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Luci ed ombre sul Referendum elettorale

Referendum-Porcellumdi Federico Mugnai- E’ oramai in dirittura di arrivo la raccolta firme per il Referendum abrogativo dell’attuale legge elettorale, meglio conosciuta come “Porcellum”, accolta da una larga partecipazione popolare, sintomo che in Italia c’è voglia di cambiare pagina, cambiare uomini, cambiare la politica. Tutto ciò non ci sorprende e lo avevamo messo in risalto a partire dall’inizio di questo anno, preoccupati sia dall’inefficienza del Governo, ma soprattutto dalla sua perseveranza a sbagliare. Questo è il contesto in cui si è inserita la raccolta firme per il Referendum abrogativo del “porcellum”, inutile che ce lo nascondiamo: non soltanto non è stata attuata la “rivoluzione liberale” tanto attesa dalla maggioranza del popolo italiano, ma il Governo con le sue manovre economiche ha colpito più volte quel ceto medio su cui basava i suoi successi elettorali. Le vicende che riguardano il Presidente del Consiglio hanno fatto il resto e sono servite da contorno per far ulteriormente esasperare gli italiani, portarli a disprezzare un’intera classe dirigente, farli a volte deragliare nell’antipolitica grillina, a volte nei movimenti antagonisti. In tanti si sono lamentati in questi anni del “porcellum” (in vigore dal 2005), ma pochi avevano sposato la causa referendaria (se si eccettua il referendum Segni-Guzzetta del 2009): i tempi non erano ancora maturi: la stella di Berlusconi e del suo Governo, infatti, brillavano o andando ancora più indietro nel tempo e cioè al Governo Prodi, il centrodestra non aveva alcun motivo per abolire una legge che aveva egli stesso approvata. Ora invece ci sono tutte le ragioni per fare in modo che questo Referendum sia l’occasione per raccogliere un consenso trasversale molto largo nell’elettorato per lanciare un messaggio di indignazione contro il Palazzo, quasi come che tutti i problemi e i mali dell’Italia trovino l’origine in quella legge elettorale. Francamente un Parlamento di nominati non ci piace e il cittadino ha il sacrosanto diritto di scegliere chi merita, a suo avviso, di andare in Parlamento, come è bene sfatare la facile mitologia che rinviene nelle leggi elettorale dei totem intoccabili: le riforme elettorali sono risposte funzionali ai momenti di crisi e di trasformazione sociale come la storia d’Italia ci insegna. Se, oltre all’abrogazione del” porcellum”, i sostenitori del Referendum promuovessero una riforma che tenga conto dei cambiamenti sociali occorsi all’Italia, in modo che il Parlamento sia davvero lo specchio fedele del Paese, ebbene si percepirebbe una prospettiva riformistica oltre la protesta. Ad esempio crediamo sia giunto il momento di aprire gradualmente al voto agli immigrati magari con criteri ferrei che tengano conto ad esempio degli anni di cittadinanza. Ricordiamo come i primi anni di Unità di Italia, anni di profonde e tumultuose trasformazioni politiche, economiche e sociali, siano stati anni caratterizzati da una forte variabilità delle leggi elettorali. Allo stesso tempo, però, crediamo che la riforma elettorale sia solo la prima tappa per ottenere più trasparenza dai parlamentari, per combattere la corruzione, l’inefficienza che si annida in Parlamento in ogni schieramento politico. Non si illuda il popolo italiano di fare pulizia in Parlamento cambiando la legge elettorale. Qua occorre cambiare il sistema Italia, occorre un ricambio generazionale, occorre che i protagonisti della Seconda Repubblica si facciano da parte, che si ripensi al ruolo dei partiti e alla loro gestione interna, ma soprattutto un cambio di mentalità nell’esercizio del potere, in modo che venga considerato come un atto di responsabilità verso la Nazione e non utilizzato per i propri interessi e tornaconti! Non serve un Referendum prettamente politico che vuole più che altro sollevare la protesta facendo ulteriore pressione al Parlamento e al Governo per dar vita ad una nuova legge elettorale. Non abbiamo francamente bisogno in questo momento delicato dal punto di vista politico, sociale ed economico per l’Italia, di appiccare il fuoco dell’indignazione. Se siamo scontenti, se siamo avviliti, non è comunque con la protesta che si risolvono i problemi dell’Italia, non è tirando uova, molotov e interiora di vitella contro le Istituzioni (come successo pochi giorni orsono) che si contribuisce al rilancio dell’Italia. Mi riferisco soprattutto all’elettorato moderato, al ceto medio che in questa fase di smarrimento forse si è fatto attratto da queste facili sirene per levare in alto la propria indignazione. Se un’era si sta esaurendo in maniera infausta, ancora siamo completamente all’oscuro di cosa verrà dopo. Adesso dinanzi a noi intravediamo il vuoto, né una luce, né una speranza, né una scintilla di nuova vita. E’ questo che dovrebbe avvilire e preoccupare un moderato.

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