21 ago, 2011
Eurobond, Sviluppo e riforma della Pubblica Amministrazione: subito!
Redazione- Non abbiamo la verita’ in tasca, ci teniamo a chiarirlo in premessa. Ma ci preme rilevare lo strabismo e l’angustia in cui naviga il dibattito sulla Manovra-bis. Da un lato, la Lega, che non vuole ne’ tagli agli Enti Locali, ne’ interventi sulle pensioni; dall’altro, il PDL che discute di scudo, patrimoniale, quoziente familiare, aumento dell’IVA. Un dibattito che riapre ferite antiche nella maggioranza, solo attutiti dal clima emergenziale con cui fu approvata a luglio la Manovra, prima stesura. Il punto e’ altro: questa manovra e’ stata sostanzialmente dettata all’Italia dalla BCE, ovvero da Francia e Germania, i garanti dell’operazione di acquisto dei BOT italiani da parte della Banca Europea. Per realizzare sulla Manovra un serio sforzo innovatore dovrebbe mutarsi questa cornice internazionale: un cambiamento che, al momento, puo’ derivare da riforme strutturali e radicali come gli Eurobond. Ma finche’ su questa misura pesera’ il veto tedesco, ben difficilmente potra’ mutarsi qualcosa. IVA, scudo etc. sono solo spiccioli. Invece di dibattere su questi spiccioli, perche’ il Governo italiano non accentua ulteriormente la propria politica di sostegno a favore degli Eurobond? Gia’ li aveva proposti Tremonti nel 2008; si calcola che da soli raccoglierebbero come un 2.000 milioni di euro, una somma che metterebbe l’Europa al riparo di qualunque speculazione. La Germania nicchia, ma siamo cosi’ sicuri che esista altro efficae scudo per le finanze europee? Noi dubitiamo. Ecco perche’ invece che dividersi sulla Manovra, sarebbe opportuno che la maggioranza trovasse unita’ nelle misure di governo internazionale della crisi. Solo così il dibattito interno sull’economia potrebbe riprendere slancio, vigore, incisività. Ne guadagnerebbe, anzitutto, l’annoso problema della crescita: lo studio di Unioncamere divulgato ieri consegnqa la fotografia di un’Italia che cresce ancora troppo poco, a causa della permanenza di un forte trend di erosione dei posti di lavoro (per quanto in diminuzione rispetto a 2009 e 2010). Perdita che tra l’altro si registra nella ristorazione e nei pubblici esercizi, segno inequivocabile della persistente contrazione dei consumi e della poca propensione alla spesa delle famiglie italiane. Consolidata la posizione del debito italiano sul versante dei mercati internazionali e conseguito il pareggio, il Governo potra’ porre più’ solide e credibili premesse per successivi interventi di sostegno e di agevolazione fiscale per sostenere consumi e sviluppo nei settori chiave dell’economia (turismo, edilizia, auto etc.) e per accelerare l’uscita dell’Italia dall’attuale tenaglia recessiva. Da ultimo, la riforma della PA, nella quale occorre liberare risorse e bonificare sprechi, a vantaggio del Fisco e dell’Economia. Non bastano, pero’, i tagli orizzontali pur confermati in Manovra, se contemporaneamente il Governo non si dota degli strumenti necessari per ottimizzare i servizi della Pubblica Amministrazione a favore dei cittadini e delle Imprese. Vada avanti Brunetta (tra i Ministri più’ attivi dell’Esecutivo) e non lasci a meta’ l’ambizioso programma riformatore iniziato nel 2008. Non abbiamo la pretesa di aver esaurito gli interventi possibili per contrastare la recessione e per fronteggiare la crisi. Ma se davvero elezioni anticipate non sono alle porte, se davvero il Governo ritiene di poter durare, allora impieghi con profitto il tempo che gli rimane: senza perdersi in speciose divisioni.