Arezzo Polis

Cultura politica, dibattito pubblico.

Libri

Tags: , , , , , , ,

1 commento

  • Share

Orsi e Tori, la Leggenda della Borsa, prima parte: i tulipani olandesi, all’origine della Finanza creativa

NETHERLANDS TULIPSAVVERTENZA: Iniziamo oggi per 13 settimane ogni sabato una serie dedicata alla storia della Borsa, un’istituzione fin troppo nota specie negli ultimi scorci di crisi economica. Per 13 sabati, esporremo i tratti salienti della fondamentale opera La Fabbrica dei Soldi di Giancarlo Galli, celebre giornalista finanziario. Una lettura che abbiamo ritenuto Ns. dovere proporre in un sito di approfondimento politico-culturale, che non può perdere di vista, secondo Noi, l’essenziale dimensione “pratica” dell’attualità e dedicarsi solo ad analisi storiografiche, ideologiche (che per altro in tempi di crisi economica appaiono solo triste … Accademia). Ma niente paura, non faremo pedanti lezioni di economia, quanto piuttosto una carrellata di ritratti dei principali eventi che hanno segnato l’Istituzione Borsa, con un occhio particolare ai grandi capitani della Borsa e della finanza mondiale: dalla Compagnia dei Mari del Sud, ai Rothschild, alla finanza milanese del secondo dopoguerra ai guru della Finanza USA degli anni ‘80 e ‘90.- di Giorgio Frabetti -“Occorre intelligenza in Borsa; ma l’intelligenza serve a poco se non hai fortuna … Quel grand’uomo che fu il senatore Ettore Conti, Presidente della Banca Commerciale ai tempi del miglior Raffaele Mattioli, ripeteva in dialetto lombardo: ‘ Metà cò, metà cù’ intelligenza e fortuna, ecco la fortuna per guadagnare. Ma è facilissimo fare testaculo”. Con quest’efficace rievocazione di Urbano Aletti, pezzo da novanta della Finanza italiana della seconda metà del XX Secolo, Giancarlo Galli, con il suo celebre saggio La Fabbrica dei Soldi, lancia idealmente un eloquente squarcio sugli eterni dilemmi, che la Borsa ha lanciato sul genere umano, fin dai suoi esordi, intorno al XVI Secolo. Ma è davvero mutata la Borsa oggi, ai tempi della telematica e di Internet? Forse che era più umana ai primi tempi, quando si contrattava schiamazzando e rumoreggiando con i gesti, gomito a gomito? Continua il Dr. Aletti: “Le tecniche cambiano, divengono sempre più sofisticate, ma la sostanza è immutabile … Immutabile come il clima che si respira in questo mondo. Quando misi piede in borsa, nel 1946 mi dissero: ‘qui è il posto dove ci si frega l’un altro. Quale verità!”. La crisi Leaman-Brothers del 2008 ha lanciato sulle Borse e la finanza mondiale pesanti ombre che hanno rieditato la leggenda nera dei tempi del 1929 e la costante diffidenza (vedi le censure ecclesiastiche) che da secoli investono il mondo della finanza. E del resto, come la via dell’Inferno, anche la via della Borsa è lastricata storicamente dalle buone intenzioni di chi ha tentato di arricchirsi ed è miseramente caduto. Basta scorrere gli archivi de Il Sole 24 Ore nella celebre rubrica il risparmio tradito per rendersene conto. Stando al quadro a suo tempo schizzato da Fabrizio Orlandi, il rosario delle vittime del “gioco in borsa” conta vari nomi e varie stagioni: CEI (anno del crac 1987), Euroges-Scotti (1987), Europrogramme (in liquidazione volontaria dal 1984), Fidifin (1992), Fidimpresa (1986) etc. “La banda dei ‘pirla’”, dice Orlandi, dei risparmiatori che si fanno fregare è una categoria che non si estingue”. Ma dalla facile Finanza anni ’80 (e successiva), Galli ricava una lezione di primario interesse: “Il vero pousse-au crime [l’istigatore al delitto] sui mercati finanziari è il risparmiatore, che chiede al gestore di trovare il rendimento più alto e sicuro (palese contraddizione) e di fuggire dal rischio al minimo (tattica destabilizzante). Possono così prodursi, in certi momenti, brusche accelerazioni seguiti da repentini ribassi”. Un concetto molto ben riassunto da Aletti nell’intervista con il