14 ago, 2011
I nemici della libertà-04)/Hegel
di Federico Mugnai- Si rimane impressionati ancora oggi dinanzi al sistema filosofico hegeliano, tanto maestoso, complesso e ardito. E’ indubbio che Hegel abbia illuminato il mondo, esercitato sugli uomini del suo tempo un’attrazione fatale che li ha portati a dibattere sulla sua filosofia con una passione dirompente. Non è però oro tutto ciò che luccica. In questa sede ci limiteremo a rintracciare in Hegel l’idea della libertà presente nel suo sistema filosofico. Egli asserì che l’universo è in realtà l’autosviluppo dello spirito del mondo. Uno spirito del mondo è qualcosa che somiglia a uno spirito individuale, salvo che abbraccia e coincide con l’intero universo. Come opera però lo spirito? Hegel pensa di aver trovato la risposta a questa domanda attraverso la dialettica. L’idea dapprima si presenta alla mente, poi viene modificata da altre idee e infine da questa collisione nasce qualcosa che è diverso dall’idea originaria. In breve ciò è per Hegel la dialettica. Ed è la dialettica che “smuove l’universo”, che afferma l’idea del progresso storico, della ragione come fulcro del divenire. Per Hegel la storia è un tumulto di eventi che si intrecciano, di guerre, di scontri, necessari per dar vita ad un sistema nuovo. Non si tratta di un percorso lineare e anzi Hegel sottolinea come i momenti di straniamento, di sofferenza e dolore siano molteplici, anche se tutto questo è necessario per migliorare l’umanità per dar vita a quel processo di tesi, antitesi e sintesi, basilare per il progresso. Dove non c’è attrito non c’è progresso. Se però sono le Nazioni o i vari Cesare, Alessandro Magno a fare la storia e i popoli sono soltanto personaggi che recitano le parte loro assegnate, come si può mai dire che sono libero? Non sono forse un elemento interamente, rigorosamente determinato in un universo che costituisce un blocco unitario? Per Hegel si è liberi soltanto se non ci si scontra con le leggi che governano il mondo. Il mondo come totalità è completamente libero, e noi siamo liberi nella misura in cui ci identifichiamo con i principi razionali del mondo. La libertà si lega in modo indissolubile alla necessità. E questo concetto di libertà si riallaccia in qualche modo a quello della storia. Per Hegel era necessario ad esempio che i romani si affermassero nel mondo, sconfiggessero i cartaginesi, i greci, etc.. perché i romani avevano una comprensione più giusta dell’universo. L’intera opera di Hegel è percorsa da una grande distinzione: da un lato la sfera di ciò che è soggettivo, emotivo, utilitario, individualistico, che è forse uno stadio necessario nell’evoluzione umana, ma non decisivo; dall’altro la sfera di ciò che è oggettivo, razionale, la sfera della realtà che egli chiama “storico-universale.” L’individuo preso da sé non è niente, forse un punto isolato in un immenso spazio. Gli individui alla fine sono subordinati alla volontà dello Stato. In Hegel c’è quasi una celebrazione dell’autorità, del potere e della grandezza dello Stato di contro alle inclinazione individuali del singolo cittadino. Lo Sato è il massimo dell’autocoscienza, è ciò che di più ordinato e oggettivo possa esistere, al contrario della caotica e inconcludente “mandria” di individui presi separatamente. Abbiamo davanti a noi una teoria in cui lo Stato è una persona, la storia è una persona, ed esiste un’unica totalità strutturata che soltanto l’intuito metafisico può discernere. Hegel fu precursore degli storicisti che per mezzo delle sue teorie (e non solo) filosofiche giustificarono immani tragedie subite dall’umanità, così come il suo sistema filosofico trovò estimatori specialmente in coloro che avevano un’idea totalitaria dello Stato (pensiamo ad esempio all’influenza che Hegel esercitò presso l’intellighentia sovietica). Isaiah Berlin concludendo la sua conferenza su Hegel affermò: “Quanto alla libertà, in una struttura così compatta non può essercene affatto. La libertà hegeliana è soltanto la libertà di conquistare o possedere qualcosa che ci intralcia….. Ci sono sempre stati coloro che preferiscono essere al sicuro in una solida struttura, trovare il loro giusto, stabile posto entro un qualche sistema rigido, piuttosto che essere liberi. A costoro Hegel dice una parola di conforto……Ma non è questo ciò che chiamiamo libertà…”