Arezzo Polis

Cultura politica, dibattito pubblico.

Cultura

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Nessun commento

  • Share

Ma Bagnasco non è Pio XII

bagnasco_ceidi Giorgio Frabetti- Tanto ricca e articolata sul versante pubblico è l’ultima prolusione del Card. Bagnasco, Presidente della CEI, che meriterebbe essere citata per intero; anche perchè il nudo testo sine glossa toglierebbe di mezzo le spurie interpretazioni di chi, sul versante soprattutto della Sinistra (auspice Repubblica), sta ravvisando ad arte come prossima una “discesa in campo” della Chiesa, con bell’e pronto un nuovo “partito unico”: nè più, nè meno di come fece l’attuale premier Silvio Berlusconi nel 1994. Il passo incriminato è il seguente (par. 11): “Sembra rapidamente stagliarsi all’orizzonte la possibilità di un soggetto culturale e sociale di interlocuzione con la politica, che – coniugando strettamente l’etica sociale con l’etica della vita – sia promettente grembo di futuro, senza nostalgie né ingenue illusioni”. L’aggettivazione non deve trarre in inganno: si parla di “soggetto culturale e sociale di interlocuzione”, non di “soggetto politico”. Che dopo qualche politico cattolico (Buttiglione etc.) ritenga opportuno implementare questi auspici del Presule dando vita ad un “partito unico” è affare suo, ma non è questa la via indicata dal Cardinale. Lo stesso prosegue dicendo “senza nostalgie e illusioni”: non è difficile cogliere in queste parola il riferimento all’unità politica dei cattolici. Evidentemente, le parole del Cardinale meritano una contestualizzazione più ampia: ed in effetti sarebbe sciocco pretendere di interpretare questo spezzone della Prolusione, senza collegarlo al più ampio contesto della stessa. Non è il Ns. il mestiere dei Vaticanisti, di esperti di “questioni vaticane”, ma è certo che il documento costituisce una preoccupata (ma speranzosa, nonostante tutto) radiografia dell’attuale “estate di fuoco” che ha visto incrudelire la crisi economica e sociale dell’Italia e dell’Europa: a sfide forti, eccezionali, corrisponde una risposta forte della CEI. Non solo in termini di catechesi e di annuncio di Gesù Cristo, ma anche di orientamenti per il bene comune, in fatto di giovani, fisco, previdenza etc. Un documento che è fortemente immerso nella storia e che è un appello alla capacità dell’uomo, dei giovani di fecondare la storia per il meglio, in nome dei valori trascendenti: “Non possiamo non incoraggiare fortemente i giovani a essere protagonisti di un cambiamento spirituale e culturale, senza il quale nessuna soluzione tecnica può reggere”. Un documento che, aldilà dei chiarissimi e ineccepibili appunti all’attualità italiana e alla “questione morale”, si lascia cogliere come una visione trans-politica, che sarebbe arduo situare nel parziale e nel contingente delle sfide politiche. Se ci è concesso, ci premerebbe evidenziare una circostanza “tecnica” che rende del tutto inattuale e peregrina una qualche forma di espressione politica unitaria dei cattolici, tipo la DC del secondo dopoguerra. La DC veniva da un’esperienza in cui non si era ancora del tutto spenta l’esperienza “ultramontana” dei cattolici italiani, che vide l’Opera dei Congressi, dell’Azione Cattolica, dell’Unione Elettorale. In altre parole, l’unità dei cattolici a livello nazionale fu possibile finchè restò ferma la direzione papale di queste organizzazioni, voluta da Pio XI (per difendersi da un Episcopato ritenuto troppo condizionabile dal giurisdizionalismo dei Savoia) e proseguita sotto Pio XI (per difendersi dalle ingerenze del fascismo). Un’unità praticamente impossibile, però, negli ultimi tempi per effetto delle riforme del Post-Concilio, quando cioè l’Azione Cattolica fu riorganizzata su base diocesana: una riorganizzazione destinata a favorire il fisiologico pluralismo delle associazioni cattoliche e la loro vocazione comunitaria e locale, più che nazionale in senso proprio.  Personalmente, ritengo che la “disunione” politica dei cattolici sia non solo un effetto di lungo periodo di tali riforme, ma sia anche destinata ad aumentare vieppiù con la crisi (che riteniamo non reversibile) dei partiti nazionali, che ne indebolisce la capacità di riferimento politico e che spingerà anche l’associazionismo cattolico a coltivare vieppiù referenze coi livelli periferici delle Istituzioni (potere, per altro, accresciutosi di importanza con la riforma del federalismo fiscale). La DC, partito unico dei cattolici, espressione quasi diretta dell’Azione Cattolica, nacque in circostanze eccezionalissime, nel profilarsi del tragico vuoto di potere che si andava delineando con l’armistizio dell’08 settembre 1943, della guerra civile successiva e con il profilarsi a livello interno della “guerra fredda”. Contro il pericolo di conquista comunista, che avrebbe potuto avanzare manipolando l’ideologia democratica in nome dell’ ”unità antifascista”, Pio XII si adoperò (e con esso, Vescovi e laici cattolici dei “Comitati Civici”, Gedda in testa) per una formazione “bloccarda” tra cattolici e “laici di buona volontà” per difendere le tradizioni civili italiane, fecondate dal cattolicesimo. Ma ognuno può rendersi agevolmente conto che non a questo può mirare l’appello di Bagnasco ad un unico “interlocutore politico” dei cattolici.

Share

Lascia un commento