18 lug, 2011
Il Compagno Niki Vendola
Redazione- Niki Vendola ha rotto con una tradizione-cardine del mondo comunista: ha dichiarato che non utilizzera’ più’ la parola ‘compagno’ per indicare i suoi compagni di lotta, ma solo la parola ‘amici’. “La prima cosa che mi disse un grosso dirigente comunista della mia federazione fu: ‘Ricordati che qui nel PCI siamo compagni e non e’ necessario essere amici’. Ne riportai una sensazione tristissima, come se nella vita di un partito non fossero possibile relazioni umane vere”. Cosi’ Vendola ha motivato la sua posizione davanti a Luca Telese e Luisella Costamagna su La7. Una polemica estiva, che certamente durera’ lo spazio di un mattino, ma rispetto a cui occorre spendere qualche riflessione. Innanzitutto, Vendola evidenzia, nel cambio di terrmine, un ‘di più” personalistico. Aldila’ della motivazione enfatica spesa in televisione (’in nome della parola compagno sono stati commessi i più’ efferrati delitti come nell’epoca staliniana’), le parole di Vendola marcano la piena sconfessione di SEL dalla tradizionale esperienza di partito. Che l’esperinza passata contenga molti errori ed efferratezze e’ indubbio, ma riflettiamo sul … Senno del poi: chi e cosa ha sostituito il partito moloch? Non certo l’opinione pubblica raziocinante come auspicavano Nicola Matteucci e Arturo Parisi negli anni 70, ma forme di idolatria politica (da Berlusconi a Grillo etc.) che non segnano certo una linea di progresso nella cittadinanza attiva. Sentirti rispondere, ad esempio, da un militante ‘Sto con Berlusconi perche’ e’ un grande uomo…” Denota un’esteetizzazione della politica che non e’ del tutto confortante. E cosi’ Vendola: “L’Operaio (della Fabbrica) di Niki e’ un soggetto liofilizzato all’interno di un organismo semitribale in cui lo stile comunitario prevale sullo spirito societario, in cui l’emozionalita’ e l’estetizzazione hanno la meglio sulla scelta consapevole e ragionevole” (Onofrio Romano, Democrazia e Diritto, 3-4 2009). Una liofilizzazione della Politca che si accompagna almeno in Italia ad uno scadere delle relazioni sociali, sempre più’ chiuse, autoreferenziali e classiste, che hanno contribuito ad alimentare con effetto moltiplicatore forme di sfiducia e rigetto per chi prende l’impegno politico sul serio. D’accordo, i ‘compagni comunisti’ non ci piacciono. Ma riflettiamo che dietro la parola ‘compagno’ ci sia un dato da non rigettare del tutto, anche per chi comunista non e’: l’idea di una socializzazione e di una solidarieta’ più ampia delle differenze di ceto. E’ evidente che la politica deve ritrovare simili luoghi di socializzazione reale (non solo virtuali: vedi Interne, social network) se vuole ritriovare autorevolezza è incisivita’ nazionale.