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Alle radici del male: dissertazione sulla follia di Breivik

Anders-Behring-Breivikdi Redazione- Anche noi come gli “amici al bar” di una celebre canzone di Gino Paoli, ogni tanto abbiamo il ghiribizzo, se non di cambiare il mondo, quantomeno di capirlo. E’ un vizio antico, che sappiamo anche essere criticato da chi teme la sfida della “riflessione impegnata” perché ha paura di trovarsi sprovveduto e ridicolizzato, ma che nel Ns. sito tenacemente coltiviamo. Ma non è solo l’astratto amore della Verità a muoverci, quanto la constatazione che tragedie come quella di Utoya in Norvegia, se rimangono senza una spiegazione plausibile, lasciano addosso una pesante cappa di angoscia. E’ paranoia intellettuale cercare le ragioni che hanno spinto Anders Breivik a compiere la strage di Utoya nella pacifica Norvegia? E’ paranoico e velleitario tentare di ricostruire le cause scatenanti della tragedia e il profilo psicologico del folle Breivik? Con molta buona volontà e un pizzico di sana incoscienza, Danilo Petri, Federico Mugnai e Giorgio Frabetti si sono cimentati in questo difficile compito.. Federico: “Io penso che sulla mente disturbata di Breivik abbia influito certa cultura nichilista che lo ha persuaso a progettare il suo piano demoniaco. Nella psicologia di quello spregevole individuo hanno, a mio avviso, inciso molte componenti, dal fondamentalismo religioso alla “volontà di potenza” fino ad arrivare al nichilismo. Basta sentire le sue affermazioni di oggi in tribunale per rendersi conto che lui si ritiene un Dio che ha compiuto una missione giusta in nome del suo fondamentalismo religioso. E’ un Kirillov (protagonista de “I Demoni” di Dostoevskij, N.d.a) in salsa cristiana, invece che socialista.”. Giorgio: “Io temo che più che ’sotto l’influsso della cultura nichilista’, il killer di Utoya abbia agito sotto l’influsso di una chissà quale malattia mentale e che la follia in certi casi così apocalittici non sia classificabile”. Alla fine però Giorgio si sbilancia in questa lucida considerazione: “Forse tra l’attentatore di Utoya c’è una mente fanatica non dissimile da quella dei kamikaze: la convinzione di avere una missione da compiere nella storia anche a costo di seminare morti … Mah forse Danilo ha ragione nel dire che non si possono accostare nichilismo e atti come quello del terrorista norvegese. Forse in lui c’è una mistica fanatica “provvidenziale”(alla Lenin ad esempio) che lo porta all’azione in nome di una abnorme visione dialettica della storia (il trionfo della “razza bianca”) che vale la pena il sacrificio di qualche vita innocente (l’innocente “rosa” di cui parlava Hegel?).” Ed è proprio Danilo a portare Giorgio a fare questa analisi su Breivik, partendo dalla critica del collegamento, a suo avviso stridente, tra il fondamentalismo religioso e il nichilismo. “una teoria della mente di quel sudicio bastardo, nessuno può disporla e non vale la pena cercare esempi nella storia .Tutto ciò è figlio dell’orrore e l’orrore è l’uomo, siamo noi. E’ un monito. Allora lottiamo per la Ragione e con essa costruiamo una meravigliosa morale laica. Rispettiamo le mitologie, anche quelle monoteistiche, ma stiamo appresso la scienza e la filosofia che in essa trova conforto.”

Dopo il convulso e intricato dibattito, i tre amici si trovano però perfettamente concordi su un punto che, se vogliamo traccia una sintesi e un quadro dell’insegnamento ricavato dalla tragedia che ha afflitto la Norvegia: è’ importante constatare che con Utoya non è stata colpita la periferia di Beirut, o un qualche Paese che si suole definire arretrato come Iraq o Afghanistan; con Utoya è stato colpito il cuore, l’avanguardia dell’Occidente civile, ovvero un Paese come la Norvegia, massimo esempio di rispetto e tutela dei diritti civili e sociali. E tutto per la pazza iniziativa di un singolo, folle, isolato, ma abbastanza forte da realizzare una delle più feroci stragi che l’Occidente ricordi in tempo di pace. Utoya è un grido di paura che ci appartiene, perché è la libertà e la pace che sono state oltraggiate. Non ci consola pensare che l’azione sia frutto di “un cretino apocalittico”; non ci basta a vincere la sensazione di angoscia che proviene dal sapere quanto è fragile la Ns. vita, che anche solo a cuasa della follia di un mitomane, può essere messa a repentaglio. La Paura (phòbos) si vince solo con la Ragione (lògos), con la consapevolezza che, nonostante il male che può capitarci, all’uomo è dato ricostruire perennemente il senso delle proprie azioni, anche per impedire che stragi come quelle di Utoya in futuro non abbiano più a ripetersi.

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