27 lug, 2011
I classici della Tv-04) Dov’e’ Anna? (1976) di Piero Schivazappa
di Giorgio Frabetti- Carlo Ortese (Mariano Rigilio) e sua moglie Anna (Teresa Ricci) sono sposati da tre anni: lui e’ rappresentante di enciclopedie, lei segretaria in un’impresa edile. Non navigano nell’oro, ma conducono un’esistenza tranquilla. Fino a un giorno di dicembre, quando Anna misteriosamente scompare, senza lasciare tracce. Per mesi, il marito Carlo cerchera’ disperato la moglie, insieme a Paola (Scilla Gabel), amica e collega della moglie e al Commissario Bramante (Pier Paolo Capponi), ma ogni pista intraprese sembra portare nel nulla. Fino a che la soluzione del giallo verra’, tremenda e imprevista. La serie Tv di Piero Schivazappa, che si avvale della preziosa sceneggiatura di Biagio Proietti e Diana Crispo, incollo’ al Tv una media di 15 milioni di spettatori (media alta considerando l’auditel discontinui degli sceneggiati rai), dal 13 gennaio fino al 24 febbraio 1976, per sette puntate ricche di suspense e di sorprese. Una tensione accuratamente ricercata dagli Autori con lo stratagemma di lanciare uno spunto d’indagine a sorpresa sul finire della puntata, in modo da mandare ‘in paranoia’ il pubblico e farlo trepidare in attesa della puntata successiva. A rivderlo oggi, forse questa tecnica narrativa appare ingenua ed effettistica, ma si deve pur sempre considerare che ‘dov’e’ anna?’ anticipa di almeno un quindicennio ‘Chi l’ha visto?’, sfruttando il facile ’sequel’ delle indagini degli scomparsi: in fondo, cio’ che ha mandato ‘in paranoia’ il pubblico nel 1976 per la finta scomparsa di Anna Ortese, e’ lo stesso principio di attesa che ha fatto trepidare il pubblico per la scomparsa di Emanuela Orlandi, Elisa Claps, Sarah Scazzi. Aldila’ comunque di queste facili note di costume, lo sceneggiato di Piero Schivazappa rappresenta una delle punte più’ mature dell’evoluzione del giallo-sceneggiato RAI, che, in questa serie, trova una sua ‘classicita’ lingustica ed espressiva, oltre il facile plot del cinema e del teatro filmato. Una ricerca espressiva allora resa possibile dalla maturita’ creativa e produttiva della RAI, non ancora schiava della logica della concorrrnza al ribasso con le Tv private, che dominera’ nella seconda meta’ degli anni ‘80 e negli anni ‘90. E comunque si deve dare atto della grande professionalita’ di Schivazappa e dei suoi Autori, nel confezionare un intreccio che, nonostante la lunghezza (7 puntate), non cade nella facile dilatazione, ma mantiene scorrevolezza e ritmo, necessari per un giallo. Indubbiamente, gioca a favore della sceneggiatura l’ambientazione romana, la Metropoli, protagonista misteriosa e indecifrabile di ogni puntata, meta di una ‘modernita’ oscura, di possibili suggestioni e tentazioni, e che fornisce costantemente false piste di indagine: quasi suggerendo (come nel ‘Pasticciaccio’ di Gadda) che alla fine il vero assassino di Anna e’ proprio Roma, con il suo pozzo senza fondo di corruzione e di malvagita’, che pare inghiottire qualsiasi aspirazione ad una ‘vita normale’ (come i protagonisti Anna e Carlo). Di qui, il plot originalissimo dello sceneggiato, che, puntando sulla pittura d’ambiente, restituisce non solo una ricchissima Commedia Umana (ben cadenzata dalla celebre colonna sonora di Stelvio Cipriani) ma riesce, altresì, a dare il meglio grazie all’apporto di miriadi di caratteristi e interpreti minori: in netta controtendenza allo sceneggiato RAI, che era pur sempre la passerella d’onore per i ‘mostri sacri’ della prosa da Gianni Santuccio a Lilla Brignone a Giancarlo Sbragia. Nello stesso tempo, ‘Dov’e’ Anna?’ segna con ‘Qui Squadra mobile’ un netto passo avanti della RAI verso la Tv verita’. Se in ‘Squadra mobile’ cade il tabu della ‘cronaca nera’ in Tv, ma con la decisiva limitazione di imporre il racconto di ’storie finite bene’, con ‘Dov’e’ Anna?’ cade ogni ulteriore remora, di modo che la rappresentazione segue un andamento tragico e negativo, purtroppo molto vicino al reale. Dopo qualche anno, ogni remora cadra’ ulteriormente e si assistera’ con la strage di Bologna, col terremoto dell’Irpinia (1980) e con Vermicino all’apoteosi della Tv del dolore, con abbondanza di scene truculente: ma questa e’ un’altra storia. Fine
Vi ringrazio per la scheda critica, talmente dettagliata e ben fatta, che mi ha spinto a vedere lo sceneggiato, attualmente in elenco nella pagina web della fiction rai in bianco e nero. Ne e’ valsa davvero la pena. Non so perche’ ma non lo ricordavo affatto, forse era trasmesso in seconda serata o in contemporanea con qualche altro programma, sull’altro canale tv. Molto avvincente. Una perla.