12 ott, 2011
Conti pubblici, Governo all’angolo
di Giorgio Frabetti- Governo battuto sul rendiconto del bilancio dello Stato. Difficile credere che si sia trattato solo di un incidente. E’ almeno da giugno (o forse da prima) che i numeri dei conti pubblici fanno litigare la maggioranza: prima la telenovela della Manovra di giugno, partorita con gran fatica, passando per redazioni oscure e controverse, poi l’altra telenovela della Manovra di agosto, che doveva essere una Manovra-lampo, e che è stata partorita con tempi troppo lunghi e con divisioni infinite ancora non ricomposte (patrimoniale sì, patrimoniale no, pensioni sì, pensioni no etc.). E’ da giugno, praticamente, che il PDL non intendeva assumersi una netta e definita responsabilità sullo stato dei conti pubblici: il voto di oggi, programmato o no, conferma questo atteggiamento pilatesco di fondo. Singolare concomitanza, la dichiarazione del Presidente della Corte dei Conti Giampaolino che ha dichiarato priva di copertura contabile la riforma fiscale e ha bocciato il “taglio lineare” delle agevolazioni fiscali disposto dalla Manovra di giugno, in quanto non necessario e socialmente iniquo, indicando come alternativa imposte su beni di lusso. E’ evidente che un passaggio formale si impone: il Governo non può permettersi di fare una “legge di stabilità” sostanzialmente “al buio”, senza avere una base contabile preventiva e consuntiva di riferimento: deve chiarire la questione col Parlamento, anche perchè la BCE ha subordinato l’appoggio all’Italia sui conti pubblici all’adozione da parte del Governo Italiano di misure per il risanamento e la crescita; non c’è tempo per “pettinare le bambole”. L’Italia non può permettersi un simile impasse, in un momento di così grande difficoltà economica. Non vogliamo unirci al coro dei disfattisti e di chi gongola per le difficoltà del Governo, perchè ad uscirne sconfitto in questa situazione non è solo il Governo, ma l’intero Paese. Pretendiamo comunque dal premier un atto di coraggio e di realismo: chiami la Camera ad una verifica sulla politica del Governo fin qui seguita e non si nasconda all’opportunità di equilibrare la politica di bilancio con un prelievo “straordinario” sul “lusso”; in cambio, il Governo alleggerirà i tagli alle agevolazioni per dare respiro ai ceti meno abbienti: ci sembra un “lodo” credibile per uscire dall’attuale stallo. Se la Lega piegherà la testa, prosegua; se la Lega non piegherà la testa, vada da Napolitano a dimettersi con in tasca un nuovo Esecutivo (anche da lui presieduto) che si impegni a consolidare gli impegni BCE-Italia sui conti pubblici e a recepire le osservazioni della Corte dei Conti; un Esecutivo transitorio, che possa ottenere se non l’appoggio almeno la desistenza dell’UDC e di FLI e l’astensione della Lega, evidentemente destinato a pilotare le inevitabili (in questo scenario) elezioni anticipate. Qualcuno entro il PDL grida allo scandalo, invoca un segnale forte della leadership, senza il quale (si dice, non a torto) fatti come quelli di ieri non si sarebbero verificati. Certo, quanto successo non è un bel viatico nemmeno per il povero Segretario Alfano. Non servono comunque alchimie politiche: se il Governo va allo sbando sui conti pubblici, va allo sbando l’Italia intera.