11 ago, 2011
Londra, la ribellione delle masse
Redazione- No, davanti ai fatti di Londra il Nostro non sara’ il solito pistolotto di circostanza contro la violenza e l’estremismo tipico della Destra d’ordine: la solita aria fritta fatta da agorafobia, ne’ la solita retorica destroide e antiglobalizzazione sul ‘piccolo mondo antico’, quando non c’era il ‘meltingpot’ con il suo rimescolamento di razze ed etnie, quando si stava tutti nello stesso paese, e ci si conosceva tutti. Ma non ci faremo nemmeno prendere dal sociologismo un tanto al chilo di chi vede nel solo disagio e nella condizione di poverta’ le ragioni scatenanti della furia dei giovani londinesi. Ma ci dissociamo anche dai discorsi dei ‘maitres a penser’ degli ‘indignados’, novelli Mazzini che consigliano, interpretano i movimenti di piazza, magari la cavalcano sui media, ma si tengono rigorosamente indietro. O forse no: forse in ognuna di queste chiavi di lettura c’e’ qualcosa di vero. Certo, le cause prossime dei fatti di Londra le conoscono tutte (la reazione contro la Polizia per la morte di un giovane di colore dei sobborghi londinesi), con la sua carica di ‘insorgenza dei sobborghi’. Ma sulle cause remote e’ difficile sfuggire all’impressione che il fatto debba essere letto a più’ livelli. Non facciamoci prendere dalla facile tendenza generalizzante: come si deve fuggire la pur facile tentazione di esemplificazione negativa (i guasti del multiculturalismo e dei ghetti che esso crea), cosi’ dalle esemplificazioni positive (rivolta come movimento di domanda di cittadinanza degli esclusi), manteniamo i nervi saldi. Non c’e’ nessun Internazionale del teppismo in azione: ci sono storie di emarginazione ognuna diversa dall’altra, aldila’ del Villaggio globale (che pure costituisce cornice comune molto rilevante). Ma non c’e’ una chiara coscienza collettiva. E’ un moto oscuro, acefalo (senza testa e intelligenza politica), forse l’eterno spinta alla ‘jacquerie’ dei ceti marginali. Forse la vera variante e’ solo quantitativa: immaginiamo cosa sarebbero stati eventi come il tumulto dei ciompi, se solo avressero potuto conoscere la pubblicita’ e la visibilita’ oggi possibile con Tv, Interne, Twitter nel villaggio globale? Non trascuriamo che forse dietro quel senso di eccessivo, di esagerato che abbiamo riscontrato negli eventi di Londra ci sia proprio l’implicazione del particolare palcoscenico presso cui tali eventi troveranno udienza; un’incentivo ad esagerare per attirare l’attenzione? In un mondo in cui di fatto non conti senza visibilita’, dove non conti nulla se fai un gesto eclatante se nessuno ti conosce. Come i black block che dichiarano: ” Se non c’e’ chiasso, che protesta e’?”