16 ott, 2011
Indignados, una Manifestazione-Vergogna
di Giorgio Frabetti- Abbiamo ancora negli occhi lo spettacolo vergognoso dei black-block che devastano blindati della polizia, vetrine e quant’altro. Roma 15 ottobre non è stata un’altra Genova 2001, ma certo 70 feriti tra manifestanti e forze dell’ordine è nel suo piccolo un bilancio di guerriglia urbana. Intendiamoci: ogni volta che in Italia, in Europa, nel mondo intero una manifestazione finisce in scontri di piazza, lì non soccombe solo la massa dei manifestanti “innocenti”, ma soccombe anche la Democrazia. Non facciamo le Signorine, la Protesta fa parte del gioco democratico: Democrazia è dissonanza, cacofonia, altrimenti è Dittatura mascherata; su questo, nessuno deve nutrire alcun dubbio. E’ però altrettanto incontestabile che la gestione delle manifestazioni come quella di ieri costituisce indicatore incontestabile del reale grado di immaturità politica e democratica dei movimenti e dei dirigenti che le organizzano. Non servono troppi ragionamenti ed elucubrazioni, basta soffermarsi sulle testimonianze rese dai protagonisti: “Macchine che bruciano, una è esplosa. Vetrine devastate. Lacrimogeni e cariche continue. Fumo dappertutto. Guerriglia. Sono queste alcune delle immagini descritte al telefono dai manifestanti ferraresi. Sirene, le si sente dall’altra parte della cornetta … Una parte del corteo autorizzato [racconta una protagonista, NdA] – è stata accerchiata e caricata. E’ una situazione brutta. La percezione che abbiamo è che sia stata organizzata in modo scientifico, per evitare che raggiungessimo piazza San Giovanni, dove avremmo dimostrato la grandezza della partecipazione degli Indignados. La manifestazione era iniziata in modo del tutto pacifico e colorato, che disastro”. Per Facebook, Twitter e altri social network è stato tutto un inseguirsi di grida scandalizzate contro i black block, di recriminazione contro l’esito violento della manifestazione, che si credeva pacifica. Avrebbe potuto essere altrimenti? Ovvero questo era lo sbocco inevitabile della manifestazione? Naturalmente, sulla vicenda black block c’è già chi grida alla “strategia della tensione”: i black block oggi, come le BR ieri verranno certo accusati di essere dei fascisti, dei provocatori prezzolati dalla Polizia. Come dire, la buona volontà di essere pacifici c’è, ma sono gli altri che provocano. No, Signori, i black Block sono esattamente il “cacio sui maccheroni” in questo tipo di manifestazioni; se, infatti, in Italia non e’ mai stato abbandonato il frasario rivoluzionario e parasovversivo contro Banche etc., cio’ lo si deve alla perversa cultura post-sessantottina secondo la quale l’antagonismo e’ il principale volano di riconoscibilita’ politica di una manifestazione. In questa logica, la violenza e’ si un rischio, ma un rischio cui ci si rassegna, se porta visibilita’ politica. Attenzione: non stiamo dicendo che sono gli indignados ad invitare anche di nascosto i Black Block alle loro manifestazioni. E’ noto, infatti, che i Black Block agiscono per lo più di loro iniziativa, come veri e propri hacker della Piazza, valutando caso per caso dove la loro presenza possa essere opportuna. Ma è certo che, per loro inveterata filosofia, dove ci sono toni da “lotta di classe” come nella manifestazione di ieri, lì i Black Block intervengono certamente, per dare alla manifestazione quel “tocco” di “guerra civile” da loro ritenuto indispensabile. E qui, il discorso purtroppo torna sull’immaturità dei dirigenti e degli organizzatori, sempre più incapaci di costituire non solo un valido filtro, sia dal punto di vista della prevenzione e dell’intelligence, sia dal punto di vista dei contenuti. Purtroppo, sono soprattutto i corto circuiti della retorica di Sinistra ad attrarre i black block. Forse questa manifestazione e’ figlia del 14 dicembre 2010, forse dalle violenze inaspettate di allora: una manifestazione allora benedetta da Barbara Spinelli e co. Fummo anche noi, tra i pochi ina§coltati, che mettemmo in guardia questi ‘giacobini’ di Sinistra, paventando altri salti qualitativi. Ecco quindi che ora, a torto o a ragione, gli organi di polizia parlano di un brodo pre-brigatista che si starebbe coltivando tra i più’ giovani violenti… Comunque, per sconfiggere i black block, però, occorre un salto “liberale” e vincere il pregiudizio secondo cui la crisi economica debba necessariamente equivalere ad un pericolo per la Democrazia, quasi giustificando la Resistenza. La democrazia non dipende dal benessere; la Democrazia dipende dal grado di patriottismo e di partecipazione dei cittadini. La Democrazia liberale (la storia d’Europa e degli USA lo dimostra) è la sola “ultima spiaggia”, l’ultima “riserva comunitaria” di cui il tessuto civile dispone nei momenti di crisi sociale ed economica, per non disgregarsi. Salvare la democrazia, salvare il diritto di manifestazione di piazza vuol dire solo una cosa: farla finita con la logica antagonista che fomenta i violenti.