spadolini nel 1982, anche dopo ottenuta la fiducia, si dimise per un’analoga questioni di “comari”, ovvero per il celebre contrasto tra Beniamino Andreatta  e Rino Formica, rispettivamente  Ministro del Tesoro e delle Finanze: evidentemente, Spadolini sapeva che un Governo con tali divisioni, se fosse andato avanti, sarebbe stato uno zombie, cui nessuno avrebbe dato retta. Non è realistico (ed è rischioso) pretendere da Silvio le dimissioni: può però pretendere un ridimensionamento della conflittualità tra le sue comari. E’ evidente che un rimpasto si impone, a livello dei vertici dei Ministeri economici: quali pedine muovere e come muoverle, compete a Silvio saperlo. Noi sappiamo solo che l’Italia non può permettersi ulteriori perdite di tempo.

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