11 ago, 2011
Italia, anno zero
di Giorgio Frabetti- Non nascondiamocelo: la crisi finanziaria di queste settimane ci ha catapultati avanti di un’èra geologica. Sembra rievocare l’epoca dei Dinosauri ripercorrere le polemiche Berlusconi-Fini dei primi mesi dell’anno, le tempeste giudiziarie sullo scandalo Ruby e su Nicole Minetti, le polemiche sul PDL tra Verdiniani e antiverdiniani, le polemiche sulle elezioni amministrative, il refrain del “rinnovamento” del centrodestra con la nomina di Angelino Alfano a Segretario del PDL, le polemiche sull’arresto dell’On. Papa. Pare trascorso non un secolo, ma mille anni, tanto questa epoca pare lontana, rispetto al tumultuoso evolvere degli avvenimenti; ma era ieri. Può darsi che in questo senso di distanza giochi il magico effetto mediatico dell’ “emergenza”: un teatrino, dove, d’improvviso pare che tutto cambi con un colpo di bacchetta magica e sembra d’un tratto diventare possibile ciò che prima pareva impossibile. Una specie di “tempo alfa”, di big bang: ti pare di entrare in una diversa dimensione del tempo, dove quello che esisteva prima pare non esistere più o perdere di importanza. Intendiamoci, da quel mago dei media che è, Silvio sicuramente non si sarà lasciato sfuggire l’happening mediatico: l’emergenza infatti è pur sempre la carta di riserva della maggioranze lise e logorate come quella del centrodestra (profondamente segnata, checchè se ne dica, dall’imprevisto voto per l’arresto dell’On. Papa); anche il CAF tentò di giocarsi “l’emergenza” ai tempi di Amato e Ciampi nel 1992-93, riuscendo a conservare un pur residuale potere nella tempesta di Tangentopoli. Niente di più facile, per Silvio che “cavalcare la tigre” (ovvero l’emergenza) per allontanare l’attenzione dei media su altri e non entusiasmanti aspetti della sua maggioranza. Abbiamo trasalito venerdì scorso davanti agli indubbi accenti “mercatisti” di Tremonti: proprio Giulio, il grande avversario del Mercatismo: proprio lui che aveva criticato Amato e Ciampi di aver impostato Manovre salassanti per gli italiani, solo per gli uomori delle Borse e delle Speculazioni! Proprio lui, si lascia convocare nel Cdm “d’emergenza” di venerdì scorso, dopo che la Borsa aveva risposto negativamente al discorso del premier Berlusconi in Parlamento. Borsa ultima spiaggia di sopravvivenza del Governo? Può darsi, ma certo si ritrova il segno di un Esecutivo, che in nome dell’emergenza ha tentato di “tamponare” il “voto di sfiducia” di una Borsa frattanto trasformatasi in Terza Camera dello Stato; e Silvio sa che se il raiting del Debito italiano si abbassa, tutta l’ Azienda Italia lo abbandonerà e non ci sarà più niente da fare. Aldilà degli aspetti mediaticamente costruiti, comunque, l’emergenza è reale. Certo, il tempo dirà la sua sui mercati: quando c’è di speculativo negli attacchi ai debiti sovrani europei e USA e quanto di reale (certo, il declassamento del debito USA è il principale fattore di incognita che destabilizza i mercati). Ma restando all’orticello della Politica italiana, è indubbio che siamo all’ “anno zero” della Politica; forse ad una crisi di regime, che sarebbe semplicistico ascrivere al solo centrodestra. Non neghiamolo: dai Tg, dai giornali, si respira un clima da day-after, come se oggi ci trovassimo a guardare il mondo con gli occhi degli uomini della pietra che si trovarono dalla sera alla mattina a constatare la scomparsa dei Dinosauri. Pensiamo a Fini, Verdini, Di Pietro, ai paladini del berlusconismo e dell’antiberlusconismo più acceso e giacobino: chi se le ricorda ormai le loro polemiche, sommersi dalle preoccupazioni della crisi economica? Sembravano pronti a sfasciare l’universo ieri; e oggi, li