25 lug, 2011
Oslo, ombre sul giallo
di Giorgio Frabetti- A mente fredda, quello che si può dire attualmente del pandemonio avvenuto ad Oslo venerdì scorso è che gli attentati all’isola di Utoya e al Palazzo del Governo hanno un colpevole sicuro reo confesso, Anders Behring Breivich, fondamentalista cristiano. Un individuo quantomeno disturbato, che coltiva l’idea di restituire l’Europa alla purezza “bianca e cristiana” entro il 2080, avendo ragione del meltingpot e della marea islamica montante; una specie di Kirillov (folle invasato dei Demoni di Dostoevskij), un crociato di un’incredibile religione della “purezza della razza” (di nazistica memoria), una specie di amish, che in una fattoria biologica nel cuore della Norvegia. Ce ne è abbastanza per crederci? Il giovane, infatti, ha confessato sia l’attentato contro il Campus dei giovani laburisti norvegesi sia la strage al Palazzo del Governo. Ce ne è abbastanza per ritenere risolto il giallo di venerdì? Come al solito, dietro l’apparente soluzione del giallo si affacciano alcune ombre e interrogativi. Dobbiamo sfatare anzitutto un assunto, ovvero che dietro attentati anche feroci, anche dinamitardi debbano necessariamente esserci “complotti”, di chissà quali “Grandi Fratelli” (di servizi segreti etc.). Abbiamo forse dimenticato l’incredibile vicenda di Ludwig? Era l’imprendibile assassino, che, dopa aver seminato morti “esemplari” tra sacerdoti rinnegati, omosessuali, drogati tra Verona, Trento e Venezia, nel 1982-83 fece il “colpo grosso” con gli attentati ad un noto cinema porno milanese e ad una nota discoteca di Amburgo. Si parlò di neonazismo, di recrudescenza della strategia della tensione, forse di “schegge impazzite” di estremisti neri … invece dietro non c’erano che due ragazzi della “Verona bene”, che avevano proceduto da soli e isolati, in nome di una presunta “missione purificatrice”che avevano coltivato da soli, nelle loro letture. Ecco perchè dietro le bombe del Palazzo del Governo è perfettamente verosimile l’iniziativa di un singolo (evidentemente impazzito) senza altri collegamenti. A convalidare questa tesi, poi, c’è anche l’attentato di Okhlaoma City del 1995, quando estremisti diciamo di Destra organizzarono un terribile attentato non dissimile a quello contro Palazzo de Governo di venerdì; e c’è anche un documento programmatico degli attentati addebitati al Breivich (anche se su queste risultanze, dovrà dire la sua la Magistratura). Nonostante la confessione, però, un dubbio resta: l’attentato al Palazzo del Governo non parre di per sè coerente (o almeno non del tutto) con un ‘target’ terroristico di marca xenofoba etc., tipiche del curriculum del giovane Breivich. Inutile, ogni terrorismo ideologico ha una sua ‘firma”: Montanelli diceva che gli attentati anarchici si riconoscevano, perchè gli Autori ci mettevano la firma personalmente; e così, gli attentatoti xenofobi lasciano la firma, generalmente attraverso i loro obiettivi. In questo senso, un attentato (delirante e terribile) come quello contro il raduno dei giovani socialdemocratici è tragicamente conseguente con la follia di “genocidio generazionale” di un progetto per fare tabula rasa di ogni possibile classe dirigente progressista, rea di aver imbastardito l’Europa. Molto meno, in questa chiave si spiega l’attentato al Palazzo del Governo, finalizzato ad una destabilizzazione gratuita e insensata. Si consideri poi che Breivich ha commesso l’attentato di Utoya in qualche modo assumendosi fortissimi rischi di essere fermato ed identificato, perchè, bene o male, ha sparato a viso aperto (per quanto travisato). Una dinamica che può anche spiegarsi con quel di più di “testimonianza” che è propria del terrorista non solo fanatico, ma anche ideologicamente motivato da una presunta missione. Una dinamica che stride con l’attentato dinamitardo al Palazzo del Governo, così chirurgico, anonimo e impersonale. D’accordo, qualcuno potrebbe dire che l’attentato assomiglia molto all’attentato al Reichstagh del 1933, di marca nazista, una marca affine al giovane Breivich. Eppure, quell’attentato al Reistagh aveva un … contesto che manca del tutto nell’attentato di venerdì. Si ignora da troppe parti (salva la vox clamantis di Ernst Nolt) che il terrorismo nazista tra il 1932-33 era un terrorismo sorto in un contesto di “guerriglia” con un Partito Comunista che predicava la rivoluzione prossima (complice la crisi del 1929) e che non era da meno per bombe e attentati rispetto ai “neri”. Ora, non ci pare essere questa la situazione di Oslo. D’accordo, tutto può anche spiegarsi con la follia individuale. Riflettiamo, però, sulla notizia che circolava in sede ANSA tra venerdì e sabato e che riportava il dossier di Wikileaks sulle gravi carenze dei servizi segreti norvegesi: d’accordo Wikileaks non è il Vangelo, ma è certo che è difficile sfuggire all’illazione che tale carenza sia stata in qualche modo messsa in conto dall’attentatore al Palazzo del Governo. Poteva esserne a conoscenza il Ns. “fondamentalista cristiano” fanatico e idealista? Lo scopriremo solo vivendo, come diveva Battisti (ovvero le notizie dei prossimi giorni).