12 ott, 2011
Se i moderati non berlusconiani scelgono l’Aventino …
di Giorgio Frabetti- Da tempo i sondaggi (vedi anche Pagnoncelli a Ballarò) sembrano non lasciare scampo. Se domani ci fossero elezioni politiche, la quota di astensionisti raggiungerebbe cifre record, mai raggiunte nella storia d’Italia: si parla di 35%, quasi il 40%, una percentuale pari alla Democrazia Cristiana dei tempi d’oro. Incredibile! Non ci vuol molto a comprendere, poi, in che area si situa questa astensione potenziale: nell’area di centrodestra non berlusconiana. Un chiaro atto di sfiducia sia verso la premiership di Berluisconi, sia nell’alternativa rappresentata da Pierferdinando Casini e dal suo Terzo Polo. Una distribuzione che si comprende bene aggregando le previsioni di voto dei singoli partiti ai singoli schieramenti: con un PD al 28% e Vendola e Di Pietro quasi al 20%, ci vuol poco a capire che la sezione di elettori più motivata al voto è la Sinistra. Certo, qualcuno può dire che, sommati i voti previsti dagli ultimi sondaggi per il centrodestra più FLI, UDC, Lega, in fondo poco muterebbe dal voto del 2008. Permetteteci, però, di ritenere il dato totale del centrodestra aggregato (che sia il 43 o il 46%) tendenzialmente sovrastimato: viste le percentuali di astensione previste, viste le percentuali di indecisi e visto il crollo di popolarità di cui sono affetti sia Berlusconi, sia Bossi, sia Fini, non è da escludersi che la previsione di voti al centrodestra sia da correggersi più al ribasso che al rialzo. In ogni caso, se aggreghiamo i voti tra “partiti pro-Berlusconi” e “partiti anti-Berlusconi” ci accorgiamo che il fronte degli anti-berlusconiani ormai è oltre il 50% (può arrivare al 60% se si aggiunge la Lega come “partito anti-berlusconiano” in pectore); più o meno i risultati del referendum di giugno! Non solo: se aggreghiamo PDL e UDC come partiti moderati e li contrapponiamo a tutti gli altri (includendo come “antipolitici” in pectore anche Lega e, con qualche forzatura, il PD, partito complesso ma dalla frequente subalternità a Di Pietro & co.), ci accorgiamo che il fronte moderato può contare solo un misero 37%, a fronte di quasi 2/3 di partiti di estrazione “antipolitica” o “para-antipolitica”. A questo punto, non sono consentiti equivoci o dubbi di sorta: l’antipolitica è la vera zolla tettonica che sta terremotando lo schieramento politico italiano, divenendo il virtuale “primo partito”. Un segno chiaro ed inequivocabile: il sistema Paese sta ritirando la delega ai politici, non solo di centrodestra! Basti ricordare che nel sondaggio di Ballarò ieri sera, era altissima la percentuale di sfiduciati anche in un’alternativa di centro-sinistra! L’ antipolitica, non potendo evidentemente costituire un partito in senso proprio, è la “zona franca” dove si decideranno le sorti dei partiti che si confronteranno alle elezioni politiche: vincerà, cioè, chi saprà portare l’antipolitica dalla propria parte! Lo scenario esige valutazioni articolate, su più livelli: indubbiamente non si può trascurare la forza della crisi economica (lo abbiamo già detto) nel terremotare abitudini di voto: già abbiamo visto, il sorprendente esito dei referendum in terra leghista, il voto contro la Moratti a Milano, segno inequivocabile che anche nelle zone più affezionate al centrodestra l’obbedienza non è più una virtù. E’ altresì vero che una simile situazione può anche avvantaggiare elettoralmente Silvio Berlusconi, il quale è maestro nel cavalcare l’antipolitica: già nel 2006, Berlusconi seppe “estremizzare” la campagna elettorale attivizzando le punte più giacobine della Sinistra, in modo da porre l’alternativa ai moderati nei termini “o me o i comunisti”. Certo, oggi sulla scena politica non c’è più Bertinotti e il mondo della Sinistra è molto più complesso e