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Knox e Sollecito assolti: “la fiction” continua, la verità si allontana

amanda_raffaeledi Federico Mugnai- Assoluzione, perché il fatto non sussiste! Così il Tribunale di Perugia ha sentenziato ieri sera nei confronti di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, accusati in primo grado a 26 e 25 anni rispettivamente per aver ucciso Meredith Kercer. Si respirava ieri a Perugia un’aria tesa per quello che oramai era divenuto uno spettacolo mondiale; tutta l’America si era stretta attorno alla sua “eroina” Amanda così come in un paesino in provincia di Bari, i concittadini di Raffaele Sollecito invocavano a gran voce la sua innocenza. Si, avete capito bene: ieri abbiamo assistito all’ennesima spettacolarizzazione di un processo su un atroce delitto. Uno spettacolo indecente con le televisioni di buona parte del mondo collegate in diretta a scrutare lo sguardo di Amanda, la sua pettinatura, come era vestita e poi a soffermarsi su Raffaele, sulla sua calma apparente, sulla sua compostezza. Intanto in televisione i commenti di presunti specialisti si concentravano sulla bellezza di Amanda che avrebbe potuto influire sulla corte! Dopo la sentenza colpevolisti e innocentisti si sono contrapposti con cori da stadio, quasi si fosse trattato di una partita di calcio e di una discussione in cui si doveva decidere se fischiare un calcio di rigore o meno. Siamo tutti impazziti? E’ una domanda che purtroppo dobbiamo porci. Sicuramente siamo sotto l’effetto di una pesante dose di martellamento mediatico. Da 4 anni, da quella notte tra il 31 Ottobre e l’1 Novembre in cui la giovane Meredith è stata uccisa brutalmente, la televisione e i giornali ci riempiono di notizie con trame romanzesche sui vari personaggi, con particolari sul loro passato, sui loro interessi, sul loro carattere. Hanno prima costruito attorno ad Amanda la figura dell’amica sadica, forte e furba con il fidanzato Raffaele sottomesso e poi nei giorni scorsi ci han voluto far credere che no, l’eroina americana è in realtà una ragazza angelica, sensibile e il suo ex fidanzato un ragazzo serio, il figlio prediletto di una facoltosa famiglia del Sud Italia. Quindi se siamo impazziti è anche grazie al circuito mediatico che ruota attorno a noi che somiglia molto oramai al “Grande fratello” di orwelliana memoria, in cui la verità viene sempre distorta a piacimento da chi comanda. Intanto Rudy Guede è già stato condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per concorso in omicidio (con chi?). Di Rudy in molti si sono già dimenticati, forse perché era nero, era povero, non aveva buoni avvocati, ma soprattutto non aveva alle spalle un intero Paese con i suoi colossi editoriali a far pressione per la scarcerazione di Amanda o il padre di Raffaele e il suo avvocato a mostrare a tutte le tv il braccialetto del figlio con su scritto “libertà”. Ieri si è avuta la sensazione che gli interessi economici possano influenzare il verdetto di qualsiasi processo; speriamo che ciò non corrisponda alla realtà. E’ pur vero, come fanno notare in tanti che le prove a carico di Amanda e Raffaele erano inconsistenti e che è un principio fondamentale quello secondo il quale senza prove non si può stare in carcere; la giustizia italiana ha rispettato così i dettami dei diritti universali. Non possiamo però rallegrarci della nostra giustizia: dopo quattro anni non sappiamo chi ha commesso l’omicidio insieme a Rudy Guede, le perizie che dovevano attestare la colpevolezza di Amanda e Raffaele erano completamente sbagliate, i due ex fidanzatini sono stati assolti non per mancanza di prove, ma addirittura perché il fatto non sussiste! Insomma c’è un processo da rifare da cima a fondo, una verità processuale che non viene a galla, due giovani ragazzi che se davvero fossero innocenti (e il condizionale è d’obbligo anche dopo questa sentenza) avrebbero trascorso 4 anni in carcere senza motivo. Questa  è la ragione per cui le tifoserie, i cori da stadio, gli speculatori della televisione e dei giornali oggi appaiono tanto antipatici: il teatrino di questo indegno spettacolo è ancora aperto, la fiction continua, mentre la triste realtà è sotto gli occhi di tutti; la povera Meredith non ha avuto giustizia.

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