Ns. Galli, il quale conferma: “Per anni, il risparmiatore assomiglia ad un animale in letargo. Appena sente odor di rialzo, perde il lume della ragione, dimentica ogni buon proposito e prende a correre da uno sportello all’altro, da un operatore all’altro, dove agli esagitati gli daranno … i numeri del lotto”. La Borsa è ciclica; la tendenza al rialzo e al ribasso è ciclica e costituisce la vera risorsa da saper manovrare. Due cicli, ma anche due strategie di fondo, che è essenziale considerare, secondo Galli, per penetrare i misteri della Borsa. Tradizionale “ribassista” era Daniel Drew che ai primi del 800 dominava a New York il commercio del bestiame e i rifornimenti di carne; spietato nel gioco in borsa, il Ns. era solito ridurre sul lastrico gli allevatori per appropriarsi di tutte le loro mandrie (secondo una tattica di “concorrenza dissolutoria”/”parassitaria” non sconosciuta alla Ns. criminalità organizzata). Nella sua locanda, Alla testa del Toro, egli si scontrava frequentemente con Cornelius Vanderbilt, spietato “rialzista” solito a gonfiare le proprie aziende per poi rivenderle. Di qui, sorse la leggenda secondo cui Vanderbelit accusava Drew di essere “più stupido di un toro” e Drew accusava Vanderbilt di essere “più spietato e infido di un Orso”. E’ per questo motivo, che da allora, nel gergo borsistico, si dice che la fase del “rialzo” è la fase del “Toro”; la fase del “Ribasso” è la fase dell’Orso. Le “bolle” (da Hi-tec, ai “titoli ecologici”, ai “mutui subprime” etc.) sono nati da questa spirale ciclica delle borse. E quando ci sono di mezzo “Orsi” e “Tori”, la febbre sale e sia insider sia outsider di Borsa diventano preda di febbri incontrollate, dove è molto difficile mantenere la lucidità e il controllo. Ne sanno qualcosa gli Olandesi con la “Bolla dei Tulipani” agli albori della Borsa Valori, che è praticamente l’insuperato prototipo di tutte le bolle borsistiche (come le più recenti per l’Hi Tec, i mutui subprime etc.). Una storia che merita di essere raccontata per esteso. Dopo essere stati importati da un professore di botanica austriaco dall’originaria Turchia nel 1593 e dopo un discreto successo commerciale, la febbre speculativa dei tulipani esplode in Olanda fra il 1643 e il 1637. Complice un grosso furto avvenuto nella serra del Professore, e complice la misteriosa loro rivendita sul mercato, i tulipani vengono rivenduti ad un eccezionale ribasso (Orso). Per molto tempo, nessuno più pensa ai tulipani, fino a che, causa alcuni errori di coltivazione, i tulipani iniziano ad essere affetti da un pesante morbo, ma che restituisce in modo del tutto imprevisto colori sempre più vivaci. In un circolo vizioso tra commercianti e banchieri (gli uni per rilanciare la moda del fiore e superare la sfiducia del pubblico, gli altri per avviare il loro volume d’affari) si diffonde l’abitudine di scommettere sui tipi di fiori che questo o quel bulbo avrebbe generato : nasce “l’opzione d’acquisto”, una formula che, affine ai futures e compagnia bella, è alla base dei giochi finanziari attuali e che, allora, arrota vertiginosamente la fase “rialzista” (Toro) dei tulipani. Spiega il Prof. Burton Malkiel, cattedratico di Priceton: “L’opzione di acquisto conferiva al suo titolare il diritto di comprare a un prezzo determinato ed entro un certo periodo di tempo bulbi di tulipani , pagando una somma denominata ‘prezzo di opzione’, in genere equivalente al 15-20 per cento del prezzo di mercato al momento della stipula”. Facciamo un esempio: l’opzione per un tipo di bulbo quotato 100 fiorini costava al compratore 20 fiorini. Nel momento in cui la quotazione arrivava a 200, il titolare dell’opzione esercitava contemporaneamente il diritto di acquisto (pagando 100 fiorini) e rivendendo immediatamente a 200: così facendo, spesso nel giro di pochissime settimane, i 20 fiorini iniziali ne avevano fruttati 80 (200 