sfuggente (complice Vendola, il grillismo e i movimenti), nè ci sono i postumi di azioni BR (come quella contro Biagi nel 2002); ma certo, esiste un apparato mediatico fortissimo che, ora come allora, un effetto può comunque sortirlo: mettere all’angolo i vagiti autonomistici e terzistici di Casini che allora si affacciavano. Non illudiamoci, con un Casini che ripete continuamente “nè con Bersani, nè con Berlusconi” il Terzo Polo non ha molte chanches. Una patetica riedizione del “nè aderire, nè sabotare”, che si presta ad essere attaccata da tutte le parti: da Destra, perchè non si crede alla possibilità di un’alleanza organica tra il cattolico Casini e la Sinistra; da Sinistra, perchè si accusa l’UDC di essere nient’altro che una escort destinata a combattere o ad allearsi con Berlusconi a seconda delle convenienze. Ce n’è abbastanza perchè Casini non piaccia nè agli antiberlusconiani non comunisti, nè ai moderati che in generale non vogliono la Sinistra al Governo. I risultati elettorali, poi, parlano chiaro: dopo gli exploit alle Europee del 2009, l’UDC non riesce a toccare il 10%; una posizione di stallo che, poste le cose in questi termini, testimonia da un lato l’inefficacia della strategia casiniana nell’intercettare nuovi bacini elettorali, dall’altro l’impossibilità reale di Casini di divenire vero “ago della bilancia” dei futuri scenari politici. Ruolo, invece, che i numeri (almeno dei sondaggi) incontestabilmente assegnano alla triade Bossi-Vendola-Di Pietro: i quali insieme arrivano al 30% e che costituiscono il solo vero “terzo polo” per quanto ideale! Casini poi ha perso troppi treni: fermo ad inconcludenti appelli pro-family e pro-life, ha perso il treno del referendum elettorale, la sola occasione di una campagna proporzionalista (chè tale è la sorpresa forse non voluta del referendum parisiano!), la sola che oggi gli consentirebbe un residuo potere di contrattazione che il Porcellum gli nega. Difficile, quindi, pensare che l’Alternativa Moderata possa passare per Casini e il Terzo Polo; per la sola alternativa al momento non antipolitica che lo schieramento offre. E’ realistico, a questo punto, prevedere che i moderati non berlusconiani sceglieranno per lo più l’astensione (salvo qualche disperato che potrà anche votare Di Pietro). Dobbiamo quindi prepararci ad un fenomeno senza precedenti per la storia d’Italia: una specie di Aventino, di astensione quasi di massa della frazione “d’ordine” dell’elettorato italiano, dell’elettorato che da sempre costituisce il baricentro e l’arbitro del sistema politico. Quali risultati in termini di stabilità e consenso per il sistema politico, ognuno può bene immaginare.
votare destra o sinistra è la stessa cosa, ci deve essere un cambiamento radicale ai vertici della politica, basta privilegi assurdi, basta stipendi d’oro, l’Italia non riesce più a mantenere questa massa di sanguisughe e tutti questi enti inutili creati per collocare amici degli amici, i politici lo hanno capito benissimo, ma nessuno di loro vuole rinunciare al lusso che noi italiani siamo costretti a pagare. E’ triste vedere che nessuno di loro vuole fare qualcosa di serio per questa povera Italia, nessuno di loro ha a cuore le sorti degli italiani, italiani sfruttati, vesseggiati e umiliati continuamente, ma si può andare avanti così? Mi si stringe il cuore a vedere i poveri vecchi vivere con meno di 500 euro al mese, di padri di famiglia che invecchiano prima per il pensiero di arrivare a fine mese. I cari politici hanno tutto gratis, nonostante lo stipendio da favola, persino le cure odontoiatriche (13 milioni di euro nel 2010) le cure termali e persino il barbiere. Tutto questo dovrà finire o ritorneremo veramente all’assalto della Bastiglia. Grazie per chi legge questo messaggio ed è d’accordo con me. Daniela