troviamo spazzati via dallo scenario della politica, privi di alcun peso specifico: comparse, ombre di un passato che improvvisamente è sparito. Ma anche Umberto Bossi e Roberto Calderoli sono bell’alluvionati: sono andati al Governo in nome del federalismo fiscale (”ciò che si paga a Milano va a Milano”), erano andati al Governo con il mandato di non aumentare le tasse e oggi si trovano a votare il Governo della patrimoniale; che per una tragica ironia della sorte è l’IMU, l’imposta del “federalismo fiscale” che colpisce le seconde case etc.! Ma attenzione: la crisi può condannare lo stesso Alfano (che pure dovrebbe rappresentare il nuovo): protagonista di un discusso rinnovamento, al momento la scena gliela ruba tutta Tremonti, il SuperMinistro dell’Economia, che nessuna inchiesta o scandalo è finora riuscito a cacciare via dal Governo. E’ troppo presto e prematuro parlare di “vuoto di potere”; eppure hai la sensazione che i Ns. politici siano già “fuori dalla storia”: un pò come Giolitti, ai tempi del biennio rosso. Quali lezioni da trarre da questo particolare momento della politica italiana? La prima reazione in questi momenti di incertezza è un forte bisogno di appoggiarsi a qualcuno. Ma a chi? Chi oggi può essere un solido punto di riferimento per il Governo del Paese? In tutti gli Stati normali, crisi come queste sono governate da “Grandi Coalizioni”. Ma la Gross Coalition non è il “governo d’affari”; quanto un “patto prepolitico” tra il più grande partito di maggioranza relativa e dell’opposizione per governare crisi sociali ed economiche complesse. La Gross Coalition, presuppone una capacità di direzione politica dei partiti enorme, tutt’altra cosa dal Governo Tecnico, dove alla fine sono i “Direttori generali” dei ministeri a comandare. Purtroppo, in mancanza di una “grande convenzione” tra PDL e PD, tale soluzione non è praticabile in Italia. Nè Tremonti, essenzialmente un Tecnico, un grand commis d’Etat appare la personalità capace di guidare simile fase politica, nonostante l’indubbio rilievo che occupa nella scena politica attuale. Sono i partiti che mancano e questo è il vero handicapp dell’attuale situazione. Sembra anacronistico, ma crediamo che questa crisi metta in evidenza in modo tragico il vuoto lasciato dalla crisi dei grandi partiti; oggi, che di fatto non c’è nessun leader che emerga con il suo carisma, oggi si tocca con mano il vuoto di direzione politica lasciato dai partiti dopo la crisi di Tangentopoli. A chi potremo infatti affidarci? Alla Sinistra, che oscilla tra tentazioni ribellistiche e aspirazioni a “governissimi tecnici” senza dirette responsabilità? No, c’è poco da sperare. Alla Destra? Certo, il centrodestra, come forza di governo, può avere dalla sua il “senso di realtà” e la credibilità del fare che gli deriva dal Governo: e poi quale occasione migliore della crisi attuale per dare prova di incarnare una “Destra dei fatti” e non delle Chiacchiere come finora? I segnali, però, che esso offre non sono incoraggianti: Alfano sembra incarnare (al momento) i tipici difetti del Politico di oggi, che vuole cavalcare i palcoscenici, ma senza troppa fatica: prova ne sia il fatto che Alfano finora è stato il Grande Assente sulla crisi e il presenzialismo di Tremonti rischia di sottrargli l’autorevolezza e l’importanza del leader cui pure aspira. Sembriamo condannati al “tirare a campare” di una classe politica che è sempre più pateticamente “attrice di ieri”. Ma non abbiamo comunque molte alternative: se non prendiamo in mano la gestione della crisi noi cittadini, la crisi lascerà campo aperto agli indignados e agli altri attori professionali della Protesta. E forse sarà troppo tardi.