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Ma la “sommossa” degli ‘indignados’ non gioverà al Governo

848-silvio-berlusconi-thumbdi Giorgio Frabetti- Non è peregrino, nè accademico chiedersi quali riflessi potranno avere sulla tenuta dell’Esecutivo avvenimenti come quelli di sabato. Si sa, i fatti di “ordine pubblico” rivestono sempre un’importanza straordinaria per decidere la fortuna o la sfortuna dei leader e dei regimi politici: pensiamo alla portata delle proteste degli indignados di Spagna che hanno virtualmente “rovesciato” il Governo Zapatero, impedendone la rielezione. Ora, contrariamente alle più facili previsioni, io sono convinto che fatti come quelli di sabato agevoleranno il cambio a Berlusconi (il famoso “rinnovamento”), anzichè fermarlo. Una previsione apparentemente bizzarra e contraddittoria: ci si aspetterebbe, infatti, che, in presenza di sommosse e di rivolte “di Sinistra”, i Governi (specie di destra) dovrebbero uscirne rafforzati; si presume, infatti, che, quando ci sono sommosse, i moderati e ben pensanti fanno quadrato attorno al Governo di Destra, il quale facilmente può apparire l’unica garanzia d’ordine contro una Sinistra invece chiassosa e piazzaiola. In realtà, nulla convalida questa tesi: ad esempio, ai tempi del “biennio rosso”, le sommosse e gli scioperi non stabilizzarono il potere (per altro periclitante) dei vari Giolitti, Salandra, Orlando, ma accelerarono il decorso del “nuovo ordine” mussoliniano; così ai tempi della Prima Repubblica, le stragi di mafia del 1992-93, invece di aiutare il CAF (come Andreotti si aspettava, vedi Torrealta, La Trattativa, Editori Riuniti, 2002), accelerarono la svolta del sistema politico verso il bipolarismo e la Seconda Repubblica. Ci teniamo a precisare questi aspetti, davanti ad una pubblicistica politica di centrodestra nella quale serpeggia la convinzione che il caos economico e sociale (e adesso di ordine pubblico) alla lunga lavorerà a favore del Governo, determinando una naturale e fisiologica tendenza di elettori moderati, delusi e sfiduciati, a tornare all’ovile berlusconiano (magari “turandosi il naso”). Una simile lettura può essere anche vera in determinati casi, ma deve essere valutata con massima attenzione e prudenza. Ad esempio, anche ai tempi del “biennio rosso”, Giolitti & co. erano convinti che il conflitto sociale e la stessa esplosione fascista si sarebbero “normalizzate” e che alla fine l’elettorato benpensante avrebbe continuato a premiare la stessa classe dirigente moderata; ma questa previsione non si rivelò realistica, perchè sottovalutarono la voglia di “novità” degli elettori e la capacità di Mussolini e del fascismo di proporsi come Alternativa. Allo stesso modo, oggi, nulla, nemmeno gli ignomignosi fatti degli indignados di Roma, “lavorano” necessariamente per lo status quo politico. Forse al momento attuale non ci sono Mussolini; scontata l’improponibilità per i moderati della Sinistra e di Casini, ci sono, comunque, alcuni nomi che, ancora timidamente, si stanno proponendo come “alternativa moderata” a Berlusconi, tra cui soprattutto Montezemolo. Chi ci dice che dopo i fatti di Roma la propaganda “nuovista” di Montezemolo non conosca un “salto di qualità”? Magari intercettando l’esasperazione e la voglia di nuovo degli elettori, specie dei ceti medi? In fondo, soccorre il parallelismo storico dell’ascesa berlusconiana: il quale sbancò gli avversari proponendo la sua candidatura alla Guida del Paese in un momento di assoluto caos. Comunque, non si creda che intendiamo concedere aperture di credito a Montezemolo: semplicemente, ci teniamo ad ammonire chi nel centro destra è convinto che se “Maometto (gli elettori) non va alla montagna (il centrodestra), la montagna andrà da Maometto”: ovvero che la maggioranza riuscirà a vincere le prossime elezioni, imponendosi comunque per forza di inerzia sugli elettori moderati, bruciando a priori ogni alternativa. A certi livelli, l’instabilità e il caos, invece, diventano propellenti del “nuovismo” e dei cambiamenti politici (Tangentopoli docet). Il punto è comunque un altro: non creda il centrodestra di potersi giovare dell’inerzia degli elettori moderati per vedersi confermato anche alle prossime elezioni. Lavori bene, e lavori sodo per il bene dell’Italia: e gli elettori saranno riconoscenti.

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