21 set, 2011
Caso Milanese: muoia Giulio e tutti i filistei?
di Giorgio Frabetti- Domani la Camera voterà l’autorizzazione all’arresto di Marco Milanese, consulente e stretto collaboratore di Giulio Tremonti, coinvolto nell’inchiesta P4. Ci asteniamo dal merito penale della vicenda. Come sito, pero’, ci permettiamo di manifestare al Ns. pubblico tutta la Ns. preoccupazione per voti di questo tipo. Di massima, in queste circostanze, dovrebbe essere l’Onorevole a rinunciare all’immunità parlamentare, se non altro perchè la carica che ricopre impone la massima trasparenza: ne guadagnerebbe la stima del pubblico verso il ceto politico, e certamente anche il trattamento giudiziario. Non si creda che facciamo moralismo giudiziario un tanto al chilo come Repubblica e soci: di massima, infatti, condividiamo i dubbi sulle inchieste simil-P4 espressi in ambienti di centrodestra e manifestati (ma con meno clamore giornalistico) anche in sede giudiziaria (vedi contrasto tra GIP e PM Lepore di Napoli). Ma credo anche che la resistenza che vi oppongono i politici ormai non fa che alimentare il mito “giustizialista” e “purificatore” di queste inchieste: chè, altrimenti, sotto i riflettori di un attento esame, quasi sempre finiscono per rivelarsi inconsistenti, frutto di dossieraggio scandalistico. Ecco quindi che è nel massimo interesse dei politici collaborare: per togliere a Giudici (spesso mediocri) il karma dei perseguitati, dei “don Chisciotte” contro i Mulini a vento e per mettere in piazza tutta la pochezza istruttoria. In questo, raccolgo il consiglio che Di Pietro da ai politici di “difendersi nel processo” e non “dal processo”. Ma non è solo “per dare l’esempio” che i politici devono comportarsi così, è anche per una pretta considerazione di opportunità politica, che solitamente nemmeno la stampa “giustizialista” coglie. Pensiamo un attimo che qui risiede un insegnamento della Ns. storia recente: certamente, la classe politica della Prima Repubblica fu falcidiata nell’immediato da Tangentopoli; ma nessuno può negare che il polo moderato del pentapartito è anche risorto velocemente con Forza Italia. Non facciamoci illusioni: non fu la furbizia e la pirateria di Berlusconi a consentire questo miracolo; fu perchè la classe politica di allora, Forlani, Citaristi, Andreotti si offrirono dignitosamente al giudizio dei Giudici, combattendo entro il processo le loro personali ragioni. Non come Craxi che fuggì. Fu questa dignitosa accettazione dei processi da parte della classe politica del pentapartito a salvaguardare in Italia l’onore dei moderati, permettendone la riedizione politica passata la bufera di Mani Pulite. Meditino Berlusconi e i suoi ascari su questo. Emuli di Craxi, e del suo karma di perseguitato, sarebbe bene che Silvio e i suoi emuli (Sacconi in primis) i quali, emuli di Bettino Craxi, si stanno molto probabilmente condannando alla stessa sorte di irrilevanza e estinzione politica (i craxiani, come noto, si rieditarono, ma senza vera continuità in Forza Italia e nel PDL). Ecco perchè le dimissioni di Milanese sono, a mio giudizio, la decisione migliore, sia legalmente, sia politicamente. Viceversa, far dipendere l’arresto di un Deputato dall’ordalia del voto della Camera di appartenenza, costituisce un salto nel buio intollerabile: mercanteggiare, infatti, con la libertà delle persone (e dei politici) è riprovevole di per sè; in questo, il caso Papa ha costituito (inutile che ce lo neghiamo) un pericoloso precedente politico, molto peggiore di quanto avvenuto ai tempi di Tangentopoli. Se il voto su Papa è divenuto per la Lega l’occasione del redde rationem tra Bossi e Maroni (favorevole all’arresto e al cambio di leadership), così domani il voto Milanese rischia di diventare il redde rationem tra gli amici e i nemici di Tremonti. Non possiamo negare che un voto contro a Milanese, diventerà il pretesto per chiedere anche le dimissioni di Tremonti; già la stampa “giustizialista” le chiese, in un’accesso di totale miopia. Ancora oggi Repubblica e il tgla7 tifano per le dimissioni di Tremonti (in caso di voto contro Milanese), ritenendo che il Governo dopo il voto sia obbligato a dimettersi. Parliamoci chiaro, signori: nemmeno dopo questo voto, nemmeno dopo le dimissioni di Tremonti, Silvio si dimettera’: come fanno gli antibelusconiani a non capire come il loro “giustizialismo” sia proprio il migliore alleato del berlusconismo e delle sue più retrive aspirazioni alla sopravvivenza, a qualunque prezzo. E’ improbabile anche che Tremonti si dimetta; viceversa, e’ probabile che da un voto sfavorevole a Milanese il premier trarra’ il pretesto per indebolire il Ministro, magari per spacchettarne le deleghe. Evidente il danno che all’Italia deriverebbe dalle dimissioni di Tremonti, dell’Advisor dell’Azienda Italia. Le Aziende, quando, come l’Italia, versano in condizioni di difficoltà e di dissesto, vengono mandate avanti per pagare i debitori, ovvero per finanziare il debito con la gestione corrente. Così è anche dell’Italia e del suo debito pubblico, evidentemente. Indebolire oggi l’advisor, il garante della continuità operativa dell’Azienda Italia è un suicidio dalle conseguenze gravissime, sia sul versante finanziario, sia sul versante politico. Sul versante finanziario, le ombre sul risanamento dell’Italia crescerebbero a dismisura, alimentando gli speculatori: quale alternativa, infatti, vedrebbe il mercato che già ha bocciato la politica economica del Governo Berlusconi? Si fiderebbero di Sacconi, di Calderoli, che, in nome dell’autonomia del PDL, hanno sbrindellato la Manovra-bis, facendola scendere ben al di sotto degli standard voluti dalla UE? Sul versante politico, non illudiamoci, con Tremonti verrebbe meno il perno dell’Alternativa a Berlusconi da tutti invocata (da Standard and Poor, da Marcegalia) come condizione per dare almeno una boccata d’ossigeno ai mercati (come capitò con Zapatero). Un Tremonti indebolito potrebbe restare al Governo, ma protetto sotto tutela di Silvio e dei suoi ascari; un Tremonti non più intoccabile dal dossieraggio e lambito anch’egli dalla “questione morale” potrebbe allontanare quell’ipotesi di “cambio” nell’Esecutivo da tutti auspicata, ritardando la “scelta” del successore di Silvio (fino a che gli amici di Giulio domani non ritenessero di vendicarsi ancora in qualche voto all’arresto di qualche amico di Silvio … la forca purtroppo chiama la forca!). Il consiglio che possiamo dare, quindi, è solo uno: non lasciamoci prendere dall’isterismo, non esasperiamo le “questioni morali” oltre il lecito e il dovuto. Qualunque sia il voto della Camera, sarebbe meglio che Milanese si dimettesse e togliesse dall’imbarazzo Tremonti; qualunque sia il voto della Camera, la stampa “responsabile” moderata e di oppozione antiberlusconiana provveda a moderare i toni “giustizialisti” su Tremonti: se si vuole favorire il “cambio” di Berlusconi, si deve aver presente che ad indebolire Tremonti si lavora solo per l’attuale avvilente status quo berlusconiano; mentre l’Alternativa ha bisogno di Tremonti per affermarsi.