26 set, 2011
Nicole Minetti e gli “extra-vergini” nel PDL
di Giorgio Frabetti- L’ineffabile Nicole Minetti la scorsa settimana è tornata a far parlare di sè: nuova pietra dello scandalo, la maglietta divenuta ormai un tormentone di fine estate Senza la tee-shert sono ancora meglio. Una boutade che ha attirato la simpatica e goliardica risposta di un collega Avvocato dell’IDV, Consigliere regionale della Lombardia, che ha regalato alla Nicole nazionale una maglietta con scritto “Se non vedo, non credo”, accolta per altro con molto spirito e humor dall’interessata. Già al centro delle polemiche a gennaio scorso, per la petizione-valanga promossa via web da Sara Giudice per chiederne le dimissioni da Consigliera Regionale, dopo lo scoppio del Rubygate, il personaggio Minetti è tornato a segnare la frontiera della dissidenza interna PDL, per la dichiarazione con la quale Gianni Alemanno ha indicato i tipi “alla Nicole Minetti” come un “cattivo esempio” che il rinnovamento deve combattere. Le dichiarazioni di Gianni Alemanno sono una coda al meeting di Cortina Valore, visione e forma politica del popolo dei liberi e dei forti, dove alcune donne del PDL veneto avevano duramente attaccato la Consigliera Regionale PDL: ”Che se ne stia zitta e ringrazi Dio per aver avuto una tale opportunità- ha tuonato lapidaria Morena Martini, assessore all’Istruzione della Provincia di Vicenza- Che se ne rimanga in ufficio a dimostrare che, nonostante un passato poco etico, ha la stoffa per fare politica”. Un’uscita che segna indubbiamente il passo di un problema denunciato dal Ns. sito già alle ultime elezioni amministrative, ovvero l’enorme difficoltà dei quadri intermedi, locali e periferici a reggere la narrativa berlusconiana sul Bunga Bunga. E’ il disagio di un centrodestra locale, che non può permettersi di perdere tempo a fare l’Avvocato d’ufficio del premier sulle sue disgrazie processuali e sessuali, quando in Provincia i problemi economici e sociali si tagliano col coltello e richiedono risposte immediate (un disagio per altro reso visibile dalla secca sconfitta di Lega e PDL alle elezioni amministrative specie in Lombardia). Permetteteci, però, di esprimere un certo disappunto e anche un certo fastidio rispetto a uscite del tipo di quelle di Gianni Alemanno e dell’Assessore Martini. Rinverdire le polemiche su Nicole Minetti denota un provincialismo fuori dal tempo e dalla storia: cosa volete che importi della Minetti al Paese quando sul PDL preme l’urgenza della crisi, aggravata (come denunciato da Emma Marcegaglia) dall’incapacità decisionale del Governo e di una classe politica di maggioranza che davanti all’emergenza si perde? D’accordo abbiamo arricciato il naso davanti alle presunte “zoccole” di Berlusconi; d’accordo, le Olgettine non ci sono simpatiche; d’accordo i casi Minetti (come i casi Terry di Nicolò) pongono all’Italia un problema di “meritocrazia” grande come una casa e una pesante ipoteca sulla “questione femminile” in Italia (molto puntuale quindi il confronto della Martini con la Carfagna). Ma non pretendano Gianni Alemanno le Ns. pidielline di Vicenza di correggere il tiro della questione morale nel centrodestra, con improvvisi atteggiamenti “bacchettoni”: come se il problema morale del PDL si riducesse a Nicole Minetti: sarebbe puro fariseismo. Certo, l’assessore Martini ha ragione da vendere, quando ammonisce Nicole Minetti a lavorare, piuttosto che a gigioneggiare sui rotocalchi afferma un principio sacrosanto che anche noi avemmo a ribadire, proponendo al centrodestra (vedi La destra che vogliamo: fatti e non comizi! del 28/02 us) di meritarsi il “perdono” delle malefatte del premier lavorando sodo per il Paese, per il rilancio dell’economia e il rinnovamento della classe dirigente: concetti che a febbraio-marzo enunciati dal Ns. sito parvero eretici, ma che poi furono ripresi con assoluta disinvoltura da Alfano e Berlusconi, all’indomani del “tonfo” delle amministrative. Politique d’abord, però; andiamo al sodo delle questioni politiche e finiamola per un attimo di cincischiare! E soprattutto diciamo no alle strumentalizzazioni “gattopardiste” cui oggi può prestarsi la condanna di Nicole Minetti, specie se, come nel caso del convegno di Cortina si dice:”Via Nicole Minetti, resti Silvio Berlusconi”. Se si deve rinnovare il ceto dirigente si lavori per sostituire non solo gli ascari di Berlusconi, come la Minetti, ma Berlusconi stesso, il cui deficit riformista (checchè cerchi di incolpare Tremonti) è la causa principale dei guai del Paese (ancora prima dei suoi processi). Si lavori francamente all’interno del centrodestra per l’Alternativa e del Riformismo Moderato, ma si vinca la Silvio-dipendenza, la causa prima di tutti i mali, rivendicando all’interno del partito il diritto di cittadinanza alla legittima discussione e al legittimo confronto, contro le logiche autocratiche leaderistiche. Finchè, però, non ci sarà il coraggio di questo passo, ogni altra manifestazione di dissenso, non sarà che folklore e gigionismo mediatico. Non è tempo di giocare: è tempo di mettersi in gioco; e il gioco è a somma zero.
che la MInetti si dimetta subito! ci costa 20.000 euro al mese ! (15/11.11)
trasmetti questo messaggio a quanti più puoi ! facciamo una petizione popolare !