meno 100 di acquisto meno 20 del premio di opzione). Nel caso in cui il titolo fosse sceso, il rischio non andava oltre la rinuncia dei 20 fiorini. Sono proprio questi gli strumenti tanto deprecati dalla Chiesa Cattolica, specie per le applicazioni “perverse” sull’agricoltura, in termini di rialzo dei prezzi dei generi alimentari. Anche oggi, abbiamo avuto rincari sulla pasta e il pane determinate dalle speculazioni sul grano: speculazioni che per noi si risolvono in decurtazioni sgradevoli nel Ns. portafoglio, ma che per popolazioni del Terzo Mondo significano fame e carestia (e ricordiamo che, caduta la rendita petrolifera con la crisi del 2008, molti Stati del Nord-Africa, Egitto, Tunisia, sono caduti per l’incapacità di calmierare, con i sovraprofitti petroliferi il “caro pane” indotto dalla speculazione borsistica). Ma il limite di tutte queste strategie “rialziste” come ai tempi dei tulipani, come oggi al tempo dell’Hi-tec e dei Subprime è uno solo: il titolo dovrebbe sempre andare al rialzo. Una tendenza che, assecondata fino ad un certo punto, diviene poi insostenibile dal mercato; il quale, poi,con il gioco della domanda e offerta dei beni e servizi “si vendica” e fa crollare tutto il castello di carte della speculazione. A proposito dei tulipani, Galli racconta l’ingloriosa fine di un bolla speculativa che, rovinando, condannò per decenni alla recessione le Province Unite: “I prezzi erano talmente saliti da dissuadere ogni possibile compratore, mentre si diffondeva la psicosi tipica di ogni eccesso speculativo: ‘Portare a casa i guadagni’. I banchieri, di fronte all’ondata di vendite, dapprima centellinarono i riacquisti poi [nel timore di bruschi ribassi NdA] li congelarono. Interviene il Governo, sostenendo che non esistono motivi per un ribasso dei bulbi; seguono provvedimenti di sostegno, sino al decreto che prevede la liquidazione di tutti i contratti in essere al 10 per cento del loro valore nominale”. La bolla speculativa era implosa, condannando alla lunga stagnazione l’economia olandese. Ma non si creda che il Ns. Galli si limiti all’eterna massima radix omnium malorum cupiditas (la cupidigia, radice di ogni male). In primo luogo, il Ns. Autore trae da questo evento esemplare nel suo genere una costante della Borsa, la cd “teoria dei quattro pentimenti”: in fase di rialzo ci si pente 01) Non aver comprato quando le quotazioni erano basse, i prezzi stracciati; 02) Aver venduto, allorchè il rialzo si andava delineando, e già si credeva di aver fatto un buon affare; In fase di ribasso ci si pente di: 03) Aver comprato; 04) Non aver venduto a tempo debito. Galli, però,giornalista acuto, spregiudicato e fuori dal coro nel commentare i fatti finanziari italiani e non, ci invita ad uscire dal luogo comune di chi divide troppo frettolosamente il mondo della Finanza tra Insider (il “salotto buono” degli “iniziati”) e gli outsider (gli parvenu che cercano di arricchirsi entrando in un gioco più grande di loro, il cd “parco buoi”). Senza la domanda pressante degli outsider (non solo individui, ma anche Stati con le loro risorse “sovrane”), la Borsa non avrebbe conosciuto lo sviluppo imponente degli ultimi anni. Azionisti di questo “sistema” (che richiede per la comprensione più uno psicologo che un analista finanziario) sono imprenditori, colossi dell’Industria, ma anche Stati che affidano al mercato finanziario i titoli del loro Debito Pubblico e le azioni dei loro asset statali per dare ossigeno agli altrimenti insostenibili deficit. Ma su questi argomenti, sul “debito sovrano” degli Stati, sull’industria del “denaro che produce denaro, torneremo nella prossime puntate, anche con riferimento ai brucianti temi di attualità.

Share

1 commento

  1. Antonino Armao scrive:

    Apprezzabilissimo il progetto sulla storia della Borsa. Questo significa “stare sul pezzo”. Complimenti Giorgio!

Lascia un commento