19 set, 2011
I ‘cattivi maestri’ di Berlusconi
di Giorgio Frabetti- Si, d’accordo, le indiscrezioni sempre più pesanti sulle abitudini libertine del Capo sono faccende personali; oppure no, sono anche un problema politico, almeno nella misura in cui rivelano un sottobosco di ricatti e condizionamenti verosimilmente affaristici (Tarantini, Lavitola); segno del prezzo pesante indubbiamente pagato da un leader che, asserragliato e solo nella “gabbia dorata” di Palazzo Chigi e privo di colonne periferiche affidabili, ha solo nel Palazzo la “roccaforte” del suo potere. Nella prosa di Repubblica e Il Fatto Quotidiano, la vicenda di Silvio ha impiegato pochi nanosecondi per divenire la parabola emblematica del malcostume consumista e affarista montante in Italia nel post-boom denunciato, come preconizzato negli Scritti Corsari da Pier Paolo Pasolini. Piantiamola per favore con queste prediche: pur facendo la tara sulle eventuali e inevitabili esagerazioni mediatiche sul conto delle abitudini sessuali del premier, resta il fatto che se c’è una cultura che per decenni ha propalato il libertinismo sessuale oggi rinfacciato a Silvio questa è proprio quella radicale di cui Scalfari & co. sono stati protagonisti. Silvio non è figlio della “pancia” dell’Italia, dell’Italietta deteriore di gobettiana memoria e che da sempre lotta con la parte “progressista” e “illuminata” dell’Italia; Silvio è piuttosto figlio del ‘68: della versione libertina, puttaniera e spregiudicata del ‘68 (non di quella “impegnata”). Il suo grottesco De Bello Fallico, la sua grottesca tendenza a far dipendere le sorti della sua politica dalla sorte della sua “virilità”, il suo confondere pubblico e privato, il suo conclamare la “libertà economica” con la “libertà di scopare” è figlia del ‘68: Silvio è figlio di tutte quelle pubblicazioni di certa stampa liberal di Sinistra che utilizzava, in chiave ideologizzata, i temi esistenziali e sessuali (aborto, contraccezione, libertà di costumi etc.) per combattere l’allora dominante egemonia liberal-cattolica (iniziata col Patto Gentiloni, poi confermata in parte con il fascismo e poi risorta con il quadripartito degasperiano) e i suoi referenti politico-editoriali. E’, del resto, leggendo simili giornali (storica la foto di Marylin nuda nell’Europeo) che molto probabilmente il giovane Silvio si è formato il suo immaginario erotico, come tanti che erano giovani negli anni ‘50. D’accordo, i trascorsi sessuali del premier (quelli al momento documentati dalle intercettazioni) sono discutibili: ma attenzione a tracciare affrettate eziologie: perchè se proprio vogliamo andare alle radici, forse non troviamo Mussolini, non troviamo il “cattolicesimo all’amatriciana” degli italiani, ma troviamo forse proprio la predicazione radicale e le strategie editoriali degli anni ‘50-’60 di cui Scalfari e il suocero Benedetti erano una punta rilevante. Possibile che un Eugenio Scalfari, ormai novantenne, non pensi che il berlusconismo in questa decadente e malinconica parabola da “basso impero” è almeno in parte anche figlio di questa epoca? Possibile che Scalfari e i suoi non pensino che l’attuale deriva “pornocratica” di cui è preda l’Italia se da un lato è indubbiamente in fondo frutto sì di un benessere venuto troppo in fretta e senza basi etiche (e qui Pasolini ha ragione da vendere), è però anche il frutto di un’incauta politica che negli anni 50 e 70 ha calcato troppo sul permissivismo (da contraccezione, a divorzio, ad aborto), facendo collassare troppo in fretta quelle basi di cultura tradizionale (cattolica, per lo più ma non solo) che bene o male erano il discutibile, ma forte framework etico dell’Italia; quello stesso framework che aveva consentito all’Italia di sopravvivere a momenti tragici come la catastrofe della guerra civile. Non è stato miope ignorare a suo tempo questa fondamentale lezione di storia recente? Per carità, noi non intendiamo recitare il ruolo dei Sacconi di turno, quelli che tallonati sui temi dell’attualità pubblica e sulla crisi del centrodestra, pretendono di cavarsela facendo delle tirate storiografiche ovvero prendendo i problemi … “da Adamo ed Eva”! Se è esecrabile il mercimonio sessuale, cerchiamo di essere prudenti quando attribuiamo torti e ragioni: alle volte, infatti, le colpe vanno divise!