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Abolizione delle Province: una proposta concreta

province_italianedi Giorgio Frabetti- Si sa, la politica italiana vive di ‘leit motif’, di frasi fatte: una di queste e’ l’abolizione delle Province. Gia’ contenuta nel programma elettorale della Lega del 2008 (la quale poi contemporaneamente aveva lasciato costituire le Province di Lodi, Lecco e Monza-Brianza), poi clamorosamente negletta, la proposta e’ infine spuntata nel voto alla Camera dell’altro ieri che ha visti PD e PDL sostanzialmente convergenti nell’affossarla. Il Segretario PD Pierluigi Bersani ha dichiarato demagogica l’idea di abolire le Province con un semplice tratto di penna. Bando alle chiacchiere, e bando della facile pubblicità che FLI e IDV cercavano con un simile provvedimento, una cosa e’ certa: sull’abolizione delle Province la Politica non puo’ indugiare. La riforma ormai costituisce un passo ineludibile per iniziare davvero a ridurre i costi della politica. Il punto vero del problema e’, però, un altro: come cominciare. Sicuramente, per prima cosa occorre impedire la costituzione di altre Province: un’iniziativa che, senza troppa fatica e spesa, puo’ essere adottata subito dal Parlamento magari con l’approvazione di una legge che fissi il numero chiuso per la costituzione di altri nuovi Enti territoriali. Deve finire il malcostume politico che ha visto recentemente l’introduzione di alcune province solo per facilitare la segmentazione dell’elettorato e per consentire ai capibastone locali di far pesare i propri voti (specie nelle elezioni regionali). Ma con cio’ pero’ non possiamo ignorare che l’Italia non ha solo bisogno di impedire la costituzione con le Province di ennesimi Enti Inutili, ma ha altresi’ bisogno di veder riformate quelle che gia’ esistono. E’ ad esempio indubbio che la Provincia puo’ svolgere funzioni massimamente utili di Protezione Civile, in presenza di calamita’, ove i Comuni da soli siano in difficolta’ a gestire i soccorsi e l’intervento dello Stato possa essere inutile o intempestivo. Questa residua ma reale utilità delle Province impone la dovuta attenzione: forse più che abolire le Province, occorre evitare conformazioni territoriali troppo macchinose e poco funzionali. Ad esempio, la Provincia di Como comprende gran parte del territorio dell’omonimo lago (non più’ la totalita’ dopo l’introduzione della Provincia di Lecco). Ora, se dovesse scoppiare una calamita’ in una zona montuosa settentrionale al confine con la Val Chiavenna o la Val Tellina, e’ ragionevole pensare che forse quei servizi di assistenza possono essere svolti da Sondrio, che e’ in vallata e servita da rettilinei veloci e funzionali; piuttosto che da una provincia come quella di Como magari troppo decentrata e lontana dalla zona dove si deve intervenire. In secondo luogo, si dimentica troppo spesso che la legge Bassanini del 1997 aveva inteso promuovere le Province come Enti intermedi di decentramento. Nell’ottica di un disegno di regionalizzazione delle principali funzioni amministrative, e per evitare che la nuova centralita’ acquisita dalle Regioni con la riforma ’regionalista’ si traducesse in un pachidermico ‘centralismo regionale’ (di segno uguale e contrario a quello statuale), le Province possono certamente essere caricate di funzioni amministrative già regionali: un’opzione da non scartare a priori perchè tali forme di decentramento possono rivestire nell’economizzare le risorse, nell’evitare doppioni di competenze e conseguenti sprechi di denaro pubblico. Di questi tempi, con i ‘patti di stabilita’ che incombono non si puo’ evitare di riconsiderare questo possibile ruolo delle Province. Anzi, la via legislativa più’ opportuna e realistica da percorrere e’ quella di inserire nell’attuale regolamentazione del Patto di Stabilita’ adeguati incentivi finanziari per le Regioni o i Comuni che accettassero di coinvolgere la Provincia in forme virtuose di coordinamento e di semplificazione degli apparati, ovvero adeguate penalita’ per chi non si adeguasse. Una prospettiva quest’ultima tra l’altro tutt’altro che improbabile, dato l’incombere del federalismo fiscale che impone la bancarotta agli Enti Locali in dissesto. Con il che, molto probabilmente il problema dell’abolizione delle Province si risolverebbe da se’ diciamo per ’selezione naturale’: nessuno infatti potrebbe allora dubitare che, sottoposti a misure cosi’ severe, alcuni Enti Locali potrebbero accettare senza troppe resistenze la morte naturale. in conclusione, non ci resta da dire una cosa: il problema non e’ abolire le Province, ma adeguarne le funzioni alle esigenze del territorio e ai canoni di buona gestione finanziaria, colpendo con severita’ inesorabile i costi della malapolitica. Il problema allora e’ uno solo: farla finita con le chiacchiere e gli slogan e iniziare un serio percorso riformatore.

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